venerdì 27 novembre 2009
Gossip, Video hard con Fiore e la Mussolini: "Non so se incazzarmi o ridere"
La deputata: mi attaccano sempre, ormai facciano quel che vogliono.
ROMA
«Non so se incazzarmi o ridere»: Alessandra Mussolini, sul quotidiano online Affaritaliani.it, replica così all’articolo che appare oggi sulla prima pagina de il Giornale che, sopra un grande primo piano della parlamentare, titola «Ricatto hard alla Mussolini. L’ultimo veleno della politica del gossip: voci di un video usato per incastrare l’onorevole del Pdl».
Si tratterebbe, rilancia il quotidiano, di un video che ritrae la parlamentare insieme al leader di Forza Nuova, Roberto Fiore: «Non so - ribadisce la parlamentare - se incazzarmi o ridere. Allora: vendono su Ebay i frammenti di cervello di mio nonno; tre giorni fa ho ricevuto una chiamata dalla Polizia che mi informava del fatto che Gino Paoli mi ha denunciato per ciò che dissi sulla canzone »Il Pettirosso«. Io eccepii sul fatto che questo brano trattasse di pedofilia, un messaggio grave. Oggi poi uscirà un film dove mi si dà della puttana e dell’assassina e ora leggo queste cose... Che cosa devo dire? Non lo so più. Sono incerta tra l’incazzatura e il metterrmi a ridere. Perchè? Ormai facessero quello che vogliono...».
La notizia di un video hard, oggi interpretata dal quotidiano milanese come "ricatto", circola in realtà su internet dallo scorso 20 novembre e indica proprio ne il Giornale uno dei media che ha visionato il filmato. A pubblicare la notizia è stato il network Indymedia, un sito di controinformazione (vi collaborano centinaia di giornalisti di tutto il mondo) con sedi in una decina di città degli Usa (compresa Washington e New York) e in varie nazioni, come Messico, Belgio, Canada, Francia e Inghilterra. Una delle «rappresentanze» di Indymedia è anche in Italia, dove il sito è anche regionalizzato.
La notizia originale, dal titolo «Video con Fiore e la Mussolini» e con il sommario «dopo Marrazzo un video hard con Fiore e la Mussolini. Sesso e destra estrema», sostiene: «La notizia, assolutamente certa, ma ancora riservata, è questa: esiste un video dove sono ripresi Roberto Fiore ed Alessandra Mussolini a fare sesso esplicito nella sede romana di Forza Nuova. Un ex dirigente nazionale di Fn ed ex stretto collaboratore di Fiore (già responsabile della sua sicurezza), ha già contattato diversi giornalisti per vendere il video.
La proposta è arrivata alla redazione de Il Giornale (che ha potuto visionare il filmato), ad alcuni giornalisti Rai e agli ambienti ex An di Milano e Roma. Si tratta di immagini registrate dal circuito interno di videocamere della sede romana di Forza Nuova. Il filmato è ancora in circolazione e in vendita. Per quanto si tratti di una questione personale e privata, la notizia, oltre che ghiotta per la stampa, dopo il caso Marrazzo, potrebbe colpire il Pdl, soprattutto in Lazio e Campania dove la Mussolini vorrebbe ricandidarsi. In Forza Nuova lo scandalo sarebbe già scoppiato».
la stampa 27 novembre 2009
lunedì 31 agosto 2009
Mogavero: «La nota anonima su Boffo? Sembra un avvertimento mafioso»
Il vescovo di Mazara, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici: l'ho ricevuta e sono rimasto indignato
DOSSIER ANONIMO CHE ACCUSA BOFFO:GUARDA
Il direttore di «Avvenire» Dino Boffo È sempre giallo sull'origine del «mini dossier» che accusa il direttore di Avvenire Dino Boffo e che è stato reso pubblico da Vittorio Feltri su Il Giornale. L'informativa, una nota anonima, è stata praticamente inviata a tut ti i vescovi d’Italia per posta. A confermarlo all'Ansa è ora il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, presidente del consiglio Cei per gli Affari giuridici, noto per le posizioni espresse sulla questione immigrazione. «Si ho ricevuto l'informativa su Boffo anch'io e ne sono rimasto indignato» ha detto il vescovo, apostrofando l'informativa come «una forma di avvertimento che da siciliano definirei di tipo mafioso». Per Mogavero la vicenda che ha preso il via dalla pubblicazione sul quotidiano diretto da Feltri di un articolo su Boffo «pesa» nelle relazioni tra Chiesa e governo perché «indubbiamente in situazioni come questa c'è uno spirito di corpo che si ricompatta anche se precedentemente vi poteva essere una situazione sfilacciata». «Se si voleva dividere il mondo cattolico certamente così si ottiene il contrario. Se il premier Silvio Berlusconi - continua il vescovo di Mazara - cerca un riavvicinamento con la Chiesa deve semplicemente cambiare stile di vita, deve semplicemente fare il politico e non il manager o l'uomo di spettacolo». Poi, prosegue Mogavero, «il giudizio sulla sua politica lo daranno il Parlamento e la storia ma se cerca la vicinanza con il mondo ecclesiastico deve assumere un rigoroso stile di vita». «Non ci interessa la sua vita privata - conclude - ci interessa che non ne faccia motivo di spettacolo».
«I SERVIZI NON C'ENTRANO» - Entrando nel merito della vicenda Boffo, il presidente del Copasir Francesco Rutelli ha escluso un coinvolgimento dei Servizi, assicurando la «massima attenzione contro eventuali deviazioni». «A proposito degli articoli di stampa che ipotizzano la formazione di documentazione illecita nell'ambito delle polemiche in corso, il presidente del Comitato parlamentare per la Sicurezza della Repubblica Francesco Rutelli - si legge in un comunicato- ha reso noto che il comitato non ha ricevuto finora alcuna segnalazione su coinvolgimenti diretti o indiretti di persone legate ai servizi di informazione. Il Copasir dedicherà il massimo di attenzione ad ogni notizia a questo proposito e vigilerà perché non si registrino deviazioni, in qualunque direzione, dai compiti istituzionali in un momento molto delicato per la vita democratica».
IL FASCICOLO A TERNI - Informativa a parte, negli archivi del tribunale di Terni è conservato il fascicolo processuale che riguarda il direttore di Avvenire e che lo costrinse a pagare un'ammenda di 516 euro. Sulla vicenda lunedì mattina il procuratore della Repubblica Fausto Cardella non ha voluto fare commenti. Il magistrato, che all'epoca dei fatti non guidava ancora l'ufficio, è rimasto nella sua stanza impegnato nella normale attività. Con i giornalisti non è voluto entrare nel merito della vicenda. Si è limitato a confermare che nessuna iniziativa è stata presa dalla Procura in seguito alla pubblicazione della notizie riguardanti Boffo da parte de Il Giornale. Da parte sua il gip di Terni Pierluigi Panariello ha spiegato che nel fascicolo riguardante il procedimento per molestie a carico di Dino Boffo «non c'è assolutamente alcuna nota che riguardi le sue inclinazioni sessuali». Il giudice si sta occupando della vicenda essendo stato chiamato a decidere in merito alle richieste di accesso agli atti presentate oggi da diversi giornalisti. Non si trovano invece più a Terni il pubblico ministero che coordinò l'inchiesta e il gip che firmò il decreto penale di condanna nei confronti di Boffo per molestie.
CESA E ROTONDI - A sostegno di Boffo scende ancora in campo il segretario dell'Udc Lorenzo Cesa: «L'attacco ad un giornale libero come Avvenire che per tutti noi cattolici è un punto di riferimento è vergognoso ed è un segno del degrado della politica dei nostri tempi» spiega il leader centrista a margine del sit-in di protesta davanti l'Ambasciata libica di via Nomentana a Roma contro la visita del premier Silvio Berlusconi a Tripoli. Cesa si augura che venga fatta luce «sul dossier che è girato tra le redazioni e lo si faccia in Parlamento nella commissione competente che è il Copasir». Per il ministro per l'Attuazione del programma di governo, Gianfranco Rotondi «questo è uno dei casi in cui serve solo la preghiera per tutti i protagonisti di questo doloroso capitolo della vita nazionale». «Il livello di imbarbarimento nel rapporto tra politica e informazione è tale che necessita di un momento di riflessione e di responsabilità» sostiene Piero Fassino. all'esponente del Pd replica il presidente dei deputati del Pdl Farbizio Cicchitto. «Quello che afferma Fassino sull'imbarbarimento dello scontro politico-giornalistico è condivisibile se riguarda ciò che è successo in Italia da alcuni mesi a questa parte e se si rivolge a trecentosessanta gradi a tutti i mezzi di comunicazione di massa, giornali e trasmissioni televisive, che si sono esibiti su questo terreno».
corriere della sera 31 agosto 2009
sabato 15 agosto 2009
Non svegliate Paolo Guzzanti
Incredibile Paolo Guzzanti. Titolo e sottotitoli sul Giornale: "Il complotto anti premier. Le armi improprie di De Benedetti, politico 'pericoloso'. Possiede un impero di carta di cui è comandante assoluto e lo usa come macchina da guerra contro gli avversari".
Il finanziere usa il suo impero di carta per costruire campagne ostili al governo. Perciò "è (anche) un politico che fa politica attraverso strumenti che non sono propriamente politici, i giornali, sicché anche lui è corresponsabile della disgrazia del nostro disgraziatissimo paese che non ha, o non ha più, la benché minima traccia di una stampa indipendente che fornisca sul mercato notizie imparziali".
Dunque De Benedetti "è anche lui corresponsabile della negazione del servizio pubblico dell'informazione garantita per qualità, completezza e indipendenza cui gli italiani avrebbero ed hanno vanamente diritto".
La fatica di scrivere un articolo così impegnativo ha talmente assorbito le meningi di Guzzanti da fargli dimenticare che il Giornale su cui compare è di proprietà, si fa per dire, del fratello del presidente del consiglio. E questo è ancora il meno. Neanche un soprassalto gli riporta alla memoria che costui è il proprietario di un impero editoriale immenso che comprende la più grande casa editrice italiana. Infine encefalogramma piatto su Canale 5, Rete 4, Italia 1 e sull'affollato corredo di reti analogiche, digitali e, nel futuro prossimo, satellitari che impinguano le tasche del presidente del consiglio e danno un contributo robusto a persuadere gli italiani di quanto sia bello avere il monopolista televisivo al vertice del potere politico.
Il presidente della Commissione Mitrokhin ha la fortuna di vivere in un mondo virtuale. Non svegliatelo.
Pancho Pardi
(micromega 30 luglio 2009)
sabato 27 giugno 2009
Tarantini, intervista il Giornale:" Sono le donne che corrono dietro a noi e non viceversa"
Tarantini: "Non sapevo che la D'Addario fosse una escort"
"Che cavolata che ho fatto, che stupido sono stato...". Così Tarantini in una intervista al Giornale: "Quando ho conosciuto Berlusconi ho creduto che sarebbe stato più facile frequentarlo facendomi accompagnare da bellissime ragazze".
Patrizia D'Addario e Barbara Montereale
Bari, 26-06-2009
La cena dal presidente del Consiglio a Palazzo Grazioli la sera tra il 4 il 5 novembre 2008? "Una cena del tutto normale. Quanto ho letto sui giornali in merito a quella sera è fuori dalla realtà. Non risponde a verità. Sono stanco di questo gioco al massacro, stanco di leggere tante falsità, stanco di essere definito un procacciatore di escort". Gianpaolo Tarantini, l'imprenditore al centro dell'inchiesta di Bari che ha toccato anche il premier, racconta la sua verità in una lunga intervista al quotidiano 'Il Giornale' in edicola domani. "Che cavolata che ho fatto, che stupido sono stato..." si rimprovera l’imprenditore e aggiunge: "Quando ho avuto la possibilità di conoscere Berlusconi ho creduto che sarebbe stato più facile frequentarlo facendomi accompagnare da bellissime ragazze. Da qui è venuta fuori la storia che ha occupato i giornali e che è nella realtà molto diversa da come è stata raccontata". "Diciamo – continua Tarantini - che avere al fianco una bella ragazza fa sempre comodo, ti rende certamente meno noioso", conclude Tarantini.
Le scuse di Tarantini a Berlusconi
L'imprenditore chiede scusa a Berlusconi "per aver dato il pretesto a Repubblica, all'Espresso e agli altri organi della sinistra di coinvolgerlo in questo tipo di storie. Spero che mi perdoni perché so che è un uomo che non sa portare rancore". Secondo l’imprenditore le ragazze invitate alle feste erano pagate "solo per rimborsare le spese che dovevano sostenere per gli spostamenti". In nessun caso al denaro corrispondevano "prestazioni intime". Inoltre, dice, "il presidente non poteva immaginare che io, per fare bella figura con lui, rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma e soggiornare in albergo". Poi, sempre nell’intervista al Giornale Tarantini si lascia andare: "Quanto alle ragazze, alle donne in generale, sono loro che corrono dietro a lui, e non viceversa. Molte signore mi hanno detto che dopo aver conosciuto lui tutti gli altri sembrano incolori e inesistenti. Pagherebbero loro per una storia col presidente!".
Tarantini: "Non sapevo che la D'Addario faceva la escort"
"Se avessi saputo che Patrizia D'Addario faceva la escort non l'avrei mai frequentata e
tantomeno l'avrei portata ad una cena col presidente. Si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile". Sulle rivelazioni della donna l’imprenditore barese non ha dubbi: "Ho pensato che qualcuno avesse progettato con lei di tendere un'imboscata al presidente a fini politici e che tutto fosse stato progettato
con cura. Il registratore, le testimonianze delle amiche e infine quella dichiarazione davvero incredibile: 'Io sono una escort e costo mille euro a prestazione'. Quanto deve farsi dare una persona per una patente di questo tipo che le segnerà la vita? La risposta di tutti è: molti, molti soldi".
L’inchiesta va avanti
La procura di Bari intende istituire un coordinamento tra le varie inchieste sulla sanità in Puglia nelle quali compare l'imprenditore barese Gianpaolo Tarantini e in parte si intrecciano con quella che vede Tarantini indagato per induzione alla prostituzione per avere pagato prostitute di lusso perché partecipassero a feste vip, comprese alcune nelle residenze del presidente del Consiglio a Roma e in Sardegna. La necessità è avvertita perché al momento sono almeno quattro le inchieste sulla sanità pugliese affidate a differenti procuratori e in alcune delle quali ricorre il nome dell'imprenditore barese e di suoi frequentatori. L'inchiesta sul giro di escort è affidata al sostituto Giuseppe Scelsi che è ufficialmente in ferie dal giorno in cui sono state pubblicate le prime rivelazioni di Patrizia D'Addario sulla sua partecipazione retribuita a due cene a casa del premier. In un caso la donna ha detto di avere avuto anche un rapporto sessuale con Berlusconi.
L’incendio alla macchina della Montereale
Le indagini sono blindate e al di là delle dichiarazioni fatte dalle ragazze, si è appreso che gli investigatori starebbero ancora ascoltando alcune delle giovani coinvolte, circa una ventina, tra cui l'amica di Patrizia, Barbara Montereale. A quest'ultima, "ragazza immagine" che ha partecipato a cene a palazzo Grazioli e a villa Certosa, l'altra notte sconosciuti hanno incendiato l'automobile parcheggiata sotto casa a Modugno, centro vicino a Bari. Sulla vicenda il sostituto inquirente, Isabella Ginefra, ha aperto un fascicolo per incendio doloso e disposto accertamenti tecnici. Una delle piste possibili ricondurrebbe ad un ex fidanzato della ragazza, appartenente alla famiglia di un noto boss barese. La giovane, però, interrogata al riguardo dai carabinieri, ha risposto: "Non intendo parlare dei miei fatti privati". A chi indaga sulla vicenda, appare evidente la non casualità dell'evento rispetto alle vicende di questi giorni.
I filoni dell’inchiesta
L'inchiesta "escort" nasce dalle intercettazioni cui Tarantini era sottoposto per un'altra indagine affidata a Scelsi e che riguarda l'attività della TecnoHospital, società dei
fratelli Claudio e Gianpaolo Tarantini, che fornisce protesi ortopediche. In questa i fratelli Tarantini sono indagati insieme con altre due persone, l'imprenditrice Ilaria Tatò e il primario di ortopedia Vincenzo Patella, per l'ipotesi di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione. C'è poi l'inchiesta diretta dal sostituto della Dda Desiré Digeronimo con una quindicina di indagati (tra cui l'ex assessore regionale alla sanità, Alberto Tedesco, imprenditori, direttori generali di alcune Asl pugliesi e dirigenti regionali) su presunti abusi nelle forniture di servizi e prodotti sanitari. Una inchiesta che, a quanto si è appreso, è destinata ad allargarsi e nell'ambito della quale il pm ha convocato per il 6 luglio prossimo, come persona informata sui fatti, il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola. Un'altra inchiesta su accreditamenti di strutture sanitarie private (non sarebbero coinvolte le attività dei Tarantini) è condotta da due magistrati del pool reati amministrativi, Roberto Rossi e Lorenzo Nicastro, mentre a Rossi è affidata una ulteriore indagine che vede Gianpaolo Tarantini tra gli indagati per attività della TecnoHospital che è stata avviata diversi anni fa e per la quale nel giro di pochi giorni si dovrebbe arrivare alla conclusione.
rai news 24 27 giugno 2009
mercoledì 24 giugno 2009
Foto Villa Certosa sequestrate: Zappadu querela Berlusconi, Fede, Libero e Il Giornale

Secondo il gip di Tempio Pausania le immagini sono il risultato di una condotta illecita con intrusione nella vita privata del premier
Sequestrate le foto di Villa Certosa
Zappadu querela Berlusconi
Il fotografo querela Fede, il presidente del Consiglio, Libero e Il Giornale
Villa Certosa
"Chiunque le pubblicasse in Italia, dopo il provvedimento della procura - spiegato l'avvocato Satta che affianca il legale del premier Nicolò Ghedini - potrebbe essere accusato di ricettazione o interferenze illecite nella vita privata". Il fratello del fotografo, Tore Zappadu, conferma la notizia del sequestro sottolineando peraltro che, ormai, si tratta "di risvolti della vicenda che ci interessano poco, dopo che Antonello ha ceduto le foto alla Ecoprensa".
Lo scorso 15 giugno la procura della Repubblica di Roma aveva respinto la richiesta dell'avvocato del presidente del Consiglio, la stessa che il gip di Tempio ha invece accolto. Tre giorni dopo, è arrivato il provvedimento del garante per il trattamento dei dati personali che ha imposto il blocco di tutte le immagini. Da qui la richiesta dei legali di Berlusconi, che ha depositato la scorsa settimana a Tempio l'ordinanza del garante insieme a una nuova richiesta di sequestro, accolta dal gip (lo stesso che ha respinto l'archiviazione dell'indagine per le foto finite sul settimanale Oggi).
(la repubblica 24 giugno 2009)