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domenica 9 agosto 2009

Dalla regione Toscana flaconi di bagnoschiuma alla cannabis destinati ai terremotati. L’etichetta recita: “Sapori di Toscana”

http://www.tabaccheria21.net/images/2031.JPG

(immagine archivio)
APCerto doveva essere un regalo alle popolazioni colpite dal terremoto e sicuramente lo è stato. La regione Toscana ha donato ai terremotati abruzzesi una grossa quantità di flaconi di bagnoschiuma, peccato che…contengano cannabis. E la cosa ancora più bizzarra è che sui flaconi compare la scritta: “Sapori di Toscana”.

A scoprire l’insolita fragranza è stata l’assessore alla Tutela del consumatore e Sicurezza alimentare della regione Veneto, Elena Donazzan, che nei giorni scorsi si è recata in visita alle popolazioni colpite dal sisma è che è rimasta perplessa dal particolare odore che si percepiva nelle tendopoli.

«In occasione di una mia visita a L’Aquila, come assessore alla Protezione civile - scrive Donazzan in una lettera inviata al collega toscano, Eugenio Baronti - nell’apprezzare la generosità delle donazioni degli italiani, ho trovato singolare quanto è stato donato alla popolazione duramente colpita dal sisma da un importante sodalizio filantropico della Regione Toscana».

«Mi rivolgo a te, caro Baronti - scrive Elena Donazzan - in nome della battaglia che condividiamo per una corretta e completa informazione sulle etichette dei prodotti che circolano nel nostro territorio».

7 agosto 2009 | 20:55
FONTI INFORMATIVE

* Il Gazzettino

Aracu: Dalle nozze vip alle accuse di tangenti

(Alle nozze di Aracu Silvio Berlusconi mandò in regalo un piatto d'argento)

Il giorno del matrimonio a Pescara tra Aracu e la Maurizio, il testimone era Pescante.

di Lorenzo Colantonio

PESCARA. Da una luna di miele a una luna di fiele. Da un tailleur bianco, un bouquet di roselline e un bacio casto sulla guancia prima del sì a un memoriale velenoso che accusa l’ex marito, Sabatino Aracu, di aver preso tangenti da Angelini, il grande elemosiniere della sanità privata abruzzese, per girarle a Cicchitto.
Sembrava un po’ Audrey Hepburn e un po’ Grace Kelly, Maria Maurizio, bionda ed elegante, quel giorno d’a utunno di undici anni fa, mentre scendeva da una Rolls Royce bianca parcheggiata davanti al Comune di Pescara. Era un venerdì il 25 settembre del 1998: la donna che ora chiamano “lady tangente” stava per sposare il deputato Aracu. Stava per promettergli fedeltà e amore eterni. E lui, il parlamentare forzista, la attendeva emozionato in cima alla scalinata di palazzo di città.

IL COLPO DI FULMINE. Si erano conosciuti nella Federazione di pattinaggio. Lei, pescarese, era la segretaria mentre Aracu, da due anni in parlamento, era il presidente della federazione con un passato sportivo iridato. L’ex campione del mondo di velocità sui pattini, e la segretaria con volto da attrice e portamento da mannequin, si erano amati a prima vista. Tanto che Aracu aveva deciso di lasciare la seconda moglie.
Allora il governo regionale era in mano al centrosinistra. C’era ancora Antonio Falconio mentre l’uomo forte del centrodestra era Giovanni Dell’Elce, e l’emergente del polo era invece Vito Domenici, l’ex assessore travolto prima dallo scandalo Fira e poi dalle tangenti di Angelini. Ma nessuno di questi era tra gli invitati al matrimonio dei vip.

CHI C’ERA.
C’erano Gianni Rivera, allora parlamentare, e il presidente del Coni, Mario Pescante, quel pomeriggio a Pescara, ad aspettare accanto ad Aracu che Maria Maurizio, elegante e sobria, scendesse dalla Rolls.
Rivera e Pescante erano i testimoni di nozze. Pescante, però, è testimone due volte, delle nozze e dell’inchiesta, perché all’inizio dell’anno si è presentato anche lui dal procuratore di Pescara, Nicola Trifuoggi, come ha fatto la Maurizio.
Ma torniamo alle nozze e a chi c’era e chi no. Cicchitto, per esempio, non era tra gli invitati. E tutti, quel giorno a Pescara, aspettavano persino l’arrivo dal cielo di Silvio Berlusconi. Da piazza Italia, scrutavano verso l’alto sperando di scorgere l’elicottero del cavaliere. Ci fu Bernardo Siega, assessore comunale, anch’egli poi travolto da una inchiesta, non su tangenti ma su night e ballerine, che credette di vederlo quell’elicottero.

IL REGALO DI SILVIO.
Berlusconi non venne, ma regalò alla coppia di sposi un piatto d’argento che pesava quasi due chili. E gli altri invitati? Erano trecento.
C’erano i big, da Giovanni Pace, l’ex governatore di An finito nelle maglie della procura di Pescara per presunte tangenti pagate da Angelini, a Biagio Tempesta, l’e x sindaco di Forza Italia aquilano, tornato a fare l’avvocato; da Nino Sospiri, portabandiere della questione morale di An, che pochi anni dopo morirà di cancro, all’ex ministro Remo Gaspari; da Lello Tenaglia, urologo e politico, allora in Forza Italia, passato al centrosinitra e tornato poi dall’altra parte alle ultime elezioni regionali, al notaio Andrea Pastore; dal presidente della Federcalcio Luciano Nizzola, al mago dei sondaggi Pilo. Qualcuno, tra la folla dei vip, notò anche Maria Giovanna Elmi, in abito rosso. E c’era Carlo Pace, l’ex sindaco di Pescara, che uscirà di scena all’inizio del duemila racimolando pochi voti come consigliere dopo due mandati da primo cittadino, a celebrare il matrimonio in Comune.
Le chiamarono nozze con i vip, della politica e dello sport, ma di imprenditori, quel giorno, non c’era neppure l’ombra. Nessun contatto pubblico. Figuriamoci in un pranzo nuziale. Nessuno ricorda di aver visto Enzo Angelini fra i trecento invitati delle nozze Aracu-Maurizio. Il momento fatidico arrivò alle 17, quando Aracu pronunciò un flebile sì. Rivera commentò: «Lo ha detto piano ma lo ha detto», e la sposa si sciolse in sorrisi da Vacanze Romane o Colazione da Tiffany.
Due estati fa la crisi: lui la lascia, lei si vendica e va subito in procura.
(Il Capoluogo 08 agosto 2009)

INCHIESTA BARI: Onorevole gradisce un po' di coca o preferisce una donna?

http://www.unmondoditaliani.com/data/italianinelmondo/cocaina.jpg

LE NOTTI DEI VIP A CASA DI GIAMPY O DI TARANTINI


Il sistema «dolce vita» condita da cocaina e belle donne, assunto a metodo manageriale, per favorire lo sviluppo del business tra Roma, Milano, la Sardegna e soprattutto Bari. Al centro l’imprenditore del settore sanità Gianpaolo Tar antini, le sue feste con la Bari-che-conta, quella dei politici, degli imprenditori, quella di cui voleva diventare amico per poter poi stringere rapporti di affari.

Di contorno a reggergli il gioco, una serie di amici fidati a partire da Massimiliano Verdoscia, suo ex socio d’affari, che ieri mattina è stato arrestato all’alba dagli investigatori del Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza su disposizione del gip Vito Fanizzi che ha accolto la richiesta del pm antimafia Giuseppe Scelsi. In carcere con lui è finito anche Stefano Iacovelli, ritenuto suo amico e fornitore. Sarebbero stati loro, secondo gli investigatori a procurare, conservare e mettere a disposizione gratuitamente la cocaina che veniva poi consumata durante le riunioni conviviali con la «crema» della Bari politica e imprenditoriale. Feste tenute in club, in diversi appartamenti della città di Bari e in una villa di Giovinazzo di proprietà di Gianpaolo Tarantini.

Lo scenario ricostruito dagli investigatori guidati dal pm Scelsi è lo stesso descritto in un’altra inchiesta, tra mondanità e forniture di protesi (questa l’attivà imprenditoriale coltiva da Tarantini titolare con il fratello della «Tecno Hospital ») dal sostituto procuratore Roberto Rossi e dai carabinieri che hanno svelato il «modus operandi» del rampante imprenditore del quale Massimiliano Verdoscia è amico di vecchia data. Il nome di Verdoscia, infatti insieme a quello della moglie Tiziana compare nell’elenco degli ospiti più affezionati delle feste a villa Tarantini documentate anche in questa prima inchiesta giunta a conclusione nei primi giorni di luglio.

Tra gli indagati compare anche il politico Salvatore Greco, indicato dagli investigatori come socio occulto di Tarantini e complice nella gestione clientelare a suon di bustarelle dei rapporti con strutture sanitarie pubbliche. La strategia adottata da Tarantini di arruffianarsi gli uomini di potere che avrebbero potuto dargli una mano negli affari lo avrebbe portato - secondo la ricostruzione fatta dagli investigatori - fino a Villa Certosa e Palazzo Grazioli, alla corte del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi diventato suo amico. Lasciate le feste baresi a colpi di cocaina con i suoi amici di sempre, Verdoscia compreso, Tarantini è approdato a Roma e per partecipare alle feste in casa del premier ha ingaggiato una serie di ragazze «copertina» e accompagnatrici come Patrizia D’addario, finita poi sotto le lenzuola (per sua stessa affermazione) con Berlusconi.

Il sospetto degli investigatori, fondato su alcuni elementi oggettivi, è che Massimiliano Verdoscia fosse un arruolatore di ragazze; e anche il punto di contatto tra Giampaolo Tarantini, frequentatore da un paio di anni dei salotti più aristrocratici della città, con il mondo luccicante dei locali notturni e delle feste più glamour. Che però è sempre stato tenuto a distanza dagli stessi esponenti della Bari che conta. In altre parole, secondo gli inquirenti, Giampaolo Tarantini si muoveva su due piani diversi: insieme alla moglie, esponente di una famiglia blasonata di Bari, era invitato nelle case altolocate della città. Poi, anche grazie a Massimiliano Verdoscia e Alessandro Mannarini, organizzava feste e incontri con politici locali e amministratori di aziende pubbliche per favorire i suoi affari.

E le donne, le belle donne, rappresentavano il grimaldello migliore per entrare nelle grazie di che poteva distribuire appalti e commesse. Verdoscia è un piccolo imprenditore, che spazia dalle motociclette agli articoli medicali, amministrando talvolta società che sembravano gemelle a quelle di Tarantini, come la System Medical srl. Altri accertamenti sarebbero in corso su un appalto per la fornitura di apparecchiature sanitarie ottenuto da un’altra società che sarebbe riconducibile a Tarantini, la Global System Hospital.

Della vicenda si sta occupando il pm Desirée Digeronimo, nell’inchiesta che corre parallela a quella del pm Scelsi sulle cene a Palazzo Grazioli e che vede indagato Giampaolo Tarantini per induzione alla prostituzione.
di LUCA NATILE
08 Agosto 2009

Le notti baresi dei vip che "tirano" fino a tardi

Certe notti non sono poi uguali a tutte le altre. Certe notti a casa di Giampy, in una delle ville di Giampaolo Tarantini. Quella delle feste è una specie di mania dell’entourage vippaiolo dell’imprenditore sanitario barese. Che usa i mondanissimi party, che siano in Costa Smeralda o a Giovinazzo poco differisce, per stringere contatti, alleanze, amicizie. E che non esita - secondo le ipotesi di indagine - a far uso di cocaina, tanta cocaina. Un fiume di cocaina e di champagne, due energizzanti ai quali in tanti sembravano far ricorso. Nella bella magione d’epoca rimessa in forma, sul litorale a nord di Bari, transitano in tanti. Gli amici, certo, ma anche manager della sanità, medici, politici, amministratori pubblici a tutti i livelli.

La cocaina sarebbe riservata solo agli intimissimi, a quelli ammessi all’ultima mano, e l’ipotesi alla quale lavorano gli investigatori è che sia anche Massimo Verdoscia a procurarla, spesso per il tramite di Stefano Iacovelli. Roba fine, di prima qualità, che non deve mancare mai in tasca all’anfitrione, che ne fa signorilmente dono ai suoi ospiti. Questa è l’ipotesi di reato per la quale Verdoscia e Iacovelli sono stati arrestati ieri mattina all’alba dagli uomini della Guardia di Finanza al comando del col. Salvatore Paglino. Tutti e due sorpresi all’arrivo degli agenti nelle rispettive abitazioni, il primo a Parchitello, il secondo al quartiere Libertà.

L’inchiesta muove i primi passi nel 2002 e, nel corso del tempo, tale è il quantitativo di polvere bianca che scorre sotto i nasi dei coinvolti (tanti, tantissimi i nomi della Bari- chic, coinvolti come semplici consumatori, dunque non imputabili di alcun reato) da lasciare sconcertati. Ci sono lunghi periodi nei quali il gruppo degli amici del cuore di Tarantini «tira» tutte le sere, in villa da Giampi o magari nel dopocena in uno degli accorsatissimi vip-resort della costa a sud o una domenica mattina in barca o in un angolo appartato del bel giardino di uno dei vari prestigiosi club cittadini.

Nelle carte della Procura della Repubblica, anche se non indagati, si ricavano i nomi dei protagonisti di queste riunioni: con Tarantini e la sua compagna, imprenditori, commercianti, professionisti. C’è Davide e c’è Massimo, ci sono Nicola e Teresa, Francesca, Edoardo, Anastasia, Paola, Claudia. Il primo febbraio 2003 nella villa di Tarantini a Giovinazzo si ritrovano Nicla, Donato, Massimo e Miki.

Lunga la notte in una masseria lussuosamente voltata a resort fra gli ulivi di Fasano dove si festeggia con Angela, David, Massimo e Luisella. Era il 2 settembre 2002. E poi i party con Francesco, con Micaela, Luigi, Antonella, Giuseppe e Max Verdoscia, naturalmente, con la moglie Tiziana. Verdoscia e Iacovelli non sarebbero gli unici «fornitori» della combriccola, ma certo giocano un ruolo importante.

Il primo - secondo gli investigatori - è un autentico protagonista di quella scena: l’accusa specifica chiaramente che, nel suo caso, si parla di cessione gratuita. Dunque offriva la droga agli ospiti, agli amici, in occasione di feste e riunioni mondane tenutesi all’interno di ville private o di noti locali cittadini o pugliesi, alle quali partecipava anche Tarantini, che era spesso il padrone di casa. Cocaina e altre sostanze, mescolate a quello champagne che è il grande solvente delle feste del giro barese. Per Iacovelli invece le indagini delineano un ruolo di vero e proprio pusher, l’autentico spacciatore, che ad esplicita richiesta, si attivava per procacciare e consegnare la cocaina destinata ad allietare le serate.

L’uomo ha 42 anni, residente al quartiere Libertà, nella zona proprio a ridosso del cimitero, risulta impiegato ed incensurato. Dunque sarebbe un corriere insospettabile, uno con una doppia vita, forse persino il tramite tra la Bari-bene e la malavita. È lui, secondo l’accusa, che si attiva per trovare la «roba» migliore, selezionata, e per consegnarla senza rischi e la massima puntualità.

Patrizia D’Addario e le sue colleghe, probabilmente, non sono organiche al «giro», ma ci si infilano saltuariamente quando capita l’occasione, quando vengono coinvolte appositamente. Coca, sesso e bollicine per accreditarsi con politici ed amministratori compiacenti. In questo caleidoscopio stordente, Tarantini parte all’assalto della Costa Smeralda e arriva sino a Silvio Berlusconi. Nella splendida villa affittata per una cifra sgomentevole per la stagione estiva a Capriccioli, poco distante da Cala di Volpe, Gianpaolo avrebbe dato vita a feste aperte a giovani e vip.
iLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 08 Agosto 2009

Il mondo meraviglioso del Cavaliere tra potere, menzogne, pubblicità e tv

Berlusconi non esita neppure a vantarsi di aver fermato le truppe russe in Georgia
E' anti-italiano persino ricordare come il presidente passa il suo tempo a Palazzo e in Villa

di GIUSEPPE D'AVANZO


Il mondo meraviglioso del Cavaliere tra potere, menzogne, pubblicità e tv

Silvio Berlusconi

Abbiamo lasciato Berlusconi che organizza le sue serate a Palazzo o in Villa. Telefona ai suoi ruffiani, anche dieci volte al giorno, come posseduto da un'ossessione. S'informa delle ospiti. Ce ne sono di nuove?

Ne prescrive la mise. Si accerta che siano informate delle sue abitudini sessuali. Promette candidature politiche, ingaggi in tivvù, regali e "buste", cinquemila o diecimila euro secondo il gradimento. Contatta minorenni che non conosce, dopo averne scrutato il viso e il corpo da portfolio consegnatigli da salariati di Mediaset. Lo abbiamo visto in difficoltà quando anche la figlia Barbara (ma non i liberali di casa nostra) gli ricorda che, per un politico, per chi governa, privato è pubblico. Lo incontriamo ora a Palazzo Chigi con una gran voglia di far dimenticare quel che l'opinione pubblica internazionale conosce e soltanto tre italiani su dieci sanno (sette su dieci sono informati dalla televisione che egli controlla, e quindi non sanno alcunché). La scena è bizzarra per noi italiani e diventerà sorprendente per chi italiano non è.

Da solo, seduto a Palazzo Chigi, Silvio Berlusconi si racconta e riempie di se stesso ogni quadro possibile: planetario, europeo, nazionale, cittadino. Il suo ego non ha confini. Il mondo è lui nell'autorappresentazione che ci offre, nient'altro che lui con il suo carico di vitalismo, ottimismo, carisma, umanità, saggezza, savoir-faire, una capacità di lavoro senza eguali. In quattordici mesi, elenca l'Egocrate, centocinquantotto incontri internazionali, ventidue vertici multilaterali, dieci vertici bilaterali. Sono stato in piedi, dice, anche quarantaquattro ore con il solo ausilio di ventuno caffè. Dovunque, successi. Soltanto successi. Anzi, un unico successo ininterrotto, senza pause, costante nel tempo, operoso in ogni angolo di mondo. Se le truppe di Mosca si sono fermate a quindici chilometri da Tbilisi scongiurando un conflitto Russia-Georgia, il merito è di Berlusconi che ha evitato l'inizio di una nuova Guerra Fredda. Se Barack Obama ha firmato a Mosca il trattato per la limitazione delle armi nucleari, il merito è di Berlusconi che ha favorito "l'avvicinamento" della nuova amministrazione americana al Cremlino. Se l'Alleanza atlantica è ancora vegeta, lo si deve al lavoro di persuasione di Berlusconi che ha convinto il leader turco Erdogan a dare il via libera alla candidatura di Rasmussen. Se "l'Europa non resterà mai più al freddo", il merito è di Berlusconi che ha convinto Erdogan e Putin a stringersi la mano dinanzi al progetto del gasdotto South Stream. Nel mondo meraviglioso di Silvio Berlusconi non c'è ombra né crisi. Non c'è il disonore personale né le menzogne pubbliche. Non c'è recessione né sfiducia. Non c'è né sofferente né sofferenza. Non ci sono più immigrati clandestini, non c'è crimine nelle città, non c'è più nemmeno la mafia. Regna "la pace sociale" e "nessuno è rimasto indietro" e, per quanto riguarda se medesimo, "non c'è nulla di cui deve scusarsi". Anche l'Alitalia è diventata, nel vaniloquio, un miracolo d'efficienza. Grazie ai "colpi di genio" di Berlusconi, anche i terremotati delle tendopoli all'Aquila sono felici perché "molti sono partiti in crociera e altri sono ospitati in costiera e sono tutti contenti".

A incontrarlo al bar, un bauscia di questa incontinenza (bauscia è bava, saliva: e anche il bavante, il salivante, il moccioso) si chiederebbe al barista di azzittirlo o di allontanarlo, ma quel bauscia è il nostro capo del governo. Ora all'estero - anche ricordando come Berlusconi, intossicato dalla sexual addiction, trascorre in realtà le sue giornate - liquideranno il protagonismo dell'Egocrate come l'ultima arlecchinata di un clown italiano. Noi, che da Berlusconi siamo e saremo governati, non possiamo farlo o per lo meno non possiamo limitarci alla derisione o all'invettiva. Più che disseccare le sue vanterie (per quanto riguarda il bilancio del governo, lo ha già fatto qui Tito Boeri, il 3 agosto) o autoconsolarci con uno sberleffo per quel "priapismo dell'Io", è più utile aprire gli occhi su quanto sta accadendo e accadrà. Meglio descrivere e decifrare quel che ci aspetta. Berlusconi va ascoltato con pazienza, infatti. Da gran fiume delle sue parole affiorano sempre, prima o poi, le "verità dell'asino", come ci ha spiegato Franco Cordero. Gli asini hanno una cattiva fama. Li dicono ottusi, poco intelligenti. Bestie trascurabilissime.

Ma, in realtà, il passo storto dell'asino è soltanto uno: "Svela piani che menti più sottili occultano". Càpita anche a Berlusconi e, solo, a Palazzo Chigi, ne offre un saggio. Se si riflette, le parole dell'Egocrate svelano una tecnica di dominio, un dispositivo di potere. La rappresentazione di se stesso e del lavoro del suo governo è esplicitamente "pubblicitaria", coerente con un'antica confessione di Berlusconi: "Non riesco a non vendere. Non ci riesco! Non riesco a svestire i panni del direttore commerciale" (D'Anna, Moncalvo, Berlusconi in concert). Soltanto nel linguaggio della pubblicità - senza profondità, istantaneo e istantaneamente dimenticato - può non esistere la realtà.

Così è nelle parole del premier: la recessione è alle nostre spalle; i disoccupati sono protetti e con un decente reddito; le imprese fiduciose; anche i terremotati sono contenti; le città sono sicure, mentre Obama Merkel Putin Erdogan - il mondo - pendono dalle labbra e dalle mosse del nostro premier. Nei modi d'espressione della pubblicità cade ogni scarto tra ciò che è davvero e ciò che si immagina possa essere, tra la situazione di fatto e il progetto. Ogni problema, per Berlusconi, è superabile con uno sforzo d'immaginazione, con una scarica di ottimismo e se ancora qualche problema persiste lo si deve alle forze del Male che non amano il Capo e quindi il popolo. Ogni dissenso è dunque un atto persecutorio contro il Capo e un'aggressione al popolo, un complotto contro gli italiani e l'Italia.

Questa scena, grottesca ma non per questo innocua, può diventare convincente soltanto se c'è un'informazione che la propone all'opinione pubblica come plausibile. E' quel che esplicitamente, come da verità dell'asino, Berlusconi chiede ai media italiani. Non facciano più domande, come già fanno i bravi giornalisti sportivi. Non diano conto del "negativo" perché, soprattutto per il giornalismo del servizio pubblico radiotelevisivo, "non sarà più sopportato". E che si sappia che è "anti-italiano" raccontare le difficoltà di un Paese in recessione, le sofferenze di chi - impresa, famiglia, lavoratore - ne è travolto. E' "anti-italiano" ricordare come il presidente passa il suo tempo a Palazzo e in Villa e con chi.

Pubblicità più televisione, il medium più potente, sono le armi del dispositivo con cui sempre di più avremo a che fare. Dobbiamo cominciare a fare i conti con il mondo di immagini che ha preso il posto delle realtà, svuotandola, a valutare gli effetti di una tecnica che ci defrauda dell'esperienza e della capacità di prendere posizione, che liquida ogni capacità di distinguere tra realtà e apparenza, che ci obbliga a un'abitudine che ci infantilizza. A ben vedere, pubblicità più televisione è la sola politica che ha in mente Berlusconi tra una cena a Palazzo Grazioli e una notte "a pagamento" a Villa Certosa.
(8 agosto 2009)

Il Tg3 risponde a Berlusconi "Siamo dalla parte della gente"

Nota del Cdr e dell'Usigrai dopo gli attacchi del premier al servizio pubblico
"Forse dà fastidio che gli ascolti del telegiornale senza bavagli siano in crescita"


Il Tg3 risponde a Berlusconi "Siamo dalla parte della gente"
ROMA - "Non dalla parte o contro il governo, noi vogliamo essere sempre con la gente e con il diritto di sapere dei cittadini italiani. E' questo che deve garantire il servizio pubblico radiotelevisivo": è quanto si legge in una nota dell'Usigrai e del Cdr del Tg3, in riferimento alle dichiarazioni del presidente del Consiglio che ieri, in conferenza stampa, ha attaccato il telegiornale della terza rete Rai, "reo" di criticare troppo il governo.

"Ci sembra giusto sottolineare, all'indomani delle inaccettabili minacce del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi - proseguono le rappresentanze sindacali - come gli utenti abbiano invece apprezzato il giornalismo libero del Tg3. Forse è questo che infastidisce il premier, non i quattro titoli a cui si è riferito ieri. La verità - continua il comunicato - è che negli ultimi mesi, gli ascolti di un TG3 senza bavagli sono cresciuti dal 15,34% al 17-18, con punte del 20%. E sono queste centinaia di migliaia di persone in più che seguono il nostro giornale il vero obiettivo di Silvio Berlusconi, che evidentemente vede nel servizio pubblico uno strumento di marketing politico. E' a queste persone che il capo del governo vuole spegnere la tv".

(LA REPUBBLICA 8 agosto 2009)

sabato 8 agosto 2009

BERLUSCONI, UN ANNO DI TRIONFI: DA MAGO DEI RIFIUTI A RE DELLE ESCORT

AGOSTO 2008, BERLUSCONI-SPAZZINO, A NAPOLI


IL COMPLEANNO DI NOEMI




TOPOLANEK A VILLA CERTOSA


Un salto notevole, se pensiamo che l'anno scorso Berlusconi armato di ramazza azzurra si faceva fotografare a Napoli dopo averla liberata dai rifiuti.O, almeno, così avevamo creduto, finchè non abbiamo scoperto che i rifiuti erano stati semplicemente spostati.Oggi il termovalorizzatore di Acerra emette particelle inquinanti più del consentito e ne è stato chiesto il sequestro perchè mina la salute dei cittadini.La discarica di Chiaiano ha avuto e ha diversi problemi irrisolti e i cittadini continuano a chiedere giustizia. Su internet spesso appaiono le immagini di colline di rifiuti spostati, e mai mostrati nei tg. Questo era il mese di agosto 2008.Ora siamo nel mese di agosto 2009 e Berlusconi è stato travolto dallo scandalo delle feste e delle escort.Prima Noemi, poi Patrizia D'Addario. Rivelazioni, telefonate registrate, l'Italia sulle prime pagine di tutto il mondo.Eppure oggi, il premier ha avuto il coraggio di dire che se la Rai parla male del governo "non fa il servizio pubblico".In effetti ha ragione: nei regimi dittatoriali, i telegiornali di stato devono incensare il governo, esaltare le doti del capo e l'efficienza dei suoi ministri, anche se questo non è vero. La produzione industriale è crollata, la disoccupazione aumenta, gli italiani sono sempre più poveri.Evidentemente, la ricetta anticrisi non ha funzionato. Speriamo, quindi, che per il bene del paese, qualche persona che possiede ancora un briciolo di raziocinio, recuperi quella famosa ramazza azzurra, e spazzi un po' di lerciume, sia evitando di continuare a votare i millantatori, che opponendosi davvero a provvedimenti che , oltre al razzismo e all'arricchimento di pochi, non hanno portato alcun beneficio al paese.


Agosto 2008: Berlusconi “spazzino” (le foto).



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