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mercoledì 8 luglio 2009

G8:I GRANDI GIUNTI A ROMA, PROGRAMMA DELLA GIORNATA

Arte, leccornie e una borsa griffata:
in Campidoglio arrivano le First lady


ROMA (8 luglio) - Il regalo pronto per le first lady e scelto dalla moglie del sindaco guarda alle creazioni di una griffe rigorosamente italiana che utilizza materiale riciclato. Si tratta di una borsa di alta moda che sarà data a tutte le invitate del pranzo di oggi alle 13.30, a Terrazza Caffarelli.

Alcune delle first lady - in particolare le mogli del presidente del Messico, Calderon, del presidente del Sudafrica Zuma (una, visto che è poligamo), del primo ministro indiano, Singh e del primo ministro svedese Reinfeldt, del primo ministro inglese Brown - arriveranno direttamente dal Vaticano, subito dopo l’incontro con papa Benedetto XVI. A quest’udienza si sono aggiunte, rispetto al programma iniziale, anche le mogli del presidente di un istituto della Fao e della Commissione dell’Unione africana (ospiti anche loro del pranzo). Michelle Obama, invece, forse la più attesa di tutte visto che Carla Bruni in Sarkozy non si fermerà a Roma, non andrà in Vaticano (ci andrà venerdì insieme al marito Barack).

Altra invitata a Terrazza Caffarelli, la moglie del premier giapponese Taro Aso (che già ieri ha incontrato il papa). Il premier Silvio Berlusconi ha deciso che a rappresentare il Governo, durante il pranzo, saranno le ministre Mariastella Gelmini e Mara Carfagna.

In realtà, in un Campidoglio sotto assedio, in cui nessuno potrà salire e con i Musei Capitolini e il Foro Romano chiusi, il primo ad accogliere le first lady sarà il sindaco Gianni Alemanno, che offrirà un aperitivo alle signore ed alcuni stuzzichini (compresa la coda alla vaccinara tanto per dare spazio ai sapori di Roma) preparati da Heinz Beck, che tutte le guide indicano come il migliore degli chef della Capitale. Il vino scelto per il primo brindisi è lo spumante Franciacorta Berlucchi. Poi, a tavola confermato il menu già noto da alcuni giorni (con la variante vegetariana per la first lady indiana): medaglioni di astice con purea di melanzane, pomodori e olio di basilico, fagottelli alla carbonara, triglia croccante su erbe spontanee e filetto di vitella con carciofi in pastella. Fra i dessert, anche il tiramisu. La scelta dei vini, oltre alle bevande analcoliche, sarà italiana: un bianco del Veneto di Anselmi ed un rosso Brunello di Montalcino.

Per tutte le lady, terminato il pranzo - da programma dovrebbe durare una cinquantina di minuti - ci sarà la visita dei Musei Capitolini e anche uno sguardo dall’alto al Foro Romano. Nel pomeriggio è attesa anche la folta delegazione della first lady cinese che visiterà autonomamente i Fori e i Musei Capitolini. Un capitolo a parte merita la giornata della moglie del presidente statunitense, Michelle Obama.
Torniamo indietro, prima di tutto, a inizio giornata, all’arrivo della famiglia Obama: l’Air Force One volerà da Mosca e atterrerà a Pratica di Mare. Di lì lo spostamento, in elicottero verso il centro, con una breve sosta all’Hotel Excelsior. Poi, le strade di Obama e Michelle si divideranno perché Barack andrà prima in Quirinale, poi in Abruzzo. Michelle probabilmente risiederà a Villa Taverna, con conseguente isolamento dell’area ai Parioli.

Nel pomeriggio - ma in questi casi ovviamente il programma è sempre molto riservato e soprattutto soggetto a cambiamenti - potrebbe anche chiedere di visitare il Colosseo e il Pantheon (e anche in questo caso scontato l’isolamento dell’area, a partire dall’allontanamento di tutti gli ambulanti abusivi per i quali sono stati mobilitati già i vigili urbani del Primo gruppo). Fra le ipotesi, anche quella che Michelle Obama decida di fare shopping in centro storico, un’eventualità però che metterebbe in ansia gli uomini dei servizi della sicurezza americani.
M. Ev.
il Messaggero 8 luglio 2009

IL PROGRAMMA DELLA GIORNATA

ROMA (8 luglio) - L’Air Force One atterrerà all’aeroporto militare
di Pratica di Mare, poi la delegazione si sposterà all’Hotel Excelsior: sarà chiusa al traffico via Boncompagni, isolata anche Villa Taverna
Ore 12 udienza dal Papa

Misure di sicurezza attorno al Vaticano: un folto
gruppo di first lady, compresa la moglie del premier britannico, è attesa a San Pietro per essere ricevuta da papa Benedetto XVI

Ore 13,30 Campidoglio
Traffico a rischio paralisi in piazza Venezia: le first lady, compresa Michelle Obama, si spostano in Campidoglio per partecipare al pranzo offerto dal Comune di Rom


martedì 3 marzo 2009

Obama: Politici al trucco prima di incontrare il Presidente USA

USA-GB:BROWN SI FA METTERE CERONE PER INCONTRO CON OBAMA

La stampa britannica l'ha gia' ribattezzata la "diplomazia del make-up". Gordon Brown e' stato pizzicato dai fotografi mentre si faceva incipriare il naso, prima dell'incontro con Barack Obama a Washington. L'immagine e' stata scattata dai fotografi che, con i teleobiettivi, hanno immortalato la truccatrice mentre preparava il premier britannico all'interno dell'aereo di Brown all'arrivo nello scalo del Maryland. Non e' la prima volta che Brown fa ricorso al trucco per preparasi a un evento diplomatico, scrive il 'Mirror'. L'anno scorso, durante un vertice a Londra, non passo' inosservata una grossa macchia arancione sulla sua fronte, frutto di un errore di make-up.

(03 marzo 2009)

sabato 31 gennaio 2009

No dal Molin: Appello a Obama per bloccare i lavori

31/1/2009 (7:57) - REPORTAGE
"Obama blocchi la base
o qui sarà battaglia"



Partono i lavori al “Dal Molin”. Gli oppositori: non li lasceremo fare
SUSANNA MARZOLLA
Pensano davvero che rimarremo zitti e buoni? Che riprendono i lavori e noi li lasciamo fare? Non abbiamo mai smesso la mobilitazione e adesso, finita la strada dei ricorsi amministrativi, la lotta ricomincia. Lunedì una fiaccolata e poi vediamo. Una cosa è sicura: i vicentini non si arrendono». Francesco Pavin, in testa il berrettino di lana con la scritta «No dal Molin», è uno dei giovani del «Presidio permanente» che da due anni controlla giorno per giorno cosa succede nell’area del vecchio aeroclub vicentino, destinata ad ospitare l’allargamento della base americana: 320 mila metri quadri di residenze per 1800 militari. Un progetto del valore di 325 milioni di dollari, appaltato alle società Cmc e Ccc. Piccolo particolare: entrambe fanno parte della Lega cooperative. Altro piccolo particolare: il commissario straordinario che sovrintende alla realizzazione dell’opera - quello che Pavin definisce «il nostro avversario numero uno» - è Paolo Costa, ex sindaco di Venezia, parlamentare europeo. Del pd, come del pd è Achille Variati, il sindaco della città che proprio sull’opposizione alla base l’anno scorso ha vinto le elezioni, rendendo Vicenza un’enclave di centro-sinistra in quel «Veneto bianco» passato sotto le bandiere berlusconian-leghiste. Insomma a due anni dalle grandi manifestazioni - che portarono da tutta Italia a Vicenza migliaia di «no global», pacifisti e militanti di sinistra - dagli scontri davanti alla sede della base, la questione sembra adesso riprendere tal quale. Con in più un’evidente, ennesima, contraddizione dentro il centro-sinistra. Che l’incontro di ieri tra Costa e Variati non ha minimamente chiarito. Il commissario si è detto «disponibile» a incontrare i consiglieri comunali e a permettere loro un sopralluogo nell’area («Lo aveva già detto - osserva polemica Cinzia Bottene, arrivata al Comune forte di un 5 per cento ottenuto con la lista «No dal Molin» - e non se n’è mai fatto nulla») ma nella sostanza ha ribadito che i lavori non si fermano. «Dopo l’ok della Regione alla valutazione paesaggistica non c’è proprio alcuna ragione per non andare avanti», spiega.

Il sì è arrivato il 20 gennaio: dopo vari ricorsi al Tar, alcuni accettati ma comunque tutti cassati dal Consiglio di stato; questo era l’ultimo «ostacolo» burocratico. E a nulla vale l’insistenza di Variati perché venga fatta una più complessa «valutazione di impatto ambientale», che prevede anche il parere della popolazione. «So bene che, in questo caso, non è obbligatoria per legge - dice il sindaco - ma come si fa a non preoccuparsi, ad esempio, della falda che sta sotto il Dal Molin e che fornisce acqua a tutto il territorio? Vogliamo almeno su questo tranquillizzare la popolazione?». Variati sul bavero della giacca ha una spilletta: le bandiere italiana e Usa incrociate. «Io sono amico degli americani - risponde allo sguardo stupito - e per questo dico loro che non si può andare avanti in un’opera cui si oppone un’intera città». E’ proprio così? I numeri delle scorse elezioni già dicono che il «sì» alla base è costato caro al centro-destra. Quelli del «referendum autogestito» dicono che sono andati a votare 25mila vicentini dando al «no» il 95%. E infine quelli del referendum sul sito del «Giornale di Vicenza» (il quotidiano più letto in città, sicuramente non sospettabile di simpatie per gli anti-base) sono l’ultima controprova: 57786 votanti (numero record) con i no al 74%. E la maggioranza di quei no definisce la base «dannosa» per Vicenza. Certo non portano il berrettino in testa come Pavin; certo continuano con le abitudini dello shopping in corso Palladio o del caffè in piazza dei Signori (dove gli americani non si vedono; al massimo li incontri a fare footing vicino al perimetro della vecchia base) ma anche parecchi vicentini col cuore a destra preferirebbero che il Dal Molin restasse un aeroclub, o diventasse un parco pubblico, o magari un’area edificabile per qualche villetta. Ma una base militare, no. E così il proprietario dell’area vicino alla base ha preferito vendere il terreno a quelli del Presidio: in centinaia hanno sottoscritto la quota; tanti piccoli appezzamenti per rendere difficile, domani, un esproprio. Uno dei tanti tentativi per ritardare l’opera; a cui comunque - insistono - si opporranno «con tutte le forze».

E quindi ancora manifestazioni, scontri, manganellate? Probabile. A meno che non si riveli vincente un’altra strategia, cui i «no dal Molin» e il sindaco stanno seriamente pensando: rivolgersi alla nuova amministrazione americana. «Potremmo andare in delegazione a Washington - ragiona Pavin - oppure far avere a Obama una petizione con decine di migliaia di firme». E Variati: «Capisco che si possa sorridere pensando ai rapporti di forza tra Vicenza e gli Usa; però questa diventerà la più grande base americana in Europa e non penso che il nuovo presidente voglia farla contro il parere della popolazione, senza tener conto dei possibili danni ambientali». E se davvero ci pensasse Obama?
La Stampa 31 gennaio 2009

Yoox

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