sabato 8 novembre 2008

Obama chiama Berlusconi: archiviata "l'abbronzatura"

Obiettivo G8 in Sardegna
Prima telefonata tra il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi e subito la conversazione entra nel vivo, affrontando la preparazione del prossimo G8 di luglio che si svolgerà alla Maddalena con la presidenza italiana. Nessun accenno alle polemiche di questi due giorni nate dalle dichiarazioni di Berlusconi sull'"abbronzatura" di Obama.
Lunga e "cordiale" telefonata quindi tra Berlusconi ed Obama dopo le fibrillazioni che hanno accompagnato le ultime 48 ore. Una telefonata svoltasi in tarda serata in parte con l'ausilio degli interpreti ed in parte direttamente tra i due leader che hanno affrontato, naturalmente, il nodo principale di queste settimane e cioè la crisi finanziaria. CRISI, NE DISCUTERA' IL G20. Crisi dei mercati della quale si è parlato a Bruxelles nel vertice straordinario voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy per registrare le posizioni europee in vista del ben più importante incontro del G20 che si svolgerà a Washington il prossimo 15 novembre. Il colloquio telefonico, sul quale non ci sono, al momento, indicazioni da parte Usa sui contenuti, è stata un'occasione per informare il futuro inquilino della Casa bianca della determinazione europea nel voler affrontare in maniera coordinata ed incisiva la gravissima crisi finanziaria. La telefonata di Barack Obama chiude una lunghissima giornata vissuta dal premier su tre coordinate: Mosca, Bruxelles e Roma."
ABBRONZATURA" IN ARCHIVIO. Accompagnato da violente polemiche interne, Silvio Berlusconi ha affrontato le conseguenze di una sua battuta - una "assoluta carineria", l'ha definita - su Obama definito ieri a Mosca in una conferenza stampa con il presidente russo Dmitri Medvedv come "giovane, bello e abbronzato". Parole che hanno immediatamente fatto scattare la reazione dell'opposizione che ha sin dall'inizio invitato il premier a scusarsi con l'America e aperto un vivace dibattito negli Stati Uniti, dove le parole del premier italiano hanno avuto grande risalto. Nel pomeriggio Berlusconi è stato costretto a tornare sull'argomento in una conferenza stampa a Bruxelles dove proprio un giornalista americano ha riproposto il tema chiedendo, in maniera diretta, a Berlusconi perché non voleva scusarsi con gli americani per le sue parole che, a detta del cronista Usa, offendono il cittadino medio statunitense. Una domanda secca, in stile anglosassone, che non è piaciuta al presidente del Consiglio. "Per favore! per favore, chieda lei scusa agli italiani", ha replicato Berlusconi chiudendo la conferenza stampa e lasciando così Bruxelles e confermando di non avere la minima intenzione di chiedere scusa per la sua battuta. Quindi, in tarda serata la telefonata di Barack Obama.
Unione Sarda 8 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008

Obama e l'Europa: intervista all'ex direttore di The Economist

07/11/2008

DEBORAH AMERI Con Obama il rapporto tra Stati Uniti ed Europa migliorerà, ma non sarà luna di miele. Per 13 anni l’inglese Bill Emmott è stato direttore del più prestigioso magazine di attualità del mondo, l’Economist: al timone di questa macchina da un milione di copie a settimana ha approfondito i rapporti tra Unione Europea, Stati Uniti e Asia. Poche ore dopo questa conversazione, che analizza anche i futuri rapporti con il governo italiano ed il suo premier, farà il giro del mondo la battuta di Berlusconi su «Obama giovane e abbronzato». Come sarà la politica estera europea di Obama? «Per più di un anno il presidente gestirà la crisi economica che dominerà i rapporti con l’Europa. Per fortuna Usa e Ue hanno visioni e interessi comuni in questo campo. Un po’ meno in altri». Per esempio? «Sull’ Afghanistan e l’Iraq non sarà facile mediare: Obama vuole il ritiro delle truppe. Ma il presidente è un buon ascoltatore, imposterà i rapporti sul dialogo rispetto all’era Bush». E sul cambiamento climatico? «Obama lo ha a cuore e vuole che l’America sia leader anche in questo campo. Il problema ora è la posizione dell’Europa, non chiara. E quella dell’Italia non mi pare incoraggiante». Il bisogno di cambiamento degli americani potrebbe riflettersi anche in Europa? «Penso sia un fenomeno Usa circoscritto. Il momento che stanno vivendo ora gli Stati Uniti si può paragonare al ’97 in Gran Bretagna quando il Labour vinse le elezioni o al 2007 quando la Francia ha eletto presidente Sarkozy». Il premier Silvio Berlusconi che rapporto avrà con Obama? «Saranno sospettosi l’uno dell’altro. Non sono partner naturali, sono personalità molto diverse. Ma due leader sanno anche essere pragmatici all’occorrenza». Il premier italiano ha detto che potrebbe dare consigli al neo presidente. «Obama è un buon ascoltatore ma non credo avrà bisogno di suggerimenti dal vostro primo ministro. In nessun campo». Chi è l’Obama d’Europa? «Nicolas Sarkozy. Anche lui è un outsider, anche lui rappresentava un cambiamento. Anche se oggi la luna di miele con gli elettori è finita». Qual è la sfida più grande per il neo presidente Usa? «L’economia. E’ una delle principali ragioni per cui è stato eletto ed è il motivo per cui potrebbe durare per un solo mandato se fallisse». La sua prima mossa? «Riunire subito il Tesoro, senza aspettare l’insediamento, e mettere in moto manovre di salvataggio. E poi dialogare con il congresso per un nuovo pacchetto fiscale». Il fattore razza è mai stato un vero ostacolo per lui? «Forse all’inizio. Ma l’unica cosa buona che ha fatto Bush è stato aver nominato due segretari di stato di colore. In questo modo, inconsapevolmente, ha spianato la strada al primo presidente nero della storia americana».
Il Mattino 7 na
novembre 2008

"A Berluscò facce ride...". Un incompreso al potere


«Icona pop« o gaffeur seriale: per il mondo il premier è un istrione a volte spiazzante
Dai «cinesi bolliti» alle corna. Le battute di Silvio l'Incompreso
La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader «sedotta»
di Dylan

Sul Corriere della Sera di oggi c'è un bellissimo articolo di Gian Antonio Stella sull'Uomo il cui senso dell'umorismo suscita più spesso imbarazzo che risate. Cosa aggiungere, a quanto leggerete più avanti? Che il senso dell'umorismo è una grande dote e più l'intelligenza dell'umorista è raffinata, più le battute assumeranno un valore in grado di superare limiti linguistici e territoriali. Il senso dell'umorismo non conosce confini. Ma anche le pessime battute, se dette da un leader politico, non conoscono confini. Ecco allora che un banale scivolone, anche in una brillante carriera politica, se avviene di fronte a centinaia di giornalisti di tutto il mondo, può costare al politico molto più di una brutta figura. E se il politico rappresenta una nazione, la figuraccia si allarga agli elettori che hanno permesso ad una persona che fa battute di così basso livello di diventare capo del governo. Se, però, quel politico è stato eletto perchè io, dall'altra parte, non ho saputo proporre nulla di più attraente dal punto di vista politico, ecco allora che la figuraccia investirà anche me. In pratica, ieri è stata l'Italia intera a dire che Obama è bello, giovane e abbronzato, non solo Berlusconi e tutti noi ne pagheremo le conseguenze a livello di credibilità internazionale.

La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader "sedotta"
Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato». Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop». Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna». E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia». Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico. Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».
Gian Antonio Stella07 novembre 2008

giovedì 6 novembre 2008

Le suore ingiuriano il ristoratore, "Cornuto, ti facciamo sparare dalla camorra": cinque indagati


Le suore:"Cornuto, ti facciamo sparare dalla camorra", ma il pm accusa anche il ristoratore, suo padre e il sacerdote.

Cinque indagati: il prete, don Carmine Troccoli, noto sacerdote cilentano e rettore del santuario di Novi Velia, le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, il ristoratore di Rutino, Aniello Esposito e il padre Michele. Da ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Vallo della Lucania. Massimo riserbo istruttorio e rigore investigativo nell’indagine condotta dal procuratore Alfredo Greco. Le accuse vanno da lesioni, minacce e ingiurie, fino a danneggiamento. Nell’inchiesta c’è il risvolto inquietante delle minacce delle suore rivolte al ristoratore e trascritte, con certosina precisione, da un maresciallo dei carabinieri presente alla tensione di Rutino. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» una minaccia che non si perde nel vuoto
ANTONIO MANZO Cinque indagati: il prete, don Carmine Troccoli, noto sacerdote cilentano e rettore del santuario di Novi Velia, le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, il ristoratore di Rutino, Aniello Esposito e il padre Michele. Da ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Massimo riserbo istruttorio e rigore investigativo, le parole d’ordine degli inquirenti rivolte ieri mattina ai carabinieri della stazione di Rutino che hanno inviato al procuratore Alfredo Greco una prima relazione su quanto accaduto dinanzi a quel ristorante del paesino cilentano al centro di una vicenda degna di un racconto sulla provincia italiana. Le accuse vanno da lesioni, minacce e ingiurie, fino a danneggiamento. Un «paniere» inquisitorio nel quale ora sarà la celerità e l’avvedutezza degli inquirenti a definire i contorni di una vicenda nella quale sarebbero, almeno nelle prime battute, tutti parti lese. Da una parte il ristoratore, vittima della incursione all’interno del locale di Rutino del prete cilentano e delle sue suore, con la conseguente cacciata di sedie, tavolini ed altre suppellettili dal locale oltre che di una sediata arrivatagli sulla nuca; dall’altra le suore che rivendicano l’adeguamento del fitto dei locali di loro prorietà, roba da qualche centinaio di euro, non di più. Ma c’è il risvolto inquietante delle minacce delle suore rivolte al ristoratore e trascritte, con certosina precisione, da un maresciallo dei carabinieri presente alla tensione di Rutino sfociata in sediate e tavolini rovesciati in strada. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» gridano suor Ermelinda Ucciero e suor Antonietta Fabozzi, originarie di Villa Literno. «Cornuto...», quell’invettiva che si perde nel vuoto ma arriva alle orecchie del maresciallo con la nitdezza di un messaggio già lanciato e che si è perso poco dopo come un’eco di pagine di Achille Campanile. Incredibilmente ascoltate dal maresciallo e poi registrate in un primo rapporto investigativo dove anche la punteggiatura segnala più una scenografia da ampliare che una indagine da lumeggiare. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Tata è sottufficiale preciso e minuzioso. Ma il prete e le suore hanno anche querelato il ristoratore. «Approfittando dell'assenza delle suore, ha sfondato un muro ed ha occupato i locali dell'ex asilo impiantandovi una pizzeria. Naturale che siamo subito corsi per appurare i danni e abbiamo denunciato tutto ai carabinieri», racconta don Carmine Troccoli, rettore del santuario del Monte Gelbison. L'episodio risale a fine agosto, quando le "discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù", che hanno una struttura religiosa a Rutino, hanno lasciato il piccolo Comune dell'alto Cilento per coadiuvare il rettore del santuario del Gelbison durante tutta l'estate. Il sacerdote: «Abbiamo tentato di convincere il ristoratore a svuotare il locale...». Ma sembra che Aniello Esposito non abbia fatto in tempo. Colpito da una sediata alla nuca, mentre era intenso a raccogliere le suppellettili del suo ristorante che volavano per strada, mandato all’ospeale ed inseguito da quel classico «cornuto» stavolta pronunciato da due suore con il condimento inusuale di una minaccia di morte «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muort,...» tutto con l’inflessione dialettale rigorosamente casertana. Sono nate a Villa Literno.
«I religiosi hanno provveduto a denunciare il fatto subito dopo l'accaduto - dice l’avvocato Giuseppe Di Vietri - Quel locale era stato occupato abusivamente. Quanto alla presunta aggressione, dico solo che le due suore raggiungono insieme i 160 anni. Per il resto, sarà la magistratura a chiarire come effettivamente si sono svolti i fatti». Giuseppe Di Vietri, avvocato di Vallo della Lucania, è uno dei più noti penalisti salernitani. Crede nel suo lavoro, è un garantista convinto. È uno degli avvocati impegnati anche nel processo a suor Soledad, la religiosa di un asilo di Vallo accusata di aver violentato trentasette bambini ed il cui processo è fissato per martedì 25 novembre prossimo
IL Mattino 6 novembre 2008

mercoledì 5 novembre 2008

Suore minacciano ristoratore: «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra»

(foto archivio)
ANTONIO MANZO Salerno. Il maresciallo dei carabinieri strabuzza gli occhi e spalanca le orecchie quando sibilano frasi non solo aggressive ma pronunciate, incredibilmente, da due suore che, insieme, assommano a centosessanta anni. E tutto per una questione di fitto di poche decine di euro. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» gridano suor Ermelinda Ucciero e suor Antonietta Fabozzi, originarie di Villa Literno, ad un ristoratore di Rutino un paesino a pochi chilometri di auto da Agropoli. «Cornuto...», l’invettiva delle suore al ristoratore non si placa perchè il sacerdote che le accompagna, don Carmine Troccoli, rettore del santuario cilentano di Novi Velia, con una sedia colpisce alla nuca il giovane ristoratore. L’incredibile storia, con il corredo delle incredibili minacce, è in un fascicolo processuale del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Alfredo Greco che già nelle prossime ore potrebbe spedire avvisi di garanzia per minacce e lesioni ai quattro protagonisti: le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, Michele ed Achille Esposito, quest’ultimo titolare del ristorante pizzeria nel borgo cilentano. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Tata è preciso e minuzioso. Tutto avviene nel locale di proprietà delle «Discepole di Santa Teresa del Bambin Gesù», di Qualiano. Il locale è utilizzato come sala ristorante. All'origine della lite sarebbe stata la volontà, da parte del ristoratore, di regolarizzare il contratto di fitto del locale, neppure duecento euro al mese. Lo scontro avviene appena il ristoratore, secondo la versione dei fatti fornita al maresciallo Antonio Tata, sa che i tre religiosi stanno scagliando all’esterno del locale tavolini, sedie e le attrezzature del ristorante. Del tutto opposta la versione fornita dal difensore dei religiosi, l’avvocato Gaetano Di Vietri. «Immaginarsi due suore anziane che aggrediscono. Tutto inventato».
Il Mattino 5 novembre 2008

Guzzanti: "Contro la Carfagna porto i testimoni in tribunale." Chi ha visto i testi delle intercettazioni?


Il parlamentare del Pdl insiste: "Più persone mi hanno assicurato di aver visto i testi delle intercettazioni. Volevo desputtanizzare la politica"
Guzzanti: "Contro la Carfagna porto i testimoni in tribunale"

di ANTONELLO CAPORALE


Paolo GuzzantiMignottocrazia. Il tema scabroso è stato riproposto dal papà della larga famiglia Guzzanti, l'onorevole Paolo. La riflessione ha di nuovo lambito il corpo di Mara Carfagna, "amica di Silvio Berlusconi e perciò ministro. Alla maniera dei classici greci: dibattiamo solo sul principio", ha scritto Guzzanti aprendo la discussione sul suo blog. E' evidente che lei provoca. Vuole essere proprio cacciato da Forza Italia e rendere un inferno la vita di Mara. "Sono deputato eletto nel Popolo della libertà. A me la libertà piace, mi trovo come il topo nel formaggio". Lei sfregia. E lo fa, forse, perché la Carfagna ha chiesto un milione di euro per i danni patìti a sua figlia Sabina. "Ma per carità, quando mai! Sabina non ha bisogno dell'aiuto del papino suo e anzi trovarci sullo stesso tema ci imbarazza. Quando la Carfagna decise di avanzare l'azione civile il suo ufficio stampa annunciò: denunciata la figlia dell'on. Guzzanti. Non c'era alcun bisogno di tirarmi in ballo e quello fu l'inizio di un incidente che ancora dura e che mi ha un po' stufato". Ricorda quando Panorama le chiese di scrivere una cosa carina su di lei? "Embè? Scrissi che essere carine non è reato e che, se avesse proseguito nell'impegno politico, avrebbe potuto farlo come chiunque altro". Infatti Mara ha seguito i suoi consigli e fatto come quegli studenti privatisti: cinque anni in uno. "Ho tentato di desputtanizzare la questione, confinando il tema al dibattito sul puro principio, che è questo: chiediamoci in generale se sia giusto e corretto che qualcuno, magari il giardiniere che mi pota bene l'albero...
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... la meretrice che... venga ricompensata con la nomina a ministro. Ho anche inventato il pianeta Zorbador". Tutto in punta di penna. "In Parlamento (dove per inciso voterò contro le nuove norme sulla prostituzione proposte dalla Carfagna) ho incontrato più persone che mi hanno assicurato di aver preso visione di testi relativi ad intercettazioni. In quattro hanno avuto accesso a documenti in possesso di un giornalista. Credo a Milano sia avvenuta la lettura. Fonti attendibili e informatissime. Io non le ho lette e dunque non posso dire altro". Il ministro respinge con orrore e querela. "Lode alla Carfagna. Perché si espone all'accertamento della verità". Lei ha soltanto orecchiato. "Ho ascoltato e riferito il fatto che c'è un grande turbamento in giro, un turbamento che fa male al Paese e non solo alla Carfagna. Se si andrà in tribunale, chiamerò i testimoni con cui ho parlato. Punto e fine della storia". Voltagabbana. "Mi dicono traditore e ora anche vetero-comunista". Quanti applausi a Berlusconi, quanti editoriali sul Giornale... "Il merito che gli riconosco è di aver ripulito e reso presentabile la destra italiana. Ma non ha fatto la rivoluzione liberale che noi avremmo voluto". La cacceranno. "Non credo proprio: semmai sono oggetto di affettuosi cenni di amicizia. A volte mi sento come lo sposo il giorno delle nozze". La sta cercando Fabrizio Cicchitto, il capogruppo. Finiamola qui. "Ora vado".
(La Repubblica 5 novembre 2008)

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