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venerdì 20 novembre 2009

Morte Brenda: Luxuria,"E' stata uccisa"

Pioggia di reazioni alla morte di Brenda. Luxuria: «E' stata uccisa»
MILANO
All’uscita dall’aula dove si svolge il processo che lo vede imputato per estorsione e tentata estorsione ai danni di alcuni Vip, Corona ha sostenuto con i cronisti che «sotto il caso Marrazzo ci sono cose molto pesanti». Secondo Corona, nel mondo del gossip oggi «c’è del materiale che può fare molto male».

«Non si può morire di gossip, anche se il gossip oggi è diventata un’arma molto molto pesante» ha affermato l’agente fotografico riguardo alla morte del transessuale Brenda trovato carbonizzato la notte scorsa a Roma.

«Sospetto che l’incendio sia stato appiccato da chi temeva che emergesse la verità sul caso Marrazzo. Brenda non era più una persona umana ma una traccia scomoda da far sparire, e non era bastato portarle via il cellulare:». Lo ha detto l’ex parlamentare Vladimir Luxuria in una intervista che andrà in onda nel corso del radio giornale delle 13. «Che sms aveva ricevuto? Che nome compromettente aveva in rubrica Brenda? - chiede ancora - Brenda era diventata un personaggio scomodo, da bruciare. Brenda è stata fatta fuori».
fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200911articoli/49586girata.asp

Morte Brenda, Legale Marrazzo: "Fatto inquietante"

ultimo aggiornamento: 20 novembre, ore 10:41
Roma - (Adnkronos) - Il corpo è stato ritrovato carbonizzato in un incendio nella casa di via due Ponti, a Roma. Era coinvolta nello scandalo che ha portato alle dimissioni del governatore della Regione Lazio. Da tempo parlava di suicidio. Nei giorni scorsi era andata in ospedale in seguito a una rapina. L'ultima intervista: "Non ho avuto rapporti con Marrazzo, lui è stato con Natalie"

Roma - (Adnkronos) - Il corpo è stato ritrovato carbonizzato in un incendio nella casa di via due Ponti, a Roma. Era coinvolta nello scandalo che ha portato alle dimissioni del governatore della Regione Lazio. Da tempo parlava di suicidio. Nei giorni scorsi era andata in ospedale in seguito a una rapina. L'ultima intervista: "Non ho avuto rapporti con Marrazzo, lui è stato con Natalie"

Ad intervenire sul posto per primi sono stati i vigili del fuoco, che intorno alle 5.30 hanno spento le fiamme. Ancora da accertare le cause dell'incendio. Sul posto gli uomini della polizia scientifica e della Squadra Mobile sono a lavoro per ricostruire le dinamica della vicenda. Sul corpo di Brenda verranno effettuati i rilievi medico legali.

''Non ho mai avuto rapporti con Marrazzo. Si e' visto da queste parti, ma io non c'entro niente, non so niente'', aveva detto ai cronisti il 24 ottobre scorso. ''E' stato con Natalie - aveva aggiunto parlando della vicenda - l'ha detto anche lui''.

Di fatto "inquietante" parla Luca Petrucci, legale di Piero Marrazzo: "Bisogna indagare -dice Petrucci- per vedere se c'e' qualcosa di piu' grosso di quel che sia gia' emerso".

giovedì 11 giugno 2009

DDL INTERCETTAZIONI: Quello che sui giornali non leggerete più

Quello che sui giornali non leggerete più

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).

Berlusconi.
Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!

Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!

Le nuove regole sulle intercettazioni vanno incontro a una vera ossessione del Cavaliere
Vietato trascrivere anche se un capo Rai chiede silenzio su dati elettorali non graditi al Capo

di GIUSEPPE D'AVANZO

"Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese". Lo disse Berlusconi l'anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un'offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d'indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. "Permetteremo le intercettazioni - disse nelle Marche quel giorno, era aprile - soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano".

Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ci è incappato più d'una volta.

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).

Berlusconi.
Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!

La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".

È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).

Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).

Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.

Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.

Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.
La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.

Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo". Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?
Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.

(LA REPUBBLICA 11 giugno 2009)

martedì 17 febbraio 2009

Veltroni lascia la guida del PD. Le reazioni


Dopo la sconfitta del partito alle regionali in Sardegna

Veltroni: «Mi dimetto». Pd nel caos

Verso l'assemblea costituente per la nomina del «segretario provvisorio»

ROMA - Non ci ha ripensato. Walter Veltroni nel primo pomeriggio ha confermato le dimissioni da segretario del Partito democratico presentate martedì mattina al coordinamento del partito dedicato alla sconfitta elettorale del centrosinistra in Sardegna. «Dopo una discussione di diverse ore, il segretario ha deciso di mantenere l'orientamento espresso questa mattina e di rassegnare le dimissioni da segretario nazionale del Pd», ha reso noto il portavoce del partito, Andrea Orlando. Mercoledì alle 11 in una conferenza stampa Veltroni spiegherà le ragioni delle sue dimissioni.
ADDIO - «Se per molti sono un problema, sono pronto ad andarmene per il bene del partito. Mi assumo le responsabilità mie e non solo. Basta farsi del male, mi dimetto per salvare il progetto al quale ho sempre creduto», avrebbe detto in mattinata Veltroni, raccogliendo il "no" del vertice del partito e l'invito a ripensarci. Ma nel primo pomeriggio le condizioni politiche per Veltroni non sono cambiate e l'ex sindaco di Roma ha confermato il suo addio. I vertici del Pd avevano infatti respinto in mattinata le dimissioni di Veltroni, confermandogli piena fiducia. Il leader dei democratici aveva scelto di prendersi un po' di tempo per riflettere e decidere. La riunione del coordinamento era stata aggiornata alle 15,30 proprio per concedere al segretario un momento di riflessione. Ma Veltroni non ha poi cambiato idea, nonostante la sua proposta di rimettere il mandato fosse stata respinta all'unanimità dal coordinamento del partito, durante il quale il segretario dei democratici avrebbe spiegato che il Pd sta pagando il prezzo delle divisioni e dei continui distinguo, confessando anche di aver già fatto molta fatica a gestire quest'ultima fase.
«GRAZIE»- «Possiamo essere molto grati a Veltroni per la conduzione di questi mesi», ha detto Antonello Soro, capogruppo del Pd alla Camera. «Ora il partito ha necessità dell'impegno di tutti, i passi successivi si decideranno collegialmente».

PERCORSO - Il vice segretario Dario Franceschini mercoledì alle 8,30 convocherà gli organismi dirigenti per decidere il percorso successivo alle dimissioni di Veltroni. È probabile che sarà convocata l'assemblea costituente del Pd, l'unico organismo legittimato a eleggere il nuovo segretario provvisorio del Pd (L'Unità ipotizza una «reggenza» di Franceschini), in deroga a quanto prevede lo statuto che dispone il ricorso alle primarie. Nella riunione del coordinamento c'è chi ha chiesto un passaggio formale anche in direzione nazionale. L'imperativo, spiegano fonti Pd, è comunque fare presto per non lasciare il partito troppo a lungo in una fase indeterminata e senza guida. A quanto si apprende, tra le ipotesi inizialmente circolate c'era anche quella di una gestione collegiale transitoria, idea però scartata dai più.

CONGRESSO ANTICIPATO - Nessuno dei partecipanti alla riunione della mattina, racconta chi era presente, avrebbe preso in considerazione l'ipotesi di un congresso anticipato (previsto a ottobre). Anna Finocchiaro avrebbe chiesto la convocazione della direzione, non ritenendo il coordinamento la sede politica idonea per la discussione sull'analisi del voto in Sardegna. Qualcuno dei big democratici, prima delle dimissioni di Veltroni avanzava l'ipotesi che la mossa della rinuncia fosse finalizzata a una nuova investitura per avere un rinnovato mandato così da ricalibrare la linea, far rientrare le critiche interne e ricompattare il partito. Invece secondo Ermete Realacci, ministro ombra dell'Ambiente del Pd, si va verso un congresso anticipato. Per il senatore Nicola Latorre, «il leader del Pd viene eletto con le primarie, su questo non si torna indietro. Ma per individuare la nuova leadership servirà un passaggio congressuale». Il congresso anticipato non pare abbia trovato molte adesioni tra i componenti del coordinamento, anche per problemi di tempi e di tesseramento ancora non ultimato.
DI PIETRO - «Prendiamo atto con rispetto dell'assunzione di responsabilità da parte di Veltroni. È un gesto politicamente voluto ed eticamente che gli fa onore», ha commentato Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori. Secondo Di Pietro ora è necessario «il rilancio di una coalizione in alternativa a Berlusconi. L'Idv più che mai deve assumere un ruolo determinante di opposizione. È il momento meno opportuno per le critiche, ma dico che chi vuole fare opposizione faccia opposizione».

Corriere della Sera 17 febbraio 2009

Veltroni conferma le dimissioni. Il segretario del Pd lascia la guida

Walter Veltroni lascia la segreteria del Partito Democratico. Le dimissioni, presentare durante la direzione nazionale del partito, sono state riconfermate dal leader al coordinamento, che è tornato a riunirsi nel pomeriggio. In un primo momento le dimissioni erano state respinte. Veltroni, che ha lasciato sulla scia della sconfitta in Sardegna, ha lamentato le divisioni interne al partito. "Se sono un problema lascio", ha detto.
Veltroni, dopo aver confermato le sue dimissioni da segretario del Pd davanti al coordinamento che è tornato a riunirsi nella sede di Sant'Andrea delle Fratte, ha anche comunicato di voler tenere mercoledì una conferenza stampa in cui illustrerà le ragioni della sua decisione. Intanto dal Pd si fa sapere che il vicesegretario Dario Franceschini proporra' gli organismi dirigenti e il percorso per affrontare il seguito dopo le dimissioni del segretario, sulla base delle regole statutarie.
Soro: "I passi successivi saranno collegiali"''Rispetto la decisione di Veltroni che considero un atto di generosita' verso il partito. Lui spieghera' le sue ragioni e il mio personale convincimento e' che il Pd deve essere molto grato a Veltroni per la sua conduzione''. Cosi' il capogruppo del Pd alla Camera Antonello Soro commenta, al termine del coordinamento del partito, le dimissioni del segretario del Pd.''Il partito - aggiunge Soro - ha necessita' di un impegno generoso da parte di tutti e i passi successivi si decideranno collegialmente''.
Realacci: "Dimissioni sbagliate""Io ritengo le dimissioni di Veltroni un atto sbagliato perche' non vedo nel Pd oggi una sintesi possibile diversa da Veltroni". Cosi', intervistato da Radio Radicale, il ministro ombra dell'ambiente Ermete Realacci interviene sulle dimissioni di Veltroni da segretario del Pd. Adesso, spiega Realacci, "corriamo il rischio di passare mesi a ragionare intorno a temi che non ci servono a ricostruire il nostro rapporto con il Paese, anche dal punto di vista elettorale". Invece "dobbiamo tornare alle ragioni fondanti del Pd, se facciamo un passo indietro c'e' il rischio che il progetto entri in crisi".
Latorre: "Serve un nuovo congresso""Per individuare la nuova leadership servira' un passaggio congressuale". Lo afferma il senatore Nicola Latorre. "Il leader del Pd viene eletto con le primarie - afferma Latorre - su questo non si torna indietro. Non potremo pero' fare contemporaneamente i gazebo per la campagna elettorale per le europee ed i gazebo per il congresso. Individueremo un percorso ed evitiamo una confusione di gazebo". Sul Pd Latorre dice che "e' un progetto politico dal quale non si potra' arretrare". Sulla collocazione del Pd nell'europarlamento, Latorre denisce "ottima" la soluzione prospettata da Franco Marini, cioe' "un gruppo autonomo che si federa al Pse". Sulle dimissioni di Veltroni Latorre dice: "Veltroni non fa finta. Conosco la sua determinazione, quando prende una decisione, la porta fino in fondo. Domani sentiremo le sue ragioni".

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