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martedì 24 novembre 2009

PATRIZIA D'ADDARIO,LE SUE MEMORIE IN UN LIBRO

Da Bari a Palazzo Grazioli,
le memorie della D’Addario
In «Gradisca, presidente», la versione della «escort più famosa nel mondo»

MILANO — Il mémoire della escort più famosa del mondo arriva in libre ria. Patrizia D’Addario, con la vicedi rettrice del Corriere del Mezzogiorno Maddalena Tulanti, scrive Gradisca, Presidente per raccontare i suoi 42 an ni vissuti pericolosamente e quell’uni ca notte sul lettone di Putin che l’ha consacrata oggetto di attenzione per petua. In più, assicura anche di non aver mai avuto come amanti altri poli tici: «Ho avuto il numero uno e mi è bastato».

Il filo rosso della sua storia è un’os sessione, con le misure di un terreno alla periferia di Bari che avrebbe dovu to trasformare un rustico in residence e lei in albergatrice. Intorno scorrono anni di burocrazia, un rapporto pro blematico e violento con la famiglia, l’esposizione con le banche che ha co me conseguenza il suicidio del padre, le esperienze da fotomodella e presti giatrice, l’incontro con l’uomo che la costringe a prostituirsi a suon di botte e che lei riesce a mandare in galera grazie all’ormai leggendario registra tore («solo quando ho presentato le cassette sono stata creduta»), le mi nacce, le aggressioni e «gli strani epi sodi » subiti dopo la sue prime rivela zioni.






Patrizia D’Addario attraversa il por tone di Palazzo Grazioli il 16 ottobre 2008, dopo l’interrogatorio a cui la sot topone l’imprenditore barese Gianpa olo Tarantini «perché in questo modo può presentarmi come amica». Vesti to nero, trucco leggero, familiarizza con ciò che interessa al padrone di ca sa: «Gianpi mi dà molti ragguagli inti mi sul premier, sui suoi gusti sessuali. Mi dà anche consigli, mi dice di com portarmi in un certo modo perché re sti soddisfatto. Gli piaccio no molto i preliminari». La serata con venti ragazze dal «sultano» passa tra champa gne e focaccine, ciondoli in regalo e i filmati del Cavalie re: «Siamo le donne a sua di­sposizione ». Dal salone, una compagnia più ristretta si sposta in camera da letto: «Si aggiungono le due lesbi che che dal fondo gli acca rezzano i piedi. 'Silvio', di cono, 'questa settimana an diamo al centro benessere? Ce lo ave vi promesso'. Lui si rivolge a me e al l’altra ragazza: 'Venite anche voi? Mas saggi, relax, noi cinque tutti insieme, ci divertiremo un mondo'». Patrizia non si ferma e va via con due cassette registrate.

La notte dell’elezione di Obama, il 4 novembre 2008, ritorna a Palazzo Gra zioli con Tarantini e altre due ragazze, rimane fino a colazione perché a un certo punto il presidente del Consi glio le dice «basta, ora mando via tut ti, voglio restare solo con te» e a Gianpi fa sapere: «Penserò io al suo progetto, la sua vita cambierà, ha già sofferto tanto». Tutto, assicura lei, re gistrato. «Non me ne importa niente che gli uomini comprino le donne — scrive — come potrei, visto che sono stata in vendita. Il premier mi ha men tito, non mi ha pagato, non erano i sol di che doveva darmi, mi aveva pro messo altro, io ho dato il mio corpo, lui niente. E questo ragionamento va le anche se — come sta spergiurando Gianpi — lui non sapeva che fossi una escort e credeva che fossi solo un’amica: conosce una ragazza in diffi coltà, la illude che può aiutarla per avere sesso in cambio, ottiene quello che vuole e dopo l’abbandona. È me glio così? Decidete voi, io un’idea ce l’ho». Il registratore resta acceso an che in camera da letto. Patrizia è sicu ra, la promessa di Berlusconi c’è: «Ti aiuterò io, manderò due persone sul cantiere, sapranno cosa fare».

La sua opinione sul caos mediatico esploso per il caso D’Addario e quella mania di registrare è semplice: «Que sto è uno strano mondo, a puttane si può andare ma bisogna nasconderlo». Chi va con una escort, sostiene, una volta che l’ha lasciata torna persona perbene, mentre le prostitute restano prostitute per sempre. Poi, «per la veri tà sembra che faccia più orrore il fatto che io abbia registrato che non ciò che ho registrato». L’ironia, Patrizia la ri serva per commentare le risposte offer te da Berlusconi a Bruno Vespa nel li bro Donne di cuori quando puntualiz za che la famosa cena era in realtà una festa organizzata dai club Forza Silvio e Meno male che Silvio c’è : « Primo, questi club devono essere formati solo da donne giovani, belle e in tubino ne ro perché io ho visto solo questo tipo di militanti. Secondo, le affiliate si la sciano accarezzare, baciare e toccare in maniera inequivocabile dal loro ca po? Se è così che si fa adesso politica, io sono molto preparata e potrei esse re un buon quadro se servisse».

Elsa Muschella
Il Corriere della SERA 24 novembre 2009

Patrizia D'Addario, esce il libro:"Gradisca, Presidente"

D'Addario: "Vi racconto la notte
che ho passato con Silvio"

La copertina del libro "Gradisca Presidente"


Palazzo Grazioli raccontato nel libro di Patrizia
MATTIA FELTRI
ROMA
Patrizia D’Addario ha scritto una canzone: «Ascoltami, sono un fuoco, / non temo nulla e ottengo ciò che voglio / Adesso sono qui, come hai potuto dubitarne / quando tutto è così chiaro, quindi cerca di capire...». Il testo in inglese, con traduzione, è nelle ultime pagine del libro («Gradisca, presidente», Aliberti editore, domani in libreria) che Patrizia ha scritto con Maddalena Tulanti, responsabile dell’edizione barese del Corriere del Mezzogiorno. Il testo della canzone bisogna andarselo a leggere per farci sopra tutte le speculazioni psicologiche del caso, vederci dietro la chiave del mistero, ma tanto poi si va a finire lì, alla notte di Palazzo Grazioli.

Patrizia, che è più onesta di tanti suoi cantori, dice di sé: «Sono diventata una puttana vera, altro che escort». E’ onesta e spiattella la cronaca della notte - ma minuto per minuto - sin dall’inizio. Sono pagine e pagine, Silvio Berlusconi che gonfio d’orgoglio proietta i video degli incontri istituzionali e intanto ne bacia una, ne palpeggia un’altra. Ci sono le ragazze con la roba in vetrina. La coppia lesbica che non smette un istante l’eterno preliminare pubblico.

C’è soprattutto il dettagliare sfinente della performance, come erano vestiti, come si sono spogliati, dove e come si sono baciati, quanto a lungo il premier ha indugiato con la faccia fra le cosce di lei, questa sfida muta a chi riusciva a condurre il gioco (e lo conduce lui, e lei che è abituata al comando, sotto le coperte, ne soffre) e poi quante volte Berlusconi è culminato nel piacere, una galoppata impressionante e rallentata che lascia fiaccati alla sola lettura. E ancora Patrizia che ad ogni amplesso confessa candida di non aver provato piacere perché lui non è il suo uomo, e lui deluso che cerca di salvare la considerazione di sé, la invita a provare rapporti omosessuali per sciogliersi un poco, e ancora lei che sente l’unica vampa di calore soltanto all’indomani, all’ultimo bacio.

Poi, dopo la ricostruzione minuzia per minuzia, Patrizia dice: ecco, vi ho dato quello che volevate; adesso leggete di me. Si immagini una bambina di Bari, il padre fedifrago e violento, la madre arresa, un anno trascorso in un istituto di suore tipo Magdalene, il ritorno a casa, la fuga da sedicenne, il mondo dello spettacolo, i David Copperfield eccetera, una carrellata di divi che lei ha sempre sfiorato, mancandone le glorie di un’unghia; e quest’altra carrellata di uomini, fidanzati, amanti, tutti che le spaccano la faccia per un motivo o per l’altro, uno che spara rivoltellate in casa, un altro che la vuole fare abortire e dopo il parto vuole cedere la bimba in adozione.

E l’uomo che a randellate la inizia alla prostituzione. «Io non ho fatto che conoscere uomini uguali a mio padre, traditori e puttanieri». Una carrellata di imprenditori che promisero di rimettere in sesto il rustico acquistato dal babbo e che lei sogna di trasformare in residence, tutti furfanti, fingono di ristrutturare, sbagliano i calcoli, è tutto da buttare giù, ma intanto l’hanno raggirata per centinaia di migliaia di euro.

«Non ho amici, non ne ho mai avuti», scrive Patrizia nelle ultime pagine. Né tantomeno amiche. Le più recenti l’hanno infangata. Una l’hanno ammazzata e bruciata. Ci sono le morti - il fratello, il padre - che rabbuiano un racconto già plumbeo. Bisogna ficcarsi negli angoli per trovare un galantuomo, in questa storia. E lei che dice: «Qualcuno potrà obiettare che ho usato il mio corpo per ottenere il favore del potente. Obietti pure, io mi sento a posto con la coscienza». E’ il rifugio estremo di tutti noi.
La Stama 24 novembre 2009

mercoledì 30 settembre 2009

Annozero, seconda puntata:intervista a Patrizia D'Addario


http://newshakespeare.altervista.org/_altervista_ht/patrizia_d_addario1.jpg

ANNOZERO: D'ADDARIO, HO REGISTRATO MA NON VOLEVO RICATTARE BERLUSCONI

(IRIS) - ROMA, 1 OTT - ''Confermo tutto'': Patrizia D'Addario, intervenendo in collegamento da Bari ad 'Annozero', esordisce così in trasmissione, confermando di essere stata due volte a Palazzo Grazioli, dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e di essersi fermata per tutta la notte nella seconda occasione.
Patrizia D'Addario è stata a Palazzo Grazioli per due volte, invitata a da Giampaolo Tarantini? "Sì", risponde la escort barese intervistata in diretta da Bari per 'Annozero'". Ed in quelle due serate nella residenza romana del Premier Silvio Berlusconi "non ero l'unica escort". Io avevo un cachet di 2000euro per la prima sera solo per il fatto d'essere a cena a palazzo Grazioli, "cachet dimezzato perchè decisi di non rimanere per la notte". Il premier le chiese se sapeva ballare o cantare, ma la D'Addario non aveva velleità artistiche, voleva solo essere aiutata nel suo progetto edilizio. La seconda sera, quindi, l'escort barese decide di fermarsi e racconta: ''ero felice del fatto di essere rimasta li' col presidente e che lui si era interessato alla mia persona, ha detto che mandava due persone a Bari sul mio cantiere. Era solo un aiuto che voleva darmi per rendere piu' veloce la pratica e mi rendeva felice''.''Il presidente era molto affettuoso e molto gentile, - racconta l'escort barese - non voglio entrare in merito alle cose della notte, si è interessato alla mia persona e la mia felicita' era legata al fatto che lui era molto attento al mio progetto. - così come Tarantini a cui D'Addario ha confidato che il progetto del residence era quello del padre morto suicida - Il giorno dopo mi ha chiamato ed ero felice''. ''Perche' ha registrato? Io non ho tradito nulla, nessuno è arrivato sul mio cantiere. Sono stata convocata dal giudice e dire tutta la verita'. Io ho sempre registrato perche' cosi' mi sentivo piu' sicura, non perche' volevo ricattare qualcuno, non ho mai pensato ad una cosa del genere. Ho sempre registrato i miei incontri perchè ho avuto problemi nella vita e se registravo mi sentivo più sicura. Se avessi voluto ricattare Berlusconi avrei fatto ben altre cose''.

Dopo le polemiche e l'annuncio dell'istruttoria del governo la trasmissione di Raidue torna sulle feste di Palazzo Grazioli

Scandalo escort, Annozero insisteDomani sera ospite la D'Addario

di MARCO BRACCONI


Scandalo escort, Annozero insiste Domani sera ospite la D'Addario
ROMA - Annozero non molla lo scandalo escort. Dopo le polemiche, gli attacchi del centrodestra e l'istruttoria sul programma di Michele Santoro annunciata dal viceministro Romani, domani sera sarà Patrizia D'Addario a raccontare la sua verità sulle feste di Palazzo Grazioli.

Secondo quanto appreso da Repubblica.it la donna che per due volte fu nella residenza del premier, e che nella seconda occasione si fermò per la notte, interverrà in diretta. Non è stato ancora deciso se in collegamento video o in studio.

Una presenza, quella della escort barese, che non mancherà di riaccendere le polemiche sulla trasmissione di RaiDue, già nel mirino dell'esecutivo dopo l'esordio di una settimana fa.

(la repubblica 30 settembre 2009)

lunedì 21 settembre 2009

Tarantini, ex modella rivela:"Bertolaso con Gianpi a Palazzo Grazioli"

Finora l'impresario aveva cercato di non tirare in ballo gli altri uomini presenti ai party
Il racconto di Stella Novarino: "Ad una cena partecipò anche Del Noce"

Un'ex modella rivela alla Finanza

di CARLO BONINI


Un'ex modella rivela alla Finanza  "Bertolaso con Gianpi a Palazzo Grazioli"
BARI - Della cocaina ha raccontato quello che voleva. Ma più di un indizio, ormai, suggerisce che Gianpaolo Tarantini lo stesso ha fatto con le escort. Ha lavorato alla "riduzione del danno" scommettendo sul silenzio interessato di tutti. E nei suoi ricordi "selettivi", ha aggiustato la scena di Palazzo Grazioli (18 incontri, 30 ragazze) ripulendola da qualche ingombrante testimone, popolandola di due sole presenze maschili. Il Presidente, quale "ignaro utilizzatore finale", e l'innocuo chansonnier di corte, Apicella. Fino a quando - è storia di questi giorni - il gioco ha cominciato a rompersi. E, tanto per cominciare, con le deposizioni delle ragazze sin qui non ancora ascoltate, qualcuno di quegli ospiti "dimenticati", suo malgrado, ha iniziato a fare capolino, tradendone l'imbarazzo. Guido Bertolaso, capo della Protezione civile. Fabrizio Del Noce, già direttore di Rai1, oggi di Rai fiction.

Già era accaduto che nei ricordi della serata trascorsa nell'autunno 2008 da Terry De Nicolò a Palazzo Grazioli ("Ebbi a retribuirla anticipatamente nella previsione di una sua prestazione sessuale", mette a verbale Tarantini), affiorassero genericamente "un uomo delle istituzioni e un noto imprenditore". Venerdì scorso, a Roma, i militari che interrogano Stella Novarino, nome d'arte Stella Jean, hanno maggiore fortuna. La donna, una ex modella oggi stilista, non ha nulla da nascondere. Non è una escort, non è amica di "Gianpi", non è sul suo libro paga di ruffiano. Finisce per caso a Palazzo Grazioli la sera del 2 dicembre 2008, intruppata con Luciana Francioli, Manuela Arcuri, Francesca Lana e, naturalmente, Tarantini. Di quella "cena formale" - come spiegherà al quotidiano di famiglia "il Giornale" - ha ricordi nitidi. La visione collettiva su maxi-schermo dei successi del Presidente. Le canzoni. Le farfalle, naturalmente. Ma ricorda anche i nomi dei due ospiti che con il Presidente e le ragazze siedono al tavolo. Guido Bertolaso, appunto, e Fabrizio Del Noce.

Il dettaglio non è irrilevante. Non più tardi del 9 settembre, il capo della Protezione Civile era tornato a dire di aver incontrato Tarantini in "due sole occasioni", durante le quali gli erano state "descritte le attività delle aziende legate al gruppo Intini" (imprenditore barese di cui Tarantini era consulente ndr.). "Né - aveva aggiunto - un funzionario dello Stato piò sottrarsi ad essere interlocutore di chi vuole sviluppare il made in Italy". La cena del 2 dicembre 2008 è stata una di quelle occasioni? A palazzo Grazioli si è discusso di sviluppo del made in Italy con Luciana Francioli, Manuela Arcuri, Francesca Lana e Stella Novarino? Rintracciato da "Repubblica", un portavoce dello staff del capo della Protezione Civile, taglia corto. "Il dottor Bertolaso non ha alcun ricordo di quella serata. E comunque, non deve sorprendere che frequenti palazzo Grazioli di sera, perché muovendosi tra un emergenza e l'altra, è quello l'unico momento in cui poter parlare con il Presidente". Detta altrimenti, Bertolaso ha cancellato il volto di Tarantini, come quello delle ragazze e se anche fosse vera la circostanza della sua presenza a Palazzo Grazioli il 2 dicembre 2008, la cosa si può agevolmente spiegare con la necessità di interloquire con il Presidente sulle emergenze del Paese. Stella Novarino, la ricorda diversamente. A tavola non si parla né dei rifiuti a Napoli, né di un terremoto che deve ancora arrivare. Bertolaso siede per l'intera cena insieme a Tarantini e - come spiega Roberto Ruggiero, avvocato della Novarino - quando la ragazza si congeda per tornare a casa, le chiede come mai non abbia preso con sé le farfalle di cui il Presidente ha fatto omaggio le ospiti.

Bertolaso non è fortunato, perché anche Fabrizio Del Noce ha buona memoria. "Certo che c'era. A tavola, Bertolaso era seduto accanto a me. Ricordo che cantammo tutti insieme. Che parlammo di alcuni eventi televisivi da organizzare in vista del G8 della Maddalena". E Tarantini? "Non metto in dubbio i ricordi della ragazza, ma sono un tipo poco fisionomista e comunque capita di non ricordare persone che ti vengono presentate, ma che per te sono perfette sconosciute. Né ricordo di aver mai avuto colloqui con lui. Da quello che ho letto, Tarantini era interessato alla Protezione Civile, non alla televisione". Forse alla tv erano interessate le ragazze. "Con me, sulla rete ammiraglia non hanno mai trovato spazio questuanti. Naturalmente, parlo per me".

(la repubblica 21 settembre 2009)

venerdì 18 settembre 2009

Arresto Tarantini: La Guardia di finanza interroga le escort

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(DAL SETTIMANALE "Chi": Francesca Lana, bacia la pancia di Manuela Arcuri.Nell'altra foto è con il fidanzato)

Militari della guardia di Finanza di Bari sono a Roma da questa mattina per ascoltare, come persone informate dei fatti, alcune ragazze reclutate dall’imprenditore Giampaolo Tarantini per partecipare alle feste a casa di Silvio Berlusconi.

Secondo quanto si è appreso, oggi un gruppo di otto ragazze è stato convocato dai finanzieri «per informazioni testimoniali» nella caserma del nucleo regionale di polizia tributaria di via dell’Olmata, nella Capitale.

Gli interrogatori sono in corso, l’ultimo è previsto per la tarda serata. Un altro gruppo di donne era stato interrogato invece ieri a Milano. All’Olmata convocate anche Vanessa Di Meglio e Francesca Lana. Gli investigatori vogliono verificare la veridicità delle dichiarazioni di Tarantini nell’interrogatorio di fine luglio.

L’imprenditore sostenne tra l’altro di aver portato una trentina di ospiti a 18 serate a Palazzo Grazioli e una sola a Villa Certosa in Sardegna e di aver retribuito alcune di queste per prestazioni sessuali, ma di sua iniziativa. La maggior parte delle ragazze non avrebbe confermato agli investigatori il racconto di Tarantini
il Secolo XIX 18 SETTEMBRE 2009

mercoledì 9 settembre 2009

Tarantini, Verbali interrogatori: "Diciotto feste organizzate per Berlusconi"

9/9/2009 (7:34) - L'INCHIESTA

L'imprenditore barese Giampaolo Tarantini



L’imprenditore barese ammette di
aver finanziato la cena elettorale Pd
e conferma le accuse all’assessore
democratico Frisullo
GUIDO RUOTOLO
INVIATO A BARI
«Prostituzione e cocaina sono gli ingredienti per ottenere successo nella società». Lo dice senza infingimenti Gianpi Tarantini, l’imprenditore barese della malasanità, al pm Pino Scelsi che lo interroga. Cinque incontri dal 27 al 31 luglio, per non finire in carcere anche lui, come accadrà pochi giorni dopo al suo amico del cuore e socio Max Verdoscia, per il filone cocaina. E con il pm Scelsi, Gianpi ha parlato di escort e di «ragazze-immagine», delle diciotto serate organizzate per il Presidente Silvio Berlusconi. A conti fatti, trenta ragazze «rimborsate» per aver preso parte alle serate a Palazzo Grazioli, a Villa Certosa, anche al Centro benessere Messeguet di Todi. «Il presidente Berlusconi non sapeva che rimborsavo le ragazze». Tarantini ha spiegato che per quelle ragazze che dopo le «serate» tornavano in albergo, il rimborso riguardava appunto le spese sostenute di viaggio e di pernottamento. Per le altre che rimanevano, invece, il compenso era diverso.

Al pm Scelsi, l’imprenditore barese ha confermato ciò che era emerso dalle intercettazioni telefoniche. E cioè che sesso e cocaina erano il suo grimaldello per ottenere favori e appalti. Nel filone prostituzione è finito anche Sandro Frisullo, l’ex assessore regionale dalemiano lasciato a casa dal governatore Nichi Vendola nel rimpasto di luglio. Tarantini ha confermato che Frisullo si incontrava con una ragazza ingaggiata dall’imprenditore, Terry De Nicolò, in un appartamento del centro preso in affitto dallo stesso Tarantini. Non solo con Frisullo, la ragazza si incontrava anche con il manager della Regione Puglia, Antonio Colella. «In cambio - ha spiegato Tarantini - Frisullo si era impegnato ad accelerare i pagamenti della Regione per le forniture delle protesi e a sponsorizzare una delibera in materia di acquisto di tavoli operatori».

E l’imprenditore ha anche ammesso di aver finanziato la cena elettorale dei candidati Pd al ristorante «La Pignata». Nei suoi interrogatori, Tarantini conferma i nomi delle ragazze ingaggiate per le serate con Silvio Berlusconi. Ragazze dello spettacolo e non solo. Da Carolina Marconi - che portò alla prima serata organizzata il 23 settembre el 2008, un mese dopo aver conosciuto a Villa Certosa Silvio Berlusconi - a Barbara Guerra, da Graziana Capone alla responsabile del Privé del Billionaire, Geraldin Semeghini, da Sonia Carpentone a Vanessa Di Meglio. A una festa portò Manuela Arcuri e Francesca Lana. E le «brasiliane».

E poi ci sono le baresi, da Patrizia Montereale a Patrizia D’Addario. Tarantini ha confermato il racconto della escort D’Addario. Da come dovevano vestirsi (in nero) alle auto con i vetri oscurati che entravano a Palazzo Grazioli senza fermarsi. «Ho chiesto al presidente Berlusconi di incontrare Guido Bertolaso perché il mio amico imprenditore Enrico Intini - ha spiegato Tarantini - voleva collaborare con la Protezione Civile. Ma poi non se ne è fatto nulla».
la stampa 9 settembre 2009

lunedì 20 luglio 2009

D'Addario da Berlusconi: audio degli incontri

In escusiva sul sito de L'Espresso le registrazioni con il premier a Palazzo Grazioli
Nell'intervista di accusa a Repubblica disse: "E' la verita e servono le prove"

di MATTEO TONELLI


La D'Addario da Berlusconi svelati gli audio degli incontri

Patrizia Daddario con il premier

ROMA - "Dico la verità. Ma nella vita, spesso, per farti credere servono delle prove". Intervistata da Repubblica, Patrizia Daddario, la escort pugliese al centro dello scandalo delle feste con il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dava forza alle sue parole mostrando un piccolo registratore che aveva nella borsa. Nastri che oggi l'Espresso è in grado di pubblicare e che contengono la conferma delle parole della escort pugliese. Compresa la voce del premier che, al termine di una festa a palazzo Grazioli, dà appuntamento alla Daddario "nel lettone di Putin".

GLI AUDIO E LE TRASCRIZIONI

I nastri aprono un nuovo capitolo di una vicenda che da tempo tiene banco sui media italiani (Repubblica in primis che ha rivolto al premier dieci domande senza avere risposta) e che ha scatenato l'interesse della stampa straniera. Quello delle feste a villa Certosa, la residenza sarda di Berlusconi e a palazzo Grazioli a Roma. Feste a cui avrebbero partecipato giovani ragazze, chiamate per allietare le giornate e le serate di Berlusconi.

Una vicenda che ha come principale protagonista proprio la Daddario. E' stata lei a fare il nome di Berlusconi e a raccontare la sua serata con il premier. E contro di lei si è scatenata l'ira di Berlusconi che l'ha accusata di essere stata "pagata" per mentire.

Adesso, però, ci sono quei nastri che la Procura di Bari aveva sigillato. Ed è facile riconoscere la voce di Berlusconi che, al termine di una serata a palazzo Grazioli, si rivolge alla Daddario dandole appuntamento "nel lettone". "Quello di Putin?" risponde la ragazza. "Sì, quello di Putin" chiosa Berlusconi mentre annuncia di andare a farsi una doccia.

Del contenuto dei nastri Repubblica aveva dato conto il 20 giugno di quest'anno. Con un articolo che è l'esatta ricostruzione di quello che si ascolta sulle registrazioni. Allora la reazione del premier, della maggioranza che lo sostiene e di alcuni giornali a lui vicini, era stata furiosa. "Gossip, solo gossip" è stato il ritonello per mesi e mesi. Fino all'intervista del premier corredata da fotografie con il nipotino concessa al settimanale di famiglia, "Chi". Ma la Daddario non si era persa d'animo e aveva rilanciato le sue accuse. Sulla vicenda, poi, si era scatenato l'interesse della stampa straniera. Non a caso proprio alla Cnn la escort pugliese aveva ribadito il senso delle sue affermazioni.

Ma anche la Chiesa si era mossa. Quell'immagine di un premier dedito ad una condotta di vita così "spensierata" non è piaciuto al Vaticano. E più volte dalla Santa Sede si sono levate voci critiche che a Berlusconi hanno creato parecchio imbarazzo.

Poi è stata la volta del G8 dell'Aquila. Con il premier convinto di aver rintuzzato gli attacchi con la buona gestione del vertice. Ma, oggi, i nastri della Daddario riaprono bruscamente una vicenda che Berlusconi si trova a dover riaffrontare. E per affrontare la quale, davanti a quelle voci incise su un nastro, limitarsi a parlare di menzogne e gossip non sembra bastare più.

(la repubblica 20 luglio 2009)

lunedì 13 luglio 2009

Feste Premier:Interpellanza PD per evitare condotte "immorali"

L'intervista. Il senatore del Pd ha presentato con Zanda una mozione per evitare condotte "immorali"

Carofiglio: quattro regole capitali salviamo il decoro delle istituzioni

"Dibattito urgente. La maggioranza spieghi il no al Paese"
di LELLO PARISE


Carofiglio: quattro regole capitali salviamo il decoro delle istituzioni

Gianrico Carofiglio

BARI - Senatore Gianrico Carofiglio, il presidente Napolitano insiste perché si crei un "clima più civile" fra gli opposti schieramenti. Secondo lei, fa bene o sbaglia?
"Certo che non sbaglia. E lo spirito della mozione presentata dal Pd a Palazzo Madama, del resto, è proprio quello".

Nel documento che sarà discusso nella prossima settimana chiedete ai politici coerenza dei comportamenti pubblici e privati. Ogni riferimento al "caso Berlusconi" non sembra casuale.
"A me interessano fino a un certo punto le clamorose vicende di cronaca che vanno in scena ormai da qualche settimana a questa parte. Sempre per il sottoscritto, piuttosto, è importante l'esigenza di riflettere a proposito dei temi legati all'etica pubblica".

Per favorire un confronto politico più sereno, sarebbe utile se il premier si decidesse a spiegare di fronte al Parlamento come stanno le cose?
"Utile? Io penso che sia indispensabile, innanzi tutto nell'interesse di quel politico. La democrazia è fatta di domande, di risposte. E di consapevole trasparenza. Quella che dovrebbe spingere il primo ministro a chiarire ciò che, finora, chiaro non è. Per nessuno".

Cosa volete ottenere con la vostra mozione?
"Ripeto: noi vogliamo occuparci, in termini generali, del decoro delle cariche pubbliche e della necessità che i membri del governo, e il suo presidente, non abbiano comportamenti disdicevoli".

E' la ragione per cui indicate quelli che suonano come veri e propri "comandamenti"?
"A me piace parlare di regole capitali. Sono quattro. La prima riguarda l'esigenza di non tenere comportamenti personali in contrasto con i valori posti alla base dell'azione politica. Faccio un esempio banale: non si possono sostenere i valori della famiglia tradizionale e poi, per dire, avere l'amante. Il problema non è l'amante, ma l'incoerenza. La seconda regola riguarda il decoro legato alle cariche pubbliche. Cito l'esempio di un magistrato, così nessuno si offende".

Qual è l'esempio?

"Qualora un pubblico ministero andasse in udienza indossando calzoni corti e canottiera non sarebbe immorale, ma appunto indecoroso. Perché contribuirebbe a ledere il prestigio della magistratura e in generale delle istituzioni".

Quali sono gli altri "comandamenti"?
"La terza regola sottolinea l'obbligo di astenersi da comportamenti che possano fare solo ipotizzare un uso privato della funzione pubblica e delle sue prerogative. Immaginiamo un magistrato sotto scorta che utilizzi la vettura blindata del ministero per portare alla sua villa al mare, dove ha organizzato una festa, un paio di ballerine di rumba e un suonatore di mandolino. Sarebbe l'autore di un comportamento deontologicamente censurabile. Il ministro Alfano interverrebbe con l'azione disciplinare. E farebbe bene".

C'è, infine, il quarto "comandamento".

"E' il più semplice: il dovere di dire la verità. Il decoro delle alte funzioni pubbliche è incompatibile con le bugie. Ecco, abbiamo concluso: questo è lo statuto dei comportamenti".

Servirebbe pure ad evitare che un uomo accusato di essere uno stupratore diventi dirigente di base del Pd? Il senatore Ignazio Marino sostiene che nel Pd c'è "una questione morale grande come una montagna".
"Siamo amici e lui è un uomo di valore. Ma proprio per questo dovrebbe prestare attenzione a non fare uscite estemporanee. La vicenda giudiziaria in cui è stato coinvolto tredici anni fa quel coordinatore di circolo, non risulta dal certificato penale. Come l'avrebbe accertata, Ignazio Marino, se fosse dipeso da lui? E dunque: cosa c'entra con questa brutta storia la questione morale?".

Senatore Carofiglio, non c'è il rischio che lo "statuto dei comportamenti" resti un sogno ad occhi aperti?
"Dichiarare, come fanno alcuni esponenti della maggioranza, la disponibilità a discuterlo, è una novità e naturalmente ci fa piacere. Vedremo come andrà a finire. Ma voglio dire sin d'ora con chiarezza una cosa. Queste quattro, elementari regole, enunciano principi sui quali è molto difficile non essere d'accordo. Se la maggioranza dovesse respingerle mi aspetto che spieghi - a noi, ma soprattutto al Paese - qual è la sua idea del decoro, della dignità e della credibilità di chi riveste cariche pubbliche".

(LA REPUBBLICA 13 luglio 2009)

domenica 12 luglio 2009

Berlusconi/D'Addario: Le "torte" che non piacevano a Patrizia

Il Cavaliere diserta Onu e Alitalia
"Mal di schiena, è da Mességué"

di Paturnio

In questo articolo si svela finalmente il mistero del mal di schiena che costrinse Berlusconi ad eclissarsi nel centro benessere di Messèguè . Qualcuna delle"ragazze" dell'inchiesta di Bari seguì, il giorno dopo aver partecipato ad un festino a Palazzo Grazioli, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi. Come ha svelato l'Espresso, allora, il presidente del Consiglio rinunciò a una "missione" a New York, alla partecipazione alla "campagna del Millennio" contro la povertà e la fame nel mondo, all'intervento all'assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue "ragazze", nell'health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei). Scopriamo ancora da questo articolo di D'Avanzo, che le torte sono le orge e che a Patrizia D'Addario non piacevano.La sintesi finale è la seguente: "Il comportamento privato del capo del governo è in fragorosa contraddizione con i valori (Dio, famiglia) che proclama in pubblico e con le leggi che propone al Parlamento (severe punizioni per chi favorisce la prostituzione e per chi fa sesso con le prostitute). E' questo lo stato delle cose che Berlusconi dovrebbe finalmente affrontare in pubblico, quali che siano gli esiti per la sua reputazione e per il suo destino politico."

Patrizia D'Addario rifiutò di restare di notte con le altre ragazze
Intercettate molte telefonate "preparatorie" del premier a Tarantini

Le "torte" a Palazzo Grazioli
raccontate dalle escort

Oltre a "Gianpi" nell'inchiesta di Bari spuntano altri due procacciatori di ospiti femminili
di GIUSEPPE D'AVANZO e GIULIANO FOSCHINI

Le "torte" a Palazzo Grazioli raccontate dalle escort

Patrizia D'Addario

"Torte?", chiede il pubblico ministero. Accade qualche tempo fa, a Bari. Il magistrato interroga un trafficante di droga e l'uomo gli racconta i costumi della sua banda. "Torte" è un'espressione che il magistrato non ha mai sentito. Il pubblico ministero torna allora a chiedere al criminale: "Che cosa sono le "torte"?". L'altro gli risponde: "Le "torte", dottore: le orge, i festini, com'è che dite voi?". Il ricordo di quella formula - "torte" - affiora oggi nella conversazione di una fonte vicina all'inchiesta di Bari perché sono le "torte" il punto critico che rende politicamente imbarazzanti le ricostruzioni delle serate di Silvio Berlusconi. Tra le 19 ragazze, ospiti a pagamento nelle residenze del capo del governo e interrogate dalla procura di Bari, c'è più di una testimone che ha ammesso di aver trascorso, "con altre ragazze", la notte con Silvio Berlusconi.

Di "festino" e "orgia"" ha già parlato Patrizia D'Addario. Patrizia è, per la prima volta, a Palazzo Grazioli la sera del 15 ottobre 2008. Rifiuta di trascorrere la notte nel letto regalato al capo del governo da Vladimir Putin, "il letto grande". Ci rimarrà dopo, la notte del 4 novembre e di queste ore si sa - più o meno - tutto. Ma perché, quella prima volta, Patrizia lasciò Palazzo Grazioli?

Andare via non è stato un colpo di testa, sostiene Patrizia. Le orge, dice Patrizia, non sono mai riuscita a farmele piacere e avevo intuito che mi sarei trovata in quella sgradevole situazione se fossi rimasta, dopo la cena, i balli, la ola, le barzellette, i canti e la musica di Apicella. C'erano molte escort quella sera nella residenza del capo del governo. Per lo meno, cinque. Due molto appariscenti. Lesbiche, "le uniche in pantaloni, lavorano sempre in coppia". La cena era ancora in corso, ricorda Patrizia, quando Berlusconi mi volle mostrare le camere da letto. Soprattutto quella con "il lettone". Non eravamo soli, ricorda Patrizia. Con Berlusconi c'erano altre due escort che cominciarono a coccolare il "sultano". Berlusconi, dice Patrizia, mi chiamava, mi invitava con la voce e i gesti a unirmi a loro. Patrizia decise di chiudersi in bagno e uscirne soltanto quando il gruppo fosse tornato nel salone per completare la cena. Fu allora, nella camera con il "letto grande", che Patrizia, pur ingaggiata per duemila euro, decise di non rimanere per la notte. Ritornata in albergo, al Valadier, raccontò subito alla sua amica, Barbara Montereale, l'episodio. Barbara, tra molte reticenze, ne ha un ricordo ancora oggi vivo: "Patrizia ha preferito andar via perché c'erano altre due escort" e d'altronde ella stessa vide scene simili a Villa Certosa, poi, nel gennaio del 2009 "quando decine di ragazze straniere si stringevano a Papi, litigando tra loro, quasi aggredendosi".

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Il racconto di Patrizia ha trovato una conferma con la testimonianza di un'altra signora, Maria Teresa De Nicolò, 37 anni, barese. La sua partecipazione alla serata di Palazzo Grazioli ha ripercorso, come se si trattasse di un rito, la stessa esperienza di Patrizia. Identiche le modalità, identiche le regole da rispettare. Convocazione a Roma, improvvisa e un po' misteriosa. Abitino nero, trucco leggero. Prima di andare a letto, se richiesto dal padrone di casa, una disponibilità assoluta a mostrare ammirazione estatica per i successi di "Silvio"; pieno divertimento per barzellette e canti; gratitudine per i regalini "da negozietto". Stesso contatto, Gianpaolo Tarantini. Povero Gianpi, racconta un amico, certi giorni era davvero disperato perché, se è agevole organizzare un "festino" con qualche giorno d'anticipo, diventa arduo farlo in un solo pomeriggio. Nell'estate-autunno del 2008, la sexual addiction di Berlusconi è compulsiva, la sua satiriasi indiavolata. Telefona anche dieci volte, nello stesso giorno, a Tarantini (intercettato dalla magistratura di Bari). Gli chiede di mettere insieme "le ragazze" per la sera anche con un anticipo di poche ore. Gianpi fa quel può, ricordano gli amici, ma la fretta è, senza eccezione, cattiva consigliera e così non sempre ha il tempo di "invitare" a Roma da Milano le "cortigiane perfette", "bellissime, molto giovani, molto professionali e, soprattutto, consapevoli della necessaria riservatezza".

Pressato, Gianpi deve accontentarsi, dicono gli amici, "di quel che ha sotto mano". E' così che a Palazzo Grazioli entra anche chi non avrebbe mai messo piede, con più tempo a disposizione. Maria Teresa viene convocata (prima e unica volta) in questa emergenza. Parte per Roma e, come accade a Patrizia, Barbara e Lucia R. ("ospiti" il 4 di novembre), scopre nei saloni del de Russie che la meta di quella serata di lavoro sarà Palazzo Grazioli. Maria Teresa, agli inquirenti di Bari, ha ammesso di aver fatto sesso con il presidente, "rimborsata" da Gianpi, ma quel che qui conta è la "torta", il numero delle "ragazze" che - quella notte (un "lunedì o un martedì di settembre del 2008" fa la vaga Maria Teresa, probabilmente martedì 23 settembre) - si trattiene con il capo del governo nella sua residenza di Palazzo Grazioli. Maria Teresa tace il numero delle "ragazze" (anche se l'ha riferito al magistrato che l'ha interrogata). E' disposta però ad ammettere, con Repubblica, che "c'erano altre ragazze". Qualcuna di quelle "ragazze" seguirà, il giorno dopo, Berlusconi a Melezzole, vicino a Todi, quando (come ha svelato l'Espresso) il presidente del Consiglio rinuncia a una "missione" a New York, alla partecipazione alla "campagna del Millennio" contro la povertà e la fame nel mondo, all'intervento all'assemblea delle Nazioni Unite per starsene, con le sue "ragazze", nell'health center di Marc Mességué (sbarrato agli estranei).

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La rilevanza del racconto più veritiero delle serate di Silvio Berlusconi è dunque in questo "punto critico" non ancora illuminato: le "torte" di Palazzo Grazioli. Finora la scena ci è stata raccontata così. Un giovanotto ambizioso (Tarantini) conduce prostitute di caro prezzo nelle residenze del capo del governo offrendole al "sultano" (Berlusconi) per ingrassare affari e potere d'influenza. Il "sultano" - ingenuo e ignaro - fa sesso con una di quelle ragazze (Patrizia D'Addario). Emerso l'episodio, il "sultano" muove in tre mosse. Nega l'episodio ("Non ricordo la faccia di questa Patrizia"). Scredita la testimone ("I miei nemici politici l'hanno pagata per accusarmi"). Banalizza quel che è accaduto ("Ho soltanto scelto ospiti sbagliati").

Diciamolo con le parole di Nicolò Ghedini: Berlusconi è soltanto un "soggetto inconsapevole. Se io vado a casa del presidente e, per fare bella figura, mi presento con un'accompagnatrice, è difficile che lui possa saperlo. E, se anche poi vi fossero rapporti [sessuali tra il presidente e quella donna], lui continuerebbe a non sapere e quindi [il fatto] non può avere nessuna implicazione né giuridica né morale" (Agi, 18 giugno).

Lasciamo stare la giustizia (Bari non contesta a Berlusconi alcun ipotesi di reato e a Tarantini soltanto il favoreggiamento alla prostituzione: le ospiti non erano indotte a prostituirsi, era il loro mestiere e nessuno lo ignorava). Lasciamo stare la morale (è diritto di ciascuno avere le abitudini sessuali che ritiene opportune). Quel che conta qui è che cosa è accaduto e che cosa significa.

Quel che accade, ragionevolmente, lo si può dire così. Al contrario di quanto sostengono Berlusconi e il suo avvocato, il capo del governo è consapevole che le "ragazze" di Tarantini siano delle cortigiane. A Gianpi le chiede espressamente. Berlusconi sa della "professione" della D'Addario, come dice Patrizia, come conferma Barbara Montereale e testimonia - per altre circostanze - Maria Teresa De Nicolò.

Emerge, dunque, dall'inchiesta di Bari un tableau ben definito. Intorno al presidente del Consiglio, c'è un'organizzazione molto discreta, anche se spericolata, che fornisce prostitute al "sultano" per le sue serate con "torta" finale; una rete di servizio che si muove secondo moduli, programmi e desideri sempre uguali. Tarantini è soltanto uno dei server che il presidente del consiglio attiva quando la sexual addiction l'afferra. Dall'inchiesta emerge che lo stesso "lavoro" di Gianpi è assolto per lo meno da altre due personaggi (un professionista di Bari, una signora di Roma).

Questo accade. Quel che significa (lo ha già scritto qui Stefano Rodotà) interpella l'etica pubblica. "Un uomo politico non può mentire. Deve accettare la pubblicità di ogni sua attività quando questa serve per valutare la coerenza tra i valori proclamati e comportamenti tenuti" (Repubblica, 10 luglio). Da questo punto di vista, la scena è chiara. Berlusconi ha una volta di più, in questa storia, ingannato il Paese: non ignora che le "ragazze" che affollano il "lettone di Putin" siano prostitute e prostitute chiede, per le sue "torte", ai prosseneti che siedono al suo tavolo (non esita a "smanacciarle" subito sotto gli occhi della sua scorta).

Il comportamento privato del capo del governo è in fragorosa contraddizione con i valori (Dio, famiglia) che proclama in pubblico e con le leggi che propone al Parlamento (severe punizioni per chi favorisce la prostituzione e per chi fa sesso con le prostitute). E' questo lo stato delle cose che Berlusconi dovrebbe finalmente affrontare in pubblico, quali che siano gli esiti per la sua reputazione e per il suo destino politico.

(la repubblica 12 luglio 2009)

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