Saliva e graffi sul corpo di Brenda:ora è possibile il confronto dei Dna
ROMA (11 dicembre) - Una consulenza genetica e biologica sarà effettuata sulle tracce di saliva trovate dalla polizia scientifica sul corpo di Brenda, la transessuale trovata morta il 20 novembre scorso a Roma nel suo monolocale in via Due Ponti e sulla cui morte la procura della capitale ha aperto un fascicolo per omicidio.
Dai residui di saliva sarà estrapolato il dna e messo a confronto con quello prelevato, tramite tampone, da altre persone tra cui le trans Barbara e Claudia. Sul cadavere di Brenda sono stati rilevati dai consulenti della procura numerosi graffi, la cui natura è oggetto anche in questo caso di una consulenza. Alcune tracce di saliva sono state repertate attorno ai graffi.
il messaggero 14 dicembre 2009
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lunedì 14 dicembre 2009
giovedì 10 dicembre 2009
MICHELLE, AMICA DI BRENDA, E' SPARITA (FOTO)
È sparita. Michelle, trans del caso Marrazzo, è praticamente introvabile. L'amica di Brenda, con cui faceva i filmini e le foto, è ricercata da inquirenti, giornalisti e, probabilmente, da qualcuno che non le vuole troppo bene. Per questo sarebbe scappata, come ipotizza anche Novella 2000 , che ne pubblica per la prima volta le foto. La rivista dà un volto anche a Jennifer, trans che era la fidanzata del defunto pusher Cafasso. Gli inquirenti cercano un video, nel Pc di Brenda, che l'ex coinquilina (Michelle) avrebbe girato in una vasca da bagno con Marrazzo. La trans, raggiunta telefonicamente da un giornalista (forse a Parigi) ha detto di non "aver fatto male a nessuno" e di non aver girato nessun filmino
leggo online 10 dicembre 2009
BRENDA:HAKER CANCELLO' DATI PC. SI TENTERA' IL RECUPERO
Interrogato in procura un giovane "hacker" brasiliano amico della trans. L'operazione tre mesi fa. Al via la perizia per recuperare i dati
di Maria Elena Vincenzi
Accertamenti tecnici al via, ma è ancora giallo sul computer di Brenda. È stato interrogato ieri un hacker che tre mesi fa avrebbe cancellato tutta la memoria dal pc della trans morta. A chiederlo era stata proprio lei, Brenda, agitata e spaventata.
Dettaglio che rende ancora più complicate le perizie che, proprio ieri, sono iniziate e dureranno circa 15 giorni. I tecnici scelti dalla procura ci metteranno due settimane a capire che cosa ci fosse dentro al portatile di Brenda. Ma stando alle dichiarazioni del tecnico sentito, un ragazzo di origini brasiliane che tutte le trans della zona conoscono perché le aiuta spesso sulle cose informatiche, gli inquirenti non troveranno file molto vecchi: è stato proprio lui, scovato e sentito dai Ros, a raccontare di una telefonata che Brenda gli avrebbe fatto circa tre mesi fa in cui gli chiedeva di andare da lei e aiutarla a cancellare in modo permanente tutti i file sul computer. Richiesta che lui ha esaudito facendo scomparire tutta la memoria del portatile.
Il giovane ai militari ha detto di non sapere il contenuto dei file che ha cancellato e di non conoscerne le motivazioni. Ma, a questo punto, la questione diventa importante: che cosa voleva nascondere per sempre Brenda? Di che cosa voleva che si perdesse ogni traccia? Di che cosa aveva paura?
L'uomo non ricorda con esattezza la data, ma se davvero era tre mesi fa, il "wiping" del computer (la cancellazione di tutta la memoria), sarebbe avvenuta ben dopo l'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di Natalì. Quando il caso Marrazzo ancora non era scoppiato sui media, ma già era noto a tutte le trans della zona. Forse, allora, Brenda, una volta saputo del video che girava sul presidente della Regione, ha deciso di liberarsi dei suoi file, magari contenenti altri filmati e altre foto. Impossibile dirlo ora, anche se gli inquirenti confidano di riuscire, attraverso tecniche molto avanzate, a ritrovare qualcosa di quello che l'hacker pensa di aver cancellato.
Ma non è questo l'unico fronte aperto: il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, e il pm Rodolfo Sabelli che si occupano dell'inchiesta, hanno anche predisposto il prelievo del dna di Barbara, una delle trans che avrebbe passato con Brenda le sue ultime ore. E presto lo richiederanno anche per le altre persone che nell'ultimo giorno hanno visto la vittima: tracce genetiche che verranno confrontate con quelle trovate nell'appartamento subito dopo l'incendio. Questo perché le dichiarazioni rese ai magistrati dai viados non coincidono e la procura ha scelto questa strada per verificare la loro attendibilità.
Sempre ieri, in via Gradoli 96, nello stesso palazzo dove abita Natalì e dove è stata fatta l'irruzione dei carabinieri che il 3 luglio hanno filmato il video che ritrae Piero Marazzo, è scoppiato un incendio. Una bombola a gas della cucina di un appartamento al secondo piano seminterrato, lo stesso in cui vive la trans, è esploso. Tanta paura per i residenti ma nessun ferito.
(la repubblica 10 dicembre 2009)
martedì 8 dicembre 2009
Brenda/ La mamma: Mio figlio è stato assassinato, era minacciato
13:32 - CRONACA- 07 DIC 2009
Aveva ricevuto avvertimento: Vai via o diventerai cibo per pesci
Roma, 7 dic. (Apcom) - "Mio figlio aveva paura. Negli ultimi giorni della sua vita viveva nel terrore e noi lo sapevamo. Aveva ricevuto un avvertimento lo scorso 12 novembre: qualcuno, un certo Giuseppe, gli aveva indirizzato un misterioso messaggio via mail. Lo aveva scritto in portoghese, la nostra lingua. Diceva più o meno così: 'Attenta ragazza, vattene da lì, oppure diventerai cibo per i pesci'". A parlare è Azenete Mendes Paes, la madre della transessuale Brenda, vero nome Wendell, coinvolta nel 'scandalo Marrazzo' e morta per asfissia da fumo nel suo appartamento romano il 19 novembre scorso. In una intervista la cui prima parte è pubblicata nel numero di "Chi" in edicola domani, martedì 8 dicembre, sostiene con sicurezza che la morte di suo figlio è frutto di un delitto. "Perché mio figlio era religiosissimo, non si sarebbe mai dato la morte volontariamente, e la possibilità che l'incendio sia un evento fortuito è, secondo me, praticamente inesistente". E continua: "Una cosa è certa: me l'hanno assassinato, non si è trattato di un suicidio o di un incidente. Sono qui anche per chiedere giustizia per lui. Mi rivolgo al Santo Padre, al vostro presidente della Repubblica e al presidente Berlusconi: è una madre che vi parla, addolorata come Maria ai piedi della croce, anche se mio figlio non era certo un santo".
Aveva ricevuto avvertimento: Vai via o diventerai cibo per pesci
Roma, 7 dic. (Apcom) - "Mio figlio aveva paura. Negli ultimi giorni della sua vita viveva nel terrore e noi lo sapevamo. Aveva ricevuto un avvertimento lo scorso 12 novembre: qualcuno, un certo Giuseppe, gli aveva indirizzato un misterioso messaggio via mail. Lo aveva scritto in portoghese, la nostra lingua. Diceva più o meno così: 'Attenta ragazza, vattene da lì, oppure diventerai cibo per i pesci'". A parlare è Azenete Mendes Paes, la madre della transessuale Brenda, vero nome Wendell, coinvolta nel 'scandalo Marrazzo' e morta per asfissia da fumo nel suo appartamento romano il 19 novembre scorso. In una intervista la cui prima parte è pubblicata nel numero di "Chi" in edicola domani, martedì 8 dicembre, sostiene con sicurezza che la morte di suo figlio è frutto di un delitto. "Perché mio figlio era religiosissimo, non si sarebbe mai dato la morte volontariamente, e la possibilità che l'incendio sia un evento fortuito è, secondo me, praticamente inesistente". E continua: "Una cosa è certa: me l'hanno assassinato, non si è trattato di un suicidio o di un incidente. Sono qui anche per chiedere giustizia per lui. Mi rivolgo al Santo Padre, al vostro presidente della Repubblica e al presidente Berlusconi: è una madre che vi parla, addolorata come Maria ai piedi della croce, anche se mio figlio non era certo un santo".
martedì 1 dicembre 2009
Brenda, Chi l'ha vsto:"Tre uomini l'hanno aspettata in casa"
(ANSA) - ROMA, 30 NOV -'Quella notte, prima che Brenda arrivasse, 3 uomini sono entrati con la chiave a casa sua e l'hanno aspettata dentro', riferisce un testimone. Lo ha raccontato a 'Chi l'ha visto?' una persona che dice di sapere cio' che accadde la notte del 20 novembre in via Gradoli, nelle ore, cioe', in cui venne uccisa, sospettano gli inquirenti, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo. Il testimone e' stato definito 'molto attendibile' nel corso della trasmissione.
domenica 29 novembre 2009
Brenda, China a Domenica Cinque: «Brenda non era ubriaca, non è morta per un incidente»
Inchiesta su trans, China: «Brenda non era
ubriaca, non è morta per un incidente»
Poi ribadisce: Marrazzo le aveva dato 28mila euro. Oggi
in Procura mamma e sorella per chiarire l'ipotesi della fuga
ROMA (29 novembre) - «Ho visto Brenda un'ora e mezzo prima di morire; quella sera non era ubriaca. Il giorno prima di morire mi ha regalato una statuetta di Padre Pio e una di Santa Caterina da Cascia. Non credo che sia morta per un incidente perchè non hanno trovato sigarette e lei aveva l'abitudine di fumare e buttare fuori le sigarette». Così China, l'amica del cuore di Brenda, il trans morto a Roma in via Due Ponti a "Domenica cinque", il talk show di Canale 5.
A proposito dell'articolo uscito su Novella 2000 in cui l'ex fidanzato di Brenda ha sostenuto che Brenda riprendeva con la telecamera tutti i suoi clienti per poi ricattarli e che dal 2007 dava questi filmati ai carabinieri che sono stati indagati nell'indagine, China e Barbara sostengono: «Questo signore non è mai stato nella vita di Brenda. Lui era conosciuto solo perchè vendeva la droga».
Luxuria: credo che avesse documenti scottanti. Ospite in studio anche Vladimir Luxuria che a proposito della morte di Brenda sostiene: «Non ho mai creduto nè in un incidente nè in un suicidio, io credo che Brenda avesse dei documenti che a qualcuno davano fastidio e io ho sempre pensato che anche il furto del cellulare sia stato fatto per nascondere quello che c'era dentro».
A proposito del rapporto tra Brenda e l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, China ha detto: «Brenda dopo un festino mi ha chiamata e mi ha detto di andare a vedere quanto l'aveva pagata un cliente e mi ha fatto vedere che aveva 28 mila euro anche se mi ha detto che erano 30 mila. Mi ha detto che glieli aveva dati Marrazzo».
Alla trasmissione è intervenuta Natalie in collegamento da via Gradoli e dichiara: «Io non ho niente da nascondere: non ho fatto 8 mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione ma perchè ho insultato un poliziotto. Io non ho mai chiesto il pizzo e voglio rispetto per via Gradoli che è una via tranquilla. Io non posso parlare male di Brenda e mi dispiace che sia morta anche se non eravamo amiche».
Domani saranno interrogate la mamma e la sorella di Brenda. Sarà domani in procura a Roma insieme con la sorella, Azeneta Mendes Paes, la mamma di Brenda il transessuale trovato morto a Roma in via Due Ponti la scorsa settimana. La donna, arrivata ieri da Belem dal Brasile all'aeroporto di Fiumicino, dovrà eseguire alcuni adempimenti formali con i suoi due legali, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.
C'è la possibilità che possa essere ascoltata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli, ma l'audizione potrebbe tenersi anche nei prossimi giorni. Sicuramente, invece, dopo l'appuntamento a piazzale Clodio, la signora Azenete si recherà all'obitorio del policlinico Gemelli per portare un omaggio a Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, che proprio ieri avrebbe compiuto 32 anni.
L'intenzione della signora Azenete è di poter riportare in Brasile le spoglie del figlio. Ultima tappa sarà presumibilmente in via Due Ponti, a casa di Brenda. La procura ha aperto sulla morte del trans, coinvolta nel caso Marrazzo, un fascicolo per omicidio volontario
il messaggero 29 novembre 2009
ubriaca, non è morta per un incidente»
Poi ribadisce: Marrazzo le aveva dato 28mila euro. Oggi
in Procura mamma e sorella per chiarire l'ipotesi della fuga
ROMA (29 novembre) - «Ho visto Brenda un'ora e mezzo prima di morire; quella sera non era ubriaca. Il giorno prima di morire mi ha regalato una statuetta di Padre Pio e una di Santa Caterina da Cascia. Non credo che sia morta per un incidente perchè non hanno trovato sigarette e lei aveva l'abitudine di fumare e buttare fuori le sigarette». Così China, l'amica del cuore di Brenda, il trans morto a Roma in via Due Ponti a "Domenica cinque", il talk show di Canale 5.
A proposito dell'articolo uscito su Novella 2000 in cui l'ex fidanzato di Brenda ha sostenuto che Brenda riprendeva con la telecamera tutti i suoi clienti per poi ricattarli e che dal 2007 dava questi filmati ai carabinieri che sono stati indagati nell'indagine, China e Barbara sostengono: «Questo signore non è mai stato nella vita di Brenda. Lui era conosciuto solo perchè vendeva la droga».
Luxuria: credo che avesse documenti scottanti. Ospite in studio anche Vladimir Luxuria che a proposito della morte di Brenda sostiene: «Non ho mai creduto nè in un incidente nè in un suicidio, io credo che Brenda avesse dei documenti che a qualcuno davano fastidio e io ho sempre pensato che anche il furto del cellulare sia stato fatto per nascondere quello che c'era dentro».
A proposito del rapporto tra Brenda e l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, China ha detto: «Brenda dopo un festino mi ha chiamata e mi ha detto di andare a vedere quanto l'aveva pagata un cliente e mi ha fatto vedere che aveva 28 mila euro anche se mi ha detto che erano 30 mila. Mi ha detto che glieli aveva dati Marrazzo».
Alla trasmissione è intervenuta Natalie in collegamento da via Gradoli e dichiara: «Io non ho niente da nascondere: non ho fatto 8 mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione ma perchè ho insultato un poliziotto. Io non ho mai chiesto il pizzo e voglio rispetto per via Gradoli che è una via tranquilla. Io non posso parlare male di Brenda e mi dispiace che sia morta anche se non eravamo amiche».
Domani saranno interrogate la mamma e la sorella di Brenda. Sarà domani in procura a Roma insieme con la sorella, Azeneta Mendes Paes, la mamma di Brenda il transessuale trovato morto a Roma in via Due Ponti la scorsa settimana. La donna, arrivata ieri da Belem dal Brasile all'aeroporto di Fiumicino, dovrà eseguire alcuni adempimenti formali con i suoi due legali, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.
C'è la possibilità che possa essere ascoltata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli, ma l'audizione potrebbe tenersi anche nei prossimi giorni. Sicuramente, invece, dopo l'appuntamento a piazzale Clodio, la signora Azenete si recherà all'obitorio del policlinico Gemelli per portare un omaggio a Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, che proprio ieri avrebbe compiuto 32 anni.
L'intenzione della signora Azenete è di poter riportare in Brasile le spoglie del figlio. Ultima tappa sarà presumibilmente in via Due Ponti, a casa di Brenda. La procura ha aperto sulla morte del trans, coinvolta nel caso Marrazzo, un fascicolo per omicidio volontario
il messaggero 29 novembre 2009
giovedì 26 novembre 2009
Marrazzo, legale carabiniere: Fu complotto politico
Il legale del carabiniere del ricatto: trans usati come esca per far cadere il governatore
GUIDO RUOTOLO
ROMA
«Ho la sensazione che i carabinieri coinvolti nell’affaire Marrazzo siano stati strumentalizzati da una regia diversa. Insomma, si sono ritrovati all’interno di un complotto che aveva come obiettivo politico Piero Marrazzo». L’avvocato Bruno Von Arx difende uno dei carabinieri del disonore, Luciano Simeone, ancora oggi recluso a Rebibbia. E in attesa degli sviluppi delle indagini che oggi sono concentrate soprattutto sulle morti (sospette) di due attori dell’affaire, il pusher Rino Cafasso e il trans Brenda, il difensore di Simeone è durissimo nei confronti della Procura: «I fatti dimostrano che le indagini sono state finora riduttive». E già, in attesa (spasmodica) dei 60.000 files (video, foto, messaggi) che il computer di Brenda conservava nella memoria dell’hard disk, nonostante che il trans l’avesse cancellati, in attesa di sapere se tra questi files c’è il video che riprende Marrazzo con Brenda e Michelly, e poi chissà chi altro, chissà se nelle riprese o nelle foto compaiono anche altri personaggi eccellenti, i dubbi dell’avvocato Von Arx ripropongono uno scenario già ipotizzato all’indomani dello scandalo. Il «grande ricatto» contro il governatore del Lazio è solo farina del sacco dei quattro carabinieri e del pusher Cafasso?
Se la domanda fosse rivolta a Marrazzo, la risposta sarebbe negativa, perché l’ex governatore ha sostenuto di aver archiviato la vicenda del 3 luglio come una rapina. E’ che più si va avanti nelle indagini più si ha la sensazione che tutti i protagonisti non hanno detto la verità, tutta la verità, o hanno addirittura dichiarato il falso. E se si escludono i carabinieri arrestati che hanno anche il diritto, per difendersi, di dichiarare il falso, tutti gli altri potrebbero finire indagati chi per false dichiarazioni al pm, chi per calunnia o favoreggiamento. Prendiamo i trans e le loro dichiarazioni. La Procura dovrà risentire per esempio Natalie e China sulle recenti rivelazioni. China a «Porta a Porta» ha detto di aver saputo da Brenda che «a fare la trappola a Marazzo erano state Natalie e Jois (il trans che avrebbe avuto una relazione con uno dei carabinieri arrestati)». E che Marrazzo avrebbe «pagato 30.000 euro a Brenda». Forse per cancellare il video che li riprendeva insieme?. Allora chi dice il vero? Natalie? China? E perché non si riesce a trovare Michelly, il trans che portò Brenda agli incontri con il governatore del Lazio? E Jennifer, il trans che aveva una relazione con il pusher Cafasso, cosa sa di tutta questa storia? E se sul «grande ricatto» di questa banda di carabinieri e pusher, e chissà se anche trans, si fosse inserita una strategia politica? Questo sembra dire l’avvocato Von Arx.
Certo che prima o poi, le indagini della Procura potrebbero approfondire tutta la gestione del tentativo di vendita del video che riprendeva Marrazzo con Natalie, e quelle strisce di cocaina su un tavolo. Nel decreto di fermo dei quattro carabinieri, la Procura contesta il reato di ricettazione. Il «corpo del reato» fu sequestrato nella redazione milanese del settimanale «Chi», diretto da Alfonso Signorini, e negli uffici dell’agenzia «Photo Press». E qual è stato il ruolo del fotografo Max Scarfone che fatto da tramite tra i carabinieri e l’agenzia di immagini milanese? Nei primi interrogatori, nelle deposizioni dei vari testi, è emerso che quel video ha girato per diverse redazioni di settimanali e quotidiani (Chi, Oggi, Libero e Il Giornale). E che, a tre giorni dal blitz del Ros dei carabinieri, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avvisò il governatore del Lazio dell’esistenza del video. annunciando anche che il suo gruppo editoriale non l’avrebbe mai pubblicato, fornendogli pure i riferimenti telefonici dell’agenzia «Photo Masi» che aveva il video.
L’avvocato Luca Petrucci, difensore di Marrazzo, evoca uno scenario da «Uno bianca». A Bologna i poliziotti del disonore, qui, a Roma, i carabinieri. Se fosse questo lo scenario, e i rilievi della Scientifica e i risultati degli esami tossicologi confermassero che Cafasso e Brenda sono stati uccisi, e che questi due omicidi sono collegati, come è possibile smascherare i killer e i mandanti?
la repubblica 26 novembre
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Brenda:informatrice polizia Brasiliana?
Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •
Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.
In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •
Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.
In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.
Brenda:informatrice polizia Brasiliana?
Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •
Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.
In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.
http://musibrasil.net/2009/11/brenda-informatrice-della-polizia/
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •
Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.
In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.
http://musibrasil.net/2009/11/brenda-informatrice-della-polizia/
martedì 24 novembre 2009
Brenda, Porta a Porta: China accusa Natalie per il video con Marrazzo
Vorrei precisare che China ha affermato di non essere mai stata fidanzata con Brenda,ma di esserle solo molto amica.Questo articolo è scritto male e contiene diverse imporecisioni.Lo pubblico soltanto per confrontarlo con il secondo articolo, e trarre le dovute conclusioni sul tipo di informazioni che circolano.
"Il video con Marrazzo una trappola di Natalie"
China, la fidanzata di Brenda, accusa Natalie e un'altra trans
MARIA CORBI
ROMA
Natalie e le altre, dalla strada e dai loschi appartamenti di via due Ponti, alle poltroncine immacolate di Porta a Porta, per decifrare un mondo, probabilmente un omicidio, la morte di Brenda. Un comportamento, il loro, che ha alternato fino ad oggi silenzi, omissioni, rivelazioni e confessioni. Così ieri lo sfogo di China, fidanzata di Brenda che accusa Natalie di essere stata, lei, insieme a un’altra trans, a preparare una trappola ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. «Brenda - ha raccontato China - mi ha detto che sono state Natalie e Jois a preparare la trappola a Marrazzo. Le ho chiesto se lei aveva qualcosa da farmi vedere ma lei non aveva filmati».
Nel computer di Brenda non ci sono filmati, assicura China: «Brenda era una grande esperta di computer. Non so cosa avesse sul pc ma di sicuro non aveva filmati perché altrimenti li avrebbe fatti vedere immediatamente».
Pezzi di un mondo che affiorano dai racconti di queste donne dalla femminilità esponenziale, amate dal potere, come Natalie, primadonna dello scandalo Marrazzo che ha raccontato di coccole dispensate ad uomini, dei loro gusti sessuali e dei loro sogni, dei loro segreti. Nuovo capitolo di dettagli ieri, da Vespa: «Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l’hanno cancellato». E ancora: «Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l’avessero cancellato. Brenda, secondo quando dice Natalie, non voleva andare in Brasile. E non sarebbe stata lei la vittima designata se di omicidio si trattasse: «Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io».
E poi ci sono quei trentamila euro, un compenso versato da Marrazzo a Brenda, sempre secondo il transessuale China amico di Brenda: «Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi». Ma il legale di Marrazzo nega: «Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione».
Soldi, computer e videotape, un vero romanzo giallo, con Brenda come vittima, e un mondo da scoprire che ruota intorno. Un’altra amica di Brenda, l’ultima persona, che avrebbe l’avrebbe vista in vita la notte tra il 19 e il 20 novembre, rivela che avrebbe dovuto comprare il computer trovato ammollo nel lavandino. «Era grigio, penso sia quello». Brenda si voleva liberare di tutte le cose di valore come la tv al plasma e il frigorifero. «Io avevo comprato il suo computer tre giorni fa ma non avevo ancora avuto il tempo di andare a prenderlo», spiega Veronica.
«Ci eravamo messe d’accordo per 400 euro. Le avevo dato 100 euro, altri 100 dovevo darglieli quando sarei andata a prenderlo. Poi le avrei dato dopo gli altri 200». E adesso saranno gli inquirenti a cercare di capire perché Brenda abbia mentito dicendo di non possedere un pc in quanto non in grado di usarlo. Intanto i legali della famiglia della trans hanno fatto presente in procura che i genitori rivogliono al più presto la salma per celebrare il funerale. E nelle prossime ore la mamma di Brenda dovrebbe arrivare in Italia.
La Stampa 24 novembre 2009
Cafasso, s’indaga per omicidio Pusher e trans, soci del ricatto
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore
Nemmeno due maestri del giallo come Agatha Christie e Alfred Hitchcock. «Neppure loro avrebbero saputo intrecciare questa storia in modo così fitto» si lascia scappare verso sera uno degli investigatori impegnati a risolvere l’incredibile e per certi versi anche insostenibile “caso” del video-ricatto a base di sesso, trans e cocaina che fa tremare vip e politici, che ha già costretto alle dimissioni l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo e su cui ora pesano due cadaveri. Entrambi in cerca di autore. La vera svolta del giallo arriverà dalla lettura dei file del pc trovato in casa di Brenda e «messo in salvo» da una mano ancora sconosciuta sotto l’acqua del rubinetto dentro il lavandino, unica possibile fonte di salvezza in una casa piena di fumo. Il contenuto dei file e della memoria del pc sono decisivi per sapere non solo cosa custodiscono ma anche se filmati o fotografie sono stati spediti in qualche server nel cyber spazio. In poche parole, se è vero, come sembra, che Brenda fosse la custode di materiale - video e film - con cui poteva ricattare i clienti.
IL GRUPPO DEI RICATTI
Wendell Mendes Paes,il trentaduenne brasiliano che un giorno diventò Brenda, e un gruppo di altri trans che a un certo punto hanno realizzato un modo più diretto e meno faticoso di fare soldi: ricattare i clienti. Brenda e le altre, quindi, coordinate dal pusher Gianguarino Cafasso nonchè dai carabinieri della Compagnia Trionfale arrestati il 21 ottobre. L’aggiunto della procura di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Sabelli ormai si sono convinti che anche la morte di Cafasso sia da ricollegare al “caso” Marrazzo prima e alla morte di Brenda poi. Anche la morte del pusher diventa un caso di omicidio, un po’ come quello di Brenda, amici, conoscenti e soci in affari, anche la stessa fine. Cafasso era il pusher dei trans ma anche di molti vip, è stato il primo a cercare di vendere il video di Marrazzo ai giornali (15 luglio) insieme ai carabinieri, poi esce dalla scena della trattativa e ricompare il 12 settembre, due righe sul mattinale della questura, una morte per overdose nella stanza 406 dell’hotel Romulus lungo la via Salaria, oltre il raccordo. Con lui, in quella stanza, c’era un trans, Jennifer. Jennifer è stata risentita ieri in procura e ha aggiunto dettagli nuovi sulla morte di Cafasso, particolari che non aveva raccontato nè il 12 settembre nèil 5 novembre quando è stata risentita dal Ros dei carabinieri che indagano sul video-ricatto a Marrazzo. Dettagli, ad esempio, «sulla modalità di assunzione della droga» che potrebbe avere coincidenze con il cocktail che ha stordito Brenda poi morta per asfissia.Attenzione ai nomi perchè la scena che a questo punto hanno davanti investigatori e inquirenti oltre che confusa e anche più affollata del previsto. E’ragionevole pensare che Brenda e altri trans avessero preso a filmare di nascosto gli incontri con i clienti. Il capo della Squadra Mobile Vittorio Rizzi sta risentendo tutti i viados già comparsi nella primaparte inchiesta, quella dei Ros sul video ricatto a Marrazzo.
Perchè una cosa è certa: i trans hanno mentito sempre, tutti e continuano a farlo.Ha mentito Brenda che ha ammesso solo in un secondo interrogatorio di aver girato di nacosto un film a Marrazzo spergiurando di averlo cancellato; che ha negato di avere un pc e di saperlo usare e invece lo aveva, anche se lo stava vendendo, e chattava di continuo. Mente China, mente Jennifer sulle ultime ore di Cafasso. E Michelle, di cui è stata trovata una foto in casa di Brenda, dov’è? E Natalie, colei di cui Marrazzo si fidava di più e di cui infatti le altre erano molto gelose? China l’accusa di «aver fatto una trappola a Marrazzo insieme a Giosy ». E sempre China, che parla ogni giorno da un mese appena vede un microfono, ieri sera a Porta a Porta s’è ricordata che «Brenda le ha fatto vedere 30 mila euro avuti da Marrazzo ». Vero? Falso? Il saldo perun ricatto? C’è rabbia tra investigatori e inquirenti. All’inizio, infatti, non fu fatta la perquisizione in casa di Brenda e fu presa per buona la sua versione («non ho un pc»). Ora si deve recuperare il tempo perduto, incrociando la memoriadel pc con il traffico telefonico delle due schede sim (una usata solo per internet) e dei due telefoni di cui uno rubato nella rapina subita da Brenda l’8 novembre. Già, le rapine ai trans. Loro denunciano «una banda di romeni su un’auto azzurra». Un’altra presenza che inquieta in una storia ancora tutta da scrivere.
L'Unità 24 novembre 2009
Marrazzo sotto protezione?Timori per l'ex governatore
di Tommaso Labate
Supertestimone. Il suo avvocato evoca l'ombra di una banda modello Uno Bianca. Il mistero della località dove si è nascosto il politico. I contatti tra il pusher salernitano Cafasso, stroncato da un'overdose nel settembre scorso, e il clan dei Casalesi.
E se Piero Marrazzo non stesse in monastero? E se l'ormai ex governatore del Lazio si trovasse in un luogo “sicuro” e quindi diverso dall'abbazia di Montecassino dove tutti l'hanno localizzato?
I due punti di domanda viaggiavano già da qualche giorno sul treno degli autorevoli “si dice”, che rimbalzavano dalla procura di Roma ai palazzi della politica, e come tali vanno presentati. Ma la misteriosa morte della transessuale Brenda ha dato alle due domande un interesse che prima dell'incendio di via Due Ponti non avevano. Nella storia di sesso-bugie-e-videotape, che pure ha rovinato vita e carriera del presidente della Regione Lazio, ora ci sono anche i cadaveri. Brenda, nel suo appartamento. Il pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso, due mesi fa, in un motel sulla Salaria.
L'interrogativo sul luogo in cui si trova davvero Marrazzo apre l'ennesimo squarcio inquietante su tutta la faccenda. Stando ai “si dice” di cui sopra, infatti, il governatore del Lazio potrebbe far parte già da tempo di quello che nei film americani si chiama “programma protezione testimoni”. Tutto questo è fiction? Oppure no?
Se non lo è, allora per gli inquirenti che lavorano al grande giallo iniziato con quattro carabinieri che ricattavano noti clienti di trans la storia ha già qualche luce tra molte ombre. Marrazzo, che frequentava da anni il viado Natalì e che almeno due volte aveva incontrato Brenda, ha avuto modo di conoscere chi e che cosa stava dietro il grande mercato di video? L'ex governatore ha già fatto luce anche sui dettagli della grande storia che esulavano dal ricatto di cui è stato vittima?
Se le ultime due domande portano a due “sì”, allora Marrazzo non è soltanto una vittima illustre. Ma un testimone. Anzi, il testimone chiave, la carta più preziosa nelle mani di chi sta indagando. «È colpa mia, è colpa mia», è un frammento di frase che ieri il Corriere della sera ha attribuito alla voce dell'ex governatore. Ma l'avvocato Luca Petrucci ha immediatamente provveduto a smentire tutti i virgolettati ascritti al suo assistito: «Leggo sul Corriere della Sera e su Repubblica - ha scandito - presunte dichiarazioni di Marrazzo o di suoi ipotetici amici sulla tragica scomparsa della trans Brenda. Tali dichiarazioni, alcune addirittura virgolettate e con citazioni di sms, sono false dalla prima all'ultima parola in quanto Marrazzo, pure informato dalla moglie su quanto accaduto, non ha incontrato o parlato con nessuno di questa tragica vicenda».
Marrazzo potrebbe essere già in un luogo “sicuro”, protetto, irraggiungibile. E forse non a caso il suo avvocato, subito dopo aver appreso la notizia della morte di Brenda, s'è affrettato a chiedere «protezione» anche per l'altra possibile testimone chiave: la trans Natalì. Il motivo sta in una parte della dichiarazione dell'avvocato Petrucci in cui lo stesso evoca un puzzle simile a un caso già noto all'Italia di quasi vent'anni fa: «Dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni».
Quale organizzazione può avere interesse a eliminare un personaggio centrale dell'inchiesta come Brenda? E poi qual è, se c'è, il ruolo nella faccenda del clan dei Casalesi, che controllano lo spaccio di droga a Roma e nel basso Lazio, e che avevano contatti anche con il pusher Cafasso, lo stesso che cercava di smerciare uno dei video con Marrazzo?
Ogni interrogativo irrisolto è un'ipotesi da verificare. Come quello sulle reali cause che hanno portato alla morte di Brenda. Escluso il suicidio, rimane la strada tortuosa che parte dall'incidente domestico. Poi c'è l'omicidio, su cui il dibattito è aperto anche tra i politici. Basti pensare ad Antonio Di Pietro, che parlando «da ex pm e investigatore» s'è detto in disaccordo con chi «in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che la transessuale Brenda sia stata uccisa».
fonte Il Riformista 23 novembre 2009
Supertestimone. Il suo avvocato evoca l'ombra di una banda modello Uno Bianca. Il mistero della località dove si è nascosto il politico. I contatti tra il pusher salernitano Cafasso, stroncato da un'overdose nel settembre scorso, e il clan dei Casalesi.
E se Piero Marrazzo non stesse in monastero? E se l'ormai ex governatore del Lazio si trovasse in un luogo “sicuro” e quindi diverso dall'abbazia di Montecassino dove tutti l'hanno localizzato?
I due punti di domanda viaggiavano già da qualche giorno sul treno degli autorevoli “si dice”, che rimbalzavano dalla procura di Roma ai palazzi della politica, e come tali vanno presentati. Ma la misteriosa morte della transessuale Brenda ha dato alle due domande un interesse che prima dell'incendio di via Due Ponti non avevano. Nella storia di sesso-bugie-e-videotape, che pure ha rovinato vita e carriera del presidente della Regione Lazio, ora ci sono anche i cadaveri. Brenda, nel suo appartamento. Il pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso, due mesi fa, in un motel sulla Salaria.
L'interrogativo sul luogo in cui si trova davvero Marrazzo apre l'ennesimo squarcio inquietante su tutta la faccenda. Stando ai “si dice” di cui sopra, infatti, il governatore del Lazio potrebbe far parte già da tempo di quello che nei film americani si chiama “programma protezione testimoni”. Tutto questo è fiction? Oppure no?
Se non lo è, allora per gli inquirenti che lavorano al grande giallo iniziato con quattro carabinieri che ricattavano noti clienti di trans la storia ha già qualche luce tra molte ombre. Marrazzo, che frequentava da anni il viado Natalì e che almeno due volte aveva incontrato Brenda, ha avuto modo di conoscere chi e che cosa stava dietro il grande mercato di video? L'ex governatore ha già fatto luce anche sui dettagli della grande storia che esulavano dal ricatto di cui è stato vittima?
Se le ultime due domande portano a due “sì”, allora Marrazzo non è soltanto una vittima illustre. Ma un testimone. Anzi, il testimone chiave, la carta più preziosa nelle mani di chi sta indagando. «È colpa mia, è colpa mia», è un frammento di frase che ieri il Corriere della sera ha attribuito alla voce dell'ex governatore. Ma l'avvocato Luca Petrucci ha immediatamente provveduto a smentire tutti i virgolettati ascritti al suo assistito: «Leggo sul Corriere della Sera e su Repubblica - ha scandito - presunte dichiarazioni di Marrazzo o di suoi ipotetici amici sulla tragica scomparsa della trans Brenda. Tali dichiarazioni, alcune addirittura virgolettate e con citazioni di sms, sono false dalla prima all'ultima parola in quanto Marrazzo, pure informato dalla moglie su quanto accaduto, non ha incontrato o parlato con nessuno di questa tragica vicenda».
Marrazzo potrebbe essere già in un luogo “sicuro”, protetto, irraggiungibile. E forse non a caso il suo avvocato, subito dopo aver appreso la notizia della morte di Brenda, s'è affrettato a chiedere «protezione» anche per l'altra possibile testimone chiave: la trans Natalì. Il motivo sta in una parte della dichiarazione dell'avvocato Petrucci in cui lo stesso evoca un puzzle simile a un caso già noto all'Italia di quasi vent'anni fa: «Dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni».
Quale organizzazione può avere interesse a eliminare un personaggio centrale dell'inchiesta come Brenda? E poi qual è, se c'è, il ruolo nella faccenda del clan dei Casalesi, che controllano lo spaccio di droga a Roma e nel basso Lazio, e che avevano contatti anche con il pusher Cafasso, lo stesso che cercava di smerciare uno dei video con Marrazzo?
Ogni interrogativo irrisolto è un'ipotesi da verificare. Come quello sulle reali cause che hanno portato alla morte di Brenda. Escluso il suicidio, rimane la strada tortuosa che parte dall'incidente domestico. Poi c'è l'omicidio, su cui il dibattito è aperto anche tra i politici. Basti pensare ad Antonio Di Pietro, che parlando «da ex pm e investigatore» s'è detto in disaccordo con chi «in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che la transessuale Brenda sia stata uccisa».
fonte Il Riformista 23 novembre 2009
lunedì 23 novembre 2009
Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"
Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009
adnkronos, 23 novembre 2009
Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"
Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009
adnkronos, 23 novembre 2009
Brenda, parlano i genitori di Cafasso:"Nostro figlio non era un pusher"
L’UOMO DEL VIDEO, DOPO LA MORTE DI BRENDA NUOVE OMBRE
I genitori di Cafasso: hanno ucciso nostro figlio. Non era un pusher, aveva paura
Il padre: l'hanno chiamato pappone, il pappone dei trans, ma altro che overdose è morto come un cane
SALERNO — «Prego, entrate», dice aprendo la porta alle nove di sera il signor Pasquale Cafasso, 72 anni, men tre una cappa di nebbia avvolge questo minuscolo paesino del Cilento vicino ad Agropoli. Il paesino dei ceci, per que sto si chiama così. Ma c’è la neb bia adesso, una nebbia fittissi ma, anche intorno alla morte di suo figlio Gianguerino, secon do lui: «L’hanno chiamato pu sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han no dipinto come il grande ricat tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri ma m’aveva detto di avere pau ra... Altro che overdose, l’han no ammazzato. Eppure nessu no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi». Il signor Cafasso si commuove, accanto a lui c’è la moglie Laura, sono sposati da 38 anni, hanno altri tre figli e tre nipotini. «Ecco — aggiunge la mamma di Gian guerino —, avete tanto parlato del video di Marrazzo con i trans. Beh, la volete sapere una cosa? Gianguerino, il mio pri mogenito, non aveva un video telefonino, perché io gli dicevo sempre: ti posso mandare a Ro ma le foto dei nipotini? Ma lui diceva di no, perché il videofo nino non ce l’aveva...».
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I genitori di Cafasso: hanno ucciso nostro figlio. Non era un pusher, aveva paura
Il padre: l'hanno chiamato pappone, il pappone dei trans, ma altro che overdose è morto come un cane
SALERNO — «Prego, entrate», dice aprendo la porta alle nove di sera il signor Pasquale Cafasso, 72 anni, men tre una cappa di nebbia avvolge questo minuscolo paesino del Cilento vicino ad Agropoli. Il paesino dei ceci, per que sto si chiama così. Ma c’è la neb bia adesso, una nebbia fittissi ma, anche intorno alla morte di suo figlio Gianguerino, secon do lui: «L’hanno chiamato pu sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han no dipinto come il grande ricat tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri ma m’aveva detto di avere pau ra... Altro che overdose, l’han no ammazzato. Eppure nessu no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi». Il signor Cafasso si commuove, accanto a lui c’è la moglie Laura, sono sposati da 38 anni, hanno altri tre figli e tre nipotini. «Ecco — aggiunge la mamma di Gian guerino —, avete tanto parlato del video di Marrazzo con i trans. Beh, la volete sapere una cosa? Gianguerino, il mio pri mogenito, non aveva un video telefonino, perché io gli dicevo sempre: ti posso mandare a Ro ma le foto dei nipotini? Ma lui diceva di no, perché il videofo nino non ce l’aveva...».
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domenica 22 novembre 2009
Brenda, cresce la paura nel condominio:"Chi sarà la prossima?"
(fotogallery La Stampa)PER CASA UN TUGURIO DI 10 METRI .Impaurite le amiche: «Nel nostro mestiere il massimo riserbo è la prima regola»
GUGLIELMO BUCCHIERI
ROMA
Quattordici scalini, un corridoio stretto e color polvere e, poi, otto porte di ferro rosso ed una bianca. Il numero è l’1, la lettera la F: è in uno spazio di pochissimi metri quadrati, forse dieci che il transessuale Brenda è morta asfissiata. La casa, o meglio il tugurio, appare come un luogo dell’orrore. Spazzatura, un materasso bruciato, le molle in evidenza e sotto al letto due bottiglie, apparentemente di alcolici. Il soppalco non si vede perché è buio, ma, una volta sul retro del palazzo, è il senso di precarietà che ti assale: il mini-appartamento da dove Brenda sarebbe stata presto sfrattata ha un’uscita secondaria, chiusa da un cancello e nascosta in un altro sottoscala. «Queste sono tombe, sì vere e proprie tombe.
Guardate le bombole del gas, ovunque e non in sicurezza. A queste poveracce chiedono 500 euro, ma so che pagano anche di più: è due anni che non facciamo un’assemblea di condominio... E pensare che chi ha costruito queste schifezze è un noto imprenditore», racconta la donna che alle 4 e qualche minuto di venerdì ha dato l’allarme perché il fumo usciva da una fessura laggiù al piano che non c’è.
Brenda è morta. Le amiche, o presunte tali, parlano. Lo fanno con frenesia, a scatti, assalite dalla paura. C’è Thyanna, l’amica più vicina alla sfortunata brasiliana, che sale e scende dalle scale della palazzina G. «No, non nominiamo più il nome Marrazzo. Non capite che porta sfortuna a chi lo pronuncia? A Brenda volevo bene, stavamo spesso insieme ed ora non so cosa pensare. Forse ammazzeranno pure me? E, poi, la mia migliore amica? Fatemi credere che è stato tutto un incidente...», così Thyanna. Le lacrime gli bagnano il volto, capelli corti, tuta da benzinaio addosso: da qualche ora, per lei, il decreto di espulsione dall’Italia.
«Non me ne vado, voglio restare vicina a Brenda... Sì, è vero, prendeva delle medicine per dormire, ma non si è suicidata», e la porta si chiude. All’interno, voci, un uomo e, sullo sfondo, la tv accesa su un canale hard. In via Due Ponti, civico 180, vivono decine di famiglie, bambini appena nati e ragazzi che, adesso, appaiono e scompaiono in balconi pieni di vestiti appesi e parabole. Tutto attorno, vicoli, varchi, garage semidistrutti, odore di cucina. «Era sempre ubriaca, alle 3 del mattino la musica ci assordava, urla e rumore non ci facevano dormire.
E, poi, tutte quelle grandi macchine qua sotto: io, l’altra notte, ero a Bologna...», racconta Valentin, camionista moldavo che ci apre casa. La moglie è in Ucraina, per terra c’è polvere ovunque perché, spiega, «i vigili del fuoco hanno buttato giù il mio portoncino credendo che il fuoco avesse invaso anche la mia stanza». Sul piano rialzato, abitano tre nuclei familiari e, poi, Camilla, alta, capelli neri e lunghi, maglietta rossa e scarpe con i tacchi. «Chi fa bene il nostro mestiere sa che il massimo riserbo sui clienti è la prima regola: le ragazze che cercano visibilità sono barbone. Io viaggio fra Roma e Milano, non ho sentito niente, non ho visto niente», racconta la vicina della povera Brenda.
Al numero 180 si arriva passando sotto ad un ponte a gomito, una svolta che fa da confine fra la strada dei circoli privati, dei vip, dei residence e il nulla, o quasi. «La polizia le deve proteggere, le transessuali sono solo l’anello debole di una storia che coinvolge politici e forze dell’ordine corrotti. Questa è una storia - così Imma Battaglia, la presidente di Gayproject - indegna dell’Italia, serve verità e se c’è una lista di persone importanti che venga fuori perché qua ci sono esseri umani che hanno paura». Paura come quella che prova Thyanna o Barbara che denuncia «un inseguimento, forse di un carabiniere su un motorino...».
Stupore, quello che arriva fin dentro al Brasile dove, assicurano le amiche di Brenda, «da quando è scoppiato tutto questo caos le televisioni parlano di noi». Dalla tv lo ha saputo la mamma di Brenda, Azenete. Nelle prossime ore, accompagnata dal fratello sbarcherà a Roma perché, spiegano i legali della famiglia Wendel Mendes, «chiede verità e giustizia». Gli avvocati scelti per ottenere giustizia sono gli stessi che assistono Rudi Guede nel processo di Perugia per la morte di Meredith, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti. Brenda non c’è più, morta asfissiata dal fumo. «Vedrai che il computer sparirà... Non aveva video, ma solo alcune foto che ha distrutto», così l’amica Thyanna dove per fotografie sembra intendersi quelle dell’ex Governatore Marrazzo.
«Era da un po’ di tempo che la vedevo dal balcone usare il computer. Rimanevo colpita perché queste qua non sanno fare niente», sussurra la signora dei piani alti. E, dal balcone, c’è chi agita un bastone contro flash e taccuini mentre per le vie di Roma sfila il corteo «Riprendiamoci la notte» con trans e lesbiche in prima fila.
la stampa 22 novembre 2009
Brenda: Il cellulare scomparso e il mistero sull'ultimo cliente
L'INCHIESTA/ L'autopsia rivela che la trans è morta asfissiata dal fumo
Mistero sull'ultimo cliente: è stato con lei due volte prima della tragedia
Brenda, salvi i file del computer
ma è giallo sul cellulare sparito
di MASSIMO LUGLI e ELSA VINCI
L'appartamento di Brenda dopo l'incendio
ROMA - È caccia al telefonino di Brenda. Foto, video, appunti potrebbero essere custoditi in quel palmare Samsung. È caccia ai suoi segreti, che in queste ore i periti della procura stanno cercando nella memoria del computer trovato sotto l'acqua nel lavandino del bagno. I file sono salvi, leggibili.
La misteriosa morte della trans che parlò ai magistrati del secondo video hot su Piero Marrazzo non viene chiarita dai primi risultati dell'autopsia. I polmoni pieni di fumo, il corpo intatto, una buona dose di barbiturici. La transessuale è morta per asfissia, soffocata dalle esalazioni di ossido di carbonio. Non sembra sia stata aggredita e uccisa da qualcuno che, successivamente, ha organizzato la messa in scena dell'incendio. Gli esami istologici e tossicologici sono già iniziati e i risultati potrebbero arrivare da domani. Nel sangue di Brenda sono state rilevate altissime quantità di alcol e di quel Minias di cui la trans faceva un uso smodato. Almeno 50 gocce al giorno (quasi il doppio della dose consigliata) per dormire. Alcune confezioni sono state ritrovate nell'appartamento.
All'appello, invece, manca un palmare di cui ha parlato "China", il compagno della transex. In casa della vittima gli agenti di Vittorio Rizzi hanno ritrovato il Nokia M73 che Brenda aveva comprato dopo la rapina dell'8 novembre scorso. Il numero che la trans aveva dato alla mobile, però, era quello del Samsung. Perché portare via il palmare e lasciare il telefonino? Mistero.
L'ipotesi principale, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo resta quella dell'omicidio anche perché non si capisce ancora come sia divampato l'incendio. Sul trolley accanto all'ingresso, nessuna traccia di cera anche se alcune amiche hanno parlato di una candela, scomparsa nel nulla. Nessun mozzicone o residui di liquido infiammabile, a parte il whisky.
Resta il mistero del computer sott'acqua. Il rubinetto del lavandino del bagno perdeva già nei giorni dello scandalo Marrazzo. "È rotto da tempo, dovrei farlo riparare ma tanto me ne vado", diceva Brenda. La mobile ha intenzione di interrogare i vigili del fuoco intervenuti sul posto per accertare meglio questo dettaglio. Per fortuna l'hard disk trovato in ammollo è salvo. Il perito nominato dalla procura ha già iniziato a recuperare i file. Anche se non si sa ancora se ci sono video.
La polizia, ieri mattina, è tornata in via Due Ponti e ha esaminato anche un secondo ingresso, una porta-finestra chiusa a chiave. Ma davanti a questo accesso c'erano alcuni mobili ed è molto improbabile che l'assassino (se di un delitto si è trattato) possa essere passato proprio da lì. Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito con maggiore precisione le ultime ore di vita di Brenda ed è emerso un particolare inedito. La trans ha detto a "China" di essere stata con lo stesso cliente per ben due volte nel giro di poche ore: una verso mezzanotte e l'ultima alle 2 circa, prima di salire sul taxi che l'ha portata a casa. Si trattava di un uomo alla guida di un furgone bianco che le avrebbe dato ben 400 euro: una somma spropositata per una prestazione "on the road". Uno stratagemma per farla andare a via Due Ponti, dove qualcuno era in agguato?
All'inchiesta sulla morte della transessuale se n'è affiancata una seconda, condotta dal Ros, sulle minacce arrivate a Brenda negli ultimi tempi. Tre amiche della vittima sono già state interrogate dai carabinieri. E da un villaggio vicino Belem, in Brasile, arriverà a Roma, nei prossimi giorni, Azenete, la madre di Brenda. Due avvocati di Perugia, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile (che hanno difeso Rudy Guede, l'ivoriano condannato per il delitto di Meredith), hanno accettato di rappresentare i parenti della trans. Il caso rimane intricato: ogni certezza ha il suo contrario. Incidente o omicidio? Il dubbio resta.
(la repubblica 22 novembre 2009 ha collaborato Maria Elena Vincenzi)
Mistero sull'ultimo cliente: è stato con lei due volte prima della tragedia
Brenda, salvi i file del computer
ma è giallo sul cellulare sparito
di MASSIMO LUGLI e ELSA VINCI
L'appartamento di Brenda dopo l'incendio
ROMA - È caccia al telefonino di Brenda. Foto, video, appunti potrebbero essere custoditi in quel palmare Samsung. È caccia ai suoi segreti, che in queste ore i periti della procura stanno cercando nella memoria del computer trovato sotto l'acqua nel lavandino del bagno. I file sono salvi, leggibili.
La misteriosa morte della trans che parlò ai magistrati del secondo video hot su Piero Marrazzo non viene chiarita dai primi risultati dell'autopsia. I polmoni pieni di fumo, il corpo intatto, una buona dose di barbiturici. La transessuale è morta per asfissia, soffocata dalle esalazioni di ossido di carbonio. Non sembra sia stata aggredita e uccisa da qualcuno che, successivamente, ha organizzato la messa in scena dell'incendio. Gli esami istologici e tossicologici sono già iniziati e i risultati potrebbero arrivare da domani. Nel sangue di Brenda sono state rilevate altissime quantità di alcol e di quel Minias di cui la trans faceva un uso smodato. Almeno 50 gocce al giorno (quasi il doppio della dose consigliata) per dormire. Alcune confezioni sono state ritrovate nell'appartamento.
All'appello, invece, manca un palmare di cui ha parlato "China", il compagno della transex. In casa della vittima gli agenti di Vittorio Rizzi hanno ritrovato il Nokia M73 che Brenda aveva comprato dopo la rapina dell'8 novembre scorso. Il numero che la trans aveva dato alla mobile, però, era quello del Samsung. Perché portare via il palmare e lasciare il telefonino? Mistero.
L'ipotesi principale, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo resta quella dell'omicidio anche perché non si capisce ancora come sia divampato l'incendio. Sul trolley accanto all'ingresso, nessuna traccia di cera anche se alcune amiche hanno parlato di una candela, scomparsa nel nulla. Nessun mozzicone o residui di liquido infiammabile, a parte il whisky.
Resta il mistero del computer sott'acqua. Il rubinetto del lavandino del bagno perdeva già nei giorni dello scandalo Marrazzo. "È rotto da tempo, dovrei farlo riparare ma tanto me ne vado", diceva Brenda. La mobile ha intenzione di interrogare i vigili del fuoco intervenuti sul posto per accertare meglio questo dettaglio. Per fortuna l'hard disk trovato in ammollo è salvo. Il perito nominato dalla procura ha già iniziato a recuperare i file. Anche se non si sa ancora se ci sono video.
La polizia, ieri mattina, è tornata in via Due Ponti e ha esaminato anche un secondo ingresso, una porta-finestra chiusa a chiave. Ma davanti a questo accesso c'erano alcuni mobili ed è molto improbabile che l'assassino (se di un delitto si è trattato) possa essere passato proprio da lì. Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito con maggiore precisione le ultime ore di vita di Brenda ed è emerso un particolare inedito. La trans ha detto a "China" di essere stata con lo stesso cliente per ben due volte nel giro di poche ore: una verso mezzanotte e l'ultima alle 2 circa, prima di salire sul taxi che l'ha portata a casa. Si trattava di un uomo alla guida di un furgone bianco che le avrebbe dato ben 400 euro: una somma spropositata per una prestazione "on the road". Uno stratagemma per farla andare a via Due Ponti, dove qualcuno era in agguato?
All'inchiesta sulla morte della transessuale se n'è affiancata una seconda, condotta dal Ros, sulle minacce arrivate a Brenda negli ultimi tempi. Tre amiche della vittima sono già state interrogate dai carabinieri. E da un villaggio vicino Belem, in Brasile, arriverà a Roma, nei prossimi giorni, Azenete, la madre di Brenda. Due avvocati di Perugia, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile (che hanno difeso Rudy Guede, l'ivoriano condannato per il delitto di Meredith), hanno accettato di rappresentare i parenti della trans. Il caso rimane intricato: ogni certezza ha il suo contrario. Incidente o omicidio? Il dubbio resta.
(la repubblica 22 novembre 2009 ha collaborato Maria Elena Vincenzi)
sabato 21 novembre 2009
Scandalo Trans:Brenda, il pc e i segreti sugli altri ricatti
Brenda, il pc e i segreti sugli altri ricatti
Roma - Il nome di Brenda non è legato solo allo scandalo Marrazzo. Ma il trans brasiliano avrebbe potuto fare luce, forse, su altri vip filmati o fotografati duranti incontri a luci rosse e poi ricattati. Le indagini della procura puntano ad accertare se il trans fosse coinvolto in un’attività di dossier in conto terzi. Per questo saranno setacciate agende e rubriche del trans alla ricerca di contatti e amicizie. L’ipotesi è che Brenda potesse essere l’anello operativo tra ricattati e ricattatori. E non solo per soldi.
Le chiamate Il trans Brenda chiamava Marrazzo alle utenze fisse della sua segreteria alla Regione Lazio e si qualificava col suo nome di battaglia. Chiamate non isolate e che ora sono nel fascicolo di indagine. Telefonate annotate insieme a quella di uno dei quattro carabinieri arrestati per la presunta estorsione, Carlo Tagliente. Tutte tessere di un puzzle che autorizzano gli investigatori a ritenere che il ruolo di Brenda andasse ben al di là di quello di vendere i propri favori sessuali. Del resto la stessa Brenda aveva ammesso agli investigatori durante un interrogatorio di avere un secondo video che la ritraeva con Marrazzo e un altro trans, Michelle. "Certo, avevo quel video, lo custodivo nel mio pc ma l’ho distrutto perché avevo paura" si legge nel verbale di interrogatorio di Brenda reso i primi di novembre ai Ros. Parla di foto e video fatti durante incontri in un appartamento nella disponibilità di Marrazzo che tuttavia non è la residenza ufficiale dell’ex governatore, ma una casa in via Cortina d’Ampezzo, forse la stessa casa dove si reca Natalie, l’altro trans, dopo il blitz dei due carabinieri infedeli (Luciano Simeone e Carlo Tagliente) nell’appartamento di via Gradoli 96.
Non detto Brenda però dopo avere ammesso di avere distrutto il secondo video non aggiunse altro. Atteggiamento che insospettì gli inquirenti convinti che il trans nascondesse ancora tanto sul suo ruolo nell’affaire Marrazzo. I magistrati sospettavano e sospettano di un ricatto cominciato già all’inizio di quest’anno, ma anche di altre possibili estorsioni nei confronti di altri potenti. Interrogato dai carabinieri del Ros, Brenda parla dunque di incontri "nella casa" del governatore di via Cortina d’Ampezzo. Secondo il trans Marrazzo qui viene fotografato durante gli incontri a cui avrebbe partecipato anche Michelle, un altro transessuale che Marrazzo conosceva. "Insieme e me e a Marrazzo - spiega Brenda ai carabinieri del Ros - c’era anche Michelle, che aveva una copia del video ma adesso Michelle è a Parigi". Gli investigatori, dopo l’interrogatorio di Brenda, erano e sono convinti che altri personaggi, magari clienti di Brenda, potrebbero essere stati immortalati in video.
Altra morte sospetta E in questo quadro convergono le indagini su un altra morte sospetta su cui la procura sta cercando di far luce, quella del pusher fornitore di cocaina a trans e clienti vip, Gianguarino Cafasso, morto per overdose il 12 settembre scorso in un albergo a ore di via Salaria a Roma. Cafasso, molto amico di Brenda, sarebbe stato il detentore del video completo di Marrazzo, quello di 13 minuti, e a detta dei carabinieri infedeli, colui che avrebbe girato loro il promo del film nell’appartamento di via Gradoli. Una tesi a cui la procura non crede. La morte di Cafasso, dopo quella di Brenda, appare ancora più inquietante. Teste del decesso la fidanzata Jennifer, altro trans, che dichiara di "avere gettato il telefonino di Cafasso dopo che era morto perche squillava continuamente". Cosa conteneva quel cellulare? Altri video compromettenti? E cosa conteneva il pc di Brenda e il suo telefonino, rubato circa dieci giorni fa dopo che il trans fu picchiata e aggredita? Interrogativi che sono all’esame degli investiagtori e del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che per la morte di Rino Cafasso ha disposto esami tossicologici più approfonditi per vederci chiaro su quella overdose.
IL GIORNALE 20 SETTEMBRE 2009
Roma - Il nome di Brenda non è legato solo allo scandalo Marrazzo. Ma il trans brasiliano avrebbe potuto fare luce, forse, su altri vip filmati o fotografati duranti incontri a luci rosse e poi ricattati. Le indagini della procura puntano ad accertare se il trans fosse coinvolto in un’attività di dossier in conto terzi. Per questo saranno setacciate agende e rubriche del trans alla ricerca di contatti e amicizie. L’ipotesi è che Brenda potesse essere l’anello operativo tra ricattati e ricattatori. E non solo per soldi.
Le chiamate Il trans Brenda chiamava Marrazzo alle utenze fisse della sua segreteria alla Regione Lazio e si qualificava col suo nome di battaglia. Chiamate non isolate e che ora sono nel fascicolo di indagine. Telefonate annotate insieme a quella di uno dei quattro carabinieri arrestati per la presunta estorsione, Carlo Tagliente. Tutte tessere di un puzzle che autorizzano gli investigatori a ritenere che il ruolo di Brenda andasse ben al di là di quello di vendere i propri favori sessuali. Del resto la stessa Brenda aveva ammesso agli investigatori durante un interrogatorio di avere un secondo video che la ritraeva con Marrazzo e un altro trans, Michelle. "Certo, avevo quel video, lo custodivo nel mio pc ma l’ho distrutto perché avevo paura" si legge nel verbale di interrogatorio di Brenda reso i primi di novembre ai Ros. Parla di foto e video fatti durante incontri in un appartamento nella disponibilità di Marrazzo che tuttavia non è la residenza ufficiale dell’ex governatore, ma una casa in via Cortina d’Ampezzo, forse la stessa casa dove si reca Natalie, l’altro trans, dopo il blitz dei due carabinieri infedeli (Luciano Simeone e Carlo Tagliente) nell’appartamento di via Gradoli 96.
Non detto Brenda però dopo avere ammesso di avere distrutto il secondo video non aggiunse altro. Atteggiamento che insospettì gli inquirenti convinti che il trans nascondesse ancora tanto sul suo ruolo nell’affaire Marrazzo. I magistrati sospettavano e sospettano di un ricatto cominciato già all’inizio di quest’anno, ma anche di altre possibili estorsioni nei confronti di altri potenti. Interrogato dai carabinieri del Ros, Brenda parla dunque di incontri "nella casa" del governatore di via Cortina d’Ampezzo. Secondo il trans Marrazzo qui viene fotografato durante gli incontri a cui avrebbe partecipato anche Michelle, un altro transessuale che Marrazzo conosceva. "Insieme e me e a Marrazzo - spiega Brenda ai carabinieri del Ros - c’era anche Michelle, che aveva una copia del video ma adesso Michelle è a Parigi". Gli investigatori, dopo l’interrogatorio di Brenda, erano e sono convinti che altri personaggi, magari clienti di Brenda, potrebbero essere stati immortalati in video.
Altra morte sospetta E in questo quadro convergono le indagini su un altra morte sospetta su cui la procura sta cercando di far luce, quella del pusher fornitore di cocaina a trans e clienti vip, Gianguarino Cafasso, morto per overdose il 12 settembre scorso in un albergo a ore di via Salaria a Roma. Cafasso, molto amico di Brenda, sarebbe stato il detentore del video completo di Marrazzo, quello di 13 minuti, e a detta dei carabinieri infedeli, colui che avrebbe girato loro il promo del film nell’appartamento di via Gradoli. Una tesi a cui la procura non crede. La morte di Cafasso, dopo quella di Brenda, appare ancora più inquietante. Teste del decesso la fidanzata Jennifer, altro trans, che dichiara di "avere gettato il telefonino di Cafasso dopo che era morto perche squillava continuamente". Cosa conteneva quel cellulare? Altri video compromettenti? E cosa conteneva il pc di Brenda e il suo telefonino, rubato circa dieci giorni fa dopo che il trans fu picchiata e aggredita? Interrogativi che sono all’esame degli investiagtori e del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che per la morte di Rino Cafasso ha disposto esami tossicologici più approfonditi per vederci chiaro su quella overdose.
IL GIORNALE 20 SETTEMBRE 2009
venerdì 20 novembre 2009
Marrazzo, Morte Brenda:il secondo video e l'interrogatorio dei conoscenti
Aggiornamenti ore 18.00
BRENDA, CORPO INTEGRO MA NERO PER LA FULIGGINE
LA MORTE DI BRENDA
Il corpo di Brenda, il trans coinvolto nella vicenda Marrazzo, era integro. Era soltanto coperto da fuliggine. In ogni caso, si apprende dalla Procura di Roma, tra stasera e domani sarà effettuata l'autopsia al Gemelli. Saranno inoltre disposti accertamenti sul computer trovato immerso nell'acqua nella stanza di Brenda. Inoltre, sempre a quanto si apprende, le valigie trovate nella stanza del trans, che non conterrebbero nulla che possa essere particolarmente significativo per l'inchiesta, potevano significare che avesse intenzione di trasferirsi o facevano parte dello stile di vita.
CONOSCENTI ASCOLTATI IN QUESTURA Conoscenti e vicini di casa di Brenda, la transessuale brasiliana trovata morta stamattina nel suo appartamento in via dei Due Ponti a Roma, vengono ascoltati in queste ore in Questura a Roma. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire le circostanze in cui è avvenuta la morte della trans coinvolta nel caso Marrazzo e stanno passando al setaccio le sue ultime ore di vita.
AVEVA UN SECONDO VIDEO Brenda aveva un secondo video, in cui erano presenti Marrazzo e altri due trans, si legge nell'edizione online del Corriere della sera. E' solo l'ultimo mistero, dopo il ritrovamento del cadavere del trans, carbonizzato, in un appartamento a Roma. Brenda avrebbe ammesso di aver custodito il video per qualche tempo, e proprio al video potrebbe essere legato il suo presunto omicidio.
OMICIDIO VOLONTARIO Omicidio volontario. Questa l'ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati che indagano sulla morte del transessuale Brenda. Un'ipotesi di reato che ancora non è stata formalizzata dalla Procura ma valutata anche all'esito di un sopralluogo svolto questa mattina dai magistrati nel seminterrato dove è divampato l'incendio. Sul posto sono stati il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, il sostituto Rodolfo Sabelli (entrambi titolari dell'inchiesta sul cosiddetto caso Marrazzo), il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani (che coordina i casi di omicidio) e il pm Pierluigi Cipolla, ieri di turno. Sarà il procuratore Giovanni Ferrara a decidere a chi affidare l'inchiesta.
MARONI: "NON PARLO" «Non parlo». Così, il ministro dell'Interno Roberto Maroni replica ai giornalisti che gli chiedono un commento sulla morte del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda Marrazzo. Dopo le insistenze dei cronisti, presso la Questura di Palermo, Maroni ha aggiunto: «Ero in aereo», senza voler aggiungere altro sulla vicenda.
PC ERA IMMERSO IN ACQUA Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer è stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda.
PROCURA DISPONE AUTOPSIA La procura di Roma ha disposto l'autopsia su Brenda, il transessuale trovato morta nel proprio appartamento di via due Ponti. Gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati è stato sequestrato un computer. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti.
IL CORPO PORTATO VIA Il corpo del transessuale Brenda è stato portato via pochi minuti fa da un mezzo della Polizia mortuaria. La salma verrà sottoposta ora ad esame autoptico, che servirà a chiarire ulteriormente le cause del decesso. In Via Due Ponti continua ad esserci ressa di giornalisti e cineoperatori.
MORTA CARBONIZZATA Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. Lo si apprende da fonti investigative sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perchè la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.
FORSE MORTA PER SOFFOCAMENTO Potrebbe essere morta per soffocamento da fumo il trans Brenda, il cui cadavere è stato trovato questa mattina in un appartamento di via due Ponti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine.
WHISKY E VALIGIE VICINO AL CORPO Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti, alla periferia di Roma, dove all'alba è stata trovata morta Brenda, uno dei trans del caso Marrazzo. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte.
L'AMICA: "VOLEVA PARTIRE, L'HANNO UCCISA" «L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo». Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla del trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di Via Due Ponti a Roma. «Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynès, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione», dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che «nè Polizia nè Carabinieri hanno fatto nulla» spiegando che «tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni».
CHIAMAVA MARRAZZO AL LAVORO Brenda chiamava l'ex presidente della Regione Lazio sul posto di lavoro. Non una volta ma più volte. Telefonate raccolte dai centralini della presidenza della Regione Lazio. Il trans cercava il presidente e si qualificava proprio come «Brenda». Circostanza questa che però il trans negò, almeno ai giornalisti, subito dopo lo scandalo sottolineando di «non conoscere Marrazzo». Sarebbe l'unico trans ad avere contattato direttamente Piero Marrazzo tramite i numeri fissi della sua segreteria. Natalie invece, ovvero il trans ritratto con l'ex presidente della Regione Lazio nel video oggetto di ricatto da parte di quattro carabinieri infedeli, contattava -per sua stessa ammissione- Marrazzo direttamente sul cellulare. Brenda inoltre era molto amica di Gianguarino Cafasso, Il pusher morto a settembre per overdose e che tentò per primo di piazzare il video del ricatto.
www.leggo.it 20 novembre 2009 (fotogallery)
BRENDA, CORPO INTEGRO MA NERO PER LA FULIGGINE
LA MORTE DI BRENDA
Il corpo di Brenda, il trans coinvolto nella vicenda Marrazzo, era integro. Era soltanto coperto da fuliggine. In ogni caso, si apprende dalla Procura di Roma, tra stasera e domani sarà effettuata l'autopsia al Gemelli. Saranno inoltre disposti accertamenti sul computer trovato immerso nell'acqua nella stanza di Brenda. Inoltre, sempre a quanto si apprende, le valigie trovate nella stanza del trans, che non conterrebbero nulla che possa essere particolarmente significativo per l'inchiesta, potevano significare che avesse intenzione di trasferirsi o facevano parte dello stile di vita.
CONOSCENTI ASCOLTATI IN QUESTURA Conoscenti e vicini di casa di Brenda, la transessuale brasiliana trovata morta stamattina nel suo appartamento in via dei Due Ponti a Roma, vengono ascoltati in queste ore in Questura a Roma. Gli investigatori sono al lavoro per ricostruire le circostanze in cui è avvenuta la morte della trans coinvolta nel caso Marrazzo e stanno passando al setaccio le sue ultime ore di vita.
AVEVA UN SECONDO VIDEO Brenda aveva un secondo video, in cui erano presenti Marrazzo e altri due trans, si legge nell'edizione online del Corriere della sera. E' solo l'ultimo mistero, dopo il ritrovamento del cadavere del trans, carbonizzato, in un appartamento a Roma. Brenda avrebbe ammesso di aver custodito il video per qualche tempo, e proprio al video potrebbe essere legato il suo presunto omicidio.
OMICIDIO VOLONTARIO Omicidio volontario. Questa l'ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati che indagano sulla morte del transessuale Brenda. Un'ipotesi di reato che ancora non è stata formalizzata dalla Procura ma valutata anche all'esito di un sopralluogo svolto questa mattina dai magistrati nel seminterrato dove è divampato l'incendio. Sul posto sono stati il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, il sostituto Rodolfo Sabelli (entrambi titolari dell'inchiesta sul cosiddetto caso Marrazzo), il procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani (che coordina i casi di omicidio) e il pm Pierluigi Cipolla, ieri di turno. Sarà il procuratore Giovanni Ferrara a decidere a chi affidare l'inchiesta.
MARONI: "NON PARLO" «Non parlo». Così, il ministro dell'Interno Roberto Maroni replica ai giornalisti che gli chiedono un commento sulla morte del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda Marrazzo. Dopo le insistenze dei cronisti, presso la Questura di Palermo, Maroni ha aggiunto: «Ero in aereo», senza voler aggiungere altro sulla vicenda.
PC ERA IMMERSO IN ACQUA Il personal computer di Brenda sarebbe stato trovato nel lavandino dell'appartamento, bagnato come se fosse stato immerso in acqua. Il particolare, rivelato da fonti investigative, farebbe supporre ad un gesto volontario per rendere il pc inutilizzabile. Il computer è stato portato via dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Roma. Verranno effettuati accertamenti su eventuali file contenuti nel personal computer di Brenda.
PROCURA DISPONE AUTOPSIA La procura di Roma ha disposto l'autopsia su Brenda, il transessuale trovato morta nel proprio appartamento di via due Ponti. Gli inquirenti che procedono per omicidio volontario hanno anche disposto gli esami tossicologici. Nel corso del sopralluogo compiuto dai magistrati è stato sequestrato un computer. Sembra che nell'appartamento di via due Ponti Brenda non ricevesse i clienti.
IL CORPO PORTATO VIA Il corpo del transessuale Brenda è stato portato via pochi minuti fa da un mezzo della Polizia mortuaria. La salma verrà sottoposta ora ad esame autoptico, che servirà a chiarire ulteriormente le cause del decesso. In Via Due Ponti continua ad esserci ressa di giornalisti e cineoperatori.
MORTA CARBONIZZATA Il corpo del transessuale Brenda, coinvolta nella vicenda di Piero Marrazzo, è stata trovata carbonizzata all'interno di un appartamento in via Due Ponti a Roma stamani. Lo si apprende da fonti investigative sul posto gli agenti della polizia scientifica della questura di Roma. I vigili del fuoco della capitale sono stati chiamati per un incendio che si stava sviluppando all'interno delle cantine di una palazzina in via Due Ponti alle alle 4:16 della notte scorsa. Arrivati sul posto alle 4:33 i hanno trovato il corpo della viado ormai carbonizzato all'interno del suo appartamento. Immediato l'intervento della polizia scientifica. La transessuale brasiliana coinvolta nel caso che ha portato alle dimissioni dell'ex presidente della Regione Piero Marrazzo per i rapporti che avrebbe intrattenuto con lui, era stata ascoltata in procura a Roma, come testimone, nell'ambito dell' inchiesta sul presunto ricatto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio il 2 novembre scorso. L'audizione del viado svolta di fronte al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli doveva chiarire tra l'altro, la questione dell'esistenza di un secondo video in cui apparirebbe Marrazzo e del quale hanno fatto cenno alcuni transessuali. Pochi giorni dopo, il 9 novembre, Brenda era rimasta coinvolta in una rissa dalla quale era uscita con ferite al volto. Era stata fermata dai carabinieri in via Biroli, sulla via Cassia. I militari in quell'occasione dovettero difendersi perchè la trans dava in escandescenza. In quell'occasione gli era stato anche rubato il telefono cellulare.
FORSE MORTA PER SOFFOCAMENTO Potrebbe essere morta per soffocamento da fumo il trans Brenda, il cui cadavere è stato trovato questa mattina in un appartamento di via due Ponti. Secondo quanto si apprende da fonti investigative, l'appartamento sarebbe composto da un unico locale, con un soppalco. E proprio sopra il soppalco, riversa in terra, sarebbe stata rinvenuta Brenda, seminuda. Nella piccola casa, invasa dal fumo, gli investigatori avrebbero trovato tutto in ordine.
WHISKY E VALIGIE VICINO AL CORPO Gli agenti della polizia scientifica della Questura di Roma sono al lavoro all'interno dell'appartamento di via Due Ponti, alla periferia di Roma, dove all'alba è stata trovata morta Brenda, uno dei trans del caso Marrazzo. Da un primo esame esterno del cadavere non ci sarebbero segni di violenza. La vittima era seminuda. Accanto al corpo è stata trovata una bottiglia di whisky e poco distante due valigie già pronte.
L'AMICA: "VOLEVA PARTIRE, L'HANNO UCCISA" «L'hanno ammazzata, non so chi. Stava male psicologicamente, voleva tornare in Brasile: ora devono trovare chi ha fatto tutto questo». Visibilmente scossa, Barbara, un transessuale brasiliano amico di Brenda, parla del trans trovata morta questa mattina in un incendio nella sua abitazione di Via Due Ponti a Roma. «Ieri con Brenda ci siamo incontrati in un parcheggio, abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantynès, poi lo abbiamo lasciato in casa a vedere la televisione», dice Barbara. Il trans brasiliano ha affermato inoltre che «nè Polizia nè Carabinieri hanno fatto nulla» spiegando che «tutti i trans che abitano in questa zona sono a rischio di morte, abbiamo molta paura dei romeni».
CHIAMAVA MARRAZZO AL LAVORO Brenda chiamava l'ex presidente della Regione Lazio sul posto di lavoro. Non una volta ma più volte. Telefonate raccolte dai centralini della presidenza della Regione Lazio. Il trans cercava il presidente e si qualificava proprio come «Brenda». Circostanza questa che però il trans negò, almeno ai giornalisti, subito dopo lo scandalo sottolineando di «non conoscere Marrazzo». Sarebbe l'unico trans ad avere contattato direttamente Piero Marrazzo tramite i numeri fissi della sua segreteria. Natalie invece, ovvero il trans ritratto con l'ex presidente della Regione Lazio nel video oggetto di ricatto da parte di quattro carabinieri infedeli, contattava -per sua stessa ammissione- Marrazzo direttamente sul cellulare. Brenda inoltre era molto amica di Gianguarino Cafasso, Il pusher morto a settembre per overdose e che tentò per primo di piazzare il video del ricatto.
www.leggo.it 20 novembre 2009 (fotogallery)
MORTE BRENDA: CRIMINOLOGO, DELITTO DI TIPO MAFIOSO, PARLAVA TROPPO
(AGI) - Roma, 20 nov. - Chi ha ucciso il trans Brenda "non e' uno sprovveduto". La scena del crimine e' "quella classica di un delitto di stile mafioso, fatto apposta per confondere le acque e allo stesso tempo per lanciare messaggi ben precisi a chi di dovere". E' netto il giudizio del criminologo Francesco Bruno sulla morte di Brenda, trovata morta nel suo appartamento arso dalle fiamme. "Brenda - sottolinea Bruno - e' stata uccisa perche' parlava troppo. Chi tiene in mano questo gioco non ha interesse a che si scoprano i segreti che decine di persone ricattate, come lo era Marrazzo, non vogliono divulgare. Brenda era assediata dai giornalisti, prima o poi avrebbe detto qualcos'altro". A far pensare a un delitto di stile mafioso, secondo il criminologo, sono diverse circostanze: "Ovvio pensare per prima cosa al pc trovato nell'acqua: un segnale chiaro, 'distruggo te e la tua memoria'. E chi ha orecchie per intendere intenda". La stessa morte e' un'incognita: "Si parla di asfissia da fumo - spiega Bruno - ma il fumo di un incendio, con il catrame che contiene, ti prende la gola e ti fa tossire, e' impossibile morire nel sonno. Invece lei e' stata trovata al letto, evidentemente e' stata uccisa o comunque sedata prima che venisse appiccato il fuoco". Chi ha agito, insomma, "ha voluto lasciare le cose non chiare, la classica 'intossicazione della notizia', ossia la commistione di dati veri e di altri fuorvianti". In ogni caso, ribadisce il criminologo, "chi ha ucciso non ha improvvisato, non e' un cliente o un altro trans o un rapinatore occasionale, si tratta di un'organizzazione complessa di tipo mafioso".
Morte Brenda: Luxuria,"E' stata uccisa"
Pioggia di reazioni alla morte di Brenda. Luxuria: «E' stata uccisa»
MILANO
All’uscita dall’aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che «sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti». Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi «c’è del materiale che può fare molto male».
«Non si può morire di gossip, anche se il gossip oggi è diventata un’arma molto molto pesante» ha affermato l’agente fotografico riguardo alla morte del transessuale Brenda trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma.
«Sospetto che l’incendio sia stato appiccato da chi temeva che emergesse la verità sul caso Marrazzo. Brenda non era più una persona umana ma una traccia scomoda da far sparire, e non era bastato portarle via il cellulare:». Lo ha detto l’ex parlamentare Vladimir Luxuria in una intervista che andrà in onda nel corso del radio giornale delle 13. «Che sms aveva ricevuto? Che nome compromettente aveva in rubrica Brenda? - chiede ancora - Brenda era diventata un personaggio scomodo, da bruciare. Brenda è stata fatta fuori».
fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49586girata.asp
MILANO
All’uscita dall’aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che «sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti». Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi «c’è del materiale che può fare molto male».
«Non si può morire di gossip, anche se il gossip oggi è diventata un’arma molto molto pesante» ha affermato l’agente fotografico riguardo alla morte del transessuale Brenda trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma.
«Sospetto che l’incendio sia stato appiccato da chi temeva che emergesse la verità sul caso Marrazzo. Brenda non era più una persona umana ma una traccia scomoda da far sparire, e non era bastato portarle via il cellulare:». Lo ha detto l’ex parlamentare Vladimir Luxuria in una intervista che andrà in onda nel corso del radio giornale delle 13. «Che sms aveva ricevuto? Che nome compromettente aveva in rubrica Brenda? - chiede ancora - Brenda era diventata un personaggio scomodo, da bruciare. Brenda è stata fatta fuori».
fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49586girata.asp
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