fax simile scheda elettorale
Sulla scheda elettorale del Lazio troverete i nomi dei candidati presidenti e dei partiti che li appoggiano.Bene dovete fae una croce sul simbolo del candidato presidente da voi scelto e poi esprimere una sola preferenza per un candidato di uno dei partiti collegati scrivendo il cognome accanto al simbolo del partito (es.ì: partito IDV-scrivere accanto il cognome del candidato o nome e cognome se ci sono omonimi).Se però volete, potete anche usare il voto disgiunto, ovvero, votare il candidato presidente di destra e un candidato dei partiti di sinistra o viceversa.
Questo in poche parole.Se volete una spiegazione più tecnica, eccola:
Regionali Lazio, come si vota
(13/03/2010) - L' elettore può: -votare per una delle liste provinciali, tracciando un segno nel relativo rettangolo. Il voto così espresso s'intende attribuito anche a favore della lista regionale collegata; -esprimere un voto disgiunto, cioè tracciare un segno nel rettangolo recante una delle liste provinciali ed un altro segno sul simbolo di una lista regionale, non collegata alla lista provinciale prescelta, o sul nome del suo capolista. In tal caso il voto è validamente espresso per la lista provinciale e per la lista regionale prescelte anche se non collegate fra di loro; -esprimere un unico voto per una delle liste regionali e per il suo capolista tracciando un segno sul simbolo di una lista regionale o sul nome del capolista, senza segnare nel contempo, alcun contrassegno di lista provinciale. In tal caso s'intende validamente votata la lista regionale ed il suo capolista, mentre è esclusa ogni attribuzione di voto alla lista o alle liste provinciali collegate.
In ogni caso, l'elettore può esprimere un solo voto di preferenza per un candidato alla carica di consigliere compreso nella lista provinciale prescelta, scrivendone nell'apposita riga tracciata sulla destra del contrassegno il nominativo (solo il cognome o, in caso di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di nascita).
Le modalità di espressione del voto di cui sopra si applicano alle Regioni Piemonte, Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Umbria, Lazio e Basilicata. Per quanto riguarda, invece, le Regioni Toscana, Marche, Campania, Puglia e Calabria le modalità di voto sono disciplinate dalle rispettive leggi regionali.
b) ELEZIONI PROVINCIALI (SCHEDA GIALLA)
Ciascun elettore può votare: -per uno dei candidati al consiglio provinciale, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale, sia al candidato alla carica di presidente della provincia collegato; -per uno dei candidati alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo, e per uno dei candidati al consiglio provinciale ad esso collegato, racciando anche un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito sia al candidato alla carica di consigliere provinciale corrispondente al contrassegno votato, sia al candidato alla carica di presidente della provincia; -per un candidato alla carica di presidente della provincia, tracciando un segno sul relativo rettangolo; il voto così espresso si intende attribuito solo al candidato alla carica di presidente della provincia.
Per le elezioni provinciali non è ammesso il "voto disgiunto", cioè il voto attribuito sia a un candidato presidente della provincia, che, contemporaneamente, ad un candidato al consiglio provinciale non collegato al candidato presidente.
Per il ballottaggio il voto si esprime tracciando un segno sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato presidente prescelto.
c) ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SUPERIORE A 15.000
ABITANTI DI REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
La scheda reca i nomi e i cognomi dei candidati alla carica di sindaco, scritti entro un apposito rettangolo, al cui fianco sono riportati i contrassegni della lista o delle liste con cui il candidato è collegato.
L'elettore può votare: -per una delle liste, tracciando un segno sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende attribuito anche al candidato sindaco collegato; -per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo
rettangolo, non scegliendo alcuna lista collegata; il voto così
espresso si intende attribuito solo al candidato alla carica di
sindaco;
-per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo
rettangolo, e per una delle liste collegate, tracciando un segno
sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende
attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla
lista collegata;
-per un candidato a sindaco, tracciando un segno sul relativo
rettangolo, e per una lista non collegata, tracciando un segno
sul relativo contrassegno; il voto così espresso si intende
attribuito sia al candidato alla carica di sindaco sia alla
lista non collegata (cd. "voto disgiunto").
L'elettore potrà altresì manifestare un solo voto di
preferenza per un candidato alla carica di consigliere comunale,
scrivendo, sull'apposita riga stampata sulla destra di ogni
contrassegno di lista, il nominativo (solo il cognome o, in caso
di omonimia, il cognome e nome e, ove occorra, data e luogo di
nascita) del candidato preferito appartenente alla lista
prescelta.
Per il ballottaggio il voto si esprime tracciando un segno
sul rettangolo entro il quale è scritto il nome del candidato
sindaco prescelto:
d) ELEZIONI NEI COMUNI CON POPOLAZIONE SINO A 15.000 ABITANTI DI
REGIONI A STATUTO ORDINARIO (SCHEDA AZZURRA)
Nella scheda è indicato, a fianco del contrassegno, il
candidato alla carica di sindaco.
L'elettore, con la matita copiativa, può esprimere il proprio
voto:
-tracciando un solo segno di voto sul nominativo di un candidato
alla carica i sindaco
-tracciando, un solo segno di voto sul contrassegno di una delle
liste di candidati alla carica di consigliere;
-tracciando un segno di voto sia sul contrassegno prescelto che
sul nominativo del candidato alla carica di sindaco collegato
alla lista votata.
In tutti i predetti casi, il voto s'intende attribuito sia in
favore del candidato sindaco alla carica di consigliere sia in
favore della lista ad esso collegata.
L'elettore può altresì esprimere un solo voto di preferenza
per un candidato alla carica di consigliere comunale compreso
nella lista collegata al candidato alla carica di sindaco
prescelto, scrivendone il nominativo (solo il cognome o, in caso
di omonimia, il cognome e il nome e, ove occorra, data e luogo
di nascita), nella apposita riga stampata sotto il medesimo
contrassegno. In tal modo, il voto s'intende attribuito, oltre
che al singolo candidato alla carica di consigliere comunale,
anche alla lista cui il candidato medesimo appartiene nonché al
candidato alla carica di sindaco collegato alla lista stessa.
CORPO ELETTORALE
I dati definitivi sul corpo elettorale, riferiti al 15°
giorno antecedente la data delle votazioni, saranno acquisiti
entro il 23 marzo 2010.
I dati sotto riportati, provvisori, sono aggiornati in base
ai risultati della revisione dinamica straordinaria delle liste
elettorali al 45° giorno antecedente le elezioni.
Le elezioni in 13 regioni interesseranno un corpo elettorale
al momento quantificabile in 40.910.744 elettori, di cui
19.706.010 maschi e 21.204.734 femmine.
Le sezioni elettorali complessive saranno 49.862.
Le elezioni in 4 province interesseranno un corpo elettorale
di 1.472.737 unità, di cui 713.481 maschi e 759.256 femmine.
Le sezioni elettorali complessive saranno 1.893.
Le elezioni in 463 comuni interesseranno 3.727.862 elettori,
di cui 1.804.264 maschi e 1.923.598 femmine.
Le sezioni elettorali complessive saranno 4.487.
Considerando una volta sola gli enti interessati
contemporaneamente a più tipi di consultazioni, il numero
complessivo di elettori sarà di 41.309.965, di cui 19.900.341
maschi e 21.409.624 femmine, e il numero complessivo di sezioni
di sezioni sarà di 50.421.
TESSERA ELETTORALE
Il Ministero dell'Interno ricorda che gli elettori, per poter
esercitare il diritto di voto presso gli uffici elettorali di
sezione nelle cui liste risultano iscritti, dovranno esibire,
oltre ad un documento di riconoscimento, la tessera elettorale
personale a carattere permanente.
Chi avesse smarrito la propria tessera personale, potrà
chiederne il duplicato agli uffici comunali che, a tal fine,
saranno aperti da martedì 23 a sabato 27 marzo, dalle ore 9.00
alle ore 19.00, mentre domenica 28 e lunedì 29 marzo, giorni
della votazione, per tutta la durata delle operazioni di voto.
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lunedì 22 marzo 2010
sabato 13 marzo 2010
martedì 23 giugno 2009
Risultati Ballottaggi: Lombardia, il Pd svanito e il non voto
Il voto nel capoluogo segnale non rassicurante per la Moratti
La disaffezione al voto è il segnale più forte che esce dalla urne. Il centrosinistra rifletta sul «fenomeno Penati»
Una sfida a chi perdeva meno elettori: 250 mila tra quelli che il 6 giugno avevano scelto Podestà sono rimasti a casa. Penati è riuscito a contenere le diserzioni: «solo» 91 mila. Troppe comunque e per meno di mezzo punto di vantaggio la Provincia di Milano è passata al centrodestra.
Il miracolo non è riuscito. Rispetto al primo turno, Filippo Penati ce l’ha fatta a recuperare 158 mila voti su Guido Podestà, ma non è bastato: gliene sarebbero serviti altri 5 mila per conservare la guida della Provincia di Milano. E invece anche questa passa al centrodestra. Il candidato Pdl, in un contesto fortemente orientato verso la Lega Nord, è riuscito a spegnere l’unica voce istituzionale del centrosinistra e fa della Lombardia che guarda all’Expo del 2015 un feudo incontrastato del centrodestra. Unica consolazione per Penati è quella di essere stato il più votato a Milano città: un segnale certamente non rassicurante per il sindaco Letizia Moratti.
Al primo turno Penati aveva salvato il centrosinistra dal «cappotto», costringendo il candidato del centrodestra al ballottaggio. La Provincia di Milano era l’unica in Lombardia a essere rimasta in gioco, mentre il Popolo della libertà strappava al Pd le province di Cremona, di Lodi e di Lecco; conquistava la nuova provincia di Monza e si confermava alla guida di quelle di Bergamo, Brescia e Sondrio. Penati era riuscito a evitare il k.o., ma era arrivato al ballottaggio con dieci punti di svantaggio: 38 lui, 48 Podestà. Al secondo turno è stato protagonista di una grandissima rimonta, ma non ce l’ha fatta e si è fermato al 49,80 per cento: meno di mezzo punto sotto il suo avversario: poco più di quattromila voti.
Nella regione di Berlusconi e di Bossi la conquista della Provincia di Milano non aggiunge granché allo straordinario successo del Popolo della Liberta e della Lega già registrato al primo turno.
Il segnale più forte che esce dalle urne è certamente quello della disaffezione al voto. Rispetto al primo turno si contano 587 mila elettori in meno (erano stati un milione e 687 mila) e le defezioni hanno penalizzato soprattutto il centrodestra. Se Penati fosse riuscito a raggranellare quella manciata di voti in più che gli è mancata per battere Podestà, certamente nel centrodestra la Lega sarebbe finita sul banco degli imputati. In realtà l’astensione è stata troppo massiccia per ridurla alle contese sui tre referendum. Forse in molti non sono andati a votare per sottrarsi al macchinosomeccanismo di rifiutare tre schede e ritirare soltanto la quarta, quella del ballottaggio. Ma il partito del non voto ha ben altre dimensioni e forse anche motivazioni.
Il centrodestra lombardo ha dunque davanti a sé una navigazione tranquilla, almeno nell’immediato, anche se all’orizzonte già si intravedono le turbolenze legate alla scelta del futuro presidente della Regione, con Formigoni che si prenota per il quarto mandato e la Lega che vorrebbe un proprio candidato alle Regionali del 2010. Il centrosinistra, invece, deve riflettere sul «Fenomeno Penati», una figura un po’ anomala nel panorama del Partito Democratico, uno dei pochi ad aver compreso che le preoccupazioni in materia di sicurezza non possono essere liquidate come semplici manifestazioni di razzismo. Qualcuno, nel suo stesso partito, lo ha accusato di «leghismo di sinistra», ma l’uomo è di quelli che cercano il consenso più fra la gente che nei salotti. Un Penati «disoccupato» può preoccupare più d’uno nella stanza dei bottoni del Pd: è vero che fra due anni sarà il candidato naturale del centrosinistra per il Comune di Milano, ma nel frattempo?
Claudio Schirinzi
corriere della sera 23 giugno 2009
La disaffezione al voto è il segnale più forte che esce dalla urne. Il centrosinistra rifletta sul «fenomeno Penati»
Una sfida a chi perdeva meno elettori: 250 mila tra quelli che il 6 giugno avevano scelto Podestà sono rimasti a casa. Penati è riuscito a contenere le diserzioni: «solo» 91 mila. Troppe comunque e per meno di mezzo punto di vantaggio la Provincia di Milano è passata al centrodestra.
Il miracolo non è riuscito. Rispetto al primo turno, Filippo Penati ce l’ha fatta a recuperare 158 mila voti su Guido Podestà, ma non è bastato: gliene sarebbero serviti altri 5 mila per conservare la guida della Provincia di Milano. E invece anche questa passa al centrodestra. Il candidato Pdl, in un contesto fortemente orientato verso la Lega Nord, è riuscito a spegnere l’unica voce istituzionale del centrosinistra e fa della Lombardia che guarda all’Expo del 2015 un feudo incontrastato del centrodestra. Unica consolazione per Penati è quella di essere stato il più votato a Milano città: un segnale certamente non rassicurante per il sindaco Letizia Moratti.
Al primo turno Penati aveva salvato il centrosinistra dal «cappotto», costringendo il candidato del centrodestra al ballottaggio. La Provincia di Milano era l’unica in Lombardia a essere rimasta in gioco, mentre il Popolo della libertà strappava al Pd le province di Cremona, di Lodi e di Lecco; conquistava la nuova provincia di Monza e si confermava alla guida di quelle di Bergamo, Brescia e Sondrio. Penati era riuscito a evitare il k.o., ma era arrivato al ballottaggio con dieci punti di svantaggio: 38 lui, 48 Podestà. Al secondo turno è stato protagonista di una grandissima rimonta, ma non ce l’ha fatta e si è fermato al 49,80 per cento: meno di mezzo punto sotto il suo avversario: poco più di quattromila voti.
Nella regione di Berlusconi e di Bossi la conquista della Provincia di Milano non aggiunge granché allo straordinario successo del Popolo della Liberta e della Lega già registrato al primo turno.
Il segnale più forte che esce dalle urne è certamente quello della disaffezione al voto. Rispetto al primo turno si contano 587 mila elettori in meno (erano stati un milione e 687 mila) e le defezioni hanno penalizzato soprattutto il centrodestra. Se Penati fosse riuscito a raggranellare quella manciata di voti in più che gli è mancata per battere Podestà, certamente nel centrodestra la Lega sarebbe finita sul banco degli imputati. In realtà l’astensione è stata troppo massiccia per ridurla alle contese sui tre referendum. Forse in molti non sono andati a votare per sottrarsi al macchinosomeccanismo di rifiutare tre schede e ritirare soltanto la quarta, quella del ballottaggio. Ma il partito del non voto ha ben altre dimensioni e forse anche motivazioni.
Il centrodestra lombardo ha dunque davanti a sé una navigazione tranquilla, almeno nell’immediato, anche se all’orizzonte già si intravedono le turbolenze legate alla scelta del futuro presidente della Regione, con Formigoni che si prenota per il quarto mandato e la Lega che vorrebbe un proprio candidato alle Regionali del 2010. Il centrosinistra, invece, deve riflettere sul «Fenomeno Penati», una figura un po’ anomala nel panorama del Partito Democratico, uno dei pochi ad aver compreso che le preoccupazioni in materia di sicurezza non possono essere liquidate come semplici manifestazioni di razzismo. Qualcuno, nel suo stesso partito, lo ha accusato di «leghismo di sinistra», ma l’uomo è di quelli che cercano il consenso più fra la gente che nei salotti. Un Penati «disoccupato» può preoccupare più d’uno nella stanza dei bottoni del Pd: è vero che fra due anni sarà il candidato naturale del centrosinistra per il Comune di Milano, ma nel frattempo?
Claudio Schirinzi
corriere della sera 23 giugno 2009
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