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sabato 31 ottobre 2009

Berlusconi: se mi condannano non lascio

IL CAVALIERE: «RESISTERÒ AL MIO POSTO PER DIFENDERE LA DEMOCRAZIA E LO STATO DI DIRITTO»

Il premier: ho fiducia nei magistrati seri, ma se ci fosse una condanna sarebbe sovvertimento della verità

NOTIZIE CORRELATE
Mills: in appello confermata la condanna a 4 anni e sei mesi (27 ottobre 2009)
I giudici: «Mills mentì per Berlusconi». L'ira del premier:«Sentenza scandalosa» (19 maggio 2009)

ROMA - «Ho ancora fiducia nell'esistenza di magistrati seri che pronunciano sentenze serie, basate sui fatti. Se ci fosse una condanna in processi come questi, saremmo di fronte a un tale sovvertimento della verità che a maggior ragione sentirei il dovere di resistere al mio posto per difendere la democrazia e lo stato di diritto». Lo afferma il premier Silvio Berlusconi, in una dichiarazione contenuta in Donne di cuori, il libro di Bruno Vespa di prossima uscita e di cui è stata diffusa un'anticipazione, in riferimento ad alcuni processi in corso a suo carico.

«MILLS, CI PENSERA' LA CASSAZIONE» - «È una sentenza che certo sarà annullata dalla Corte di Cassazione» dice ancora Berlusconi rispondento a Vespa che gli ricorda che l'avvocato Mills è stato condannato anche in appello. E quanto alla campagna internazionale che si è scatenata su di lui, il leader del Pdl se la prende con Repubblica e L'Espresso, da cui secondo Berlusconi sarebbe partito tutto. «E su sollecitazioni di questo gruppo - sottolinea il premier - si è estesa ai giornali e ai giornalisti "amici". Per gettare fango su di me ha finito col gettare fango sul nostro Paese e sulla nostra democrazia».


corriere della sera 31 ottobre 2009

venerdì 25 settembre 2009

CARFAGNA QUERELA REPUBBLICA:"HA RIPORTATO FRASI INGIURIOSE"

Il ministro chiede 900mila euro di danni. Nella citazione il legale scrive
"Dopo la lettura degli articoli il ministro ha accusato perdite di peso ed emicrania"


La Carfagna querela Repubblica "Ha riportato frasi ingiuriose della Guzzanti"

Mara Carfagna

ROMA - Dopo Berlusconi la Carfagna. Anche il ministro delle Pari Opportunità ha deciso, a oltre un anno di distanza dai fatti, di citare in giudizio la Repubblica. Gli articoli oggetto dell'azione civile di risarcimento sono due, uno del 9 luglio del 2008, ovvero il resoconto del "No Cav Day", compreso il comizio di Sabina Guzzanti, e un altro del 6 agosto scorso, che riassume quanto riportato dai giornali stranieri sull'inchiesta di Bari.

"L'autore dell'articolo del 9 luglio 2008 - scrive l'avvocato Federica Mondani - ritiene di dover riportare testualmente le frasi "osteria delle ministre... se a letto sei un portento figuriamoci in Parlamento". "... Non può diventare ministro una che gli ha succhiato l'uccello", riferendosi evidentemente al presidente del Consiglio". Nel secondo articolo il legale della Carfagna contesta un'altra frase, che il giornalista riportava dal Nouvel Observateur: "Un ipotetico nastro... nel quale Mara Carfagna (amante quasi ufficiale) e Maria Stella Gelmini (le due sono definite bimbe) addirittura si interrogano reciprocamente per sapere come soddisfare al meglio il primo ministro, evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto".

Secondo l'avvocato si tratta di "parole talmente offensive della reputazione e della dignità di un personaggio politico con incarico istituzionale", che "non trovano precedenti nel nostro paese". Il legale insiste innumerevoli volte sullo stesso tasto: "Le espressioni "succhiato l'uccello", "amante quasi ufficiale", "come soddisfare il primo ministro" e "evocano le iniezioni che deve farsi prima di ogni rapporto" hanno travalicato il limite della continenza".

"Le locuzioni suggeriscono il riferimento all'attività, data per certa, di "concessione" del ministro", mentre la fonte sarebbe rappresentata "da un lato dai contenuti blasfemi di un aspirante comico (nella fattispecie Sig. ra Sabina Guzzanti) e dall'altra dall'articolo di un giornale estero che richiama una presunta, mai esistita, "registrazione"". Quindi il legale si lancia in una "umile riflessione a sfondo giuridico", ovvero "se l'argomento intercettazioni a sfondo sesso-volgare siano davvero di "interesse pubblico" o se piuttosto i quotidiani, anche per una crescente crisi del settore, rifondino speranze nel trarre beneficio quando i medesimi argomenti diventino di "interesse del pubblico"". Insomma, la stampa si occuperebbe di queste vicende solo per vendere più copie.

L'avvocato della Carfagna, nella lunga citazione, sottopone al tribunale anche il presunto "danno" arrecato al ministro. La "ricezione dell'insulto a livello popolare" avrebbe infatti implicato la possibilità "per l'On. Ministro di aver perduto connotati politici di stima e carisma oltreché la capacità di proselitismo". La Carfagna denuncia "una notevole flessione negativa" nei sondaggi e pretende nei suoi confronti quel "diritto all'oblio di cui ciascun soggetto pubblico gode". Poi, oltre al "danno morale", l'avvocato elenca il presunto danno biologico: "In seguito alla lettura degli articoli imputati il Ministro Carfagna registrava anche sofferenze fisiche che portavano la stessa a perdere peso e a soffrire di insonnia e forti emicranie".

C'è di più: "Il Ministro si è trovato nella condizione di dover evitare interviste al fine di non dare ulteriore eco alle false notizie". E, per questo, la Carfagna chiede in totale ai giornalisti e all'editore di Repubblica 900 mila euro. Nulla invece, a quanto risulta, chiede al Foglio di Giuliano Ferrara, che pubblicò insieme le stesse invettive di Sabina Guzzanti.

(la repubblica 25 settembre 2009)

sabato 12 settembre 2009

P.GUZZANTI: IL PIANO USA PER FARE CADERE BERLUSCONI

http://www.public-domain-photos.com/free-cliparts-1-big/other/unsorted/Tacchino_di_Natale.png

SE CI SARA' LA GUERRA, SCOPPIERA' ENTRO NATALE


Clamoroso nuovo scoop dell’ex vicedirettore de “il Giornale” per il giornale della politica italiana. Il motivo? Il premier è diventato il maggior fornitore di denaro per la Russia. Le grandi manovre sono cominciate, il partito a tre punte Fini Casini Montezemolo affila le armi e Berlusconi minaccia elezioni anticipate e il ricorso al suo popolo, che è in crescita malgrado il martellamento mediatico. La più difficile crisi della seconda Repubblica è alle porte. Ecco gli elementi per capire.

di PAOLO GUZZANTI

L’ordine è arrivato dagli Stati Uniti: Berlusconi va eliminato. Motivo: i contratti energetici che legano non solo l’Italia alla Russia, ma tutta quella parte di Europa che Berlusconi è deciso a portarsi con sé. A me già lo disse chiaro e tondo l’ambasciatore Spogli che andai a salutare quando lasciò l’ambasciata di via Veneto: “Non siamo certo noi americani che vogliamo vendere energia all’Italia, ma vogliamo un’Italia che non dipenda dalla Russia come una colonia e non vogliamo che la Russia incassi una somma di denaro di dimensioni mostruose, che poi Mosca converte direttamente in armamenti militari”. Da allora un fatto nuovo di enorme gravità si è aggiunto: l’Italia ha silurato il gasdotto Nabucco (che eliminava la fornitura russa passando per Georgia e Turchia) facendo trionfare South Stream, cioè l’oro di Putin. Contemporaneamente Berlusconi organizzava la triangolazione Roma-Tripoli-Mosca associando Gheddafi nell’affare. E’ opinione diffusa Oltreoceano (per esempio all’Istituto Aspen, Colorado) e anche di fonti georgiane che Berlusconi abbia interessi non soltanto di Stato.

L’operazione è stata preparata con cura attraverso una campagna mediatica di lavoro al corpo di Berlusconi basato sulle vicende sessuali, sulle inchieste di mafia e sulla formazione, nell’area moderata, di una alternativa politica a tre punte: Luca Cordero di Montezemolo, Perferdinando Casini e Gianfranco Fini, ciascuno a suo modo e con le sue vie, ma in una sintonia trasparente.
Il partito di Montezemolo, non ancora ufficiale, aprirà la sua convention sotto forma di manifestazione culturale il 7 Ottobre, lo stesso giorno in cui la Consulta dovrebbe decidere sul lodo Alfano.
Che cosa farà la Consulta è il nodo da sciogliere perché il risultato è incerto, ma se il lodo dovesse essere bocciato, Berlusconi si troverebbe dal giorno stesso imputato per gravi reati connessi con l’affare Mills.
Berlusconi tutto questo lo sa perfettamente, sostiene che dietro Fini ci sarebbe Paolo Mieli e altri intellettuali laici, e fa sapere che lui a dimettersi non ci pensa per niente e che, se mai lo costringessero, negherebbe con il PDL qualsiasi maggioranza a qualsiasi altro governo - Fini, si suppone - costringendo Napolitano a constatare la mancanza di una maggioranza e a convocare elezioni anticipate da accorpare a quelle regionali stabilite con enorme anticipo a marzo.
In questo caso ci troveremmo di fronte a una crisi virtuale e poi formale subito dopo la prima metà d’ottobre, già affollata per il congresso del PD. Lo scioglimento anticipato delle Camere dovrebbe precedere di 60 giorni la data delle elezioni e quindi il decreto dovrebbe arrivare subito dopo Natale.
Questa sarebbe, secondo lo scenario peggiore, l’ultima chance di Berlusconi pronto a sfidare i nemici sul piano elettorale, forte del massimo momento di popolarità nei sondaggi, malgrado gli scandali.
Ma - domanda - davvero Berlusconi avrebbe il potere di controllare tutti i deputati e senatori del PDL affinché neghino la fiducia ad un suo successore? E come si regolerebbe il Pd? Probabilmente sosterrebbe, ma in che condizioni? E’ infatti molto probabile che, in caso di vittoria ormai scontata di Bersani, i cattolici del Pd se ne andranno. Scissione a sinistra, dunque, e scissione anche a destra. Grande rivoluzione parlamentare e politica. Con Berlusconi deciso a resistere, sfidare, e se proprio deve morire, portarsi dietro tutti quanti.
Ma i suoi deputati sanno che se lui li mandasse a casa, poi sarebbero tutti sostituiti dalla nuova leva di giovanissimi già selezionati. Sarebbero allora i tacchini di Natale: davvero i tacchini di Natale accompagnerebbero il disegno natalizio? Appare improbabile.
Ma chi tiene le fila del gioco che punta al ricambio tutto questo lo sa e si è fatto i conti. Anche Berlusconi si fa i conti. Lo scontro è ravvicinato e mortale. Se Berlusconi riuscisse ad evitare la bocciatura del Lodo Alfano, alla fine uscirebbe rafforzato. Per ora si mostra sicurissimo di sé e ieri ha fatto il gradasso con i giornalisti spagnoli, si è confrontato a De Gasperi e ha detto di essere il primo ministro migliore di tutta la storia d’Italia. La grande manovra è cominciata, le artiglierie già battono il campo. La guerra arriverà, se arriverà, entro un mese.
PAOLO GUZZANTI
FONTE ILPOLITICO.IT 11 settembre 2009

Berlusconi, sondaggio su Fini: Non andrebbe oltre il 4%


Il Cavaliere e il sondaggio su Fini «Non andrebbe oltre il 4%»
Il capo del governo studia le contromosse

Berlusconi sa che non è finita e non finirà, che i media insisteranno sui festini e le donnine, che le vicende giudiziarie torneranno a lambirlo, che «i miei nemici» — come definisce l’indistinta coalizione di interessi a lui ostile — cercheranno di tenerlo sotto pressione.

Ma la variabile oggi è Fini. Perché se da una parte il Cava­liere è certo che il presidente della Camera continuerà a di­stinguersi - tenendo in fibrilla­zione governo, partito e mag­gioranza - dall’altra non riesce ancora a capire quale sia il vero obiettivo del «cofondatore» del Pdl. Era scontato che il premier lo accusasse di «tradimento», «ingratitudine» e «slealtà» do­po il suo discorso di Gubbio. Così com’era chiaro che l’ex lea­der di An avrebbe pubblicamen­te detto ciò che da tempo spie­gava nei colloqui riservati: e cioè che «Berlusconi per difen­dersi si è consegnato nelle ma­ni di Bossi», che «il Pdl è ridot­to a una sorta di Forza Italia al­largata », che «se spegnessero la luce nella stanza del governo e lì dentro ci fosse Tremonti non si sa cosa gli accadrebbe».

È vero che il tema sollevato da Fini sulla vita interna del nuovo partito è assai sentito, persino il capogruppo Cicchitto - subito dopo il congresso - so­steneva che «d’ora in poi la de­mocrazia telefonica usata da Berlusconi in Forza Italia non potrà più bastare». Ma a Gub­bio Fini si è spinto oltre, criti­cando la politica dell’esecutivo e - secondo il premier - «ali­mentando speculazioni» sul de­licato tema delle inchieste di mafia. I tentativi di rattoppo non hanno nascosto lo sbrego, semmai l’hanno reso più evi­dente. In più Bossi è tornato ad attaccare in modo veemente il presidente della Camera, con il quale - dopo il varo del decreto sicurezza - aveva tentato di stringere un accordo, se è vero che era andato a trovarlo di per­sona a Montecitorio: «Gianfran­co, tienimi fuori dalle tue be­ghe con Silvio. Io non c’entro nulla e non voglio finirci in mezzo». Non è andata così.

E comunque resta senza ri­sposta l’interrogativo del Cava­liere: dove vuole arrivare Fini? Finora sono state valutate due ipotesi. La prima è quella che il premier definisce «la sindrome da Elefantino», riferimento alla lista presentata da Fini alle Eu­ropee del ’99, e con la quale l’al­lora capo di An provò a conqui­stare la leadership del cen­tro- destra. Quell’operazione fal­lì. E fallirebbe anche stavolta, a detta di Berlusconi, che ha com­missionato subito un sondag­gio per rilevare l’appeal elettora­le dell’alleato: «Se si presentas­se con una sua lista e con le sue idee, non andrebbe oltre il 4%». Ma prospettive di terzo polo non ce ne sono, anche Monteze­molo ha voluto mettere a tace­re i boatos. Inoltre Fini non in­tende «ballare da solo», sebbe­ne si senta solo nel Pdl. Tanto che la mattina dell’attacco di Feltri sul Giornale notò che nemmeno Gianni Letta l’aveva chiamato per solidarizzare.

C’è allora l’altra ipotesi: quel­la cioè che Fini immagini un precipitare degli eventi per fat­tori al momento non noti. La sentenza della Consulta sul «lo­do Alfano» è vissuta nel Palaz­zo come una sorta di sentenza sulla legislatura. Però non ba­sta a spiegare tutto. Eppoi «io non me ne andrò mai, mai», ri­pete il Cavaliere, conscio che la sua immagine internazionale è irrimediabilmente rovinata, ma forte del consenso nel Paese. Anche i dirigenti del Pd l’hanno constatato nel primo rilevamen­to riservato che hanno ricevuto da Ipsos dopo la pausa estiva. Nonostante le polemiche e gli scandali, da luglio a settembre Berlusconi ha perso solo un punto nell’indice di fiducia (50,7%), restando davanti a tut­ti gli altri leader, anche loro tut­ti in calo. Di più: il Pdl, in trend positivo da luglio, è arrivato al 38,2%. E la forbice nelle inten­zioni di voto per coalizioni è au­mentato di un punto e mezzo, con il centrodestra oggi al 49,4% e il centrosinistra al 37,9%.

«E allora: cosa devo chiarire con Fini?», s’infuria il Cavalie­re. Forse il premier dovrebbe valutare una terza ipotesi, esa­minata da alcuni dirigenti del Pdl. È un altro scenario, non quello del «Fini contro Berlu­sconi », ma quello del «Fini do­po Berlusconi», magari logora­to dagli attacchi. Ecco la sfida. Ecco la scommessa

Francesco Verderami
corriere della sera 12 settembre 2009

Berlusconi, El Pais: "Meglio non frequentarlo"

Silvio Berlusconi e José Luis zapatero

Silvio Berlusconi e José Luis Zapatero

Con un editoriale dal titolo "Meglio non frequentarlo", El Pais e' tornato a criticare Silvio Berlusconi: "E' diventata una difficolta' politica aggiuntiva nelle complesse relazioni internazionali".


Madrid, 11-09-2009

Con un editoriale dal titolo "Meglio non frequentarlo", El Pais e' tornato a criticare Silvio Berlusconi all'indomani della risposta data dal premier all'inviato del quotidiano spagnolo alla Maddalena su escort e veline.
Per El Pais "cio' che sta convertendo Berlusconi in un personaggio improprio per un Paese serio e un governo presentabile, riducendone la capacita' di dialogo autorevole con i colleghi, non e' la sua vita privata, ma la confusione delirante fra il pubblico e il privato con la quale ha organizzato la vita politica italiana".
La conferenza stampa al termine del vertice italo-spagnolo "e' la migliore dimostrazione di questo deplorevole miscuglio di generi", sostiene El Pais.
Per il giornale iberico "frequentare la compagnia di Berlusconi, il cui Paese e' membro del G8 e' diventata una difficolta' politica aggiuntiva nelle complesse relazioni internazionali".

Rai News24 12 settembre 2009

venerdì 14 agosto 2009

Di Pietro: ''Craxi incallito corrotto", Stefania Craxi:"Di Pietro cancro della politica da isolare"

Di Pietro: ''Craxi incallito corrotto e Agnelli corruttore''

note di Paturnio:Tra gli istituti esclusi troviamo: le Fondazioni Fratelli Rosselli e Giorgio La Pira di Firenze, la Società dantesca italiana, la Fondazione del Vittoriale degli italiani, la Fondazione Ignazio Silone dell' Aquila, il Centro studi Lucio Colletti, la Fondazione Giacomo Matteotti, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Ugo La Malfa, la Fondazione Augusto Del Noce, la Fondazione Giambattista Vico, il centro internazionale ricerche Pio Manzù, l' Associazione nazionale Sandro Pertini di Firenze, la Fondazione Verga di Catania.
E-mail

14 agosto 2009
Roma.
"Una porcata estiva": non usa mezzi termini il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sul suo blog...





...attacca il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, per aver rifinanziato la Fondazione Craxi per il 2009. "Fin qui - scrive Di Pietro - sapendo che il PdL accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell'Utri". A indignare il leader dell'IdV è stato però "apprendere che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio non riceveranno un euro". "Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?". Di Pietro, dopo aver citato la spiegazione letta su Wikipedia, si chiede se nel patrimonio politico lasciato da Craxi "siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico. Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace". "Una fondazione, quella Craxi, che scioglierei oggi stesso, poiché - incalza Di Pietro - rifinanziata attraverso il medesimo sistema creato dall'individuo a cui è dedicata: quello del clientelismo. Propongo altre fondazioni ai politici e sodali del Bettino d'Hammamet, dispersi nei maggiori partiti politici italiani: quella dedicata a Mangano o a Rocco Muscari". Per concludere con un attacco a un altro protagonista della vita economica e politica che non c'é più: "nei prossimi giorni darò spazio ad un'altra fondazione all'altezza della precedente: la Fondazione Agnelli, dedicata all'omonimo corruttore, meglio conosciuto dai politici sotto le spoglie di senatore a vita Giovanni Agnelli".

ANSA 14 AGOSTO 2009

Tra gli istituti esclusi troviamo: le Fondazioni Fratelli Rosselli e Giorgio La Pira di Firenze, la Società dantesca italiana, la Fondazione del Vittoriale degli italiani, la Fondazione Ignazio Silone dell' Aquila, il Centro studi Lucio Colletti, la Fondazione Giacomo Matteotti, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Ugo La Malfa, la Fondazione Augusto Del Noce, la Fondazione Giambattista Vico, il centro internazionale ricerche Pio Manzù, l' Associazione nazionale Sandro Pertini di Firenze, la Fondazione Verga di Catania.

martedì 11 agosto 2009

ESCORT: "DOPO MI TELEFONAVANO PER DIRMI QUANTO ERA SCHIFOSO"

Sulla stampa inglese un paio di interviste a Patrizia D'Addario
"Sono l'unica che dice la verità, sono come Giovanna D'Arco"


La escort: "Tutte dicono com'era gentile, ma non parlano delle telefonate
che mi facevano dopo in cui raccontavano quant'era schifoso..."


Times: "Sesso in cambio di favori la cultura del governo Berlusconi"


dal nostro inviato GIAMPAOLO CADALANU



LONDRA - "Sono l'unica a dire la verità, per questo sono diventata come Giovanna d'Arco". Non ha timori di esagerare Patrizia D'Addario con il reporter del Daily Telegraph: "Avrei potuto ricattare Berlusconi, ma non l'ho fatto", dice la escort barese, insistendo che "lui era una persona gradevole. E quella notte non abbiamo dormito per niente". La signora riferisce che il suo libro sulla vicenda, intitolato "La mia vita", è ormai quasi pronto. Ma la novità più gradita è la riconciliazione con sua figlia lo scorso fine settimana: "Mi ha detto: mamma, ti voglio bene, sono fiera di te", racconta la D'Addario commossa.

Anche il Times pubblica un'intervista con la escort: secondo il quotidiano di Rupert Murdoch, la signora sostiene di non essere stata l'unica a frequentare le residenze del premier. Scrive il Times, "ha descritto una cultura di sesso in cambio di favori che ha raggiunto i più alti livelli del governo, e in cui altre ospiti delle feste erano ricompensate con contratti tv e lavori in politica". "Tutte parlano di quant'era gentile Berlusconi", racconta la escort, "ma non dicono delle telefonate che mi facevano dopo, dicendo: bleah, era così schifoso, metteva le mani dappertutto, faceva vomitare". Secondo la D'Addario, il premier si vantava con lei di aver risolto lui i problemi fra Usa e Russia: "Diceva che grazie a lui c'era pace fra Putin e Bush. Lui può fare tutto, è un matador".

Il canadese Globe and Mail riprende il discorso del corpo dei politici e sottolinea che "non c'è doppio standard più crudele di quello che c'è in politica, dove le donne per avere successo devono essere mature e possibilmente asessuate (vedi Margaret Thatcher e Angela Merkel). Per una donna, essere attraente è persino uno svantaggio. Invece gli uomini ottengono un punteggio extra se sono sciupafemmine, soprattutto nell'Europa continentale.

In Europa il politico più ricco e di maggior successo è Silvio Berlusconi, un magnate dei media di 72 anni con un insaziabile appetito per 'le veline', le donne con gambe lunghe e grande seno che si vedono in tutti gli show della tv italiana. E' così vigoroso che il suo medico personale lo ha descritto come 'tecnicamente quasi immortale'. Numerosi scandali sessuali hanno solo leggermente intaccato la sua popolarità. Ma ciò che più lo ha ferito non sono le rivelazioni sulla sua vita sessuale, ma l'accusa che ha pagato".

Il Cavaliere trova un alleato nello spagnolo El Mundo, che giudica "immonda" la campagna di stampa. "Invidia e opportunismo spacciati per purintanesimo. Berlusconi non ha commesso alcun delitto nella sua vita privata, anche se l'infedeltà e la lussuria possono essere peccato per i benpensanti, gli ipocriti e i preti, ma non sono crimini". Secondo il giornale madrileno, "quello che fa Berlusconi, se lo fa, con le veline o con chiunque nella sua villa sarda è lo stesso che faceva Marco Antonio ad Alessandria, Tiberio a Capri, Nerone nella città che allora non era eterna, e tutti i cesari dove gli veniva la voglia".

L'editorialista conclude (con un errore sui luoghi del potere romano): "Meglio avere un peccatore pagano al Quirinale che un santone giudeo-cristiano alla Moncloa".

Sulla rivista argentina Interviù la copertina è una foto di Barbara Montereale a seno nudo e il titolo recita: "La nuova Berlusconi girl rivela tutto". E la ragazza insiste: dal premier ha avuto solo un bacio sulla fronte e una busta con 10 mila euro. L'ugandese Daily Monitor attacca Berlusconi, "non come primo ministro, ma come proprietario del Milan". Secondo il giornale africano, i rossoneri hanno sbagliato la campagna acquisti.
la repubblica 11 agosto 2009

domenica 9 agosto 2009

BUTTIGLIONE, ALLEANZE: L'UDC NON SCEGLIE, SI FA SCEGLIERE. NO A BRESSO E VENDOLA


udc e pdl alleanza in vista
Buttiglione: "Non sosterremo Vendola e Bresso"
L'intervista al presidente del partito di centro: "I governatori di Puglia e Piemonte sono simpatici ma i nostri elettori non li voterebbero".

«Nichi Vendola mi è simpatico e umanamente stimo Mercedes Bresso ma se qualcuno, e mi riferisco al Pd, si illude che daremo il nostro contributo affinché possano essere riconfermati rispettivamente alla guida della Regione Puglia e Piemonte, si sbaglia di grosso». Il presidente dell'Udc, Rocco Buttiglione, non ha dubbi: «La formula politica impersonata da Vendola è per noi inaccettabile e per quanto riguarda la Bresso il nostro elettorato non riuscirebbe a riconoscersi in un candidato con posizioni così dichiaratamente anticattoliche. Se saranno loro i candidati la vedo molto brutta».


Presidente però sia in Puglia che in Piemonte alle ultime elezioni amministrative avete sostenuto i candidati del Pd. «Certo e la nostra scelta si è rivelata vincente. Dove Udc e Pd hanno corso assieme ora governano. Ma rimanga ben chiaro che noi siamo e rimaniamo alternativi alla sinistra».


Scusi ma non la seguo. Correte assieme e poi difendete il vostro essere alternativi?
«Le spiego. Con la sinistra sia dal punto di vista etico che di pensiero siamo distanti miglia. Ma la nostra politica sulle alleanze va oltre. La nostra strategia non è quella di scegliere i nostri alleati, ma di farci scegliere. E solo poi valutare se quel partito ha intenzione di candidare persone che ci piacciono, valorizzare i nostri uomini e accettare il nostro programma. Questo per esempio lo ha fatto Michele Emiliano il neosindaco di Bari: ci ha corteggiato e ha fatto un discorso esemplare sull'importanza del centro in politica. Lo abbiamo apprezzato tanto da sostenerlo».


Però ora sembra che anche la sua lista abbia ottenuto illeciti finanziamenti da alcuni imprenditori a cui sarebbero stati affidati appalti nel settore sanitario.
«Tutto è da accertare e comunque noi a giugno non ne sapevamo nulla».


E nessuno vi corteggia nel Pdl?
«Eccome. Per esempio Bondi e Cicchitto continuano a farci ricordare tutte le lotte condotte assieme e la comunanza di valori che indubbiamente ci lega».


Dov'è allora il problema?
«L'ostacolo è Berlusconi. Anche quando eravamo al governo assieme la Lega cercava di portarlo su linee estremiste, ma noi, Fini e Gianni Letta riuscivamo a moderarlo. Ora questo non accade più e l'Italia si sta sfasciando».


Così però rimarrete sempre nel limbo tra destra e sinistra
«E che problema c'è. Noi abbiamo in mente un altro percorso. Il nostro elettorato crede nel superamento del bipolarismo che stiamo combattendo in tutti i modi e stiamo tentando di capovolgere. Non ci chiediamo con chi andare ma con chi vuole venire con noi. E, se nessuno dovesse seguirci, le dico che l'idea di correre da soli non mi dispiace».


Quindi, a parte il no a Vendola e alla Bresso, per il resto siete aperti ad ogni trattativa?
«Sì. Noi ragioneremo con tutti senza dimenticare che alcuni punti fermi li stabiliremo già a fine estate. Ci aspetta infatti una stagione importante all'interno del partito. Il 12 settembre avremo l'Assemblea nazionale dove lanceremo la nuova forza politica di centro. Un momento di confronto che continuerà durante tutto l'autunno a livello regionale con tanti congressi territoriali di programma. Da quel momento qualche certezza uscirà. Per ora non esprimiamo pregiudiziali».
IL TEMPO 9 QAGOSTO 2009

lunedì 27 luglio 2009

LICIA NUNEZ:"Non c'entro con le escort.Berlusconi è un paterno consulente artistico"

la showgirl: «sono indignata, basita, esterefatta»

La Nunez: non c’entro con il caso escort

L'attrice e il premier: "Siamo amici da tempo. Tarantini l’ho incontrato nella sala d’attesa di Palazzo Grazioli"

MILANO — «Indignata, basi­ta, esterrefatta». Licia Nunez da Barletta, al secolo Lucia Del Cu­ratolo, è furibonda. Il suo nome è stato associato a quello di al­cune escort professioniste re­clutate da Tarantini per le or­mai note feste del premier. L’at­trice trentunenne, francamen­te, non ci sta.

Licia, come si sente?
«Come vuole che stia? Non sono una escort, non ho mai preso soldi, non ho mai ricevu­to regali, non faccio parte del­l’entourage di nessuno. Mia mamma appena ha letto tutto questo fango è scoppiata in la­crime! Ha 64 anni ed è un’inse­gnante di Lettere in pensione. Ho una nipotina di 7 anni, ho dovuto chiedere a mio fratello di nascondere i giornali. È gra­vissimo, temo davvero per la mia carriera».

Allora chiariamolo subito. Lei conosce Giampaolo Taran­tini?
«Ci hanno presentati nel set­tembre del 2008. Ero andata a Palazzo Grazioli per un collo­quio privato con il presidente Silvio Berlusconi. Nella sala d’attesa c’era anche questo si­gnore ».

Cosa ci faceva lei a collo­quio privato dal premier?
«Dovevo chiedergli dei consi­gli. Per me è una sorta di pater­no consulente artistico».

Converrà che non è comu­ne...
«Tra noi è nato un bellissimo rapporto nel 2007, in autunno. Lo conobbi a Roma a una festa, lui non era ancora premier. Io ero la protagonista di Vivere, ero orgogliosa di dirgli che lavo­ravo per Mediaset. Fu molto gentile».

Quante volte vi siete visti?
«Sei, sette? Lo incontrai di nuovo a marzo, in un’altra occa­sione mondana. Presi coraggio e mi permisi di dargli il mio nu­mero di cellulare. Incredibil­mente lui mi fece chiamare do­po le elezioni e mi invitò a Pa­lazzo Grazioli ai festeggiamenti per la vittoria. Quel giorno fu lui a darmi il suo numero di te­lefonino. L’ho usato poche vol­te: per augurargli buone vacan­ze, per incoraggiarlo se ha pro­blemi di salute. Dopo il G8 per fargli i complimenti, e anche per manifestargli solidarietà sul caso delle escort».

Quando l’ha sentito l’ulti­ma volta?
«Pochi giorni fa, mi ha chia­mato lui: era indignato per quanto alcuni giornali avevano scritto su di me. Ho già chiesto ai miei legali, Alessandro Var­renti e Annamaria Bernardini de Pace, di diffidare le testate».

L’accusano di essere andata nella beauty farm di Marc Mes­ségué, nel novembre del 2009, con Tarantini, Barbara Guerra e Graziana Capone, tutti nella stessa auto.
«Falso. In Umbria ci andai, ma da sola, e non è reato. Il pre­mier, gentilissimo, mi mise a di­sposizione un’auto con un suo autista, perché io ho la patente, ma non guido. L’avevo cercato per chiedergli dei consigli e per sapere come stava. Lui mi pro­pose di raggiungerlo a Todi».

Lì, però, Tarantini lo vide.
«Pranzammo tutti insieme. E certo, parlai anche con que­sto signore. Ci accomunavano le origini, scherzammo in bare­se. Poi ci scambiammo i nume­ri di telefono, fu più una corte­sia. Io non chiedo mai la fedina penale a uno sconosciuto, per me garantiva il fatto che fosse ospite del premier. Tarantini mi chiamò solo una volta, ad aprile: mi invitava alla sua festa di compleanno, a Casina Vala­dier a Roma. Non andai».

Ha mai ricevuto soldi o re­gali dal premier o da persone a lui vicine?
«Mai. Anzi, sono stata io una volta a fargli un regalo. Una bel­la sciarpa blu di cachemire, in prossimità del suo complean­no, nel 2008. In Umbria lui l’ave­va al collo, mi ha fatto piacere».

Crede che la sua amicizia con il premier l’abbia agevola­ta nel lavoro?
«È un problema di chi lo pen­sa. Qualora poi il presidente mi abbia aiutata non posso che es­sergli grata».

Ha ascoltato le intercetta­zioni del premier con le escort?
«No, non mi interessano. Il mio giudizio su di lui non è cambiato di una virgola: è un uomo vincente, geniale».

Lo ha mai chiamato Papi?
«Mai. Lo chiamo presidente. Magari ogni tanto mi scappa Sil­vio, ma dopo due anni di amici­zia è normale».

Elvira Serra
corriere della sera 27 luglio 2009

giovedì 23 luglio 2009

Frattini: «D'Addario pagata da giornali» La replica: «Risponderò per vie legali»

IL MINISTRO DEGLI ESTERI IN UN'INTERVISTA ALLA BBC

Il titolare della Farnesina: «I giornalisti le hanno dato soldi per fare dichiarazioni false contro Berlusconi»

- Botta e risposta tra il ministro degli Esteri, Franco Frattini, e Patrizia D'Addario dopo un'intervista rilasciata alla Bbc dal titolare della Farnesina.
FRATTINI - Dopo che mercoledì Berlusconi stesso aveva detto di «non essere un santo», scende in campo Frattini che afferma che le accuse sessuali nei confronti del premier «non sono assolutamente vere», aggiungendo che ci sono «giornalisti che hanno pagato questa escort, questa prostituta, per fare queste pubbliche dichiarazioni contro il primo ministro. Pagare qualcuno per fare false dichiarazioni rappresenta un comportamento immorale».

D'ADDARIO - «Negli ultimi giorni sono apparse sulla stampa dichiarazioni pubbliche e ricostruzioni giornalistiche calunniose nei miei confronti. Risponderò a ognuna di esse attraverso azioni legali», ha replicato Patrizia D'Addario in una nota diffusa dal suo legale, l'avvocato Maria Pia Vigilante. «Desidero smentire in particolare l'affermazione di un giornalista del quotidiano Il Riformista, secondo cui avrei fatto ascoltare a 'giornalisti selezionati' i nastri da me depositati presso la procura della Repubblica di Bari. La circostanza è falsa. Apprendo infine che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, afferma che alcune escort sono state pagate da giornalisti per 'rivolgere accuse false a Silvio Berlusconi'. Se si riferisce a me torno a smentire fermamente questa circostanza, invitando il ministro degli Esteri a provare queste sue affermazioni, o in mancanza di prove, ad astenersene».


corriere della sera 23 luglio 2009

domenica 19 luglio 2009

BERLUSCONI: IL PREZIOSO REGALO A OBAMA

Da Berlusconi a Obama, un dono unico dal design italiano



Regalato al Presidente americano un tavolo di cristallo di Gallovich raffigurante la bandiera statunitense. Farà parte dell’arredo della Casa Bianca


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Il tavolo



(mi-lorenteggio.com) Milano, 19 luglio 2009 - Il Presidente Obama avrà un motivo in più per ricordarsi, in modo particolare, del G8 de L’Aquila, ma anche del design italiano.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, infatti, gli ha fatto un dono davvero speciale: un prezioso TAVOLO, realizzato interamente in CRISTALLO ed in unico esemplare, raffigurante la bandiera americana.

Il pezzo, che farà bella mostra di sé alla Casa Bianca, era stato collocato nella Sala Meeting dell’appartamento privato del Presidente Obama durante il suo soggiorno al Vertice.

Il tavolo, ideato e progettato dal giovane designer Guido Gallvovich, rappresenta una scrivania ottenuta dalla stratificazione di tre distinte lastre di cristallo temperato, in ciascuna delle quali è inserito uno dei tre colori della bandiera statunitense. La lavorazione conferisce all’immagine un suggestivo effetto tridimensionale ed è arricchita dal nome del Presidente USA inciso con polvere d’oro.

L’opera di Gallovich, oltre ad essere una concreta dimostrazione della creatività e straordinaria perizia nella lavorazione dei materiali, che contraddistinguono il MADE IN ITALY nel mondo, è anche una testimonianza dell’industria italiana dell’arredo e dell’appuntamento fieristico clou, che ogni anno riunisce a Fiera Milano architetti, designer, aziende e studenti di tutto il mondo: il Salone Internazionale del Mobile.

Il tavolo donato al Presidente Obama, infatti, si ispira alla collezione FLAG TABLE, presentata da Gallovich al Salone dello scorso aprile.
In onore dell’evento, i FLAG TABLES mod. USA, saranno prodotti in una serie limitata di soli 10 pezzi, alcuni dei quali verranno battuti all’asta sia in Italia che negli States e il ricavato andrà a beneficio della popolazione de L’Aquila.



Redazione fonte

giovedì 16 luglio 2009

SICUREZZA, LETTERA NAPOLITANO:TESTO INTEGRALE

TESTO INTEGRALE DELLA LETTERA DI NAPOLITANO

Sicurezza, Napolitano promulga la legge. Dubbi su ronde e clandestini

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha promulgato la legge sulla sicurezza. Nel promulgarla, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sottolinea tuttavia che «suscita perplessità e preoccupazioni l'insieme del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta ad un attento esame contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità».

Palazzo Chigi esprime "soddisfazione e apprezzamento per la promulgazione" e in un comunicato sottolinea che "le considerazioni del capo dello Stato saranno valutate attentamente" e che "si terrà conto delle notazioni e dei suggerimenti" di Napolitano "già a partire dalla prima applicazione della legge".

Non erano un mistero le forti riserve di Giorgio Napolitano sul pacchetto sicurezza. Erano note, fin dalla sua gestazione. Riguardavano lo spirito e in particolare le 'rondè e il reato di immigrazione clandestina, e anche l'accozzaglia di provvedimenti, e poi i maxi-emendamenti approvati con il voto di fiducia. Ma alla fine il capo dello Stato ha deciso di promulgare la legge. Lo ha fatto per non ritardare l'applicazione delle nuove norme antimafia, che giudica positivamente.

Ma con una lettera al governo e ai presidenti delle Camere ha espresso motivi di «perplessità e di preoccupazione» sulle altre parti, segnalando incongruenze e sollecitando numerosi correttivi. Il governo si è rallegrato per la promulgazione e ha promesso che terrà conto delle osservazioni di Napolitano. Prima di essere sottoposto alla firma del capo dello Stato, il provvedimento è stato passati ai raggi x dagli uffici del Quirinale.

Nella sua lettera, Napolitano dà conto del risultato del puntiglioso esame, fa una impressionante elencazione delle incoerenze introdotte nella legislazione penale, chiede che si interrompa la prassi dei «provvedimenti eterogenei» e un modo di legiferare «frutto di un clima di concitazione e di vera e propria congestione» che «mette in giuoco la qualità e la sostenibilità del nostro modo di legiferare», che si tenga conto delle osservazioni tecnico-giuridiche degli esperti e del Comitato per la legislazione che pur esiste alla Camera e 'le cui stringenti osservazioni sono cadute nel vuoto«. Sono parole pesanti ma ben soppesate quelle di Napolitano che contesta, in generale, »la disomogeneità e la estemporaneità di numerose previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo«, che hanno contraddetto il principio per cui in materia penale solo in casi eccezionali si corregge una legge »dopo brevissimo tempo«, che hanno prodotto norme difficili da capire per i cittadini e per chi deve applicarle.

"Auspico una rinnovata riflessione", dice Napolitano, per »superare futuri o già evidenziati equivoci interpretativi e problemi applicativi". Il primo di questi problemi, dice, riguarda il reato di immigrazione clandestina che »apre la strada a effetti difficilmente prevedibili« mettendo fuorilegge in modo inequivocabile, subito tutti gli extracomunitari senza permesso di soggiorno, (comprese le centinaia di migliaia di badanti) e senza prevedere alcun »giustificato motivo«, come chiede di
fare la Corte Costituzionale. Inoltre non funziona la competenza affidata al giudice di pace, e la nuova normativa di espulsione produce l'effetto »contraddittorio e paradossale« che chi sia stato espulso se rientra incorrerà solo in una multa. Altri pasticci riguardano il bilanciamento di attenuanti e aggravanti nei processi penali, il reato di oltraggio.

Sulle 'rondè Napolitano ricorda che sono stati fissati limiti molto rigorosi e chiede al ministro dell'Interno di emanare con urgenza un severo decreto regolatore per »ridurre al minimo allarmi e tensioni e anche aggravio per gli uffici giudiziari, e anche per impedire che il tanto decantato spray al peperoncino, che è stato legalizzato, «favorisca la delinquenza di strada» diventando un'arma non contestabile. Non tocca a me pronunciarmi o intervenire sull'indirizzo politico nè sui contenuti delle leggi, conclude Napolitano, ma «il presidente della Repubblica non può restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti specie sul piano giuridico. Di qui le preoccupazioni e sollecitazioni contenute nella presente lettera, e rivolte all'attenzione di questo governo nello stesso spirito in cui mi sono rivolto, dinanzi a distorsioni nel modo di legiferare, ad esempio, in materia di bilancio dello Stato, al precedente governo, e nello stesso spirito in cui auspico ne tengano conto tutte le forze politiche che si candidino a governare il paese».

Duro il commento di Antonio Di Pietro, leader idv, che dal Transatlantico lancia l'ennesimo attacco al Quirinale, innescando una nuova lite col Pd: "Il presidente Napolitano doveva rinviare la legge sulla sicurezza alle Camere, anzichè esprimere lamenti che sono solo grida al vento". Di Pietro ha coninuato: "Esprimo profondo dolore per questa continua titubanza del presidente della repubblica nel prendere in mano la situazione e soprattutto nell'affrontare i compiti che la costituzione gli impone. Se è vero come è vero che Napolitano aveva dei dubbi sulla coerenza costituzionale delle norme sulla sicurezza, il suo compito era quello di rinviare il testo alla Camera. il suo lamento dopo aver firmato il provvedimento è come un grido al vento, che ammanta di ipocrisia la scelta compiuta su una legge che meritava di essere espulsa dall'ordinamento".

Le parole di Di Pietro, in linea con il crescendo di attacchi che il leader dell'Idv ha rivolto al Quirinale, provocano la reazione del Pd, che considera l'uscita dell'ex pm un'esercitazione di irresponsabile demagogia. «Ormai è una costante ma non per questo è meno grave - attacca Vannino Chiti, vicepresidente del Senato - l'on. Di Pietro è solito fare opposizione politica, attaccando il Presidente della Repubblica. Giorgio Napolitano rappresenta, in un momento di crisi e di distacco dei cittadini dalla politica, un punto di riferimento serio, solido e autorevole». «Vorrei poter dire che l'on. Di Pietro non conosce la Costituzione, ma non è cosi: semplicemente pratica una facile e irresponsabile azione di demagogia -conclude- Picconare le istituzione non è mai servito a migliorarle nè a rafforzare la democrazia».

"Le parole del presidente della Repubblica sul disegno di legge sulla sicurezza confermano le preoccupazioni che noi avevamo per lungo tempo espresso nel corso del dibattito parlamentare e avremmo voluto che fossero ascoltate e valutate con più attenzione da parte del governo e della maggioranza. Si è invece proceduto a colpi di fiducia, anche per tacitare riserve e dissensi presenti all'interno della maggioranza". Lo affermano gli esponenti del Pd Lanfranco Tenaglia e Marco Minniti. "Questa iniziativa forte del presidente della Repubblica non può e non deve essere ignorata dal presidente del Consiglio e del governo. La via maestra è che il governo assuma l'iniziativa di tornare in Parlamento per affrontare e risolvere la questione aperta dal presidente della Repubblica. Per quanto ci riguarda, se il governo seguirà questa strada, non mancherà la nostra attenzione e la nostra cooperazione. Nel caso contrario saremo noi a presentare appositi disegni di legge in Parlamento".

Guglielmo Epifani, intanto, parlando ai 1200 delegati all'assemblea programmatica di Chianciano, ha annunciato che "la Cgilmetterà in atto tutti gli strumenti tesi a una sua correzione e a impedirne gli effetti più nefasti» e lo farà in primo luogo «interpellando la corte costituzionale e la corte di giustizia europea», soprattutto nella parte che riguarda gli immigrati. Tutto a posto, invece, per la maggioranza. "Il presidente Napolitano ha scelto di promulgare il ddl sicurezza, dunque ha ritenuto prevalenti le ragioni a favore della promulgazione rispetto alle perplessità", ha detto il ministro Alfano, mentre il capogruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, dice: "Salutiamo con grande favore l'entrata in vigore delle salutari e coerenti norme contenute nel pacchetto sicurezza. Terremo in considerazione talune osservazioni avanzate in proposito, ma a nostro avviso non mutano la realtà: il provvedimento è pienamente conforme in tutte le sue parti all'ordinamento ed ai principi della Costituzione".15 luglio 2009 l'Unità

mercoledì 15 luglio 2009

"IL PESCE ROSSO NON ABITA PIU' QUI": DUE MINISTRI, UN AMANTE, UN ALTRO SCANDALO?

Due ministri e un'amante: un altro sexy scandalo nel governo Berlusconi?

Un editoriale "infuriato" del Giornale. Bondi e Brambilla nel libro scandalo?

Un libro di duecento pagine, uscito di nascosto a giugno per le Edizioni La Fenice di Roma è al centro di un nuovo sexy scandalo che gira intorno al governo Berlusconi. Il libro s'intitola "Il pesce rosso non abita più qui" «perché la politica è un grande acquario in cui il pesce grande mangia quello piccolo». E «Salvo era un pesciolino rosso allora, riflettei». L'autrice si chiama Maria Gabriella Genisi (foto). Abita a Bari, ha già pubblicato due libri per una casa pugliese (Manni) e ha poco più di quarant'anni.
Il suo lavoro si può considerare la prima guida erotico-sentimentale al berlusconismo post-Noemi e post-Patrizia perché racconta la storia d'amore vera, verissima, condita con tanti dettagli intimi, tra la protagonista che fa la cassiera di un supermercato e un esponente dell'attuale governo del Cavaliere.Non lo scrive né Fabrizio D'Esposito per Il Riformista, che ha lanciato per primo la storia, né Dagospia, che l'ha ripresa ieri, ma i due personaggi più importanti sembrano fatti apposta per avere un nome e un cognome che identifica due ministri in carica del governo berlusconi. Salvo Toscani è, infatti, uno pseudonimo che rimanda quasi immediatamente a Sandro Bondi. Il ministro della Cultura ha, infatti, il nome con la stessa iniziale e sono ben note le sue origini toscane. E la "Testarossa" che sconvolge, a un certo punto, il tran tran della vita di partito somiglia moltissimo alla rampantissima (e ora solo rampamnte) neo-ministra del Turismo, Maria Vittoria Brambilla, che non c'entra nulla con la vicenda sentimental-sessuale, ma lascia nello sgomento il protagonista, che la vede come un'insospettabile concorrente al primo posto nel cuore di Berlusconi (e del partito).
La storia, poi, è decisamente "prude" e adatta, quindi, ai tempi. Ma saranno davvero loro i personaggi chiamati in causa? Pubblichiamo, comunque, uno stralcio del libro di Maria Gabriella Genisi, rimandandovi al testo di D'Esposito sul Riformista, ripreso da Dagospia, per la versione integrale della vicenda.
Naturalmente è tutto da dimostrare che la storia sia vera e che il ministro di cui parla la Genisi sia davvero l'attuale titolare della Cultura e triumviro del Pdl. La stessa autrice si è barricata dietro pseudonimi che alludono molto, ma confermano poco.
Ma il fatto che appaia verosimile la dice lunga sull'aria che tira, di questi tempi, a Palazzo Chigi e dintorni.

Lo stralcio da "Il pesce rosso non abita più qui"


«Testarossa» viene addirittura indicata come probabile «erede naturale» del Cavaliere. Il partito è «sotto shock». Toscani tenta il suicidio: «È una follia Cleo, un'ingiustizia enorme, credimi: e pensare che quella puttana gliel'ho presentata io addirittura». Cleo lo salva. Ed è qui che Genisi tratteggia forse la più straordinaria definizione psicologica del berlusconismo.
È Salvo che parla, devastato dall'avvento di «Marina Rossi», che peraltro è da poco sua collega di governo: «All'inizio sei come un bambino che segue il pifferaio magico. Ci sono centinaia di bambini che seguono il pifferaio. La musica li incanta e non sanno dove vanno.
Io invece l'ho capito: lui li porta via dalla realtà, come fa con noi. Noi tutti siamo suoi burattini, gli serviamo solo per giocare; siamo i descamisados a cui regalare un momento di gloria. Poi il gioco continua e sulla giostra sale altra gente: ne ha un assoluto bisogno, nuovo sangue per il vampiro, e a noi ci butta via come zavorra». Vale per il partito, per le liste, per le feste nelle residenze private del pifferaio.
Quando Cleo ha il suo momento di celebrità per un articoletto sulla cassiera-ragazza madre che si è laureata, viene contattata da un collega di partito di Salvo per un posto sicuro in lista. Ma è proprio Toscani che si oppone. Lui nega, poi la molla con una mail. Lei sta malissimo. Scopre che sta da tempo con un'altra.
Questa sì fatta arrivare in Parlamento: «Ho capito chi sei: un uomo squallido che nasconde dietro a una gentilezza untuosa soltanto menzogne, e adesso comprendo anche come andò realmente la storia scandalosa della mia candidatura. Come potevi avallare la mia candidatura, quando ne avevi già un'altra in lista? Solo che a me non la stavi proponendo tu, me l'avevano offerta, e tu l'hai semplicemente bocciata. Sei un verme Salvo e mi fai schifo».
Nelle trattative per le liste, le sedi di partito sono «luoghi di meretricio frequentati da stelle e stelline con book fotografico d'ordinanza». Anche nella realtà, il ministro convive con una deputata del Pdl. È notizia di queste settimane. Cleo elabora il lutto. Ripensa a Salvo che le rivela un sogno: «C'era un'altra donna con te, bionda, e facevate l'amore. Io vi guardavo, eravate meravigliose insieme».
E ancora: «In un anno e mezzo di rapporti sessuali Salvo aveva raggiunto l'orgasmo sempre e soltanto masturbandosi». Lui si rifà vivo dopo un anno. Ma Cleo è ormai lucida e libera: «Nei miei ricordi rimaneva soltanto un lombrico molliccio dall'incarnato straordinariamente pallido». E l'ex pesciolino rosso è diventato un'anatra. La citazione è di Leonardo Sciascia: «E infine i quaquaraquà che dovrebbero vivere come anatre nelle pozzanghere».

L'editoriale de "Il Giornale"

La questione non è più confinata, comunque, nel gossip, tanto che Mario Giordano, direttore de "Il Giornale" (edito da Paolo Berlusconi, fratello del presidente del Consiglio in carica), le dedica addirittura un editoriale.
Giordano ammette che ieri "per tutto il giorno non si è parlato d'altro" e che la frase "succhiami i capezzoli, Cleo" è stata il tormentone che ha accompagnato tutta la giornata politica.
Giordano stigmatizza, poi, il ruolo dei "giornali morbosi", prima di tutti Repubblica, perché "se si è precipitati a questo livello il merito è proprio di Repubblica. Quando si intraprendono certe strade - scrive Giordano - non si sa mai dove si arriva".
E poi aggiunge che è disdicevole "mettere alla berlina un ministro, salvo poi dire a sera, con un comunicato Ansa, che è 'tutta invenzione letteraria' perché 'la scrittrice non ha mai pensato di fare riferimento a personaggi politici reali'".
Anche perché - sempre secondo il direttore de Il Giornale - Maria Gabriella Genisi "il personaggio politico reale lo descrive per filo e per segno... A momenti gli pubblica pure il codice fiscale per farlo riconoscere".

Il disappunto del Vaticano

Ora noi non sappiamo se "il personaggio politico reale" di cui tutti parlano senza fare il nome, è proprio il ministro della Cultura in carica, nonché un membro importante della "triade" che governa il Pdl. Quello che è certo è che il ministro Bondi si è separato abbastanza di recente dalla moglie per intrecciare una "love story" con una parlamentare del partito di Berlusconi.
E anche qui nulla di male. Di separazioni coniugali, precedute o seguite da love story, è pieno il mondo. Salvo un dettaglio: che proprio Bondi fu uno dei ministri in prima fila nell'ultimo Family day e proprio questo "tradimento" sarebbe stato sottolineato ultimamente con disappunto dal Vaticano, che - a quanto pare - non ha da ridire solo sugli "stili di vita" di Berlusconi.


FONTE: 15/07/09

MASTELLA PROTESTA PER LA DIARIA: "290 EURO, UNA MISERIA"

Per la prima volta a Strasburgo gli stipendi sono uguali per tutti
L'eurodeputato del Pdl: "Questi non sanno quanto si prende a Montecitorio"


dal nostro inviato MARCO MAROZZI

"Una miseria questi 290 euro" Mastella protesta per la diaria


STRASBURGO - "Una diaria di 290 euro! 'Sta miseria. Non ci si sta dentro. Questi non sanno cosa si prende al Parlamento italiano". Clemente Mastella esterna il suo disappunto per le nuove "durezze" a cui sono sottoposti i 736 eurodeputati. "Si prende meno che in Italia". Lo urla in ascensore, sventolando furioso le carte che via via gli porgono i suoi assistenti. Studia i chilometraggi. Chiede a Cristiana Muscardini, storica eurodeputata di An, ora nel Pdl assieme all'ex ministro di Prodi, come funzionino le firme-presenze per essere pagati.

Per albergo e vitto la Ue paga ai deputati 295 euro al giorno. Più una correzione legata alla durata del viaggio e alla distanza fra casa e aeroporto (tre euro al chilometro). Fino a questa legislatura gli euro erano 250: l'aumento è legato alla nuova normativa scattata all'Europarlamento. Da quest'anno tutti i deputati guadagnano uguale: 7.666,31 lordi al mese, indicizzati sull'inflazione. Al netto, sono 5.700 euro. Con pensione dopo cinque anni, finito il mandato. Finora invece gli stipendi erano equiparati a quelli dei parlamentari nazionali: gli italiani erano i Paperoni e adesso prendono meno; ma per lituani, bulgari, e molti altri è una pacchia.

Nel conto, poi, ci sono 4.402 euro al mese per spese generali: vere o no, non si deve dimostrare nulla. Solo essere presenti in aula almeno sette volte all'anno. Altri 17.570 euro mensili, invece, sono per l'indennità di segreteria: stipendi e spese degli assistenti scelti dal deputato. Finora anche questa cifra era intascata senza ricevute, magari per collaboratori condivisi fra deputati.

I biglietti aerei per la prima volta non sono rimborsati a forfait: i rimborsi di business class per biglietti low cost o per viaggi di gruppo in auto erano prassi diffusa. Così ora è obbligatoria la ricevuta. Idem per la benzina: 0,49 euro al km. Infine, 4.148 euro sono destinati a viaggi fuori dai rispettivi Stati e 149 euro al giorno, hotel escluso, per missioni extra-Ue. Finisce così l'escamotage di incassare 1.500 euro in nero a settimana per i viaggi aerei che i deputati compiono per le tre settimane mensili di sedute a Bruxelles o Strasburgo. Alcuni, peraltro, si facevano vedere all'Europarlamento anche la quarta settimana, quella destinata al collegio di casa. Altri 1.500 euro.

(LA REPUBBLICA 15 luglio 2009)


BOSSI:IL FIGLIO PASSA LA MATURITA' PER UN PELO E LUI ESULTA

Bossi annuncia: «Mio figlio ce l'ha fatta, questa volta ha passato la maturità»

MILANO (11 luglio) - «Oggi sono particolarmente in forma»: lo ha detto Umberto Bossi arrivando alla festa della Lega a Paderno Dugnano. E alla domanda sul motivo ha risposto che «mio figlio ha passato la maturità». Renzo Bossi era già stato bocciato all'esame, in passato. Il segretario della Lega ha spiegato che questa volta ha preso 69/100.
Alla gente venuta ad ascoltarlo a Paderno Dugnano, Umberto Bossi ha detto che quest'anno andrà «al mare perché - ha aggiunto - mio figlio ha dato la maturità. Meno male l'ha passata. Questa volta è andata bene». «Mi è venuto su il morale - ha aggiunto - anche se sono stanco per la campagna elettorale».

lunedì 13 luglio 2009

PD, GRILLO SI CANDIDA: CORRO PER ALTERNATIVA AL NULLA


ROMA - Non si era ancora ripreso dalla bufera, provocata dall'arresto di Luca Bianchini e dall'affondo di Ignazio Marino sulla questione morale, che il Pd si ritrova a fare i conti con il 'ciclone' Grillo. Il comico genovese annuncia, sul suo blog, la sua corsa alla leadership del partito per "rifondare il partito, per offrire un'alternativa al Nulla". Una sfida che parte con un attacco al vetriolo al Pd e che prende in contropiede i candidati, già impegnati in una battaglia aspra.

Non sembra una provocazione ma una "cosa serissima" quella del comico genovese, già sceso nell'arena politica con le sue liste civiche ma in realtà politicamente più vicino alle posizioni di Antonio Di Pietro che a quelle del Pd. "Dalla morte di Enrico Berlinguer nella sinistra c'é il Vuoto. Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Io mi candido", è l'annuncio che dal blog del comico è rimbalzato in poche ore su Facebook, il social network nel quale Grillo confida per parlare "ai giovani del Pd".

E rilanciare le proposte di sempre, a partire dal limite di due legislature per i parlamentari "perché se ne devono andare quelli che con lo psiconano hanno disintegrato l'Italia, cioé D'Alema, Rutelli, eccetera". L'annuncio spiazza il Pd, ancora stordito dalla polemica durissima aperta da Ignazio Marino, il chirurgo sceso in campo per rompere gli schemi. L'area Organizzazione, in una nota, evidenzia che per candidarsi bisogna essere iscritti e "in regola con i requisiti d'iscrizione: riconoscersi nel Manifesto dei Valori, nel Codice etico e nello Statuto del Pd". Non ne fa una questione di requisiti formali, invece, il coordinatore organizzativo della mozione Bersani, Gianni Pittella: "Se al Pd servisse un commissario liquidatore, Grillo sarebbe un ottimo candidato. Ma ci serve altro".

Mentre Giorgio Merlo chiede ironicamente di sapere se "i suoi comizi saranno gratuiti o a pagamento". L'unico a dare il benvenuto al comico è il candidato blogger Mario Adinolfi che fa un appello "ai burocrati del Pd affinché non ne impediscano la candidatura". Dal canto suo, Grillo sembra essersi già organizzato per superare la gimkana di regole congressuali: afferma di aver raccolto quasi tutte le 2000 firme necessarie per la candidatura e di essere pronto a iscriversi. E, liquidando tutti i candidati, vede un'alleata solo in Debora Serracchiani, l'eurodeputata salita alla ribalta nel Pd proprio grazie a blog e social network e ora impegnata a sostenere Dario Franceschini nella corsa congressuale. Ed è proprio Antonio Di Pietro a mettere in guardia Grillo: "La sua candidatura è una bella notizia, peccato che con una scusa o un'altra sarà respinta perché non si deve disturbare il manovratore".

AFFARI ITALIANI 13 LUGLIO 2009

venerdì 10 luglio 2009

G8: Carla Bruni visita le macerie aquilane e si commuove

«È terribile!». Accompagnata da vigili del fuoco e Protezione civile nel suo giro tra le macerie del centro storico aquilano, Carla Bruni Sarkozy commenta così, in italiano, anche se la stampa che la accompagna è quasi tutta francese, la vista dei danni provocati dal terremoto.

Poi la premiere dame annuncia che la Francia contribuirà al restauro della Chiesa di santa Maria del suffragio, detta delle Anime sante, pagando la metà del costo totale dei lavori. «Desideravo da tempo venire qui all'Aquila, in particolare per motivi umani».

la stampa Galleria 10 luglio 2009

giovedì 9 luglio 2009

E' LEGGE, TORNA IL NUCLEARE.A FAVORE ANCHE UDC


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Roma - L'Aula del Senato ha approvato con 154 si', 1 no, 1 astenuto in via definitiva il ddl sviluppo. A favore il voto del Pdl, Lega Nord ed Udc. Contro Pd ed Idv che non hanno votato nel tentativo di far mancare il numero legale. Nucleare e non solo ma anche class action, contributi all'editoria, lotta alla contraffazione. Il ddl sviluppo dopo quattro letture in Parlamento diventa legge con il si' definitivo del Senato. Queste le misure contenute.


NUCLEARE: Il governo avra' la delega per decidere quali tecnologie scegliere, i criteri per l'individuazione dei siti delle future centrali e le compensazioni alle popolazioni che ospiteranno sul loro territorio gli impianti.

AGENZIA PER LA SICUREZZA NUCLEARE: Sara' costituita l'Agenzia per la sicurezza nucleare. Dovra' dettare le regole tecniche, controllare e autorizzare tutto il ciclo, compreso lo smaltimento delle scorie.

GAS: Eliminata la proroga dei tetti antitrust alla vendita di gas dal 2010 al 2015. Resta il tetto del 61% fino a tutto il prossimo anno.

PETROLIO: Aumentate le royalties dal 7 al 10%, a partire dal primo gennaio 2009, sull'estrazione di idrocarburi in Italia. I maggiori introiti saranno finalizzati alla riduzione del prezzo dei carburanti nelle regioni interessate. Previste anche norme autorizzative piu' snelle per i giacimenti italiani, compresa l'area dell'Alto Adriatico. Confermato l'obbligo per i gestori delle stazioni di servizio che riforniscono gli autotrasportatori di comunicare i prezzi dei carburanti al Mse.

EDITORIA E ROBIN TAX: L'addizionale Ires sulle compagnie petrolifere aumenta dal 5,5 al 6,5% e 1e risorse saranno destinate per coprire il ripristino del fondo per l'editoria con 140 milioni divisi nel biennio 2009-2010.

CLASS ACTION: Introdotta una nuova disciplina che varra' solo dal momento dell'entrata in vigore della legge. Nessuna possibilita' dunque per i risparmiatori coinvolti nei crac finanziari degli ultimi anni di ricorrere all'azione risarcitoria collettiva, poiche' e' stata esclusa la retroattivita'. L'entrata in vigore della prima normativa in materia, targata governo Prodi, e' stata fatta slittare continuamente in attesa del via libera definitivo del ddl sviluppo. Il decreto legge varato dall'esecutivo la settimana scorsa ne sposta ulteriormente l'applicazione al primo gennaio 2010.

CONTRAFFAZIONE: Sara' sanzionato (sia pecuniariamente con una multa massima di 50mila euro e una pena fino a 6 mesi di carcere)chi trae profitto dalla violazione delle norme sul diritto d'autore.

ASSICURAZIONI POLIENNALI: Sono in arrivo polizze poliennali per l'Rca auto. In cambio di uno sconto, l'assicurato dovra' restare fedele alla compagnia per 5 anni o paghera' una penalita'.

FERROVIE PRIVATE: Le licenze per il servizio ferroviario passeggeri saranno rilasciate solo a imprese italiane o con sede in un Paese legato da vincolo di reciprocita'.

RETI D'IMPRESA: Le imprese che si metteranno in rete potranno godere delle stesse agevolazioni dei distretti industriali.

IN PENSIONE VECCHIE LAMPADINE E FRIGORIFERI: Grazie a due emendamenti del Pd, spariranno progressivamente dal mercato le lampadine a incandescenza e i frigoriferi di classe inferiore alla A.

mercoledì 8 luglio 2009

Brunetta e il "sesso elegante"


Il sesso alla Brunetta. “Ritmo e eleganza”
8 luglio 2009


«Le donne sono una delle cose più belle della vita. A me piacciono eleganti, intelligenti, non dominatrici e concorrenti, accetto la sfida alla pari. Credo nella passione, è sintesi tra emozioni, cuore e testa. Per imparare ad amare bene può volerci una vita. Così anche per il sesso. Difficile essere bravi… eh… con il tempo, forse. Ci si arriva o con l’intesa o con il sentimento, ma non sempre. Io non sono così ipocrita, il sesso ha anche una sua dimensione autonoma rispetto all’amore», a dirlo è proprio il non-bellissimo ministro della Funzione Pubblica, Renato Brunetta in un’intervista ad Antonella Boralevi , che andrà in onda oggi alle 23.30 su La7 nel nuovo programma “Capitani Coraggiosi, viaggio intorno alle inquietudini degli uomini d’oggi”. «Sì, le donne mi corteggiano molto ora che sono ministro, ma anche prima», ammette il ministro. Il sesso? Dice di essere migliorato: «Se penso a come ero io, mamma mia, imbranato come tutti, penso», ma ora dice: «ho raggiunto ritmo e eleganza». Brunetta racconta nell’intervista di quando ha conosciuto la fidanzata Titti: «In un vivaio tra piante e fiori, le ho detto buongiorno, lei prendeva delle piante e anche io cercavo delle piante, poi le abbiamo portate a casa mia». E confessa: «Mi vorrei sposare e vorrei un figlio. In astratto penso che sarei un padre palloso, insopportabile, ma forse con un bambino tuo poi diventi bravo».

fonte

G8:I GRANDI GIUNTI A ROMA, PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Arte, leccornie e una borsa griffata:
in Campidoglio arrivano le First lady


ROMA (8 luglio) - Il regalo pronto per le first lady e scelto dalla moglie del sindaco guarda alle creazioni di una griffe rigorosamente italiana che utilizza materiale riciclato. Si tratta di una borsa di alta moda che sarà data a tutte le invitate del pranzo di oggi alle 13.30, a Terrazza Caffarelli.

Alcune delle first lady - in particolare le mogli del presidente del Messico, Calderon, del presidente del Sudafrica Zuma (una, visto che è poligamo), del primo ministro indiano, Singh e del primo ministro svedese Reinfeldt, del primo ministro inglese Brown - arriveranno direttamente dal Vaticano, subito dopo l’incontro con papa Benedetto XVI. A quest’udienza si sono aggiunte, rispetto al programma iniziale, anche le mogli del presidente di un istituto della Fao e della Commissione dell’Unione africana (ospiti anche loro del pranzo). Michelle Obama, invece, forse la più attesa di tutte visto che Carla Bruni in Sarkozy non si fermerà a Roma, non andrà in Vaticano (ci andrà venerdì insieme al marito Barack).

Altra invitata a Terrazza Caffarelli, la moglie del premier giapponese Taro Aso (che già ieri ha incontrato il papa). Il premier Silvio Berlusconi ha deciso che a rappresentare il Governo, durante il pranzo, saranno le ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna.

In realtà, in un Campidoglio sotto assedio, in cui nessuno potrà salire e con i Musei Capitolini e il Foro Romano chiusi, il primo ad accogliere le first lady sarà il sindaco Gianni Alemanno, che offrirà un aperitivo alle signore ed alcuni stuzzichini (compresa la coda alla vaccinara tanto per dare spazio ai sapori di Roma) preparati da Heinz Beck, che tutte le guide indicano come il migliore degli chef della Capitale. Il vino scelto per il primo brindisi è lo spumante Franciacorta Berlucchi. Poi, a tavola confermato il menu già noto da alcuni giorni (con la variante vegetariana per la first lady indiana): medaglioni di astice con purea di melanzane, pomodori e olio di basilico, fagottelli alla carbonara, triglia croccante su erbe spontanee e filetto di vitella con carciofi in pastella. Fra i dessert, anche il tiramisu. La scelta dei vini, oltre alle bevande analcoliche, sarà italiana: un bianco del Veneto di Anselmi ed un rosso Brunello di Montalcino.

Per tutte le lady, terminato il pranzo - da programma dovrebbe durare una cinquantina di minuti - ci sarà la visita dei Musei Capitolini e anche uno sguardo dall’alto al Foro Romano. Nel pomeriggio è attesa anche la folta delegazione della first lady cinese che visiterà autonomamente i Fori e i Musei Capitolini. Un capitolo a parte merita la giornata della moglie del presidente statunitense, Michelle Obama.
Torniamo indietro, prima di tutto, a inizio giornata, all’arrivo della famiglia Obama: l’Air Force One volerà da Mosca e atterrerà a Pratica di Mare. Di lì lo spostamento, in elicottero verso il centro, con una breve sosta all’Hotel Excelsior. Poi, le strade di Obama e Michelle si divideranno perché Barack andrà prima in Quirinale, poi in Abruzzo. Michelle probabilmente risiederà a Villa Taverna, con conseguente isolamento dell’area ai Parioli.

Nel pomeriggio - ma in questi casi ovviamente il programma è sempre molto riservato e soprattutto soggetto a cambiamenti - potrebbe anche chiedere di visitare il Colosseo e il Pantheon (e anche in questo caso scontato l’isolamento dell’area, a partire dall’allontanamento di tutti gli ambulanti abusivi per i quali sono stati mobilitati già i vigili urbani del Primo gruppo). Fra le ipotesi, anche quella che Michelle Obama decida di fare shopping in centro storico, un’eventualità però che metterebbe in ansia gli uomini dei servizi della sicurezza americani.
M. Ev.
il Messaggero 8 luglio 2009

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

ROMA (8 luglio) - L’Air Force One atterrerà all’aeroporto militare
di Pratica di Mare, poi la delegazione si sposterà all’Hotel Excelsior: sarà chiusa al traffico via Boncompagni, isolata anche Villa Taverna
Ore 12 udienza dal Papa

Misure di sicurezza attorno al Vaticano: un folto
gruppo di first lady, compresa la moglie del premier britannico, è attesa a San Pietro per essere ricevuta da papa Benedetto XVI

Ore 13,30 Campidoglio
Traffico a rischio paralisi in piazza Venezia: le first lady, compresa Michelle Obama, si spostano in Campidoglio per partecipare al pranzo offerto dal Comune di Rom


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