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martedì 24 novembre 2009

Brenda, Porta a Porta: China accusa Natalie per il video con Marrazzo

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/china-marrazzo/franceschi170696102710112329_big.jpg
Note di Paturnio

Vorrei precisare che China ha affermato di non essere mai stata fidanzata con Brenda,ma di esserle solo molto amica.Questo articolo è scritto male e contiene diverse imporecisioni.Lo pubblico soltanto per confrontarlo con il secondo articolo, e trarre le dovute conclusioni sul tipo di informazioni che circolano.


"Il video con Marrazzo una trappola di Natalie"
China, la fidanzata di Brenda, accusa Natalie e un'altra trans

MARIA CORBI
ROMA
Natalie e le altre, dalla strada e dai loschi appartamenti di via due Ponti, alle poltroncine immacolate di Porta a Porta, per decifrare un mondo, probabilmente un omicidio, la morte di Brenda. Un comportamento, il loro, che ha alternato fino ad oggi silenzi, omissioni, rivelazioni e confessioni. Così ieri lo sfogo di China, fidanzata di Brenda che accusa Natalie di essere stata, lei, insieme a un’altra trans, a preparare una trappola ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. «Brenda - ha raccontato China - mi ha detto che sono state Natalie e Jois a preparare la trappola a Marrazzo. Le ho chiesto se lei aveva qualcosa da farmi vedere ma lei non aveva filmati».

Nel computer di Brenda non ci sono filmati, assicura China: «Brenda era una grande esperta di computer. Non so cosa avesse sul pc ma di sicuro non aveva filmati perché altrimenti li avrebbe fatti vedere immediatamente».

Pezzi di un mondo che affiorano dai racconti di queste donne dalla femminilità esponenziale, amate dal potere, come Natalie, primadonna dello scandalo Marrazzo che ha raccontato di coccole dispensate ad uomini, dei loro gusti sessuali e dei loro sogni, dei loro segreti. Nuovo capitolo di dettagli ieri, da Vespa: «Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l’hanno cancellato». E ancora: «Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l’avessero cancellato. Brenda, secondo quando dice Natalie, non voleva andare in Brasile. E non sarebbe stata lei la vittima designata se di omicidio si trattasse: «Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io».

E poi ci sono quei trentamila euro, un compenso versato da Marrazzo a Brenda, sempre secondo il transessuale China amico di Brenda: «Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi». Ma il legale di Marrazzo nega: «Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione».

Soldi, computer e videotape, un vero romanzo giallo, con Brenda come vittima, e un mondo da scoprire che ruota intorno. Un’altra amica di Brenda, l’ultima persona, che avrebbe l’avrebbe vista in vita la notte tra il 19 e il 20 novembre, rivela che avrebbe dovuto comprare il computer trovato ammollo nel lavandino. «Era grigio, penso sia quello». Brenda si voleva liberare di tutte le cose di valore come la tv al plasma e il frigorifero. «Io avevo comprato il suo computer tre giorni fa ma non avevo ancora avuto il tempo di andare a prenderlo», spiega Veronica.

«Ci eravamo messe d’accordo per 400 euro. Le avevo dato 100 euro, altri 100 dovevo darglieli quando sarei andata a prenderlo. Poi le avrei dato dopo gli altri 200». E adesso saranno gli inquirenti a cercare di capire perché Brenda abbia mentito dicendo di non possedere un pc in quanto non in grado di usarlo. Intanto i legali della famiglia della trans hanno fatto presente in procura che i genitori rivogliono al più presto la salma per celebrare il funerale. E nelle prossime ore la mamma di Brenda dovrebbe arrivare in Italia.
La Stampa 24 novembre 2009

Cafasso, s’indaga per omicidio Pusher e trans, soci del ricatto
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore


Nemmeno due maestri del giallo come Agatha Christie e Alfred Hitchcock. «Neppure loro avrebbero saputo intrecciare questa storia in modo così fitto» si lascia scappare verso sera uno degli investigatori impegnati a risolvere l’incredibile e per certi versi anche insostenibile “caso” del video-ricatto a base di sesso, trans e cocaina che fa tremare vip e politici, che ha già costretto alle dimissioni l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo e su cui ora pesano due cadaveri. Entrambi in cerca di autore. La vera svolta del giallo arriverà dalla lettura dei file del pc trovato in casa di Brenda e «messo in salvo» da una mano ancora sconosciuta sotto l’acqua del rubinetto dentro il lavandino, unica possibile fonte di salvezza in una casa piena di fumo. Il contenuto dei file e della memoria del pc sono decisivi per sapere non solo cosa custodiscono ma anche se filmati o fotografie sono stati spediti in qualche server nel cyber spazio. In poche parole, se è vero, come sembra, che Brenda fosse la custode di materiale - video e film - con cui poteva ricattare i clienti.

IL GRUPPO DEI RICATTI
Wendell Mendes Paes,il trentaduenne brasiliano che un giorno diventò Brenda, e un gruppo di altri trans che a un certo punto hanno realizzato un modo più diretto e meno faticoso di fare soldi: ricattare i clienti. Brenda e le altre, quindi, coordinate dal pusher Gianguarino Cafasso nonchè dai carabinieri della Compagnia Trionfale arrestati il 21 ottobre. L’aggiunto della procura di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Sabelli ormai si sono convinti che anche la morte di Cafasso sia da ricollegare al “caso” Marrazzo prima e alla morte di Brenda poi. Anche la morte del pusher diventa un caso di omicidio, un po’ come quello di Brenda, amici, conoscenti e soci in affari, anche la stessa fine. Cafasso era il pusher dei trans ma anche di molti vip, è stato il primo a cercare di vendere il video di Marrazzo ai giornali (15 luglio) insieme ai carabinieri, poi esce dalla scena della trattativa e ricompare il 12 settembre, due righe sul mattinale della questura, una morte per overdose nella stanza 406 dell’hotel Romulus lungo la via Salaria, oltre il raccordo. Con lui, in quella stanza, c’era un trans, Jennifer. Jennifer è stata risentita ieri in procura e ha aggiunto dettagli nuovi sulla morte di Cafasso, particolari che non aveva raccontato nè il 12 settembre nèil 5 novembre quando è stata risentita dal Ros dei carabinieri che indagano sul video-ricatto a Marrazzo. Dettagli, ad esempio, «sulla modalità di assunzione della droga» che potrebbe avere coincidenze con il cocktail che ha stordito Brenda poi morta per asfissia.Attenzione ai nomi perchè la scena che a questo punto hanno davanti investigatori e inquirenti oltre che confusa e anche più affollata del previsto. E’ragionevole pensare che Brenda e altri trans avessero preso a filmare di nascosto gli incontri con i clienti. Il capo della Squadra Mobile Vittorio Rizzi sta risentendo tutti i viados già comparsi nella primaparte inchiesta, quella dei Ros sul video ricatto a Marrazzo.

Perchè una cosa è certa: i trans hanno mentito sempre, tutti e continuano a farlo.Ha mentito Brenda che ha ammesso solo in un secondo interrogatorio di aver girato di nacosto un film a Marrazzo spergiurando di averlo cancellato; che ha negato di avere un pc e di saperlo usare e invece lo aveva, anche se lo stava vendendo, e chattava di continuo. Mente China, mente Jennifer sulle ultime ore di Cafasso. E Michelle, di cui è stata trovata una foto in casa di Brenda, dov’è? E Natalie, colei di cui Marrazzo si fidava di più e di cui infatti le altre erano molto gelose? China l’accusa di «aver fatto una trappola a Marrazzo insieme a Giosy ». E sempre China, che parla ogni giorno da un mese appena vede un microfono, ieri sera a Porta a Porta s’è ricordata che «Brenda le ha fatto vedere 30 mila euro avuti da Marrazzo ». Vero? Falso? Il saldo perun ricatto? C’è rabbia tra investigatori e inquirenti. All’inizio, infatti, non fu fatta la perquisizione in casa di Brenda e fu presa per buona la sua versione («non ho un pc»). Ora si deve recuperare il tempo perduto, incrociando la memoriadel pc con il traffico telefonico delle due schede sim (una usata solo per internet) e dei due telefoni di cui uno rubato nella rapina subita da Brenda l’8 novembre. Già, le rapine ai trans. Loro denunciano «una banda di romeni su un’auto azzurra». Un’altra presenza che inquieta in una storia ancora tutta da scrivere.
L'Unità 24 novembre 2009

sabato 14 novembre 2009

MARRAZZO: LA MOGLIE VUOLE IL DIVORZIO

Marrazzo, addio:la moglie Roberta ora vuole il divorzio

Piero Marrazzo con la moglie Roberta Serdoz (foto Ap/Lapresse)
Piero Marrazzo con la moglie Roberta Serdoz (foto Ap/Lapresse)

Secondo l'indiscrezione di dagospia.com, al matrimonio dell'ex governatore del Lazio con la giornalista Rai, sarebbero stati fatali non lo scandalo e le dimissioni dell'ex conduttore tv, ma l'intervista rilasciata dal trans Natalì a Novella 2000 in cui il brasiliano snocciolava i particolari intimi del rapporto con Marrazzo. Che nella primavera 2010 tornerà a lavorare in Rai

Piero Marrazzo con la moglie Roberta Serdoz (foto Ap/Lapresse)
Piero Marrazzo con la moglie Roberta Serdoz (foto Ap/Lapresse)

Roma, 11 novembre 2009 - Roberta Serdoz ha deciso: il matrimonio con Piero Marrazzo è finito, vuole il divorrzio. La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata l'intervista rilasciata la settimana scorsa a Novella 200 dal transessuale Natalì. Lo scrive il sito dagospia.com: "Finita la settimana scorsa la lettura dell'intervista di Natalì, Roberta Serdoz avrebbe deciso che tutto era finito. Un matrimonio naufragato in quelle righe terribili in cui il brasiliano snocciolava candidamente il suo trans-trans para-coniugale con l'ex Governatore, dal bagnetto caldo alle confidenze su amori perduti.

E tutti aspettano il prossimo numero del settimanale diretto da Candida Morvillo che dovrebbe racchiudere la seconda parte dell'intervista.

Oggi Marrazzo si è rifugiato in quel di Montecassino, in un convento dove lo ospita un suo vecchio amico priore. Viene a Roma solo per far impazzire gli inquirenti e il suo avvocato Luca Petrucci. Ogni volta infatti racconta una versione diversa del fattaccio, Nel frattempo, la stessa Serdoz Marrazzo si è rivolta al Garante della privacy, presentandogli «una segnalazione sull'invasività dei mezzi di informazione nei confronti di se stessa, delle figlie e dell'ex moglie del dimissionario presidente della Regione Lazio», Marrazzo e i familiari non ne possono più dell'assedio dei media - scrive il Corriere della Sera - I giornalisti presidiano da giorni in pianta stabile il complesso sulla Tiberina, alle porte di Roma, dove l'ex governatore del Lazio si è rifugiato da quando è diventata nota la vicenda dei suoi incontri con i trans e l'arresto dei carabinieri per il ricatto del video.

E le figlie, due delle quali nate dal primo matrimonio, hanno perso la serenità anche per le continue attenzioni da parte di televisioni e giornali.Che, nel ricordare «il ruolo di testimone e parte offesa dell'ex governatore», ha chiesto nuovamente «di spegnere i riflettori sulla famiglia». Nella segnalazione al presidente dell'Autorità, Francesco Pizzetti, la Serdoz ha scritto come, «senza mettere in discussione la libertà di informazione di giornali, tv e media online», avverto «la necessità di farle notare quanto si sia andati oltre l'interesse pubblico nel rappresentare la vicenda che ha colpito mio marito. Vicenda peraltro legata - ha osservato la Serdoz - a fatti attinenti alla nostra vita privata».

Il garante della Privacy fa sapere che «come sempre quando ci sono terzi incolpevoli e soprattutto quando sono coinvolti minori la nostra attenzione è grandissima».È confermato che, conclusa la sua esperienza come successore dell'attuale leader della Destra, Francesco Storace alla guida del Lazio, Marrazzo tornerà in pianta stabile in viale Mazzini, da cui aveva ottenuto l'aspettativa per motivi politici quando si era candidato col Pd alla presidenza della Regione.«Non ha alternative. Marrazzo tornerà a fare il giornalista alla Rai», ha specificato Petrucci. «Non accadrà subito ma nella primavera del 2010, quando lascerà l'incarico di governatore del Lazio. Sì, perché tecnicamente Marrazzo è ancora presidente della Regione», ha sostenuto il legale.

«Solo per l'ordinaria amministrazione, ma lo è. Decadrà quando sarà sostituito dal nuovo presidente. Quindi, dopo le elezioni regionali, previste a marzo dell'anno prossimo». In una intervista al settimanale Oggi in edicola da stamane, Petrucci ha poi osservato come per l'ex conduttore di Mi manda Raitre «la carriera politica sia finita. Ma ha diritto a riavere quel posto di lavoro che aveva lasciato solo temporaneamente. In attesa che torni in Rai, l'inchiesta giudiziaria che lo vede come vittima di un ricatto o di una rapina verrà chiusa e molte cose saranno finalmente chiarite ».


E proprio sul fronte delle indagini, il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli hanno avuto ieri un vertice con gli ufficiali del Ros che stanno proseguendo gli accertamenti sui vari filoni. I magistrati ricorreranno in Cassazione contro la scarcerazione del carabiniere Nicola Testini. Ma non è escluso che nei prossimi giorni arrivino altri provvedimenti per i militari dell'Arma già arrestati: le verifiche sulle rapine denunciate dai trans sono in dirittura d'arrivo.
Quotidiano.net 11 novembre 2009

venerdì 13 novembre 2009

Marrazzo, il memoriale di Natalie:"Lui non era l'unico cliente famoso"

Natalì: Marrazzo non è l'unico cliente famoso:C'era un volto della tv e un ex calciatore

Novella 2000 pubblica la seconda parte dell'intervista a Natalì, il trans coinvolto nel caso Marrazzo. E parla di un volto noto della tv molto potente e di un ex calciatore...

Caso Marrazzo, parla Natalì "Piero non deve stare solo. Ho paura che si ammazzi"

Intervista esclusiva di Novella 2000 al trans dello scandalo romano. "Veniva, mi pagava e poi parlava della sua vita, senza fare niente. Ci siamo conosciuti nel 2001, ci vedevamo per tre volte la settimana. Mi confidava del suo grande amore, una donna dello spettacolo che non aveva voluto sposarlo"


Caso Marrazzo, il trans Natalì (foto per gentile concessione di Novella 2000)


* La prima parte del memoriale
Tratto da dagospia

Roma, 13 novembre 2009 - Ecco le nuove confessioni del trans Natalì, protagonista del 'caso Marrazzo'. La seconda puntata del 'memoriale' pubblicato su Novella 2000.

"Piero mi diede questa penna perché voleva pensassi a lui ogni volta che scrivo», dice Natalì mostrando una biro di poco valore, che però per Marrazzo ne aveva, essendo quella con cui firmava le sue cose più importanti. Natalì la tiene in una borsa che appende nell'armadio, a mo' di scrigno.


Ce la mostra quando le chiediamo di lei, dell'ex Governatore della Regione Lazio e degli otto anni in cui si sono frequentati. «Di soldi e regali non posso parlare. Ma molte cose sono come questa penna, hanno un valore soprattutto affettivo», dice Natalì, che dopo la pubblicazione della prima puntata di questo suo memoriale era un po' offesa: «Avete messo la foto in cui ero dal parrucchiere, non ero bella lì...».

Alla sua immagine ci tiene, e tanto. Le è costata soldi, sei interventi e una sofferenza che oggi accetta di raccontarci perché, dice, «è quella di tante donne imprigionate in un corpo da uomo». Prima però si sfoga. È preoccupata per Marrazzo, per la sua salute, ed è delusa da lui: «Ha detto che usava cocaina. Perché lo ha fatto? Perché non me ne ha mai parlato? Mi diceva tutto».


Non parla da prostituta ma da amica tradita, ferita dalle ombre che ora vede in una relazione lunga otto anni. «Le persone non le conosci mai abbastanza». E questa sua amarezza è un assist per tornare a parlare dei suoi amori. E soprattutto di Marcelo, il brasiliano insegnante di Jujitzu con cui ha avuto una relazione tra il 2001 e il 2004, «finché non mi ha lasciato per fare un figlio».

È ancora innamorata?
«Sì».

Ha amato altri?
«No. Anche Piero... gli voglio bene, è speciale, ma ho sempre visto in lui un cliente, benché diverso».

Vorrebbe innamorarsi?
«Con gli uomini ho chiuso. Il lavoro mi mette a contatto con tante cose brutte, meglio lasciar perdere».

Che cosa intende dire?
«Gli uomini ti fanno soffrire. Sono stata male per Marcelo, perché dare a un altro la possibilità di fare lo stesso? Una volta basta, non mi innamorerò più».

Capiterà anche a lei, come al suo ex Marcelo, di volere una famiglia?
«Ho l'amore per i miei nipoti».

Ci racconta di sua moglie?
«Si chiama Angela, vive a Velletri, fuori Roma. Per otto mesi, dopo il matrimonio sono stata con lei».

Le piaceva Velletri?
«Per niente... È troppo piccola».

Si prostituiva anche lì?
«No, facevo la parrucchiera a domicilio».

Cosa prova per Angela?
«Tanto affetto, le voglio bene».

Lei è mai stata con una donna?
«In Brasile, prima di confessare a mamma e papà la mia omosessualità, avevo avuto delle fidanzatine. Piccole cose, ero un ragazzino di soli 13 anni».

E dopo aver detto tutto ai suoi?
«Ho avuto dei fidanzati, ma non li ho mai portati a casa».

Ha fatto l'amore con una donna?
«A me piacciono gli uomini».

Piero Marrazzo era per Natalì un cliente speciale. Ma non l'unico famoso. La trans naturalmente si rifiuta di fare nomi, ma ci dà comunque qualche indizio: «C'era il concorrente di un reality, che veniva con una smart rossa. Ha smesso quando ha messo su famiglia. Un notissimo e giovane ex calciatore».

Si è parlato di potenti della Tv.
«Ho avuto incontri con un volto noto della televisione, molto potente. Quando è venuta fuori la storia di Piero mi ha offerto soldi per non fare il suo nome. Non lo avrei fatto comunque».

Ci sono anche altri politici?
«Io parlo solo dei miei clienti, degli altri non so. Le trans molte volte inventano. Ma ce n'è uno, di centrodestra, che qui è un habitué. Io però con lui non ci sono mai andata».


Non tutti i gay diventano transessuali.

«A me piace il corpo delle donne, soprattutto il seno. Volevo averlo anche io». Ecco perché Natalì ha deciso di modificare il suo aspetto, a colpi di ormoni e chirurgia. Però non intende operarsi e cambiare sesso definitivamente: «Sono felice col mio corpo, mi piaccio così».

José come è diventato Natalì?
«Quando avevo 17 anni ho iniziato una cura a base di ormoni femminili, che ho smesso a 25 anni».

Non ne ha più presi?
«Il medico mi disse che non ne avevo più bisogno, non sono molto pelosa».


La cura ormonale si fa solo per mandare via peli e barba?
«No, anche per avere sembianze più femminili. Però può essere pericoloso, se si esagera con il dosaggio. Il sangue si impoverisce, servono le trasfusioni».

Lei ne ha avuto bisogno?
«No, il mio organismo ha reagito bene».

È vero che quelle cure ormonali possono causare l'impotenza?
«Pure questo dipende dall'organismo. Io non ho mai avuto quel problema».

Parliamo del suo seno...
«È una settima misura».

Quando l'ha fatto?
«L'ho ingrandito cinque volte. La prima in Brasile, con i soldi di mio padre».

Glieli aveva dati proprio per questo?
«Per i miei 18 anni papà avrebbe voluto comprarmi un'auto, come aveva fatto con gli altri due figli maschi. Ma sapeva che avevo bisogno di altro. Allora mi ha dato 9 mila euro e mi sono regalata una terza, prima di venire in Italia».

Perché poi ha rifatto l'operazione?
«Mi sembrava troppo piccolo, quindi nel 2002 ho chiesto una quinta misura a un chirurgo qui in Italia. Che delusione».

Di cosa era delusa?
«Voi qui avete taglie diverse. La vostra quinta da noi è una terza. Uscita dalla sala operatoria avevo il seno identico a quando ci sono entrata».


Ed è corsa ai ripari.
«L'anno successivo ho fatto una quarta in Brasile, ma era venuto comunque un po' piccolo. Quindi nel 2005, prima di Miss Transexual a Rio, mi sono regalata una sesta italiana. Nel 2006 sono arrivata alla settima, in Brasile. Era la taglia più proporzionata alla mia altezza, che supera il metro e 80 centimetri».

Al suo viso che cosa ha fatto?
«Nel 2004, il giorno del mio compleanno, il 20 dicembre, mi sono rifatta il naso. Non lo avevo tanto grande, ho giusto tirato un po' su la punta. Ho approfittato dell'anestesia per fare inserire silicone negli zigomi, nel mento e nel labbro superiore. Ho fatto anche qualche seduta di laser per barba e peli sul seno. Ora ho iniziato il trattamento anche sulle braccia».

Nulla al labbro inferiore?
«Era già molto carnoso».


C'è un modello a cui si ispira?
«A Miss Transex International, a Firenze, mi chiamavano Natàlia Moric perché, più magra, somigliavo a Nina. Mi dicono anche che sembro Valeria Marini».

Le piace Valeriona.
«È perfetta, sembra una trans, con tutte quelle paillettes, è luccicante. Ma la più elegante di tutte è Emanuela Folliero».

Ha fatto altro al suo corpo?
«Metto lenti a contatto azzurre, e ho tre tatuaggi. Un filo spinato sul bicipite sinistro, come quello di Pamela Anderson. Poi una mongolfiera con dentro Betty Boop tra le scapole e la scritta Oyade, il nome di Santa Barbara in africano. E poi il simbolo del dollaro sul coccige».


Nella prima puntata di questo memoriale Natalì aveva criticato «le trans di via Due ponti che non mandano soldi in Brasile». Lei invece investe solo a Rio: «In Italia sono in affitto, pago 930 euro al mese per la casa in via Gradoli».

Che cosa ha in Brasile, invece?
«Quattro case. Tre le ho messe in affitto, nella quarta vivo nei mesi in cui sto lì. Ma ho anche una farmacia, in società con mio cognato, che è farmacista. Lui la gestisce e dividiamo i guadagni. Bisogna costruire, la fortuna non è eterna».

I suoi sanno che lei fa la parrucchiera. Ma compra case e negozi. Non sospettano sia una bugia?
«Adesso che la notizia di me e Piero è arrivata in Brasile lo sanno. Prima forse sospettavano, senza chiedere nulla».

Lei guadagna molto?
«Abbastanza. Ma da quando è scoppiato questo scandalo non ho più lavorato. In Brasile si dice: "Chi ha sorte per i soldi non ha sorte per l'amore". E io cerco almeno di far soldi».

I suoi clienti ora avranno paura...
«Tutt'altro: le mie amiche che lavorano in strada mi dicono che tanti chiedono il numero della "Natalì di Marrazzo". Ma ci sono giornalisti e fotografi davanti casa mia, non posso mica farli venire qui».

Perché lei in strada non va più.
«Dal 2004 lavoro solo in casa».

Come si è organizzata?
«Il lavoro è come un vizio, più guadagni più vuoi guadagnare. Mi sono data delle regole: ricevo solo dal lunedì al venerdì, dalle 8 alle 22, ma tra le 11 e le 16 non viene nessuno. Colpa del traffico sulla Cassia. Allora ne approfitto per la spesa, la lavanderia... Quel 3 luglio, il giorno dell'irruzione, quando Piero mi ha chiamata ero appena tornata da quelle commissioni».

Quanto guadagna?
«Circa 100 euro a cliente, e possono essere da 5 a 10 al giorno. I miei ormai sono fissi, alcuni molto generosi, che lasciano più dei 100 euro pattuiti».

Quanto tempo rimane con ognuno di loro?
«Tre canzoni. Ho un cd di musica Brasiliana che faccio partire all'inizio dell'incontro. Alla terza canzone è tutto finito. Di rado parte la quarta».

È molto fiscale!
«Sono professionale. Loro lo sanno e non si lamentano».

E nel weekend non lavora.
«Esco, vedo le amiche, faccio shopping, la mia grande passione».



Spende molto?
«Tutto quello che mi porto dietro. Non mi controllo, specie su scarpe e borse. Una volta ho bruciato 7 mila euro in un solo pomeriggio».

Cos'altro fa nel week end?
«A volte sabato sera vado a cena con le mie amiche Fabiola e Carolina e poi al Muccassassina, il locale gay più famoso di Roma. Però non mi piace tanto, tutti mi rimorchiano, io invece voglio divertirmi. E la domenica mangio».

E gli altri giorni?
«Sono a dieta, devo perdere otto chili. La domenica però una amica trans mi cucina piatti brasiliani...».

Ha altri appuntamenti fissi?
«Lunedi mattina in chiesa. Prego spesso e sono devota a Santa Barbara, la protettrice dei tempestati. E il lunedì sera al cinema. Amo i film romantici. So che fa ridere, ma il preferito è Pretty woman».

Lei lo ha avuto un Richard Gere?
«Negli anni ce ne sono stati due, Bruno e Roberto, mi volevano solo per loro».

Volevano anche vivere con lei?
«No e non avrei accettato. Amo stare sola, gli uomini vanno bene solo per alcune cose. Non rinuncerei alle mie abitudini, alle mattinate con Tom&Jerry...».

Chi sono i clienti?
A lei, che è la trans più famosa d'Italia, abbiamo chiesto di guidarci in un viaggio nel mondo suo e dei suoi clienti. «Non è vero che vengono da noi perché facciamo tutto. Io per dire ne avrò baciati al massimo dieci, compreso Piero».

Il cliente medio?
«Di tutti i tipi. Su dieci appuntamenti, otto sono con uomini e due sono con coppie. Le donne da sole, invece, non vengono mai e se vengono col partner si limitano a guardare. Gli uomini sono tutti attivi e passivi secondo la serata. Vale anche per il sesso orale».

Chi va con una trans è un omosessuale latente?
«Non credo. In fondo è solo un altro modo di fare sesso. È curiosità, trasgressione, ma se tornano è perché gli piace».

Le è capitato di non riuscire ad andare con un cliente troppo brutto?
«Quelli che non mi piacciono non li faccio entrare. Invento un impegno dell'ultimo minuto, non mi va di offenderli».

Usa sempre il preservativo con i suoi clienti?
«Sempre. I clienti che vogliono farlo senza li mando via. Ci tengo alla vita. Faccio controlli medici due volte l'anno. Tante trans non li fanno. Se la prostituzione in Italia fosse regolamentata i controlli sarebbero obbligatori, tutto sarebbe più sicuro e pagheremmo anche le tasse».

Come si sceglie una trans
Alte o basse, femminili come e più di una donna o androgine. Ma allora, cos'è che guida la scelta di un cliente? «Sbaglia chi pensa che sia la bellezza».

Allora che cosa cercano?
«Il cliente ti sceglie se sei femminile in tutto, e non solo nell'aspetto. È il nostro modo di essere donna che cercano».

Solo questo?
«La pulizia, anche. Ci sono trans belle da cui i clienti scappano alla vista del porcile in cui vivono. Igiene e ambiente tranquillo contano più della bellezza».

Gli annunci di trans sono pieni di dettagli sulle dimensioni del pene. Sono così importanti?
«Io non sono superdotata, anzi, però lavoro tanto».

Un'ultima domanda. Cosa le spiace di più di tutta questa storia?
«Che Piero stia soffrendo. E che se le indagini vanno per le lunghe quest'anno rischio di saltare il Carnevale di Rio e la sfilata sul carro della mia scuola di samba, la Mangueira».
quotidiano.net 13 novembre 2009

lunedì 9 novembre 2009

Marrazzo, Riesame:mostrato il video del 3 luglio

Inchiesta
Riesame, mostrato il video dell'ex presidente

"Mi stanno facendo un blitz. Se mi lasciate andare vi sarò grato". Sono alcune delle frasi, la prima dedotta dal labiale, la seconda udibile, annotate da alcuni avvocati che oggi hanno visto il video dello scorso 3 luglio in cui l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo appare in compagnia del transessuale Natalie

Il video è stato mostrato alle parti nell'ambito dell'udienza del tribunale del riesame dedicata alla discussione delle istanze di scarcerazione presentate dai difensori dei quattro carabinieri accusati di aver ricattato l'ex Governatore. Il collegio presieduto da Francesco Taurisano non ha accolto la richiesta dell'avvocato Mario Griffo, difensore di Antonio Tamburrino, di acquisire il filmato agli atti, ma ha deciso di consentirne la visione ai difensori degli indagati. L'udienza prosegue ora con gli interventi degli stessi avvocati che hanno sollecitato la revoca delle ordinanze di custodia cautelare. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli daranno parere negativo alla scarcerazione degli indagati. La decisione del tribunale del riesame è prevista in serata.

L'UNIONE SARDA Lunedì 09 novembre 2009 17.20

mercoledì 4 novembre 2009

Marrazzo rischia l'accusa di calunnia su origine cocaina

Nel mirino la versione droga. Il governatore disse: "La polvere l'ha messa chi mi sorprese nella casa insieme a Natalì"

Oggi il Riesame decide sui carabinieri

di ELSA VINCI


ROMA - La verità alla prova del Tribunale del Riesame. "Marrazzo ha ammesso di aver comprato la coca, ma i carabinieri stanno in carcere anche per la droga che si vede nel video. Per questi reati si procede d'ufficio, ma la Procura non lo fa. Un esposto-denuncia per calunnia contro l'ex governatore lo presenteremo noi", dicono i difensori dei quattro militari. Oggi davanti al tribunale, che decide sulla richiesta di libertà degli arrestati per il ricatto, l'atto d'accusa del pm rimane intatto. Droga compresa. Nonostante le ultime ammissioni dell'ex governatore: "Quei cinquemila euro erano per la prestazione del trans e per la cocaina, che acquistavo solo per me". Gli avvocati dei militari, accusati una prima volta da Marrazzo di avere lasciato un po' di "neve" a casa di Natalì, ieri non sono riusciti ad avere il verbale del testimone. I legali, Marina Lo Faro e Mario Griffo, avrebbero voluto preparare la difesa per l'udienza e predisporre l'eventuale denuncia contro l'ex presidente del Lazio. Ma la Procura depositerà il verbale della seconda testimonianza di Marrazzo soltanto oggi alle 9,30, al tribunale della "libertà".continua a leggere

lunedì 2 novembre 2009

NATALIE E BRENDA:I VERBALI DEGLI INTERROGATORI

Caso Marrazzo, i verbali degli interrogatori delle due trans
Ci sarebbero anche foto scattate in una casa del Governatore
Le verità di Natalie e Brenda: ricatto dai primi mesi del 2009


di CARLO BONINI

ROMA - I verbali sui fatti di via Gradoli 96 (parte depositati al Riesame, parte nel fascicolo istruttorio del pm) raccontano una scena sempre più complessa e affollata. In cui Brenda, trans che avrebbe conteso Piero Marrazzo a Natalì (alias Natalie), testimonia ora di "foto" scattate durante incontri in una residenza del Governatore e dunque di un ricatto cominciato già all'inizio di quest'anno. In cui cresce il ruolo del "pappone" Gianguarino Cafasso, che ora anche Natalì colloca in via Gradoli il 3 luglio. "Con la droga" e "poco prima dell'arrivo dei carabinieri". In cui torna poco o niente del denaro che a Marrazzo sarebbe stato sottratto dai carabinieri Carlo Tagliente e Luciano Simeone.

Brenda, Michelle, le foto a "casa" del Governatore. Il ricatto a Piero Marrazzo sarebbe cominciato prima del 3 luglio. Interrogato dai carabinieri del Ros, il transessuale "Brenda" racconta infatti a verbale di incontri "nella casa"" del Governatore nei "primi mesi del 2009". Un appartamento che "Brenda" indica nella zona di via Cortina d'Ampezzo e dunque - come gli inquirenti hanno verificato - non la casa della famiglia Marrazzo (una villa a Colle Romano, sulla via Salaria). Qui, a dire di Brenda, il Governatore viene "fotografato" durante incontri cui partecipa anche "Michelle", l'altro transessuale che Marrazzo aveva preso a frequentare durante un soggiorno in Brasile di Natalì. E qui, con le foto, viene anche girato un secondo video (precedente quello del 3 luglio) di cui già esiste traccia nelle testimonianze confidenziali raccolte dal Ros. Michelle, sostiene Brenda, "è da tempo a Parigi". Avrebbe portato con sé quelle foto e, forse, anche il filmato (che pure i carabinieri stanno cercando).
Della "casa" nella zona della Cortina d'Ampezzo - "un palazzo sorvegliato da un uomo della vigilanza" - parla del resto anche Natalì, che quel luogo conosceva bene per "esserci stata altre volte nel tempo". Nel secondo dei suoi verbali, il transessuale brasiliano riferisce infatti di aver raggiunto lì il Governatore quello stesso 3 luglio, dopo l'irruzione e dopo che Marrazzo aveva lasciato sconvolto via Gradoli. "Per consolarlo", dice Natalì a verbale. Ma forse anche per discutere di altro. Di quanto era successo prima che alla porta bussassero i carabinieri.continua a leggere

sabato 31 ottobre 2009

Marrazzo, Natalie ai pm: "Così hanno minacciato Piero"

La procura vuole vederci chiaro sul decesso del pusher indicato come "il confidente"
Il gruppo Tosinvest querela Repubblica e chiede 30 milioni di euro di danni
Marrazzo, accertamenti sulla morte di Cafasso

I magistrati contro la scarcerazione dei quattro carabinieri

ROMA - La procura di Roma ha disposto accertamenti sulla morte di Gianguarino Cafasso, lo spacciatore indicato come il "confidente" da uno dei carabinieri indagati con l'accusa di aver ricattato l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo. E Natalie ha ricostruito di fronte ai magistrati il giorno dell'irruzione dei carabinieri in via Gradoli.

Il racconto di Natalie. "Era fine giugno tra le 15 e le 17. Io ero con Piero e a un certo punto sono arrivati due carabinieri in borghese, Carlo e Luciano. Hanno bussato, credevo fosse una mia amica". Il trans brasiliano Natalie ha ricostruito di fronte agli inquirenti il giorno dell'irruzione nel suo appartamento di Carlo Tagliente e Luciano Simeone, i due carabinieri in carcere per il ricatto a Marrazzo. "Avevo detto a loro - si legge nel verbale - che non avevo clienti, ma Carlo e Luciano sono entrati dicendomi che ero con qualcuno che a loro interessava molto vedere". Descrive, quindi, la scena vista dai militari: "Piero era in mutande bianche. Loro mi hanno obbligato a uscire sul balcone. Si sono parlati per circa venti minuti. Poi sono tornata nella stanza e ho sentito che minacciavano Piero dicendo che se lo avessero portato in caserma lo avrebbero rovinato dato che stava con un transessuale. Ho sentito che uno dei due voleva 50mila euro, ed altri 50mila li voleva l'altro ma Piero non aveva quei soldi".

La morte di Cafasso. Cafasso è deceduto a settembre per un arresto cardiaco provocato probabilmente dall'assunzione di droga. Allo stato non sussistono elementi per ipotizzare una morte violenta dell'uomo, ma gli inquirenti vogliono comunque far luce su quel decesso. Per questo sono in attesa del completamento dell'esame autoptico e delle risultanze delle analisi tossicologiche. Cafasso, legato a una transessuale di nome Jennifer, era molto conosciuto negli ambienti dei viados che gravitano nella zona di via Gradoli dove, a luglio, l'ex governatore del Lazio era stato sorpreso in compagnia di una trans.

"I carabinieri restino in carcere". La procura si opporrà alla scarcerazione dei quattro carabinieri detenuti a Regina Coeli. La posizione dei pm sarà formalizzata il 4 novembre durante l'udienza del Tribunale del riesame sulle istanze di scarcerazione presentate dai legali di Carlo Tagliente, Luciano Simeone, Antonio Tamburrino e Nicola Testini. Prima dell'udienza i magistrati sentiranno di nuovo i quattro carabinieri detenuti e il quinto militare indagato, Donato D'Autilia, coinvolto in passato in un'indagine per pedofilia e ora iscritto nel registro degli indagati per l'ipotesi di reato di ricettazione.

Il Gruppo Tosinvest ha intanto querelato Repubblica per la ricostruzione della vicenda pubblicata oggi. In una nota la società degli Angelucci smentisce il contenuto degli articoli, annuncia che ha dato "mandato ai propri legali di procedere in tutte le sedi opportune alla richiesta di 30 milioni di euro a titolo di risarcimento dei danni" e comunica che "tutto quanto dovesse essere riconosciuto al Gruppo come indennizzo dagli organi competenti verrà interamente devoluto in beneficenza".
(LA REPUBBLICA 31 ottobre 2009)

MARRAZZO, L'AMICO DI NATALIE: "LA LORO ERA UNA STORIA VERA"

Spunta l’amico di Natalie: «Coccole e confidenze tra lei e l’ex governatore»
di Patricia Tagliaferri

RomaTutti sapevano di Marrazzo e Natalie, dei loro frequenti incontri nello scantinato di via Gradoli dove l’ormai ex presidente della Regione Lazio è stato filmato, per essere poi ricattato, mentre era in compagnia del trans preferito. Ma pochi possono testimoniare che tipo di relazione ci fosse tra i due. Fabio, 38 anni, amico, confidente e condomino di Natalie, è uno di quelli. Si conoscono da oltre dieci anni, i due, lui ha addirittura le chiavi dell’appartamento di Natalie. Il settimanale Novella 2000 è riuscito a scovarlo e a farlo parlare. La brasiliana non gli ha mai nascosto nulla, neppure del suo rapporto speciale con Marrazzo, un cliente diverso da quelli rimediati per strada, che a via Gradoli si comportava come fosse di casa. «Arrivava la sera dopo il lavoro - racconta Fabio - si faceva un bagno caldo, indossava l’accappatoio e le pantofole di Natalie e si metteva a guardare la tv con lei». Non solo un rapporto mercenario, dunque, ma una vera e propria storia, un’intimità «soprattutto intellettuale» la loro. «Una storia pulita - ribadisce Fabio - sulla quale sono state elaborate ricostruzioni fantasiose». Dell’irruzione dello scorso luglio, durante la quale venne girato il video che ha costretto alle dimissioni Marrazzo, l’amico del trans assicura di non sapere nulla. Conosce invece molti particolari della liaison con il governatore, conosciuto in strada per caso due anni fa. «Era mattina - ricorda - e lei come consuetudine stava tornando dal supermercato, passeggiando, sul marciapiede di via Cassia, giù verso casa in via Gradoli. Lui la vede, accosta e le chiede “Stai lavorando?”. Al suo “No, lavoro solo di sera”, intasca il bigliettino da visita che lei gli porge. La chiamerà poi. E cominceranno a vedersi. I primi tempi una volta ogni due mesi circa. Poi più di frequente, anche due o tre volte al mese». Si vedevano sempre a casa di lei, nessun altro cliente ha mai avuto accesso ai suoi 35 metri quadrati. Natalie (ma soltanto Marrazzo e pochi intimi la chiamano così, per tutti gli altri è Natalia) lavora per strada. Nessuna auto blu. Secondo Fabio l’ex presidente della Regione arrivava in via Gradoli con la sua Smart bianca, da solo, e la parcheggiava in garage. «Erano quasi sempre le nove e mezza di sera e si tratteneva quattro-cinque ore, fino anche alle due di notte. Ma non ha mai dormito da lei», rivela il vicino di Natalie. E non erano sempre serate di sesso estremo, ma anche di coccole e carezze: «Natalie mi raccontava, emozionata, che varcata la sua porta Marrazzo si liberava di cravatta, scarpe, completo, camicia. Si faceva un bel bagno, alle volte, mentre lei lo aspettava in camera. Dove l’avrebbe raggiunta di lì a poco, con il suo accappatoio, o in boxer e maglietta. Sul letto, sdraiati, iniziavano le parole: la famiglia di lui, il Brasile di lei. Al buio, solo alla luce dello schermo. Lui le chiedeva di accarezzargli i capelli. Lei si compiaceva con me di come Piero non la volesse trasgressiva, coi tacchi a spillo e tutta in tiro in soffocanti pantaloni attillati. Di come a lui bastasse averla in calzoncini, di come la trovasse comunque provocante in microtop. A lui, mi raccontava Natalie, piaceva ascoltare la storia della sua vita: il Brasile, l’Italia, il marciapiede».
A Novella 2000 Fabio parla anche del capitolo compensi. Nulla a che vedere con i 5mila euro di cui si parla nelle carte dell’inchiesta: «Lui l’aiutava a pagare il mutuo per la casa acquistata in Brasile e per il negozio di parrucchiere che aveva aperto al suo paese. Natalie mi raccontava che le lasciava una cifra diversa, simbolica, per averle fatto perdere la giornata di lavoro su strada, tipo 500 euro, altre volte di più. Sembrava che ci fosse un principio d’amore, tra i due». E a Natalie capitava di essere gelosa, soprattutto di Brenda, con cui Marrazzo aveva cominciato a vedersi.
IL GIORNALE 31 OTTOBRE 2009

giovedì 29 ottobre 2009

Marrazzo sarà sentito, dubbi su assegni


I nomi degli altri vip da colloqui informali con i trans, non acquisiti

29 ottobre, 18:51

(ANSA) ROMA - I soldi che giravano attorno alle prestazioni delle trans, i tre assegni dati ai militari e poi la denuncia, mai trovata, della sottrazione proprio di questi assegni. Potrebbero essere questi temi che gli inquirenti affronteranno con l'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, che sarà chiamato a rispondere, già nei prossimi giorni, su alcune lacune che riguardano la testimonianza resa la mattina prima degli arresti dei quattro carabinieri coinvolti nell'inchiesta del ricatto sul video compromettente. Gli inquirenti, che stanno cercando di delinare i contorni della vicenda, a otto giorni dagli arresti dei quattro militari, sentono l'esigenza di chiarire con l'ex governatore alcuni aspetti delle sue dichiarazioni ai magistrati. Ma anche cercare di capire, ad esempio, se esiste una traccia della denuncia che Marrazzo disse di aver fatto in merito ai tre assegni, mai trovati, che diede ai carabinieri che fecere l'irruzione nell'appartamento di via Gradoli quella mattina di luglio. A questo proposito chiarimenti potrebbero essere chiesti circa la frase detta da Marrazzo ai carabinieri ricattatori e agli atti dell'inchiesta: "non mi rovinate, vi saprò ricompensare". Non è escluso poi che, inevitabilmente, a Marrazzo possa essere fatta anche qualche domanda sul gran flusso di denaro che ruotava attorno alle prestazioni con i trans. Per ora la posizione di Marrazzo non è cambiata: nel procedimento appare come teste e vittima di un ricatto.

UDIENZA RIESAME IL 4 NOVEMBRE - Il tribunale del Riesame di Roma ha fissato la data del 4 novembre prossimo per la discussione delle istanze di revoca degli ordini di carcerazione emessi nei confronti dei quattro carabinieri accusati di aver ricattato l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. I difensori di Luciano Simeone, Carlo Tagliente, Antonio Tamburrini e Nicola Testini si sono rivolti ai giudici competenti sulla legittimità delle misure restrittive invocando l'annullamento dei provvedimenti o, in subordine, l'adozione di misure meno pesanti rispetto alla detenzione in carcere. Alla base delle richieste fatte dagli avvocati Marina Lo Faro e Roberto Ruffo l'insussistenza dei presupposti di legge per il mantenimento dei loro assistiti a Regina Coeli.

NOMI VIP, FORSE DA COLLOQUI INFORMALI CON TRANS - Apparirebbero in colloqui informali, tra alcuni transessuali e chi sta indagando sul caso Marrazzo, alcuni nomi di personaggi noti che frequenterebbero o avrebbero frequentato l'appartamento di via Gradoli a Roma. Ovvero la casa dove Piero Marrazzo, immortalato in un video, incontrò un transessuale. Le acquisizioni dove i trans avrebbero fatto nomi di uomini importanti sarebbero state fatte circa una settimana fa, appena esploso lo scandalo. Le acquisizioni di informazioni, non verbalizzate, non si trovano né negli atti formali né nelle acquisizioni informative. Alcuni dei trans risentiti ora, compresa Natalie, ovvero il trans che si sarebbero intrattenuto con Marrazzo, però non avrebbero più fatto nomi eccellenti. Anzi avrebbero giustificato il loro atteggiamento discreto con un "calo di affari" dopo lo scandalo. Non esistono comunque, allo stato, ipotesi di reato. Frequentare transessuali infatti non è reato. Cosa diversa sarebbe se accanto a questi nomi vi fosse un sospetto, se non una prova, di altri ricatti come quello che ha travolto, fino alle dimissioni, l'ex governatore del Lazio. Ed in questa direzione le indagini proseguono.

Dopo Marrazzo altre vittime nella rete dei trans

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Dopo Marrazzo, Montino: "È proprietario di una disco gay"
Tra i ricattati anche "Chiappe D'oro"

La nuova vittima della "caccia al trans" è il presidente della Regione Lazio che ha sostituito Marrazzo. La sua colpa sarebbe quella di essere proprietario della discoteca romana Alib

Si allarga l'inchiesta sul trans-gate alla Regione Lazio. Nell'elenco delle persone filmate da Natalie ci sarebbe non solo l'ex presidente Piero Marrazzo, ma anche un volto noto della televisione, un altro politico - stavolta di centrodestra (più precisamente di area AN) e membro del Governo Berlusconi - e un esponente di spicco del centrosinistra. Spunta anche il soprannome di "Chiappe d'oro", per i gusti sessuali di uno di loro: lo rivela il quodiano Libero oggi in edicola. Ma la caccia ai clienti delle trans di via Gradoli 96, e il conseguente lancio di fango, ha coinvolto anche il presidente della Regione Lazio Esterino Montino, che ha sostituito Marrazzo in seguito alle sue dimissioni.


Gay.it - Dopo Marrazzo, Montino: Il giornale diretto da Maurizio Belpietro titola a tutta pagina: "Il locale osè del vice Marrazzo". La colpa del presidente protempore sarebbe quella, secondo il quotidiano, di essere il proprietario insieme alla compagna di un noto locale della capitale, l'Alibi, con la sua serata gay Gloss. Montino è proprietario al 70% della società Monester Srl; la compagna, Monica Cirinnà, già assistente nella giunta Veltroni per le politiche animaliste, detiene il restante 30%. Un imprenditore, dunque, nulla più. E i festini osè altro non sono che serate rivolte alla comunità gay.

Un paralallelismo, quello tra sconcio e omosessualità, che non è nuovo e che di recente era stato avanzato anche dall'avvocato della coppia che ha chiesto un risarcimento alla compagnia marittima Grimaldi per aver subito la vista di "festini spinti" a bordo della crociera gay Revuelta. Nient'altro che spettacoli di cabaret con volti dello Zelig e della televisione. A proposito, la caccia al trans è pure televisiva. Mai come in questo periodo nei salotti tv ci si chiede chi è il concorrente nato donna. L'unico trans, in questo momento, contento di finire sui giornali.

gay tv 29 ottobre 2009

Dopo Marrazzo altre vittime invischiate nella rete dei trans

Dagli archivi delle agenzie fotografiche stanno per uscire altri video che vedrebbero personaggi famosi, politici e star in situazioni scabrose

ROMA , 29 OTTOBRE 2009— GLI INQUIRENTI del caso Marrazzo, oltre che su una banda di carabinieri «infedeli», hanno messo le mani sulla «guerra dei trans». Dal giorno in cui lo scandalo è andato in prima pagina, venerdì 23, all’interno di questo giro di prostituzione stanziale fra due sponde della Cassia, dall’arcinota via Gradoli alla meno conosciuta via Due Ponti, la parola d’ordine è «si salvi chi può». Tutti contro tutti, davanti a microfoni e telecamere, ma anche sui verbali di polizia giudiziaria raccolti dagli investigatori del Ros e trasmessi ai magistrati.

CON I PEZZI di una controstoria della Roma by night che possono aprire altri fronti d’indagine su guardie, ladri e derubati. In ordine sparso, intorno all’episodio più eclatante che si è risolto in tragedia umana e politica per Marrazzo, fioccano fuori controllo i nomi di un parlamentare e di un politico di primo piano, di un presentatore televisivo e di un campione sportivo, di un direttore di giornale e di un ex amministratore locale, anche loro «beccati» in situazioni inequivocabili con un trans. Difficile, al momento, distinguere tra novità e fondi di magazzino, bocconi avvelenati e spunti promettenti per l’inchiesta. Intanto l’ex presidente della Giunta regionale ha trascorso il suo primo giorno di «ritiro» nella villa di famiglia a Colle Romano. Una scelta fatta martedì sera, dopo che il tentativo di raggiungere l’abbazia di Montecassino era stato abbandonato per evitare l’assedio da parte del «circo mediatico». Al di là della ricostruzione più esatta possibile del videoricatto costato lacrime e sangue all’ex Governatore del Lazio, la Procura per battere il ferro finché è caldo ha chiesto al ministero dell’Interno di applicare all’ormai famoso viado brasiliano Natalie (o «Natali», come si presenta sul citofono della palazzina frequentata anche da Marrazzo) la norma che consente a un clandestino di rimanere sul territorio italiano per «motivi di giustizia».

L’INTERROGATORIO di Natalie, infatti, è fra le carte depositate nel primo pomeriggio di ieri dalla pubblica accusa nella cancelleria del tribunale del Riesame, in vista dell’imminente udienza sul ricorso presentato dai difensori dei militari arrestati giovedì scorso.
Nel motivare le esigenze cautelari che impediscono di rimettere in libertà gli indagati, sabato 24, il gip ha scritto che il pericolo di fuga e di reiterazione del reato «è argomentabile dai poteri connessi alla qualifica rivestita, piegati all’esclusiva finalità di lucro perseguita anche con il ricorso a gravi attività come la disponibilità di sostanze stupefacenti, che denota peraltro il collegamento con ambienti della criminalità organizzata».

di BRUNO RUGGIERO
fonte

MARRAZZO: In un pc sequestrato tracce dell’altro video

+ I trans insistono: altri sotto ricatto G. RUOTOLO

FOTOGALLERY
Natalie, il trans che frequentava Marrazzo

Nuovi accertamenti sui carabinieri. Voci incontrollate sui politici ricattati
GUIDO RUOTOLO
ROMA
Il frullatore gira all’impazzata e gli schizzi di fango - i boatos, i tam tam, le indiscrezioni - su parlamentari, ministri, ex ministri, calciatori e chi più ne ha più ne metta che sarebbero coinvolti in storie di trans e (forse di) ricatti rischia di trasformare l’inchiesta sul grande ricatto contro Piero Marrazzo, che per la Procura è parte offesa, in una versione moderna dei dossieraggi della Prima Repubblica.

Le indagini del Ros dei carabinieri vanno avanti e per il momento si concentrano sull’affaire che ha coinvolto l’ex governatore del Lazio. E dunque soprattutto sulla banda degli infedeli. Sui carabinieri che fecero la (finta) irruzione in via Gradoli. Ci sarebbe una traccia di un altro video in un computer sequestrato nell’ambito dell’inchiesta sulle divise del disonore finite in carcere.

Un video diverso da quel «promo» di due minuti che in parecchi hanno visionato, che alcuni probabilmente hanno ancora in loro possesso e che sicuramente è stato sequestrato nei locali dell’agenzia «Photo Masi» di Milano e nella redazione del settimanale «Chi». Si tratterebbe di un file «resettato» che i tecnici informatici del Ros potrebbero recuperare, naturalmente con tutte le garanzie processuali per gli indagati.

Se davvero esiste potrebbe essere quello di cui si favoleggia in questi giorni? Insomma il video di cui parlano diversi trans nel quale Piero Marrazzo sarebbe stato ripreso insieme a due di loro: Brenda e Michelle, alias «Natalì», che non è Natalie? Ma Brenda non è stata ancora rintracciata dal Ros dei carabinieri. Nel carniere del fascicolo dell’inchiesta della Procura di Roma sicuramente è entrato il verbale di un trans, Sylvie, che ha denunciato che due militari della banda dei carabinieri infedeli fecero una irruzione nella sua abitazione rapinandolo di circa 6.000 euro.

Una storia vecchia di due anni. Altri trans hanno raccontato (ma sembra non ancora verbalizzato) di essere stati a loro volta rapinati dalla banda dei carabinieri del Trionfale. Ci sono ancora tanti punti da chiarire nella vicenda Marrazzo. Ma nel frattempo i primi atti dell’inchiesta sono stati depositati dalla Procura, per l’udienza del Tribunale del Riesame che potrebbe tenersi sabato o lunedì.

Intanto i verbali delle deposizioni di Piero Marrazzo e del trans Natalie. Per quest’ultimo la Procura ha chiesto un permesso di soggiorno provvisorio per motivi di giustizia. E questo perché Natalie dovrà essere risentito: la sua prima dichiarazione è molto generica, imprecisa, per nulla convincente. Natalie ha detto di non ricordare i particolari della droga e dei soldi, precisando che non ha assistito al confronto ravvicinato tra i due carabinieri e Marrazzo.

E poi ci sono i verbali dei quattro indagati, del fotografo Max Scarfone, che indirizzò il suo amico Antonio Tamburrino, uno dei quattro carabinieri finiti in carcere, a bussare alla porta dei titolari dell’agenzia «Photo Masi», per vendere il video.
LA STAMPA 29 OTTOBRE 2009

Marrazzo:Caccia al filmato integrale.Forse altri ricattati

http://www.apcom.net/bin/content_3/TopNews/imgs/C_3_TopNews_74459_foto.jpg

Note di Paturnio:
Si indaga sul pappone deceduto per infarto e tirato in ballo dagli imputati.Forse i 5000 euro non erano il pagamento per la prestazione, ma la prima trance data ai ricattatori. La moglie di uno di loro afferma che suo marito è innocente e la verità verrà fuori presto. Degli assegni che avrebbero dovuto tacitare i ricattatori non c'è traccia.Berlusconi afferma di essere stato corretto con Marrazzo e non vuole le elezioni anticipate.C'è qualcosa che sfugge in questa storia, qualcosa che non è ancora venuto fuori.

Il retroscena. Al trans Natalì il permesso di soggiorno in Italia per motivi di giustizia. I militari arrestati organizzano la difesa
Caccia al film integrale di Marrazzo
e a quei tre assegni per il ricatto

di CARLO BONINI

ROMA - La clandestina Natalì, il transessuale brasiliano che l'indagine riconosce nel video insieme a Piero Marrazzo nei primi giorni di luglio nell'appartamento di via Gradoli '96, ottiene il permesso di soggiorno in Italia per "motivi di giustizia". E, a sette giorni dall'arresto dei quattro carabinieri della stazione Trionfale, la decisione segnala come, in questa storia, nessuna tessera sia ancora andata al suo posto. A cominciare dal video che si vuole filmato quella mattina (2 minuti di lunghezza), destinato al "mercato" del ricatto, ma che gli inquirenti si dicono convinti sia solo un frammento di un girato ben più lungo. Che non a caso cercano da giorni, perché lì potrebbe essere la chiave per capire davvero chi girò cosa, quando e come. I carabinieri (come è convinta la pubblica accusa)? Il "pappone" Gianguarino Cafasso scomparso per infarto da overdose nel settembre scorso (come sostengono i militari)? Un altro transessuale? Un po' gli uni e un po' gli altri? Continua


Dossier senza riscontri con oltre dieci nomi di vittime, tra politici e giornalisti
Le accuse dei viados. Il ruolo di un pappone deceduto per infarto
La banda dei ricatti agiva dal 2007
nella rete anche due ex ministri
di CARLO BONINI


ROMA - Ora che il Governatore è caduto, le domande cercano altre risposte. Esiste un doppio fondo dell'affaire Marrazzo? Il condominio di via Gradoli è o è stata una matrioska del ricatto? Insomma, esistono davvero altri politici presi al laccio? E se così è, anche loro hanno pagato un prezzo per la loro vulnerabilità? Fonti qualificate in Procura sgranano gli occhi: "Politici? Per carità. Un falso". Da liquidare né più e né meno come l'immondizia velenosa che da ieri ha preso a frullare nelle redazioni dei quotidiani. Una "colonna infame" di dodici nomi, priva di un qualsiasi straccio di riscontro negli atti di indagine, un "chi più ne ha, più ne metta" di uomini della politica e dell'informazione da squartare.

Un pantano che dà l'idea dei nervi che questa storia ha scoperto. Dell'occasione che apre per qualche resa dei conti brutale. Con al centro i Carneade della "squadretta" della stazione Trionfale: il maresciallo Nicola Testini, i carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Antonio Tamburrino (da giovedì scorso detenuti a Regina Coeli in regime di massima sicurezza, massima sorveglianza visiva e assoluto isolamento). E di cui conviene tornare a parlare, perché, al netto dei veleni, quello che si comincia a percepire sul conto di almeno tre dei quattro militari (Testini, Simeone e Tagliente) non è proprio rassicurante. Né residuale. continua a leggere

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