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venerdì 11 settembre 2009

Inchiesta di Bari, Tarantini: ''Ora temo per la mia vita''

Giampaolo Tarantini si sente come un collaboratore di giustizia, che dopo aver rivelato ai magistrati i nomi dei responsabili di alcuni omicidi, vede le propre confessioni pubblicate dai giornali

Teme per la sua vita. Si sente come un collaboratore di giustizia che, dopo aver rivelato ai magistrati i nomi dei responsabili di alcuni omicidi, vede le proprie confessioni pubblicate dai giornali. E' lo stato d'animo di Gianpaolo Tarantini che afferma di temere per la sicurezza sua e della sua famiglia e confessa che, se qualcuno dovesse minacciarlo, non esiterà a chiedere alle forze di polizia e alla magistratura di essere tutelato, proprio come si fa con i 'pentiti' di mafia. Le proprie preoccupazioni Tarantini le annota nell'esposto che stamani, assieme al suo avvocato Nicola Quaranta, ha depositato nelle mani del procuratore della Repubblica di Bari Antonio Laudati. Proprio al magistrato Tarantini ha lamentato il danno "devastante" che ha ricevuto dalla pubblicazione dei verbali secretati dei suoi interrogatori finiti due giorni fa sul Corriere della Sera.

LA PAURA Tarantini ha spiegato a Laudati che la pubblicazione degli atti ha danneggiato anche la sua posizione processuale. Per due motivi: perché reca pregiudizio alla riservatezza e alla reputazione sua e delle altre persone, alcune delle quali non hanno responsabilità penali, i cui nomi compaiono nei verbali; ma soprattutto perché gli investigatori stanno verificando la veridicità delle sue dichiarazioni, anche attraverso testimoni di riscontro che Tarantini stesso ha indicato a verbale. Il ragionamento dell'imprenditore è questo: se il teste già sa - sintetizza - che io ho fatto il suo nome agli investigatori può precostituirsi (o essere indotto da altri a precostituire) una versione falsa dei fatti che mi danneggerà sicuramente. Proprio sulla veridicità delle dichiarazioni di Tarantini si gioca il futuro processuale dell'imprenditore barese che al termine dei cinque interrogatori del luglio scorso ha chiesto di patteggiare la pena per tutti i reati per i quali è indagato dal pm Giuseppe Scelsi: cessione di droga, associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e favoreggiamento della prostituzione. Una richiesta che la procura ha respinto perché sono necessarie altre indagini utili anche a capire se Tarantini sia attendibile.

L'Unione Sarda Venerdì 11 settembre 2009 18.32

Nucleare: Ecco la lista dei siti

Nucleare: salta fuori la lista dei siti, pericolosamente vicino alla Lombardia c’è Caorso

nucleare
Sulla stampa è apparsa oggi una lista dei possibili siti dove il governo potrebbe localizzare le due o tre centrali nucleari che ha intenzione di costruire da qui al 2025, spendendo dai 20 ai 25 miliardi di euro pagati da tutti gli italiani.

L’unico sito vicino alla Lombardia è Caorso, nel piacentino. Chiediamo a Formigoni di dichiarare la Lombardia libera dal nucleare e di ribadire che la Lombardia è autosufficiente per quel che riguarda la produzione elettrica e che quindi non c’è bisogno di nuove centrali, tanto meno atomiche. Chiediamo che si intervenga subito per bloccare prima che parta un percorso sbagliato che non risolve i problemi di sicurezza energetica della Lombardia e dell’Italia.

Chiediamo sempre a Formigoni di convincere Berlusconi a fare marcia indietro sull’atomo, perché non conviene agli italiani e alle imprese, e, guarda caso, è anche un filino pericoloso.

Da nostri calcoli, sulla base di studi e stime del Politecnico di Milano, risulta che al 2020 investendo 20 miliardi di euro in iniziative di risparmio energetico, piccola cogenerazione diffusa e rinnovabili potremmo realizzare l’equivalente di 50 mila megawatt di potenza.

Il piano nucleare di Berlusconi con 25 miliardi di euro realizzerebbe solo 6400 megawatt entro il più lontano 2025. L’atomo si vince con i numeri.

Ps: Secondo la lista diffusa da Metronews.it questi i siti dove il governo potrebbe realizzare le quattro centrali secondo uno studio non ufficiale:

1) Monfalcone (Gorizia, Friuli).
2) Scanzano Jonico (Matera)
3) Palma (Agrigento)
4) Oristano (Sardegna)
5) Chioggia (Veneto).
6) Caorso (Piacenza, Emilia Romagna).
7) Trino Vercellese (Vercelli, Piemonte)
8 Montalto di Castro (Lazio)
9) Termini Imerese (Sicilia)
10) Termoli (Molise)

fonte

Berlusconi, "Fini vuole la mia morte politica, ma con lui sono rimasti quattro gatti"

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La difficile coabitazione tra il capo del governo e il presidente della Camera
Il premier si è infuriato soprattutto per il riferimento alle inchieste di mafia

dal nostro inviato FRANCESCO BEI

L'ira del Cavaliere su Gianfranco "Vuole la mia morte politica"

GUBBIO - Lo scontro stavolta ha superato il livello di guardia e forse non è tanto lontano dalla verità quel forzista che a Gubbio, dopo aver ascoltato l'intervento di Fini, si allontana scuotendo la testa: "A questo punto o Berlusconi si fa un altro partito oppure se lo fa Fini". Eppure il presidente della Camera allontana senza esitazioni ogni ipotesi di scissione: "Nel Pdl è bene che ci si divida se necessario. Ma non nel senso che uno va da una parte e uno dall'altra".

Tuttavia qualcosa indubbiamente in questi giorni si è rotto tra Berlusconi e Fini. Persino il finiano Alessandro Campi, parlando da politologo, ha l'impressione di una "accelerazione del confronto interno". Mentre un altro intellettuale d'area come Gennaro Malgeri ormai è convinto che si debba prendere atto del "fallimento" del Pdl e che sia meglio per tutti "scioglierlo" e retrocederlo a una confederazione. Fatto sta che il Cavaliere, dopo che i suoi uomini a Gubbio gli avevano riferito le parole di Fini sulla necessità di andare avanti sulle inchieste di mafia, ha avuto la conferma di quanto sospetta da tempo. "E' chiaro che vuole la mia morte politica - è lo sfogo che ha consegnato a quanti lo hanno chiamato - ma non capisco dove pensa di andare se tutti i suoi uomini sono passati con me. Gli sono rimasti solo quattro gatti. E non dimentichi chi ce l'ha messo nel posto dove sta.".

E' lungo l'elenco delle doglianze che il premier vuole far scontare a Fini: "Ha attaccato Feltri ma non ha detto una parola quando Repubblica attaccava me. Cerca ogni pretesto per lo scontro. E adesso si presta a questa manovra oscura delle procure ".

Al di là delle differenze di carattere, a Berlusconi non è chiaro ancora quale sia il disegno del presidente della Camera. "Se volesse solo fare una sua corrente - ragiona nel chiostro di Gubbio uno dei ex forzisti più in vista - avrebbe sbagliato tattica, perché attaccando Berlusconi nessuno di noi gli andrà dietro. Se invece punta a far fuori il premier, non ha capito che più lo si attacca e più lo si rafforza".

Insomma, tra gli uomini di Berlusconi la parola d'ordine è isolare Fini, prenderne le distanze quasi fosse un corpo estraneo, un "nemico". Basta ascoltare le parole di Franco Frattini, che parla da quello stesso palco dove, due ore prima, Fini aveva denunciato lo "stillicidio" di attacchi contro di lui per le sue posizioni eterodosse. "Lo stillicidio vergognoso - protesta il ministro degli Esteri - è quello contro Berlusconi. La solidarietà umana va oltre il dubbio politico. C'è una rete internazionale che non solo vuole il male di Berlusconi ma anche dell'Italia". Fini, questo è il passo logico successivo, si sta prestando al gioco di quella "rete internazionale" che vuole liberarsi del Cavaliere.

E lo fa proprio sul terreno più delicato, quello della giustizia, del rapporto tra mafia e politica. Marcello Dell'Utri, tirato in ballo nelle vecchie inchieste sulle stragi dei primi anni Novanta, preferisce non commentare le parole di Fini. "Sono a Bressanone a fare una dieta - ha confidato per telefono a un amico - e corro 5 km al giorno. Sono dimagrito, sto bene e non voglio rovinarmi la salute". Ma l'affondo di Fini è troppo duro per essere superato con una battuta. Ignazio La Russa, che a Gubbio interviene come sempre nel ruolo di pompiere, si rende conto che l'aria che tira tra i forzisti è davvero pesante e chiama Fini al telefono per chiedergli di precisare. "Ho avuto contatti con Fini - spiega poi ai giornalisti - e voglio sgombrare il campo da interpretazioni malevoli che possono nascere dalle sue parole sulle stragi. Fini ha sottolineato la solidarietà a Berlusconi, perseguitato in questi anni". Ma ai berlusconiani non basta: "Se Fini pensa a far cadere il governo e sostituire Silvio se lo scordi. Si va dritti a elezioni anticipate".

(la repubblica 11 settembre 2009)

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