domenica 28 febbraio 2010

ESCLUSIONE LISTE PDL: IL PANINO MALEDETTO

n181823630021_5477.jpg (200×162)

LISTE PDL: IN RITARDO PER UN PANINO. LA VERITA' IN UN VIDEO DI REPUBBLICA.IT

Politica
| 28/02/2010 | ore 18.16 »

Roma, 28 feb. (Adnkronos) - Tutto per un panino. Sarebbe questo il motivo del ritardo nelle consegna delle liste che ha portato l'esclusione del Pdl a Roma e provincia. Almeno stando alle spiegazione del delegato Pdl, Alfredo Milioni, in un video girato ieri mattina in Tribunale e pubblicato da 'Repubblica.it'.

Da cinquanta minuti e' scaduto il termine per la presentazioni delle liste. In piena contestazione per il ritardo con cui Alfredo Milioni tenta di consegnare la documentazione, lo stesso delegato, si legge su 'Repubblica.it, spiega non senza contraddizioni come sono andate le cose. Incalzato dalle domande, dice che e' uscito una prima volta per prendere i lucidi dei simboli che aveva dimenticato, e poi una seconda volta portando con se' le accettazioni. "Ne ho approfittato per mangiare qualcosa e sono tornato in tutta tranquillita'", dice Milioni nel filmato.

REGIONALI, LISTE IN RITARDO: RESPINTO RICORSO PDL

ELEZIONI REGIONALI NEL LAZIO

Respinto il ricorso del Pdl
sulla presentazione delle liste

L'esclusione dovuta al ritardo nella presentazione
della lista del Pdl: il termine scadeva sabato alle 12

ROMA - La Corte d'Appello di Roma ha respinto l'istanza sull'ammissione delle liste in corsa per le elezioni regionali del Lazio del 28 e 29 marzo. Scadeva ieri alle 12 il termine per la presentazione dei nomi in lizza ma la lista del Pdl per il collegio di Roma sarebbe stata presentata in ritardo e rischiava quindi l'esclusione dalle regionali.

NUOVO RICORSO - Luca Malcotti, vice coordinatore vicario del Pdl di Roma e Lazio aveva già comunicato che in caso di esclusione il Pdl potrà presentare un ulteriore ricorso in Corte d'Appello entro 48 ore , e infine rivolgersi al Tar. Saranno i legali del Pdl a decidere se ricorrere ancora in Corte d'Appello o se rivolgersi direttamente al Tar». Il Pdl laziale parla di incidente. «Non è che noi non abbiamo presentato la lista ma c'è stato un piccolo incidente. Ieri non ero presente, ma nel 2008 ho presentato le liste del Pdl per il Comune e i municipi di Roma, e in quel caso ho visto, pur nel rispetto totale delle regole, una certa flessibilitá, essendo la procedura molto complicata. In questo caso mi pare che ci si sia attaccati a un meccanismo di dettaglio».

BONINO - «Diciamoci le cose come stanno: questa lista non c'è, non c'è verbale», era stato il commento della candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino riferendosi alle contestazioni avvenute ieri al tribunale di Roma culminate con la mancata consegna delle liste Pdl per la provincia di Roma. «Dopo le leggi ad personam - ha proseguito - non vorrei che si arrivasse a un provvedimento ad listam, sarebbe un' innovazione degna di qualche altro regime. Forse anche Alemanno dovrebbe pentirsi della sua arroganza: davanti alle nostre richieste di legalità aveva detto che avevamo problemi di visibilità. Poi era intervenuto il ministro Maroni, dicendo che a 30 giorni dalle elezioni non si poteva cambiare niente e non dovevamo lamentarci. Non vorrei che avessero una memoria troppo corta». Alla domanda di un cronista se in caso fosse accolta l' istanza di ammissione della lista Pdl avrebbero presentato ricorso, Bonino ha risposto: «vedremo, dovremo stare con setto- otto occhi».

ROTONDI ATTACCA - Categorico il commento del ministro per l`Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi che denuncia la "incapacità" organizzativa del Pdl, alla luce del ritardo nella presentazione della lista nel Lazio che può costarne l’esclusione dalle Regionali. «L'onorevole De Luca da solo in Piemonte ha presentato in tre giorni una lista della Dc per Cota letteralmente pensata e realizzata in una settimana. I maestri del Pdl - attacca il ministro- hanno fatto perdere la Polverini a tavolino. Io ne ho piene le tasche di fare il parente povero in questa banda di incapaci. Nemmeno la campagna elettorale mi induce a misericordia».

Redazione online
corriere.it 28 febbraio 2010

lunedì 25 gennaio 2010

MAESTRA PRECARIA SI DA' AI FILM PORNO


Trevigiana debutta a San Valentino
GALLERIA

Stanca di continui contratti precari, un maestra quarantenne ha cambiato vita: è diventata una porno attrice. La signora, in arte nota come Michelle Liò ma le cui generalità effettive restano nascoste, ha già girato il suo primo film hard che sarà presentato in uno storico sexy shop di Treviso il 14 febbraio, giorno di San Valentino. Il marito e la figlia non si sono opposti alla nuova carriera. Anzi, l'uomo ha deciso di farle da manager.


A descrivere il repentino cambiamento di vita della maestra è il "Corriere del Veneto" che, dopo aver dipinto la città di Treviso come quella con "la fama di contenitore di relazioni peccaminose sotto gli abiti di una borghesia bigotta", ipotizza che il film potrebbe andare a ruba.

Il marito, che ora le fa da manager, la sostiene: "Michelle studiava recitazione da prima, è un'attrice. Quando l'hanno vista, non le hanno neppure fatto fare il provino. E' stata subito scelta" dichiara a Tgcom.

La storia di Michelle è davvero singolare: una vita tranquilla con una famiglia normalissima e anni di lavoro trascorsi sempre col fiato sospeso in attesa di un nuovo contratto. "Una vita da precaria, però - spiegano al sexy shop "De Sade" che la lancerà -. Sbattuta tra istituti scolastici di mezza provincia, da Treviso a Conegliano. Pare che, tra le altre scuole dove ha insegnato, ci siano stati addirittura istituti a conduzione religiosa. Per anni e anni. Senza mai un contratto a tempo indeterminato che le desse serenità".

Così l'estate scorsa ha scelto l'hard. Questa mutazione le ha già dato una piccola celebrità e non solo nella sua provincia. Già parecchie persone le chiedono amicizia in Facebook e non è escluso che, vista l'attesa che si sta creando, la "prima" del suo film venga anticipata.
TGCOM 26 GENNAIO 2010

lunedì 18 gennaio 2010

Tarantini,"Lady Asl" stava per diventare assessore alla sanità

Secondo Gianpi, "lady Asl" stava
per diventare assessore alla Sanità

BARI - Da giovedì è agli arresti domiciliari nella sua casa di Bari, eppure, a detta di Tarantini, lo scorso anno era in prima linea per diventare assessore regionale alla sanità. Dalla guida della Asl di Bari, Lea Cosentino, sempre secondo Tarantini, stava per fare il grande salto: il governatore Nichi Vendola le avrebbe prospettato la possibilità di entrare in giunta per sostituire Alberto Tedesco. La circostanza è stata raccontata da Gianpaolo Tarantini in uno degli interrogatori che l’ex re delle protesi ha reso nello scorso novembre.

Alla fine di settembre 2007 Alberto Tedesco finisce sotto il fuoco delle critiche dell’Italia dei Valori: il segretario regionale Pierfelice Zazzera lo accusa di avere interessi patrimoniali nella sanità tramite le società intestate ai figli. È più o meno in quel periodo che Vendola, dicono le cronache, comincia a pensare all’avvicendamento dell’assessore. Tra i possibili candidati, nelle settimane successive, circoleranno anche i nomi di Mario Loizzo e di Lea Cosentino.

«Già si sapeva - fa mettere a verbale Tarantini, ricostruendo l’episodio - dell’esistenza di un’indagine a carico di Tedesco, e Vendola le aveva proposto la nomina ad assessore. Lei mi chiedeva una sponsorizzazione su De Santis e Frisullo che erano miei amici». Gli avvenimenti, però, prenderanno un’altra piega. «Quell’avvicendamento non è mai avvenuto - racconta alla Gazzetta una fonte molto vicina alle vicende di quei giorni - per la forte contrarietà di un’ala del Pd, con in testa l’ex segretario Michele Emiliano: dicevano che sostituire Tedesco equivaleva ad ammettere che quelle accuse erano vere».

Il 6 febbraio 2008, poi, l’Ansa batte la notizia dell’avviso di garanzia a Tedesco. Quel pomeriggio l’assessore rassegna le dimissioni nelle mani di Vendola, che immediatamente nomina Tommaso Fiore.

L’argomento della nomina ad assessore della Cosentino torna in un altro passaggio dell’interrogatorio di Gianpi, quello in cui si parla della proposta di un incontro tra la manager e Berlusconi. Tarantini dice che la Cosentino «non ha mai accettato i miei inviti», ma cambiò idea «solo verso febbraio-marzo 2009» cioè «quando era sfumata la possibilità di diventare assessore ed era stata resa nota l’indagine su Tedesco che riguardava anche lei».

Le dichiarazioni di Gianpaolo Tarantini sono alla base dell’ordinanza che venerdì ha portato ai domiciliari due dipendenti della Asl, Antonio Colella e Michele Vaira. I pm avevano chiesto l’arresto in carcere anche per Lea Cosentino (ai domiciliari per un’altra inchiesta) e per il direttore amministrativo della Asl, Francesco Lippolis, ma non per Tarantini, accusato di associazione per delinquere e reo confesso di numerosi episodi di corruzione. Anche questa scelta investigativa - premiare Tarantini per aver parlato, evitandogli la richiesta di arresto - potrebbe, secondo alcuni dietrologi, aver «sorpreso» il gip Vito Fanizzi, che per due volte ha respinto l’arresto di Cosentino e Lippolis ritenendo non sufficientemente provate le accuse di Tarantini.

Tra i pm del pool sanità e l’ufficio del gip i rapporti sono freddi. Fanizzi, in particolare, ha smontato l’ipotesi secondo cui la Cosentino si sarebbe fatta corrompere attraverso «costosi regali»: il Rolex, il cappotto, i viaggi sarebbero - dice l’esper to magistrato - soltanto regali tra due amanti. «Al di là di un rapporto sentimentale che ho avuto con lei - fa mettere a verbale Gianpi - io ero veramente amico della Cosentino, ho tentato di corromperla, ma senza risultati (...). Era terrorizzata dal fatto che Vendola potesse sapere che commetteva illeciti».

Oggi, intanto, cominciano gli interrogatori di garanzia. L’investigatore Antonio Coscia sarà ascoltato in tribunale a Lucera. Domani, a Bari, sarà la volta di Lea Cosentino. L’inchiesta è quella sul concorso da primario di allergologia ad Altamura e sulla presunta «bonifica» degli uffici dell’Asl per verificare se ci fossero state microspie.
di GIOVANNI LONGO e MASSIMILIANO SCAGLIARINI



GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 18 GENNAIO 2010

sabato 16 gennaio 2010

Costa Smeralda, Briatore abbandona: “I sardi mi trattano male”

di Emiliana Costa *

Sono state tante le contestazioni contro il pub di lusso



Quando i contestatori diventano più numerosi dei fan è meglio tagliare la corda. A pensarlo è stato Flavio Briatore che ha annunciato a sorpresa di voler smantellare il Rubacuori, pub di super lusso sulla spiaggia di Capriccioli in Costa Smeralda.

L’ex dirigente della Renault ha confidato al sindaco di Arzachena Piero Filigheddu la sua volontà di fare le valigie: «Sono stanco e dispiaciuto per i continui attacchi che ho subito in Sardegna». Da quando ha acquistato il locale, infatti, sono state diverse le proteste di villeggianti e abitanti del luogo.

A pochi giorni dall’inaugurazione nell’estate 2008 alcuni ospiti del Rubacuori, arrivati fino alla riva con i tender a motore acceso, sono stati accolti con schizzi d’acqua e insulti da un gruppo di bagnanti. Una rivolta pacifica contro gli invitati maleducati, che si è conclusa con la ritirata dei gommoni. Qualche giorno dopo il manager aveva cercato di porre rimedio al piccolo incidente offrendo champagne a tutti i vacanzieri.

La scorsa estate a scatenare la rivolta anti-Briatore sono stati dieci gazebo arabeggianti comparsi al posto di ginepri, lentischio e mirto, alle spalle della spiaggia. L’operazione di sfoltimento del sottobosco, consentita dalle autorità, non è però piaciuta a tutti. Soprattutto agli amanti del pic-nic a Capriccioli, che hanno tentato di ritagliarsi un posto all’ombra nel privè delle celebrità.

Qualche giorno dopo Fabrizio Pirina, il carpentiere che aveva guidato la protesta pacifica, si è visto recapitare due denunce e la richiesta di un risarcimento da 380mila euro per danni all’immagine del marchio Billionaire. A sostegno dell’operaio che ha osato sfidare il re della vita notturna si è schierata l’opposizione di Arzachena che aveva presentato due esposti contro il taglio della pineta.

blitz quotidiano 16 gennaio 2010

* Scuola di Giornalismo Luiss

Tangenti ASL BARI: da Tarantini regali a Lea Cosentino

GLI INTERROGATORI PORTANO AGLI ARRESTI DEL CAPO AREA GESTIONE DELL'AZIENDA SANITARIA

I pm: da Tarantini regali alla Cosentino
L'imprenditore svela il meccanismo di tangenti alla Asl di Bari: in ballo due milioni di euro

BARI— Affari da due milioni di euro con la Asl di Bari soltanto nel 2008. Gianpaolo Tarantini collabora con i pubblici ministeri e svela i retroscena degli appalti ottenuti nel settore sanitario in Puglia. Agli arresti domiciliari finiscono così Antonio Colella, capo area gestione della Azienda sanitaria, e il funzionario Antonio Vaira che si sarebbe occupato di predisporre le delibere illegali. Il giudice respinge una nuova richiesta di cattura per Lea Cosentino, la direttrice generale che era stata rimossa dal governatore Nichi Vendola l’estate scorsa quando emerse il suo coinvolgimento nelle inchieste, che rimane comunque indagata per corruzione. Iscritto nel registro anche il direttore amministrativo Francesco Lippolis, che la stessa Cosentino aveva nominato, accusato di aver ricevuto mazzette per 30.000 euro, anche se il giudice evidenzia come la circostanza non sia pienamente provata.
Il provvedimento è il primo atto ufficiale di un’indagine che potrebbe portare nei prossimi giorni altri clamorosi sviluppi. Anche perché l’imprenditore barese diventato famoso per aver portato donne a pagamento alle feste del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi avrebbe parlato anche dei politici che lo avrebbero aiutato nella sua scalata verso il successo.

Sono due gli interrogatori citati nell’ordinanza: il primo è avvenuto il 17 novembre scorso, l’altro il 23 mentre Tarantini era agli arresti domiciliari per cessione di cocaina. Scrive il giudice motivando la decisione di accogliere la richiesta di arresto dei due manager: «Sicuramente appropriato alla condotte di entrambi è il giudizio dell’accusa in merito alla "naturalezza" e alla disinvoltura con le quali la funzione pubblica è stata utilizzata per i propri affari e per quelli di Tarantini. I due indagati hanno evidenziato la totale mancanza di scrupoli e mostrato di tenere a vile le importanti funzioni pubbliche rivestite. Le loro condotte hanno comportato lo spreco di notevoli risorse pubbliche».

Il fatto che il pubblico ministero non abbia formulato alcuna richiesta nei confronti di Tarantini, pur contestandogli l’associazione a delinquere, sembra dimostrare la volontà di agevolare la sua collaborazione. Anche perchè lo stesso «Gianpi» appare ben disposto a rivelare quali fossero le procedure illecite che gli hanno consentito di assicurarsi le commesse per le forniture a numerose strutture ospedaliere. Secondo l’accusa, Cosentino avrebbe favorito Tarantini e in cambio avrebbe ottenuto «il pagamento di costosi soggiorni in località vacanziere (Roma, Nizza, Montecarlo ecc.), regalie di costosi capi di abbigliamento (per esempio un cappotto «Kiton»), orologi (Rolex «Daytona»), disponibilità di autisti e di autovetture per i suoi viaggi ed altro». L’imprenditore ha raccontato che a Colella avrebbe dato «almeno 100.000 euro», mentre «Vaira prendeva 1.000 euro a delibera».

Le conversazioni intercettate rivelano che nell’ottobre 2008 Tarantini sarebbe stato inserito nella delegazione di imprenditori guidata da Berlusconi in missione a Pechino, ma avrebbe poi rinunciato. «Non sono più partito per coincidenze», confida all’amico Colella.

Angela Balenzano
corriere della sera 16 gennaio 2010

Yoox

0.1 Special banner