Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •
Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.
In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.
http://musibrasil.net/2009/11/brenda-informatrice-della-polizia/
giovedì 26 novembre 2009
martedì 24 novembre 2009
Brenda, computer foto e film. Centinaia i file cancellati
Pusher trans Capasso ucciso da "finta" cocaina
24 novembre, 21:44
ROMA - Centinaia i file nascosti, ossia cestinati e poi cancellati, quelli trovati dagli investigatori nel computer portatile che si presume essere quello di Brenda, la transessuale coinvolta nell'inchiesta su un presunto tentativo di ricatto che sarebbe stato compiuto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Secondo i consulenti del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dai primi esami sul computer, i file trovati erano stati cancellati dalla memoria visibile del pc.
Un'operazione che tuttavia ha consentito agli esperti di ritrovare nell'hard disk del computer gli stessi file. Massimo riserbo in procura sulla tipologia di questi file, che una volta decrittati potrebbero raccontare molto sulla morte del trans e sui misteri che ancora avvolgono il decesso, avvenuto per asfissia provocata da un incendio. Secondo indiscrezioni si tratterebbe probabilmente di foto e immagini. E non si esclude che nei file cancellati ci sia anche il secondo video di cui si e' parlato nelle carte processuali, quello con lo stesso Piero Marrazzo e l'altro trans Michelle.
Un video di cui la stessa Brenda ha parlato con i magistrati ma poi spiegando di essersene disfatta ''perché aveva paura''. Il pc in un primo sopralluogo non era stato trovato nel monolocale di via Due Ponti. Era invece stato trovato dagli investigatori il giorno della morte di Brenda dentro un lavandino sistemato sotto il getto di acqua corrente di un rubinetto aperto. Un particolare della scena del crimine che ha destato piu' di una perplessita' tra gli inquirenti: quasi un messaggio, un monito che qualcuno voleva dare a chi custodisce i segreti di clienti importanti dei trans.
Novità intanto dalla perizia tossicologica disposta in relazione alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre scorso a Roma all'hotel Romulus sulla Salaria. Ad ucciderlo fu una dose letale di eroina, "mascherata" farmacologicamente con una sostanza in modo che la facesse assomigliare al gusto alla cocaina.
Più che droga tagliata male fu insomma l'eroina, fatale all'assunzione per un abituale consumatore di cocaina - secondo gli esperti e i farmacologi - ad uccidere "in pochi minuti", Cafasso, rivela chi indaga sulla morte del pusher legato a Brenda e fornitore di stupefacenti per altri trans nonché colui che tentò di commercializzare il video a luci rosse con Piero Marrazzo e Natalie.
Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, per ora rubricato secondo l'articolo 586 del codice penale, ossia morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (nella fattispecie cessione di droga) potrebbe ben presto essere rubricato come omicidio volontario. Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, aspetta i risultati ufficiali e finali della consulenza tossicologica. Una prima risposta è giunta e rileva l'assunzione - fatale a Cafasso - di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi ha fornito l'eroina sapesse degli effetti letali che avrebbe provocato. Sospetto appare l'atteggiamento di Jennifer, il trans fidanzata di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party. Jennifer, al secolo Adriano Da Motta, ha spiegato agli inquirenti che non aveva assunto droga, che non le andava perché aveva uno "strano sapore". Intanto la procura attende i primi risultati sul pc trovato nell'appartamento di Brenda, il trans trovato morto in via Due Ponti 180 e le analisi chimiche sul trolley andato a fuoco.
24 novembre 2009
24 novembre, 21:44
ROMA - Centinaia i file nascosti, ossia cestinati e poi cancellati, quelli trovati dagli investigatori nel computer portatile che si presume essere quello di Brenda, la transessuale coinvolta nell'inchiesta su un presunto tentativo di ricatto che sarebbe stato compiuto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Secondo i consulenti del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dai primi esami sul computer, i file trovati erano stati cancellati dalla memoria visibile del pc.
Un'operazione che tuttavia ha consentito agli esperti di ritrovare nell'hard disk del computer gli stessi file. Massimo riserbo in procura sulla tipologia di questi file, che una volta decrittati potrebbero raccontare molto sulla morte del trans e sui misteri che ancora avvolgono il decesso, avvenuto per asfissia provocata da un incendio. Secondo indiscrezioni si tratterebbe probabilmente di foto e immagini. E non si esclude che nei file cancellati ci sia anche il secondo video di cui si e' parlato nelle carte processuali, quello con lo stesso Piero Marrazzo e l'altro trans Michelle.
Un video di cui la stessa Brenda ha parlato con i magistrati ma poi spiegando di essersene disfatta ''perché aveva paura''. Il pc in un primo sopralluogo non era stato trovato nel monolocale di via Due Ponti. Era invece stato trovato dagli investigatori il giorno della morte di Brenda dentro un lavandino sistemato sotto il getto di acqua corrente di un rubinetto aperto. Un particolare della scena del crimine che ha destato piu' di una perplessita' tra gli inquirenti: quasi un messaggio, un monito che qualcuno voleva dare a chi custodisce i segreti di clienti importanti dei trans.
Novità intanto dalla perizia tossicologica disposta in relazione alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre scorso a Roma all'hotel Romulus sulla Salaria. Ad ucciderlo fu una dose letale di eroina, "mascherata" farmacologicamente con una sostanza in modo che la facesse assomigliare al gusto alla cocaina.
Più che droga tagliata male fu insomma l'eroina, fatale all'assunzione per un abituale consumatore di cocaina - secondo gli esperti e i farmacologi - ad uccidere "in pochi minuti", Cafasso, rivela chi indaga sulla morte del pusher legato a Brenda e fornitore di stupefacenti per altri trans nonché colui che tentò di commercializzare il video a luci rosse con Piero Marrazzo e Natalie.
Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, per ora rubricato secondo l'articolo 586 del codice penale, ossia morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (nella fattispecie cessione di droga) potrebbe ben presto essere rubricato come omicidio volontario. Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, aspetta i risultati ufficiali e finali della consulenza tossicologica. Una prima risposta è giunta e rileva l'assunzione - fatale a Cafasso - di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi ha fornito l'eroina sapesse degli effetti letali che avrebbe provocato. Sospetto appare l'atteggiamento di Jennifer, il trans fidanzata di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party. Jennifer, al secolo Adriano Da Motta, ha spiegato agli inquirenti che non aveva assunto droga, che non le andava perché aveva uno "strano sapore". Intanto la procura attende i primi risultati sul pc trovato nell'appartamento di Brenda, il trans trovato morto in via Due Ponti 180 e le analisi chimiche sul trolley andato a fuoco.
24 novembre 2009
Brenda, Porta a Porta: China accusa Natalie per il video con Marrazzo

Vorrei precisare che China ha affermato di non essere mai stata fidanzata con Brenda,ma di esserle solo molto amica.Questo articolo è scritto male e contiene diverse imporecisioni.Lo pubblico soltanto per confrontarlo con il secondo articolo, e trarre le dovute conclusioni sul tipo di informazioni che circolano.
"Il video con Marrazzo una trappola di Natalie"
China, la fidanzata di Brenda, accusa Natalie e un'altra trans
MARIA CORBI
ROMA
Natalie e le altre, dalla strada e dai loschi appartamenti di via due Ponti, alle poltroncine immacolate di Porta a Porta, per decifrare un mondo, probabilmente un omicidio, la morte di Brenda. Un comportamento, il loro, che ha alternato fino ad oggi silenzi, omissioni, rivelazioni e confessioni. Così ieri lo sfogo di China, fidanzata di Brenda che accusa Natalie di essere stata, lei, insieme a un’altra trans, a preparare una trappola ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. «Brenda - ha raccontato China - mi ha detto che sono state Natalie e Jois a preparare la trappola a Marrazzo. Le ho chiesto se lei aveva qualcosa da farmi vedere ma lei non aveva filmati».
Nel computer di Brenda non ci sono filmati, assicura China: «Brenda era una grande esperta di computer. Non so cosa avesse sul pc ma di sicuro non aveva filmati perché altrimenti li avrebbe fatti vedere immediatamente».
Pezzi di un mondo che affiorano dai racconti di queste donne dalla femminilità esponenziale, amate dal potere, come Natalie, primadonna dello scandalo Marrazzo che ha raccontato di coccole dispensate ad uomini, dei loro gusti sessuali e dei loro sogni, dei loro segreti. Nuovo capitolo di dettagli ieri, da Vespa: «Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l’hanno cancellato». E ancora: «Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l’avessero cancellato. Brenda, secondo quando dice Natalie, non voleva andare in Brasile. E non sarebbe stata lei la vittima designata se di omicidio si trattasse: «Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io».
E poi ci sono quei trentamila euro, un compenso versato da Marrazzo a Brenda, sempre secondo il transessuale China amico di Brenda: «Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi». Ma il legale di Marrazzo nega: «Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione».
Soldi, computer e videotape, un vero romanzo giallo, con Brenda come vittima, e un mondo da scoprire che ruota intorno. Un’altra amica di Brenda, l’ultima persona, che avrebbe l’avrebbe vista in vita la notte tra il 19 e il 20 novembre, rivela che avrebbe dovuto comprare il computer trovato ammollo nel lavandino. «Era grigio, penso sia quello». Brenda si voleva liberare di tutte le cose di valore come la tv al plasma e il frigorifero. «Io avevo comprato il suo computer tre giorni fa ma non avevo ancora avuto il tempo di andare a prenderlo», spiega Veronica.
«Ci eravamo messe d’accordo per 400 euro. Le avevo dato 100 euro, altri 100 dovevo darglieli quando sarei andata a prenderlo. Poi le avrei dato dopo gli altri 200». E adesso saranno gli inquirenti a cercare di capire perché Brenda abbia mentito dicendo di non possedere un pc in quanto non in grado di usarlo. Intanto i legali della famiglia della trans hanno fatto presente in procura che i genitori rivogliono al più presto la salma per celebrare il funerale. E nelle prossime ore la mamma di Brenda dovrebbe arrivare in Italia.
La Stampa 24 novembre 2009
Cafasso, s’indaga per omicidio Pusher e trans, soci del ricatto
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore
Nemmeno due maestri del giallo come Agatha Christie e Alfred Hitchcock. «Neppure loro avrebbero saputo intrecciare questa storia in modo così fitto» si lascia scappare verso sera uno degli investigatori impegnati a risolvere l’incredibile e per certi versi anche insostenibile “caso” del video-ricatto a base di sesso, trans e cocaina che fa tremare vip e politici, che ha già costretto alle dimissioni l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo e su cui ora pesano due cadaveri. Entrambi in cerca di autore. La vera svolta del giallo arriverà dalla lettura dei file del pc trovato in casa di Brenda e «messo in salvo» da una mano ancora sconosciuta sotto l’acqua del rubinetto dentro il lavandino, unica possibile fonte di salvezza in una casa piena di fumo. Il contenuto dei file e della memoria del pc sono decisivi per sapere non solo cosa custodiscono ma anche se filmati o fotografie sono stati spediti in qualche server nel cyber spazio. In poche parole, se è vero, come sembra, che Brenda fosse la custode di materiale - video e film - con cui poteva ricattare i clienti.
IL GRUPPO DEI RICATTI
Wendell Mendes Paes,il trentaduenne brasiliano che un giorno diventò Brenda, e un gruppo di altri trans che a un certo punto hanno realizzato un modo più diretto e meno faticoso di fare soldi: ricattare i clienti. Brenda e le altre, quindi, coordinate dal pusher Gianguarino Cafasso nonchè dai carabinieri della Compagnia Trionfale arrestati il 21 ottobre. L’aggiunto della procura di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Sabelli ormai si sono convinti che anche la morte di Cafasso sia da ricollegare al “caso” Marrazzo prima e alla morte di Brenda poi. Anche la morte del pusher diventa un caso di omicidio, un po’ come quello di Brenda, amici, conoscenti e soci in affari, anche la stessa fine. Cafasso era il pusher dei trans ma anche di molti vip, è stato il primo a cercare di vendere il video di Marrazzo ai giornali (15 luglio) insieme ai carabinieri, poi esce dalla scena della trattativa e ricompare il 12 settembre, due righe sul mattinale della questura, una morte per overdose nella stanza 406 dell’hotel Romulus lungo la via Salaria, oltre il raccordo. Con lui, in quella stanza, c’era un trans, Jennifer. Jennifer è stata risentita ieri in procura e ha aggiunto dettagli nuovi sulla morte di Cafasso, particolari che non aveva raccontato nè il 12 settembre nèil 5 novembre quando è stata risentita dal Ros dei carabinieri che indagano sul video-ricatto a Marrazzo. Dettagli, ad esempio, «sulla modalità di assunzione della droga» che potrebbe avere coincidenze con il cocktail che ha stordito Brenda poi morta per asfissia.Attenzione ai nomi perchè la scena che a questo punto hanno davanti investigatori e inquirenti oltre che confusa e anche più affollata del previsto. E’ragionevole pensare che Brenda e altri trans avessero preso a filmare di nascosto gli incontri con i clienti. Il capo della Squadra Mobile Vittorio Rizzi sta risentendo tutti i viados già comparsi nella primaparte inchiesta, quella dei Ros sul video ricatto a Marrazzo.
Perchè una cosa è certa: i trans hanno mentito sempre, tutti e continuano a farlo.Ha mentito Brenda che ha ammesso solo in un secondo interrogatorio di aver girato di nacosto un film a Marrazzo spergiurando di averlo cancellato; che ha negato di avere un pc e di saperlo usare e invece lo aveva, anche se lo stava vendendo, e chattava di continuo. Mente China, mente Jennifer sulle ultime ore di Cafasso. E Michelle, di cui è stata trovata una foto in casa di Brenda, dov’è? E Natalie, colei di cui Marrazzo si fidava di più e di cui infatti le altre erano molto gelose? China l’accusa di «aver fatto una trappola a Marrazzo insieme a Giosy ». E sempre China, che parla ogni giorno da un mese appena vede un microfono, ieri sera a Porta a Porta s’è ricordata che «Brenda le ha fatto vedere 30 mila euro avuti da Marrazzo ». Vero? Falso? Il saldo perun ricatto? C’è rabbia tra investigatori e inquirenti. All’inizio, infatti, non fu fatta la perquisizione in casa di Brenda e fu presa per buona la sua versione («non ho un pc»). Ora si deve recuperare il tempo perduto, incrociando la memoriadel pc con il traffico telefonico delle due schede sim (una usata solo per internet) e dei due telefoni di cui uno rubato nella rapina subita da Brenda l’8 novembre. Già, le rapine ai trans. Loro denunciano «una banda di romeni su un’auto azzurra». Un’altra presenza che inquieta in una storia ancora tutta da scrivere.
L'Unità 24 novembre 2009
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PATRIZIA D'ADDARIO,LE SUE MEMORIE IN UN LIBRO
Da Bari a Palazzo Grazioli,
le memorie della D’Addario
In «Gradisca, presidente», la versione della «escort più famosa nel mondo»
MILANO — Il mémoire della escort più famosa del mondo arriva in libre ria. Patrizia D’Addario, con la vicedi rettrice del Corriere del Mezzogiorno Maddalena Tulanti, scrive Gradisca, Presidente per raccontare i suoi 42 an ni vissuti pericolosamente e quell’uni ca notte sul lettone di Putin che l’ha consacrata oggetto di attenzione per petua. In più, assicura anche di non aver mai avuto come amanti altri poli tici: «Ho avuto il numero uno e mi è bastato».
Il filo rosso della sua storia è un’os sessione, con le misure di un terreno alla periferia di Bari che avrebbe dovu to trasformare un rustico in residence e lei in albergatrice. Intorno scorrono anni di burocrazia, un rapporto pro blematico e violento con la famiglia, l’esposizione con le banche che ha co me conseguenza il suicidio del padre, le esperienze da fotomodella e presti giatrice, l’incontro con l’uomo che la costringe a prostituirsi a suon di botte e che lei riesce a mandare in galera grazie all’ormai leggendario registra tore («solo quando ho presentato le cassette sono stata creduta»), le mi nacce, le aggressioni e «gli strani epi sodi » subiti dopo la sue prime rivela zioni.
Patrizia D’Addario attraversa il por tone di Palazzo Grazioli il 16 ottobre 2008, dopo l’interrogatorio a cui la sot topone l’imprenditore barese Gianpa olo Tarantini «perché in questo modo può presentarmi come amica». Vesti to nero, trucco leggero, familiarizza con ciò che interessa al padrone di ca sa: «Gianpi mi dà molti ragguagli inti mi sul premier, sui suoi gusti sessuali. Mi dà anche consigli, mi dice di com portarmi in un certo modo perché re sti soddisfatto. Gli piaccio no molto i preliminari». La serata con venti ragazze dal «sultano» passa tra champa gne e focaccine, ciondoli in regalo e i filmati del Cavalie re: «Siamo le donne a sua disposizione ». Dal salone, una compagnia più ristretta si sposta in camera da letto: «Si aggiungono le due lesbi che che dal fondo gli acca rezzano i piedi. 'Silvio', di cono, 'questa settimana an diamo al centro benessere? Ce lo ave vi promesso'. Lui si rivolge a me e al l’altra ragazza: 'Venite anche voi? Mas saggi, relax, noi cinque tutti insieme, ci divertiremo un mondo'». Patrizia non si ferma e va via con due cassette registrate.
La notte dell’elezione di Obama, il 4 novembre 2008, ritorna a Palazzo Gra zioli con Tarantini e altre due ragazze, rimane fino a colazione perché a un certo punto il presidente del Consi glio le dice «basta, ora mando via tut ti, voglio restare solo con te» e a Gianpi fa sapere: «Penserò io al suo progetto, la sua vita cambierà, ha già sofferto tanto». Tutto, assicura lei, re gistrato. «Non me ne importa niente che gli uomini comprino le donne — scrive — come potrei, visto che sono stata in vendita. Il premier mi ha men tito, non mi ha pagato, non erano i sol di che doveva darmi, mi aveva pro messo altro, io ho dato il mio corpo, lui niente. E questo ragionamento va le anche se — come sta spergiurando Gianpi — lui non sapeva che fossi una escort e credeva che fossi solo un’amica: conosce una ragazza in diffi coltà, la illude che può aiutarla per avere sesso in cambio, ottiene quello che vuole e dopo l’abbandona. È me glio così? Decidete voi, io un’idea ce l’ho». Il registratore resta acceso an che in camera da letto. Patrizia è sicu ra, la promessa di Berlusconi c’è: «Ti aiuterò io, manderò due persone sul cantiere, sapranno cosa fare».
La sua opinione sul caos mediatico esploso per il caso D’Addario e quella mania di registrare è semplice: «Que sto è uno strano mondo, a puttane si può andare ma bisogna nasconderlo». Chi va con una escort, sostiene, una volta che l’ha lasciata torna persona perbene, mentre le prostitute restano prostitute per sempre. Poi, «per la veri tà sembra che faccia più orrore il fatto che io abbia registrato che non ciò che ho registrato». L’ironia, Patrizia la ri serva per commentare le risposte offer te da Berlusconi a Bruno Vespa nel li bro Donne di cuori quando puntualiz za che la famosa cena era in realtà una festa organizzata dai club Forza Silvio e Meno male che Silvio c’è : « Primo, questi club devono essere formati solo da donne giovani, belle e in tubino ne ro perché io ho visto solo questo tipo di militanti. Secondo, le affiliate si la sciano accarezzare, baciare e toccare in maniera inequivocabile dal loro ca po? Se è così che si fa adesso politica, io sono molto preparata e potrei esse re un buon quadro se servisse».
Elsa Muschella
Il Corriere della SERA 24 novembre 2009
le memorie della D’Addario
In «Gradisca, presidente», la versione della «escort più famosa nel mondo»
MILANO — Il mémoire della escort più famosa del mondo arriva in libre ria. Patrizia D’Addario, con la vicedi rettrice del Corriere del Mezzogiorno Maddalena Tulanti, scrive Gradisca, Presidente per raccontare i suoi 42 an ni vissuti pericolosamente e quell’uni ca notte sul lettone di Putin che l’ha consacrata oggetto di attenzione per petua. In più, assicura anche di non aver mai avuto come amanti altri poli tici: «Ho avuto il numero uno e mi è bastato».
Il filo rosso della sua storia è un’os sessione, con le misure di un terreno alla periferia di Bari che avrebbe dovu to trasformare un rustico in residence e lei in albergatrice. Intorno scorrono anni di burocrazia, un rapporto pro blematico e violento con la famiglia, l’esposizione con le banche che ha co me conseguenza il suicidio del padre, le esperienze da fotomodella e presti giatrice, l’incontro con l’uomo che la costringe a prostituirsi a suon di botte e che lei riesce a mandare in galera grazie all’ormai leggendario registra tore («solo quando ho presentato le cassette sono stata creduta»), le mi nacce, le aggressioni e «gli strani epi sodi » subiti dopo la sue prime rivela zioni.
Patrizia D’Addario attraversa il por tone di Palazzo Grazioli il 16 ottobre 2008, dopo l’interrogatorio a cui la sot topone l’imprenditore barese Gianpa olo Tarantini «perché in questo modo può presentarmi come amica». Vesti to nero, trucco leggero, familiarizza con ciò che interessa al padrone di ca sa: «Gianpi mi dà molti ragguagli inti mi sul premier, sui suoi gusti sessuali. Mi dà anche consigli, mi dice di com portarmi in un certo modo perché re sti soddisfatto. Gli piaccio no molto i preliminari». La serata con venti ragazze dal «sultano» passa tra champa gne e focaccine, ciondoli in regalo e i filmati del Cavalie re: «Siamo le donne a sua disposizione ». Dal salone, una compagnia più ristretta si sposta in camera da letto: «Si aggiungono le due lesbi che che dal fondo gli acca rezzano i piedi. 'Silvio', di cono, 'questa settimana an diamo al centro benessere? Ce lo ave vi promesso'. Lui si rivolge a me e al l’altra ragazza: 'Venite anche voi? Mas saggi, relax, noi cinque tutti insieme, ci divertiremo un mondo'». Patrizia non si ferma e va via con due cassette registrate.
La notte dell’elezione di Obama, il 4 novembre 2008, ritorna a Palazzo Gra zioli con Tarantini e altre due ragazze, rimane fino a colazione perché a un certo punto il presidente del Consi glio le dice «basta, ora mando via tut ti, voglio restare solo con te» e a Gianpi fa sapere: «Penserò io al suo progetto, la sua vita cambierà, ha già sofferto tanto». Tutto, assicura lei, re gistrato. «Non me ne importa niente che gli uomini comprino le donne — scrive — come potrei, visto che sono stata in vendita. Il premier mi ha men tito, non mi ha pagato, non erano i sol di che doveva darmi, mi aveva pro messo altro, io ho dato il mio corpo, lui niente. E questo ragionamento va le anche se — come sta spergiurando Gianpi — lui non sapeva che fossi una escort e credeva che fossi solo un’amica: conosce una ragazza in diffi coltà, la illude che può aiutarla per avere sesso in cambio, ottiene quello che vuole e dopo l’abbandona. È me glio così? Decidete voi, io un’idea ce l’ho». Il registratore resta acceso an che in camera da letto. Patrizia è sicu ra, la promessa di Berlusconi c’è: «Ti aiuterò io, manderò due persone sul cantiere, sapranno cosa fare».
La sua opinione sul caos mediatico esploso per il caso D’Addario e quella mania di registrare è semplice: «Que sto è uno strano mondo, a puttane si può andare ma bisogna nasconderlo». Chi va con una escort, sostiene, una volta che l’ha lasciata torna persona perbene, mentre le prostitute restano prostitute per sempre. Poi, «per la veri tà sembra che faccia più orrore il fatto che io abbia registrato che non ciò che ho registrato». L’ironia, Patrizia la ri serva per commentare le risposte offer te da Berlusconi a Bruno Vespa nel li bro Donne di cuori quando puntualiz za che la famosa cena era in realtà una festa organizzata dai club Forza Silvio e Meno male che Silvio c’è : « Primo, questi club devono essere formati solo da donne giovani, belle e in tubino ne ro perché io ho visto solo questo tipo di militanti. Secondo, le affiliate si la sciano accarezzare, baciare e toccare in maniera inequivocabile dal loro ca po? Se è così che si fa adesso politica, io sono molto preparata e potrei esse re un buon quadro se servisse».
Elsa Muschella
Il Corriere della SERA 24 novembre 2009
Patrizia D'Addario, esce il libro:"Gradisca, Presidente"
D'Addario: "Vi racconto la notte
che ho passato con Silvio"
La copertina del libro "Gradisca Presidente"
Palazzo Grazioli raccontato nel libro di Patrizia
MATTIA FELTRI
ROMA
Patrizia D’Addario ha scritto una canzone: «Ascoltami, sono un fuoco, / non temo nulla e ottengo ciò che voglio / Adesso sono qui, come hai potuto dubitarne / quando tutto è così chiaro, quindi cerca di capire...». Il testo in inglese, con traduzione, è nelle ultime pagine del libro («Gradisca, presidente», Aliberti editore, domani in libreria) che Patrizia ha scritto con Maddalena Tulanti, responsabile dell’edizione barese del Corriere del Mezzogiorno. Il testo della canzone bisogna andarselo a leggere per farci sopra tutte le speculazioni psicologiche del caso, vederci dietro la chiave del mistero, ma tanto poi si va a finire lì, alla notte di Palazzo Grazioli.
Patrizia, che è più onesta di tanti suoi cantori, dice di sé: «Sono diventata una puttana vera, altro che escort». E’ onesta e spiattella la cronaca della notte - ma minuto per minuto - sin dall’inizio. Sono pagine e pagine, Silvio Berlusconi che gonfio d’orgoglio proietta i video degli incontri istituzionali e intanto ne bacia una, ne palpeggia un’altra. Ci sono le ragazze con la roba in vetrina. La coppia lesbica che non smette un istante l’eterno preliminare pubblico.
C’è soprattutto il dettagliare sfinente della performance, come erano vestiti, come si sono spogliati, dove e come si sono baciati, quanto a lungo il premier ha indugiato con la faccia fra le cosce di lei, questa sfida muta a chi riusciva a condurre il gioco (e lo conduce lui, e lei che è abituata al comando, sotto le coperte, ne soffre) e poi quante volte Berlusconi è culminato nel piacere, una galoppata impressionante e rallentata che lascia fiaccati alla sola lettura. E ancora Patrizia che ad ogni amplesso confessa candida di non aver provato piacere perché lui non è il suo uomo, e lui deluso che cerca di salvare la considerazione di sé, la invita a provare rapporti omosessuali per sciogliersi un poco, e ancora lei che sente l’unica vampa di calore soltanto all’indomani, all’ultimo bacio.
Poi, dopo la ricostruzione minuzia per minuzia, Patrizia dice: ecco, vi ho dato quello che volevate; adesso leggete di me. Si immagini una bambina di Bari, il padre fedifrago e violento, la madre arresa, un anno trascorso in un istituto di suore tipo Magdalene, il ritorno a casa, la fuga da sedicenne, il mondo dello spettacolo, i David Copperfield eccetera, una carrellata di divi che lei ha sempre sfiorato, mancandone le glorie di un’unghia; e quest’altra carrellata di uomini, fidanzati, amanti, tutti che le spaccano la faccia per un motivo o per l’altro, uno che spara rivoltellate in casa, un altro che la vuole fare abortire e dopo il parto vuole cedere la bimba in adozione.
E l’uomo che a randellate la inizia alla prostituzione. «Io non ho fatto che conoscere uomini uguali a mio padre, traditori e puttanieri». Una carrellata di imprenditori che promisero di rimettere in sesto il rustico acquistato dal babbo e che lei sogna di trasformare in residence, tutti furfanti, fingono di ristrutturare, sbagliano i calcoli, è tutto da buttare giù, ma intanto l’hanno raggirata per centinaia di migliaia di euro.
«Non ho amici, non ne ho mai avuti», scrive Patrizia nelle ultime pagine. Né tantomeno amiche. Le più recenti l’hanno infangata. Una l’hanno ammazzata e bruciata. Ci sono le morti - il fratello, il padre - che rabbuiano un racconto già plumbeo. Bisogna ficcarsi negli angoli per trovare un galantuomo, in questa storia. E lei che dice: «Qualcuno potrà obiettare che ho usato il mio corpo per ottenere il favore del potente. Obietti pure, io mi sento a posto con la coscienza». E’ il rifugio estremo di tutti noi.
La Stama 24 novembre 2009
che ho passato con Silvio"
La copertina del libro "Gradisca Presidente"
Palazzo Grazioli raccontato nel libro di Patrizia
MATTIA FELTRI
ROMA
Patrizia D’Addario ha scritto una canzone: «Ascoltami, sono un fuoco, / non temo nulla e ottengo ciò che voglio / Adesso sono qui, come hai potuto dubitarne / quando tutto è così chiaro, quindi cerca di capire...». Il testo in inglese, con traduzione, è nelle ultime pagine del libro («Gradisca, presidente», Aliberti editore, domani in libreria) che Patrizia ha scritto con Maddalena Tulanti, responsabile dell’edizione barese del Corriere del Mezzogiorno. Il testo della canzone bisogna andarselo a leggere per farci sopra tutte le speculazioni psicologiche del caso, vederci dietro la chiave del mistero, ma tanto poi si va a finire lì, alla notte di Palazzo Grazioli.
Patrizia, che è più onesta di tanti suoi cantori, dice di sé: «Sono diventata una puttana vera, altro che escort». E’ onesta e spiattella la cronaca della notte - ma minuto per minuto - sin dall’inizio. Sono pagine e pagine, Silvio Berlusconi che gonfio d’orgoglio proietta i video degli incontri istituzionali e intanto ne bacia una, ne palpeggia un’altra. Ci sono le ragazze con la roba in vetrina. La coppia lesbica che non smette un istante l’eterno preliminare pubblico.
C’è soprattutto il dettagliare sfinente della performance, come erano vestiti, come si sono spogliati, dove e come si sono baciati, quanto a lungo il premier ha indugiato con la faccia fra le cosce di lei, questa sfida muta a chi riusciva a condurre il gioco (e lo conduce lui, e lei che è abituata al comando, sotto le coperte, ne soffre) e poi quante volte Berlusconi è culminato nel piacere, una galoppata impressionante e rallentata che lascia fiaccati alla sola lettura. E ancora Patrizia che ad ogni amplesso confessa candida di non aver provato piacere perché lui non è il suo uomo, e lui deluso che cerca di salvare la considerazione di sé, la invita a provare rapporti omosessuali per sciogliersi un poco, e ancora lei che sente l’unica vampa di calore soltanto all’indomani, all’ultimo bacio.
Poi, dopo la ricostruzione minuzia per minuzia, Patrizia dice: ecco, vi ho dato quello che volevate; adesso leggete di me. Si immagini una bambina di Bari, il padre fedifrago e violento, la madre arresa, un anno trascorso in un istituto di suore tipo Magdalene, il ritorno a casa, la fuga da sedicenne, il mondo dello spettacolo, i David Copperfield eccetera, una carrellata di divi che lei ha sempre sfiorato, mancandone le glorie di un’unghia; e quest’altra carrellata di uomini, fidanzati, amanti, tutti che le spaccano la faccia per un motivo o per l’altro, uno che spara rivoltellate in casa, un altro che la vuole fare abortire e dopo il parto vuole cedere la bimba in adozione.
E l’uomo che a randellate la inizia alla prostituzione. «Io non ho fatto che conoscere uomini uguali a mio padre, traditori e puttanieri». Una carrellata di imprenditori che promisero di rimettere in sesto il rustico acquistato dal babbo e che lei sogna di trasformare in residence, tutti furfanti, fingono di ristrutturare, sbagliano i calcoli, è tutto da buttare giù, ma intanto l’hanno raggirata per centinaia di migliaia di euro.
«Non ho amici, non ne ho mai avuti», scrive Patrizia nelle ultime pagine. Né tantomeno amiche. Le più recenti l’hanno infangata. Una l’hanno ammazzata e bruciata. Ci sono le morti - il fratello, il padre - che rabbuiano un racconto già plumbeo. Bisogna ficcarsi negli angoli per trovare un galantuomo, in questa storia. E lei che dice: «Qualcuno potrà obiettare che ho usato il mio corpo per ottenere il favore del potente. Obietti pure, io mi sento a posto con la coscienza». E’ il rifugio estremo di tutti noi.
La Stama 24 novembre 2009
Marrazzo sotto protezione?Timori per l'ex governatore
di Tommaso Labate
Supertestimone. Il suo avvocato evoca l'ombra di una banda modello Uno Bianca. Il mistero della località dove si è nascosto il politico. I contatti tra il pusher salernitano Cafasso, stroncato da un'overdose nel settembre scorso, e il clan dei Casalesi.
E se Piero Marrazzo non stesse in monastero? E se l'ormai ex governatore del Lazio si trovasse in un luogo “sicuro” e quindi diverso dall'abbazia di Montecassino dove tutti l'hanno localizzato?
I due punti di domanda viaggiavano già da qualche giorno sul treno degli autorevoli “si dice”, che rimbalzavano dalla procura di Roma ai palazzi della politica, e come tali vanno presentati. Ma la misteriosa morte della transessuale Brenda ha dato alle due domande un interesse che prima dell'incendio di via Due Ponti non avevano. Nella storia di sesso-bugie-e-videotape, che pure ha rovinato vita e carriera del presidente della Regione Lazio, ora ci sono anche i cadaveri. Brenda, nel suo appartamento. Il pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso, due mesi fa, in un motel sulla Salaria.
L'interrogativo sul luogo in cui si trova davvero Marrazzo apre l'ennesimo squarcio inquietante su tutta la faccenda. Stando ai “si dice” di cui sopra, infatti, il governatore del Lazio potrebbe far parte già da tempo di quello che nei film americani si chiama “programma protezione testimoni”. Tutto questo è fiction? Oppure no?
Se non lo è, allora per gli inquirenti che lavorano al grande giallo iniziato con quattro carabinieri che ricattavano noti clienti di trans la storia ha già qualche luce tra molte ombre. Marrazzo, che frequentava da anni il viado Natalì e che almeno due volte aveva incontrato Brenda, ha avuto modo di conoscere chi e che cosa stava dietro il grande mercato di video? L'ex governatore ha già fatto luce anche sui dettagli della grande storia che esulavano dal ricatto di cui è stato vittima?
Se le ultime due domande portano a due “sì”, allora Marrazzo non è soltanto una vittima illustre. Ma un testimone. Anzi, il testimone chiave, la carta più preziosa nelle mani di chi sta indagando. «È colpa mia, è colpa mia», è un frammento di frase che ieri il Corriere della sera ha attribuito alla voce dell'ex governatore. Ma l'avvocato Luca Petrucci ha immediatamente provveduto a smentire tutti i virgolettati ascritti al suo assistito: «Leggo sul Corriere della Sera e su Repubblica - ha scandito - presunte dichiarazioni di Marrazzo o di suoi ipotetici amici sulla tragica scomparsa della trans Brenda. Tali dichiarazioni, alcune addirittura virgolettate e con citazioni di sms, sono false dalla prima all'ultima parola in quanto Marrazzo, pure informato dalla moglie su quanto accaduto, non ha incontrato o parlato con nessuno di questa tragica vicenda».
Marrazzo potrebbe essere già in un luogo “sicuro”, protetto, irraggiungibile. E forse non a caso il suo avvocato, subito dopo aver appreso la notizia della morte di Brenda, s'è affrettato a chiedere «protezione» anche per l'altra possibile testimone chiave: la trans Natalì. Il motivo sta in una parte della dichiarazione dell'avvocato Petrucci in cui lo stesso evoca un puzzle simile a un caso già noto all'Italia di quasi vent'anni fa: «Dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni».
Quale organizzazione può avere interesse a eliminare un personaggio centrale dell'inchiesta come Brenda? E poi qual è, se c'è, il ruolo nella faccenda del clan dei Casalesi, che controllano lo spaccio di droga a Roma e nel basso Lazio, e che avevano contatti anche con il pusher Cafasso, lo stesso che cercava di smerciare uno dei video con Marrazzo?
Ogni interrogativo irrisolto è un'ipotesi da verificare. Come quello sulle reali cause che hanno portato alla morte di Brenda. Escluso il suicidio, rimane la strada tortuosa che parte dall'incidente domestico. Poi c'è l'omicidio, su cui il dibattito è aperto anche tra i politici. Basti pensare ad Antonio Di Pietro, che parlando «da ex pm e investigatore» s'è detto in disaccordo con chi «in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che la transessuale Brenda sia stata uccisa».
fonte Il Riformista 23 novembre 2009
Supertestimone. Il suo avvocato evoca l'ombra di una banda modello Uno Bianca. Il mistero della località dove si è nascosto il politico. I contatti tra il pusher salernitano Cafasso, stroncato da un'overdose nel settembre scorso, e il clan dei Casalesi.
E se Piero Marrazzo non stesse in monastero? E se l'ormai ex governatore del Lazio si trovasse in un luogo “sicuro” e quindi diverso dall'abbazia di Montecassino dove tutti l'hanno localizzato?
I due punti di domanda viaggiavano già da qualche giorno sul treno degli autorevoli “si dice”, che rimbalzavano dalla procura di Roma ai palazzi della politica, e come tali vanno presentati. Ma la misteriosa morte della transessuale Brenda ha dato alle due domande un interesse che prima dell'incendio di via Due Ponti non avevano. Nella storia di sesso-bugie-e-videotape, che pure ha rovinato vita e carriera del presidente della Regione Lazio, ora ci sono anche i cadaveri. Brenda, nel suo appartamento. Il pusher di via Gradoli Gianguarino Cafasso, due mesi fa, in un motel sulla Salaria.
L'interrogativo sul luogo in cui si trova davvero Marrazzo apre l'ennesimo squarcio inquietante su tutta la faccenda. Stando ai “si dice” di cui sopra, infatti, il governatore del Lazio potrebbe far parte già da tempo di quello che nei film americani si chiama “programma protezione testimoni”. Tutto questo è fiction? Oppure no?
Se non lo è, allora per gli inquirenti che lavorano al grande giallo iniziato con quattro carabinieri che ricattavano noti clienti di trans la storia ha già qualche luce tra molte ombre. Marrazzo, che frequentava da anni il viado Natalì e che almeno due volte aveva incontrato Brenda, ha avuto modo di conoscere chi e che cosa stava dietro il grande mercato di video? L'ex governatore ha già fatto luce anche sui dettagli della grande storia che esulavano dal ricatto di cui è stato vittima?
Se le ultime due domande portano a due “sì”, allora Marrazzo non è soltanto una vittima illustre. Ma un testimone. Anzi, il testimone chiave, la carta più preziosa nelle mani di chi sta indagando. «È colpa mia, è colpa mia», è un frammento di frase che ieri il Corriere della sera ha attribuito alla voce dell'ex governatore. Ma l'avvocato Luca Petrucci ha immediatamente provveduto a smentire tutti i virgolettati ascritti al suo assistito: «Leggo sul Corriere della Sera e su Repubblica - ha scandito - presunte dichiarazioni di Marrazzo o di suoi ipotetici amici sulla tragica scomparsa della trans Brenda. Tali dichiarazioni, alcune addirittura virgolettate e con citazioni di sms, sono false dalla prima all'ultima parola in quanto Marrazzo, pure informato dalla moglie su quanto accaduto, non ha incontrato o parlato con nessuno di questa tragica vicenda».
Marrazzo potrebbe essere già in un luogo “sicuro”, protetto, irraggiungibile. E forse non a caso il suo avvocato, subito dopo aver appreso la notizia della morte di Brenda, s'è affrettato a chiedere «protezione» anche per l'altra possibile testimone chiave: la trans Natalì. Il motivo sta in una parte della dichiarazione dell'avvocato Petrucci in cui lo stesso evoca un puzzle simile a un caso già noto all'Italia di quasi vent'anni fa: «Dico che forse le indagini stanno scoperchiando un sistema simile a quello della Uno bianca, dove si mettevano tra l'altro a tacere i testimoni».
Quale organizzazione può avere interesse a eliminare un personaggio centrale dell'inchiesta come Brenda? E poi qual è, se c'è, il ruolo nella faccenda del clan dei Casalesi, che controllano lo spaccio di droga a Roma e nel basso Lazio, e che avevano contatti anche con il pusher Cafasso, lo stesso che cercava di smerciare uno dei video con Marrazzo?
Ogni interrogativo irrisolto è un'ipotesi da verificare. Come quello sulle reali cause che hanno portato alla morte di Brenda. Escluso il suicidio, rimane la strada tortuosa che parte dall'incidente domestico. Poi c'è l'omicidio, su cui il dibattito è aperto anche tra i politici. Basti pensare ad Antonio Di Pietro, che parlando «da ex pm e investigatore» s'è detto in disaccordo con chi «in queste ore, con molta superficialità e tempestività, ha già dato per certo che la transessuale Brenda sia stata uccisa».
fonte Il Riformista 23 novembre 2009
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