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giovedì 18 giugno 2009

Patrizia D’Addario, Intervista Corriere della Sera:"Ho le prove di quello che dico"


Il racconto

«Incontri e candidatura. Ecco la mia verità»

Patrizia D’Addario in lista alle Comunali

Patrizia D’Addario
Patrizia D’Addario

DAL NOSTRO INVIATO
BARI — Patrizia D’Addario è candidata nelle li­ste di «La Puglia prima di tutto», schieramento inse­rito nel Popolo della Libertà alle ultime elezioni co­munali a Bari. Ha partecipato alle prime settimane di campagna elettorale al fianco del ministro per i Rapporti con le Regioni Raffaele Fitto e degli altri politici in corsa per il Pdl. Ma adesso ha deciso di rinunciare perché vuole raccontare un’altra verità. La D’Addario ha cercato il Corriere e registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione, trattandosi di una candidata alle am­ministrative.

«Mi hanno messo in lista — afferma — perché ho partecipato a due feste a palazzo Grazioli. Ho le prove di quello che dico e voglio raccontare che co­sa è successo prima che decidessi di tirarmi indie­tro. Il mio nome è ancora lì, ma io non ci sono più».

Cominciamo dall’inizio. Quando sarebbe anda­ta a palazzo Grazioli?
«La prima volta è stato a metà dello scorso otto­bre ».

Chi l’ha invitata?
«Un mio amico di Bari mi ha detto che voleva far­mi parlare con una persona che conosceva, per par­tecipare a una cena che si sarebbe svolta a Roma. Io gli ho spiegato che per muovermi avrebbero dovu­to pagarmi e ci siamo accordati per 2.000 euro. Allo­ra mi ha presentato un certo Giampaolo».

Qual era la proposta?
«Avrei dovuto prendere un aereo per Roma e lì mi avrebbe aspettato un autista. Mi dissero subito che si trattava di una festa organizzata da Silvio Ber­lusconi ».

E lei non ha pensato a uno scherzo?
«Il mio amico è una persona di cui mi fido cieca­mente. Ho capito che era vero quando mi hanno consegnato il biglietto dell’aereo».

Quindi è partita?
«Sì. Sono arrivata a Roma e sono andata in taxi in un albergo di via Margutta, come concordato. Un au­tista è venuto a prendermi e mi ha portato all’Hotel de Russie da Giampaolo. Con lui e altre due ragazze siamo entrati a palazzo Grazioli in una macchina con i vetri oscurati. Mi avevano detto che il mio no­me era Alessia».

E poi?
«Siamo state portate in un grande salone e lì ab­biamo trovato altre ragazze. Saranno state una venti­na. Come antipasto c’erano pezzi di pizza e champa­gne. Dopo poco è arrivato Silvio Berlusconi».

Lei lo aveva mai incontrato prima?
«No, mai. Ha salutato tutte e poi si è fermato a parlare con me. Ho capito di averlo colpito perché mi ha chiesto che lavoro facessi e io gli ho parlato subito di un residence che voglio costruire su un terreno della mia famiglia. Ci ha mostrato i video del suo incontro con Bush, le foto delle sue ville, ha cantato e raccontato barzellette.

Lei è tornata subito a Bari?
«Era notte, quindi sono andata in albergo e Giam­paolo mi ha detto che mi avrebbe dato soltanto mil­le euro perché non ero rimasta».

C’è qualcuno che può confermare questa sto­ria?
«Io ho le prove».

Che vuole dire?
«Che quella non è stata l’unica volta. Sono torna­ta a palazzo Grazioli dopo un paio di settimane, esat­tamente la sera dell’elezione di Barack Obama».

Vuol dire che la notte delle presidenziali degli Stati Uniti lei era con Berlusconi?
«Sì. Nessuno potrà smentirmi. Ci sono i biglietti aerei. Anche quella volta sono stata in un albergo, il Valadier. Con me c’erano altre due ragazze. Una la conoscevo bene. È stato sempre Giampaolo a orga­nizzare tutto».

E che cosa è accaduto?
«Con l’autista ci ha portato nella residenza del presidente, ma quella sera non c’erano altre ospiti. Abbiamo trovato un buffet di dolci e il solito piani­sta. Quando mi ha visto, Berlusconi si è ricordato subito del progetto edilizio che volevo realizzare. Poi mi ha chiesto di rimanere».

Si rende conto che lei sostiene di aver trascor­so una notte a palazzo Grazioli?
«Ho le registrazioni dei due incontri».

E come fa a dimostrare che siano reali?
«Si sente la sua voce e poi c’erano molti testimo­ni, persone che non potranno negare di avermi vi­sta ».

Scusi, ma lei va agli incontri con il registrato­re?
«In passato ho avuto problemi seri con un uomo e da allora quando vado a incontri importanti lo por­to sempre con me».

E lei vuol far credere che non è stata controlla­ta prima di entrare nella residenza romana del premier?
«È così, forse sono stata abile. Ma posso assicura­re che è così».

E può anche provarlo?
«Berlusconi mi ha telefonato la sera stessa, appe­na sono arrivata a Bari. E qualche giorno dopo Giam­paolo mi ha invitata a tornare. Ma io ho rifiutato».

A noi la sua versione sembra poco credibile...
«Lo dicono i fatti. Berlusconi mi aveva promesso che avrebbe mandato due persone di sua fiducia a Bari per sbloccare la mia pratica. Non ha mantenuto i patti ed è da quel momento che non sono più volu­ta andare a Roma, nonostante i ripetuti inviti da par­te di Giampaolo. Loro sapevano che avevo le prove dei miei due precedenti viaggi».

E non si rende conto che questo è un ricatto?
«Lei dice? Io posso dire che qualche giorno dopo Giampaolo ha voluto il mio curriculum perché mi disse che volevano candidarmi alle Europee».

Però lei non era in quella lista?
«Quando sono cominciate le polemiche sulle veli­ne, il segretario di Giampaolo mi ha chiamata per dirmi che non era più possibile».

Quindi la candidatura alle Comunali è stata un ripiego?
«A fine marzo mi ha cercato Tato Greco, il nipote di Matarrese che conosco da tanto tempo. Mi ha chiesto un incontro e mi ha proposto la lista 'La Pu­glia prima di tutto' di cui era capolista lo zio. Io ho accettato subito, ma pochi giorni dopo ho capito che forse avevo commesso un errore».

Perché?
«La mia casa è stata completamente svaligiata. Mi hanno portato via cd, computer, vestiti, bianche­ria intima. È stato un furto molto strano».

Addirittura? Ma ha presentato denuncia?
«Certamente. Ma ho continuato la campagna elet­torale. È andato tutto bene fino al giorno in cui Ber­lusconi è arrivato a Bari per la presentazione dei can­didati del Pdl. Io lo aspettavo all’ingresso dell’Hotel Palace. Lui mi ha guardata, mi ha stretto la mano ed è entrato nella sala piena. Io ero in lista, quindi l’ho seguito. Ma all’ingresso della sala sono stata blocca­ta dagli uomini della sicurezza e del partito che mi hanno impedito di partecipare all’evento».

È il motivo che adesso la spinge a raccontare questa storia?
«No, avrei potuto continuare a fare campagna elettorale e trattare con loro nell’ombra. La racconto perché ho capito che mi hanno ingannata. Avevo chiesto soltanto un aiuto per un progetto al quale tengo molto e invece mi hanno usata».

Fiorenza Sarzanini
Corriere della Sera 17 giugno 2009

mercoledì 17 giugno 2009

BERLUSCONI -D'ADDARIO, D'ALEMA: NON FACCIA COME CON NOEMI

Fonti ufficiose della procura di Bari confermano le notizie di stampa su un'indagine
per induzione alla prostituzione che tira in ballo anche Silvio Berlusconi

Il Pdl all'attacco di D'Alema: "Come sapeva?"
L'ex premier: "Non faccia come con Noemi"

"Speculazioni vergognose, ho espresso un giudizio politico". Franceschini: "Vogliono fare le vittime"
Il legale del Cavaliere e il Guardasigilli a Palazzo Grazioli. "Decideremo nei prossimi giorni"


Il Pdl all'attacco di D'Alema: "Come sapeva?" L'ex premier: "Non faccia come con Noemi"

Massimo D'Alema

ROMA - Il Pdl alza le barricate intorno a Berlusconi. Dopo la conferma da parti di fonti ufficiose della procura di Bari sull'indagine per induzione alla prostituzione in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna (ovvero palazzo Grazioli e villa Certosa) parla di "attacco scandalistico privo di fondamento".

Bondi, La Russa e Verdini, non parlano dell'indagine nel merito, ma preferiscono invece attaccare D'Alema: "Come faceva a 'immaginare' in anteprima assoluta i contenuti (tutti da verificare) di una nuova inchiesta?", dicono riferendosi alle parole pronunciate dall'ex ministro nella trasmissione di Lucia Annunziata. E D'Alema replica mandando un consiglio al premier: "Faccia quello che non ha fatto nel caso Noemi, chiarisca e risponda". Franceschini: "Gridano al complotto per cercare di trasform

Il Pdl. L'ufficio di presidenza del Pdl esprime, all'unanimità, "vicinanza e totale solidarietà al presidente Silvio Berlusconi, anche oggi oggetto di un attacco scandalistico tanto privo di fondamento quanto estraneo ai temi di una corretta valutazione dell'operato di un leader politico e del suo movimento".
Sandro Bondi, Ignazio La Russa e Denis Verdini chiedono se "sono questi gli argomenti e i metodi di lotta politica su cui conta l'opposizione per provocare 'la scossa' evocata da D'Alema? E, a proposito, come faceva D'Alema a 'immaginare' in anteprima assoluta i contenuti (tutti da verificare) di una nuova inchiesta della Procura di Bari dopo la sua visita nella città?".

Sulla stessa lunghezza d'onda anche il legale di Silvio Berlusconi e deputato del Pdl, Niccolò Ghedini. Dell'inchiesta della procura di Bari "non sappiamo nulla, ma certamente non può essere un'inchiesta nei confronti del presidente del consiglio". "Qualsiasi ricostruzione si possa ipotizzare, ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza e vere non sono, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile", sostiene l'avvocatoche aggiunge: "Vicenda inesistente. Non credo che la D'Addario sia mai andata a casa del premier".

Lo stesso Ghedini e il ministro della Giustizia Alfano si sono recati a Palazzo Grazioli circa mezz'ora dopo il rientro del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi dal Quirinale, dove aveva partecipato alla colazione di lavoro con il capo dello Stato Giorgio Napolitano sui temi dell'imminente Consiglio europeo. "Strategie nei confronti del Corriere della Sera in questo momento, ovviamente, non ce ne sono, nel senso che cercheremo di approfondire queste notizie che ci appaiono completamente sprovviste di qualsiasi connessione fattuale e logica. Dopodiché decideremo il da farsi nei prossimi giorni", afferma Niccolò Ghedini, alla. Quanto alle dichiarazioni di Patrizia D'Addario, l'avvocato afferma: "A me pare che sia una dichiarazione di una persona che, evidentemente, è delusa dal suo risultato elettorale e forse ha, con questa intervista, un momento di particolare notorietà.

"D'Alema e partito non sono nuovi a contiguità inquietanti con alcuni settori politicizzati della magistratura. Le domande quindi fatte dai coordinatori del Pdl sono più che plausibili e a queste deve rispondere D'Alema", ha detto il presidente dei senatori del PdL, Maurizio Gasparri, che accusa D'Alema di essere "un grande esperto di manovre e di intrighi".

La replica di D'Alema. Parole alle quali replica a stretto giro di posta lo stesso ex presidente del Consiglio che si dice "colpito" dalla notizia del Corriere della Sera: "Si sta facendo una vergognosa speculazione - spiega D'Alema - Quello da me espresso domenica scorsa nel programma In mezz'ora era un giudizio politico, come è stato del tutto evidente a chi ha visto la trasmissione, riferito al governo e al nervosismo del presidente del Consiglio, il quale aveva appena denunciato oscuri e imprecisati complotti contro di lui. Nessun riferimento, dunque, da parte mia, a vicende giudiziarie di cui non so nulla. Per quanto riguarda, poi, le insinuazioni prive di qualsiasi fondamento di verità e di riscontri, mi riservo di agire su ogni piano nei confronti dei calunniatori".

"Consiglierei a Berlusconi - aggiunge poi D'Alema in una intervista televisiva - di fare ciò che si fa in questi casi: c'è una intervista sul Corriere della Sera dove qualcuno gli fa delle accuse, risponda. Faccia quello che non ha fatto nel caso Noemi, chiarisca e risponda".

Anche Dario Franceschini, segretario del Partito Democratico, interviene nella polemica: "Massimo D'Alema ha risposto con determinazione e indignazione alle accuse assurde del Pdl - afferma con una nota - E ha ragione: tutti quelli che lo hanno ascoltato hanno capito perfettamente che quando parlava di scosse si riferiva a fatti politici. Tutto il resto - dice ancora il segretario del Pd - fa parte del solito copione di Berlusconi e della destra, fatto di attacchi a tutto e tutti, la stampa, l'opposizione, la magistratura, gridando al complotto per cercare di trasformarsi in vittima e raccogliere qualche voto in più ai ballottaggi. Già visto cento volte, non funziona più".

(La Repubblica 17 giugno 2009)

lunedì 15 giugno 2009

GOVERNO: DI PETRO "D'ALEMA E' UNA VITA CHE SI TIENE PRONTO, GOVERNARE CON BERLUSCONI, MAI"




(IRIS) - ROMA, 15 GIU - "Opposizione pronta in caso di 'scosse'? D'Alema è una vita che si tiene pronto" il leader dell'Italia dei valori, Antonio Di Pietro, commenta così le parole del presidente di ItalianiEuropei dette ieri a 'In mezz'ora'. "Noi dell'Italia dei Valori siamo pronti a costruire un'alternativa di governo a Berlusconi. Il Pd se c'è batta un colpo. Un complotto c'è ed è quello del presidente del Consiglio e dei suoi amici piduisti contro lo stato di diritto. Il governo non si occupa di crisi economica, ma solo del testamento biologico, di Noemi e di Mills" attacca l'ex pm. Sull'ipotesi di un 'governissimo', Di Pietro afferma: "Io governare insieme a Berlusconi? Mai. E' come consegnare il Pronto soccorso a Dracula. Insieme ci si mette per mantenere le poltrone. Mandare a casa Berlusconi è la nostra priorità".

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