Il voto nel capoluogo segnale non rassicurante per la Moratti
La disaffezione al voto è il segnale più forte che esce dalla urne. Il centrosinistra rifletta sul «fenomeno Penati»
Una sfida a chi perdeva meno elettori: 250 mila tra quelli che il 6 giugno avevano scelto Podestà sono rimasti a casa. Penati è riuscito a contenere le diserzioni: «solo» 91 mila. Troppe comunque e per meno di mezzo punto di vantaggio la Provincia di Milano è passata al centrodestra.
Il miracolo non è riuscito. Rispetto al primo turno, Filippo Penati ce l’ha fatta a recuperare 158 mila voti su Guido Podestà, ma non è bastato: gliene sarebbero serviti altri 5 mila per conservare la guida della Provincia di Milano. E invece anche questa passa al centrodestra. Il candidato Pdl, in un contesto fortemente orientato verso la Lega Nord, è riuscito a spegnere l’unica voce istituzionale del centrosinistra e fa della Lombardia che guarda all’Expo del 2015 un feudo incontrastato del centrodestra. Unica consolazione per Penati è quella di essere stato il più votato a Milano città: un segnale certamente non rassicurante per il sindaco Letizia Moratti.
Al primo turno Penati aveva salvato il centrosinistra dal «cappotto», costringendo il candidato del centrodestra al ballottaggio. La Provincia di Milano era l’unica in Lombardia a essere rimasta in gioco, mentre il Popolo della libertà strappava al Pd le province di Cremona, di Lodi e di Lecco; conquistava la nuova provincia di Monza e si confermava alla guida di quelle di Bergamo, Brescia e Sondrio. Penati era riuscito a evitare il k.o., ma era arrivato al ballottaggio con dieci punti di svantaggio: 38 lui, 48 Podestà. Al secondo turno è stato protagonista di una grandissima rimonta, ma non ce l’ha fatta e si è fermato al 49,80 per cento: meno di mezzo punto sotto il suo avversario: poco più di quattromila voti.
Nella regione di Berlusconi e di Bossi la conquista della Provincia di Milano non aggiunge granché allo straordinario successo del Popolo della Liberta e della Lega già registrato al primo turno.
Il segnale più forte che esce dalle urne è certamente quello della disaffezione al voto. Rispetto al primo turno si contano 587 mila elettori in meno (erano stati un milione e 687 mila) e le defezioni hanno penalizzato soprattutto il centrodestra. Se Penati fosse riuscito a raggranellare quella manciata di voti in più che gli è mancata per battere Podestà, certamente nel centrodestra la Lega sarebbe finita sul banco degli imputati. In realtà l’astensione è stata troppo massiccia per ridurla alle contese sui tre referendum. Forse in molti non sono andati a votare per sottrarsi al macchinosomeccanismo di rifiutare tre schede e ritirare soltanto la quarta, quella del ballottaggio. Ma il partito del non voto ha ben altre dimensioni e forse anche motivazioni.
Il centrodestra lombardo ha dunque davanti a sé una navigazione tranquilla, almeno nell’immediato, anche se all’orizzonte già si intravedono le turbolenze legate alla scelta del futuro presidente della Regione, con Formigoni che si prenota per il quarto mandato e la Lega che vorrebbe un proprio candidato alle Regionali del 2010. Il centrosinistra, invece, deve riflettere sul «Fenomeno Penati», una figura un po’ anomala nel panorama del Partito Democratico, uno dei pochi ad aver compreso che le preoccupazioni in materia di sicurezza non possono essere liquidate come semplici manifestazioni di razzismo. Qualcuno, nel suo stesso partito, lo ha accusato di «leghismo di sinistra», ma l’uomo è di quelli che cercano il consenso più fra la gente che nei salotti. Un Penati «disoccupato» può preoccupare più d’uno nella stanza dei bottoni del Pd: è vero che fra due anni sarà il candidato naturale del centrosinistra per il Comune di Milano, ma nel frattempo?
Claudio Schirinzi
corriere della sera 23 giugno 2009
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martedì 23 giugno 2009
martedì 3 marzo 2009
CORONA E GLI ATTRIBUTI DI MORATTI
ATTACCO AL PATRON DELL'INTER: «SI FA PRENDERE PER I FONDELLI DAI GIOCATORI»
Corona in aula, affondo su Moratti«È un uomo senza attributi»
L'ex "re del gossip" accusa il patron dell'Inter per le foto di Adriano. «Falsità contro di me»
Fabrizio Corona in aula MILANO - È stato quasi uno show quello che Fabrizio Corona ha offerto in aula, durante l'esame cui lo ha sottoposto il pm Frank Di Maio, davanti ai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano. L'ex «re del gossip», come si autodefinisce, imputato per estorsione e tentata estorsione, ha attaccato coloro i quali hanno testimoniato contro di lui («devono essere indagati per falsa testimonianza»), in particolare Lapo Elkann. Ma non solo: il fotografo dei vip ha preso di mira il patron dell'Inter, Massimo Moratti, accusandolo di aver gestito male le fotografie scottanti di Adriano. Corona si è scagliato poi anche contro la magistratura, alla quale rimprovera di averlo tenuto per «125 giorni in carcere per un giudizio morale». Un vero Corona-show, durante il quale i giudici del tribunale hanno più volte invitato l'imputato a non dire parolacce e a non indugiare, con termini poco eleganti, sulle vicende a sfondo sessuale.
CASO ADRIANO - Corona ha ricostruito il suo percorso professionale, dalla nascita della sua società dichiarata fallita una quindicina di giorni fa, dopo essere stata, prima del suo arresto, «leader assoluto nel mercato del gossip». L'ex fotografo dei vip, che, però, oggi ha ammesso di «non sapere neppure come si accende una macchina fotografica», si è soffermato sulle singole foto-estorsioni ai danni di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo di cui è accusato. Per quanto riguarda la vicenda del nerazzurro Adriano, Corona lo ha accusato di aver detto il falso riferendo in aula di aver parlato con lui e di aver subito un ricatto in relazione alle fotografie che lo ritraevano durante un festino con prostitute. «Tutto falso - dice Corona - Adriano deve essere indagato. Quelle fotografie erano allucinanti e vergognose: non è possibile che un ragazzo di 24 anni, che potrebbe avere tutte le donne che vuole, si faccia fotografare così, quando c'è gente che guadagna mille euro e ne spende 500 per andare allo stadio per vedere l'Inter». L'imputato ha ricordato in aula che la società nerazzurra si rifiutò di comprare quelle immagini e ha criticato duramente le scelte del patron Moratti. «Si tratta di un uomo senza attributi ha attaccato Corona -. Adriano era ritratto da ubriaco accanto a delle prostitute e sul tavolo c’era sale che poteva sembrare cocaina anche se non lo era. Moratti avrebbe dovuto prendere le foto e poi bacchettare Adriano. Invece fece il contrario, perché lui si fa prendere per i fondelli dai giocatori».
CASO ELKANN - Quanto al caso Elkann, Corona ha ricordato di quanto fosse «orgoglioso» quando riuscì ad avere l'esclusiva che tutti volevano, l'accordo per una intervista con il transessuale Patrizia (con la quale Lapo Elkann trascorse la notte terminata con il suo ricovero per overdose, ndr). Offrì l'esclusiva a Vespa, Mentana, ed ai direttori di Oggi e Chi. «Incredibile, tra poco ti contattiamo», fu la reazione di tutti e quattro. «Ma poi -ha ricordato Corona - mi chiamò uno dei capi di Publitalia, invitandomi ad aspettare perché ci sarebbero potuti essere dei problemi. Mi telefonò, in seguito, Marco Durante (dell'agenzia "Lapressr", ndr) che mi chiese, per conto della Fiat, tra ore di tempo. Dopo tre ore non si fece sentire allora lo chiamai e lui mi spiegò che non erano interessati a comprare l'esclusiva. Dopo il rifiuto della Fiat, ovviamente, anche le altre quattro persone che avevo contattato in precedenza non erano più interessate».
Corriere della Sera 02 marzo 2009
(ultima modifica: 03 marzo 2009)
Corona in aula, affondo su Moratti«È un uomo senza attributi»
L'ex "re del gossip" accusa il patron dell'Inter per le foto di Adriano. «Falsità contro di me»
Fabrizio Corona in aula MILANO - È stato quasi uno show quello che Fabrizio Corona ha offerto in aula, durante l'esame cui lo ha sottoposto il pm Frank Di Maio, davanti ai giudici della quinta sezione penale del tribunale di Milano. L'ex «re del gossip», come si autodefinisce, imputato per estorsione e tentata estorsione, ha attaccato coloro i quali hanno testimoniato contro di lui («devono essere indagati per falsa testimonianza»), in particolare Lapo Elkann. Ma non solo: il fotografo dei vip ha preso di mira il patron dell'Inter, Massimo Moratti, accusandolo di aver gestito male le fotografie scottanti di Adriano. Corona si è scagliato poi anche contro la magistratura, alla quale rimprovera di averlo tenuto per «125 giorni in carcere per un giudizio morale». Un vero Corona-show, durante il quale i giudici del tribunale hanno più volte invitato l'imputato a non dire parolacce e a non indugiare, con termini poco eleganti, sulle vicende a sfondo sessuale.
CASO ADRIANO - Corona ha ricostruito il suo percorso professionale, dalla nascita della sua società dichiarata fallita una quindicina di giorni fa, dopo essere stata, prima del suo arresto, «leader assoluto nel mercato del gossip». L'ex fotografo dei vip, che, però, oggi ha ammesso di «non sapere neppure come si accende una macchina fotografica», si è soffermato sulle singole foto-estorsioni ai danni di personaggi del mondo dello sport e dello spettacolo di cui è accusato. Per quanto riguarda la vicenda del nerazzurro Adriano, Corona lo ha accusato di aver detto il falso riferendo in aula di aver parlato con lui e di aver subito un ricatto in relazione alle fotografie che lo ritraevano durante un festino con prostitute. «Tutto falso - dice Corona - Adriano deve essere indagato. Quelle fotografie erano allucinanti e vergognose: non è possibile che un ragazzo di 24 anni, che potrebbe avere tutte le donne che vuole, si faccia fotografare così, quando c'è gente che guadagna mille euro e ne spende 500 per andare allo stadio per vedere l'Inter». L'imputato ha ricordato in aula che la società nerazzurra si rifiutò di comprare quelle immagini e ha criticato duramente le scelte del patron Moratti. «Si tratta di un uomo senza attributi ha attaccato Corona -. Adriano era ritratto da ubriaco accanto a delle prostitute e sul tavolo c’era sale che poteva sembrare cocaina anche se non lo era. Moratti avrebbe dovuto prendere le foto e poi bacchettare Adriano. Invece fece il contrario, perché lui si fa prendere per i fondelli dai giocatori».
CASO ELKANN - Quanto al caso Elkann, Corona ha ricordato di quanto fosse «orgoglioso» quando riuscì ad avere l'esclusiva che tutti volevano, l'accordo per una intervista con il transessuale Patrizia (con la quale Lapo Elkann trascorse la notte terminata con il suo ricovero per overdose, ndr). Offrì l'esclusiva a Vespa, Mentana, ed ai direttori di Oggi e Chi. «Incredibile, tra poco ti contattiamo», fu la reazione di tutti e quattro. «Ma poi -ha ricordato Corona - mi chiamò uno dei capi di Publitalia, invitandomi ad aspettare perché ci sarebbero potuti essere dei problemi. Mi telefonò, in seguito, Marco Durante (dell'agenzia "Lapressr", ndr) che mi chiese, per conto della Fiat, tra ore di tempo. Dopo tre ore non si fece sentire allora lo chiamai e lui mi spiegò che non erano interessati a comprare l'esclusiva. Dopo il rifiuto della Fiat, ovviamente, anche le altre quattro persone che avevo contattato in precedenza non erano più interessate».
Corriere della Sera 02 marzo 2009
(ultima modifica: 03 marzo 2009)
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