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sabato 25 aprile 2009

25 Aprile/ Flop: Nessun click per il discorso di Berlusconi a Onna

(Valerie, diario di una ninfomane)

di Paturnio


Credevo di essere sommerso dalle visite, credevo che il discorso di Berlusconi a Onna sarebbe stato ricercato in rete in misura solo leggermente inferiore al discorso di insediamento di Obama, e invece? Un flop assoluto, neppure una visualizzazione, neppure una visita.Voi direte, "sarai posizionato male su Google", no. Sono secondo.

Che tristezza, ne hanno parlato per 4 giorni di questo discorso e nessuno vuole leggerlo integralmente. Va bè, pazienza. E' terribile pensare che nel giorno in cui ha visto la luce il Presidente- Partigiano, l'articolo più cliccato sul mio sito sia quello sul film "Valerie, diario di una ninfomane". Sarà la crisi...
Paturnio 25 aprile 2009

25 aprile/Discorso Berlusconi a Onna: Testo integrale



25 aprile: un onore e un impegno


Il discorso integrale del Presidente Berlusconi a Onna


Cari amici,non è semplice trovare le parole per descrivere il mio, il nostro stato d'animo in questo momento. Ci troviamo qui ad Onna per celebrare la Festa della Liberazione, una festa che è insieme, un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944 quando, i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l'esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno: che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della "libertà". Proprio qui, proprio in Abruzzo, è nata ed ha operato la leggendaria Brigata Maiella, che è stata decorata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare. Nel dicembre del ’43, 15 giovani fondarono quella che sarebbe diventata appunto la Brigata Maiella che arrivò ad essere forte di 1.500 uomini. E non casuale che in questa giornata speciale, i militari del Picchetto d'Onore schierati davanti a noi appartengano al 33.mo Reggimento di artiglieria, il reparto degli abruzzesi che nel 1943 a Cefalonia ebbe il coraggio di opporsi ai nazisti e di sacrificarsi - combattendo - per l'onore del nostro Paese. A quei patrioti che si sono battuti per il riscatto e la rinascita dell'Italia va, deve andare sempre la nostra ammirazione, la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza. La gran parte degli italiani di oggi, non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria.
Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici. Per me è il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili. E’ il ricordo del suo coraggio, di lei che come tanti altri da un paesino della provincia di Como doveva recarsi ogni giorno in treno a Milano per lavorare, e che un giorno, su uno di quei treni, rischiò la vita, ma riuscì a sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Questi sono i ricordi, sono gli esempi con i quali siamo cresciuti. Quelli di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita. Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo - tutti gli italiani liberi lo sono - dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria.
In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. E’ un bene che sia successo. La Resistenza è - con il Risorgimento - uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio. È la storia dei tanti che hanno combattuto nell’esercito del Sud, che da Cefalonia in poi hanno riscattato con il sangue l’onore della divisa. È la storia dei martiri come Salvo D’Acquisto che non esitò a sacrificare la sua vita in cambio di altre vite innocenti. È la storia dei nostri militari internati in Germania, che scelsero il campo di concentramento piuttosto che collaborare con i nazisti. È la storia dei tanti che nascosero concittadini ebrei ricercati, salvandoli dalla deportazione. È la storia soprattutto dei tanti, tantissimi eroi sconosciuti che con piccoli o grandi gesti di coraggio quotidiano collaborarono alla causa della libertà.
Anche la Chiesa, voglio ricordarlo, fece la sua parte con vero coraggio, per evitare che concetti odiosi, come la razza o la differenza di religione, diventassero per molti motivo di persecuzione e di morte. Allo stesso modo bisogna ricordare i giovani ebrei della Brigata ebraica, arrivati dai ghetti di tutta Europa, che imbracciarono le armi e lottarono per la libertà. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato da un giuramento di fedeltà alla monarchia.
Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale “comune” della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l'Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l'assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent'anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario.
Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti. L'anniversario della riconquista della libertà è dunque l'occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull'avvenire dell’Italia. Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all'altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata. Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico. Ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora “divide” piuttosto che “unire”. Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica. Il 25 aprile fu all’origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l’assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica, e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia. E gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono un’Italia come realtà democratica, economica e sociale. L’Italia divenne parte dell’Europa e dell’Occidente, fu tra i promotori dell’unità atlantica e dell’unità europea, diventò da Paese reietto un Paese rispettato.
Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. Alcune di queste sfide sono planetarie e ci vedono impegnati a fianco dei Paesi liberi: la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l’integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, “ovunque” nel mondo. Ecco perché voglio qui ricordare i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione. C’è una continuità ideale fra loro e tutti gli eroi, italiani e alleati, che sacrificarono la loro vita più di 60 anni fa per ridarci la libertà nella sicurezza e nella pace.
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Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 aprile la festa della riconquistata libertà!

Corriere della Sera 25 aprile 2009

25 APRILE/BERLUSCONI A ONNA : NASCE IL PRESIDENTE-PARTIGIANO (FOTO)

(foto Corriere della Sera)
BERLUSCONI-PARTIGIANO COL FOULARD BRIGATA MAIELLA


(AGI) - Onna (L'Aquila), 25 apr. - Il momento piu' toccante e' stato quando Antonio Rullo gli ha annodato al collo il foulard tricolore della Brigata Maiella. L'unica brigata partigiana insignita di medaglia d'oro. Rullo ne e' segretario e spiega che i patrioti della Maiella sono sempre stati apolitici e apartitici. "Siamo partigiani senza partito - ha detto - e soldati senza stellette" e da quel momento ha un presidente-partigiano. Silvio Berlusconi dopo il presidente operaio, il presidente partigiano, il presidente pompiere, si presenta in una nuova veste. La gente ha a lungo applaudito questo momento. Molti incontrandolo fuori dalla cittadella di Onna, completamente devestata gli hanno gridato "Silvio salvaci tu". Una donna gli ha preso la mano e gliela baciata e gli ha chiesto aiuto. Aiuto che il presidente ha subito accordato. La cerimonia per l'anniversario del 25 aprile si e' svolta in quel che resta di Onna, nel giardino della villa Comunale dove svetta un monumento di acciaio ai 17 caduti-uccisi dai partigiani in una casa che poi e' stata fatta saltare con l'esplosivo. Berlusconi ha avvicinato anche i famigliari di alcune delle vittime della strage ai quali ha detto: "La guerra e' una brutta bestia. Fa perdere agli uomini ogni senso morale, nega la loro natura. Questa strage e' incomprensibile e inaccettabile". Quindi consiglia a tutti il film Katyn, sull'uccisione da parte dei sovietici di 20mila ufficiale polacchi per non farli tornare come quadri dirigenti del partito. E' bene che i nostri giovani lo vedano, dice. Poi spiega il suo impegno con gli Stati Uniti e la Russa per togliere di mezzo l'incubo delle armi nucleari. "Mi sto adoperando con gli Stati Uniti e la Russa - dice - affiche' non ci sia piu' la minaccia nucleare per i nostri figli".(

25 aprile/Vattimo (IDV) : Presenza Berlusconi è finzione propagandistica

25 aprile/Vattimo: Presenza Berlusconi è finzione propagandistica
di Apcom
"Non ci ha mai creduto, lo prova equiparazione con aguzzini Salò"


Roma, 25 apr. (Apcom) - La presenza del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, alle celebrazioni del 25 aprile "è finzione propagandistica". Lo sostiene Gianni Vattimo, candidato per Italia dei valori alle elezioni europee, secondo il quale "il premier non può celebrare la Resistenza a corrente alternata". "Non ci ha mai creduto, prova ne è che la sua maggioranza ha equiparato i partigiani con gli aguzzini di Salò", conclude Vattimo.

DIARIO DI UNA NINFOMANE: MANIFESTO E TRAILER DELLO "SCANDALO"


Diario di una ninfomane: è polemica«No al manifesto, l'immagine è oscena»


ROMA (17 aprile) - Quel manifesto è osceno e non si deve vedere specie perché c'è quella parola: ninfomane. È la denuncia del distributore italiano del film «Valerie - Diario di una ninfomane», nelle sale dal 30 aprile e ancora in attesa del visto censura, che si è visto negare gli spazi per le affissioni del manifesto, in cui è ritratto un busto femminile con una mano infilata in un paio di slip di pizzo. Le concessionarie di pubblicità hanno subito storto il naso quando hanno visto titolo e immagine. All'obiezione che Tommaso Tabarelli, direttore marketing di Mediafilm Cinema, ha mosso a proposito di campagne pubblicitarie di biancheria intima che da anni mostrano lombi e fondoschiena con estrema disinvoltura, la risposta è stata: «Ma le immagini non vengono mai associate alla parola ninfomane. Inoltre, quella foto invita esplicitamente al peccato». Anche nella Spagna di Zapatero il manifesto venne affisso nelle strade per poi essere ritirato dal Comune di Madrid a causa di un preteso errore: sui cartelloni non era specificato, come previsto dalla legge, «pellicola non raccomandata ai minori di 13 anni».

Valerie la ninfomane, no della Ventura alla scrittrice del film scandalo

ROMA (25 aprile) - E' la storia di una ninfomane scatenata, una che vuole fare sesso sempre. Ma anche di un'eroina, un archetipo femminile e femminista. In Valerie diario di una ninfomane - nelle sale dal 30 aprile distribuito da Mediafilm in circa 70 copie - c'è un po' la vita di Valerie Tasso, autrice del romanzo a cui è ispirata la pellicola di Christian Molina. La storia di una donna che, spinta da un impulso sessuale smodato, si dà a tutti e vive questo con senso di colpa. Ma forse ha invece ragione la nonna (Geraldine Chaplin) quando gli ricorda che «la ninfomania è una cosa inventata dagli uomini perché le donne si sentano colpevoli se non sono come le altre... Se un uomo ha tante donne è un macho...ma se si tratta di una donna, viene considerata una puttana!».Una tesi questa che si ritrova più volte in questo film (già al centro di mille polemiche per il divieto di esporre la locandina del film ritenuta troppo hard) che tra orgasmi definiti letteralmente «fusione cosmica, visione siderale che porta verso l'infinito...», angosce altrettanto siderali della protagonista, porterà Valerie fino al bordello per poi approdare alla sua vera liberazione. Ovvero quella di: «vivere il sesso con autostima». «Il sesso per me è un valore non un problema», ribadisce più volte Tasso che da dirigente affermata ha iniziato, da un giorno all'altro, a lavorare come squillo di alto bordo. E ancora, sempre la scrittrice parla «di un film sul potere e sul controllo del sesso di chi ha il potere». «Il Papa e Berlusconi hanno un sistema endocrino e organi sessuali, ma hanno una scala di valori che non può comprendere il linguaggio di questo film», ha sostenuto ancora Tasso indicando il Papa e Berlusconi come ipotetici responsabili della censura al manifesto del film (in realtà rifiutato dai concessionari pubblicitari perchè contiene la parola ninfomane).Alla ricerca dello scandalo. Tasso con l'attrice Belen Fabra, protagonista spesso nuda film, avrebbero dovuto partecipare domenica pomeriggio a Quelli che il calcio, il programma di Raidue condotto da Simona Ventura ma in serata è stato fermato tutto dopo che la direzione di Raidue, letta la scaletta presentata dagli autori, ha ritenuto opportuno non avere le due donne nel programma. Ferma restando, si è appreso alla Rai, la disponibilità alla partecipazione in programmi di seconda serata, Raidue ne ha bloccato l'intervento perché avrebbe affrontato tematiche non compatibili con i regolamenti sulla fascia oraria protetta.
Il Mattino 25 aprile 2009

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