di Tommaso Labate
Supertestimone. Il suo avvocato evoca l'ombra di una banda modello Uno Bianca. Il mistero della località dove si è nascosto il politico. I contatti tra il pusher salernitano Cafasso, stroncato da un'overdose nel settembre scorso, e il clan dei Casalesi.
E se Piero Marrazzo non stesse in monastero? E se l'ormai ex governatore del Lazio si trovasse in un luogo “sicuro” e quindi diverso dall'abbazia di Montecassino dove tutti l'hanno localizzato?
I due punti di domanda viaggiavano già da qualche giorno sul treno degli autorevoli “si dice”, che rimbalzavano dalla procura di Roma ai palazzi della politica, e come tali vanno presentati. Ma la misteriosa morte della transessuale Brenda ha dato alle due domande un interesse che prima dell'incendio di via Due Ponti non avevano. Nella storia di sesso-bugie-e-videotape, che pure ha rovinato vita e carriera del presidente della Regione Lazio, ora ci sono anche i cadaveri. Brenda, nel suo appartamento. Il pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso, due mesi fa, in un motel sulla Salaria.
L'interrogativo sul luogo in cui si trova davvero Marrazzo apre l'ennesimo squarcio inquietante su tutta la faccenda. Stando ai “si dice” di cui sopra, infatti, il governatore del Lazio potrebbe far parte già da tempo di quello che nei film americani si chiama “programma protezione testimoni”. Tutto questo è fiction? Oppure no?
Se non lo è, allora per gli inquirenti che lavorano al grande giallo iniziato con quattro carabinieri che ricattavano noti clienti di trans la storia ha già qualche luce tra molte ombre. Marrazzo, che frequentava da anni il viado Natalì e che almeno due volte aveva incontrato Brenda, ha avuto modo di conoscere chi e che cosa stava dietro il grande mercato di video? L'ex governatore ha già fatto luce anche sui dettagli della grande storia che esulavano dal ricatto di cui è stato vittima?
Se le ultime due domande portano a due “sì”, allora Marrazzo non è soltanto una vittima illustre. Ma un testimone. Anzi, il testimone chiave, la carta più preziosa nelle mani di chi sta indagando. «È colpa mia, è colpa mia», è un frammento di frase che ieri il Corriere della sera ha attribuito alla voce dell'ex governatore. Ma l'avvocato Luca Petrucci ha immediatamente provveduto a smentire tutti i virgolettati ascritti al suo assistito: «Leggo sul Corriere della Sera e su Repubblica - ha scandito - presunte dichiarazioni di Marrazzo o di suoi ipotetici amici sulla tragica scomparsa della trans Brenda. Tali dichiarazioni, alcune addirittura virgolettate e con citazioni di sms, sono false dalla prima all'ultima parola in quanto Marrazzo, pure informato dalla moglie su quanto accaduto, non ha incontrato o parlato con nessuno di questa tragica vicenda».
Marrazzo potrebbe essere già in un luogo “sicuro”, protetto, irraggiungibile. E forse non a caso il suo avvocato, subito dopo aver appreso la notizia della morte di Brenda, s'è affrettato a chiedere «protezione» anche per l'altra possibile testimone chiave: la trans Natalì. Il motivo sta in una parte della dichiarazione dell'avvocato Petrucci in cui lo stesso evoca un puzzle simile a un caso già noto all'Italia di quasi vent'anni fa: «Dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni».
Quale organizzazione può avere interesse a eliminare un personaggio centrale dell'inchiesta come Brenda? E poi qual è, se c'è, il ruolo nella faccenda del clan dei Casalesi, che controllano lo spaccio di droga a Roma e nel basso Lazio, e che avevano contatti anche con il pusher Cafasso, lo stesso che cercava di smerciare uno dei video con Marrazzo?
Ogni interrogativo irrisolto è un'ipotesi da verificare. Come quello sulle reali cause che hanno portato alla morte di Brenda. Escluso il suicidio, rimane la strada tortuosa che parte dall'incidente domestico. Poi c'è l'omicidio, su cui il dibattito è aperto anche tra i politici. Basti pensare ad Antonio Di Pietro, che parlando «da ex pm e investigatore» s'è detto in disaccordo con chi «in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che la transessuale Brenda sia stata uccisa».
fonte Il Riformista 23 novembre 2009
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martedì 24 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"
Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009
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Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"
Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009
adnkronos, 23 novembre 2009
Brenda, parlano i genitori di Cafasso:"Nostro figlio non era un pusher"
L’UOMO DEL VIDEO, DOPO LA MORTE DI BRENDA NUOVE OMBRE
I genitori di Cafasso: hanno ucciso nostro figlio. Non era un pusher, aveva paura
Il padre: l'hanno chiamato pappone, il pappone dei trans, ma altro che overdose è morto come un cane
SALERNO — «Prego, entrate», dice aprendo la porta alle nove di sera il signor Pasquale Cafasso, 72 anni, men tre una cappa di nebbia avvolge questo minuscolo paesino del Cilento vicino ad Agropoli. Il paesino dei ceci, per que sto si chiama così. Ma c’è la neb bia adesso, una nebbia fittissi ma, anche intorno alla morte di suo figlio Gianguerino, secon do lui: «L’hanno chiamato pu sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han no dipinto come il grande ricat tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri ma m’aveva detto di avere pau ra... Altro che overdose, l’han no ammazzato. Eppure nessu no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi». Il signor Cafasso si commuove, accanto a lui c’è la moglie Laura, sono sposati da 38 anni, hanno altri tre figli e tre nipotini. «Ecco — aggiunge la mamma di Gian guerino —, avete tanto parlato del video di Marrazzo con i trans. Beh, la volete sapere una cosa? Gianguerino, il mio pri mogenito, non aveva un video telefonino, perché io gli dicevo sempre: ti posso mandare a Ro ma le foto dei nipotini? Ma lui diceva di no, perché il videofo nino non ce l’aveva...».
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I genitori di Cafasso: hanno ucciso nostro figlio. Non era un pusher, aveva paura
Il padre: l'hanno chiamato pappone, il pappone dei trans, ma altro che overdose è morto come un cane
SALERNO — «Prego, entrate», dice aprendo la porta alle nove di sera il signor Pasquale Cafasso, 72 anni, men tre una cappa di nebbia avvolge questo minuscolo paesino del Cilento vicino ad Agropoli. Il paesino dei ceci, per que sto si chiama così. Ma c’è la neb bia adesso, una nebbia fittissi ma, anche intorno alla morte di suo figlio Gianguerino, secon do lui: «L’hanno chiamato pu sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han no dipinto come il grande ricat tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri ma m’aveva detto di avere pau ra... Altro che overdose, l’han no ammazzato. Eppure nessu no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi». Il signor Cafasso si commuove, accanto a lui c’è la moglie Laura, sono sposati da 38 anni, hanno altri tre figli e tre nipotini. «Ecco — aggiunge la mamma di Gian guerino —, avete tanto parlato del video di Marrazzo con i trans. Beh, la volete sapere una cosa? Gianguerino, il mio pri mogenito, non aveva un video telefonino, perché io gli dicevo sempre: ti posso mandare a Ro ma le foto dei nipotini? Ma lui diceva di no, perché il videofo nino non ce l’aveva...».
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Berlusconi, Rolling Stone lo incorona Rock star dell'anno

Silvio è la 'rockstar dell'anno':"Uno stile di vita inimitabile"
La rivista Rolling Stone Italia da sempre, in occasione dell’uscita del numero di dicembre, incorona il personaggio che si è distinto nel corso dell’anno per il suo carattere e temperamento decisamente rock&roll. Quest'anno è stato nominato il presidente del consiglio
Roma, 23 novembre 2009 - 'Rolling Stone Italia’ nomina Silvio Berlusconi ‘Rockstar dell’anno’. Da sempre, in occasione dell’uscita del numero di dicembre, il mensile incorona il personaggio che si è distinto nel corso dell’anno per il suo carattere e temperamento decisamente rock&roll. Per celebrare l’evento ‘Rolling Stone’ ha dedicato al Cavaliere la copertina del prossimo numero, realizzata per l’occasione dal designer americano Shepard Farey, ormai famoso in tutto il mondo per i suoi manifesti di Barack Obama creati per la candidatura a Presidente degli Stati Uniti.
La decisione di eleggere Silvio Berlusconi è stata presa dalla redazione di ‘Rolling Stone’ "per gli evidenti meriti raccolti dal cavaliere, capace come nessun altro di stare sotto le luci della ribalta e distinguersi per il suo stile di vita degno delle migliori rockstar".
Il direttore di Rolling Stone, Carlo Antonelli, ha così motivato la scelta nel suo editoriale: "Ciò che conta, per noi, dovendo ogni dicembre eleggere una ‘rockstar dell'anno’, è che quest'anno la votazione sia avvenuta all'unanimità, per evidenti meriti dovuti a uno stile di vita per il quale la definizione di rock&roll va persino stretta. I Rod Stewart, i Brian Jones, i Keith Richards dei tempi d'oro sono pivellini in confronto. La ‘Neverland’ di Michael Jackson è una mansardina in confronto a Villa Certosa, e via così. Siamo ben fuori dal dispensare giudizi da destra o da sinistra. Siamo solo osservatori che constatano ciò che è avvenuto e avviene ogni giorno. I comportamenti quotidiani di Silvio - prosegue Antonelli - la sua furia vitale, il suo stile di vita inimitabile, gli hanno regalato, specie quest’anno, un’incredibile popolarità internazionale".
Il designer americano Shepard Farey, autore della copertina, dice: "A volte nel mio lavoro cerco di mettere in dubbio personaggi autorevoli, specialmente quando questi sembrano avere ragioni ambigue alla base delle loro azioni. Tutto quello che ho sentito e letto su Berlusconi mi porta a credere che lui si adatti a questa descrizione".
Quotidiano.net 23 novembre 2009
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