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NATALE «SOTTOTERRA» - Il premier ha poi annunciato che riprenderà l'attività politica a pieno ritmo il prossimo 7 gennaio. Quanto alle proprie condizioni di salute, Berlusconi ha spiegato: «Comincio già a stare meglio, sono più guardabile e oggi ho ricominciato anche a mangiare cibi solidi. Soprattutto sono sereno, perchè penso continuamente al fatto di essere stato fortunato perchè altrimenti avrei potuto passare un Natale sottoterra e con questa neve e questo gelo che ci sono a Milano e del Nord non sarebbe certo stato piacevole».
«AVANTI VERSO LE RIFORME» - «Sono stato fatto oggetto di un'attenzione e di un affetto che ha dell'incredibile, c'è stato un pellegrinaggio continuo ad Arcore, ho ricevuto più di 200 mazzi di fiori e mi hanno chiamato tutti i leader dei Paesi amici - ha poi commentato il premier rispondendo al giornalista che gli chiedeva dei propositi per il 2010 -. Questo mi risarcisce di tutte le calunnie di cui sono stato oggetto nell'anno che ci sta alle spalle e che mi da la forza di guardare al futuro con ottimismo e fiducia e con l'ottimismo di continuare a lavorare con passione nell'interesse di tutti». In particolare in direzione di «quelle riforme che sono necessarie per migliorare la vita di tutti noi».
Corriere della Sera 25 dicembre 2009
"Siamo più di un milione per la 'rivoluzione viola'", ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del 'No B-Day', quando piazza San Giovanni a Roma e' piena e una parte del corteo deve ancora arrivare ed e' ferma a via Merulana. "Oggi non e' una manifestazione", ha aggiunto Mascia, "e' il giorno della 'rivoluzione viola' per cambiare il Paese".![]() |
(Staino su Calearo) (ASCA) - Cortina, 14 ago - ''Io non avrei fatto l'accordo con Di Pietro, l'avrei concluso semmai con l'Udc''. Cosi' Massimo Calearo, parlamentare del Pd vicino a Veltroni, durante un confronto a CortinaIncontra. Per Calearo, il dibattito in Veneto su un'ipotesi di alleanza tra Pdl, Pd e Udc ''e' solo una grande sceneggiata all'italiana'' |
14 agosto 2009
Roma. "Una porcata estiva": non usa mezzi termini il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sul suo blog...
| CRAXI: LA FIGLIA STEFANIA, DI PIETRO E' CANCRO POLITICA DA ISOLARE |
(ASCA) - Roma, 14 ago - ''Quando indossava la toga, Di Pietro ha chiesto e ricevuto favori, ha viaggiato in lungo e in largo, dall'Austria ad Hong Kong, ha esercitato il suo mandato con l'amico avvocato Lucibello in maniera tale da far dire ad un suo imputato: 'mi hanno sbancato'. Le sentenze con cui sono stati archiviati i procedimenti contro Di Pietro sono altrettanti documenti d'accusa. Di Pietro non e' certo nelle condizioni di ergersi a moralizzatore. E' un cancro della politica italiana e come tale va isolato''. |
Antonio Di Pietro ha chiesto il licenziamento del direttore del Tg1 Augusto Minzolini per “mancanza di trasparenza nell'informazione pubblica” sul caso D’Addario, la escort che dice di aver trascorso notti a pagamento a Palazzo Grazioli. L’Idv vuole un'audizione dei direttori dei Tg Rai in commissione Vigilanza che affronta la questione mercoledì. Dal Pdl, Capezzone ha difeso Minzolini:“Il Tg1 non si piega più ai voleri del centrosinistra".
Il leader dell’Italia dei Valori ha accusato Minzolini durante una conferenza stampa: “è un gossipparo – ha detto – anzi, l’Emilio Fede del servizio pubblico, che toglie spazio alla politica e alle notizie in tv”. Per Di Pietro ci sarebbero gli estremi per arrivare a un licenziamento “per giusta causa”. L’Idv ha allegato alla lettera indirizzata al Presidente della Repubblica materiale che dimostrerebbe le “malefatte” della direzione Minzolini. Tra gli episodi incriminati ci sarebbe anche l’oscuramento di una protesta a Roma da parte dei cittadini de L’Aquila, non soddisfatti dal decreto del governo e preoccupati dai ritardi nella gestione dell'emergenza ricostruzione.
Il partito di Antonio di Pietro sostiene inoltre di essere stato emarginato dal Tg1. Accusa contestata dal capogruppo del Pdl in commissione di Vigilanza Alessio Butti: “Al Tg1, secondo i dati di giugno, più dell’ex-pm sono apparsi solo Berlusconi, Franceschini e Napolitano”. L’Idv ha attaccato le nomine ai Tg di Viale Mazzini, che la commissione di Vigilanza ratifica mercoledì: “Il nostro partito ha rifiutato la spartizione - spiega - per gli incarichi che saranno assegnati domani alla Rai. Una spartizione e un mercimonio di posti su cui deve intervenire la magistratura''.
Di Pietro: “Minzolini pagato da Mondadori”
Il leader dell’Italia dei Valori ha dichiarato che Minzolini avrebbe con lui “il dente avvelenato”. Questo il motivo: “Tre volte ha fatto gossip e diffamazione su di me, ed è stato rinviato a giudizio. Una volta è stato anche condannato in primo grado a 4 mesi di reclusione, ma poi si è fatto pagare il risarcimento dei danni dalla Mondadori”. L’ex-pm si riferisce a un articolo pubblicato in passato da Minzolini sul settimanale Panorama.
Capezzone: “Di Pietro vuole arrestare Minzolini”
In difesa di Minzolini è intervenuto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Sembra quasi fare del sarcasmo quando dice che “il signor Di Pietro, in una pausa rispetto agli impegni e alle questioni del suo partito, trova il tempo per aggredire Augusto Minzolini e ha nostalgia di quando era pm: quasi viene il dubbio che, se potesse, chiederebbe l'arresto del direttore del Tg1”. Ma poi aggiunge: “Non c'è da scherzare". Capezzone ha parlato di “ingiustificati comportamenti minacciosi e arroganti” e di "un Tg1 da alcune settimane rinnovato e non più succube delle esigenze del centrosinistra"
Merlo (Pd): “No alla Rai polo privato d’informazione”
Il Pd è intervenuto sulla polemica attraverso il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo: “Domani porrò un solo tema in commissione, a proposito della vicenda legata al Tg1: o l’informazione Rai si qualifica come servizio pubblico, e quindi per completezza, obiettività e pluralismo, oppure è un polo privato come tanti altri. Con tanti saluti al pagamento del canone”.
La vicenda che coinvolge il premier Berlusconi è squallida e poco edificante e come tale ci interessa poco. Quello che invece ci interessa e molto è che abbiamo un presidente del Consiglio che ama vivere pericolosamente e lo fa da sempre, in tutti gli aspetti della vita. Ha amato vivere pericolosamente come patron di Mediaset, società riconosciuta colpevole di aver pagato tangenti. Ha amato ed ama vivere pericolosamente le sue relazioni sociali, tanto da essersi tenuto in casa per anni Vincenzo Mangano, lo stalliere di Arcore, pluricondannato e teste di ponte della mafia in Lombardia, che osò addirittura definire un eroe. Ama vivere pericolosamente le sue relazioni private, tanto da circondarsi di ragazze giovani per allietare le sue serate e le sue notti.
Ognuno sceglie di vivere la sua vita come meglio crede. Ne risponde alla propria coscienza di uomo, marito e padre. Se il protagonista di questa vita spericolata fosse soltanto un ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto e avanti negli anni, la cosa si fermerebbe lì, dalle parti della nostra morale. Leggeremmo, qualora ne avessimo voglia, i particolari delle sue gesta pruriginose su qualche giornaletto scandalistico, quei giornaletti da ombrellone che allietano le nostre giornate al sole.
La questione qui è un’altra ed assume contorni completamente diversi perché in ballo non c’è quel ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto cui accennavo prima ma il presidente del Consiglio.
Il punto è questo: di quante Mills, Mangano e Noemi, il presidente del Consiglio deve comprare il silenzio per continuare a vivere pericolosamente come ha fatto sino ad oggi? Chi sono e quante sono le persone che, secondo il teorema tecnico-giuridico dell’utilizzatore finale dell’avvocato difensore Ghedini, lo possono ricattare? Quale è il prezzo che paga per il loro silenzio? Quale è il prezzo che un Paese deve pagare per garantire la vita spericolata del presidente del Consiglio? Quante leggi deve ancora subire questo Paese per garantire l’impunità al presidente del Consiglio? Quante bavagli deve ancora subire la stampa di questo Paese per permettere al presidente del Consiglio di continuare a vivere pericolosamente? Quale è il prezzo che dobbiamo pagare per i vizi privati del presidente del Consiglio?
Quanti Mangano ci sono in giro, quanti Mills, quante Noemi? Quante persone ancora si affacceranno alla ribalta di questa squallida vicenda per ricattare il premier?
Non ci sono più confini privati o puramente etici in questa vicenda. In ballo c’è l’immagine e la sicurezza di un Paese, con tutto quello che ne consegue. Un presidente debole, fragile, ricattabile condizionabile nelle scelte da chicchessia, starlette, aspiranti veline, imprenditori senza scrupoli, non può guidare un grande paese con grandi responsabilità internazionali.
18 giugno 2009 www.massimodonadi.it
(AGI) - Roma, 15 giu. - Antonio Di Pietro ha confermato che votera’ no al referendum elettorale di domenica e lunedi’. “Andro’ a votare”, ha spiegato il leader dell’Idv ai cronisti a Montecitorio, “e votero’ no, anche se a malincuore perche’ avremmo voluto che il referendum servisse per una nuova legge elettorale” per mettere “in condizione i cittadini di scegliere chi mandare in parlamento”.
Invece, ha ricordato Di Pietro, il premier Silvio “Berlusconi ha detto che si vuol tenere la legge che esce dal referendum”, una legge che permettera’ “a chi ottiene il 30 per cento dei voti di occupare il 60 per cento dei seggi”. (AGI)
Sab
(AGI) - Roma, 15 giu. - “Un complotto c’e’ ed e’ quello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei suoi amici piduisti contro lo stato di diritto”. Cosi’ Antonio Di Pietro ha commentato le parole del premier su un presunto “complotto” della sinistra e dei media.
Il presidente del Consiglio, ha dichiarato il leader dell’Italia dei valori ai giornalisti a Montecitorio, “non si occupa” della “crisi economica”, ma “solo di se’ stesso” e delle vicende “Mills e Noemi”. (AGI)
| Antonio Di Pietro |
Silvio Berlusconi (Pdl)
Berlusconi è rimasto veramente sorpreso dalla così alta percentuale di astensionismo e si è detto «certo» che un’affluenza alle urne vicina all’80% - come quella che si è registrata nel voto politico del 2008 - gli avrebbe fatto superare il tetto del 40% in queste Europee. La delusione del premier è la stessa che si legge in faccia a più d’uno nel quartier generale del Pdl, in via dell’Umiltà, a Roma. Anche se, in diverse trasmissioni tv, i big del partito vanno a spiegare che invece la maggioranza (compresa la Lega) è cresciuta rispetto alle ultime Europee e ha registrato solo una lieve flessione rispetto alle politiche.
Dario Franceschini (Pd)
«Il governo è ben sotto il 50%. Oggi è minoranza nel Paese, visto che i voti del Pdl e della Lega messi insieme raggiungono il 45,2%»: lo ha detto Dario Franceschini nella prima conferenza stampa di commento dei risultati della Europee. Il leader del Pd ha letto e citato una serie di affermazioni di Berlusconi a partire da maggio, in cui il presidente del Consiglio affermava che i sondaggi davano il Pdl «oltre il 40%, in alcuni casi al 45%»: «Questa avanzata straordinaria non c’è stata. Siamo 10 punti sotto i sondaggi sbandierati. Oltretutto, in un contesto europeo di avanzata delle destre». Secondo Franceschini, insomma «oggi il governo è in minoranza nel Paese», anche perché «sono stati loro a impostare la campagna come una verifica del governo, e oggi si ritrovano incontestabilmente minoranza. E poi c’era anche il referendum sulla figura del premier, anche questo negativo: dopo un anno di governo, quando chi guida il Paese è in genere all’apice della popolarità, la destra italiana è l’unica in Europa ad arretrare».
Umberto Bossi (Lega Nord)
«Sì sono soddisfatto»: lo ha detto il ministro per le Riforme e leader della Lega, raggiunto telefonicamente dall’agenzia Ansa, commentando l’esito delle Europee. A chi gli ha ricordato che ieri aveva espresso «cautela» sul risultato della Lega alle Europee, ha risposto che «un conto sono le sensazioni, un conto è il ragionamento, e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche». Sul buon risultato ottenuto dalla Lega nelle regioni tradizionalmente “rosse”, Bossi ha detto che «è un risultato importante: lo avevo detto che la Lega ottiene voti anche da coloro che votavano a sinistra e che non si sentono più rappresentati e poi in quei posti sono andato io in campagna elettorale a fare i comizi». Rispetto a ieri, però, secondo Bossi in Italia «non cambia niente»: il risultato delle Europee, insomma, non avrà influenza sulla politica interna e sul governo.
Antonio Di Pietro (Idv)
«Da domani - ha detto l’ex magistrato - non saremo più opposizione, ma una concreta alternativa a questo governo», il cui «modello, che continuiamo a definire “fascista e piduista”, non ci piace affatto». L’Idv, secondo quanto precisato da Di Pietro, non chiude le porte in faccia a nessuno, né pone alcun aut-aut come ha fatto, invece, il leader dell’Udc, ma è chiaro che il Pd dovrà fare i conti con Di Pietro e obbligarsi a «una scelta di campo ben chiara». L’Italia dei Valori, ha detto Di Pietro, «si considera ormai la co-fondatrice di una vera alternativa di governo»; il che significa che punta tutto su «programmi e persone».
Pier Ferdinando Casini (Udc)
«L’Udc è stato premiato e siamo soddisfatti, mentre il bipartitismo ha avuto una dura lezione»: lo ha detto nella notte Pier Ferdinando Casini, commentando le proiezioni sui risultati che collocano l’Udc sopra il 6% alle Europee. «Quella trascorsa è stata una brutta campagna elettorale, non si è parlato dei bisogni degli italiani, mentre ci si è occupato di veline e altro. Noi abbiamo chiesto un voto in più per capire se la nostra sfida, di creare un partito della nazione, aveva gambe per andare avanti. E abbiamo avuto una conferma». Secondo Casini, «c’è un 15% di elettori che non ha rappresentanza e questo è il segno che questo bipartitismo non c’è. Pd e Pdl insieme hanno il 60%, Di Pietro si gonfia di un voto di protesta a danno del Pd, mentre dall’altra parte c’è la Lega che è diventata un partito di protesta e di proposta. Il Pdl paga la scelta sbagliata di individuare un alleato privilegiato nella Lega. Noi abbiamo parlato dei problemi degli italiani con serietà e costanza. Per questo siamo stati premiati».
il secolo XIX 8 GIUGNO 2009
Bossi: «Ero cauto ora sono soddisfatto». Di Pietro: «Siamo
la vera alternativa». Casini: «Dura lezione al bipartitismo»
"Il confronto ora è tra Idv e Udc". Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, comincia a fare una prima analisi del voto, in attesa del risultato finale conversando con i cronisti all'hotel Majestic di Roma. "Il risultato di questa elezione - prosegue - sarà molto importante perchè il Pd dovrà decidere con chi allearsi. Abbiamo ascoltato con molta attenzione Pier Ferdinando Casini in questi giorni e ci siamo resi conto che lui ha posto un aut-aut al Pd: o con me o con l'Idv. E quindi ora il confronto sarà tra Idv e Udc".
L'Idv, comunque, ricorda Di Pietro, "è l'unico partito del centrosinistra che ha migliorato la sua performance del 2008 e che aveva già migliorato con il risultato elettorale precedente. Anche se sono sicuro che domani gli analisti diranno che il Pd ha tenuto e che l'Idv è aumentato leggermente...".
Di Pietro, spera però che l'alleanza con il Pd si mantenga inalterata, anzi, addirittura si rafforzi.
22:38 Latina, il Pd denuncia doppi voti alla Procura
Alcuni rappresentanti di lista avrebbero, approfittando della loro posizione, chiesto e ottenuto di votare nel seggio dove erano stati assegnati, sebbene avessero già votato nel seggio 'naturale' delle rispettive residenze. E' quanto denunciato in un esposto alla Procura della Repubblica di Latina dal segretario comunale del Pd di Latina, Giorgio De Marchis. L'esponente del centrosinistra parla di un "imbroglio" creato ad arte per consentire ai rappresentanti delle opposte fazioni politiche di ottenere un 'doppio' consenso.
"Grazie a tutti, dobbiamo essere fieri e consapevoli dell'essere speranza, democrazia e straordinarietà". Così ad urne chiuse Marco Pannella ringrazia i mille e quattrocento intellettuali ed artisti, uomini di scienza e gente comune che hanno lasciato le loro dichiarazioni di voto per la lista Bonino-Pannella. Dai microfoni di Radio radicale Pannella annuncia ancora una volta la lotta per "impedire di chiudere la radio".
fonte repubblica.it 7 giugno
Questo Presidente del Consiglio svende l’Italia e racconta frottole agli italiani. Tralascio il degrado nel quale oggi Silvio Berlusconi ha fatto sprofondare il Paese a livello internazionale rendendoci lo zimbello d’Europa.
Tralascio le decine e decine di altre bufale che hanno dimostrato l’inadeguatezza del presidente del Consiglio nel risolvere la crisi economica che, per ora, ci accomuna al resto dei Paesi europei, ma che ben presto gli italiani capiranno essere più profonda, crisi dalla quale vedremo uscire gli altri Stati, ma che in Italia durerà certamente molto più a lungo.
Vorrei soffermarmi, invece, sull’uso personale dei voli di Stato che, per certi versi, nella loro estrema banalità, rispetto ai gravi fatti di cui Berlusconi si è macchiato in questa legislatura, sono la dimostrazione che oggi al governo c’è un pessimo Presidente del Consiglio.
Durante il Governo Prodi, gli allora ministri Mastella e Rutelli si resero autori di una vicenda che finì su tutti i giornali: aver utilizzato i voli di Stato per andarsene al Gran Premio di F1 di Monza. Non fu un bell’esempio e l’Italia dei Valori condannò quell’azione senza mezzi termini.
Dopo quella vicenda, un giro di vite sull’accesso ai voli di Stato mise la parola fine al peculato di governo dimezzando in 2 anni le spese da 50 a 28 milioni di euro.
Appena insediato, Silvio Berlusconi ha ripristinato l’accesso disinvolto ai voli di Stato con la consapevolezza e la premeditazione di volerne fare largo uso per amici, vallette, avvenenti aspiranti GF (Grande Fratello), cantanti, amici e vip da trasportare ovunque ci sia bisogno per un favore personale o per una festicciola in Sardegna, verso quella che oggi appare più una meta di turismo sessuale che non una residenza estiva di un Presidente del Consiglio.
L’Italia va a picco con un Pil a -5% e un tasso di disoccupazione reale al 10% e loro brindano alla faccia dei cittadini.
Oggi l’Italia dei Valori ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni sul peculato governativo dei voli di Stato. L’interrogazione giace in Parlamento, il primo organo in cui un uomo di Stato dovrebbe andare a riferire, ma sappiamo già che la risposta ci giungerà o da ‘Porta a Porta’, in una puntata fatta ad hoc, o da qualche convegno pubblico che Berlusconi strumentalizzerà per l’occasione.
Di una cosa siamo certi, la risposta, se ci sarà, sarà una menzogna.
fonte www.antoniodipietro.com
Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere “sfascista” e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione.
Come posso tacere con un Presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l'unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce “grumi sovversivi” coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell'occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, più simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno.
Il dibattito politico oggi è in mano alle parti sociali, ai sindacati, alle associazioni industriali e dei consumatori, alla Banca d'Italia, a Legambiente. Il governo ha completamente tolto questo ruolo ai cittadini.
Draghi, governatore della Banca d'Italia, ieri ha dipinto un quadro economico del Paese sconcertante in un contesto in cui il prodotto interno lordo segna un -5% e lascia sperare ben poco senza interventi drastici in tutti i settori. Ha auspicato il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito. Ma il governo nicchia e fa la parte dell'asino o semplicemente se ne frega, assorto a gestire il gossip della famiglia Berlusconi e l'informazione è assente, di facciata e defunta.
Quelli di Draghi sono gli stessi auspici fatti da Emma Marcegaglia nell'incontro tra Governo e Confindustria della scorsa settimana. Le risposte di Silvio Berlusconi, alle richieste degli industriali, furono chiacchiere e una vergognosa arringa contro la magistratura. Anche in quell'occasone Berlusconi volle infatti condividere con la platea i suoi problemi giudiziari più che una strategia per uscire dal tunnel della crisi. Vorrei comprendere la preoccupazione sia di Draghi che degli industriali, ma si è credibili quando si bacchetta un sistema che si risiede, solo se si include l'autocritica verso il proprio operato. Dov'era il governatore Draghi quando il crack economico ha investito le banche e la lordura finanziaria che la Banca d'Italia aveva visto crescere? Perché non si è provveduto a tutelare, oltre alle banche anche i risparmiatori, vittime di raggiri che alimentavano ed alimentano compensi da capogiro, stock option di manager e galoppini senza scrupoli?
E il presidente Marcegaglia perché non ha preso le distanze da quegli ignobili applausi che hanno riempito la sala durante l'attacco di Silvio Berlusconi alla magistratura, umiliando così quella parte sana del tessuto imprenditoriale che non si riconosce in un corruttore ed evasore fiscale? I risparmiatori, gli operai, le banche e le imprese aspettano solo un gesto di coraggio per riscattare un sistema ed un Paese in cui è sempre più difficile riconoscersi. Chi ha questa responsabilità, signor Draghi e signora Marcegaglia? Chi ha il dovere di avviare un processo di cambiamento che porti l'Italia verso un futuro migliore dell'attuale drammatica situazione?
FONTE www.antoniodipietro,com 30 maggio 2009