Caso Mills: Appello ai Deputati PD e IDV per un'INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
FONTE: Link pagina facebook
AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI PRO-TEMPORE
ON. SILVIO BERLUSCONI
INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
(Art 135-bis regolamento della Camera- approvato il 24.9.1997)
Rivolta direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri
ai sensi dell’art 95 della Costituzione
Onorevole Presidente del Consiglio,
il 17 febbraio 2009 il Tribunale di Milano ha pronunciato una sentenza di condanna nel processo a carico di Mills Mc Kenzie Donald David, riconoscendolo colpevole dei reati ascritti.
Il processo riguarda reati compiuti dall’avvocato inglese, consulente delle società finanziarie di Sua proprietà, On. Berlusconi, oggetto di ispezioni della Guardia di Finanza in merito a presunte evasioni fiscali poste in essere mediante società off-shore costituite per sottrarne al fisco italiano i movimenti finanziari.
L’altro capo di imputazione riguarda gli episodi di corruzione riguardanti proprio le ispezioni della stessa Guardia di Finanza.
Il Parlamento è al corrente, ma è bene rimarcarlo, che la Sua posizione di co-imputato in questo processo, quale autore degli episodi di corruzione ascritti all’avv. Mills, è stata sterilizzata dalla Legge 23 luglio 2008, n. 124 il cosiddetto “lodo Alfano” oggetto, peraltro, di esame di costituzionalità.
I sottoscrittori della presente interrogazione, rispettosi della sovranità del Parlamento che, a maggioranza, ha votato la non perseguibilità delle alte cariche dello Stato, non intendono entrare nel merito della paradossale situazione che vede l’avvocato Mills condannato anche al risarcimento del danno nei confronti della Presidenza del Consiglio.
Con la presente interrogazione,
- poiché i reati che interessano il processo Mills-Berlusconi riguardano fatti gravi che attengono ai doveri che la legge impone a tutti i cittadini italiani: pagare le tasse secondo il proprio reddito, registrare le proprie attività economiche all’interno della fiscalità dello Stato italiano, dire la verità davanti ai giudici;
- poiché Lei non ha mai smentito che le società che controllavano il gruppo Fininvest, poi Mediaset, avessero ingenti depositi finanziari in paradisi fiscali, materia per la quale l’avv. Mills era un Suo consulente,
- poiché non è più invocabile una Sua “estraneità” ai fatti gravi derivanti dalla sentenza e delle conseguenti ripercussioni sul piano nazionale e internazionale per la credibilità stessa delle nostre principali istituzioni: Governo, Parlamento, Amministrazione della Giustizia;
- poiché gli stessi capi di governo del G7 a Berlino e quelli del recente G20 hanno dichiarato di voler perseguire le evasioni ed il riciclaggio di denaro tramite l'abrogazione del segreto bancario nei paradisi fiscali;
- poiché non è immaginabile che sia sufficiente un voto parlamentare, a dare patenti di liceità a condotte penalmente e moralmente rilevanti, anche a prescindere dall’esito definitivo del procedimento penale;
- poiché su questi fatti non è più rinviabile un chiarimento politico, reso davanti al Parlamento, dallo stesso Presidente del Consiglio;
si chiede,
a Lei On. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio Dei Ministri della Repubblica Italiana,
di riferire, personalmente, a questo Parlamento in merito alle vicende che vedono la Sua persona coinvolta nelle gravi ed ineludibili vicende per le quali l’avv. Mills Mc Kenzie Donald David è stato condannato in primo grado.
In estrema sintesi, ed affinché tutti gli italiani possano comprendere, Le chiediamo On. Berlusconi:
a prescindere dalla Sua colpevolezza o meno in merito alla corruzione dell’avv. Mills, perché non ci spiega, con parole Sue, com’è andata veramente?
Lei ci può rassicurare sul fatto che le società off-shore architettate dal consulente inglese, che erano e sono di Sua proprietà, non hanno mai evaso le imposte dello stato italiano? E, nel caso, quali sono state oggetto di condono?
Nella sua deposizione l'avv.Mills fa riferimento al suo stupore nel constatare prelievi di cospicui capitali in conti esteri, segreti, intestati ai suoi figli Marina e PierSilvio.
Ci può assicurare che oggi, nel 2009, nè Mediaset, nè altre società controllate dalla Sua famiglia possiedono fondi finanziari depositati presso banche estere che oppongono il segreto bancario alle indagini dell'autorità finanziaria allo scopo di sottrarsi alle imposte nazionali?
E' in grado di presentare, come tutti gli eletti o nominati in cariche politiche, l'elenco completo delle Sue proprietà, dirette o attraverso le società di cui detiene il controllo, che rappresentano le fonti dei Suoi redditi degli ultimi dieci anni?
Ai sensi del comma 3 dell’art 135 bis del regolamento della Camera alla presente interrogazione deve rispondere personalmente il Presidente del Consiglio.
Le connotazioni di urgenza e attualità politica appaiono, anch’esse, pacificamente dimostrate
Si chiede pertanto che l'On Berlusconi provveda a riferire sulla presente interrogazione nella prima seduta utile, compatibilmente con gli impegni internazionali di Governo che non possono essere delegati
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martedì 19 maggio 2009
CASO MILLS: 3000 SU FACE BOOK CHIEDONO INTERROGAZIONE PARLAMENTARE
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giovedì 5 febbraio 2009
Agguato Tommasino: Il consigleire comunale PD era indagato per corruzione
l'agguato di castellammare
Omicidio Tommasino, i killer sono arrivati prima del pm
Il consigliere comunale del Pd ucciso era indagato per corruzione. Interrogato il sindaco Vozza
NAPOLI — Gino Tommasino, il consigliere comunale del Pd assassinato martedì sera a Castellammare, era indagato dal pm di Potenza Henry John Woodcock per presunti illeciti relativi alla costruzione di un termovalorizzatore nella zona vesuviana e per una presunta tangente versata da un imprenditore interessato a svolgere lavori nella discarica di Terzigno. Corruzione e associazione per delinquere finalizzata alla frode e alla truffa le accuse ipotizzate da Woodcock per Tommasino e altre 13 persone. Numerosi atti sono stati acquisiti dai carabinieri del Noe al Comune circa un mese fa, ma qualcosa di importante è avvenuto proprio martedì mattina, solo poche ore prima che il consigliere venisse ucciso: forse un'informativa depositata dalla polizia giudiziaria o una richiesta d'arresto avanzata dal pm; c'è il sospetto di una fuga di notizie.
Gli accertamenti rientrano in un filone dell'inchiesta «Total», che lo scorso gennaio aveva portato all'arresto dell'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha. Woodcock, che presto si insedierà nel suo nuovo ufficio presso la Procura di Napoli, aveva forse intenzione di chiedere l'arresto degli indagati. Ieri ha portato le carte ai suoi colleghi Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, che, con i procuratori aggiunti Rosario Cantelmo e Franco Roberti, il procuratore di Torre Annunziata Diego Marmo e il suo aggiunto Raffaele Marino, indagano sull'omicidio. Di certo Tommasino sarebbe stato interrogato dal pm nei prossimi giorni e, ipotizzano gli investigatori, qualcuno aveva paura di quello che avrebbe potuto dire. Questa è dunque l'ipotesi privilegiata dagli investigatori, che però ne prendono in considerazione anche altre tre: quella del probabile imminente fallimento delle Terme stabiane; quella di un contenzioso tra la Asl e Giovanni Tommasino, medico e fratello di Gino; quella di un forte indebitamento dell'ucciso. Ieri il sindaco di Castellammare, Salvatore Vozza, è stato invitato in Procura, dove è stato interrogato a lungo.
La vicenda di Castellammare presenta impressionanti somiglianze con l'inchiesta napoletana sul Global service: ci sono amministratori comunali del Pd sotto accusa; c'è un vicesindaco che si dimette all'improvviso in un momento cruciale dell'inchiesta; c'è un morto, solo che nell'inchiesta sul Global service era un suicida; c'è probabilmente anche una fuga di notizie, che gli investigatori evincono da alcune intercettazioni. Su un punto i pm non hanno dubbi: l'agguato è stato portato a termine da professionisti abilissimi, che hanno sparato tredici colpi di pistola da uno scooter in movimento e li hanno fatti andare tutti a bersaglio.
Il figlio tredicenne di Gino Tommasino, Raffaele, è rimasto illeso, come i passanti che a quell'ora affollavano il centro della città. Chi ha voluto l'omicidio, ritengono gli investigatori, ha inteso dare un segnale fortissimo, inequivocabile: parlare può costare la vita. Il sospetto però è che, se ad eseguire l'agguato sono stati killer professionisti sicuramente messi a disposizione dalla camorra, i mandanti sono da cercare in altri ambienti. Indagando sui presunti illeciti nell'estrazione del petrolio in Basilicata, Woodcock si era imbattuto in reati connessi con i rifiuti, sia in Campania sia in Sicilia. In particolare aveva scoperto che un faccendiere aveva contattato alcuni politici di Castellammare per coinvolgerli nella costruzione di un termovalorizzatore in zona: l'acquisizione degli atti al Comune riguardava questa vicenda. Gino Tommasino, però, avrebbe avuto in particolare un altro ruolo: quello di ricevere da un imprenditore interessato ad eseguire lavori nella discarica di Terzigno una somma di denaro da girare ad un politico più importante di lui, forse un assessore. Il consigliere comunale aveva anche collaborato per un po' col generale Franco Giannini, braccio operativo di Guido Bertolaso per l'emergenza rifiuti. Interrogato dal pm, avrebbe forse potuto tirare in ballo personaggi importanti e raccontare circostanze compromettenti. Lo scooter utilizzato dai killer per mettere a segno l'agguato di viale Europa è stato ritrovato ieri dalla polizia assieme a uno dei caschi. Accuratissimi gli accertamenti che la dirigente della Scientifica, Fabiola Mancone, ha disposto: si spera che dal sudore o da cellule epiteliali rimaste nel casco si possa ricavare il dna di chi ha preso parte all'esecuzione.
Al sindaco Vozza, ieri, i pm hanno chiesto in particolare due cose: a quali motivi è dovuta la crisi che si è aperta la scorsa settimana al Comune di Castellammare e che ha indotto il vicesindaco a dimettersi e che reazioni ci sono state in Comune quando i carabinieri si sono presentati per chiedere i documenti indicati da Woodcock. Più labili, al momento, le altre tre piste che gli investigatori seguono: Gino Tommasino era cognato dell'avvocato Viggiani, presidente delle Terme stabiane in via di fallimento; suo fratello Giovanni, medico ed ex consigliere comunale, ha un contenzioso di 500.000 euro con l'Asl; lui era fortemente indebitato a causa della sua attività commerciale e aveva contratto un mutuo di 150.000 euro.
Corriere del Mezzogiorno Titti Beneduce05 febbraio 2009
Omicidio Tommasino, i killer sono arrivati prima del pm
Il consigliere comunale del Pd ucciso era indagato per corruzione. Interrogato il sindaco Vozza
NAPOLI — Gino Tommasino, il consigliere comunale del Pd assassinato martedì sera a Castellammare, era indagato dal pm di Potenza Henry John Woodcock per presunti illeciti relativi alla costruzione di un termovalorizzatore nella zona vesuviana e per una presunta tangente versata da un imprenditore interessato a svolgere lavori nella discarica di Terzigno. Corruzione e associazione per delinquere finalizzata alla frode e alla truffa le accuse ipotizzate da Woodcock per Tommasino e altre 13 persone. Numerosi atti sono stati acquisiti dai carabinieri del Noe al Comune circa un mese fa, ma qualcosa di importante è avvenuto proprio martedì mattina, solo poche ore prima che il consigliere venisse ucciso: forse un'informativa depositata dalla polizia giudiziaria o una richiesta d'arresto avanzata dal pm; c'è il sospetto di una fuga di notizie.
Gli accertamenti rientrano in un filone dell'inchiesta «Total», che lo scorso gennaio aveva portato all'arresto dell'amministratore delegato di Total Italia, Lionel Levha. Woodcock, che presto si insedierà nel suo nuovo ufficio presso la Procura di Napoli, aveva forse intenzione di chiedere l'arresto degli indagati. Ieri ha portato le carte ai suoi colleghi Pierpaolo Filippelli e Claudio Siragusa, che, con i procuratori aggiunti Rosario Cantelmo e Franco Roberti, il procuratore di Torre Annunziata Diego Marmo e il suo aggiunto Raffaele Marino, indagano sull'omicidio. Di certo Tommasino sarebbe stato interrogato dal pm nei prossimi giorni e, ipotizzano gli investigatori, qualcuno aveva paura di quello che avrebbe potuto dire. Questa è dunque l'ipotesi privilegiata dagli investigatori, che però ne prendono in considerazione anche altre tre: quella del probabile imminente fallimento delle Terme stabiane; quella di un contenzioso tra la Asl e Giovanni Tommasino, medico e fratello di Gino; quella di un forte indebitamento dell'ucciso. Ieri il sindaco di Castellammare, Salvatore Vozza, è stato invitato in Procura, dove è stato interrogato a lungo.
La vicenda di Castellammare presenta impressionanti somiglianze con l'inchiesta napoletana sul Global service: ci sono amministratori comunali del Pd sotto accusa; c'è un vicesindaco che si dimette all'improvviso in un momento cruciale dell'inchiesta; c'è un morto, solo che nell'inchiesta sul Global service era un suicida; c'è probabilmente anche una fuga di notizie, che gli investigatori evincono da alcune intercettazioni. Su un punto i pm non hanno dubbi: l'agguato è stato portato a termine da professionisti abilissimi, che hanno sparato tredici colpi di pistola da uno scooter in movimento e li hanno fatti andare tutti a bersaglio.
Il figlio tredicenne di Gino Tommasino, Raffaele, è rimasto illeso, come i passanti che a quell'ora affollavano il centro della città. Chi ha voluto l'omicidio, ritengono gli investigatori, ha inteso dare un segnale fortissimo, inequivocabile: parlare può costare la vita. Il sospetto però è che, se ad eseguire l'agguato sono stati killer professionisti sicuramente messi a disposizione dalla camorra, i mandanti sono da cercare in altri ambienti. Indagando sui presunti illeciti nell'estrazione del petrolio in Basilicata, Woodcock si era imbattuto in reati connessi con i rifiuti, sia in Campania sia in Sicilia. In particolare aveva scoperto che un faccendiere aveva contattato alcuni politici di Castellammare per coinvolgerli nella costruzione di un termovalorizzatore in zona: l'acquisizione degli atti al Comune riguardava questa vicenda. Gino Tommasino, però, avrebbe avuto in particolare un altro ruolo: quello di ricevere da un imprenditore interessato ad eseguire lavori nella discarica di Terzigno una somma di denaro da girare ad un politico più importante di lui, forse un assessore. Il consigliere comunale aveva anche collaborato per un po' col generale Franco Giannini, braccio operativo di Guido Bertolaso per l'emergenza rifiuti. Interrogato dal pm, avrebbe forse potuto tirare in ballo personaggi importanti e raccontare circostanze compromettenti. Lo scooter utilizzato dai killer per mettere a segno l'agguato di viale Europa è stato ritrovato ieri dalla polizia assieme a uno dei caschi. Accuratissimi gli accertamenti che la dirigente della Scientifica, Fabiola Mancone, ha disposto: si spera che dal sudore o da cellule epiteliali rimaste nel casco si possa ricavare il dna di chi ha preso parte all'esecuzione.
Al sindaco Vozza, ieri, i pm hanno chiesto in particolare due cose: a quali motivi è dovuta la crisi che si è aperta la scorsa settimana al Comune di Castellammare e che ha indotto il vicesindaco a dimettersi e che reazioni ci sono state in Comune quando i carabinieri si sono presentati per chiedere i documenti indicati da Woodcock. Più labili, al momento, le altre tre piste che gli investigatori seguono: Gino Tommasino era cognato dell'avvocato Viggiani, presidente delle Terme stabiane in via di fallimento; suo fratello Giovanni, medico ed ex consigliere comunale, ha un contenzioso di 500.000 euro con l'Asl; lui era fortemente indebitato a causa della sua attività commerciale e aveva contratto un mutuo di 150.000 euro.
Corriere del Mezzogiorno Titti Beneduce05 febbraio 2009
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