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martedì 27 ottobre 2009

MARRAZZO. 27 OTTOBRE 2009: TUTTI GLI ARTICOLI

DI PATURNIO

Di seguito gli articoli più importanti usciti oggi, almeno secondo me che li ho letti tutti!

La moglie di Marrazzo: 'Non lascero' Piero', "Siamo una famiglia unita"

Roma — "La mia famiglia, comunque, rimane unita", è la reazione di Roberta Serdoz, la moglie di Piero Marrazzo. E se lui esce da questa storia come un uomo distrutto, lei sembra non volersi piegare. Avrebbe potuto cedere sotto il peso di una vita distrutta ma ha deciso di tirar fuori orgoglio e grinta da reporter, per cercare di rimettere insieme i pezzi della sua famiglia.

Terminato il drammatico fine settimana, Roberta ha preso la decisione di non abbandonare suo marito, investito in pieno dallo scandalo, che ora sta molto male, ieri mattina respirava a fatica, s’è svegliato con le palpi tazioni, l’hanno dovuto accom pagnare al Gemelli.

Domenica mattina Maurizio Mannoni, il conduttore di Linea Notte, le aveva inviato un paio di sms: "Roberta coraggio!", "Reagisci subito!", "Vieni a lavorare". Ma Roberta non ce la faceva ancora e non aveva neanche la forza di rispondergli, "Scusa, sto molto male", "Davvero non ce la faccio". Poi poco a poco con grande grinta e forza è riuscita a reagire ed ha risposto: "Va bene Mauri
zio, ci provo, seguo il tuo consi glio". E ieri sera era già negli studi di Rai Tre, pronta per il suo lavoro.

LA TRANS CHINA: FOTO

"Perdendo l’incarico regionale, Marrazzo non sarà più nemmeno il commissario straordinario della Sanità regionale, e questo probabilmente susciterà la reazione positiva di qualcuno. E forse anche il "piano casa" potrebbe non dare l'esito sperato.

da come don chisciotte-Antonella Randazzo

APPUNTAMENTO IN VIA GRADOLI
"....In conclusione, non riteniamo che Marrazzo fosse un paladino degli interessi collettivi, altrimenti non sarebbe stato messo al potere, ma riteniamo che egli abbia fatto qualcosa che ha irritato i suoi padroni, attivando il linciaggio mediatico. Altrimenti non si spiega come mai tanto livore da parte di parecchi personaggi politici, in un paese in cui il livello di corruzione è molto alto e di “festini a base di sesso e di droga” a cui partecipano politici si hanno diversi precedenti.
Crediamo che Marrazzo sia stato travolto dalla bufera, non per motivi “morali” com’è stato fatto credere, ma per motivi di potere. Quello che ha fatto di “sconveniente” per i suoi padroni e che non gli è stato perdonato potrà emergere molto presto: quando al suo posto verrà messo un personaggio che agirà in modo diverso rispetto al predecessore proprio sui fatti “scottanti” che hanno attivato il linciaggio mediatico.
"



Marrazzo in convento. Ma chi sono gli altri protagonisti di questa storia?

Marrazzo/ Pm Roma: non è indagato e non è stato convocato

Marrazzo, dimissioni attese nelle prossime ore. Il governatore in un istituto religioso


Marrazzo vicino alle dimissioni
Via da casa per istituto religioso per sfuggire ai cronisti

Lo scandalo fa tremare la Roma dei vip
"Quei carabinieri hanno fatto vari colpi"

La macchina del fango di G. D'Avanzo


"La sta cercando Palazzo Chigi"
i 15 minuti fatali del governatore




mercoledì 30 settembre 2009

Il Time sul centro-destra: "tracce di razzismo e xenofobia"

http://legvaldicornia.files.wordpress.com/2009/06/berlusconi_e_le_donne_2-295x408.jpg

Il settimanale russo
Ogoniok :"Il bulletto delle donne" "Chi vincerà: il potere senza principi o i principi senza potere?"

I fan di Berlusconi si saranno pur sganasciati dalle risate nel sentire i racconti del premier di ritorno dal G20 di Pittsburgh. Tornare per la seconda volta sull’abbronzatura di Barak Obama, coinvolgendo questa volta anche la first-lady Michelle, costa al centro-destra italiano l’accusa di "una traccia di razzismo e xenofobia".A scriverlo sulle pagine del Time è Richard Owen
.


"Insultare Michelle Obama", si legge nell’editoriale, potrebbe rivelarsi un passo troppo lungo per lui. Questa persistenza di Berlusconi nel fare battute o gaffes nasconde un stile grave e inquietante, “razzismo e xenofobia”. Preoccupante, inoltre, la collusione maschile con un leader che si fa vanto di promuovere i valori della famiglia, mentre fa il dongiovanni.

Il Times accenna anche alla Corte Costituzionale che la prossima settimana deciderà sulla validità della legge che Berlusconi “ha fatto approvare per ottenere l'immunità giudiziaria". In caso di cancellazione, sostiene l’autore, in Italia scoppierà “un pandemonio” con il ricorso di Berlusconi alle elezioni anticipate. Ma l’editoriale paventa anche un altro scenario. Quello che i suoi alleati nel centro-destra gli si rivoltino contro, perché preoccupati dell’immagine dell’Italia, danneggiata dall’arroganza del premier.

Sulle battute di Berlusconi si soffermano molti giornali stranieri, tra i quali il Daily Telegraph, El Mundo, e in prima pagina anche l'autorevole quotidiano americano Christian Science Monitor.

Sulla vicenda delle escort entra in campo anche la Russia con il settimanale Ogoniok. Al premier è riservata la copertina ed un inchiesta dal titolo "Il bulletto delle donne". Il servizio viene aperto in questo modo: "La libertà di stampa e il coinvolgimento dei giornalisti per essa e per se stessi non è solo un problema italiano ma in Italia, nello scontro tra il primo ministro Berlusconi e il quotidiano La Repubblica tutto è più teatrale, più sessuale, più coinvolgente per il pubblico. Chi vincerà: il potere senza principi o i principi senza potere?".

Nel frattempo Patrizia D’Addario, la escort che si è intrattenuta con Silvio Berlusconi, appare sulla principale rete televisiva Australiana, la Australian Broadcasting Corporation. Nell’intervista ha raccontato che "Per Berlusconi, i party erano una maniera di incontrare ragazze. Per le ragazze, era chiaro che si trattava di un'opportunità, una facile strada sulla scala verso il successo".

Il Guardian di Londra segue invece le ultime vicende televisive italiane e la campagna avviata da Il Giornale e Libero, "giornali di famiglia" di Berlusconi, contro il pagamento del canone Rai. Un'iniziativa presa, scrive il quotidiano, per punire Annozero, "un programma che ha trasmesso un'intervista con una escort che ha detto di aver passato la notte con il primo ministro".
fonte 30 settembre 2009

lunedì 7 settembre 2009

Libertà di stampa, Fnsi al premier "C'è poco da ridere, il 19 in piazza"

http://blog.terrorpilot.com/wp-content/ride.jpg
Il presidende del Consiglio attacca "comunisti e cattocomunisti"
Ferrero: "Si sciacqui la bocca". Fassino: "Offende grandi partiti"

Famiglia Cristiana: "La critica è un segnale della democrazia"

ROMA - L'affondo contro "comunisti e cattocomunisti" lanciato da Silvio Berlusconi provoca reazioni polemiche. Così come l'aver definito "una barzelletta" l'allarme per gli attacchi alla libertà di stampa nel nostro Paese. "C'è poco da ridere in Italia - replica la Federazione nazionale della stampa che ha organizzato una manifestazione per il 19 settembre - dove si allunga a dismisura la lista dei giornali e dei soggetti sociali colpiti da questo assetto chiuso del sistema dell'informazione". Immediata la replica del presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri: "Libertà di informare non può essere libertà di menzogna e di calunnia".

E dopo il casp Boffo torna a farsi sentire la stampa cattolica. "Criticare sui giornali gli atti di un Governo è e resta un carattere irrinunciabile della democrazia": è quanto si legge in un editoriale di "Famiglia Cristiana" di questa settimana, che torna, ancora una volta, sul caso Boffo, definito "un brutale attacco alla libertà di critica".

Chi non nasconde il fastidio dopo le parole di Berlusconi contro "i comunisti" è il segretario di Rifondazione Paolo Ferrero: "Prima di parlarne a vanvera, Berlusconi dovrebbe sciacquarsi la bocca". Per Piero Fassino il premier offende "i grandi partiti che hanno fatto la storia della Repubblica Italiana". Queste espressioni, aggiunge il coordinatore della mozione Franceschini "offendono milioni di donne e uomini che si sono riconosciuti nei valori della democrazia, della libertà e della solidarietà. Donne e uomini che spesso hanno pagato con la vita perché questo Paese fosse libero, e perché anche Berlusconi potesse essere libero". Lapidario Pino Sgobio del Pdci: "Da Berlusconi-Pinocchio arriva un vero distillato di prepotenza, ipocrisia e falsità. Berlusconi la smetta di prendere in giro gli italiani".

Ma anche l'Idv fa sentire la sua voce. "La sola idea di un'informazione controllata da comunisti e cattocomunisti al novanta per cento è evidentemente ridicola e neanche Berlusconi ci crede". Quelle stesse parole, però, da domani "saranno verità per milioni di italiani perché saranno ripetute e amplificate da tutti i media controllati da Berlusconi. Non si tratta di parole prive di senso, ma di una vera e pericolosa strategia".

(La repubblica 7 settembre 2009)

lunedì 31 agosto 2009

Mogavero: «La nota anonima su Boffo? Sembra un avvertimento mafioso»

CESA, UDC: L'ATTACCO AL DIRETTORE DI AVVENIRE È DEGRADO DELLA POLITICA

Il vescovo di Mazara, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici: l'ho ricevuta e sono rimasto indignato


DOSSIER ANONIMO CHE ACCUSA BOFFO:GUARDA


Il direttore di «Avvenire» Dino Boffo È sempre giallo sull'origine del «mini dossier» che accusa il direttore di Avvenire Dino Boffo e che è stato reso pubblico da Vittorio Feltri su Il Giornale. L'informativa, una nota anonima, è stata praticamente inviata a tut ti i vescovi d’Italia per posta. A confermarlo all'Ansa è ora il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, noto per le posizioni espresse sulla questione immigrazione. «Si ho ricevuto l'informativa su Boffo anch'io e ne sono rimasto indignato» ha detto il vescovo, apostrofando l'informativa come «una forma di avvertimento che da siciliano definirei di tipo mafioso». Per Mogavero la vicenda che ha preso il via dalla pubblicazione sul quotidiano diretto da Feltri di un articolo su Boffo «pesa» nelle relazioni tra Chiesa e governo perché «indubbiamente in situazioni come questa c'è uno spirito di corpo che si ricompatta anche se precedentemente vi poteva essere una situazione sfilacciata». «Se si voleva dividere il mondo cattolico certamente così si ottiene il contrario. Se il premier Silvio Berlusconi - continua il vescovo di Mazara - cerca un riavvicinamento con la Chiesa deve semplicemente cambiare stile di vita, deve semplicemente fare il politico e non il manager o l'uomo di spettacolo». Poi, prosegue Mogavero, «il giudizio sulla sua politica lo daranno il Parlamento e la storia ma se cerca la vicinanza con il mondo ecclesiastico deve assumere un rigoroso stile di vita». «Non ci interessa la sua vita privata - conclude - ci interessa che non ne faccia motivo di spettacolo».

«I SERVIZI NON C'ENTRANO» - Entrando nel merito della vicenda Boffo, il presidente del Copasir Francesco Rutelli ha escluso un coinvolgimento dei Servizi, assicurando la «massima attenzione contro eventuali deviazioni». «A proposito degli articoli di stampa che ipotizzano la formazione di documentazione illecita nell'ambito delle polemiche in corso, il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli - si legge in un comunicato- ha reso noto che il comitato non ha ricevuto finora alcuna segnalazione su coinvolgimenti diretti o indiretti di persone legate ai servizi di informazione. Il Copasir dedicherà il massimo di attenzione ad ogni notizia a questo proposito e vigilerà perché non si registrino deviazioni, in qualunque direzione, dai compiti istituzionali in un momento molto delicato per la vita democratica».

IL FASCICOLO A TERNI - Informativa a parte, negli archivi del tribunale di Terni è conservato il fascicolo processuale che riguarda il direttore di Avvenire e che lo costrinse a pagare un'ammenda di 516 euro. Sulla vicenda lunedì mattina il procuratore della Repubblica Fausto Cardella non ha voluto fare commenti. Il magistrato, che all'epoca dei fatti non guidava ancora l'ufficio, è rimasto nella sua stanza impegnato nella normale attività. Con i giornalisti non è voluto entrare nel merito della vicenda. Si è limitato a confermare che nessuna iniziativa è stata presa dalla Procura in seguito alla pubblicazione della notizie riguardanti Boffo da parte de Il Giornale. Da parte sua il gip di Terni Pierluigi Panariello ha spiegato che nel fascicolo riguardante il procedimento per molestie a carico di Dino Boffo «non c'è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali». Il giudice si sta occupando della vicenda essendo stato chiamato a decidere in merito alle richieste di accesso agli atti presentate oggi da diversi giornalisti. Non si trovano invece più a Terni il pubblico ministero che coordinò l'inchiesta e il gip che firmò il decreto penale di condanna nei confronti di Boffo per molestie.

CESA E ROTONDI - A sostegno di Boffo scende ancora in campo il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: «L'attacco ad un giornale libero come Avvenire che per tutti noi cattolici è un punto di riferimento è vergognoso ed è un segno del degrado della politica dei nostri tempi» spiega il leader centrista a margine del sit-in di protesta davanti l'Ambasciata libica di via Nomentana a Roma contro la visita del premier Silvio Berlusconi a Tripoli. Cesa si augura che venga fatta luce «sul dossier che è girato tra le redazioni e lo si faccia in Parlamento nella commissione competente che è il Copasir». Per il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi «questo è uno dei casi in cui serve solo la preghiera per tutti i protagonisti di questo doloroso capitolo della vita nazionale». «Il livello di imbarbarimento nel rapporto tra politica e informazione è tale che necessita di un momento di riflessione e di responsabilità» sostiene Piero Fassino. all'esponente del Pd replica il presidente dei deputati del Pdl Farbizio Cicchitto. «Quello che afferma Fassino sull'imbarbarimento dello scontro politico-giornalistico è condivisibile se riguarda ciò che è successo in Italia da alcuni mesi a questa parte e se si rivolge a trecentosessanta gradi a tutti i mezzi di comunicazione di massa, giornali e trasmissioni televisive, che si sono esibiti su questo terreno».


corriere della sera 31 agosto 2009

giovedì 11 giugno 2009

DDL INTERCETTAZIONI: Quello che sui giornali non leggerete più

Quello che sui giornali non leggerete più

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).

Berlusconi.
Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!

Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!

Le nuove regole sulle intercettazioni vanno incontro a una vera ossessione del Cavaliere
Vietato trascrivere anche se un capo Rai chiede silenzio su dati elettorali non graditi al Capo

di GIUSEPPE D'AVANZO

"Se escono fuori registrazioni lascio questo Paese". Lo disse Berlusconi l'anno scorso, ad Ancona, e così annunciò la sua offensiva contro le intercettazioni. Più che un'offensiva, la distruzione risolutiva di uno strumento d'indagine essenziale per la sicurezza del Paese e del cittadino. "Permetteremo le intercettazioni - disse nelle Marche quel giorno, era aprile - soltanto per reati di terrorismo e criminalità organizzata e ci saranno cinque anni di carcere per chi le ordina, per chi le fa, per chi le diffonde, oltre a multe salatissime per gli editori che le pubblicano".

Come d'abitudine, il Cavaliere la spara grossa, grossissima, consapevole che quel che ha in mente è un obiettivo più ridotto, ma tuttavia adeguato alla volontà di togliere dalla cassetta degli attrezzi della magistratura e delle polizie un arnese essenziale al lavoro. E, dagli strumenti dell'informazione, un utensile che, maneggiato con cura (e non sempre lo è stato), si è dimostrato molto efficace per raccontare le ombre del potere. La possibilità di essere ascoltato nelle sue conversazioni - magari perché il suo interlocutore era sott'inchiesta, come gli è accaduto nei colloqui con Agostino Saccà o, in passato, con Marcello Dell'Utri - è per il Cavaliere un'ossessione, un'ansia, una fobia. Ci è incappato più d'una volta.

Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).

Berlusconi.
Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri.
Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto!

La conversazione racconta la familiarità tra il tycoon e un presidente del consiglio allora in carica che gli confeziona, per i suoi network televisivi, un decreto legge su misura, poi bocciato dalla Corte Costituzionale.
Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo.
Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
E in effetti, con molto tatto, Berlusconi chiede di sistemare o per lo meno di prendere in considerazione questa o quella attrice. Qualcuna "perché sta diventando pericolosa".

È l'ascolto di queste conversazioni, disvelatrici dei rapporti con una politica corrotta, con il servizio pubblico televisivo in teoria concorrente, addirittura con poteri criminali, che il premier vuole rendere da oggi irrealizzabile per la magistratura e vietato alla pubblicazione, anche la più rispettosa della privacy.
Per scardinare, nell'opinione pubblica, la convinzione che gli ascolti telefonici, ambientali, telematici servano e non siano soltanto una capricciosa bizzarria di toghe intriganti e sollazzo indecente per cronisti ficcanaso, Berlusconi ha costruito nel tempo una narrazione dove si sprecano numeri iperbolici ed elaborate leggende. Dice: "Si parla di 350 mila intercettazioni, è un fatto allucinante, inaccettabile in una democrazia". Fa dire al suo ministro di Giustizia che gli italiani intercettati sono addirittura "30 milioni" mentre sono 125 mila le utenze sotto ascolto (le utenze telefoniche, non gli italiani intercettati). Alla procura di Milano, per fare un esempio, su 200 mila fascicoli penali all'anno, le indagini con intercettazioni restano sotto il 3 per cento (6136).

Altra bubbola del ministro è che gli ascolti si "mangiano" il 33 per cento del bilancio della giustizia mentre invece sfiorano soltanto il 3 per cento di quel bilancio (per la precisione il 2,9 per cento, 225 milioni di costo contro i 7 miliardi e mezzo del bilancio annuale della giustizia). Senza dire che, per inerzia del governo, lo Stato paga al gestore telefonico 26 euro per ogni tabulato, 1,6 euro al giorno per intercettare un telefono fisso, 2 euro al giorno per in cellulare e 12 per un satellitare e l'esecutivo non ha tentato nemmeno di ottenere dalle compagnie telefoniche un pagamento a forfait o tariffe agevolate in cambio della concessione pubblica (accade all'estero).

Nonostante questa inerzia, le intercettazioni si pagano da sole, anche con una sola indagine. Il caso di scuola è l'inchiesta Antonveneta. Costo dell'indagine, 8 milioni di euro. Denaro incassato dallo Stato con il patteggiamento dei 64 indagati, 340 milioni. Il costo di un anno di intercettazioni e avanza qualche decina di milioni da collocare a bilancio, come è avvenuto, per la costruzione di nuovi asili.

Comunque la si giri e la si volti, questa legge serve soltanto a contenere le angosce del premier e dei suoi amici, a proteggere le loro relazioni e i loro passi, a salvaguardare il malaffare dovunque sia diffuso e radicato. Per il cittadino che chiede sicurezza e vuole essere informato di quel accade nel Paese è soltanto una sconfitta che lo rende più debole, più indifeso, più smarrito.

Se la legge dovesse essere confermata così com'è al Senato, i pubblici ministeri potranno chiedere di intercettare un indagato soltanto quando hanno già ottenuto quei "gravi indizi di colpevolezza" che giustificherebbero il suo arresto. E allora che bisogno c'è delle intercettazioni? Forse è davvero la morte della giustizia penale, come scrive l'associazione magistrati. Certo, è l'eclissi di un segmento rilevante dell'informazione. Da oggi si potranno soltanto proporre dei "riassuntini" dell'inchiesta e delle prove raccolte. Non si potrà pubblicare più alcun documento, nessun testo di intercettazione.
La cronaca, queste cronache del potere, però, non sono soltanto il racconto di imprese delittuose. Non deve esserci necessariamente un delitto, una responsabilità penale in questi affreschi. Spesso al contrario possono rendere manifesto e pubblico soltanto un disordine sociale, un dispositivo storto che merita di essere raccontato quanto e più di un delitto perché, più di un delitto, attossica l'ordinato vivere civile.

Immaginate che ci sia un dirigente della Rai che, in una sera elettorale, chiama al telefono un famoso conduttore e gli chiede di lasciar perdere con gli exit poll che danno un risultato molesto per "il Capo". Immaginate che il dirigente Rai per essere più convincente con il conduttore spiega che quello è "un ordine del Capo". Non c'è nulla di penale, è vero, ma davvero è inutile, irrilevante raccontare ai telespettatori che la scena somministrata loro, quella sera, era truccata?
Bene, ammesso che questa sia stata una conversazione intercettata recentemente in un'inchiesta giudiziaria, non la leggerete più perché l'ossessione del premier, diventata oggi legge dello Stato, la vieta. Chi ci guadagna è soltanto chi ha il potere. Chi deve giudicarlo non ne avrà più né gli strumenti né l'occasione.

(LA REPUBBLICA 11 giugno 2009)

mercoledì 8 aprile 2009

Terremoto, Rettore Università Trento: "Giuliani persona credibile"


Trento, 8 apr.


Giampaolo Giuliani, il ricercatore dei laboratori del Gran Sasso che sostiene la possibilità di prevedere un evento sismico grazie a una rete di rivelatori di concentrazione di gas radon, è "una persona credibile". Lo sostiene il rettore dell'Università di Trento, il fisico Davide Bassi. "Giuliani è un tecnico nel campo della fisica nucleare e delle particelle subnucleari - dice il professor Bassi - e dal tipo di competenze che ha non è l'inventore pazzo da sottovalutare o insultare". "E' plausibile che i movimenti del sottosuolo possano aumentare la produzione di radon", aggiunge il rettore Bassi secondo cui "quello del radon può essere un indizio che va approfondito con attenzione, anche se al momento purtroppo ancora non esiste un sistema per prevedere eventi sismici". Per il futuro il professor Bassi auspica una rete di misuratori il cui dati analizzati potrebbe fornire un modello affidabile. "Bisogna studiare i dati di questo evento senza preconcetti", conclude.
Piazza grande 8 aprile 2009

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