giovedì 25 giugno 2009

Bari, D'Addario Gate, spunta il terzo uomo: arruolò lui Patrizia


di Massimo Martinelli
BARI (25 giugno) - Per gli investigatori è uno ”snodo” fondamentale dell’inchiesta; per Patrizia D’Addario, la donna che ha registrato la sue cene a Palazzo Grazioli, era uno dei pochi di cui fidarsi. Si chiama Massimiliano Verdoscia, ha 39 anni e ieri mattina la sua splendida villa con piscina nel centro residenziale di Parchitello, alle porte di Bari, era deserta. Perchè dopo aver capito di essere finito al centro delle indagini che vedono Giampaolo Tarantini indagato per induzione alla prostituzione, Max Verdoscia preferisce restare defilato. E’ lui che ha portato Patrizia D’Addario da Tarantini, proiettando fin dentro i saloni di Palazzo Grazioli quella che fino a due mesi fa era una escort della Bari ”da bere”, come vezzosamente la chiamano i protagonisti della vita notturna cittadina.

Il sospetto degli investigatori, fondato su alcuni elementi oggettivi, è che Massimiliano Verdoscia fosse un arruolatore di ragazze; e anche il punto di contatto tra Giampaolo Tarantini, frequentatore da un paio di anni dei salotti più aristrocratici della città, con il mondo luccicante dei locali notturni e delle feste più glamour. Che però è sempre stato tenuto a distanza dagli stessi esponenti della Bari che conta. In altre parole, secondo gli inquirenti, Giampaolo Tarantini si muoveva su due piani diversi: insieme alla moglie, esponente di una famiglia blasonata di Bari, era invitato nelle case iù altolocate della città. Poi, anche grazie a Massimiliano Verdoscia e Alessandro Mannarini, organizzava feste e incontri con politici locali e amministratori di aziende pubbliche per favorire i suoi affari.

E le donne, le belle donne, rappresentavano il grimaldello migliore per entrare nelle grazie di che poteva distribuire appalti e commesse. In realtà, Massimiliano Verdoscia aveva una posizione ben più elevata rispetto a quella di Alessandro Mannarini, che era stato assunto a stipendio fisso per organizzare feste nella villa affittata in Sardegna e che alla fine dell’estate 2008 uscì dall’orbita di Giampaolo Tarantini. Verdoscia è un piccolo imprenditore, che spazia dalle motociclette (con la concessionara Centaura) agli articoli medicali, amministrando talvolta società che sembravano gemelle a quelle di Tarantini, come la System Medical srl. E proprio lui, secondo i pm, potrebbe aver svolto la stessa attività di pubbliche relazioni con la quale Tarantini aveva allargato il suo giro di affari. E altri accertamenti sarebbero in corso su un appalto per la fornitura di apparecchiature sanitarie ottenuto da un’altra società che sarebbe riconducibile a Tarantini, la Global System Hospital. Della vicenda si sta occupando il pm Desirè Digeronimo, nell’inchiesta che corre parallela a quella del pm Scelsi sulle cene a Palazzo Grazioli e che vede indagato Giampaolo Tarantini per induzione alla prostituzione.

Intanto, un’altra delle ragazze che furono invitate a Palazzo Grazioli, Barbara Montereale, respinge per l’ennesima volta ogni insinuazione sulla sua vita professionale: «Non sono una escort, non lo sono mai stata. Non ho chiesto soldi per aderire agli inviti a Palazzo Grazioli e a Villa Certosa. Non è questa la popolarità che cercavo, che mi sta provocando danni dal punto di vista sentimentale e professionale». I legali, che la assistono, Daniela Castelluzzo ed Emiliano D’Alessandro, ci tengono a far sapere che la Montereale è impegnata nel sociale, che spesso va a fare spettacoli di magia comica nel carcere di Fornelli e negli ospedali infantili. E che vuole dimenticare questa vicenda.
il messaggero 25 giugno 2009

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