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sabato 15 agosto 2009

Facebook fa ingrassare?


A domandarselo Susan Greenfield, neurologa e direttrice del Royal Institution

Passare troppo tempo con il social network modificherebbe il cervello umano, rendendolo incapace di stimare una corretta alimentazione e favorendo l'obesità
© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 19/05/2009


Un uso di Facebook troppo prolungato può condurre all'obesità, poiché modifica il funzionamento del cervello: quando finisce il "brivido da Facebook" (simile all'adrenalina da computer o da videogioco), il consumatore mangia in modo eccessivo, non curandosi della propria salute.
Questa è l'opinione di Susan Greenfield, neurologa e direttrice del Royal Institution, prestigiosa organizzazione di educazione scientifica con sede a Londra. Secondo la studiosa, passare ore ed ore a divertirsi con Internet, videogiochi o social network: "potrebbe portare all'infantilismo del cervello. L'individuo fa sempre più fatica ad imparare quando sbaglia. Se un bambino cade da un albero e si fa male, impara velocemente a non commettere lo stesso errore in futuro; chi invece sbaglia al computer o a un videogioco continuerà a giocare fino a quando non farà più errori".
In particolare, riguardo al rapporto Facebook-obesità, la dottoressa Greenfield spiega come tale pericolo dipenda dalla dipendenza che si può instaurare quando si sta davanti al computer in contatto con altri utenti, poiché "Quando finisce questo, la persona è portata a mangiare troppo cibi non salutari, senza minimamente pensare alle conseguenze che questa alimentazione senza regole può avere sul proprio fisico. Non solo non si pensa a quello che si mangia e a quante calorie si assumono, ma si soffoca l'immaginazione e si ostacola l'empatia".

Durante un seminario scientifico tenuto presso la Camera dei Lord, la studiosa ha riassunto la combinazione tra cervello, comportamento e alimentazione. Nel discorso, ha sottolineato la delicatezza della corteccia pre-frontale (parte del cervello umano) affermando come "O si utilizza o si perde. E se non se ne fa uso, il cervello si infantilizza. "Diversi studi hanno dimostrato che, quando la corteccia pre-frontale e' danneggiata, diventa meno attiva e le persone tendono a diventare più imprudenti e impulsive. E non considerando il pericolo di seguire una dieta poco sana, aumenterebbe le probabilità delle persone a soffrire di obesità".

mercoledì 15 luglio 2009

CERVELLO: IN MOLTI L'ONESTA' E' INNATA

ROMA - L'onestà è nel cervello e chi ne è dotato non ha bisogno di trattenersi dall'imbrogliare ma si comporta in modo naturalmente onesto, senza sforzi. Lo dimostra uno studio di Joshua Greene e Joseph Paxton della Harvard University di Boston, pubblicato sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences.

Grazie a questo studio, quindi, gli esperti hanno messo a punto un 'test dell'onesta", per capire chi è onesto di indole e chi, invece, se ha l'occasione tende ad imbrogliare. Riportato sul magazine scientifico New Scientist, lo studio potrebbe avere risvolti pratici discutibili: una volta validato, un test simile potrebbe essere usato, per esempio, per 'controllare' gli impiegati e la loro onestà sul luogo di lavoro. Il test si basa su un gioco semplice, il lancio di una moneta. I partecipanti devono scommettere sull'esito (testa o croce) del lancio; nella prima parte del test, prima del lancio, i volontari devono scrivere su un foglio cosa prevedono esca. Nella seconda parte, invece, devono dire, a lancio avvenuto, se avevano previsto giusto (e quindi sta a loro dire se hanno vinto o meno la scommessa).

E' ovvio che questa dichiarazione sta alla loro onestà personale, perché potrebbero imbrogliare e dire di aver 'azzeccato' l'esito del lancio e quindi vinto la scommessa. Eppure, in molti casi i volontari sembrano rispondere con onestà senza approfittare dell'opportunità di imbroglio; mentre altri tra loro (lo si capisce con la statistica di successo della previsione) imbrogliano di certo, dicendo di aver previsto bene l'esito del lancio. Durante queste dichiarazioni i neurologi hanno monitorato aree del loro cervello, come la corteccia prefrontale, legate alle decisioni e al controllo dei comportamenti, usando la risonanza magnetica funzionale. Così hanno visto che nel cervello degli onesti non si accendono queste aree prima di dichiarare che hanno vinto o perso la scommessa; viceversa esse si accendono nel cervello degli imbroglioni. Secondo i neurologi, ciò significa che l'onestà è un comportamento di default che non richiede autocontrollo da parte del cervello, come a dire che per gli onesti non vale il detto "l'occasione fa l'uomo ladro". I disonesti, invece, devono pensare al fatto se sfruttare o meno l'occasione di imbrogliare.

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