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sabato 26 dicembre 2009

Berlusconi: Chiudere le fabbriche dell'odio.(Le uniche rimaste aperte)

Dai festini al Natale dell'amore


di Paturnio

Non finisce di stupirci il nostro premier, che inneggia all'amore, ma non a quello per le adorate ragazze che animavano le feste a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli.No, lui ora vuole amore anche in politica.Vorrebbe abbracciare Bersani, Casini, ecc. e lavorare con amore per il paese.L'unico a cui non si estende questa ventata di amore, è Di Pietro.Lui va escluso, emarginato, additato.Perchè? Perchè è l'unico che non ci casca, l'unico che resiste, l'unico che non si commuove.Eh, sì: Di Pietro ha il cuore di pietra.

Berlusconi: contrastare menzogne e odio

Telefonata al Tg1. Poi la battuta: sono stato fortunato, se fossi finito sottoterra con la neve e il gelo di Milano...



ROMA - «Ho pensato che davvero dobbiamo contrastare» queste «fabbriche di menzogne, di estremismo e anche di odio». Così il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel corso di un collegamento telefonico con il Tg1, ha commentato, parlando di «incredulità» di tutti gli italiani, l'aggressione al pontefice, riprendendo un concetto già espresso giovedì nel corso di un intervento a «Radio Anch'io». , anche se la stessa autrice del gesto, Susanna Maiolo, ha ammesso di non avere avuto intenzione di fare del male al pontefice. Il suo, insomma, non sarebbe stato un gesto di aggressione vera e propria, come quello capitato dieci giorni fa al capo del Pdl al termine del comizio per la Festa del tesseramento, a Milano.

NATALE «SOTTOTERRA» - Il premier ha poi annunciato che riprenderà l'attività politica a pieno ritmo il prossimo 7 gennaio. Quanto alle proprie condizioni di salute, Berlusconi ha spiegato: «Comincio già a stare meglio, sono più guardabile e oggi ho ricominciato anche a mangiare cibi solidi. Soprattutto sono sereno, perchè penso continuamente al fatto di essere stato fortunato perchè altrimenti avrei potuto passare un Natale sottoterra e con questa neve e questo gelo che ci sono a Milano e del Nord non sarebbe certo stato piacevole».

«AVANTI VERSO LE RIFORME» - «Sono stato fatto oggetto di un'attenzione e di un affetto che ha dell'incredibile, c'è stato un pellegrinaggio continuo ad Arcore, ho ricevuto più di 200 mazzi di fiori e mi hanno chiamato tutti i leader dei Paesi amici - ha poi commentato il premier rispondendo al giornalista che gli chiedeva dei propositi per il 2010 -. Questo mi risarcisce di tutte le calunnie di cui sono stato oggetto nell'anno che ci sta alle spalle e che mi da la forza di guardare al futuro con ottimismo e fiducia e con l'ottimismo di continuare a lavorare con passione nell'interesse di tutti». In particolare in direzione di «quelle riforme che sono necessarie per migliorare la vita di tutti noi».


Corriere della Sera 25 dicembre 2009

domenica 6 dicembre 2009

NO B DAY :un milione in piazza per organizzatori, deserto per la questura

"Siamo più di un milione per la 'rivoluzione viola'", ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del 'No B-Day', quando piazza San Giovanni a Roma e' piena e una parte del corteo deve ancora arrivare ed e' ferma a via Merulana. "Oggi non e' una manifestazione", ha aggiunto Mascia, "e' il giorno della 'rivoluzione viola' per cambiare il Paese".

Roma, 05-12-2009

"Siamo più di un milione per la 'rivoluzione viola'", ha detto Gianfranco Mascia, uno degli organizzatori del 'No B-Day', quando piazza San Giovanni a Roma e' piena e
una parte del corteo deve ancora arrivare ed e' ferma a via Merulana. "Oggi non e' una manifestazione", ha aggiunto Mascia, "e' il giorno della 'rivoluzione viola' per cambiare il Paese".
Gli organizzatori ritengono che le cifre potranno modificarsi ancora verso l'alto quando il corteo sara' terminato e durante il concerto che si terra' dopo gli interventi dal palco di esponenti della societa' civile, dei movimenti, del mondo della cultura, con collegamenti anche con le piazze all'estero dove si stanno svolgendo analoghe iniziative. La Questura dice 90mila.

Hanno dato libero sfogo alla fantasia i migliaia di manifestanti giunti a Roma da tutta Italia per partecipare al No B-day. Tra gli slogan che sono tenuti in alto sugli striscioni in piazza della Repubblica molti, all'indomani delle dichiarazioni del pentito di mafia Gaspare Spatuzza, si richiamano al tema della giustizia. Su uno striscione e' scritto 'La legge e' uguale per tutti Berlusconi e Dell'Utri devono pagare', ma c'e' anche chi
scrive 'Apicella sona e Spatuzza ha cantato', e ancora 'Dopo Buscetta e Spatuzza manchi solo tu'.

Ma tra i migliaia di cartelli ce n'e' anche uno che chiama in causa il presidente della Camera Gianfranco Fini, e recita: 'Meno male che Gianfranco c'e".

"Oggi e' successo qualcosa di cui capiremo tutta l'importanza tra anni e anni, e' una giornata storica. In questa piazza si e' realizzato il paradosso di persone che attraverso la rete, non conoscendosi, si sono portati qua a condividere le idee per cambiare questo mondo di merda". L'ha detto Dario Fo, dal palco della manifestazione a Piazza San Giovanni, dov'e' arrivato con la moglie Franca Rame.
"Non avete idea di che emozione ho ricevuto attraversando mezza citta' a piedi e essendo arrivato qui portato da un'onda di persone che mi ha quasi portato in braccio", ha detto.
"Sono venuti a darvi la notizia che secondo la valutazione della polizia siete 25 - ha scherzato il Premio Nobel -. Sono in molti a non voler far sapere cosa sta succedendo qui, ma la nostra gioia arrivera' lo stesso".
Fo ha aggiunto: "Io e Franca abbiamo 150 anni in due", "163" precisa la Rame, "mi volevo calare qualche anno - continua lui -. Ne abbiamo viste di tutti i colori, ma noi non ci tiriamo indietro, continuiamo a sperare e a essere sicuri che verra' il giorno in cui ce la faremo, in cui tanti giovani non dovranno piu' morire di frustrazione e malinconia perche' sono senza prospettive". Ai ragazzi il commediografo dice: "Metti giu' la valigia, stai qua, verra' il momento anche per noi della festa, della gioia, delle rose". Poi Franca Rame ha letto un pezzo scritto apposta con il marito venendo alla manifestazione, dedicato alla violenza sulle donne, agli scandali politici, alla tv "che sembra una macelleria" e al Cavaliere.

"Siamo qui per questo, per mandare a casa Berlusconi", ha detto il regista Mario Monicelli dal palco allestito in piazza San Giovanni e ha aggiunto: "Ma non solo lui, anche tutti quei vecchi arnesi della politica voltagabbana e corruttori. Dobbiamo cacciare via i politici cattivi".

"Questa e' la prima giornata di resistenza attiva prima di dare la spallata finale a un governo piduista e fascista" che "ha comportamenti mafiosi e non negli
interessi dei cittadini", ha detto Antonio Di Pietro durante la manifestazione del No B Day.
"Il popolo - ha detto il leader dell'Idv - vuole che Berlusconi vada a casa perche' la sua politica economica, sociale e giudiziaria toglie agli onesti e da' ai disonesti; perche' questo governo - ha aggiunto - troppo spesso sta facendo provvedimenti e sta mettendo in campo azioni che assomigliano a comportamenti mafiosi e non negli interessi dei cittadini".
Alla domanda sull'appello di Napolitano al dialogo, Di Pietro ha replicato: "appena avremo riportato l'Italia in uno stato di democrazia partecipata, di informazione plurale, di stato di diritto, potra' riprendere il confronto; ma prima dobbiamo liberare il Paese dal regime berlusconiano".

"Oggi siamo qui ad ascoltare e non siamo frustrati". Lo dice la Presidente del Partito democratico, Rosy Bindi, presente al 'No B-day', a chi le chiede della mancata presenza ufficiale del partito.
"Sono contenta di essere qui - aggiunge Bindi - per capire di piu' quello che accade, di una opposizione che viene dalla rete, da Internet. Poi, quando le persone si incontrano c'e' sempre un valore aggiunto. E' importante vedere la presenza soprattutto di giovani e donne, che hanno una maggiore capacita' di indignazione e di reazione".
Quanto all'adesione dei democratici, Bindi osserva: "Il fatto che sia qui io, che sono il Presidente del partito, vuol dire che le divisioni sono superate. Se poi Di Pietro anziche' continuare ad attaccare noi cambiasse andrebbe anche bene. In Parlamento noi facciamo opposizione e la facciamo forte, ma saremo anche nelle piazze a partire da venerdi' e sabato della prossima settimana".

Il capogruppo del Partito democratico alla Camera, Dario Franceschini, e' in piazza al No Berlusconi day. A titolo individuale, come molti altri dirigenti del Pd perche', come partito, i democratici ufficialmente non hanno aderito alla manifestazione. "Oggi - spiega a chi gli chiede un commento sulla giornata - io sto zitto. Noi parliamo sempre, devono parlare i ragazzi e le ragazze che sono qua...".

"E' importante essere qui, perche' in questa piazza c'e' tanta parte di Italia che e' contro il Governo che sta distruggendo il nostro paese". Lo ha detto Ignazio Marino, presente alla manifestazione del No B Day.
Per quanto riguarda le polemiche sulla presenza del Pd alla manifestazione, Marino ha osservato: "Siamo in tanti qui del Pd, quasi tutti. La sensazione che abbiamo difficolta' con queste manifestazioni e' in larga parte costruita".

"Berlusconi e' un pericolo per la democrazia, non solo in Italia, ma in Europa". Lo dice il portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando, presente al 'No B-day'.
"C'e' il rischio che i vizi di Berlusconi - aggiunge Orlando - possano contagiare il resto dell'Europa. La nostra battaglia e' percio' anche per la democrazia in Europa". Per fortuna ci sono l'Unione Europea e la Corte Costituzionale che ci aiutano a difendere la democrazia. La battaglia la portiamo nelle piazze e in Parlamento".

Il Presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, esponente di Sinistra e Liberta' e' in piazza per il 'No B-day': "Queste persone - dice - sono una risorsa fondamentale per rimettere in campo un'alternativa alla deriva del berlusconismo e del Governo delle destre. Ignorare la piazza sarebbe un grave errore. Bisogna fare emergere la gravita' di una crisi sociale che viene costantemente nascosta.
C'e' un Paese che sta precipitando verso la poverta', ma che viene nascosto dalla contesa politica, che deve ripartire dalla vita dei cittadini a cominciare dai precari e dai disoccupati. In caso contrario e' difficile che potremo conoscere giorni migliori, conosceremo giorni peggiori".

L'associazione Articolo 21 per la liberta' di informazione ha partecipato attivamente al tam tam su internet che ha dato origine al 'No Berlusconi day'. Il suo portavoce, il deputato indipendente Giuseppe Giulietti, da piazza della Repubblica, dove si e' unito ai manifestanti rilancia: "Chiederemo a chi ha partecipato alla manifestazione del 3 ottobre per la liberta' di informazione - dice - di promuovere una grande
giornata per la Costituzione".

"Vogliamo portare in piazza - spiega - milioni di persone e lo dobbiamo fare quando arriveranno nelle aule parlamentari il processo breve e le intercettazioni"

venerdì 14 agosto 2009

PD: CALEARO, AVREI FATTO ACCORDO CON UDC PIUTTOSTO CHE CON DI PIETRO

Di Pietro: ''Craxi incallito corrotto", Stefania Craxi:"Di Pietro cancro della politica da isolare"

Di Pietro: ''Craxi incallito corrotto e Agnelli corruttore''

note di Paturnio:Tra gli istituti esclusi troviamo: le Fondazioni Fratelli Rosselli e Giorgio La Pira di Firenze, la Società dantesca italiana, la Fondazione del Vittoriale degli italiani, la Fondazione Ignazio Silone dell' Aquila, il Centro studi Lucio Colletti, la Fondazione Giacomo Matteotti, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Ugo La Malfa, la Fondazione Augusto Del Noce, la Fondazione Giambattista Vico, il centro internazionale ricerche Pio Manzù, l' Associazione nazionale Sandro Pertini di Firenze, la Fondazione Verga di Catania.
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14 agosto 2009
Roma.
"Una porcata estiva": non usa mezzi termini il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sul suo blog...





...attacca il ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, per aver rifinanziato la Fondazione Craxi per il 2009. "Fin qui - scrive Di Pietro - sapendo che il PdL accoglie in Parlamento condannati per ogni sorta di reato, anche per associazione mafiosa, nulla di che stupirsi: siamo consapevoli di essere di fronte ad un partito ad immagine e somiglianza dei suoi fondatori Berlusconi e Dell'Utri". A indignare il leader dell'IdV è stato però "apprendere che le fondazioni intitolate a Pertini, Di Vittorio e D'Annunzio non riceveranno un euro". "Le fondazioni hanno il compito di promuovere la cultura nel Paese: quali valori vuol promuovere la Fondazione Craxi di cui sua figlia Stefania è presidente?". Di Pietro, dopo aver citato la spiegazione letta su Wikipedia, si chiede se nel patrimonio politico lasciato da Craxi "siano inclusi anche le migliaia di fascicoli giudiziari prova del suo vero valore politico. Craxi non era uno statista, è stato solo il fondatore del sistema dei finanziamenti illeciti ai partiti, un incallito corrotto e corruttore che ha distrutto il sistema economico italiano fondandolo sul meccanismo clientelare piuttosto che su quello meritocratico. Un meccanismo per cui appalti e lavori pubblici finirono nelle mani del miglior offerente invece che del più capace". "Una fondazione, quella Craxi, che scioglierei oggi stesso, poiché - incalza Di Pietro - rifinanziata attraverso il medesimo sistema creato dall'individuo a cui è dedicata: quello del clientelismo. Propongo altre fondazioni ai politici e sodali del Bettino d'Hammamet, dispersi nei maggiori partiti politici italiani: quella dedicata a Mangano o a Rocco Muscari". Per concludere con un attacco a un altro protagonista della vita economica e politica che non c'é più: "nei prossimi giorni darò spazio ad un'altra fondazione all'altezza della precedente: la Fondazione Agnelli, dedicata all'omonimo corruttore, meglio conosciuto dai politici sotto le spoglie di senatore a vita Giovanni Agnelli".

ANSA 14 AGOSTO 2009

Tra gli istituti esclusi troviamo: le Fondazioni Fratelli Rosselli e Giorgio La Pira di Firenze, la Società dantesca italiana, la Fondazione del Vittoriale degli italiani, la Fondazione Ignazio Silone dell' Aquila, il Centro studi Lucio Colletti, la Fondazione Giacomo Matteotti, la Fondazione Giuseppe Di Vittorio, la Fondazione Ugo La Malfa, la Fondazione Augusto Del Noce, la Fondazione Giambattista Vico, il centro internazionale ricerche Pio Manzù, l' Associazione nazionale Sandro Pertini di Firenze, la Fondazione Verga di Catania.

martedì 23 giugno 2009

Di Pietro:"Minzolini va licenziato"

Pdl:"Tg1 corretto,da Idv aggressioni"

Antonio Di Pietro ha chiesto il licenziamento del direttore del Tg1 Augusto Minzolini per “mancanza di trasparenza nell'informazione pubblica” sul caso D’Addario, la escort che dice di aver trascorso notti a pagamento a Palazzo Grazioli. L’Idv vuole un'audizione dei direttori dei Tg Rai in commissione Vigilanza che affronta la questione mercoledì. Dal Pdl, Capezzone ha difeso Minzolini:“Il Tg1 non si piega più ai voleri del centrosinistra".

Il leader dell’Italia dei Valori ha accusato Minzolini durante una conferenza stampa: “è un gossipparo – ha detto – anzi, l’Emilio Fede del servizio pubblico, che toglie spazio alla politica e alle notizie in tv”. Per Di Pietro ci sarebbero gli estremi per arrivare a un licenziamento “per giusta causa”. L’Idv ha allegato alla lettera indirizzata al Presidente della Repubblica materiale che dimostrerebbe le “malefatte” della direzione Minzolini. Tra gli episodi incriminati ci sarebbe anche l’oscuramento di una protesta a Roma da parte dei cittadini de L’Aquila, non soddisfatti dal decreto del governo e preoccupati dai ritardi nella gestione dell'emergenza ricostruzione.

Il partito di Antonio di Pietro sostiene inoltre di essere stato emarginato dal Tg1. Accusa contestata dal capogruppo del Pdl in commissione di Vigilanza Alessio Butti: “Al Tg1, secondo i dati di giugno, più dell’ex-pm sono apparsi solo Berlusconi, Franceschini e Napolitano”. L’Idv ha attaccato le nomine ai Tg di Viale Mazzini, che la commissione di Vigilanza ratifica mercoledì: “Il nostro partito ha rifiutato la spartizione - spiega - per gli incarichi che saranno assegnati domani alla Rai. Una spartizione e un mercimonio di posti su cui deve intervenire la magistratura''.

Di Pietro: “Minzolini pagato da Mondadori
Il leader dell’Italia dei Valori ha dichiarato che Minzolini avrebbe con lui “il dente avvelenato”. Questo il motivo: “Tre volte ha fatto gossip e diffamazione su di me, ed è stato rinviato a giudizio. Una volta è stato anche condannato in primo grado a 4 mesi di reclusione, ma poi si è fatto pagare il risarcimento dei danni dalla Mondadori”. L’ex-pm si riferisce a un articolo pubblicato in passato da Minzolini sul settimanale Panorama.

Capezzone: “Di Pietro vuole arrestare Minzolini”
In difesa di Minzolini è intervenuto il portavoce del Pdl Daniele Capezzone. Sembra quasi fare del sarcasmo quando dice che “il signor Di Pietro, in una pausa rispetto agli impegni e alle questioni del suo partito, trova il tempo per aggredire Augusto Minzolini e ha nostalgia di quando era pm: quasi viene il dubbio che, se potesse, chiederebbe l'arresto del direttore del Tg1”. Ma poi aggiunge: “Non c'è da scherzare". Capezzone ha parlato di “ingiustificati comportamenti minacciosi e arroganti” e di "un Tg1 da alcune settimane rinnovato e non più succube delle esigenze del centrosinistra"

Merlo (Pd): “No alla Rai polo privato d’informazione”
Il Pd è intervenuto sulla polemica attraverso il vicepresidente della commissione di Vigilanza Rai, Giorgio Merlo: “Domani porrò un solo tema in commissione, a proposito della vicenda legata al Tg1: o l’informazione Rai si qualifica come servizio pubblico, e quindi per completezza, obiettività e pluralismo, oppure è un polo privato come tanti altri. Con tanti saluti al pagamento del canone”.

giovedì 18 giugno 2009

DONADI, (IDV): Un premier fragile, debole e ricattabile


foto-post-vizi

La vicenda che coinvolge il premier Berlusconi è squallida e poco edificante e come tale ci interessa poco. Quello che invece ci interessa e molto è che abbiamo un presidente del Consiglio che ama vivere pericolosamente e lo fa da sempre, in tutti gli aspetti della vita. Ha amato vivere pericolosamente come patron di Mediaset, società riconosciuta colpevole di aver pagato tangenti. Ha amato ed ama vivere pericolosamente le sue relazioni sociali, tanto da essersi tenuto in casa per anni Vincenzo Mangano, lo stalliere di Arcore, pluricondannato e teste di ponte della mafia in Lombardia, che osò addirittura definire un eroe. Ama vivere pericolosamente le sue relazioni private, tanto da circondarsi di ragazze giovani per allietare le sue serate e le sue notti.

Ognuno sceglie di vivere la sua vita come meglio crede. Ne risponde alla propria coscienza di uomo, marito e padre. Se il protagonista di questa vita spericolata fosse soltanto un ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto e avanti negli anni, la cosa si fermerebbe lì, dalle parti della nostra morale. Leggeremmo, qualora ne avessimo voglia, i particolari delle sue gesta pruriginose su qualche giornaletto scandalistico, quei giornaletti da ombrellone che allietano le nostre giornate al sole.

La questione qui è un’altra ed assume contorni completamente diversi perché in ballo non c’è quel ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto cui accennavo prima ma il presidente del Consiglio.

Il punto è questo: di quante Mills, Mangano e Noemi, il presidente del Consiglio deve comprare il silenzio per continuare a vivere pericolosamente come ha fatto sino ad oggi? Chi sono e quante sono le persone che, secondo il teorema tecnico-giuridico dell’utilizzatore finale dell’avvocato difensore Ghedini, lo possono ricattare? Quale è il prezzo che paga per il loro silenzio? Quale è il prezzo che un Paese deve pagare per garantire la vita spericolata del presidente del Consiglio? Quante leggi deve ancora subire questo Paese per garantire l’impunità al presidente del Consiglio? Quante bavagli deve ancora subire la stampa di questo Paese per permettere al presidente del Consiglio di continuare a vivere pericolosamente? Quale è il prezzo che dobbiamo pagare per i vizi privati del presidente del Consiglio?

Quanti Mangano ci sono in giro, quanti Mills, quante Noemi? Quante persone ancora si affacceranno alla ribalta di questa squallida vicenda per ricattare il premier?

Non ci sono più confini privati o puramente etici in questa vicenda. In ballo c’è l’immagine e la sicurezza di un Paese, con tutto quello che ne consegue. Un presidente debole, fragile, ricattabile condizionabile nelle scelte da chicchessia, starlette, aspiranti veline, imprenditori senza scrupoli, non può guidare un grande paese con grandi responsabilità internazionali.

18 giugno 2009 www.massimodonadi.it

lunedì 15 giugno 2009

REFERENDUM: DI PIETRO, VOTERO' NO A MALINCUORE


(AGI) - Roma, 15 giu. - Antonio Di Pietro ha confermato che votera’ no al referendum elettorale di domenica e lunedi’. “Andro’ a votare”, ha spiegato il leader dell’Idv ai cronisti a Montecitorio, “e votero’ no, anche se a malincuore perche’ avremmo voluto che il referendum servisse per una nuova legge elettorale” per mettere “in condizione i cittadini di scegliere chi mandare in parlamento”.

Invece, ha ricordato Di Pietro, il premier Silvio “Berlusconi ha detto che si vuol tenere la legge che esce dal referendum”, una legge che permettera’ “a chi ottiene il 30 per cento dei voti di occupare il 60 per cento dei seggi”. (AGI)

Sab

BERLUSCONI: DI PIETRO, COMPLOTTO C’E’ ED E’ QUELLO DI PREMIER


(AGI) - Roma, 15 giu. - “Un complotto c’e’ ed e’ quello del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e dei suoi amici piduisti contro lo stato di diritto”. Cosi’ Antonio Di Pietro ha commentato le parole del premier su un presunto “complotto” della sinistra e dei media.

Il presidente del Consiglio, ha dichiarato il leader dell’Italia dei valori ai giornalisti a Montecitorio, “non si occupa” della “crisi economica”, ma “solo di se’ stesso” e delle vicende “Mills e Noemi”. (AGI)

GOVERNO: DI PETRO "D'ALEMA E' UNA VITA CHE SI TIENE PRONTO, GOVERNARE CON BERLUSCONI, MAI"




(IRIS) - ROMA, 15 GIU - "Opposizione pronta in caso di 'scosse'? D'Alema è una vita che si tiene pronto" il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, commenta così le parole del presidente di ItalianiEuropei dette ieri a 'In mezz'ora'. "Noi dell'Italia dei Valori siamo pronti a costruire un'alternativa di governo a Berlusconi. Il Pd se c'è batta un colpo. Un complotto c'è ed è quello del presidente del Consiglio e dei suoi amici piduisti contro lo stato di diritto. Il governo non si occupa di crisi economica, ma solo del testamento biologico, di Noemi e di Mills" attacca l'ex pm. Sull'ipotesi di un 'governissimo', Di Pietro afferma: "Io governare insieme a Berlusconi? Mai. E' come consegnare il Pronto soccorso a Dracula. Insieme ci si mette per mantenere le poltrone. Mandare a casa Berlusconi è la nostra priorità".

martedì 9 giugno 2009

ELEZIONI EUROPEE 2009: ELETTI IDV

7 pilastri per tornare in Europa

In Europa Italia dei Valori avrà sette parlamentari, tutti di valore. I nomi e profili sono pubblicati di seguito in questo blog. Il loro obiettivo sarà restituire dignità al ruolo della politica nelle istituzioni, risollevare la reputazione del Paese drasticamente collassata dopo un anno di governo Berlusconi, promuovere il programma di 12 punti presentato in campagna elettorale. Colgo l'occasione per ringraziare i candidati alle elezioni, soprattutto coloro che non andranno a Strasburgo, per aver contribuito, ognuno con la propria esperienza, al risultato eccezionale del 6 e 7 giugno. Tutti, come avevo promesso, saranno coinvolti nel rinnovamento avviato in questa campagna elettorale che proseguirà con l'incontro dell'Esecutivo nazionale del 22 giugno fino ad arrivare al Congresso Idv. Il processo di cambiamento, tengo a sottolineare, continua a riguardare tutti i candidati, gli eletti, i cittadini, i sostenitori dell'Italia dei Valori, e a loro rivolgo l'invito a mantenere una partecipazione attiva nel rinnovamento in corso.

Sonia Alfano
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Nato a: Messina, 15 ottobre 1971

Professione: Funzionario della Regione Sicilia

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Pino Arlacchi
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Nato a: Gioia Tauro, 21 febbraio 1951

Professione: Sociologo

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Luigi de Magistris
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Nato a: Napoli, 20 giugno 1967

Professione: Magistrato

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Vincenzo Iovine
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Nato a: Francolise (Ce), 28 dicembre 1955

Professione: Dirigente d'Azienda

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Niccolò Rinaldi
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Nato a: Firenze, 03 dicembre 1962

Professione: Segretario Generale aggiunto presso il gruppo dell'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa al Parlamento europeo

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Giommaria Uggias
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Nato a: Villanova Monteleone (SS), 29 marzo 1961

Professione: Avvocato

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Gianteresio Vattimo (detto Gianni)
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Nato a: Torino, 04 gennaio 1936

Professione: Filosofo

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lunedì 8 giugno 2009

Europee., Roma: Berlusconi il più votato, poi Sassoli. Bene S. Costa

DI PIETRO E DE MAGISTRIS I PIU' VOTATI IDV


Roma, 8 giu. - (dire)Con 261.557 il premier Silvio Berlusconi è il più votato dagli elettori di Roma e provincia. Poco più indietro c'è David Sassoli, capolista del Pd nel collegio dell'Italia centrale, con 205.745 preferenze.

Le posizioni di vertice sono occupate tutte da esponenti del Popolo delle libertà o del Partito democratico: dopo le prime due posizioni, infatti, ci sono Roberta Angelilli (Pdl, 86.656), Marco Scurria (Pdl, 85.773), Alfredo Antoniozzi (Pdl, 81.130), Silvia Costa (Pd, 71.971) e Guido Milana (Pd, 70.874).

Il primo esterno ai due partiti è il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, premiato dai cittadini della Capitale con 45.566 voti. Poco più indietro, l'ex magistrato Luigi De Magistris, sempre dell'Italia dei Valori.

Nonostante i Radicali non abbiano raggiunto il quorum, poi, risulta buona la performance di Emma Bonino con 32.876 voti (Marco Pannella si è fermato a 12.488). Più indietro c'è Luciano Ciocchetti, primo dell'Udc con 21.661.

Tra Sinistra e Libertà e Prc - Pdci, infine, almeno in termini di preferenze la spunta il partito di Nichi Vendola, con il governatore della Puglia arrivato a 20.794 voti. Oliviero Diliberto, primo tra i suoi, si ferma a quota 15.635. Bene anche il leader della Lega, Umberto Bossi: 'Roma ladronà gli ha assegnato ben 3.588 preferenze.
8 giugno 2009

Elezioni europee 2009, commenti ai risultati


Franceschini: «Governo in minoranza»

08 giugno 2009

Silvio Berlusconi (Pdl)
Berlusconi è rimasto veramente sorpreso dalla così alta percentuale di astensionismo e si è detto «certo» che un’affluenza alle urne vicina all’80% - come quella che si è registrata nel voto politico del 2008 - gli avrebbe fatto superare il tetto del 40% in queste Europee. La delusione del premier è la stessa che si legge in faccia a più d’uno nel quartier generale del Pdl, in via dell’Umiltà, a Roma. Anche se, in diverse trasmissioni tv, i big del partito vanno a spiegare che invece la maggioranza (compresa la Lega) è cresciuta rispetto alle ultime Europee e ha registrato solo una lieve flessione rispetto alle politiche.

Dario Franceschini (Pd)
«Il governo è ben sotto il 50%. Oggi è minoranza nel Paese, visto che i voti del Pdl e della Lega messi insieme raggiungono il 45,2%»: lo ha detto Dario Franceschini nella prima conferenza stampa di commento dei risultati della Europee. Il leader del Pd ha letto e citato una serie di affermazioni di Berlusconi a partire da maggio, in cui il presidente del Consiglio affermava che i sondaggi davano il Pdl «oltre il 40%, in alcuni casi al 45%»: «Questa avanzata straordinaria non c’è stata. Siamo 10 punti sotto i sondaggi sbandierati. Oltretutto, in un contesto europeo di avanzata delle destre». Secondo Franceschini, insomma «oggi il governo è in minoranza nel Paese», anche perché «sono stati loro a impostare la campagna come una verifica del governo, e oggi si ritrovano incontestabilmente minoranza. E poi c’era anche il referendum sulla figura del premier, anche questo negativo: dopo un anno di governo, quando chi guida il Paese è in genere all’apice della popolarità, la destra italiana è l’unica in Europa ad arretrare».

Umberto Bossi (Lega Nord)
«Sì sono soddisfatto»: lo ha detto il ministro per le Riforme e leader della Lega, raggiunto telefonicamente dall’agenzia Ansa, commentando l’esito delle Europee. A chi gli ha ricordato che ieri aveva espresso «cautela» sul risultato della Lega alle Europee, ha risposto che «un conto sono le sensazioni, un conto è il ragionamento, e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche». Sul buon risultato ottenuto dalla Lega nelle regioni tradizionalmente “rosse”, Bossi ha detto che «è un risultato importante: lo avevo detto che la Lega ottiene voti anche da coloro che votavano a sinistra e che non si sentono più rappresentati e poi in quei posti sono andato io in campagna elettorale a fare i comizi». Rispetto a ieri, però, secondo Bossi in Italia «non cambia niente»: il risultato delle Europee, insomma, non avrà influenza sulla politica interna e sul governo.

Antonio Di Pietro (Idv)
«Da domani - ha detto l’ex magistrato - non saremo più opposizione, ma una concreta alternativa a questo governo», il cui «modello, che continuiamo a definire “fascista e piduista”, non ci piace affatto». L’Idv, secondo quanto precisato da Di Pietro, non chiude le porte in faccia a nessuno, né pone alcun aut-aut come ha fatto, invece, il leader dell’Udc, ma è chiaro che il Pd dovrà fare i conti con Di Pietro e obbligarsi a «una scelta di campo ben chiara». L’Italia dei Valori, ha detto Di Pietro, «si considera ormai la co-fondatrice di una vera alternativa di governo»; il che significa che punta tutto su «programmi e persone».

Pier Ferdinando Casini (Udc)
«L’Udc è stato premiato e siamo soddisfatti, mentre il bipartitismo ha avuto una dura lezione»: lo ha detto nella notte Pier Ferdinando Casini, commentando le proiezioni sui risultati che collocano l’Udc sopra il 6% alle Europee. «Quella trascorsa è stata una brutta campagna elettorale, non si è parlato dei bisogni degli italiani, mentre ci si è occupato di veline e altro. Noi abbiamo chiesto un voto in più per capire se la nostra sfida, di creare un partito della nazione, aveva gambe per andare avanti. E abbiamo avuto una conferma». Secondo Casini, «c’è un 15% di elettori che non ha rappresentanza e questo è il segno che questo bipartitismo non c’è. Pd e Pdl insieme hanno il 60%, Di Pietro si gonfia di un voto di protesta a danno del Pd, mentre dall’altra parte c’è la Lega che è diventata un partito di protesta e di proposta. Il Pdl paga la scelta sbagliata di individuare un alleato privilegiato nella Lega. Noi abbiamo parlato dei problemi degli italiani con serietà e costanza. Per questo siamo stati premiati».

il secolo XIX 8 GIUGNO 2009

Il Pdl: penalizzati dall'astensionismo
Pd: evitato rischio padrone assoluto

Bossi: «Ero cauto ora sono soddisfatto». Di Pietro: «Siamo
la vera alternativa». Casini: «Dura lezione al bipartitismo»

ROMA (8 giugno) - Franceschini ammette la vittoria di Berlusconi ma avverte: «Il governo non è la maggioranza del paese. Pdl e Lega non superano il 50 per cento. E' stato scongiurato il pericolo del padrone assoluto».

Il Pdl guarda con soddisfazione al risultato elettorale e si gode con la Lega il risultato. E' arrivato il giorno dei risultati elettorali, dei commenti del leader, delle analisi del voto e delle ipotesi future.

Berlusconi non parla, lascia il commento elettorale a Paolo Bonaiuti che ha soprattutto il compito di spiegare la delusione del leader. «Berlusconi sta benissimo, non dico sia soddisfatto, dico però che su queste elezioni si è giocato con un astensionismo enorme, che ha sicuramente influito. E c'è poi anche da constatare il vecchio solito antiberlusconismo di Di Pietro, senza contare che si è molto abusato sul gossip contro il Premier». Queste le parole di Paolo Bonaiuti. «Paghiamo verso la Lega il mancato aumento dei voti, ma quelli che non risultano dal conto sono quelli siciliani. Non essendo andati a votare i siciliani ci abbiamo rimesso: non sono un tuttologo, ma credo ci siano ragioni personali che hanno influito in Sicilia», ha concluso il sottosegretario.

Franceschini: il Pdl non ha sfondato. «Berlusconi ha vinto ma non ha sfondato. Certo, un pezzo d'Italia lo adora a prescindere, qualunque cosa dica e faccia, ma non è il 45% degli elettori. Mi sarebbe piaciuto affrontarlo ad armi pari. Purtroppo, da quindici anni a questa parte non è possibile. In questi giorni ho toccato con mano una disparità enorme di soldi, di mezzi, di tv, di giornali tra il Pd e Berlusconi. Non c'è una sola democrazia al mondo in cui il confronto politico sia così squilibrato. Nelle condizioni italiane neppure Obama avrebbe mai battuto McCain». E' questo il bilancio dei risultato alle europee del segretario del Pd Dario Franceschini.

«Credo al progetto, non mi dimetto». Il Pd arretra, perde voti al Nord, ma non affonda, come invece aveva pronosticato qualcuno. «Al progetto io ci credo ancora. Il Pd resta una grande idea. Purtroppo, appena nato, l'anno scorso ha dovuto affrontare una prova elettorale durissima. Abbiamo perduto il leader dopo il voto amministrativo in Sardegna. E subito è ricominciata un'altra campagna molto difficile. Adesso ci attende un lavoro politico lungo. Dobbiamo dialogare con le opposizioni, certo, ma in primo luogo dobbiamo batterci per costruire un'alternativa sociale e culturale a Berlusconi». Poi uno sguardo al futuro. «Dimissioni? No e perchè dovrei. Sono segretario da tre mesi e dieci giorni, ho un mandato sino a ottobre, farò il mio dovere sino in fondo. E non mi pare proprio l'aria di scissioni, la sopravvivenza del partito non è in gioco e tornare indietro non avrebbe senso».

Bossi: «Ero cauto, ora sono soddisfatto».
«Sì sono soddisfatto»: lo ha detto il ministro per le Riforme e leader della Lega Umberto Bossi commentando l'esito delle Europee. Ieri pomeriggio Bossi si era mostrato cauto nella previsione del risultato. «Un conto sono le sensazioni - replica Bossi -, un conto è il ragionamento e partivo dal presupposto che noi non siamo mai andati bene nelle Europee rispetto ai risultati che invece abbiamo nelle politiche». Quindi adesso è pienamente soddisfatto del risultato ottenuto? «Sì, sì, sono soddisfatto». E cosa ne pensa del buon risultato ottenuto dalla Lega nelle regioni tradizionalmente considerate rosse? «Sì, è un risultato importante, lo avevo detto che la Lega ottiene voti anche da coloro che votavano a sinistra e che non si sentono più rappresentati e poi in quei posti sono andato io in campagna elettorale a fare i comizi».

Di Pietro: siamo la vera alternativa al governo. «Da domani non saremo più opposizione, ma una concreta alternativa a questo governo il cui modello, che continuiamo a definire fascista e piduista, non ci piace affatto». Parola di Antonio Di Pietro. L'Idv, precisa subito, non chiude le porte in faccia a nessuno, nè pone alcun aut-aut come ha fatto, invece, il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, ma è chiaro che già da domani il Pd dovrà fare i conti con Di Pietro e obbligarsi ad «una scelta di campo ben chiara». Perchè il partito del gabbiano che vola non si accontenterà più di una «semplice unione di sigle», nè di «intese strette solo tra alcuni notabili». L'Italia dei Valori, avverte l'ex ministro, «si considera ormai la co-fondatrice di una vera alternativa di governo». Il che significa che punta tutto su «programmi e persone». E lui di persone, per queste elezioni europee, ne ha messe in campo «di straordinarie e di preparatissime» e vorrebbe che un bel «ricambio generazionale» avvenisse anche negli altri partiti a cominciare dal Pd. Ai primi risultati che davano addirittura l'Idv al 9%, Di Pietro non commenta, ma si limita a sorridere guardando il telefonino: «Siamo diventati davvero un grande partito - assicura - con una brava classe dirigente che dobbiamo far crescere ancora di più. La prossima tappa infatti sarà l'esecutivo nazionale del 22 giugno per il nuovo congresso. E poi toglieremo anche il mio nome dal simbolo. Basta con l'identificare l'intero partito con un uomo solo».

Casini: noi premiati, dura lezione al bipartitismo. «Siamo stati premiati e il bipartitismo, che non c'è, ha avuto una dura lezione». È il commento del presidente dei deputati Udc Pier Ferdinando Casini. «Quello che è successo a Lega e Idv -osserva- sta nel novero delle cose. Di Pietro ha giocato togliendo voti al Pd e la Lega è l'alleato ideale. Chi vota Lega al nord, infatti, vota per un partito di protesta e di governo. Ecco perchè si è gonfiato». Per Casini, si tratta di un risultato tanto più «soddisfacente» perchè la campagna elettorale è stata fatta «senza potere locale, senza potere nazionale e in una condizione in cui il partito si trova fuori dai due blocchi». Il presidente dei deputati dell'Udc evidenzia inoltre che i dati finora disponibili mostrano che c'è «un 15% di elettori che non ha rappresentanza. »Il Pd e il Pdl -fa notare- hanno il 60% e quindi non è il caso di continuare a parlare di bipartitismo. Il Pdl paga -prosegue nella sua analisi Casini- la scelta di avere individuato nella Lega un alleato privilegiato ed esclusivo. Noi abbiamo parlato di problemi reali degli italiani con serietà, costanza e in modo silenzioso. Non abbiamo parlato di veline, di gossip o di problemi giudiziari di Berlusconi ma abbiamo parlato dei problemi degli italiani«.
IL GAZZETTINO VENETO 8 GIUGNO 2009

domenica 7 giugno 2009

Europee, risultati: istant poll


POST IN CONTINUO AGGIORNAMENTO

I Istant poll sui risultati a cura di Ipr Marketing:
Pdl tra il 39 e il 43%,
Pd tra il 27 e il 31%
,
Lega Nord 6,5-10,5%
.
Idv 5-8%-8%
Udc tra il 3,7e il 5,7%;
Sinistra e Libertà tra il 2 e il 4%
;
Prc-Pdci-Sinistra europea tra l'1 e il 3%;
;
Lista Bonino Pannella tra l'1 e il 3%.

Sono queste le forbici dei possibili risultati elettorali secondo gli «istant poll» diffusi da «La 7» su un campione 80% dei votanti. Le urne si sono chiuse alle 22 e lo spoglio, per quanto riguarda le Europee, ha preso il via immediatamente (per le amministrative si procederà nella giornata di lunedì). Si attendono dunque i primi risultati reali e di conseguenza le proiezioni su dati reali.



Si conferma in forte calo l'affluenza alle urne per le Europee: la percentuale dei votanti alle 22, in base ai dati del Viminale relativi a circa metà dei comuni interessati, è infatti pari al 62,3%: si tratta di circa 9 punti percentuali in meno rispetto al dato omologo delle europee 2004 (71,6%).

22:51 Di Pietro: "Ora il confronto con l'Udc"

"Il confronto ora è tra Idv e Udc". Il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, comincia a fare una prima analisi del voto, in attesa del risultato finale conversando con i cronisti all'hotel Majestic di Roma. "Il risultato di questa elezione - prosegue - sarà molto importante perchè il Pd dovrà decidere con chi allearsi. Abbiamo ascoltato con molta attenzione Pier Ferdinando Casini in questi giorni e ci siamo resi conto che lui ha posto un aut-aut al Pd: o con me o con l'Idv. E quindi ora il confronto sarà tra Idv e Udc".
L'Idv, comunque, ricorda Di Pietro, "è l'unico partito del centrosinistra che ha migliorato la sua performance del 2008 e che aveva già migliorato con il risultato elettorale precedente. Anche se sono sicuro che domani gli analisti diranno che il Pd ha tenuto e che l'Idv è aumentato leggermente...".
Di Pietro, spera però che l'alleanza con il Pd si mantenga inalterata, anzi, addirittura si rafforzi.

22:38 Latina, il Pd denuncia doppi voti alla Procura

Alcuni rappresentanti di lista avrebbero, approfittando della loro posizione, chiesto e ottenuto di votare nel seggio dove erano stati assegnati, sebbene avessero già votato nel seggio 'naturale' delle rispettive residenze. E' quanto denunciato in un esposto alla Procura della Repubblica di Latina dal segretario comunale del Pd di Latina, Giorgio De Marchis. L'esponente del centrosinistra parla di un "imbroglio" creato ad arte per consentire ai rappresentanti delle opposte fazioni politiche di ottenere un 'doppio' consenso.

"Grazie a tutti, dobbiamo essere fieri e consapevoli dell'essere speranza, democrazia e straordinarietà". Così ad urne chiuse Marco Pannella ringrazia i mille e quattrocento intellettuali ed artisti, uomini di scienza e gente comune che hanno lasciato le loro dichiarazioni di voto per la lista Bonino-Pannella. Dai microfoni di Radio radicale Pannella annuncia ancora una volta la lotta per "impedire di chiudere la radio".

fonte repubblica.it 7 giugno

Di Pietro: Vi supplico, andate a votare (video)

martedì 2 giugno 2009

DI PIETRO: INTERPELLANZA URGENTE SU VOLI DI STATO

Alla faccia dei cittadini

bicchieri.jpg

INTERPELLANZA:LEGGI IL DOCUMENTO

Questo Presidente del Consiglio svende l’Italia e racconta frottole agli italiani. Tralascio il degrado nel quale oggi Silvio Berlusconi ha fatto sprofondare il Paese a livello internazionale rendendoci lo zimbello d’Europa.
Tralascio le decine e decine di altre bufale che hanno dimostrato l’inadeguatezza del presidente del Consiglio nel risolvere la crisi economica che, per ora, ci accomuna al resto dei Paesi europei, ma che ben presto gli italiani capiranno essere più profonda, crisi dalla quale vedremo uscire gli altri Stati, ma che in Italia durerà certamente molto più a lungo.

Vorrei soffermarmi, invece, sull’uso personale dei voli di Stato che, per certi versi, nella loro estrema banalità, rispetto ai gravi fatti di cui Berlusconi si è macchiato in questa legislatura, sono la dimostrazione che oggi al governo c’è un pessimo Presidente del Consiglio.
Durante il Governo Prodi, gli allora ministri Mastella e Rutelli si resero autori di una vicenda che finì su tutti i giornali: aver utilizzato i voli di Stato per andarsene al Gran Premio di F1 di Monza. Non fu un bell’esempio e l’Italia dei Valori condannò quell’azione senza mezzi termini.
Dopo quella vicenda, un giro di vite sull’accesso ai voli di Stato mise la parola fine al peculato di governo dimezzando in 2 anni le spese da 50 a 28 milioni di euro.
Appena insediato, Silvio Berlusconi ha ripristinato l’accesso disinvolto ai voli di Stato con la consapevolezza e la premeditazione di volerne fare largo uso per amici, vallette, avvenenti aspiranti GF (Grande Fratello), cantanti, amici e vip da trasportare ovunque ci sia bisogno per un favore personale o per una festicciola in Sardegna, verso quella che oggi appare più una meta di turismo sessuale che non una residenza estiva di un Presidente del Consiglio.

L’Italia va a picco con un Pil a -5% e un tasso di disoccupazione reale al 10% e loro brindano alla faccia dei cittadini.

Oggi l’Italia dei Valori ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere spiegazioni sul peculato governativo dei voli di Stato. L’interrogazione giace in Parlamento, il primo organo in cui un uomo di Stato dovrebbe andare a riferire, ma sappiamo già che la risposta ci giungerà o da ‘Porta a Porta’, in una puntata fatta ad hoc, o da qualche convegno pubblico che Berlusconi strumentalizzerà per l’occasione.

Di una cosa siamo certi, la risposta, se ci sarà, sarà una menzogna.

fonte www.antoniodipietro.com

lunedì 1 giugno 2009

Voli di Stato usati per le feste private del premier? DI PIETRO: Berlusconi reo di peculato

Ferrero: ''Uso sporco e privo di qualunque dignità e moralità del potere ''


Bufera sul presunto uso che il Cavaliere avrebbe fatto degli aerei di Stato. Di Pietro annuncia interrogazione in Parlamento. Da Bari il premier torna a parlare delle polemiche sulle foto scattate a Villa Certosa e sulle dichiarazioni di Daniela Santanché a 'Libero', secondo la quale la Lario ha un compagno,''il capo della sicurezza di villa Macherio''. ''Le intromissioni nel privato hanno toccato il fondo''


Roma, 31 mag. (Adnkronos/Ign) - Silvio Berlusconi resta nel mirino dell'opposizione. Questa volta a scatenare le ire dei suoi antagonisti politici: l'uso che il premier avrebbe fatto dei voli di Stato messi a disposizione di alcuni suoi ospiti invitati in Sardegna.



Durissimo Antonio Di Pietro che condannando ''questo vizio di utilizzare gli aerei di Stato per andare a vedere le partite, la formula uno o per andare a fare baldoria in riva al mare'' accusa il Cavaliere di ''peculato''. Secondo Di Pietro infatti ''è proprio da questi comportamenti che si vede chi è nelle istituzioni per farsi gli interessi propri e chi è nelle istituzioni per fare gli interessi della collettività''. ''Noi di Idv - annuncia l'ex magistrato - presenteremo un'interrogazione urgente in Parlamento perché si faccia subito chiarezza su questa torbida vicenda''.

Mentre David Sassoli, rispondendo a una difesa che del premier aveva fatto il ministro dell'Interno Maroni liquidando le accuse come ''vicende della polemica politica legate alla campagna elettorale'', sottolinea che ''se un politico usa voli di Stato per motivi personali non è né gossip né campagna elettorale, è semplicemente un uso improprio dei soldi del contribuente, dei cittadini. E il ministro dell'Interno dovrebbe occuparsi anche di questo. Capisco l'imbarazzo - sottolinea l'ex mezzobusto Rai - ma Maroni non può negare l'evidenza''.

Di un ''uso sporco e privo di qualunque dignità e moralità del potere stesso'' parla il leader di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. ''Oggi ho incontrato molte famiglie di portatori di handicap che denunciavano l'assenza o la carenza dei servizi alla persona e il peso enorme di rette chieste per i servizi offerti di gran lunga maggiori agli assegni familiari che offre lo Stato. Non voglio pensare - sottolinea l'ex ministro - a quante rette e quanti servizi sociali si potrebbero pagare con gli sprechi dei soldi riscontrati sui voli di aerei di Stato che il premier Berlusconi usa per portare in giro amiche e attricette alle sue feste e alle sue ville, ma so che sarebbero tanti''.

domenica 31 maggio 2009

ANTONIO DI PIETRO: VORREI OCCUPARMI DEI PROBLEMI DELLA GENTE E DEL PAESE

30 Maggio 2009

Le responsabilita' di Draghi e Marcegaglia

margedraghi.jpg

Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere “sfascista” e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione.

Come posso tacere con un Presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l'unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce “grumi sovversivi” coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell'occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, più simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno.

Il dibattito politico oggi è in mano alle parti sociali, ai sindacati, alle associazioni industriali e dei consumatori, alla Banca d'Italia, a Legambiente. Il governo ha completamente tolto questo ruolo ai cittadini.

Draghi, governatore della Banca d'Italia, ieri ha dipinto un quadro economico del Paese sconcertante in un contesto in cui il prodotto interno lordo segna un -5% e lascia sperare ben poco senza interventi drastici in tutti i settori. Ha auspicato il completamento degli ammortizzatori sociali, la ripresa degli investimenti pubblici, le azioni di sostegno della domanda e del credito. Ma il governo nicchia e fa la parte dell'asino o semplicemente se ne frega, assorto a gestire il gossip della famiglia Berlusconi e l'informazione è assente, di facciata e defunta.

Quelli di Draghi sono gli stessi auspici fatti da Emma Marcegaglia nell'incontro tra Governo e Confindustria della scorsa settimana. Le risposte di Silvio Berlusconi, alle richieste degli industriali, furono chiacchiere e una vergognosa arringa contro la magistratura. Anche in quell'occasone Berlusconi volle infatti condividere con la platea i suoi problemi giudiziari più che una strategia per uscire dal tunnel della crisi. Vorrei comprendere la preoccupazione sia di Draghi che degli industriali, ma si è credibili quando si bacchetta un sistema che si risiede, solo se si include l'autocritica verso il proprio operato. Dov'era il governatore Draghi quando il crack economico ha investito le banche e la lordura finanziaria che la Banca d'Italia aveva visto crescere? Perché non si è provveduto a tutelare, oltre alle banche anche i risparmiatori, vittime di raggiri che alimentavano ed alimentano compensi da capogiro, stock option di manager e galoppini senza scrupoli?

E il presidente Marcegaglia perché non ha preso le distanze da quegli ignobili applausi che hanno riempito la sala durante l'attacco di Silvio Berlusconi alla magistratura, umiliando così quella parte sana del tessuto imprenditoriale che non si riconosce in un corruttore ed evasore fiscale? I risparmiatori, gli operai, le banche e le imprese aspettano solo un gesto di coraggio per riscattare un sistema ed un Paese in cui è sempre più difficile riconoscersi. Chi ha questa responsabilità, signor Draghi e signora Marcegaglia? Chi ha il dovere di avviare un processo di cambiamento che porti l'Italia verso un futuro migliore dell'attuale drammatica situazione?

FONTE www.antoniodipietro,com 30 maggio 2009

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