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«Si deve fare chiarezza prima ancora di verificare se ci sono delle responsabilità», ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché la strage di Viareggio non può essere imputata al «caso e alla fatalità», gli ha fatto eco l’arcivescovo di Lucca, monsignor Italo Castellani, nell’omelia pronunciata per i funerali di 15 delle 22 vittime.
Nel giorno dell’addio ai suoi figli, Viareggio si è raggomitolata su se stessa «con la compostezza e la sobrietà che sono il tratto tipico della città», come ha osservato il regista Mario Monicelli, ma nella sua anima si avverte un profondo bisogno di verità e di giustizia, di cui le parole del Capo dello Stato, l’omelia del vescovo e le invocazioni di alcuni parenti sono stati il filo rosso di una giornata di dolore e di rabbia.
Una città spettrale. Una giornata cominciata all’insegna di una città chiusa con le bandiere a mezz’asta. Una città spettrale, come mai si è vista, nemmeno d’inverno. Chiusi i negozi, gli uffici, gli alberghi, i bar e persino gli stabilimenti balneari. Spiagge vuote. Ombrelloni ripiegati. Per un giorno le due città - la balneare e la stanziale - si sono congiunte nel dolore. «Ho cinquant’anni, ma una Viareggio desolante e desolata come oggi non la ricordo», commenta Mario, un tassista sul lungomare.
Stadio pieno e maxischermi. Mentre allo stadio dei Pini, alle 11, alla presenza di Napolitano, dei presidenti della Camera Gianfranco Fini e del Senato Renato Schifani, del presidente della Regione Claudio Martini, di parlamentari, assessori e sindaci, l’arcivescovo Castellani ha iniziato la concelebrazione con altri 5 vescovi e 50 sacerdoti dei funerali delle vittime, in città si sono accesi numerosi maxischermi per la diretta della cerimonia. Persino negli stabilimenti balneari. E in Passeggiata.
Una città intera - 25mila allo stadio e gli altri davanti alla tv - ai piedi delle 15 bare. Al loro ingresso allo stadio, lo speaker del Carnevale Loris Marchi ha letto i loro nomi. «Tra un nome e un altro ho cercato di anticipare gli applausi per non emozionarmi», ha spiegato.
Le quindici bare. Ecco il fornaio Antonio Farnocchia, 51 anni. Il siciliano Rosario Campo, 42 anni, che aveva smarrito il telefonino e stava tornando a prenderlo in azienda. La giovane sposina Elena Iacopini, 32 anni, e la mamma Emanuela Milazzo, pittrice. Le due sorelle Mazzoni, Ilaria e Michela, 36 e 32 anni. La badante romena Ana Habic, 42 anni, e l’uomo che accudiva, Mario Pucci, 90 anni. Maria Lusia Carmazzi, detta Pulce, 49 anni, moglie di Andrea Falorni, ancora disperso. Claudio Bonuccelli, 60 anni, e Nadia Bernacchi, 59 anni, che avevano preso in affitto una casa per due settimane in via Ponchielli. Magdalena Cruiz Ruiz Oliva, 40 anni, Ecuador, che abitava al numero 17 di via Ponchielli, assieme ai fratelli Boumalhaf. Ecco infine le tre bare della famiglia Piagentini. Quella più grande di mamma Stefania e le due piccole di colore bianco di Luca e Lorenzo, rispettivamente di 5 e 2 anni.
«Non eravate pronti per volare». Durante la messa, un’amichetta dei due bambini, Veronica Martinelli, 16 anni, ha letto una preghiera rivolta alla loro mamma: «Non eravate pronti per volare via, non eri pronta per lasciare tuo figlio Leonardo». Insieme frequentavano l’associazione «Quelli che non», che unisce bambini malati e sani per far vedere loro «che nella vita c’è il bello e il brutto», spiega Alba Caramanna, la mamma di Veronica.
Napolitano, dolore e rabbia. E il piccolo Leonardo ha ricevuto, dopo i funerali, conclusosi con l’intervento dell’imam e del tenore Andrea Bocelli, che ha interpretato due brani, il Panis angelicus di Frank e Ave verum corpus di Mozart, la visita di Napolitano, il «nonno buono», come gli è stato presentato. Un nonno che - durante i funerali e la visita ai ricoverati nell’ospedale Versilia - non ha nascosto il dolore e la sua voglia di chiarezza e di verità: «E’ stata una giornata straziante e straziate erano le persone e le famiglie che ho incontrato allo stadio prima dei funerali. Mi ha colpito lo choc per quanto incredibile e imprevedibile fosse considerata la tragedia. Mi ha colpito il dolore per quanti hanno perso la vita». E ha ripetuto più volte: «Occorre chiarezza, chiarezza...».
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Fan in delirio ma composti e tante star commosse per l'ultimo saluto a Michael nella cerimonia pubblica. In circa 20.000 hanno potuto seguire l'evento all'interno del palazzetto dello sport ma si calcola che in televisione la cerimonia è seguita da una cifra record di spettatori: si calcola un miliardo di persone per l'ora e mezza di evento. Diretta in mondovisione che si preannuncia come uno degli eventi televisivi più seguiti della storia.
E la lista degli ospiti è lunga: Mariah Carey, Usher, Stevie Wonder, Berry Gordy, Jennifer Hudson, John Mayer, Lionel Richie, Smokey Robinson e il finalista di 'Britain's Got Talent', Shaheen Jafargholi, che ha interpretato il giovane Michael Jackson nel musical 'Thriller - Live'; e ancora personaggi dello sport, come i giocatori di basket Kobe Bryant e Magic Johnson; e poi attivisti delle lotte per i diritti civili dei neri come Jesse Jackson, il reverendo Al Sharpton, Martin III e Bernice King (figli di Martin Luther King).
Grande assente è Liz Taylor, che su Twitter conferma la sua assenza: ''I said I wouldn't go to the Staples Center and I certainly don't want to become a part of it. I love him too much (''non andrò allo Staples Center. Voglio troppo bene a Michael''). Diana Ross, anche lei assente e grandissima amica di Jacko, ha mandato un messaggio alla famiglia che e' stato letto in apertura della cerimonia, in cui afferma tra l'altro: "Vi rigrazio per aver condiviso vostro figlio con il mondo e con me". Messaggio di cordoglio anche da Nelson Mandela, che afferma: "Michael e' stato una leggenda" ed "un caro amico di cui sentiremo l'assenza per molto tempo".
All'inizio del memorial tutti i presenti hanno osservato qualche minuto di silenzio. Un coro di ragazzi e un lungo applauso ha accolto sul palco l'arrivo del feretro in una bara dorata coperta di rose rosse, verso le 19.30. Poi si sono avvicendati sul palco amici e parenti. Il primo a parlare dopo l'arrivo della salma e' stato un amico di famiglia, Lucius Smith: "Oggi i nostri cuori sono tristi - ha detto fra l'altro citando anche un pezzo di Jacko, dicendo 'Remenber the time'- perché Michael se n'e' andato troppo presto. Ma finche' lo ricorderemo lui ci sara' per sempre". Poi sul palco e' salita Mariah Carey, che ha tributato un omaggio al re del pop intonando "I'll be there". Subito dopo e' salita sul palco la cantante e attrice Queen Latifah che ha definito Michael Jackson "il piu' grande artista del mondo" ricordando la sua importanza per la comunita' afroamericana.
Omaggio canoro anche da parte di Lionel Ritchie, che ha cantato con gli occhi lucidi 'Jesus is love'. Applauditissimo il discorso del fondatore della Motown, Berry Gordy, che ha esordito: "La famiglia Motown piange l'amico Michael Jackson". E dopo aver ricordato gli esordi dei Jackson Five e diversi aneddoti sul piccolo Michael, lo ha definito "l'indiscusso re del pop" e poi "il piu' grande intrattenitore mai vissuto", tra le urla di approvazione dei fan. Voce rotta dalla commozione anche per Stevie Wonder, che ha prima parlato, dicendo fra l'altro 'Michael ti voglio bene' e ha poi intonato la canzone da lui scritta e interpretata da Jacko "I Can't Help It". Poi e' stata la volta di due stelle del basket, Kobe Bryant e Magic Johnson, che hanno ricordato il suo impegno nella beneficenza, la sua genialita' e il loro primo incontro con la popstar.
Di fronte ad una platea talmente composta da sembrare a tratti un po' fredda, sul palco e' arrivata anche la cantante e attrice premio Oscar Jennifer Hudson che ha duettato virtualmente con la voce di Michael. Subito dopo il discorso irruento del reverendo Al Sharpton, applauditissimo dalla famiglia Jackson, tutta seduta in prima fila, e conclusosi con un "thank you Michael" ripetuto urlando piu' volte alla maniera dei pastori battisti. Tra gli omaggi anche quello di John Mayer, che ha eseguito alla chitarra una canzone di Jackson cantata da un gruppo di coristi. Tra i momenti piu' commoventi il ricordo in lacrime da parte di Brooke Shields (FOTOGALLERY).
La Shields ha concluso il suo intervento con una rivelazione: "La canzone preferita di Michael era stata scritta da Charlie Chaplin per 'Tempi Moderni' ed era 'Smile', che dice: 'sorridi anche se ti fa male il cuore'. Oggi - ha finito singhiozzando - anche se il cuore ci fa male dobbiamo guardare in alto perche' lui senza dubbio ha bisogno del nostro sorriso e ci guarda". A coronare il momento di commozione sul palco e' salito il fratello di Michael, Jerman Jackson, che ha intonato proprio 'Smile'.
I fan di MJ hanno cominciato ad ammassarsi davanti allo Staples Center quando in California era ancora buio: all'alba era già massiccia sia la presenza di chi spera di assistere all'evento ma non ha il biglietto sia quella delle forza dell'ordine. Grandi transenne sono state erette a protezione dell'auditorium, dove Jackson nei giorni precedenti alla sua morte stava provando lo show che avrebbe dovuto sancire il suo ritorno sul palco all'Arena O2 di Londra. Le richieste per assistere alla cerimonia sono state più di 1.600.000 a fronte degli 11.000 pass disponibili. Altri 6.500 biglietti sono stati emessi per per assistere alla cerimonia sullo schermo del vicino Nokia Theatre.