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sabato 6 marzo 2010

LISTE PDL, VARATO DECRETO INTERPRETATIVO. DI PIETRO: E' UN GOLPE

Via libera per legge alla lista di Formigoni e del Pdl a Roma
Bersani: "Un trucco". Di Pietro: "Dobbiamo scendere in piazza"
Liste, varato il dl. Opposizione in rivolta
Via libera del Colle: interpreta la legge
Maroni: "Non abbiamo toccato la legge elettorale. Sono solo indicazioni per il Tar"

 Liste, varato il dl. Opposizione in rivolta Via libera del Colle: interpreta la legge

Liste, varato il dl. Opposizione in rivolta Via libera del Colle: interpreta la legge

Berlusconi a Palazzo Grazioli
ROMA - Tira tardi il Consiglio dei ministri, per varare in 35' un decreto interpretativo che dà il via libera alla candidatura di Formigoni in Lombardia e alla lista del Pdl nel Lazio. Non cerca sponde il governo: spera nella disponibilità di Napolitano dopo la lunga trattativa che ha prteceduto il varo della norma, e non consulta l'opposizione che appare, sul tema, insolitamente unita. E poco prima della mezzanotte il via libera di Napolitano arriva. In sostanza, dice il Quirinale, il provvedimento interpreta - non cambia - le leggi esistenti.

Ma il segretario del Pd Bersani parla di trucco, il suo compagno Marino di "procedure stravolte", il leader dell'Idv Di Pietro chiede alla gente di andare in piazza. Anche per i radicali, pacifici per definizione, il decreto legge è eversivo. Berlusconi risponde che è l'unico modo per ridare il voto a milioni di persone. Ed ecco così il via a un decreto interpretativo: in teoria, non dovrebbe apportare modifiche alla legge, ma solo precisarne il significato.

I contenuti del decreto. In sostanza si prevede che nel valutare i termini di presentazione delle liste ci si basi anche sul fatto che con qualsiasi mezzo si possa dimostrare di essere stati presenti nel luogo di consegna nei termini stabiliti dalla legge. Il secondo punto prevede che la documentazione possa essere verificata anche in un secondo momento, per la parte che attiene ai timbri e alle vidimazioni. Il terzo punto prevede che possano ricorrere al Tar le liste non ammesse, mentre per le liste ammesse sulle quali è stato fatto ricorso ci si può rivolgere al Tar solo dopo il voto. Il quarto punto precisa che queste norme si applicano alle prossime elezioni. I primi due punti dovrebbero permettere di aggirare le irregolarità per la lista Pdl nel Lazio e per quella Formigoni in Lombardia.
La traduzione pratica? La fa il reponsabile del Pdl laziale: "Possiamo dimostrare di essere stati presenti in Tribunale, dunque lunedì ripresentiamo le liste".

Parla il ministro Maroni. "Queste approvate sono norme interpretative. Non c'è nessuna modifica della legge elettorale, nessuna modifica delle procedure in corso, nessuna riapertura dei termini", dice Maroni nella conferenza stampa, di fatto sottolineando che non è stata presa in considerazione l'ipotesi di una proroga dei termini della presentazione delle liste, già scartata ieri dopo l'incontro al Quirinale tra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio.

"Le norme vigenti non sono modificate - spiega il titolare del Viminale - ma si è data una interpretazione autentica, affinché il Tar possa applicare la legge in modo corretto secondo l'interpretazione che il legislatore, in questo caso il governo, dà alla legge. E' lasciata al Tar la decisione se le contestazioni siano fondate oppure no e se la richiesta di riammissione delle liste è accoglibile oppure no".

"Mettiamo a disposizione della magistratura amministrativa, l'unico soggetto istituzionale che potrà decidere sulle liste, una interpretazione corretta - prosegue Maroni - (non è il governo che decide: 'queste liste rientrano'), è lasciata al Tar la decisione se le contestazioni sollevate sono fondate oppure no, se la richiesta di riammissione è accoglibile oppure no. Il governo si è limitato a dire qual è l'interpretazione corretta da dare alle norme vigenti. Noi riteniamo che alcune di queste norme siano state applicate in modo non corretto". "E' un provvedimento - sottolinea ancora Maroni - che non modifica le norme di legge".

Napolitano firma il decreto. E poco più di un'ora dopo il suo varo, il presidente della Repubblica ha emanato il decreto legge salva-liste. Il capo dello Stato ha dato il suo via libera al decreto una volta verificato che il testo - spiega il Quirinale - corrisponde alle caratteristiche di un provvedimento interpretativo della normativa vigente.

Bersani: "Un pasticcio tutto loro". Attacca il segretario del Pd. "Il centrodestra non si azzardi a parlare di complotti e a scaricare il problema" e abbia "l'umiltà di riconoscere che questo pasticcio non gli deriva da incuria ma da loro divisioni". Così Bersani e ribadisce la necessità del rispetto delle regole: "C'è una parola in questo paese che bisogna affermare e ripristinare: si chiama regole". Ed ancora: "Se vogliono governare bene, altrimenti si riposino e vadano a casa perchè chi governa risponde per Paese e non per le regole di una lista". Gli fa eco il presidente della provincia di Roma, Zingaretti: "Esprimo la mia solidarietà a chi rispetta le regole, a chi paga le multe, a chi versa correttamente le tasse, a chi si ferma al rosso. Insomma esprimo la mia solidarietà alle persone perbene".

La Bonino: "Una pagina vergognosa". "Una delle pagine più vergognose della storia del Paese dal punto di vista giuridico. Non ci sono parole. Non ci sono situazioni che possono autorizzare un governo a emettere norme palesemente illegali". Così il coordinatore della campagna elettorale della candidata del centrosinistra alla presidenza della Regione Lazio Emma Bonino

Di Pietro: "Forze armate contro il dittatore". "Non si tratta di interpretazione, ma di un palese abuso di potere che in uno Stato di diritto andrebbe bloccato con l'intervento delle forze armate al fine di fermare il dittatore. Noi ci appelleremo alla società civile e scenderemo in piazza con una grande manifestazione di protesta civile e democratica". Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Italia dei valori.

Bonelli: "Atto di pirateria". ''La democrazia in Italia non esiste più. A questo punto dopo un atto di vera e propria pirateria istituzionale compiuto da fascisti al governo bisogna fermare le elezioni'', dichiara il presidente nazionale dei verdi Angelo Bonelli che aggiunge: ''Quello che ha fatto il governo ha dell'incredibile per uno stato democratico: il Pdl si è fatto una legge per ammettere le sue liste che per la legge non potevano essere ammesse''.

Pdci, volantini listati a lutto. "Si annuncia la scomparsa della Democrazia, uccisa dal Governo oggi alle 19.30". E' quanto si legge sui volantini, ironicamente listati a lutto, distribuiti dal PdCI - Federazione della Sinistra in tutto il Paese dopo il varo del decreto interpretativo varato dal cdm questa sera.

Sinistra Ecologia Libertà: "Mobilitazione". "Siamo ai brogli di Stato. La putrefazione del berlusconismo ormai rischi di infettare la democrazia italiana". Lo afferma Fabio Mussi, del coordinamento nazionale di Sinistra Ecologia Libertà. "Siamo pronti con tutto il centrosinistra ad una mobilitazione democratica, ferma e serena per riaffermare il diritto costituzionale che rischia di essere calpestato", aggiunge Gennaro Migliore della segreteria nazionale.

Ferrero: "Rispettare la legge". Secondo il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, oggi al porto di Ancona, occorre "rispettare la legge": "Chi è capace a presentare le liste - ha detto - sarà candidato alle elezioni. Chi non è capace o c'ha casini a casa sua, tanto da accottellarsi alle spalle come mi pare sia successo, non sarà presente alle elezioni. A me pare la cosa più normale del mondo".

Protesta Libertà e Giustizia. "Un passo avanti verso un regime dell?a rbitrio: è questo il significato profondo del decreto che si appresta ad emanare in queste ore il governo in materia elettorale. Un provvedimento che di per sé non dà luogo a un giudizio di incostituzionalità, ma che certamente rappresenta una violazione di legge. Il riferimento è alla legge del 1988 sul potere normativo del governo.Libertà e Giustizia ricorda infine che in una democrazia le leggi elettorali sono le più sacre e intoccabili".

La legge del 1988 e la Costituzione. Per il governo è stato un percorso accidentato. E non è detto che sia finita qui. Malgrado la ripetuta sottolineatura del governo di non aver toccato la legge elettorale, infatti, fanno riferimento alla legge una legge che vieta al governo di toccare norme di materia costituzionale e elettorale. E' quella del 1988 sul potere normativo del governo. L?articolo 15 secondo comma, della legge n.400 del 23 agosto stabilisce infatti che il governo non può provvedere nelle materie indicate nell?articolo 72, quarto comma della Costituzione (materia costituzionale e elettorale). Recita infatti il quarto comma: "La procedura normale di esame e di approvazione diretta da parte della Camera è sempre adottata per i disegni di legge in materia costituzionale ed elettorale e per quelli di delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, di approvazione di bilanci e consuntivi".


(la repubblica 05 marzo 2010)

mercoledì 11 novembre 2009

GIUSTIZIA/DI PIETRO, NON DISTRUGGERE IL SISTEMA PER BENEFICIO UNODI

(AGI) - Roma, 11 nov - 'Non si puo', per il beneficio di uno, distruggere il sistema della giustizia e la certezza del diritto nel nostro paese'. Lo ha detto Antonio Di Pietro questa mattina a 'Omnibus' su LA7. 'Cosa vuol dire che e' stato fatto un compromesso perche' non daremo la prescrizione ma l'estinzione? Stiamo giocando con le parole per illudere e truffare i cittadini italiani. Chiamala come ti pare, ma questo intervento ha il solo effetto di bloccare il procedimento giudiziario' ha concluso il leader IdV. Sull'ipotesi di una sua candidatura alle regionali in Lombardia: 'E' necessario organizzare una proposta alternativa al sultanato di Formigoni.
Io non mi tiro indietro, ma non per questo propongo la mia candidatura' ha detto Di Pietro. 'Sono disposto a fare la mia parte, non necessariamente da candidato presidente ma anche da soldato semplice in aiuto al candidato presidente'.

mercoledì 28 ottobre 2009

Bersani a Di Pietro: "La nostra opposizione è diversa" (foto)

http://www.repubblica.it/2007/07/sezioni/spettacoli_e_cultura/morto-serrault/morto-serrault/stor_10907316_12330.jpg
(MICHEL SERRAULTI)

IL PD non sarà in piazza il 5 dicembre per il "noberlusconi day"


Il leader democratico incontra quello dell'Idv: "Rispetto per l'iniziativa del 5 dicembre ma abbiamo modi diversi di fare l'opposizione. A marzo alleanze regione per regione"
Bersani, il Pd non andrà in piazza. Veltroni: "Non si torni indietro"
"Rutelli? Il popolo delle primarie ci ha chiesto di andare avanti assieme"
E a Berlusconi: "Comunisti? Lo ripete da anni, chiunque sia il leader. Lo scelga lui allora..."

ROMA - Niente adesione alla manifestazione del 5 dicembre. Con Di Pietro, alle regionali, "alleanze caso per caso". Su Rutelli, nessun commento, ma ricorda che tre milioni di persone, alle primarie, "hanno chiesto unità". E a Berlusconi, che ritorna col suo antico refrain dei comunisti, risponde ironico: "Lo ha sempre detto, con tutti i nostri leader. A questo punto, scelga lui il segretario...". D'altronde dal Cavaliere non è arrivata nessuna telefonata di congratulazione: "Ha preferito telefonare a Ballarò...". Per Pier Luigi Bersani, da tre giorni nuovo segretario del Pd, è il momento di mettere i piedi nel piatto della leadership. Incassando l'augurio di Romano Prodi ("ci penserà lui a mandare a casa Berlusconi"), gestendo la grana Rutelli, la prima polemica con il Cavaliere e un botta e risposta con Walter Veltroni che teme un ritorno al passato. E domani è in programma il faccia a faccia con i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani.

Di Pietro, alleanze regione per regione. Nella sede del Pd vertice con Antonio Di Pietro. Sul tavolo alleanze e strategie dell'opposizione. Alla fine il risultato è che in vista delle regionali Pd e IdV "convergeranno in un'alleanza che verrà fatta regione per regione". "C'è l'intenzione reciproca di lavorare insieme".

"Con Di Pietro - continua Bersani - ci sono punti di divergenza anche acuti, ma c'è la consapevolezza che la nostra responsabilità è quella di costruire un'alternativa. Per me l'antiberlusconismo è fare l'alternativa e nel mestiere democratico dell'opposizione c'è sempre il compito di offrire un'alternativa. Ma ciò non avviene dalla domenica al lunedì, è un percorso complesso e non ci sono scorciatoie".

Lavorare assieme, dunque, non significa schiacciarsi l'uno sull'altro. Tanto è vero che il neoleader Pd nega la sua adesione alla manifestazione del 5 dicembre, che vedrà proprio l'ex pm e il Prc in piazza a Roma per chiedere le dimissioni di Berlusconi. "C'è rispetto per questa iniziativa - dice Bersani - ma le convergenze vanno predisposte prima, si fanno in due, perciò no, non aderiremo". "Abbiamo due modi diversi di fare opposizione - continua il segretario -, ma dobbiamo prenderci la responsabilità di dialogare e trovare punti di convergenza economici e democratici, perciò continueremo a discutere". Bersani rilancia, infine, il suo messaggio: "Bisogna essere convincenti e se c'è un baricentro poi le convergenze arrivano".

Veltroni: "No a riflussi nel socialismo". "Se il Pd rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla Grande Coalizione, si suicida. E, nel breve periodo, una coalizione che metta insieme l'Udc e la sinistra radicale è semplicemente impensabile. Ci vuole un'alleanza riformista, che abbia però al centro un partito grande, un partito di centrosinistra". Così Walter Veltroni risponde a Bruno Vespa nell'intervista per il nuovo libro del giornalista. Ma Bersani taglia corto: "Il Pd? Va avanti! Va avanti!".

Il caso Rutelli. Nessun commento diretto sull'annunciato addio dell'ex leader Dl. Ma Bersani segnala che gli elettori "sono stati chiari, e hanno detto andate avanti insieme". "I tre milioni di persone che hanno partecipato alle primarie, rappresentano un messaggio unitario, vertici del partito dovrebbero sentire la responsabilità".

Berlusconi e i comunisti. "Noi il nuovo Pci? Ma il premier diceva che eravamo comunisti già prima che diventassi segretario io, lo diceva con Veltroni, con Franceschini... Ce lo fornisca lui allora il segretario buono...". bersani replica con questa battuta alle parole pronunciate ieri dal Cavaliere a Ballarò.
(la repubblic a28 ottobre 2009)

domenica 27 settembre 2009

Manifestazione 26 settembre 2009:Migliaia in piazza con le agende rosse


di Luciana Ciminotutti
C’e chi si è portato da casa un libro, chi un quaderno, una rivista, un blocchetto: tutti dalla copertina rigorosamente vermiglia e li sventolano in una piazza Navona particolarmente assolata come un simbolo, come un trofeo. E’ arrivata ieri pomeriggio a Roma la marcia delle “Agende rosse”, organizzata dall’Associazione Nazionale familiari vittime della mafia, in ricordo della vera agendina rossa di Paolo Borsellino, piena di appunti preziosi, scomparsa dalla borsa del magistrato e mai più ritrovata. «Quando Paolo è stato ucciso – ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato scomparso - secondo me è stato anche per sottrargli quell'agenda rossa su cui aveva annotato tanti segreti sulle infiltrazioni della criminalità organizzata all'interno della magistratura, dei servizi segreti e dello Stato. Se venissero alla luce queste nefandezze probabilmente la storia dell'Italia cambierebbe di nuovo». Ma a far discutere sono le parole che il fratello del magistrato ucciso rivolge al capo dello stato. «Sono rimasto deluso dal presidente Napolitano che era stato invitato alla manifestazione e ha detto che non sarebbe venuto perché è una manifestazione di partito», dice Salvatore Borsellino, «ma non lo è, è partito della gente onesta. Chi sta da questo lato è gente onesta, chi sta dall'altra parte evidentemente non lo è». Ma il corteo, nel quale non sono mancati gli slogan contro il presidente del consiglio («Berlusconi fatti processare», «Il lodo Alfano serve solo al nano», gridavano i circa 1500 partecipanti, nonché «Fuori Mancino dal Csm e fuori dell’Utri dallo Stato»), ha voluto essere soprattutto una testimonianza di incoraggiamento per il lavoro svolto da Antonio Ingroia e Sergio Lari. «Appoggio totale ai magistrati che hanno avuto il coraggio di riaprire i fascicoli sulle stragi – dice Gianluca Floridia, coordinatore di Libera Ragusa – la società civile deve finalmente sapere cosa è accaduto in quei momenti, a partire da Portella della Ginestra». Loris, studente ventenne di giurisprudenza, tiene in alto il suo cartello con su scritto «ma chi era Vittorio Mangano?». «In un paese normale – dice – la gente dovrebbe indignarsi nel sapere che lo stalliere del presidente del consiglio era in realtà un uomo di mafia, per questo vado in giro a domandarlo». Luigi, Maria Grazia, Sergio, sono ricercatori e sono venuti apposta per la manifestazione rispettivamente da Parigi, Bruxelles, Londra. Rappresentano il classico esempio di fuga di cervelli. Si sono avvolti in una bandiera italiana: «ci dicono che siamo “anti italiani” ma noi ancora crediamo nella rinascita di questo paese, grazie a momenti come questi». «Il governo – nota Claudio, avvocato romano - dice di fare molto per la lotta alla mafia ma poi approva condoni per il riciclaggio, che sono una delle attività più proficue della criminalità, e riduce le risorse alle forze dell’ordine». Per l’europarlamentare Luigi De Magistris, presente a piazza Navona con Antonio di Pietro, l’imprenditore calabrese Pino Masciari, Sonia Alfano e Gioacchino Genchi, «è straordinario come a 17 anni di distanza dalle stragi tanti giovani abbiano voglia di verità e giustizia, qua c’è quella parte di paese che vuole sapere quanta parte di politica e quanta di istituzioni ha contribuito a quel periodo buio e si è consolidata dopo le stragi. Non è la prima manifestazione e non sarà l’ultima, non ci faremo intimidire».
l'unità 26 settembre 2009

venerdì 17 luglio 2009

DI PIETRO, BERLUSCONI NON CADRA' SULLA D'ADDARIO

7/07/2009 - 11.58


(IRIS) - ROMA, 17 LUG - “Hanno tentato di costruire una falsa rivalità tra noi. Io e De Magistris in politica siamo due fratelli: De Magistris per noi non solo rappresenta un ruolo importante ma anche un modo di essere e di fare importante per l’IDV. Gli elettori, coloro che credono in noi, si riconoscono in ciò che ha fatto quel giovane magistrato e che ne ha pagato poi le conseguenze” così Antonio Di Pietro, intervistato a Klauscondicio, parla del rapporto con l'ex pm di Catanzaro.
Sulla strategia delle alleanze, il leader dell'Idv afferma: "Qualora il movimento per il sud di Lombardo e Micciché si costituisse in partito noi dell’IDV non saremo suoi alleati. Per il solo fatto che il partito del sud esiste già ed è l’IDV. Noi dell’Italia dei Valori siamo contrari all’idea di dividere il paese. E anche se l’operazione servisse ad indebolire di fatto Berlusconi non è concepibile, un partito lo si fa per costruire e non per indebolire. Noi riteniamo che dobbiamo costruire l’Italia dei Valori. Allearci con Cuffaro e Lombardo? Tra i due non cambia granché, Lombardo è Cuffaro senza il cuffarismo".
In merito alla durata del governo Berlusconi, Di Pietro conclude: "Quanto dura Berlusconi? Sulla D’Addario certamente non cadrà. Ci auguriamo la capitolazione di Berlusconi sul motivo reale per cui si è messo a fare politica, ossia la sua tutela giudiziaria. Abbiamo raccolto un milione di firme, quindi ci appelleremo al referendum".


sabato 30 maggio 2009

BERLUSCONI: DI PIETRO, IO PARTIGIANO DELLA NUOVA RESISTENZA

(AGI) - Roma, 30 mag. - “Mi accusano di perseguitare un corruttore, di essere ’sfascista’ e antiberlusconiano. Io, invece, mi sento un partigiano della nuova resistenza. Non ho fretta, il tempo ed i cittadini mi daranno ragione”. Lo scrive il Presidente dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, sul suo blog.

“Come posso tacere - aggiunge - con un presidente del Consiglio che, nonostante la sua carica, si permette di tacciare come eversivi i magistrati che hanno l’unica colpa di voler fare il proprio dovere e che definisce ‘grumi sovversivi’ coloro che hanno condannato un corrotto, non potendo condannare anche il corruttore? Noi vorremmo occuparci della crisi del Paese, dell’occupazione, di ammortizzatori sociali, di infrastrutture, di energie rinnovabili, di controllo dei flussi migratori ma in Parlamento si mettono in discussione, quando non sono decreti, solo leggi contro le intercettazioni, contro il sistema costituzionale, contro la libera circolazione degli individui in Europa, piu’ simili alle leggi razziali del ventennio fascista che a manovre capaci di risolvere il fenomeno”. (AGI)

Red/Mgm

domenica 7 dicembre 2008

Di Pietro a Verona: la vera opposizione siamo noi e per questo diamo fastidio


Chi potrebbe affermare il contrario dopo i pizzini di Latorre, gli inciuci di D'Alema, il dialogo fallito di Veltroni, le aperture della Garavaglia ai tagli alla scuola per 6 miliardi e non per otto, per il maestro unico in prima e seconda elementare ma non dopo, per i finanziamenti alle scuole private fortemente sollecitati...chi potrebbe affermare che Di Pietro non rappresenti l'unico partito di opposizione?

07 dic 17:52

VERONA - La vera opposizione e' l'Italia dei Valori. Lo ha detto il leader dell'Idv Antonio Di Pietro, oggi a Verona. "E' forse per questo - aggiunge il parlamentare - che da un po' di tempo in molti fanno a gara per liberarsi di noi: contemporaneamente pero' aumentiamo nei consensi". La ragione del successo dell'Idv, secondo Di Pietro, e' la chiarezza del linguaggio e la determinazione dell'azione. (Agr)

sabato 6 dicembre 2008

Scontro tra procure, denuncia dei pm di catanzaro: costretti a denudarci

L'Unione Sarda - sabato 06 dicembre 2008 17:15 - De Magistris, il Csm decide Mancino:cose sconcertanti
De Magistris, il Csm decide Mancino:cose sconcertanti
Convocati i vertici delle procure di Salerno e Catanzaro dopo lo scontro sui fascicoli "Why Not" e "Poseidon". Il vice presidente del Csm, Nicola Mancino, allibito dopo le audizioni: "Sono emersi fatti sconcertanti". I due procuratori: "Noi abbiamo la coscienza a posto". Poi c'è l'inquietante denuncia di alcuni pm di Catanzaro che durante l'audizione hanno riferito di essere stati costretti a denudarsi durante le perquisizioni ordinate dalla procura di Salerno. Il presidente della prima commissione del Csm, Ugo Bergamo: "Decisione entro la giornata".
De Magistris, il Csm decide Sono in corso nella sede del Csm le audizioni dei vertici delle procure di Salerno e Catanzaro, protagoniste dello scontro relativo alle indagini dell'ex pm Luigi De Magistris, in merito all'inchiesta "Why Not". In mattinata sono stati ascoltati per circa un'ora e mezza il procuratore generale di Salerno Lucio Di Pietro e poi il pg di Catanzaro Enzo Jannelli. Quest'ultimo ha denunciato il fatto che le perquisizioni ordinate dalla procura di Salerno nelle abitazioni dei pm di Catanzaro hanno avuto modalità sconcertanti e che alcuni di loro sarebbero stati addirittura denudati. Un trattamento, ha spiegato, riservato al pm di Catanzaro Salvatore Curcio. Durante la perquisizione in casa sua, cominciata alle 6 del mattino, sarebbero stati controllati anche gli zainetti dei figli.

DECISIONE IN GIORNATA.
Ugo Bergamo, presidente della prima commissione (competente sui trasferimenti d'ufficio per incompatibilità ambientale e funzionale dei magistrati) ha annunciato che si prenderà una decisione "nel più breve tempo possibile, entro oggi". La conferenza stampa a Palazzo dei marescialli è in programma alle 17. "Ogni minuto di ritardo è pericoloso in un momento in cui è stata inferta alla giustizia una ferita - ha sottolineato -. La tensione è notevole ed è palpabile anche la sofferenza in conseguenza degli episodi vissuti nella vicenda di Catanzaro che hanno prevaricato l'aspetto processuale". Nel pomeriggio vengono ascoltati i presidenti delle Corti di appello di Salerno, Matteo Casale, e Catanzaro, Pietro Sirena, poi è la volta dei due procuratori Luigi Apicella e Antonio Lombardo. Dovrebbe presentarsi anche il pm di Catanzaro Salvatore Curcio.

IL CASO.
Alle audizioni di oggi partecipano numerosi consiglieri, anche quelli che non fanno parte della Prima Commissione. L'iniziativa di convocare i protagonisti dello scontro, come ha spiegato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino, "è una decisione autonoma" dell'organo di autogoverno, anche se presa "d'intesa col capo dello Stato". I magistrati convocati dovranno "chiarire nel dettaglio i fatti che hanno portato le due Procure all'aspro scontro.
L'unione sarda 06/12/2008 17:15


De Magistris/ Ingroia: No a riforma, fiducia nel sistema
Situazione grave, intervento Csm dimostra che non c'è implosione


Bologna, 6 dic. (Apcom) - La situazione creatasi con lo scontro tra le Procure di Salerno e Catanzaro è, per il pm antimafia di Palermo Antonio Ingroia, "grave e particolare" ma l'intervento tempestivo del Csm "dimostra che il sistema funziona".

"Mi pare che il Csm sia intervenuto tempestivamente e questo dimostra che il sistema funziona - spiega il procuratore intervenendo a Bologna alla 'Giornata per la legalità' dell'Italia dei Valori, prima dell'intervento del leader, Antonio Di Pietro, "bisogna avere fiducia nei meccanismi che il sistema attuale prevede prima di pensare a una radicale riforma".

Per Ingroia la situazione della giustizia non è vicino all'implosione, "è sicuramente grave e particolare e questo giustifica l'intervento estremamente tempestivo del Csm. Perciò, bisogna avere fiducia in questo intervento - conclude il procuratore - e nelle decisioni che il Consiglio superiore della magistratura prenderà".

lunedì 1 dicembre 2008

IVA SKY: DI PIETRO, BERLUSCONI PENSA SOLO AI CONSUMI CHE PIACCIONO A LUI


(IRIS) - ROMA, 1 DIC - "Non esiste un caso Sky, ma esiste un caso Mediaset, che è tutt'altra cosa" Antonio Di Pietro, leader dell'Idv, torna sulla norma che raddoppia l'Iva per gli abbonati alle pay tv. "Il provvedimento voluto dal Presidente del Consiglio e dal Governo che aumenta l'imposta sulle pay tv va a danno delle famiglie e dei cittadini perché aumenta le imposte in un periodo in cui la situazione finanziaria è cosí grave per le famiglie. Per i consumi che stagnano c'è bisogno di ridurre le imposte per aumentare i consumi. Lui invece le ha aumentate in modo che i consumi che non piacciono a lui, sui concorrenti, diminuiscono, e rimangono solo i consumi che piacciono a lui" rincara Di Pietro.

sabato 8 marzo 2008

Politiche 2008:Crollato il mito di Ceppaloni,si sbattono le porte, si candidano suore, cercando di colpire l'indeciso al cuore

Fuga dalle elezioni: il pozzo della solitudine

di Paturnio

Non si contano più i partiti e i candidati che hanno deciso di correre da soli, che hanno rinunciato a correre o che sono stati fatti fuori prima che lo starter sparasse il colpo di pistola.
Il primo a decidere di “correre da solo” è stato Casini. Nei sondaggi la sua ascesa sembra direttamente proporzionale all’odio che Berlusconi dimostra nei suoi confronti. Purtroppo, arruolando la principessa Borghese, ormai una sorta di ricca suora, farà storcere il naso a qualcuno. Ma all’ultimo momento, non era rimasto molto, cosa doveva fare?
Apprendiamo ora che Casini ha abbandonato gli studi di 8 e mezzo (La sette), in polemica con i conduttori che lo avrebbero obbligato a spettegolare su Mastella e a non parlare del programma elettorale. Una volta che qualcuno vuole aiutare l’UDC, ecco il ringraziamento.

Mastella, dopo il proclama:”Siamo decisivi anche a Caserta”, deve aver avvertito un tipico verso che si fa con la bocca: Prrrrrrrr! (sì, col punto esclamativo). Di ieri, la notizia del suo ritorno in famiglia, insieme a moglie e figli (non si ricandida nessuno)
Gustavo Selva, responsabilmente, dopo essere stato condannato a sei mesi per aver indebitamente usato un’autoambulanza per accorrere al capezzale di una trasmissione televisiva, rinuncia a ricandidarsi. (ma qualcuno gli aveva chiesto di farlo?)
Alumia, uno dei pochi che dovrebbe essere “murato” a Montecitorio, era stato fatto fuori dal PD, ma dopo l’offerta di Di Pietro, miracolosamente il PD gli ha trovato un seggio sicuro. Però è strano che Veltroni abbia detto, “E’ stato possibile perché Ignazio Marino gli ha lasciato il suo posto”. Marino era candidato sia nel Lazio che in Sicilia, quindi il PD aveva sacrificato Lumia, in nome di un seggio sicuro + uno di scorta per un altro candidato. Why?

Ferrara aveva sperato di correre per la poltrona a sindaco di Roma, di essere accolto a braccia aperte dalle braccine anziane di Silvio, ma lui, Silvio, deve aver avuto paura di esserne soffocato, e così, un attimo prima dell’abbraccio fatale, ha fatto un passo indietro, lasciando che Ferrara annaspasse nel vuoto. Ma al nostro guru dell’informazione, non è importato nulla. Correrà da solo: non per la poltrona di sindaco, non per un seggio al senato, ma per provare l’ebbrezza di sedersi su uno scranno di Montecitorio rinforzato.

E che dire di Pannella, e delle promesse non mantenute dal Pd? Fa lo sciopero della sete. Uolter, però non si commuove e lo esorta ad appassionarsi a questa grande impresa che, assicura, anche senza tutti i nove deputati radicali, sarà bella lo stesso.
E poi Boselli, che lascia la poltrona di Porta a Porta, perché il PSI è stato cancellato dalla campagna elettorale. Ha ragione, Boselli. Le regole sono da cambiare. Meglio un comizio per strada. La sua uscita di scena addirittura all’inizio dello show, merita una raffica di agenzie. Oggi, tutti sanno che il PSI partecipa alle elezioni rincorrendo da solo.
E che dire della Santanchè che non ha bisogno di lavorare e può dedicarsi serenamente a lenire le pene di tutti i poveri d’Italia? Se paragonato al decadimento fisico di chi alla politica si dedica da anni, il suo incontrovertibile miglioramento estetico dimostra che di politica ci si può anche nutrire ed idratare. Mentre Storace, finalmente libero dalle diete a cui lo obbligava Berlusconi, può manovrare nell’ombra addentando un panino alla porchetta.
L’ultimo ad abbandonare l’arena di queste elezioni 2008 è Oliviero Diliberto, che lascia il suo posto a un operaio della Thyssen. “La politica si può fare anche da fuori”, proclama. Ma se voleva candidare un operaio, non poteva pensarci prima? Lui è una persona intelligente, forse serviva in parlamento.
E che dire di Berlusconi, che ormai anche per ordinare il menù al ristorante si affida ai sondaggi? Pagnoncelli si occupa dei primi, Mannheimer dei secondi e l’SWG dei dessert. I risultati vengono poi analizzati dai suoi sondaggisti di fiducia, che bocciano, promuovono o modificano i risultati passandoli direttamente alle cucine. Ieri la verza di Mannheimer era data sei punti sopra i cavolini tartufati, ma il sondaggista personale di Silvio ha detto che la forchetta era inattendibile e ha comunicato alle cucine di servire un soufflè al cavolo, di ben dieci punti superiore.
Di Di pietro non posso dire nulla, perché da lui non ci sono stati problemi di sorta (per ora), Nessuno dei suoi si è arrabbiato, (per ora) l’apparentamento con il PD gli è stato concesso mantenendo il simbolo dell’IDV. Cosa vuoi di più?
http://www.paturnio.blogspot.com/ 8 marzo 2008

Yoox

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