giovedì 29 ottobre 2009

Michael Jackson, That is it: Prima di morire era un prodigio ai confini della natura

L’ultimo Jackson era in gran forma un prodigio ai confini della natura
di Redazione

Se questo era Michael Jackson poco prima di morire (This is it era il titolo del brano che chiudeva e insieme titolava il suo ritorno concertistico sulle scene), l’unica cosa da fare è chiedergli scusa. Ricordate? «Non si reggeva più in piedi, era ormai pelle e ossa, si drogava, era calvo, aveva la dentiera»... E invece dalle immagini del film-documentario che racconta i tre mesi di prova per il primo dei cinquanta concerti previsti alla 02 Arena di Londra (Michael Jackson's This is it, regia di Kenny Ortega, da domani e per sole due settimane sugli schermi cinematografici di tutto il mondo, 600 solo in Italia) emerge un artista completo, musicalmente perfetto, di straordinaria presenza e padronanza scenica, in grado di intervenire su ogni aspetto dello show: dalle luci agli effetti speciali, dalla valorizzazione dei singoli partner alla scenografia d’insieme. Lo spettacolo che aveva in mente e di cui il documentario dà diligentemente conto, era qualcosa che avrebbe fatto impallidire qualsiasi concerto rock e/o pop fino ad allora realizzato, una via di mezzo fra un musical, un film di Spielberg, un’opera di danza moderna...
Come tutte le creature irreali, Jackson era a suo agio solo in un mondo fantastico, dove gli zombie risorgono, le immagini si sdoppiano, la finzione cinematografica si fa realtà. Un mondo che gli permetteva di entrare e uscire dai film con Rita Hayworth e Humphrey Bogart, dai fondali di cartapesta dello skyline di New York o dalle pellicole che ritraevano la foresta amazzonica...
Questo essere asessuato, né uomo né donna, e come senza età, condannato a un’eterna e artificiale giovinezza, alieno persino nella pigmentazione della pelle, un negro-bianco, un bianco-negro, un’altra cosa, funzionava perfettamente lì dove ogni regola è sospesa, ogni prodigio è naturale, ogni licenza artistica è permessa. Fuori da quel palcoscenico, la normalità della realtà doveva apparirgli così incomprensibile da atterrirlo. La quotidianità, ovvero la vita, deve essere stata per lui un lungo, insopportabile incubo.
Un altro aspetto che emerge in This is it, e che in qualche modo è correlato con quanto andiamo dicendo, è una professionalità mai capricciosa, ma umilmente orgogliosa. Si capisce come lavorare con lui potesse essere considerato un apice, un arricchimento e per molti versi un’educazione. Nessun divismo, nessuna compiacenza né impazienza. Essendosi costruito un mondo fuori dal mondo, Jackson vi regnava nel segno dell’armonia, un sovrano gentile che sussurrava i suoi grazie e non sopportava l’infelicità, che giocava con la musica con la serietà gioiosa tipica dei divertimenti infantili.
Per uno che aveva esordito nel campo della musica a undici anni, This i sit sarebbe dovuto essere il compendio, la celebrazione e la riaffermazione di un talento artistico che per i successivi quaranta era però andato di pari passo con un rovinoso quanto patetico alterarsi della personalità (la chirurgia plastica in eccesso, la paura delle malattie, l’ossessione per l’igiene, il sospetto e poi le accuse di pedofilia eccetera). Il tempo, che con lui da subito era stato prodigo, alla fine gli si è dimostrato avaro, ma può anche darsi che fosse questa la giusta misura delle cose, scomparire quando se ne attendeva la ricomparsa, ma lasciando il ricordo di che cosa sarebbe stata: una meravigliosa fiaba per adulti cantata e recitata da un principe
il Giornale 29 ottobre 2009

mercoledì 28 ottobre 2009

Bersani a Di Pietro: "La nostra opposizione è diversa" (foto)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/morto-serrault/morto-serrault/stor_10907316_12330.jpg
(MICHEL SERRAULTI)

IL PD non sarà in piazza il 5 dicembre per il "noberlusconi day"


Il leader democratico incontra quello dell'Idv: "Rispetto per l'iniziativa del 5 dicembre ma abbiamo modi diversi di fare l'opposizione. A marzo alleanze regione per regione"
Bersani, il Pd non andrà in piazza. Veltroni: "Non si torni indietro"
"Rutelli? Il popolo delle primarie ci ha chiesto di andare avanti assieme"
E a Berlusconi: "Comunisti? Lo ripete da anni, chiunque sia il leader. Lo scelga lui allora..."

ROMA - Niente adesione alla manifestazione del 5 dicembre. Con Di Pietro, alle regionali, "alleanze caso per caso". Su Rutelli, nessun commento, ma ricorda che tre milioni di persone, alle primarie, "hanno chiesto unità". E a Berlusconi, che ritorna col suo antico refrain dei comunisti, risponde ironico: "Lo ha sempre detto, con tutti i nostri leader. A questo punto, scelga lui il segretario...". D'altronde dal Cavaliere non è arrivata nessuna telefonata di congratulazione: "Ha preferito telefonare a Ballarò...". Per Pier Luigi Bersani, da tre giorni nuovo segretario del Pd, è il momento di mettere i piedi nel piatto della leadership. Incassando l'augurio di Romano Prodi ("ci penserà lui a mandare a casa Berlusconi"), gestendo la grana Rutelli, la prima polemica con il Cavaliere e un botta e risposta con Walter Veltroni che teme un ritorno al passato. E domani è in programma il faccia a faccia con i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani.

Di Pietro, alleanze regione per regione. Nella sede del Pd vertice con Antonio Di Pietro. Sul tavolo alleanze e strategie dell'opposizione. Alla fine il risultato è che in vista delle regionali Pd e IdV "convergeranno in un'alleanza che verrà fatta regione per regione". "C'è l'intenzione reciproca di lavorare insieme".

"Con Di Pietro - continua Bersani - ci sono punti di divergenza anche acuti, ma c'è la consapevolezza che la nostra responsabilità è quella di costruire un'alternativa. Per me l'antiberlusconismo è fare l'alternativa e nel mestiere democratico dell'opposizione c'è sempre il compito di offrire un'alternativa. Ma ciò non avviene dalla domenica al lunedì, è un percorso complesso e non ci sono scorciatoie".

Lavorare assieme, dunque, non significa schiacciarsi l'uno sull'altro. Tanto è vero che il neoleader Pd nega la sua adesione alla manifestazione del 5 dicembre, che vedrà proprio l'ex pm e il Prc in piazza a Roma per chiedere le dimissioni di Berlusconi. "C'è rispetto per questa iniziativa - dice Bersani - ma le convergenze vanno predisposte prima, si fanno in due, perciò no, non aderiremo". "Abbiamo due modi diversi di fare opposizione - continua il segretario -, ma dobbiamo prenderci la responsabilità di dialogare e trovare punti di convergenza economici e democratici, perciò continueremo a discutere". Bersani rilancia, infine, il suo messaggio: "Bisogna essere convincenti e se c'è un baricentro poi le convergenze arrivano".

Veltroni: "No a riflussi nel socialismo". "Se il Pd rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla Grande Coalizione, si suicida. E, nel breve periodo, una coalizione che metta insieme l'Udc e la sinistra radicale è semplicemente impensabile. Ci vuole un'alleanza riformista, che abbia però al centro un partito grande, un partito di centrosinistra". Così Walter Veltroni risponde a Bruno Vespa nell'intervista per il nuovo libro del giornalista. Ma Bersani taglia corto: "Il Pd? Va avanti! Va avanti!".

Il caso Rutelli. Nessun commento diretto sull'annunciato addio dell'ex leader Dl. Ma Bersani segnala che gli elettori "sono stati chiari, e hanno detto andate avanti insieme". "I tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie, rappresentano un messaggio unitario, vertici del partito dovrebbero sentire la responsabilità".

Berlusconi e i comunisti. "Noi il nuovo Pci? Ma il premier diceva che eravamo comunisti già prima che diventassi segretario io, lo diceva con Veltroni, con Franceschini... Ce lo fornisca lui allora il segretario buono...". bersani replica con questa battuta alle parole pronunciate ieri dal Cavaliere a Ballarò.
(la repubblic a28 ottobre 2009)

BERLUSCONI A BALLARO' 27 OTTOBRE 2009 (VIDEO)

WEB HOSTING GRATIS: I MIGLIORI (OTTOBRE 2009)

Ecco gli articoli più interessanti trovati sul web nel mese di ottobre 2009:


da geeekissimo 10 ottobre 2009:

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DIMISSIONI MARRAZZO: "HO OPERATO PER IL BENE DELLA COMUNITA' LAZIALE"

27/10/2009 (22:00) - BUFERA SUL LAZIO - LA SVOLTA DEL PRESIDENTE DELLE REGIONE
Marrazzo si dimette: "Basta politica"





Il governatore lascia con una lettera:
soffro troppo, errori personali ma ho
sempre fatto gli interessi dei cittadini
ROMA
Piero Marrazzo si è dimesso. Il governatore ha deciso di accelerare la sua uscita dalla Regione Lazio. Troppo stress e troppe pressioni. «Basta, voglio chiudere, non avere più nessun contatto con la mia vita politica», ha detto Marrazzo ai suoi collaboratori annunciando la repentina decisione di dimettersi.

Poco dopo la lettera di dimissioni. «Ho operato per il bene della comunità laziale. Mi auguro che questo possa essermi riconosciuto al di là degli errori personali che posso avere commesso nella mia vita privata», scrive il presidente dimissionario della Regione Lazio al suo vice Montino e al presidente del consiglio regionale Astorre. «Le mie condizioni personali di sofferenza estrema - si legge nella missiva - non rendono più utile ai cittadini del Lazio la mia permanenze alla guida della Regioni. Comunico con la presente le mie dimissioni definitive e irrevocabili dalla carica di presidente della Regioni Lazio».

Il giorno della fine dell’uomo pubblico Piero Marrazzo era inizia con la fuga da casa e la determinazione a dimettersi subito. Recidere tutti i fili con una vita che è già passato, iniziata il 4 aprile 2005 con una vittoria insperata sul favoritissimo governatore del Lazio uscente Francesco Storace. Una vita da abbandonare, quella da Presidente della Regione Lazio, travolta da uno scandalo, un video con un trans e quattro carabinieri ricattatori. Fuggire da casa non per essere lontano dalla famiglia ma per rifuggire dai riflettori, da quella pressione mediatica che lui, da giornalista, conosce molto bene: via dall’assedio di telecamere e reporter per trovare rifugio in una struttura religiosa.

È mattina quando Marrazzo saluta la moglie Roberta, vicina a lui e incrollabile fino alla fine, e accompagnato da quelli che sono soprattutto i suoi amici piu che collaboratori, decide di passare parte di quello che burocraticamente è definito «impedimento permanente» in una struttura religiosa. Jeans e camicia, sale sull’auto della scorta diretto verso un convento in Umbria, poi dopo un pò di strada si decide di andare verso l’Abbazia di Montecassino, celebre monastero benedettino vicino a Frosinone. I monaci sono disposti ad ospitarlo e l’Abbazia, una sorta di fortezza religiosa riparata dal mondo, garantisce privacy e tranquillità. Serenità, ecco di cosa ha bisogno Marrazzo. Glielo hanno detto anche i medici del Policlinico Gemelli diagnosticandogli un forte stress psicosomatico. Chi gli sta vicino lo descrive come un uomo «disperato, sofferente, disorientato, distrutto». Un uomo «che aveva tutto e ora non ha niente». Un uomo in fuga da una realtà che «non riesce più a sopportare». Dimagrito, visibilmente. Silenzioso.

Così dopo l’ennesima notte difficile, trascorsa con la famiglia nella casa dei giorni felici, la decisione: andare in un convento. E dimettersi subito. «Basta voglio chiudere, non voglio più avere contatti con la vita politica, basta col passato», le parole dette mentre firma le dimissioni. Firmate a casa perchè nel frattempo la fuga di notizie aveva costretto l’ex presidente ad un dietrofront: non più Montecassino, per paura dei giornalisti, ma alla ricerca di un altro convento che lo potesse ospitare. Alla fine le ore passano e nessuna struttura è disponibile a farsi carico della situazione. Troppa pressione, troppo interesse da parte dei giornali. Marrazzo, ormai ex presidente ma ancora giornalista Rai in aspettativa, resta a casa. E affida a poche righe ufficiali il suo dramma politico-privato. Quello dell’uomo: «Le mie condizioni di sofferenza estrema non rendono più utile per i cittadini del Lazio la mia permanenza alla guida della Regione».

Da oggi al voto per il Lazio potranno ora passare 135 giorni, 90 per i decreti di indizione dei comizi elettorali e 45 per indire i comizi. Dunque si andrà alle urne entro il 9 marzo.
la stampa 27 ottobre 2009

martedì 27 ottobre 2009

Marrazzo, l'inchiesta si allarga "Un giro di ricatti ai clienti dei trans"






Gli inquirenti estendono l'indagine.
Natalie e colleghi sentiti in Procura
ROMA
L’inchiesta della procura di Roma sul caso Marrazzo si estende ad un presunto giro di ricatti dei quali potrebbero essere stati vittime clienti di transessuali. Allo stato, nel fascicolo processuale, non ci sono nominativi o numeri di presunte vittime dei ricatti, ma gli inquirenti, hanno deciso di estendere gli accertamenti sulla base di alcune rapine fatte ai danni di transessuali da sedicenti carabinieri.

Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed il sostituto Rodolfo Sabelli, sulla scorta di quanto capitato a Marrazzo, vogliono verificare se si siano verificati casi analoghi. E, allo stesso tempo, se gli stessi trans siano stati oggetto di prevaricazioni e violenze. I trans interrogati per ora frenano: l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo «era nostro cliente», uno dei tanti personaggi importanti che frequentavano via Gradoli, ma tra questi «non vi è nessun altro politico», è quanto avrebbero raccontato ai carabinieri del Ros i transessuali che sono stati ascoltati oggi nell’ambito dell’inchiesta sul video realizzato a casa di uno di loro e che è servito per ricattare il presidente della Regione.

Davanti ai militari del Ros sono tornati Natalie, il trans che anche oggi avrebbe negato di essere lei la persona nell’appartamento con Marrazzo, e altri cinque transessuali, alcuni dei quali già sentiti nei giorni scorsi. Nessuno, sempre secondo quanto è stato possibile ricostruire, avrebbe ammesso a verbale il proprio coinvolgimento nella vicenda ma in via confidenziale più d’uno avrebbe raccontato di aver avuto rapporti con Marrazzo. Tutti, però, sia in via formale che informale, avrebbero escluso di aver avuto incontri con altri politici. Dagli interrogatori, inoltre, non sarebbero emersi elementi utili a chiarire chi ha messo o ha portato la cocaina nell’abitazione del transessuale in cui l’ex governatore è stato sorpreso dai carabinieri, poi arrestati.

L’ipotesi che si sta facendo strada tra gli investigatori, comunque, sarebbe che la vicenda della droga potrà essere chiarita soltanto inserendola in un contesto più generale e che riguarderebbe un giro che coinvolgerebbe non solo i transessuali entrati in questa storia. E sempre in via confidenziale, alcune delle persone ascoltate oggi avrebbero raccontato che se episodi come quello di Marrazzo non sarebbero stati all’ordine del giorno, sarebbero invece state abbastanza consuete delle «scorribande» da parte dei carabinieri arrestati, per rapinare i trans dei guadagni delle loro prestazioni sessuali.
la stampa 27 ottobre 2009

Yoox

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