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lunedì 29 giugno 2009

Berlusconi: La verità che non può dire. Di G. D'Avanzo

di GIUSEPPE D'AVANZO

Berlusconi esige da noi, per principio e diritto divino, come se davvero fosse "unto dal Signore", la passiva accettazione dei suoi discorsi. Pretende che non ci siano repliche o rilievi alle sue parole. Reclama per sé il monopolio di un'apparenza che si cucina in casa con i cuochi di famiglia. Senza contraddittorio, senza una domanda, senza un'increspatura, senza la solidità dei fatti da lui addirittura non contraddetti, senza un estraneo nei dintorni. Vuole solo famigli e salariati. Con loro, il Cavaliere frantuma la realtà degradata che vive. La rimonta come gli piace a mano libera e ce la consegna pulita e illuminata bene. A noi tocca soltanto diventare spettatori - plaudenti - della sua performance. Berlusconi ci deve immaginare così rincitrulliti da illuderci di poter capire qualcosa di quel che accade (è accaduto) non servendoci di ciò che sappiamo, ma credendo a ciò che egli ci rivela dopo aver confuso e oscurato quel che già conosciamo. Quindi, via ogni fatto accertato o da lui confessato; via le testimonianze scomode; via documenti visivi; via i giornalisti impiccioni e ostinati che possono ricordarglieli; via anche l'anchorman gregario e quindi preferito; via addirittura la televisione canaglia che da una smorfia può rivelare uno stato d'animo e una debolezza.

Berlusconi, che pare aver smarrito il suo grandioso senso di sé, si rimpannuccia sul divano di casa affidandosi alle calde cure del direttore di Chi. Insensibile alle contraddizioni, non si accorge dell'impudico paradosso: censurare i presunti pettegolezzi dalle colonne di un settimanale della sua Mondadori, specializzato in gossip. Dimentico di quanto poca fortuna gli abbia portato il titolo di Porta a Porta (5 maggio) "Adesso parlo io" (di Veronica e di Noemi), ci riprova. "Adesso parlo io" strilla la copertina di Chi. Il palinsesto è unico.

In un'atmosfera da caminetto, il premier ricompone la solita scena patinata da fotoromanzo a cui non crede più nessuno, neppure nel suo campo. La tavolozza del colore è sempre quella: una famiglia unita nel ricordo sempre vivo di mamma Rosa e nell'affetto dei figli; l'amore per Veronica ferito - certo - ma impossibile da cancellare; la foto con il nipotino; una vita irreprensibile che non impone discolpa; l'ingenuità di un uomo generoso e accogliente che non si è accorto della presenza accanto a lui, una notte, di una "squillo" di cui naturalmente non ha bisogno e non ha pagato perché da macho latino conserva ancora il "piacere della conquista".

Acconciata così la sua esistenza che il più benevolo oggi definisce al contrario "licenziosa", chi la racconta in altro modo non può essere che un "nemico". Da un'inimicizia brutale sono animati i giornali che, insultati ma non smentiti, raccontano quel che accade nelle residenze del presidente. Antagonisti malevoli, prevenuti o interessati sono quegli editori che non azzittiscono d'imperio le loro redazioni. C'è qualcosa di luciferino (o di vagamente folle) nella pretesa che l'opinione pubblica - pur manipolata da un'informazione servile - s'ingozzi con questo intruglio. Dimentico di governare un Paese occidentale, una società aperta, una democrazia (ancora) liberale, il capo del governo pare convinto che, ripetendo con l'insistenza di un disco rotto, la litania della sua esemplare "storia italiana" possa rianimare l'ormai esausta passione nazionale per l'infallibilità della sua persona. È persuaso che, mentendo, gli riesca di sollecitare ancora un odio radicale (nell'odio ritrova le energie smarrite e il consenso dei "fanatizzati") contro chi intravede e racconta e si interroga - nell'interesse pubblico - sui lati bui della sua vita che ne pregiudicano la reputazione di uomo di governo e, ampiamente, la sua affidabilità internazionale. Berlusconi sembra non voler comprendere quanto grave - per sé e per il Paese - sia la situazione in cui si è cacciato e ha cacciato la rispettabilità dell'Italia. Ha voluto convertire, con un tocco magico e prepotente, le "preferite" del suo harem in titolari della sovranità popolare trasformando il suo privato in pubblico. Non ha saputo ancora spiegare, dopo averlo fatto con parole bugiarde, la frequentazione di minorenni che ora passeggiano, minacciose, dinanzi al portone di Palazzo Chigi. Ha intrattenuto rapporti allegri con un uomo che, per business, ha trasformato le tangenti alla politica in meretricio per i politici. Il capo del governo deve ora fronteggiare i materiali fonici raccolti nella sua stanza da letto da una prostituta e le foto scattate da "ragazze-immagine", qualsiasi cosa significhi, nel suo bagno privato mentre ogni giorno propone il nome nuovo di una "squillo" che ha partecipato alle feste a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli (che pressione danno a Berlusconi, oggi?).

La quieta scena familiare proposta da Chi difficilmente riuscirà a ridurre la consistenza di quel che, all'inizio di questa storia tragica, si è intravisto e nel prosieguo si è irrobustito: la febbre di Berlusconi, un'inclinazione psicopatologica, una sexual addiction sfogata in "spettacolini" affollati di prostitute, minorenni, "farfalline", "tartarughine", "bamboline" coccolate da "Papi" tra materassi extralarge nei palazzi del governo ornati dal tricolore. Una condizione (uno scandalo) che impone di chiedere, con la moglie, quale sia oggi lo stato di salute del presidente del Consiglio; quale sia la sua vulnerabilità politica; quanta sia l'insicurezza degli affari di Stato; quale sia la sua ricattabilità personale. Come possono responsabilmente, questi "buchi", essere liquidati come affari privati?

La riduzione a privacy di questo deficit di autorità e autorevolezza non consentirà a Berlusconi di tirarsi su dal burrone in cui è caduto da solo. Ipotizzare un "mandato retribuito" per la "escort" che ricorda gli incontri con il presidente a Palazzo Grazioli è una favola grottesca prima di essere malinconica (la D'Addario è stata prima intercettata e poi convocata come persona informata dei fatti). Evocare un "complotto" di questo giornale è soltanto un atto di intimidazione inaccettabile.

Ripetendo sempre gli stessi passi come un automa, lo stesso ritornello come un cantante che conosce una sola canzone, Berlusconi appare incapace di dire quelle parole di verità che lo toglierebbero d'impaccio. Non può dirle, come è sempre più chiaro. La sua vita, e chi ne è stato testimone, non gli consente di dirle. È questo il macigno che oggi il capo del governo si porta sulle spalle. Non riuscirà a liberarsene mentendo. Non sempre la menzogna è più plausibile della realtà. Soprattutto quando un Paese desidera e si aspetta di sentire la verità su chi (e da chi) lo governa.

(24 giugno 2009)

da La Repubblica

Patrizia D’Addario: parlo per non fare la fine della mia amica



di Giovanni Mazzamati

Si chiamava Marisa Scopece, 23 anni, ed era una escort come Patrizia. Fu uccisa, probabilmente per rapina, l'11 settembre 2007. A settembre la prima udienza contro i tre supposti esecutori materiali dell'omicidio.

BARI – Un omicidio ed una festa di gala; un viottolo sterrato e degradato in località “Madonna dello Sterpeto”, vicino Barletta, ed un lussuoso appartamento di Palazzo Grazioli a Roma; l’anonimo 11 settembre 2007 ed il 4 novembre 2008, giorno dell’elezione di Barak Obama; una prostituta foggiana ventitreenne ed il Presidente del Consiglio: tutte queste cose apparentemente non hanno niente in comune, perché nulla le mette in relazione. In realtà, ad unirle tutte è una persona: si chiama Patrizia D’Addario, la escort italiana più famosa del momento, la donna che con le sue registrazioni ha gettato in pasto ai media il Capo del Governo.

Di Patrizia è stato scritto tutto: della sua famiglia, composta dalla madre e dalla figlia undicenne, delle sue relazioni sentimentali, come quella con Giuseppe Barba, detto Spaghetto, o del suo lavoro di escort, cioè di accompagnatrice per persone facoltose, che l’ha portata a presenziare cene e feste con politici, medici ed imprenditori. Sono state intervistate le sue amiche, sia quelle che hanno condiviso con lei i viaggi a Roma, come Barbara Montereale, sia quelle che con Tarantini e Berlusconi non hanno mai avuto nulla a che fare, come la transessuale Manila Gorio. Ma tra le amiche di Patrizia ce n’è una che non potrà rilasciare interviste: si chiamava Marisa Scopece, anche lei coinvolta nel giro della prostituzione, aveva ventitre anni ed era originaria di Foggia. Non potrà dire cosa pensa di questa vicenda perché la sua vita si è interrotta l’11 settembre 2007, in una località sperduta della campagna barlettana. È stata uccisa barbaramente, con violenza, come nessun essere umano merita di morire. Prima che sette pallottole mettessero fine alla sua vita, fu stuprata; provò inutilmente a divincolarsi, cercando di strappare la pistola che l’avrebbe uccisa, ma un proiettile

Marisa Scopese, l'escort amica di Patrizia D'Addario, uccisa ferocemente nel novembre del 2007

le trafisse il palmo della mano. Tentò allora la fuga ma fu raggiunta da un colpo alla schiena e finita con degli spari al volto, come si fa nelle esecuzioni mafiose. Poi il suo cadavere fu dato alle fiamme per essere reso irriconoscibile.

Quell’omicidio resta avvolto da un alone di mistero. Fu possibile affermare che quello fosse proprio il corpo di Marisa Scopece solo grazie ad un cuore alato che la ragazza aveva tatuato dietro la schiena. Dopo diverso tempo, a pochi chilometri di distanza dal luogo del ritrovamento del cadavere, fu rinvenuta la borsetta di Marisa che, grazie alla rilevazione delle impronte, fornirà elementi importanti per l’inchiesta. Gli esecutori materiali sono stati individuati dagli inquirenti che hanno arrestato tre esponenti della malavita di Trinitapoli, in provincia di Foggia. I cugini Raimondo Carbone e Giuseppe Gallone ed Emanuele Modesto, trovato in possesso dell’arma del delitto, attendono il 30 settembre 2009, giorno in cui si aprirà l’udienza preliminare che stabilirà se i tre saranno rinviati a giudizio. Attualmente il movente ipotizzato per l’omicidio è quello della rapina.

Per arrivare a loro fu decisivo l’aiuto fornito agli inquirenti da parte di Patrizia D’Addario, che permise di ricostruire gli ultimi giorni di Marisa e soprattutto raccontò della paura di morire che aveva assalito la ragazza. Forse si era messa nei guai e voleva provare ad uscirne, ma la quarantaduenne escort barese ha sempre dichiarato di non conoscere i motivi del timore di Marisa.

Quando, però, fu vittima di un furto in casa, la D’Addario iniziò a temere per la sua vita e per quella dei suoi cari. In concomitanza con la sua chiamata in Questura per essere interrogata come persona informata dei fatti dal pm Giuseppe Scelsi a proposito delle tangenti nella sanità pugliese, la D’Addario iniziò a raccontare delle sue frequentazioni e delle registrazioni degli incontri. Secondo lei l’obiettivo dei ladri che si erano intrufolati in casa sua non erano i soldi, ma quei nastri, e che per averli avrebbero fatto di tutto: proprio per questo aveva provveduto a metterli al sicuro.

Vicende torbide, fatte di prostituzione e violenza, di malaffare e criminalità che si intrecciano. Forse, però, sono solo coincidenze, singoli episodi che casualmente hanno avuto come protagonista una donna, Patrizia D’Addario. Forse non c’è nessun collegamento tra l’omicidio di Marisa Scopese ed il giro dei festini del Presidente del Consiglio; forse è un caso che l’auto di Barbara Montereale sia stata data alle fiamme dopo che il suo nome sia finito su tutti i giornali per il sexygate berese; forse non esiste nessun piano occulto e nessun complotto, ma sono solo illazioni, costruzioni di coloro a cui piacciono i gialli e le storie di misteri.


fonte 28 giugno 2009

domenica 28 giugno 2009

Berlusconi, D'Addario: "Era instancabile, un toro"

http://www.scuolaelettrica.it/quiz/primaria/classe2/italiano/toro.gif

Nuovi articoli sul Sunday Times e Telegraph. Le dichiarazioni della D'Addario sulle feste
Altri interventi sul Novel Observateur in Francia e su El Pais in Spagna

La stampa inglese e lo scandalo di Silvio
"Anche Gianni Letta ha preso le distanze"

dal nostro corrispondente ENRICO FRANCESCHINI


La stampa inglese e lo scandalo di Silvio "Anche Gianni Letta ha preso le distanze"
LONDRA - Gianni Letta, sottosegretario e più fidato collaboratore di Silvio Berlusconi, ha preso le distanze dal premier e rifiuta i suoi inviti a cena. Lo scrive il Sunday Times, citando fonti anonime dall'interno del governo. L'indiscrezione fa parte dell'ampia copertura che la stampa britannica continua a dedicare agli scandali che coinvolgono il primo ministro italiano. Sia il Times che il Telegraph della domenica gli dedicano una pagina intera. E l'Independent parla della vicenda in un editoriale.

Il Sunday Times, più diffuso trai domenicali "di qualità" con circa due milioni di copie vendute, scrive in una corrispondenza da Bari dell'inviato John Follain che "insiders", ovvero fonti dall'interno, fonti che conoscono bene Berlusconi e il suo entourage, "dicono che Gianni Letta si è distanziato dal premier e da alcuni mesi declina i suoi inviti a cena". Un collaboratore "disamorato" del presidente del Consiglio dichiara al giornalista inglese: "Berlusconi si è trasformato nell'opposto di re Mida, sporca tutto quello che tocca". Notando anche le critiche al suo comportamento espresse dalla chiesa cattolica, il giornale afferma che le rivelazioni sulla sua vita privata hanno indebolito politicamente il leader del Pdl, e sebbene non ci sia una minaccia immediata, "alleati nella sua coalizione di centro destra si azzardano in privato a contemplare un'era post-Berlusconi".

L'articolo contiene anche una serie di dichiarazioni di Patrizia D'Addario, la escort pugliese che ha visitato due volte Berlusconi a Palazzo Grazioli e vi ha trascorso una notte con lui. "Non ho mai dormito", racconta la donna di cui Berlusconi sostiene di non ricordare il volto, "era instancabile, un toro". Secondo la sua ricostruzione, il premier la condusse in camera da letto quasi alle 4 del mattino, dopo che le altre ragazze se n'erano andate. La D'Addario dice che Berlusconi fece mezza dozzina di docce ghiacciate durante la notte e lei lo raggiunse sotto la doccia a sua richiesta. A un certo punto, secondo quanto la donna ha raccontato in seguito a un amico, "d'improvviso smise di muoversi e pensai fra me e me, grazie a Dio, si è addormentato. Ma non durò molto".

La escort confida di essersi sentita imbarazzata quando un membro dello staff del premier entrò in camera da letto al mattino, con un vestito per Berlusconi, ricordandogli che doveva fare una dichiarazione pubblica sulla vittoria di Barack Obama, eletto presidente quella notte. La D'Addario lo attese in bagno, dove scattò varie foto. Più tardi accese il registratore del suo telefonino, dove si sente la voce di un uomo che dice: "Vuoi tè o caffè?" Lasciò la residenza di Berlusconi alle 11, ma mentre tornava a Bari lui le telefonò: "Bambina mia!", le disse, chiedendo poi perché avesse la voce roca. E lei gli spiegò: "Per via delle docce".

Il Sunday Times riferisce anche il contenuto di una successiva telefonata fra la D'Addario e Barbara Montereale, un'altra partecipante alla cena a Palazzo Grazioli. "Ti ricordi come mi carezzava mentre eravamo sul sofà? E come carezzava te e guardava me?", chiede la D'Addario. E la Montereale replica: "Era disgustoso, faceva tutto di fronte alle guardie del corpo". Il domenicale inglese riporta poi le rivelazioni del settimanale L'espresso sulle conversazioni telefoniche in cui Berlusconi avrebbe descritto all'uomo d'affari pugliese Giampaolo Tarantini che tipo di donne voleva invitare a Roma e in Sardegna, compreso il colore dei capelli e le misure, con dettagli spesso "spinti" su cosa succedeva ai party notturni.

Il Sunday Telegraph pubblica invece un ritratto di Berlusconi (e dell'Italia), a firma dello scrittore inglese Tobya Jones, che vive da un decennio nel nostro paese, autore del libro "The dark heart of Italy" (Il cuore tenebroso dell'Italia). Come mai, si chiede Jones, Berlusconi è ancora primo ministro, nonostante tutti gli scandali del passato, le accuse di falsa testimonianza, di ostruzione della giustizia, di collusione con la mafia, di appartenenza a una loggia massonica, di evasione fiscale e di corruzione di pubblici ufficiali, alle quali si aggiungono ora le notizie sulle sue feste con decine di giovani fanciulle? Lo scrittore dà una serie di motivazioni. Primo, l'Italia è talmente abituata agli scandali, che non ci fa più caso e anzi non ne può più. Secondo, almeno per qualcuno, le infedeltà del premier suscitano invidia e ammirazione. Terzo, Berlusconi si presenta come un "uomo qualunque, una persona semplice che non appartiene alla elite snob della politica, uno a cui piacciono le cose che piacciono a tutti, il denaro e le donne". Quarto: la sinistra è fragile e divisa, per cui non offre un'alternativa valida. Quinto: essere "furbi" e "spregiudicati", in Italia, è considerata da alcuni una virtù. E sesto, le critiche dei media stranieri possono ottenere l'effetto di rinsaldare il sostegno verso Berlusconi, perlomeno in quella parte della popolazione che, dopo secoli in cui l'Italia è stata dominata da potenze straniere, è determinata a tenere gli stranieri fuori dai propri affari.

Il commento di Sarah Sands, columnist del quotidiano Independent, suona come un corollario delle ragioni offerte da Jones sul Telegraph: "Forse ogni nazione ha lo scandal, o che si merita. In un paese famoso per la sua televisione pornografica, la sua indifferenza per il processo politico e per la sua storicamente rilassata visione dello stupro, Berlusconi non è un mostro". Ma poi conclude che, anche in un paese simile, l'atteggiamento del premier va oltre i limiti della dignità.

In Europa. Il settimanale francese Nouvel Observateur sottolinea come i nuovi scandali abbiano fatot precipitare il gradimento di Berlusconi sotto il 50 per cento per la prima volta da quando è ritornato al governo nel 2008. "Malgrado tutto - scrive il settimanale francese - chi lo sostiene di più sono proprio i cattolici".

"Le donne del G8 boicotteranno Berlusconi?". A chiederselo è un altro autorevole settimanale francese, L'Express, che dà spazio alla richiesta di 4 docenti universitarie che in vista del G8 di Genova stanno raccogliendo firme per chiedere a Carla Bruni e a Michelle Obama tra le altre, di boicottare il summit dei Grandi all'Aquila. "Finora - si chiede L'Express - hanno ottenuto 6,500 firme. Cresceranno?"

Lo spagnolo El Paìs invece dedica un reportage agli "scandali di Berlusconi", intitolandolo "Le pericolose amicizie di Papi". Nel pezzo vengono riassunti i rapporti di Berlusconi con Tarantini, Patrizia D'Addario e Barbara Montereale. "Tra soli 12 giorni - prosegue il corrispondente da Roma, Miguel Mora -, il politico e magnate milanese accoglierà i leader del G8 dove si riscriveranno le regole della finanza globale tra gli scandali che ne stanno minando la credibilità".

(la repubblica 28 giugno 2009)

Bari, Feste villa Certosa: le ragazze litigano e spuntano le straniere reclutate per feste

di Paturnio

Di seguito due articoli per tenersi aggiornati. personalmente non ne posso più, ma ho deciso di tenervi informati sugli sviluppi di questa "tragedia nazionale" e continuerò a farlo.


Tarantini le avrebbe reclutate per le sue feste a Milano
La D'Addario: "Non mi pento di quello che ho fatto ma ho paura

Bari, spunta una pista milanese
Ragazze

Un pm a un giornale locale: "Sentire Berlusconi? Un'ipotesi"
Prosegue intanto il secondo filone delle indagini

di GABRIELLA DE MATTEIS e GIULIANO FOSCHINI


BARI - Gianpaolo Tarantini avrebbe reclutato anche ragazze straniere, con base a Milano, per le sue feste. E probabilmente anche per quelle del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. È la nuova pista che i militari della Guardia di finanza stanno battendo dopo aver sbobinato nuove intercettazioni telefoniche. La Procura, intanto, non esclude di poter convocare il premier.

In un colloquio informale con la Gazzetta del Mezzogiorno, ieri, il procuratore aggiunto Marco Dinapoli ha risposto così: "Preferisco dare delle certezze, non solo delle ipotesi. Al momento quella di convocare Berlusconi è soltanto un'ipotesi".

E torna a parlare della vicenda anche Patrizia D'Addario, la escort che ha raccontato di aver passato una notte con il presidente del consiglio, che confida: "Non mi pento di quello che ho fatto, ma ho paura".

Intanto prosegue spedito il secondo filone dell'indagine. Gli investigatori sono a una stretta, il 22 la Finanza ha consegnato un'informativa. Si parla di appalti (dopo le perquisizioni di venerdì e l'iscrizione di tre persone più Tarantini per turbativa d'asta e corruzione, è a forte rischio il posto del direttore della Asl, Lea Cosentino, in quota Pd); si ricostruisce la ragnatela delle nuove creature della galassia Tarantini che nelle intenzioni dell'imprenditore, sfruttando l'amicizia con Berlusconi, avrebbero dovuto fare lavoro di lobby.

Ma si parla soprattutto di droga, con contestazioni specifiche a Tarantini che è stato indagato anche per gli stupefacenti. La droga sarebbe stata consumata a Bari e in Sardegna. Il pm Giuseppe Scelsi ha chiesto a uno degli indagati se avesse visto girare cocaina a Villa Certosa. La risposta è stata negativa.

(la repubblica 28 giugno 2009)

Francesca Pascale: con Silvio ho giocato a calcio a Villa Certosa
Emanuela Romano nega di esserci stata. Suo padre minacciò di darsi fuoco

Le tre fan del premier bisticciano sulla foto
"Io non ci sono". "No, a Olbia c'eri pure tu"

"Andammo in Sardegna qualche settimana dopo che lo incontrammo in un hotel ai Parioli" di CONCHITA SANNINO


BARI - Prima erano solo Virna, Emanuela e Francesca. Quando partivano per Villa Certosa, nel 2006, portavano in dono a Berlusconi "un barattolino con l'aria di Napoli, gadget che gli piacque molto". Ora qualcuna non ricorda più.

"Io sono stata a Villa Certosa, è vero. Ma mi pare che non vi ho dormito. Forse quella stessa sera l'aereo privato ci riaccompagnò a Napoli. Ma non c'è niente di male, no?", mormora la prima, l'esuberante Virna Bello. "Io non c'ero. Non conosco lo scalo di Olbia, forse era Vicenza", nega la seconda, Emanuela Romano, che arriva a non riconoscersi nella foto, insieme con le (ex) amiche. Mentre la terza ragazza ritratta nel servizio de L'espresso, l'imprevedibile Francesca Pascale, lo rivendica. "Ma scherziamo? Come faccio a dimenticare, come fa Emanuela a dire che non c'era? Siamo state ovunque, noi tre, a Olbia, a Vicenza, ovunque al seguito del presidente, anche quando non era premier".

Francesca parla, con entusiasmo, quasi per tutte e tre. "Noi siamo quelle che si inventarono il comitato "Silvio ci manchi" e la cosa colpì molto Berlusconi. Io lo conobbi proprio con Emanuela e con Virna: ci dissero che lui avrebbe volentieri incontrato i giovani attivisti del partito e andammo tutte e tre all'hotel Duke, ai Parioli. Ad ottobre ci presentammo, e appena qualche settimana dopo partimmo per Villa Certosa - prosegue Francesca - La prima volta nella sua residenza di Porto Cervo è stata bellissima. Io dico che non c'è niente di cui vergognarsi, era una convention politica. Ricordo tutto molto bene. Chiamavo a casa per dire "Sapeste che cos'è questa villa!". Ho ancora in mente la visita al parco, i dettagli. E poi i miei palleggi con il presidente. Sì, con il pallone. Io sono malata di calcio, tifosa del Napoli, e mi calmo solo così. Per il resto ho un carattere vulcanico e possessivo. Berlusconi stesso scherzando dice che, per il mio carattere, sono una fascista".

Eccolo il terzetto vesuviano immortalato in quella foto dell'autunno 2006, altre tre ragazze scese dall'aereo privato di Berlusconi e diretto nel cuore verde della residenza sarda. Un trio prediletto dal Cavaliere anche nelle trasferte napoletane: dagli incontri in Prefettura alle cene corali all'hotel Vesuvio. Uno scatto emblematico, in fondo, della politica e della selezione della classe dirigente ai tempi di re Silvio: già prima che il Noemigate e poi l'inchiesta di Bari rivelasse il giro di pericolose relazioni del presidente del Consiglio.

La svolta della loro vita era dietro l'angolo di Villa Certosa. Oggi Virna è assessore comunale all'Istruzione, nel comune di Torre del Greco per il Pdl. E conferma, con un largo sorriso, che a una delle prime interviste ufficiali si presentò come "braciolona. Così in effetti mi chiamano per gioco gli amici. D'altro canto non sono mai stata filiforme. E poi anche con il linguaggio si possono avvicinare i giovani alla politica".

Emanuela Romano frequenta un master in Publitalia come manager in gestione delle "risorse umane": ma, già delusa da una mancata candidatura alle politiche, è stata depennata anche dalle liste europee, dopo il noto j'accuse di Veronica Lario. Al punto che suo padre con un gesto inconsulto, il 28 aprile, tentò di darsi fuoco dinanzi a Palazzo Grazioli.

E infine ecco l'eclettica Francesca, appena eletta consigliere della Provincia di Napoli. In poco tempo è passata dagli 88 voti raggranellati alla municipalità Posillipo di Napoli ai 7600 consensi di oggi.

Prima, erano solo Virna, Emanuela e Francesca, ragazze con lavoretti precari, cliché delle sveglie & belle napoletane. Oggi discutono con i vertici Pdl. Due su tre siedono su poltrone pubbliche. Alle spalle, lo snodo di Villa Certosa.

(la repubblica 28 giugno 2009)

















Michael Jackson, eseguita seconda autopsia Primo colloquio tra la polizia e Murray, il suo medico


Segreto il risultato dell'incontro tra gli investigatori californiani
e il medico che si è rivolto a un avvocato. La famiglia: siamo senza voce



LOS ANGELES (28 giugno) - Eseguita la seconda autopsia sul corpo di Michael Jackson. L'esame è stato richiesto dalla famiglia non convinta del lavoro dei primi anatomopatologi. La salma di Michael Jackson è stata tenuta due giorni in una cella frigorifera sotto chiave, per evitare intrusioni di curiosi e paparazzi e la comparsa di foto non autorizzate, poi consegnata ai familiari che hanno fatto eseguire l'esame post mortem in un laboratorio indipendente segreto. Anche in questo caso saranno necessarie dalle 4 alle 6 settimane per conoscere i risultati degli esami tossicologici necessari per chiarire ogni aspetto della morte del cantante avvenuta giovedì scorso.

Gli esami permetteranno infatti di risalire a quali farmaci, e in quali quantità, erano stati somministrati a Michael Jackson prima della morte. Proprio un uso forse eccessivo di medicine dovrebbe essere la causa principale del decesso dopo che è stato escluso un infarto e anche eventuali cause violente. Sul copro infatti non sono state riscontrati segni di cadute o di colpi.

Dopo la prima autopsia ufficiale, la famiglia si sentiva insoddisfatta dal risultato delle analisi e iIl medico legale della Contea aveva detto venerdì sera che sarebbero stati necessari esami tossicologici più approfonditi per conoscere con certezza le cause che avevano fermato il cuore del cinquantenne. Si parla con insistenza che siano stati usati sette farmaci contemporaneamente.

Sul fronte delle inchieste, la polizia starebbe cercando un secondo medico, Thome Thome, oltre a quello personale di Jackson, Conrad Murray
(assunto dalla società che doveva finanziare la nuova tournée di Michael), che si è già rivolto a un avvocato.

Dopo una lunga assenza, Murray si è incontrato ieri sera con la polizia. Il medico per almeno 48 ore era irreperibile. Nulla è trapelato del colloquio ma ormai è certo che Murray si era rifiutato di firmare il certificato di morte, che aveva chiesto di trasportare il cantante all’ospedale e che lo aveva personalmente accompagnato per accertarsi che fosse provato di tutto: i paramedici e i medici del pronto soccorso avrebbero lavorato per oltre un’ora sul corpo senza vita di Michael nel tentativo di rianimarlo.

La famiglia di Michael Jackson, morto giovedì, ha dichiarato oggi di essere «senza voce e devastata» per la morte del loro «caro figlio, fratello e padre». «In uno dei più tristi momenti della nostra vita, è difficile per noi trovare le parole giuste per questa improvvisa tragedia che stiamo affrontando» si legge in un comunicato della famiglia.

«Il nostro caro figlio, fratello e padre di tre bambini è partito in modo talmente inaspettato, tragico e improvviso» aggiungono i Jackson, «che ci lascia senza voce e devastati al punto tale che le comunicazioni con il mondo esterno ci sembrano, per il momento, quasi impossibili». «Vogliamo ringraziare tutti i suoi fan fedeli e leali in tutto il mondo, che Michael amava tanto. Non siate disperati perchè Michael continuerà a vivere in ognuno di voi» concludono i Jackson rivolgendosi al pubblico del "re del pop".

Joseph Jackson, il padre del cantante, ha dichiarato: «i miei nipotini sono profondamente commossi per tutto l'amore e il sostegno che voi avete testimoniato a loro e al padre, Michael Jackson». Il re del pop era padre di tre bambini: Prince Michael (12 anni), Paris (11 anni) e Prince Michael II (7 anni).

il messaggero 28 giugno 2009


Morte Jackson: interrogato medico, effettuata seconda autopsia


di Dan Whitcomb

LOS ANGELES (Reuters) - La polizia di Los Angeles ha interrogato nuovamente ieri il medico privato di Michael Jackson, mentre la famiglia ha ordinato e fatto effettuare una seconda autopsia due giorni dopo la morte della popstar che ha scioccato i fan di tutto il mondo.

Il padre di Jackson in un comunicato ha invitato i fan a non disperare perché "Michael continuerà a vivere in ognuno di voi".

La famiglia ha voluto una seconda autopsia -- quella ufficiale è stata condotta venerdì -- tra le speculazioni sui farmaci prescritti e assunti da Jackson prima di morire.

Il medico privato della star, il cardiologo texano Conrad Murray, che si trovava con lui giovedì quando è avvenuto il collasso nella sua villa in affitto, è stato assistito da un avvocato ieri nel corso del lungo interrogatorio al dipartimento di polizia di Los Angeles.

"Il dottor Murray è considerato un testimone della morte di Michael Jackson, non è in alcun modo sospettato", si legge in una nota dello studio di Houston Stradley, Chernoff & Alford.

Un portavoce della polizia non ha dato alcun dettaglio sui contenuti dell'interrogatorio.

Secondo i media, prima dell'arresto cardiaco che lo ha ucciso, a Jackson è stata iniettata una dose dell'analgesico narcotico Demerol. Murray ha disperatamente tentato di rianimarlo ed è andato sull'ambulanza con i paramedici in ospedale, dove però il cantante è stato dichiarato morto.

L'autopsia ufficiale non è riuscita a determinare cosa abbia realmente causato la morte di Jackson, in attesa di test tossicologici che non arriveranno prima di sei settimane. Gli esami dovrebbero chiarire se vi era droga nel corpo di Jackson.

Il sito delle celebrità TMZ.com, che per primo ha dato la notizia della morte, scrive che la seconda autopsia è stata effettuata ieri a Los Angeles, su ordine della famiglia.

Il corpo di Jackson è custodito in un obitorio in una località segreta dopo che il Coroner ha restituto ai congiunti venerdì sera. Non ci sono al momento indicazioni sui funerali.

Bari, inchiesta ad una svolta. Tarantini indagato per droga

http://www.vip.it/wp-content/uploads/2009/06/patrizia-daddario-10-300x222.jpg
Le "valige" di Gianpi

di Enrico Fierro

Gianpi Tarantini ora è indagato anche per droga. Ci sono intercettazioni telefoniche nelle quali si sente la voce del “golden boy” barese amico stretto di Silvio Berlusconi parlare con i suoi referenti e collaboratori di “valigie” che devono arrivare da Bari, di “pezzi scadenti”, forse roba ritenuta non propriamente all’altezza dei potenziali consumatori.

Gianpi parla a lungo e molto, anche se quasi sempre in modo criptico, con gli altri due componenti del “trio” che nell’estate scorsa dalla Puglia era partito alla conquista della Costa Smeralda. Max Verdoscia, commerciante di auto e play boy, Alex Mannarini, il suo “consulente” già imputato per droga nell’inchiesta barese: gli amici inseparabili, quelli che organizzavano le mega feste nella villa di Tarantini. Donne, champagne e droga. Cocaina. Tutto scritto neri su bianco in un dossier che la Guardia di Finanza ha consegnato nei giorni scorsi al pubblico ministero Pino Scelsi. Insieme alle telefonate, diverse testimonianze delle ragazze che facevano da accompagnatrici di Gianpi Tarantini nelle varie feste organizzate in Sardegna e a Roma. Alcune di loro hanno allietato anche le serate di Berlusconi e dei suoi ospiti a Villa Certosa e a Palazzo Grazioli. «Detenzioni a fini di spaccio» è questo il reato che il pm si appresterebbe a contestare all’imprenditore barese già accusato di induzione alla prostituzione.

Una delle ragazze immagine che Gianpi ingaggiava per rendere piu’ accattivanti le sue relazioni col mondo politico e con Berlusconi, ha parlato di festini a base di cocaina. «Ricordo uno degli ospiti – ha fatto mettere a verbale dagli investigatori della Gdf – che “pippava” usando una banconota da 500 euro”. In Sardegna a Capriccioli, nella villa che Gianpi aveva eletto a suo quartier generale, c’erano otto bagni. Si indaga anche per capire dove Tarantini e i suoi amici si rifornivano di polvere bianca. Una delle piste è quella della criminalità barese. Gli investigatori stanno scavando sui legami tra alcune ragazze della scuderia Tarantini e giovani imparentati con importanti boss.

Si indaga sui rapporti tra Barbara Montereale, la ragazza immagine ospite ad una cena a casa Berlusconi, e Radames Parisi, figlio del boss Savinuccio. In passato i due hanno avuto una relazione (“Breve”, ha detto la Montereale).
L’inchiesta è a una svolta, quindi. E il materiale fin qui raccolto dal sostituto dell’antimafia Scelsi, è già utile per disegnare la personalità e gli obiettivi di Giampi Tarantini. Le ragazze, le feste e la droga servivano a spalancare le porte del potere politico, a Bari come in Sardegna e a Roma.

Tarantini, che nell’intervista a “Il Giornale” ha difeso a spada tratta Berlusconi chiedendogli scusa, è stato a sua volta difeso dal premier nella nota intervista a “Chi”. “Sono un garantista – ha detto Berlusconi – e per me vale la presunzione di innocenza. Tarantini l’ho conosciuto come un imprenditore serio e stimato” . Un ragazzo sveglio col quale il Cavaliere aveva intrecciato un rapporto strettissimo. Al limite dell’ossessione, se è vero che i due nei periodi caldi si facevano fino a venti telefonate al giorno. L’argomento era sempre lo stesso: le ragazze.

Dal canto suo Gianpi aveva capitalizzato questa sua relazione eccellente. Al congresso fondativi del Pdl era seduto in terza fila, quella degli ospiti di riguardo, e aveva pranzato nell’area riservata, al tavolo con Berlusconi e i maggiorenti del nuovo partito.


l'Unità 28 giugno 2009

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