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mercoledì 24 giugno 2009

D'Addario: "Smentisco Berlusconi, nessuno mi paga"


Inchiesta Bari, "nessuno mi paga"

Patrizia d'Addario replica a Silvio Berlusconi nell'ambito dell'inchiesta sul presunto giro di squillo. "Il presidente del Consiglio sostiene, riferendosi a me, 'che c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora'. Smentisco che ciò sia accaduto", ha detto la D'Addario invita quindi ''l'onorevole Berlusconi, qualora sia in possesso di una minima prova, a volerla trasmettere all'Autorità giudiziaria".

martedì 23 giugno 2009

Berlusconi, intervista Chi: Qualcuno ha dato mandato benissimo retribuito alla signora D'Addario"

"Dietro l'inchiesta di Bari c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario - Mai pagato una donna. Se avessi saputo che era una escort l'avrei subito allontanata - IL FANGO MI HA UNITO AI MIEI FIGLI"...

Corriere.it


D'ADDARIO

«Dietro l'inchiesta di Bari c'è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario». In un'intervista esclusiva a Chi, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi entra del merito dell'inchiesta di Bari. «Non ho mai pagato una donna. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia se non c'è il piacere della conquista», aggiunge il premier, che alla domanda di Alfonso Signorini: «Non si era reso conto che potesse essere una prostituta d'alto bordo che voleva tenderle una trappola?» risponde: «Se sospettassi di una persona una cosa del genere, le starei lontano mille miglia».


Berlusconi fotografato il 31 maggio 2009 davanti all'ingresso dell'hotel Palace di Bari, alle sue spalle Patrizia D'Addario

«È stata una ferita molto dolorosa. Non so se il tempo potrà rimarginarla». Per la prima volta dalla separazione, così si legge nell'anticipazione dell'intervista esclusiva a Chi, Silvio Berlusconi parla del rapporto con Veronica Lario. «Quello che è certo - spiega al settimanale diretto da Alfonso Signorini - è che la nostra è stata una grande storia d'amore. E le vere storie d'amore non si cancellano mai. Sono sereno. Sono triste, ma sereno», ammette il premier.


Alfonso Signorini - Copyright Pizzi

Il presidente del Consiglio si sofferma sul caoso Noemi e sull'inchiesta di Bari. «Penso a mia madre ogni giorno. Mia madre mi ha insegnato a non avere paura di nulla, a non farmi scoraggiare da nulla». È Silvio Berlusconi a spiegarlo nell'intervista esclusiva a Chi. Al settimanale Mondadori, il presidente del Consiglio parla anche, così si legge nell'anticipazione dell'intervista di Alfonso Signorini, del «rapporto con i figli dopo l'inchiesta di Bari»:

«Il dolore per il fango che hanno provato a gettarci addosso ci ha unito ancora di più. La risposta di tutti i miei figli di fronte alle incredibili affermazioni del leader dell'opposizione è stata per me la più grande gioia da molto tempo a questa parte». Berlusconi, specifica l'anticipazione, si riferisce alle parole di Dario Franceschini che aveva detto durante la campagna elettorale "fareste educare i vostri figli da Berlusconi?".


[corriere.it-dagospia 23-06-2009]

D'Addario,intercettazioni:"Tu sei come Noemi, che gli può far male.."

Feste e ragazze inchiesta si allarga
«Interessi oscuri dietro la denuncia della escort»
GUIDO RUOTOLO
INVIATO A BARI
Anche lui, anche il presidente del Consiglio parlava al telefono con l’imprenditore Giampaolo Tarantini. Quelle sue conversazioni hanno alimentato il filone dell’induzione alla prostituzione dell’inchiesta del pm Pino Scelsi. Quella sulla malasanità pugliese, che vede l’imprenditore indagato per corruzione e anche per induzione alla prostituzione. Silvio Berlusconi aveva conosciuto Tarantini in Sardegna, nella sua villa Certosa, una sera d’agosto del 2008. Lo conferma adesso Alessandro Mannarini, l’ex «consulente» dell’imprenditore che ingaggiava e pagava le «escort» e le «ragazze immagini» per i festini a palazzo Grazioli e a Villa Certosa.

Mannarini, sentito dagli investigatori, è indagato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Adesso racconta: «La data precisa non la ricordo. Deve essere successo un paio di giorni prima di Ferragosto. Gianpaolo ci disse che eravamo stati invitati da Berlusconi. Quando arrivammo alla Villa, c’erano un’altra cinquantina di ospiti: ragazzi e ragazze, coppie, single, fidanzati. Per un fortuito caso mi trovati seduto a tavola quasi di fronte al presidente Berlusconi. Serata piacevolissima. Berlusconi raccontò barzellette, cantò le canzoni accompagnato da Apicella. Non ho mai saputo quale fu l’aggancio di Tarantini, insomma chi ci invitò ad andare a Villa Certosa». Nel suo interrogatorio, l’ex «consulente» di Tarantini ha dovuto chiarire il senso di quelle intercettazioni telefoniche nelle quali si parlava di droga, di cocaina.

E’ il giorno in cui San Nicola non ha fatto il miracolo, che il sindaco di Bari Michele Emiliano, Pd, è stato confermato, il Popolo delle libertà mastica amaro. E sospetta che i disertori dello sconfitto Simeone Di Cagno Abbrescia siano il risultato della «campagna scandalistica contro il Presidente». E, dunque, riemerge con forza il «sospetto» che dietro la denuncia di Patrizia D’Addario vi possano essere «interessi oscuri». Lo lascia intendere anche la soubrette-trans Manila Gorio, che ieri ha ricevuto un grappolo di giornalisti per rilanciare il sospetto: «Patrizia è capace di tutto. Mi auguro che nessuno le abbia messo in testa quelle cose... Che gli abbia suggerito un certo comportamento per avere in cambio qualche favore. Insomma che qualcuno le abbia promesso che l’avrebbero sistemata».

In realtà, Patrizia D’Addario è stata convocata l’8 giugno scorso dal pm Pino Scelsi come persona informata dei fatti. Evidentemente, il suo ruolo era emerso dalle intercettazioni telefoniche. E nel corso dell’interrogatorio, sono stati gli inquirenti a rivolgerle domande sui suoi incontri con il Presidente Berlusconi. Ieri, Patrizia D’Addario è tornata dagli investigatori della Finanza (il pm Scelsi è in ferie). Per consegnare sei audiocassette e altre foto, quelle dell’(ex) amica Barbara Montereale, scattate la notte di Obama for President a palazzo Grazioli. E per chiarire diverse «circostanze». La procura di Bari ha aperto anche un fascicolo sulla fuga di notizie. Dunque, le audiocassette e le foto (pubblicate ieri anche da «La Stampa»). Ulteriori conferme della sua deposizione agli inquirenti. Dopo che la prima volta a Palazzo Grazioli, il 15 ottobre, Patrizia rifiutò di rimanere con Berlusconi, Tarantini la cercò: «Ti ha chiamata il Presidente? Mi ha detto che vuole rivederti la prossima settimana». E la seconda volta, la notte di Obama for President, Patrizia rimase a Palazzo Grazioli.

Altre audiocassette raccontano nuove telefonate tra Tarantini e Patrizia. Che registra anche una conversazione con Barbara, l’(ex) amica. E quella nella quale Patrizia si sfoga: «Ti ricordi come mi corteggiava?». E Barbara: Tutto davanti alle guardie del corpo. Uno schifo. Tu sei un’altra come Noemi che gli può far male...». Ambienti vicini a palazzo di Giustizia sostengono che gli investigatori potrebbero interrogare anche i collaboratori del Presidente del Consiglio. Per confermare ulteriormente il racconto di Patrizia d’Addario. Gli inquirenti ipotizzano che Gianpaolo Tarantini ha organizzato cinque «missioni» a Roma. Due di questi incontri, sono quelli di Patrizia D’Addario e poi di Patrizia con Barbara Montereale e Lucia Rossini. Adesso si stanno verificando anche le altre tre «missioni». E si annunciano nuovi interrogatori di ragazze «escort».
la stampa 23 giugno 2009

Di Pietro:"Minzolini va licenziato"

Pdl:"Tg1 corretto,da Idv aggressioni"

Antonio Di Pietro ha chiesto il licenziamento del direttore del Tg1 Augusto Minzolini per “mancanza di trasparenza nell'informazione pubblica” sul caso D’Addario, la escort che dice di aver trascorso notti a pagamento a Palazzo Grazioli. L’Idv vuole un'audizione dei direttori dei Tg Rai in commissione Vigilanza che affronta la questione mercoledì. Dal Pdl, Capezzone ha difeso Minzolini:“Il Tg1 non si piega più ai voleri del centrosinistra".

Il leader dell’Italia dei Valori ha accusato Minzolini durante una conferenza stampa: “è un gossipparo – ha detto – anzi, l’Emilio Fede del servizio pubblico, che toglie spazio alla politica e alle notizie in tv”. Per Di Pietro ci sarebbero gli estremi per arrivare a un licenziamento “per giusta causa”. L’Idv ha allegato alla lettera indirizzata al Presidente della Repubblica materiale che dimostrerebbe le “malefatte” della direzione Minzolini. Tra gli episodi incriminati ci sarebbe anche l’oscuramento di una protesta a Roma da parte dei cittadini de L’Aquila, non soddisfatti dal decreto del governo e preoccupati dai ritardi nella gestione dell'emergenza ricostruzione.

Il partito di Antonio di Pietro sostiene inoltre di essere stato emarginato dal Tg1. Accusa contestata dal capogruppo del Pdl in commissione di Vigilanza Alessio Butti: “Al Tg1, secondo i dati di giugno, più dell’ex-pm sono apparsi solo Berlusconi, Franceschini e Napolitano”. L’Idv ha attaccato le nomine ai Tg di Viale Mazzini, che la commissione di Vigilanza ratifica mercoledì: “Il nostro partito ha rifiutato la spartizione - spiega - per gli incarichi che saranno assegnati domani alla Rai. Una spartizione e un mercimonio di posti su cui deve intervenire la magistratura''.

Di Pietro: “Minzolini pagato da Mondadori
Il leader dell’Italia dei Valori ha dichiarato che Minzolini avrebbe con lui “il dente avvelenato”. Questo il motivo: “Tre volte ha fatto gossip e diffamazione su di me, ed è stato rinviato a giudizio. Una volta è stato anche condannato in primo grado a 4 mesi di reclusione, ma poi si è fatto pagare il risarcimento dei danni dalla Mondadori”. L’ex-pm si riferisce a un articolo pubblicato in passato da Minzolini sul settimanale Panorama.

Capezzone: “Di Pietro vuole arrestare Minzolini”
In difesa di Minzolini è intervenuto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Sembra quasi fare del sarcasmo quando dice che “il signor Di Pietro, in una pausa rispetto agli impegni e alle questioni del suo partito, trova il tempo per aggredire Augusto Minzolini e ha nostalgia di quando era pm: quasi viene il dubbio che, se potesse, chiederebbe l'arresto del direttore del Tg1”. Ma poi aggiunge: “Non c'è da scherzare". Capezzone ha parlato di “ingiustificati comportamenti minacciosi e arroganti” e di "un Tg1 da alcune settimane rinnovato e non più succube delle esigenze del centrosinistra"

Merlo (Pd): “No alla Rai polo privato d’informazione”
Il Pd è intervenuto sulla polemica attraverso il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo: “Domani porrò un solo tema in commissione, a proposito della vicenda legata al Tg1: o l’informazione Rai si qualifica come servizio pubblico, e quindi per completezza, obiettività e pluralismo, oppure è un polo privato come tanti altri. Con tanti saluti al pagamento del canone”.

D'Addario-Gate parla il trans Manila:"Non vorrei che la D'addario sia stata costretta"

«lei e angela sozio Lavoravano con me, ma non mi hanno mai detto nulla».

«Non capisco la D’Addario Forse l’hanno incastrata»

Nell’inchiesta di Bari compare anche Manila Gorio, transessuale 28enne conduttrice di reality su Teleregione

BARI—«Patrizia D’Addario? È la mia migliore amica, ma di questa storia non mi aveva anticipato nulla. L’ho letta sui giornali e non riuscivo a crederci». Nell’inchiesta sulle squillo portate nelle residenze del premier fa la sua comparsa anche Manila Gorio, transessuale barese di 28 anni, conduttrice di reality su Teleregione, che infatti rivendica di aver «creato la Mediaset del sud».

«Sono allibita—dice —perché Patrizia ha sempre avuto il pallino di diventare famosa, ma non capisco perché abbia fatto tutto questo. Non vorrei che fosse stata costretta, che sia stata incastrata da qualcuno. La scelta di non dirmi nulla comunque la comprendo, perché lei ha sempre avuto un lato buio, una parte della sua vita che voleva tenere per sé. Noi siamo amiche per la pelle, io l’ho fatta lavorare spesso in tv». Gorio qualche giorno fa aveva detto che «a Bari tutti sapevano che questa organizzazione faceva la spola». Adesso chiarisce: «Sapevo che c’era Angela Sozio, anche lei è una mia amica, ma non avevo idea che fossero tutte coinvolte. Lavoravano con me, ma non mi hanno mai detto nulla».

F. Sar
23 giugno 2009

D'Addario Gate, parla ex collaboratore Tarantini:"Tutti a Villa Certosa senza controlli"

«Gianpaolo disse: tutti invitati A villa Certosa senza controlli»
Parla Mannarini, l'ex collaboratore del re delle protesi


BARI—«A Villa Certosa siamo entrati senza essere sottoposti ad alcun controllo. Abbiamo superato tre varchi dove c’erano addirittura dei blindati, ma nessuno ci ha perquisito né ha controllato nelle borse delle signore». Alessandro Mannarini, 35 anni, è indagato nell’inchiesta della procura di Bari per detenzione di sostanze stupefacenti. Ex amico e collaboratore di Gianpaolo Tarantini, ha trascorso l’estate del 2008 nella splendida dimora che l’imprenditore barese aveva affittato a Porto Cervo. Ma sulle ragazze portate a casa del premier giura di non sapere nulla. «Perché—spiega—il 6 settembre i nostri rapporti si sono interrotti ». La vita spericolata del «re delle protesi » ha però avuto modo di conoscerla bene: «Sono amico d’infanzia della moglie e con lui mi frequentavo da quando si sono sposati». E adesso ricorda quella festa «poco prima di ferragosto alla quale Gianpaolo fu invitato e decise di portarci». Ma soprattutto conferma quanto i magistrati avevano già evidenziato: gli accessi incontrollati nelle dimore del presidente del Consiglio. «Ho fatto un video e scattato foto con il telefonino », ricorda, confermando così l’eventualità che molte altre persone— soprattutto tra le ragazze invitate per feste e vacanze—possano avere materiale analogo.

I magistrati lo hanno convocato dopo aver ascoltato le telefonate intercettate sul suo telefonino durante quei due mesi trascorsi in Sardegna. Numerose conversazioni durante le quali si fa riferimento alla droga. «Chiarirò tutto — assicura Mannarini—perché quel telefono era a disposizione della casa e dunque è possibile che non fossi io a parlare ». Lo ha detto anche al magistrato, aprendo così la strada ad altri accertamenti che riguardavano il proprietario della villa, Tarantini appunto, e gli altri suoi ospiti. Gli indizi sull’utilizzo della cocaina sono più d’uno. Lo stesso imprenditore in una conversazione promette ad una ragazza una notte di sesso e droga. Mannarini si chiama fuori: «Sono fatti suoi, ognuno risponde di sé, ma io di coca in quella casa non ne ho mai vista, altrimenti avrei buttato tutti fuori ». In realtà le verifiche riguardano i numerosi eventi organizzati nella villa. Feste con centinaia di ospiti alle quali avrebbe partecipato anche un ragazzo di nome Nick, sospettato di essere un pusher della Bari che conta. Come il «white party» che lo stesso Mannarini si premurò di organizzare. «Accuse infondate— giura lui—millanterie. L’obbligo per gli ospiti era soltanto quello di essere vestiti di bianco».

Nessuna imposizione c’era invece per accedere a Villa Certosa: «Un giorno, verso le 18, Gianpaolo ci disse che eravamo tutti invitati da Berlusconi. In casa eravamo una decina,ma poi lui, generoso come al solito, fece aggiungere anche altri». Mannarini non sa se il premier avesse chiamato direttamente «però ricordo che comunicò a qualcuno i nomi degli ospiti che si erano accodati ». Dice di non essersi affatto stupito «perché noi lì frequentavamo anche persone più importanti». Ma «escluderei che il tramite fra i due possa essere stata Sabina Began, io la conosco e non credo sia andata così». «Alla cena—ricorda—eravamo una sessantina di persone, tutte sedute intorno allo stesso tavolo. Io sono capitato proprio di fronte a Berlusconi. Vicino a me c’era una ragazza e subito dopo Gianpaolo». Aveva portato ragazze? «Lo escluderei, perché quella sera c’era sua moglie». E all’ingresso non siete passati neanche sotto i metal detector? «No. Abbiamo lasciato le auto tra il primo e il secondo portone e siccome bisognava fare circa sei chilometri per arrivare su, ci hanno portato con le macchinette elettriche come quelle del golf». Durante il suo interrogatorio Mannarini, assistito dall’avvocato Marco Vignola, ha fornito i dettagli di quella festa e ha aggiunto che «qualche giorno dopo Gianpaolo fu invitato di nuovo a pranzo perché c’era Abramovich». Poi conferma come le domande mirassero a «conoscere i rapporti tra Tarantini e Berlusconi, ma anche quelli con altri politici, volevano sapere con chi facesse affari ». E lei? «Ho detto che il nostro rapporto si era interrotto, ma avevo saputo che continuava a vedere il premier. Me lo raccontò un amico e io risposi "buon per lui"». Soltanto questo? «Il magistrato mi ha chiesto di Sandro Frisullo. Io ho risposto che lo conosco personalmente perché è di Lecce e li ho visti qualche volta passeggiare insieme. Ma che cosa si siano detti io proprio non lo so».

F. Sar.
corriere della sera 23 giugno 2009

Risultati Ballottaggi: Lombardia, il Pd svanito e il non voto

Il voto nel capoluogo segnale non rassicurante per la Moratti

La disaffezione al voto è il segnale più forte che esce dalla urne. Il centrosinistra rifletta sul «fenomeno Penati»
Una sfida a chi perdeva meno elettori: 250 mila tra quelli che il 6 giugno avevano scelto Podestà sono rimasti a casa. Penati è riuscito a contenere le diserzioni: «solo» 91 mila. Troppe comunque e per meno di mezzo punto di vantaggio la Provincia di Milano è passata al centrodestra.

Il miracolo non è riuscito. Rispetto al primo turno, Filippo Penati ce l’ha fatta a recuperare 158 mila voti su Guido Podestà, ma non è bastato: gliene sarebbero serviti altri 5 mila per conservare la guida della Provincia di Milano. E invece anche questa passa al centrodestra. Il candidato Pdl, in un contesto fortemente orientato verso la Lega Nord, è riuscito a spegnere l’unica voce istituzionale del centrosinistra e fa della Lombardia che guarda all’Expo del 2015 un feudo incontrastato del centrodestra. Unica consolazione per Penati è quella di essere stato il più votato a Milano città: un segnale certamente non rassicurante per il sindaco Letizia Moratti.

Al primo turno Penati aveva salvato il centrosinistra dal «cappotto», costringendo il candidato del centrodestra al ballottaggio. La Provincia di Milano era l’unica in Lombardia a essere rimasta in gioco, mentre il Popolo della libertà strappava al Pd le province di Cremona, di Lodi e di Lecco; conquistava la nuova provincia di Monza e si confermava alla guida di quelle di Bergamo, Brescia e Sondrio. Penati era riuscito a evitare il k.o., ma era arrivato al ballottaggio con dieci punti di svantaggio: 38 lui, 48 Podestà. Al secondo turno è stato protagonista di una grandissima rimonta, ma non ce l’ha fatta e si è fermato al 49,80 per cento: meno di mezzo punto sotto il suo avversario: poco più di quattromila voti.

Nella regione di Berlusconi e di Bossi la conquista della Provincia di Milano non aggiunge granché allo straordinario successo del Popolo della Liberta e della Lega già registrato al primo turno.

Il segnale più forte che esce dalle urne è certamente quello della disaffezione al voto. Rispetto al primo turno si contano 587 mila elettori in meno (erano stati un milione e 687 mila) e le defezioni hanno penalizzato soprattutto il centrodestra. Se Penati fosse riuscito a raggranellare quella manciata di voti in più che gli è mancata per battere Podestà, certamente nel centrodestra la Lega sarebbe finita sul banco degli imputati. In realtà l’astensione è stata troppo massiccia per ridurla alle contese sui tre referendum. Forse in molti non sono andati a votare per sottrarsi al macchinosomeccanismo di rifiutare tre schede e ritirare soltanto la quarta, quella del ballottaggio. Ma il partito del non voto ha ben altre dimensioni e forse anche motivazioni.

Il centrodestra lombardo ha dunque davanti a sé una navigazione tranquilla, almeno nell’immediato, anche se all’orizzonte già si intravedono le turbolenze legate alla scelta del futuro presidente della Regione, con Formigoni che si prenota per il quarto mandato e la Lega che vorrebbe un proprio candidato alle Regionali del 2010. Il centrosinistra, invece, deve riflettere sul «Fenomeno Penati», una figura un po’ anomala nel panorama del Partito Democratico, uno dei pochi ad aver compreso che le preoccupazioni in materia di sicurezza non possono essere liquidate come semplici manifestazioni di razzismo. Qualcuno, nel suo stesso partito, lo ha accusato di «leghismo di sinistra», ma l’uomo è di quelli che cercano il consenso più fra la gente che nei salotti. Un Penati «disoccupato» può preoccupare più d’uno nella stanza dei bottoni del Pd: è vero che fra due anni sarà il candidato naturale del centrosinistra per il Comune di Milano, ma nel frattempo?

Claudio Schirinzi
corriere della sera 23 giugno 2009

Ballottaggi, Risultati: Al PdL Venezia Milano e Prato, il Pd tiene a Firenze Torino e Bologna

Il centrodestra strappa otto province al centrosinistra ai ballottaggi delle elezioni amministrative anche se a Milano il presidente uscente Filippo Penati sfiora l'impresa contro il favorito del Pdl Guido Podestà, che alla fine la spunta solo per lo 0,4%. Il Pd tiene i comuni di Bologna, Firenze e Bari e la provincia di Torino ma incassa una sonora sconfitta a Prato dove un sindaco di destra vince dopo 63 anni.

Ballottaggi, è l'ora dell'analisi del voto

Milano, 23-06-2009



Il centrodestra strappa otto province al centrosinistra ai ballottaggi delle elezioni amministrative anche se a Milano il presidente uscente Filippo Penati sfiora l'impresa contro il favorito del Pdl Guido Podestà, che alla fine la spunta solo per lo 0,4%. Il Pd tiene i comuni di Bologna, Firenze e Bari e la provincia di Torino ma incassa una sonora sconfitta a Prato dove un sindaco di destra vince dopo 63 anni.

Provinciali
Dopo uno scrutinio al cardiopalma, il centrodestra espugna l'ultima roccaforte rimasta al centrosinistra in Lombardia: la provincia di Milano. Guido Podestà è eletto presidente con il 50,2%. L'uscente Filippo Penati perde per un soffio con il 49,8%, in rimonta di circa dieci punti rispetto al primo turno. Cambiano colore altre sette province: Venezia, Belluno, Savona, Ascoli Piceno, Frosinone, Crotone e Lecce. Il centrodestra strappa al centrosinistra il capoluogo veneto con Francesca Zaccariotto (Pdl e Lega) eletta presidente con il 51,8% dei voti contro il 48,1% dell'uscente Davide Zoggia. A Belluno vince Gianpaolo Bottacin (Pdl e Lega) con il 51,1%. Nella provincia ligure è eletto presidente Angelo Vaccarezza con il 52,12% dei voti. Confermando la tendenza del primo turno, Pdl e Lega continuano ad affermarsi nelle Marche conquistando anche la provincia di Ascoli Piceno dove è eletto presidente Guido Castelli con il 50,73%. Passa al centrodestra la provincia di Frosinone con Antonello Iannarilli (al 51,8% quando manca una sezione da scrutinare). Il centrosinistra perde anche la provincia di Crotone dove si afferma con il 52% Francesco Zurlo. Vince il centrodestra a Lecce con Antonio Maria Gabellone eletto presidente con il 51,1% dei voti. Si rivelano determinanti per il Pd le alleanze fatte in Puglia con l'Udc: grazie all'apporto dei centristi il centrosinistra tiene le province di Taranto, dove Giovanni Florido è eletto con il 51,9%, e si conferma anche a Brindisi dove Massimo Ferrarese stravince con il 55,7% contro il 44,2 di Michele Saccomanno. Rimane rossa la provincia di Cosenza nonostante il pesante apparentamento dell'Udc (che al primo turno aveva ottenuto il 10%) con il centrodestra: Gerardo Mario Oliverio va verso la vittoria (e' al 56,6% quando mancano dieci sezioni da scrutinare). Buon risultato per il Pd anche ad Alessandria, Rovigo e Rieti dove al primo turno aveva prevalso il centrodestra: ai ballottaggi le tre province si confermano rosse cosi' come Torino dove Antonino Saitta e' confermato presidente con il 57,4%.

Comunali
Il centrosinistra tiene Firenze grazie alla larghissima vittoria di Matteo Renzi che con il 60% batte Giovanni Galli che si ferma al 40. Resta rossa l'amministrazione del comune di Bologna dove Flavio Delbono con il 60,7% stravince su Alfredo Cazzola che si ferma al 39,3. Confermato sindaco di Padova Flavio Zanonato che con il 52% aumenta il risicato vantaggio ottenuto al primo turno sul candidato del centrodestra Marco Marin. A Bari trionfa, appoggiato anche dall'Udc, Michele Emiliano: è eletto al secondo mandato con il 59,8% contro il 40,2 dello sfidante di centrodestra Simeone Di Cagno Abbrescia. Da segnalare lo 'storico' risultato delle Comunali di Prato dove dopo 63 anni di amministrazione rossa la destra conquista la cittadina toscana con la vottiaria dell'imprenditore Roberto Cenni che ottiene il 50,88% dei voti contro il rivale del Pd Massimo Carlesi, fermo al 49,12%.

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