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giovedì 18 giugno 2009

"Quelle riviste di donne nude...": Jacques Chirac ricorda Silvio Berlusconi


Jacques Chirac ha recentemente evocato due precisi ricordi di Silvio Berlusconi, “un tipo un po’ strano”, mentre, in Italia, è piena polemica per il supposto debole del premier per le giovani e belle ragazze.

Un giorno, il presidente del Consiglio italiano invita il capo di Stato francese -senza la moglie Bernadette- in una delle sue ville. Nel mostrargli la stanza da bagno, Berlusconi commenta: “Non hai idea di quante natiche abbia accolto questo bidè!”

Un’altra volta, Jacques Chirac nota la presenza di numerose riviste con foto di donne nude. “Cosa non convenevole”, ha raccontato Chirac: "Gli chiesi allora perché avesse lasciato in giro quelle riviste”. Risposta di Silvio Berlusconi, che con la mano indica: “Questa, è stata mia… quella pure…”

Eric Mandonnet, L'Express, 17.06.2009
(trad. D. Sensi)

DONADI, (IDV): Un premier fragile, debole e ricattabile


foto-post-vizi

La vicenda che coinvolge il premier Berlusconi è squallida e poco edificante e come tale ci interessa poco. Quello che invece ci interessa e molto è che abbiamo un presidente del Consiglio che ama vivere pericolosamente e lo fa da sempre, in tutti gli aspetti della vita. Ha amato vivere pericolosamente come patron di Mediaset, società riconosciuta colpevole di aver pagato tangenti. Ha amato ed ama vivere pericolosamente le sue relazioni sociali, tanto da essersi tenuto in casa per anni Vincenzo Mangano, lo stalliere di Arcore, pluricondannato e teste di ponte della mafia in Lombardia, che osò addirittura definire un eroe. Ama vivere pericolosamente le sue relazioni private, tanto da circondarsi di ragazze giovani per allietare le sue serate e le sue notti.

Ognuno sceglie di vivere la sua vita come meglio crede. Ne risponde alla propria coscienza di uomo, marito e padre. Se il protagonista di questa vita spericolata fosse soltanto un ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto e avanti negli anni, la cosa si fermerebbe lì, dalle parti della nostra morale. Leggeremmo, qualora ne avessimo voglia, i particolari delle sue gesta pruriginose su qualche giornaletto scandalistico, quei giornaletti da ombrellone che allietano le nostre giornate al sole.

La questione qui è un’altra ed assume contorni completamente diversi perché in ballo non c’è quel ricco imprenditore brianzolo, un po’ barzotto cui accennavo prima ma il presidente del Consiglio.

Il punto è questo: di quante Mills, Mangano e Noemi, il presidente del Consiglio deve comprare il silenzio per continuare a vivere pericolosamente come ha fatto sino ad oggi? Chi sono e quante sono le persone che, secondo il teorema tecnico-giuridico dell’utilizzatore finale dell’avvocato difensore Ghedini, lo possono ricattare? Quale è il prezzo che paga per il loro silenzio? Quale è il prezzo che un Paese deve pagare per garantire la vita spericolata del presidente del Consiglio? Quante leggi deve ancora subire questo Paese per garantire l’impunità al presidente del Consiglio? Quante bavagli deve ancora subire la stampa di questo Paese per permettere al presidente del Consiglio di continuare a vivere pericolosamente? Quale è il prezzo che dobbiamo pagare per i vizi privati del presidente del Consiglio?

Quanti Mangano ci sono in giro, quanti Mills, quante Noemi? Quante persone ancora si affacceranno alla ribalta di questa squallida vicenda per ricattare il premier?

Non ci sono più confini privati o puramente etici in questa vicenda. In ballo c’è l’immagine e la sicurezza di un Paese, con tutto quello che ne consegue. Un presidente debole, fragile, ricattabile condizionabile nelle scelte da chicchessia, starlette, aspiranti veline, imprenditori senza scrupoli, non può guidare un grande paese con grandi responsabilità internazionali.

18 giugno 2009 www.massimodonadi.it

AFFITTASI PREMIER PER FESTE (FOTO)

BERLUSCONI: GHEDINI, CHIEDO SCUSA PER 'UTILIZZATORE FINALE'


  • (AGI) - Roma, 18 giu. - Dopo la bufera di ieri sul caso Bari, Niccolo' Ghedini si e' scusato per un'espressione usata in una dichiarazione e riferita al premier Silvio Berlusconi. "Se il termine 'utilizzatore finale' ha potuto offendere la sensibilita' di qualcuno, e' ovvio che me ne dispiaccio e me ne scuso", ha dichiarato il deputato e avvocato di Berlusconi a '24 Mattino' su Radio 24, a quanto riferisce una nota.

"Non c'e' dubbio - ha aggiunto Ghedini - che ciascuno di noi sbaglia nove volte su dieci. Quando in una giornata convulsa rilasci trenta dichiarazioni, puoi usare termini che al grande pubblico possono risultare infelici. Io ho fatto un'esemplificazione tecnico-giuridica rispondendo a una domanda tecnico-giuridico. Per me il lessico giuridico e' quello familiare, per cui non ci ho pensato. Ma e' evidente che tra il lessico giuridico e la politica c'e' differenza e in futuro cerchero' di stare piu' attento. Ma vorrei fosse ricordato il principio della buona fede: chi fa l'avvocato non usa termini strettamente usuali nella vita comune".
Ghedini ha poi parlato dell'inchiesta, ribadendo che non c'e' alcun rischio penale per Berlusconi: "Sui giornali stanno uscendo notizie non controllate. Qui ci sono dichiarazioni che a me risultano del tutto inveritiere e quindi ci riserviamo ogni valutazione dopo aver sentito le autorita' giudiziarie", ha detto.
Infine la polemica politica: "Potrebbero esserci contraccolpi? Si', ma per il Pd", ha spiegato, "D'Alema dovra' davvero spiegare come mai aveva notizie che si sono rivelate incredibilmente fondate un paio di giorni dopo. I contraccolpi saranno per loro. Gli italiani hanno un'idea precisa di Silvio Berlusconi, uno che fa politica e politica per davvero".

Grillo e l'"utilizzatore finale"

L'utilizzatore finale

Ghedini_De_Magistris.jpg

Oggi un'altra incredibile, irresistibile, straordinaria dichiarazione di Mavalà Ghedini, deputato e avvocato di Silvio Berlusconi, detto anche Lurch (famiglia Addams).
Una signora dichiara di aver trascorso la notte con lo psiconano a palazzo Grazioli e di essere stata pagata 2.000 euro per farlo. Nostradamus Ghedini sa in anticipo che quelle dichiarazioni non sono vere, ma anche se lo fossero, Patrizia D'Addario sarebbe solo un utensile, qualcosa che può essere utilizzato.Quante parlamentari si indigneranno questa volta?
"Ancorché fos­sero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile..."

INDAGINE BARI, PM PONE SIGILLI A AUDIOCASSETTE D'ADDARIO

» 2009-06-18 14:10

BARI - Per evitare fughe di notizie, la Procura di Bari ha contestualmente acquisito, chiuso in un plico e sigillato, le audio cassette che Patrizia D'Addario ha consegnato spontaneamente al magistrato relative agli incontri - così come li definisce la quarantaduenne barese - avuti durante due feste a Palazzo Grazioli con il premier Silvio Berlusconi.

La consegna delle audio cassette è avvenuta durante l'audizione della donna, che è stata ascoltata nei giorni scorsi dal pm inquirente, Giuseppe Scelsi, e dalla guardia di finanza. Il magistrato ha deciso di procedere in questo modo per evitare fughe di notizie dopo l'audizione delle conversazioni. Queste, soprattutto quelle più delicate, di consuetudine vengono ascoltate dal pm inquirente, dagli investigatori e, successivamente, affidate ad un consulente esterno della procura che si occupa di ripulire il suono (eliminando i rumori di fondo) e trascrivere i dialoghi. Per ora, dunque, il contenuto delle audiocassette consegnate dalla D'Adario non sarà trascritto.

Continuano intanto le polemiche sull'indagine. Il ministro della Difesa La Russa parla di 'accuse calunniose' e di violazione dei diritti. 'Nessuno - afferma - puo' essere incriminato per la sua vita privata'. 'Queste scosse scuotono solo D'Alema', commenta Niccolo' Ghedini, legale di Berlusconi e parlamentare del Pdl. Ghedini ha partecipato all'incontro ieri sera a Palazzo Grazioli, tra Berlusconi e i ministri della Giustizia Angelino Alfano e delle Regioni Raffaele Fitto



BARI, PM INDAGANO SU SQUILLO PER FESTE VIP

di Marco Dell'Omo

ROMA - Patrizia D'Addario è un'appariscente ragazza di Bari, candidata nella lista "La Puglia prima di tutto", collegata al Pdl per le elezioni comunali del capoluogo. E' lei, dopo Noemi Letizia, la nuova spina nel fianco di Silvio Berlusconi, che finisce nuovamente sotto i riflettori a causa di una giovane donna. Questa volta, però, non si tratta di un'adolescente che sogna di fare la ballerina nelle reti Mediaset, bensì una ragazza molto più navigata, che non esita a raccontare al Corriere della Sera una storia dai contorni imbarazzanti che per il Pdl è la "scossa" di cui aveva parlato giorni fa Massimo D'Alema (che invece minaccia querele) e che comunque ha l'effetto immediato di alzare di nuovo la temperatura dello scontro politico. Tutto nasce da un'inchiesta condotta dalla procura di Bari: un imprenditore sospettato di corruzione, Giampaolo Tarantini, sarebbe stato "pizzicato" a parlare di serate con ragazze a casa di Berlusconi. Una di queste ragazze, Patrizia, in una dettagliata intervista al Corsera giura di essere stata pagata per partecipare a una festa con il premier a Palazzo Grazioli e di essere tornata una seconda volta nella residenza di Berlusconi la sera dell'elezione di Barack Obama. La sua è una storia di soldi ("per muovermi avrebbero dovuto pagarmi e ci siamo accordati per duemila euro"), di serate con altre ragazze e il premier che cantava e raccontava barzellette, di richieste di favori a Berlusconi ("gli ho parlato subito di un residence che volevo costruire sul terreno della mia famiglia").

Una storia tutta da chiarire, che Patrizia D'Addario, nell'intervista, assicura di poter dimostrare grazie a un registratore che avrebbe portato con sé nelle sue trasferte romane: "Si sente la sua voce", dice parlando del premier. Il motivo che spinge Patrizia a vuotare il sacco con il Corriere, a sentire lei, sarebbe la delusione per le promesse non mantenute: niente aiuti per il progetti del residence, niente candidatura alle europee, prima ventilata, poi bloccata "quando sono cominciate le polemiche sulle veline". Ovvio che una storia del genere abbia scatenato un putiferio. Silvio Berlusconi, appena informato della questione, è subito passato al contrattacco. Da Palazzo Chigi è partita una sua nota ufficiale: "Ancora una volta si riempiono i giornali di spazzatura e di falsità. Io non mi farò condizionare da queste aggressioni e continuerò a lavorare come sempre per il bene del Paese". Berlusconi è poi andato al Quirinale: un incontro dedicato al Consiglio europeo, ma che non si può escludere abbia avuto una coda dedicata alle notizie provenienti da Bari.

Il premier ha avuto un faccia a faccia con il ministro della Giustizia Alfano e con il suo avvocato Nicolò Ghedini; quindi è volato alla volta dell'Aquila, per un incontro con gli sfollati. Il Cavaliere è stato difeso a spada tratta dal Pdl e dalla Lega. Il bersaglio delle polemiche del centrodestra è Massimo D'Alema che, con la sua previsione sulla "scossa" che avrebbe colpito il governo, si è già attirato mille sospetti. Come faceva a sapere che era in arrivo nuovo fango contro Berlusconi? si chiedono i tre coordinatori Verdini, La Russa e Bondi e molti altri fedelissimi del Cavaliere. Tutti, nel centrodestra, ritengono che ci sia un collegamento tra l'ex vicepremier e la magistratura barese. Del resto, sostiene il capogruppo Maurizio Gasparri, "D'Alema e il suo partito non sono nuovi a contiguità inquietanti con alcuni settori politicizzati della magistratura". Lui, D'Alema, reagisce sdegnato. Assicura che non era questa la "scossa" di cui aveva parlato: "Io non c'entro, contro di me si sta facendo una vergognosa speculazione". Chiede però che il premier faccia chiarezza su questa nuova vicenda: "C'é una intervista sul Corriere della Sera dove qualcuno gli fa delle accuse, risponda. Faccia quello che non ha fatto nel caso Noemi, chiarisca e risponda".

Dalla sua, D'Alema ha Dario Franceschini: secondo il segretario del Pd, la reazione del centrodestra "fa parte del solito copione di Berlusconi e della destra, fatto di attacchi a tutto e tutti, la stampa, l'opposizione, la magistratura, gridando al complotto per cercare di trasformarsi in vittima e raccogliere qualche voto in più ai ballottaggi". Nel frattempo, l'avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, cerca di fronteggiare la situazione. "E' una vicenda inesistente. Non credo che la D'Addario sia mai andata a casa del premier", sostiene. In ogni caso, è la sua linea di difesa, nessuno degli episodi raccontati dalla ragazza avrebbe rilievo penale. Con l'argomentazione che "qualsiasi ricostruzione si possa ipotizzare, ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza e vere non sono, il premier sarebbe, secondo la ricostruzione, l'utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile".

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