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martedì 9 marzo 2010

Liste PDL, Il Tar: sulle elezioni decide la Regione


Pdl nel caos dopo la nuova bocciatura della lista. "Ora il Consiglio di Stato"

di Giovanna Gentile
I delegati Pdl Polesi e Milioni mentre aspettano la decisione del Tar
I delegati Pdl Polesi e Milioni
mentre aspettano la decisione del Tar
A metà pomeriggio, nel pieno della camera di consiglio riunita già da ore nel palazzone di via Flaminia per valutare il ricorso del Pdl contro l´esclusione della lista provinciale, era stato il ministro Maroni a sollecitare una decisione immediata del Tar al fine di scongiurare lo slittamento delle elezioni. Alle sette della sera il titolare del Viminale è stato accontentato: la seconda sezione bis presieduta da Eduardo Pugliese (relatrice Mariangela Caminiti, terzo componente Antonio Vinciguerra) ha respinto la richiesta di sospensione del provvedimento della Corte d´Appello che martedì scorso aveva confermato la defenestrazione della lista del Popolo della Libertà perché arrivata fuori tempo massimo e perciò mai depositata all´ufficio circoscrizionale. Nessuna esigenza cautelare è stata dunque riconosciuta: per l´esame nel merito si dovrà aspettare l´udienza del 6 maggio.

A nulla è valso il decreto varato in extremis dal consiglio dei ministri. Inapplicabile, secondo il Tar, per due ragioni fondamentali. Primo: la Regione Lazio, avvalendosi della potestà legislativa in materia elettorale delegata dalla Carta alle regioni, ha adottato una propria normativa (la n.2 del 13 maggio 2002) che non può essere "sopravanzata" né interpretata dal governo. Ha cioè «dettato proprie disposizioni in tema elettorale - per usare le parole contenute nel dispositivo che ha rigettato l´istanza di sospensiva - esercitando le competenze date dalla Costituzione.

A seguito dell´esercizio della potestà legislativa regionale la potestà statale non può trovare applicazione nel presente giudizio».

Seconda ragione: manca «la prova certa» che i delegati del Pdl si trovassero nell´area giudiziaria entro il termine stabilito dalla legge, cioè sabato 27 febbraio a mezzogiorno, con tutta la documentazione necessaria per depositare la lista. È lo stesso presidente Pugliese a sostenerlo, richiamando il verbale redatto dalle forze dell´ordine: «Considerato che alle ore 12 erano presenti solo quattro delegati di lista e tra questi non risultava il delegato della parte ricorrente, che si è presentato solo dopo le ore 12,30; considerato, anche qualora dovesse trovare applicazione il decreto legge 29/2010, che il plico contenente la documentazione per la presentazione della lista è stato preso in consegna alle ore 17 del 27 febbraio da un delegato del Pdl, che lo ha riconsegnato al reparto dei Carabinieri di stanza all´ufficio elettorale della Corte di appello di Roma solo alle 19,30; non vi è alcuna certezza che il delegato di parte ricorrente fosse munito della prescritta documentazione al momento della consegna».

Palpabile la delusione dei legali berlusconiani. A cominciare dall´avvocato-deputato Ignazio Abrignani, uno degli autori del ricorso nonché responsabile elettorale del partito. «Ricorreremo al Consiglio di Stato», annuncia abbandonando di corsa l´aula di udienza. «C´è una legge dello Stato che è in vigore e che il Tar non può dichiarare incostituzionale. Va quindi avanti l´iter della lista che abbiamo presentato nell´ufficio circoscrizionale». Il quale, presieduto dal giudice Anna Argento, si pronuncerà oggi pomeriggio «entro le 18». Valutando, anche, l´ordinanza del Tar che l´avvocato Luca Petrucci, presentatore della Lista Bonino, le farà trovare sulla scrivania stamattina alle otto, «perché prenda contezza della decisione».

Soddisfatti i difensori del Pd che, con la loro costituzione in giudizio, hanno proposto una ricostruzione dei fatti che ha convinto i giudici della seconda sezione bis. «Le ragioni da noi prospettate sono state accolte in pieno», esultano il professor Vincenzo Cerulli Irelli, i legali Federico Vecchio, Francesco Rosi e Gianluigi Pellegrino: «È stato ripristinato il principio che la legge uguale per tutti e smascherato l´incauto tentativo di sanare con un dl ciò che non poteva essere sanato». Ottimisti anche sul futuro: «L´ordinanza del Tar è talmente ben argomentata in fatto e in diritto che riteniamo difficile possa essere smontata dal Consiglio di Stato».
(la repubblica 09 marzo 2010)

martedì 19 maggio 2009

CASO MILLS: 3000 SU FACE BOOK CHIEDONO INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

Caso Mills: Appello ai Deputati PD e IDV per un'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

FONTE: Link pagina facebook

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PRO-TEMPORE
ON. SILVIO BERLUSCONI

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
(Art 135-bis regolamento della Camera- approvato il 24.9.1997)
Rivolta direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri
ai sensi dell’art 95 della Costituzione

Onorevole Presidente del Consiglio,

il 17 febbraio 2009 il Tribunale di Milano ha pronunciato una sentenza di condanna nel processo a carico di Mills Mc Kenzie Donald David, riconoscendolo colpevole dei reati ascritti.
Il processo riguarda reati compiuti dall’avvocato inglese, consulente delle società finanziarie di Sua proprietà, On. Berlusconi, oggetto di ispezioni della Guardia di Finanza in merito a presunte evasioni fiscali poste in essere mediante società off-shore costituite per sottrarne al fisco italiano i movimenti finanziari.
L’altro capo di imputazione riguarda gli episodi di corruzione riguardanti proprio le ispezioni della stessa Guardia di Finanza.
Il Parlamento è al corrente, ma è bene rimarcarlo, che la Sua posizione di co-imputato in questo processo, quale autore degli episodi di corruzione ascritti all’avv. Mills, è stata sterilizzata dalla Legge 23 luglio 2008, n. 124 il cosiddetto “lodo Alfano” oggetto, peraltro, di esame di costituzionalità.
I sottoscrittori della presente interrogazione, rispettosi della sovranità del Parlamento che, a maggioranza, ha votato la non perseguibilità delle alte cariche dello Stato, non intendono entrare nel merito della paradossale situazione che vede l’avvocato Mills condannato anche al risarcimento del danno nei confronti della Presidenza del Consiglio.
Con la presente interrogazione,
- poiché i reati che interessano il processo Mills-Berlusconi riguardano fatti gravi che attengono ai doveri che la legge impone a tutti i cittadini italiani: pagare le tasse secondo il proprio reddito, registrare le proprie attività economiche all’interno della fiscalità dello Stato italiano, dire la verità davanti ai giudici;
- poiché Lei non ha mai smentito che le società che controllavano il gruppo Fininvest, poi Mediaset, avessero ingenti depositi finanziari in paradisi fiscali, materia per la quale l’avv. Mills era un Suo consulente,
- poiché non è più invocabile una Sua “estraneità” ai fatti gravi derivanti dalla sentenza e delle conseguenti ripercussioni sul piano nazionale e internazionale per la credibilità stessa delle nostre principali istituzioni: Governo, Parlamento, Amministrazione della Giustizia;
- poiché gli stessi capi di governo del G7 a Berlino e quelli del recente G20 hanno dichiarato di voler perseguire le evasioni ed il riciclaggio di denaro tramite l'abrogazione del segreto bancario nei paradisi fiscali;
- poiché non è immaginabile che sia sufficiente un voto parlamentare, a dare patenti di liceità a condotte penalmente e moralmente rilevanti, anche a prescindere dall’esito definitivo del procedimento penale;
- poiché su questi fatti non è più rinviabile un chiarimento politico, reso davanti al Parlamento, dallo stesso Presidente del Consiglio;
si chiede,
a Lei On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio Dei Ministri della Repubblica Italiana,
di riferire, personalmente, a questo Parlamento in merito alle vicende che vedono la Sua persona coinvolta nelle gravi ed ineludibili vicende per le quali l’avv. Mills Mc Kenzie Donald David è stato condannato in primo grado.
In estrema sintesi, ed affinché tutti gli italiani possano comprendere, Le chiediamo On. Berlusconi:
a prescindere dalla Sua colpevolezza o meno in merito alla corruzione dell’avv. Mills, perché non ci spiega, con parole Sue, com’è andata veramente?
Lei ci può rassicurare sul fatto che le società off-shore architettate dal consulente inglese, che erano e sono di Sua proprietà, non hanno mai evaso le imposte dello stato italiano? E, nel caso, quali sono state oggetto di condono?
Nella sua deposizione l'avv.Mills fa riferimento al suo stupore nel constatare prelievi di cospicui capitali in conti esteri, segreti, intestati ai suoi figli Marina e PierSilvio.
Ci può assicurare che oggi, nel 2009, nè Mediaset, nè altre società controllate dalla Sua famiglia possiedono fondi finanziari depositati presso banche estere che oppongono il segreto bancario alle indagini dell'autorità finanziaria allo scopo di sottrarsi alle imposte nazionali?
E' in grado di presentare, come tutti gli eletti o nominati in cariche politiche, l'elenco completo delle Sue proprietà, dirette o attraverso le società di cui detiene il controllo, che rappresentano le fonti dei Suoi redditi degli ultimi dieci anni?

Ai sensi del comma 3 dell’art 135 bis del regolamento della Camera alla presente interrogazione deve rispondere personalmente il Presidente del Consiglio.
Le connotazioni di urgenza e attualità politica appaiono, anch’esse, pacificamente dimostrate
Si chiede pertanto che l'On Berlusconi provveda a riferire sulla presente interrogazione nella prima seduta utile, compatibilmente con gli impegni internazionali di Governo che non possono essere delegati

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