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lunedì 13 luglio 2009

"Escort e festini a Palazzo Grazioli: Berlusconi venga in Parlamento"

Il Pd: "Discutiamo subito la nostra interpellanza sulle cene del premier"
Napolitano: ora il dialogo. Il Pd: sì ma niente sconti. No di Di Pietro

"Escort e festini a Palazzo Grazioli
Berlusconi venga in Parlamento"

di CARMELO LOPAPA


"Escort e festini a Palazzo Grazioli Berlusconi venga in Parlamento"

Berlusconi in Senato

ROMA - "Il premier riferisca in Parlamento". Chiarisca cosa è accaduto in quelle serate di Palazzo Grazioli, quante donne vi hanno avuto libero accesso, qual è la natura dei suoi rapporti con l'imprenditore Gianpiero Tarantini. Dopo, solo dopo potrà partire il dialogo, si cercherà di costruire quel "clima più civile" invocato dal capo dello Stato Napolitano. Nel giorno in cui Repubblica svela nuovi risvolti dell'inchiesta di Bari - i particolari sui festini e le tante ragazze che li hanno frequentati, le telefonate preparatorie del premier - l'opposizione, dal Pd all'Italia dei valori, subordina la nuova fase politica a quel chiarimento "pubblico" promesso dal presidente del Consiglio Berlusconi e mai avvenuto. "Passaggio imprescindibile, irrinunciabile", avvertono.

Archiviato il G8, in un colloquio con il Corriere della Sera il presidente della Repubblica parla di "successo per l'Italia" e invoca "un clima più civile, corretto e costruttivo tra governo e opposizione, più senso della misura" nel dibattito politico, pur consapevole del fatto che una pace sarà "impossibile". Il Pdl plaude e rimanda la palla nell'altra metà del campo, anche se Fabrizio Cicchitto è scettico: per il nuovo clima "bisogna essere almeno in due". E infatti, il leader dell'Idv Di Pietro stronca sul nascere la proposta: "Non è il tempo del dialogo" perché "questo governo non è civile, né corretto né costruttivo, continueremo a fare opposizione senza concessioni". Dal Pd una disponibilità c'è, ma molto condizionata. "Sì, ma non faremo sconti" mette in chiaro il capogruppo alla Camera Antonello Soro. "Parole sagge, ma il dialogo dipende dal governo", dice Anna Finocchiaro. Anche perché - questa la tesi di tanti - resta sullo sfondo la vicenda sulla quale indaga la magistratura e incalza la stampa internazionale da mesi. C'è una mozione sul codice etico degli uomini di governo che il Pd ha presentato al Senato e che sarà discussa la prossima settimana. "Ma c'è anche una nostra interpellanza alla Camera sulle famose cene presidenziali, attendiamo ancora una risposta - dice Lanfranco Tenaglia, responsabile giustizia del partito - Saggio, condivisibile il richiamo di Napolitano, a patto che il confronto non sia una gentile concessione alle opposizioni e che prima si faccia chiarezza sugli scandali emersi". Concetto ripreso da Marco Minniti, responsabile Sicurezza. "Che ci sia un clima meno infuocato penso sia giusto chiederlo. Il tema però è che la situazione imbarazzante non deriva da un complotto dell'opposizione, ma da una sequenza di eventi, da fatti, inchieste squadernate sui giornali di tutta Europa. E'evidente che il premier deve chiarire. Questo passaggio è presupposto imprescindibile e irrinunciabile". Peraltro, fa notare il senatore Roberto Della Seta prendendo spunto proprio dalle rivelazioni di Repubblica, "è passata una giornata senza alcuna smentita da parte di Palazzo Chigi, nonostante i fatti riportati abbiano dell'incredibile: il silenzio è più eloquente di mille parole". E Paolo Nerozzi, senatore Pd anche lui: "Come fa il presidente Berlusconi a non capire che è anche nel suo personale interesse fare chiarezza?". E poi, insiste la senatrice Albertina Soliani, "chi può oggi garantire i cittadini che non vi siano state, tra gli ospiti entrati a Palazzo Grazioli senza controllo, persone infiltrate e in grado ora di ricattare il premier?" Dialogo impossibile, ribadisce il dipietrista Pancho Pardi, perché "per quanto ci riguarda resta aperta la questione delle domande di Repubblica alle quali il premier non ha risposto se non per quattro volte, mentendo. Di cosa vogliamo discutere con un personaggio così? Dialogo su che, poi, sulla prostituzione? Ecco, quando avranno il coraggio di portare in aula la legge avremo di che divertirci".
(LA REPUBBLICA 13 luglio 2009)

sabato 11 luglio 2009

Barigate:La villa da 100mila euro al mese con Elvira, Angela e Sabina

IL RETROSCENA. Tarantini, la Costa Smeralda come esca per la politica
Al centro dell'inchiesta c'è un giovane leccese accusato di spaccio

di CARLO BONINI


La villa da 100mila euro al mese con Elvira, Angela e Sabina

Sabina Began

BARI - In un'indagine per sfruttamento della prostituzione che somiglia sempre di più a una matrioska, ballano ora una storia di cocaina e tre nuovi nomi di donne. Sabina Began, Angela Sozio, la deputata Elvira Savino. Due di loro, la Sozio (ex ragazza Grande Fratello, catturata dall'obiettivo di Antonello Zappadu in grembo al Presidente del Consiglio già nel 2007 nel Parco di Villa Certosa) e la Savino, non è chiaro in che contesto e in quale veste. Se cioè perché oggetto delle conversazioni intercettate di Gianpaolo Tarantini o perché indicate da testimoni che frequentavano le feste del premier. La Began, al contrario, perché anello cruciale della catena che annoda l'imprenditore barese al Presidente del Consiglio.

Showgirl di origini slave che ha tatuate sul corpo le iniziali S. B., "l'uomo che mi ha cambiato la vita", la Began è accompagnata ormai da una letteratura che l'ha battezzata "l'ape regina" del premier. Nella sera della vittoria elettorale del centro-destra - si è letto nelle scorse settimane - è a palazzo Grazioli, sulle gambe di Silvio Berlusconi che canta "Malafemmena". Ma, a stare alle acquisizioni dell'inchiesta barese, ricorre ora con costanza nelle conversazioni intercettate di Gianpaolo Tarantini. Frequenta le ville sarde dell'uno (la notte di Ferragosto 2008, è tra i 400 ospiti della festa che dà Tarantini) e dell'altro (fonti qualificate riferiscono che sia stata lei a introdurre a Villa Certosa la showgirl Belen Rodriguez). Lavora da vaso comunicante tra le ragazze del giro dell'imprenditore e quelle ammesse al cospetto del Presidente del Consiglio. E' il relé che, in Sardegna, trasforma Gianpaolo in "Giampi" e la sua villa in un indirizzo - un set sarebbe più corretto dire - che conta.
Anche per questo, nel lavoro istruttorio della Procura di Bari, Roma pesa quanto la Sardegna e Palazzo Grazioli quanto la villa di Capriccioli, a Porto Cervo, il luccicante retiro che Tarantino sceglie come piedistallo per guadagnare la benevolenza del premier. Un gioiello incastrato nelle rocce e avvolto dalla macchia che si aprono su Cala Volpe. Non troppo lontano da Villa Certosa. Un angolo di straordinaria bellezza dove - ne sono convinti gli inquirenti - l'imprenditore costruisce un suo nuovo pantheon. L'affitto della villa - riferisce una fonte che ha frequentato la casa - ha un prezzo spettacolare, 100 mila euro al mese, perché spettacolare deve essere il trampolino di lancio di quel "ragazzo" di 35 anni barese che nessuno conosce e che, improvvisamente, a Porto Cervo diventa per tutti "Giampi". In un'estate - quella del 2008 - che deve appunto segnare il suo passaggio definitivo dall'orbita redditizia, ma defilata, dagli appalti e forniture ospedaliere, a quello della consulenza nel business che conta e che ha bisogno della politica per camminare. E che diventa - ecco l'altra novità dell'inchiesta - cornice di una storia di cocaina.

Nella villa di Capriccioli, infatti, lavora, con personale filippino, un quarantenne che di nome fa Alessandro Mannavini. E' un leccese di buona famiglia che, a giugno del 2008, Tarantini - come conferma uno dei suoi avvocati, Nicola Quaranta - assume con le mansioni di autista personale. Mannavini, in vita sua, l'autista non lo ha mai fatto. Ufficialmente, ha lavorato per compagnie di charter nautico, anche se non risulta avere la patente che abilita alla navigazione oltre le 6 miglia. Sta di fatto che il tipo balla in villa una sola estate. Assunto a giugno, viene licenziato a settembre 2008, perché, ufficialmente, si lamenta con il suo principale "delle modeste mansioni cui è stato assegnato". Guidare, ma persino dare una mano ai filippini in cucina. E' un fatto che, un mese fa, Mannavini entra negli uffici del sostituto procuratore della Repubblica, Giuseppe Scelsi, per essere interrogato come indagato per detenzione e consumo di sostanze stupefacenti. Cocaina. Il suo nome salta fuori nelle intercettazioni sulle utenze dei Tarantini e lui, con il pubblico ministero, ammette. Ma Scelsi ha un'altra curiosità. Chiede all'ex "autista" se ricorda i nomi di ragazze che frequentavano la villa. La risposta è generica: "Ne giravano talmente tante di belle ragazze che non ricordo".

Marco Vignola, avvocato di Mannavini, conferma la circostanza dell'interrogatorio e dice: "Il mio cliente si è detto del tutto estraneo alla vicenda delle ragazze e risponde di un reato diverso per il quale vedremo di qui in avanti quali iniziative istruttorie prendere". Non è chiaro se Mannavini indichi o meno il suo pusher. Non è chiaro se Mannavini sia il solo ad essere accostato alla cocaina nella villa. E' un fatto che chi lo ha conosciuto quell'estate sostiene che si muovesse più da uomo di pubbliche relazioni e organizzatore di feste che da autista ("Una sciocchezza", dice l'avvocato Vignola).

(la repubblica 19 giugno 2009)

giovedì 9 luglio 2009

Barigate, Intercettazioni Tarantini:""Andiamo da Gianpaolo a sniffare"

Feste e cocaina nelle telefonate dell'inchiesta di Bari
Nel 2002 l'uomo d'affari fu intercettato a lungo dai carabinieri
"Andiamo da Gianpaolo a sniffare"ecco le intercettazioni di Tarantini

di GABRIELLA DE MATTEIS


"Andiamo da Gianpaolo a sniffare" ecco le intercettazioni di Tarantini

Gianpaolo Tarantini

BARI - "Avevo un po' di polvere soltanto !... mi era rimasto qualche granulino". E' il 4 ottobre 2002. Gianpaolo Tarantini parla con la moglie. Ed il riferimento per i carabinieri della sezione di pg è chiaro: è alla cocaina che l'imprenditore barese aveva cominciato a cedere ad amici e conoscenti, ospiti delle sue feste a Giovinazzo. L'inchiesta del pm Roberto Rossi, giunta a conclusione, inchioda Tarantini, il giovane uomo d'affari che corrompeva medici e primari e che, sei anni più tardi, conoscerà il premier Silvio Berlusconi dal quale accompagnerà la escort Patrizia D'Addario. Il fascicolo (sfociato in 23 avvisi di conclusione delle indagini) racconta di un vortice di mazzette e di un giro di cocaina. Svela i nomi e le abitudini dei salotti buoni della città.

In albergo a Milano
E' il 28 febbraio 2002. Gianpaolo Tarantini è in una stanza d'albergo a Milano con un amico, M., 33 anni, figlio di un imprenditore del settore della sanità.
Tarantini: "... da un po' che pip...".
M.: "Non pippavo".
T.: "E te la lascio io un grammo ! (tossisce) Ora ne abbiamo tre, oh! Io mi sono fatto cinque o sei piste ! Vedi, quello tuo... qua, sta già condito prima !".
M.: "E mi sembra strana !".
T.: "Sto schizzato io! No, è buona ! Perché io sono... sto schizzato a finire".

Scalare le montagne russe
Nel suo giro Tarantini era il punto di riferimento, "l'amico" capace di animare le serate, con la polvere bianca, molto spesso. Lo testimonia una conversazione, intercettata il 22 settembre 2002. L'imprenditore barese parla con un amico.
E. :" Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa, vieni, che ti faccio scalare le montagne russe !".
E.: "Senti carino, dove sei ?".
T.: "Vieni alla villa che ti faccio scalare le montagne russe !".
E.: "Alla villa, dove stai ? dove stai?...".
T.: "... Vieni a Riva del Sole...".
E.: "No, ti veniamo a prendere...".
T.: "... con chi state ?".
E.: "eh, il macello, siamo assai! Andiamo... da Gianpaolo a "pippare"? Eh? Tutti ?".

Organizzare un macello
Il giorno successivo Tarantini riceve una telefonata da M, che dice di aver saputo in giro che "sta organizzando il macello per domani". Il riferimento è ad una festa della quale l'imprenditore parla al telefono con la moglie (N). Un festa nel corso della quale, sostiene l'accusa, avrebbe dovuto far uso di cocaina. La conversazione è agli atti dell'inchiesta.
N. : "... Non lo so chi vuoi invitare tu !...".
T.: "No, volevo fare una "seratina", giusto per finire quella cosa là".
N. : "Molto ?".
T.: "Giusto per finire quella cosa là".
N. : "Si, amò, domani... magari...".
T.: "Sì, ma non voglio in cento persone, oh, che i cristiani parlano tutti assai !".

Portare "striscia la notizia"

Al telefono l'imprenditore barese era solito commentare la riuscita delle feste. Come accade il 30 settembre del 2002. Tarantini parla con M.
T.: "Comunque la cosa stupenda che ho fatto...".
M.: "Perché siete...".
T.: "... Allora, due cose erano da ridere... Una, sono stato a ridere ieri tutto quanto il giorno. Uno era quando stavate tutti in coda, io seduto vicino al tavolinetto".
M.: "Eh!".
T.: "... (ridendo) E c'era la coda proprio! (ride)... Tutti ansiosi stavate e poi mi sono fatto quello grosso sul tavolo lungo!".
M.: "Ah! (ride) Maledetto a te, oh!".
Gli ospiti, ricostruiscono i carabinieri, venivano selezionati anche sulla base della loro propensione a consumare la droga. Lo dimostra la festa, organizzata per l'inaugurazione della villa a Giovinazzo. Emblematica la conversazione intercettata il 1 febbraio del 2003.
M.: "Se non porti "striscia la notizia" io non vengo".
T.: "Mò ti dico gli invitati, così capisci chi è stà striscia la notizia...".

(la repubblica 9 luglio 2009)

lunedì 6 luglio 2009

Patrizia D’Addario, intervista al Pais (Video) : "Con me tante altre escort. Voi giornalisti indagate, c’è ancora molto da scoprire”



Domenica 05 Luglio 2009 17:14

Nostro servizio

La escort barese intervistata dal quotidiano spagnolo: “Io non ho denunciato nessuno, è la magistratura che mi ha cercato. Mio padre si suicidò per quel progetto di residence ed io promisi a me stessa di portarlo avanti”

ROMA - Patrizia D’Addario, la escort pugliese che, con le sue dichiarazioni, ha messo in fibrillazione Palazzo Chigi, parla con l’inviato di El Pais in una intervista video.


Non dice nulla che già non si sapesse. “Io non ho denunciato nessuno” esordisce la quarantenne barese, “la magistratura mi ha cercato e io ho deciso di dire la verità, a differenza di altre persone”. Patrizia chiarisce che l’incontro con Silvio Berlusconi le ha procurato molta delusione, perché lei desiderava essere aiutata in un progetto imprenditoriale (un villaggio-residence in Puglia) di cui nessuno si è ancora interessato. Per questo progetto, il padre di Patrizia aveva perso la vita, suicidandosi e lei aveva promesso a se stessa che lo avrebbe portato avanti ad ogni costo.

Racconta di quelle serate a Palazzo Grazioli, con le ragazze che ballano al suono di “Meno male che Silvio c’è”, mentre lui guarda e ascolta compiaciuto, accarezzandola sul divano. “Durante la cena – continua ancora Patrizia – lui mi guardava e voleva la mia attenzione continua. Poi ad un certo punto dice a tutte: ‘C’è una ragazza barese che non si fida più degli uomini. Ma io voglio convincerla che gli uomini non sono tutti uguali’. Mi disse che mi avrebbe aiutato a diventare un imprenditore”. Alla domanda del giornalista spagnolo se abbia visto girare cocaina durante quelle feste, Patrizia non risponde, dicendo che è la magistratura che deve appurare questo fatto. Poi afferma che ci sono ancora tantissime cose da scoprire, che tutti in Puglia conoscono i personaggi al centro di questa vicenda e sanno quello che combinano ma non parlano per paura, invitando l’intervistatore ad indagare.

L'intervista integrale rilasciata da Patrizia D'Addario al quotidiano spagnolo El Pais

domenica 5 luglio 2009

Bacio Saffico, Palazzo Chigi: Gli scatti sono fotomontaggi

http://www.corriere.it/Fotogallery/Tagliate/2007/04_Aprile/17/gf/03.jpg
Angela Sozio

Note: sarebbe la Sozio, rossa del grande fratello, la protagonista del bacio saffico di cui parla il Times.

La nota di Palazzo Chigi si riferisce alle indiscrezioni del Sunday Times che oggi ha parlato della possibilità che escano foto compromettenti per il premier Silvio Berlusconi alla vigilia del G8
Bari-gate, lunga intervista del quotidiano spagnolo El Pais a Patrizia D’Addario, la donna che ha raccontato di essere stata candidata dal centrodestra alle Comunali dopo avere partecipato ad alcune feste a palazzo Grazioli

Le nuove foto di Villa Certosa che, secondo alcuni giornali stranieri, potrebbero essere pubblicate sono «certamente frutto di fotomontaggi». E’ quanto si legge in una nota di palazzo Chigi, diffusa dopo che il Sunday Times ha oggi parlato della possibilità che escano immagini compromettenti per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla vigilia del G8.

Nella nota di palazzo Chigi si legge che «alcuni giornali stranieri, tra cui il Sunday Times, del gruppo Murdoch, starebbero per pubblicare a ridosso del G8 alcune foto asseritamene scattate a Villa Certosa. Certa stampa straniera insiste nel pubblicare menzogne e insinuazioni sul presidente Berlusconi senza citare nomi, né fonti. La scorsa settimana aveva copiato alcune frasi dell’Espresso riportandole come proprie e attribuendole a fonti anonime. Anche stavolta questa stampa si fa portavoce di personaggi definiti `ben informati`, ma riprende in sostanza articoli già pubblicati in Italia».

«Siamo di fronte, con tutta evidenza, - afferma palazzo Chigi - ad un gioco di rimbalzo, ad un attacco concertato, ad una morbosa campagna di stampa che però non ha elementi fondati sui quali basare le proprie accuse. Nessuna immagine scattata a Villa Certosa può avere alcunché di imbarazzante per il presidente Berlusconi e sarebbe liberamente pubblicabile se non violasse gravemente la privacy di soggetti ritratti a loro insaputa. Le immagini descritte che si vorrebbero pubblicare non corrispondono a fatti avvenuti e sono certamente frutto di manipolazione o di fotomontaggi digitali».

«Si ricordi comunque - conclude la nota - che la pubblicazione di foto scattate a Villa Certosa è inibita da un provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali pubblicato in Gazzetta Ufficiale 26/2009 e chiunque dovesse violare tale divieto, anche un giornale straniero, commetterebbe un palese reato che avrà conseguenze civili e penali tanto più se si trattasse di immagini manipolate ad arte».

05 luglio 2009

Yoox

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