sabato 11 luglio 2009
Vernola , ex europarlamentare PDL racconta lo squallore dell'entourage del Cavaliere
venerdì 12 giugno 2009
ELISA ALLORO, «Berlusconi? È come la Nasa»
Elisa Alloro ha scritto «Noi, le ragazze di Silvio», ribellandosi alla definizione di “ciarpame”. Ora rivela l’ebrezza siderale che si prova stando vicini al capo
Per il Magazine in edicola Enrico Mannucci
Alla prima impressione aveva pensato che la posizione fosse giusta, dal punto di vista di una donna: «Era il lancio Ansa della sera del 28 aprile. La mattina dopo, quando ho letto tutta l’intervista di Veronica Lario a Repubblica, ho cambiato idea». L’ha fatta invelenire l’espressione “ciarpame senza pudore” applicata alle candidature femminili del PdL per le europee: e non solo perchè ci poteva essere anche lei, in quelle liste. Elisa Alloro, trentatreenne reggiana, velina, show girl ma anche imprenditrice con una propria società di comunicazione d’impresa rivolta ai nuovi media, pasionaria berlusconiana con una vena di spregiudicatezza, ha allora preso carta e penna sfornando uno degli instant book più instant della storia «Noi, le ragazze di Silvio - Lettera a Veronica di una velina della politica», 100 pagine per Aliberti editore.
«In due giorni. Avevo in programma un viaggio a Gerusalemme, due settimane fa. Sono tornata la domenica notte, ho cominciato a scrivere, di pancia, martedì sera avevo finito. È un inno alle donne. Perchè ridurci a contenitori, a ornamento come fa Veronica? Scindere l’esterno da tutto quello che siamo è tipicamente maschilista. Nel libro parlo molto male della tv commerciale, credo che abbia fatto molti danni alle donne, non solo Mediaset, ovviamente. Ecco, Veronica, mi pare finisca per seguire la stessa logica».
C’era solo un’incertezza.
«La forma epistolare. Era stata la prima scelta. Dopo ci avevo ripensato. Alla fine, anche discutendo con l’editore, sono tornata lì. Ci sono dentro io con tutte le mie sfaccettature per rivolgermi a una grande donna».
Come?
«Regaliamoglielo». Alta, bionda, bella e fumatrice, Elisa, quando lavorava a Mediaset, ha conosciuto Berlusconi per un’intervista, cinque anni fa. Da allora è rimasta nel giro mondano e politico. Scrive che la donna può “concedersi il lusso di non dover necessariamente possedere una coscienza storica, dominio e ossessione della sua controparte maschile”. Si riferisce anche al senso di colpa?
«Io penso piuttosto alla responsabilità, poi, certo, anche i sensi di colpa, che gli uomini hanno molto».
Da questo punto di vista Berlusconi sembra inclinare più al lato femminile.
«Sì, forse sì».
Magari un personaggio politico dovrebbe curare la responsabilità.
«Lui a volte può sbagliare, da questo punto di vista. Ma è anche uno che non nasconde di volersi divertire. E questa è anche una delle ragioni per cui la gente lo ama».
Dalla lista delle candidate alle europee - il “ciarpame” - lei è stata smistata alle amministrative di Reggio.
«Il mio slogan è dialogo, innovazione, sviluppo. Basta col puntare il dito contro gli altri, quel che è fatto è fatto, ora andiamo avanti. Per dire, il ponte di Calatrava è uno splendido segno di identità. Lo dico anche contro il mio partito. C’è chi lo critica perché mancano le corsie di emergenza, io credo sia soprattutto perché l’hanno fatto le cooperative rosse. Reggio è bella anche grazie a chi la governa da tanti anni ».
Eppure certi ricordi reggiani non sono buoni.
«A scuola i compagni mi dicevano: “Stai zitta tu, che sei capitalista”. Io, in realtà, per sopravvivere ero super partes. E poi mio padre fa il neuropsichiatra».
A un certo punto parla dei forzisti “da 40 anni”. Un bel lapsus.
«Mi fa piacere l’abbia colto. È un errore, ma significativo. Voglio riferirmi agli apparati, ai gruppi dirigenti, anche del PdL, che hanno traversato innumerevoli esperienze politiche. Il turn over non sarà breve. Però almeno c’è un tentativo e un’intuito. Di Berlusconi. Coraggioso e da portare ancora a fondo».
Magari verrà inceppato dalla faccenda di Noemi col suo “papi”.
«Uffa, con questa storia. Quel termine l’adoperò la prima volta una velina milanista di sangue brasiliano, Renata. E da allora il vezzeggiativo si è diffuso, è diventato una specie di codice. Io, comunque, non l’adoprerei neanche sotto tortura. E poi i personaggi famosi attirano i nomignoli, le espressioni confidenziali. Ho sentito il candidato sindaco del PdL per Reggio Emilia usare per Berlusconi l’espressione “zio Silvio”».
Si ribella all’aggressione mediatica contro il premier. In una lettera a Veronica non era il caso di spendere una parola anche sul trattamento usato a lei?
«In effetti non ci ho pensato. Ho trovato talmente automatica la botta di Veronica e la risposta di Berlusconi o dei suoi amici... Perchè poi devi anche pensare alle conseguenze delle tue azioni».
Un oggetto metallico le ferma i capelli. Una matita?
«Macchè matita. È una penna d’argento di Tiffany»
Regalo di Berlusconi?
«No, me la dette il mio avvocato anni fa».
Ora va detto che Alloro è assai esuberante. Parla a raffica («L’ho imparato facendo radio. Lì non possono esserci momenti di vuoto che riempi con l’immagine, l’ascoltatore cambia canale») e viene un dubbio: se alle famose (o famigerate) festine di Silvio tutte le invitate sono come lei, dio salvi il premier! «Ma no, da Berlusconi sto parecchio zitta. Per non sbagliare. Mi piace ascoltareanche se, quando si riempie il vaso, parlo e non chiedo il permesso...». C’è una pausa e una risata. «Ma poi parla sempre lui!».
Ha anche scritto che in quel giro capitano “avventurieri”.
«Questa non gli è piaciuta molto».
Gliel’ha detto Silvio?
«No, lo immagino. L’espressione è uscita nell’articolo sul Corriere. Ma poi intendo dire che c’è tanta gente attorno a Berlusconi. Magari sprovveduti, come chi gli dice che la tal barzelletta l’ha già sentita. Ma come si fa!? Le barzellette non sono infinite ma non puoi dirgli che quella è vecchia! In ogni caso non vengano a dirmi che lui si occupa della lista degli invitati»
Ogni tanto, per Silvio, sfiora l’agiografia. “Umano, troppo umano”, “Miniera di saggezza”… Cosa ha imparato da lui?
«Moltissimo. Le dinamiche fra i potenti della terra, per esempio. Cose che normalmente ti paiono lontanissime. Ha presente Sei gradi di separazione? Ecco, se sei ricettivo, ascoltando Berlusconi capisci tante cose dei rapporti umani fra i grandi. Ti pare di cogliere i sismi geopolitica e nella sfera più privata. Come quando visiti la centrale della Nasa: anche se non sei nello spazio avverti una certa ebbrezza. E poi si impara anche dagli errori… Vicino a lui, comunque, ho sempre avuto la sensazione di stare vivendo un privilegio».
corriere della sera 09 giugno 2009(ultima modifica: 11 giugno 2009)
Iva Zanicchi e il Parlamento europeo
dal sito:http://tonycirni.blogspot.com/2009/06/tornavo-casa-dopo-una-lunga-giornata-di.html

Tornavo a casa dopo una lunga giornata di lavoro. E in auto ascoltavo "La zanzara", un programma trasmesso su Radio24. Tema: "A volte ritornano". In pratica, si ragionava sugli eletti al Parlamento europeo. Al nome di Iva Zanicchi non sapevo più se ridere o piangere. Voglio raccontarvi questa storia.
Alle elezioni europee del 2004 Iva Zanicchi non fu eletta per una manciata di voti. Ma nel 2008, in seguito ad una serie di rinunce - pratica molto diffusa in Italia - è stata ripescata al Parlamento europeo. Sulla pagina "I vostri deputati", sul sito del Parlamento europeo si trova pure il suo curriculum vitae: "Vincitrice del Festival di Sanremo (1967) (1969) (1974): è ancora oggi l'unica cantante donna ad aver vinto il Festival tre volte". Straordinario.
Proprio durante l'ultimo festival di Sanremo, la Zanicchi rilasciò queste dichiarazioni: «Ho scoperto che andare in Europa non è una passeggiata. Quando mi chiamano onorevole mi spavento, mi giro dall'altra parte. Se vai in Europa - sottolinea - ci devi andare seriamente, e devi lavorare ancora più seriamente. E io non l'ho fatto per i soldi, perché se faccio due serate in Italia, guadagno più di quello che guadagno là in un mese. Ci sono andata perché sono talmente ingenua che ho pensato di poter fare qualcosa. Se mi ricandiderò, sarà per portare a compimento le cose che ho iniziato. Con l'aiuto di amici e collaboratori di sinistra, perché io credo negli uomini, più che nelle idee politiche. E soprattutto, rinuncerò al mio mestiere, anche se con dolore, perché è tutta la mia vita».
Puntualmente, alle ultime elezioni "pare" sia stata eletta. Il dubbio sta nel fatto che nella "Circoscrizione I" risulti la seconda delle non elette, ma considerando che Berlusconi e La Russa di certo rinunceranno, la Zanicchi ha già pronto in tasca il biglietto per Bruxelles.
Peccato che lei al Parlamento risulti non andarci praticamente mai. Sempre dal link del Parlamento europeo è possibile visionare le presenze di ogni deputato. Le sue? 26 su 57, il 45%. A suo onore, ben una discussione (il 2 settembre 2008) ed una dichiarazione scritta (il 18 febbraio 2009). Non c'è che dire. La trasmissione "La zanzara" ha ripreso una sua intervista con Alfonso Signorini di Radio Montecarlo. Per chi avrà dubbi sul virgolettato, assicuro di avere copia digitale audio dell'intervista.
- Alfonso Signorini «Ma allora non è vero che sei stata ripescata per le rinunce?»
- Iva Zanicchi «Ma secondo te, il presidente del Consiglio lascia la presidenza e va in Europa? Il ministro La Russa lascia un ministero così importante e va in Europa? Allora, se loro due come è prevedibile, anzi è certo, si dimettono io e la Muscardini entriamo».
- A. S. «Eh, allora un applauso a Iva Zanicchi che entra al Parlamento! I giornali hanno detto (in realtà, praticamente nessuno - n.d.a.) che tu sei stata tra quelle meno presenti al Parlamento europeo. E' vera questa cosa?»
- I.Z. «No guarda, fino a marzo è vera. Perchè io a marzo avevo il 45% ed è vergognoso, no? Però io sono uscita alla fine della legislazione con il 75% (non è vero, si è fermata al 54% - n.d.a.). Ma io quando ho accettato un anno fa, purtroppo o per fortuna, io avevo firmato per una fiction che andrà in onda in autunno. E lo avevo anche detto. Otto puntate con Virna Lisi, "Caterina e le sue figlie". Ed è stato un impegno molto duro. Nel senso che sono andata anche quindici giorni a Cuba per questa fiction».
E beh, un impegno durissimo quello di una fiction girata per quindici giorni anche a Cuba. Non c'è che dire. Siamo veramente ben rappresentati. Ditemi voi se ridere o piangere.
(http://www.europarl.europa.eu/members/public/geoSearch/view.do?country=IT&partNumber=1&zone=Nord-Occidentale&language=IT&id=41007)
giovedì 11 giugno 2009
Noemi: Suo padre rinviato a giudizio e mai processato. Aperta un'inchiesta
Dimenticato" da 12 anni il processo al padre di Noemi
Dopo il rinvio a giudizio, la pratica su Elio Letizia si è fermata
Il Tribunale apre un'inchiesta: "Accertare eventuali negligenze"
di CONCHITA SANNINO
NAPOLI - Un fascicolo giudiziario completamente dimenticato. Su un binario morto. O accortamente insabbiato. Per alcuni lustri. Così può accadere che l'ex intraprendente segretario della direzione dell'Annona del Comune di Napoli, arrestato nel 1993 per presunti episodi di concussione, poi rinviato a giudizio nel 1997, non sia mai stato processato. Il presidente del Tribunale di Napoli, Carlo Alemi, ha aperto un'inchiesta amministrativa su un caso che provoca tra i giudici imbarazzo. "Accerteremo eventuali negligenze e responsabilità. Dobbiamo capire cosa è successo e perché", dice Alemi a Repubblica. A segnalargli la vicenda sarebbe stato il presidente dell'Ufficio Gip, Bruno D'Urso. E desta ulteriore sorpresa - ma si tratta di una coincidenza, fino a prova contraria - il fatto che quell'indagato sia Elio Letizia, il padre della diciottenne che chiama papi il premier.
Una storia nella storia. Conferma la strana scoperta anche il suo legale di allora, l'avvocato Fabio Fogliamanzillo. Un "buco nero" della giustizia incrocia il caso politico che ha segnato la campagna elettorale. L'inquisito "dimenticato" è il genitore di Noemi, la studentessa che ha accolto il premier alla sua festa di compleanno a Casoria, il 26 aprile, e che aveva già incontrato il premier a Roma, a Milano e durante la vacanza in Sardegna dello scorso Capodanno.
Vale la pena ricordare che, nella sequenza di bugie e contraddizioni che hanno segnato le spiegazioni sull'origine dell'amicizia con la ragazza, Berlusconi ha sempre sostenuto la tesi di un legame con Elio Letizia: prima facendolo passare come "ex autista di Craxi" (Ansa, 29 aprile), poi come un amico che gli avrebbe segnalato "le candidature alle europee di Martusciello e Malvano" (Porta a Porta, 5 maggio). Poi lo sfondo politico viene sostituito da una privata frequentazione. Elio Letizia afferma (Mattino, 25 maggio) che egli presentò la sua famiglia al premier nel 2001. Il Cavaliere offre un ricordo diverso: "La prima volta che ho visto questa ragazza è stato a una sfilata", (Corriere, 25 maggio), a partire almeno dal 2005. Infine, 24 ore prima dell'apertura delle urne, Berlusconi torna su Elio: "Il padre della ragazza, avendo saputo che io sarei stato a Napoli, mi ha chiesto di essere presente alla festa di Noemi" (Ansa, 5 giugno).
Ma che storia aveva Letizia? Nel suo passato giudiziario, ora vuole vederci chiaro anche il presidente del Tribunale. L'impiegato fu arrestato l'11 febbraio del 1993 con il suo direttore dell'assessorato all'Annona, Giovanni De Vecchi, di cui era intimo amico: furono accusati di avere intascato tangenti fino a 35 milioni. I due furono poi rinviati a giudizio, con altri dipendenti e professionisti successivamente arrestati, nell'aprile 1997. Ma qui il fascicolo si polverizza, la posizione di Letizia è stralciata. Gli avvocati ottengono la nullità dell'udienza preliminare.
Così Elio Letizia non sarà mai sottoposto a giudizio (se non per un episodio marginale, per il quale risulta assolto dalla terza sezione penale del Tribunale di Napoli, nel settembre 2003). Tra gli atti sottoposti all'attuale inchiesta amministrativa, ve n'è uno che spinge Alemi a riflettere. È il paradosso per cui, nella sentenza passata in giudicato il 2 novembre 2004, i giudici della Undicesima sezione penale assolvono quattro coindagati di Letizia e scrivono: "Appare evidente che per tutti i reati menzionati - provata la sussistenza di tutti gli elementi oggettivi e soggettivi del reato in contestazione - la descritta illecita condotta risulta certamente ascrivibile al solo Letizia", non agli altri.
(la repubblica 11 giugno 2009)
PREMIO A LICIO GELLI: MANIFESTAZIONE - OSTIA - 13 GIUGNO
NOI NON SIAMO COME LORO!
MANIFESTAZIONE - OSTIA - 13 GIUGNONON VOGLIAMO LICIO GELLI AD OSTIA
http://www.facebook.com/topic.php?topic=8129&post=37564&uid=85685311401#/group.php?gid=85717974471
L'Ass.ne "Anco Marzio" e il suo presidente Tonico Colloca, il prossimo 13 giugno, al Teatro Nino Manfredi di Ostia, premieranno Licio Gelli per la sua raccolta di poesie.
Il Sig. Colloca ha esposto le sue ragioni, che in sintesi sono: Licio Gelli ha gia ricevuto premi internazionali, scrive belle poesie, la manifestazione non riceve contributi pubblici ma è autofinanziata, Gelli è un uomo di grande cultura.
I cittadini del Municipio XIII di Ostia dicono NO alla presenza sul proprio territorio di questo personaggio: Gelli è stato condannato con sentenza definitiva per depistaggio a fini di terrorismo sulla vicenda della strage di Bologna, oltre ad altre condanne (bancarotta fraudolenta per il Banco Ambrosiano) e attualmente si trova agli arresti domiciliari. I familiari delle vittime della strage di Bologna saranno invitate ad intervenire in una grande manifestazione democratica.
Licio Gelli non è un ospite gradito e non dobbiamo infangare il nome e l’immagine della nostra città con il personaggio più losco ed infame della storia della repubblica italiana.
Comunicato
La cittadinanza, che si riconosce nei valori non negoziabili della Costituzione e della Democrazia, respinge con la massima fermezza l’assegnazione di un riconoscimento per la poesia a Licio Gelli, membro della Loggia Massonica P2 e “scrittore” di pagine vergognose del nostro Paese. Riteniamo inaccettabili simili manifestazioni che premiano nemici dello Stato e che violano la memoria delle vittime della strage di Bologna.
CHIEDIAMO
che il Consiglio municipale, la cui sede ha ospitato la conferenza stampa di presentazione del Premio con la partecipazione del Presidente Vizzani e dell ’Assessore Pace, si dissoci in modo netto ed inequivocabile da questa vergognosa iniziativa.
RIVENDICHIAMO
un altro modo di fare cultura con politiche che coinvolgano attivamente le realtà locali in un percorso di crescita civile.
FACCIAMO APPELLO
a tutte le realtà civiche e artistiche perché esprimano la propria voce critica aderendo al nostro appello e partecipando alla manifestazione indetta per il
13 GIUGNO
ORE 17
DI FRONTE AL TEATRO MANFREDI (via dei Pallottini 10, Ostia Lido)
RECITAL DI POESIE ED HAPPENING A DIFESA DELLA CULTURA E PER LA DEMOCRAZIA
Rete democratica. Segue la lista delle prime adesioni: ANPI Roma e Ostia, Ass. Caponnetto, Unione Inquilini, Comitato amici della Madonnetta, ass. Severiana, Comitato civico entroterra 13, CCNO (Comitato Cittadini Nuova Ostia), Affabulazione, , Ostia che cammina, Le Sirene, amici di B. Grillo XIII Municipio e Lista Civica Beppe Grillo Roma cinque stelle, Sinistra e Libertà, Partito Democratico, Italia dei Valori, Verdi Municipio XIII, PRC Ostia e Acilia, Osservatorio civico 13, Rifondazione Comunista, missione sociale La Ciurma, italialaica.it; Ass. Gruppo Laico di Ricerca; ass. S.i.a.m.o, L’allegra banderuola, Giovani di via Senofane; Coordinamento gruppi Facebook per le dimissioni di Berlusconi, Partito Socialista del XIII° Municipio, Cobas sanità Ostia, Giovani per la Costituzione.
NOI NON SIAMO COME LORO!
http://www.facebook.com/editevent.php?picture&eid=88412579793#/event.php?eid=88412579793
CONDIVIDERE, INVITARE, DIFFONDERE, PARTECIPARE...
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Berlusconi , video tg spagnolo:
Le fotografie della festa a Villa Certosa pubblicate da El pais hanno avuto in un giorno 5milioni di visite.
Direttore di EL PAIS: "Noi volevamo solo informare gli italiani sulle abitudini del loro primo ministro, poi se lo vogliono votare lo stesso, va benissimo. Nessun problema".
DDL INTERCETTAZIONI: Quello che sui giornali non leggerete più
Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
Le nuove regole sulle intercettazioni vanno incontro a una vera ossessione del Cavaliere
Vietato trascrivere anche se un capo Rai chiede silenzio su dati elettorali non graditi al Capo
di GIUSEPPE D'AVANZO
Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ci è incappato più d'una volta.
Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!
La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".
È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).
Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).
Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.
Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.
Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.
La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.
Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo". Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?
Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.
(LA REPUBBLICA 11 giugno 2009)