domenica 30 novembre 2008

Bossi Junior bocciato, l'ncredibile consiglio di un padano:" In fabbrica per dare l'esempio"



(l'asino padano)

di Paturnio

Vi consiglio la lettura dell'articolo pubblicato su "Il padano.com", in cui si consiglia a Bossi di mandare suo figlio in fabbrica per "dare l'esempio". Nell'articolo sono espressi tutti i concetti base della cultura del padano-tipo,sconosciuta ai più. Un'abisso di ignoranza e di assurdità difficilmente immaginabili, se non le si vedessero scritte. Vi consiglio anche il secondo articolo, molto divertente.

BOSSI JR IN FABBRICA: CHE ESEMPIO SAREBBE…
Caro dottor Ferrari,
ho pensato un po’ alla vicenda, un po' imbarazzante…, del figlio di Bossi pluribocciato e, dopo tutto, ne ho concluso che può essere interpretata come un segno dei tempi. Innanzitutto mi spiace per il ragazzo, che a me sembra finito tra l’incudine e il martello di due puntigli: quello del padre, che ha il noto caratterino!, e quello dei professori, che probabilmente al figlio di Bossi non vogliono regalare proprio nulla, diciamo così… E’ vero che questo nuovo esame fatto apposta per lui è avvenuto alla presenza di un ispettore mandato dalla Gelmini, così ho letto da qualche parte, per garantire l’imparzialità di giudizio, ma, dico io, in ogni valutazione si può usare la manica larga o quella stretta e tutto sarebbe comunque formalmente ineccepibile.

Così io credo che Renzo per passare quell’esame avrebbe dovuto essere uno studente da 7, mentre, se dovessi dare un giudizio ad occhio e croce, mi pare sia un tipo da 6 meno meno meno… Probabilmente quegli insegnanti sono meridionali; a dire la verità anche il giovane Bossi è per metà meridionale, ma il nome che porta può essere oggetto di una discriminazione che va oltre il colorito e il capello crespo. Allora ci voleva una prestazione superiore per mettere a tacere anche l’esaminatore più ostile, ma evidentemente il ragazzo non è un intellettuale o uno scienziato incompreso…

Allora, e qui torno al discorso sul segno dei tempi con cui ho iniziato questa lettera, che bello sarebbe se il padre prendesse la grande decisione di mandare il figlio a lavorare in fabbrica o in campagna! Sarebbe un segnale splendido, per tutti quei giovani padani che non sono tagliati per lo studio (non è mica una vergogna!) e vanno avanti per anni parcheggiati nelle università, così non mettono su famiglia e non fanno figli, contribuendo all’estinzione della Padania.

Caro Ferrari, lei mi dirà che queste cose le va ripetendo da tempo e infatti ho apprezzato molto il suo editoriale su “La falsa istruzione che ammazza la nostra civiltà”; condivido tutto: questa scuola che sforna ignoranti e disoccupati fa perdere il tempo migliore, soprattutto impoverisce la nostra società mettendo in naftalina le forze giovani che servono al ricambio. La Padania per restare viva ha bisogno di contadini ventenni, operai ventenni, padri e madri ventenni, e un giorno che immagino non lontano di combattenti ventenni. Allora spero che Bossi faccia del giovin virgulto un esempio eticamente valido per la gioventù padana: non un portaborse, non un cadregaro, non un “figlio di papà”, non la trota che aspetta di diventar delfino ma un lavoratore di 20 anni, cioè un ventenne vero uomo.

Fabio Giovenzana

Caro Renzo Bossi, forse è meglio studiare
di Tony Damascelli

Avete presente la frase da repertorio: i familiari sono stati avvertiti. Bene, stavolta non trattasi di un dramma, nessuna tragedia. Roba più piccola, tipo pagella, interrogazioni, voto. Il telefono è squillato ieri mattina a casa Bossi, giornata bianca, di neve e polenta, all’ora di pranzo, un carciofo spinoso come aperitivo: chiamata dal liceo Bentivoglio, un cognome non una garanzia, del Collegio arcivescovile di Tradate:«Purtroppo Renzo, vostro figlio, non ha superato la prova orale della maturità scientifica. A risentirci». Fine della comunicazione e dell’appetito. Prevedo che l’Umberto, uomo di parole e di fatti, debba aver cercato lo sguardo dell’erede, per la terza volta respinto all’esame, poi qualcosa dovrà pur avergli detto, lui che negli ultimi giorni, non appena incrociava il Renzo, subito gli sparava una domanda, dal diapason in giù, per saggiarne la preparazione, i tempi di reazione, in breve se avesse studiato o no. Sembrava che stavolta il ragazzo ricciuto ce l’avrebbe fatta, buoni segnali di impegno, sentori di apprendimento, va là che ci siamo, ci sei.
Così l’erede si era presentato al collegio il cui rettore, don Gaetano Caracciolo (tra nome e cognome la Padania sembra più lontana delle isole Faroer), il religioso, dicevo, negli ultimi tempi, aveva recitato qualche rosario supplementare dopo che la famiglia del senatùr si era appellata al tribunale amministrativo per annullare il fallimentare ma poco chiaro esame del ragazzo.
In attesa del verdetto, tuttavia, il buon Renzo aveva ottenuto la possibilità di ripresentarsi. Come prima, più di prima. Non è una canzone, però. Dopo la topica sulla «Valorizzazione romantica dell’appartenenza e delle identità», tesina ispirata al federalismo, al pensiero e alle opere di Carlo Cattaneo, una sorta di autogol casalingo, ecco che Renzo ci è ricascato ma con Albert Einstein, dalla storia alla fisica stesso totale, nonostante la presenza di un osservatore dell’Onu, cioè un ispettore mandato dalla Gelmini ministro, per capire, sapere, controllare che tutto filasse liscio, senza le ombre e i sospetti sollevati dal padre: «Se fossimo al Sud sarebbe già stato promosso», la denuncia, un classico, tanto per sottolineare che gli asini, al di sotto del Po, volano mentre su tirano la carretta. Per dimostrare che trattatasi di complotto e boicottaggio ecco una nuova interrogazione, su una nuova materia di studio.
Niente da fare, cambiando l’ordine dei fattori, della tesi, dei docenti il risultato non è cambiato, Renzo Bossi a casa, bocciato, un nome solo, e nemmeno al comando, sul tabellone dei risultati, una sola sentenza, respinto. Bossi junior, espletate le formalità, esaurita l’interrogazione, un’ora di domande e qualche minuto di risposte, non ha atteso di leggere il quadro con il giudizio, ha preso su, consapevole del nuovo guaio, ed è tornato a casa.
Qualche malignazzo dice che il giovane abbia deciso di dare ragione all’Umberto padre: «Mio figlio un delfino? Per il momento è soltanto una trota», così aveva detto, stracciando gli almanacchi su una staffetta politica di famiglia, senza giri di parole, andando al sodo, come sempre. Se a Napoli ogni scarafone è figlio a mamma sua, qui al Nord la blatta viene sostituita dal pesce d’acqua dolce. Dolce il Renzo lo è di sicuro, la zazzera nervosa e gli occhi veloci fanno impazzire le pupe di ogni frazione e fazione, non soltanto leghista, rispetto al fratello Riccardo non ha voglie di Isole dei famosi, piuttosto vorrebbe essere famoso nel continente nostrano della politica, dove suo padre regna indiscusso. Ma sussiste ’sto benedetto esame di maturità, la scuola privata la pensa come la scuola pubblica, lo scolaro non risponde alle richieste del corpo docente: «Non so che tipo di preparazione abbia svolto, presentandosi come privatista non ha seguito gli studi da noi», aveva commentato il don Gaetano, poco padano di cui sopra che però aveva firmato, nella stessa sessione, il diploma di Davide Ancelotti, figlio di tanto Carlo, un padano a denominazione di origine, sicuramente più preparato, non soltanto in tattica e cross dal fondo, materie quotidiane del padre.
Resta il dubbio, a questo punto, che la trota abbia scelto di finire in padella, oppure di dare ragione a un saggio dell’altro secolo: «Bocciate. Bocciate un po’ di figli del popolo. Che rimanga qualche idraulico» (pensieri e parole di Marcello Marchesi).

venerdì 28 novembre 2008

Pocho Lavezzi, il mito: le canzoni più "sentite"







CANZONE LAVEZZI: "Ed Ezequiel è mio" (by Carlo Gambardella)




"El Pocho vola via"

giovedì 27 novembre 2008

Chiaiano, l’Esercito denuncia i comitati:"Mai interrato l'amianto"



Giannini: «Mai interrato l’amianto, è vilipendio e procurato allarme». Ingombranti, al via maxi-intervento

DANIELA DE CRESCENZO ENRICA PROCACCINI Una denuncia per vilipendio delle forze armate e procurato allarme è stata presentata nei confronti dei responsabili del comitato «No alla discarica», del centro sociale «Insurgencia» e della «Rete campana salute e ambiente» dal vice di Bertolaso, il generale Franco Giannini. L’8 novembre scorso, all’Università Orientale i comitati avevano organizzato un dibattito per denunciare il ritrovamento di mucchi di amianto all’interno della discarica. Contemporaneamente i manifestanti avavano accusato i militari di aver scavato una vasca per interrarvi i rifiuti speciali. Qualche giorno dopo è comparso anche un video su Youtube che propone le immagini del presunto interramento e i comitati hanno presentato una denuncia alla magistratura. Ieri la reazione della struttura del commissariato che già subito dopo il ritrovamento dei rifiuti tossici e pericolosi lungo la strada che porta alla discarica aveva chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. Nel suo esposto il generale Giannini ha sostenuto: «Le dichiarazioni dei comitati inducono ad attribuire gravi responsabilità in capo al personale militare, dallo scrivente diretto, coordinato e rappresentato. In particolare vengono imputate all’operato dei militari, impegnati nello svolgimento delle attività propedeutiche all’allestimento della discarica di Chiaiano, addirittura condotte che qualora fossero state effettivamente realizzate costituirebbero fattispecie di reato (smaltimento illecito di rifiuti)». Ma le accuse, ribadisce il generale, sono assolutamente infondate: il comportamento dei militari è sempre stato corretto e quindi «è assai grave l’ipotizzata attività dei militari volta ad occultare i rifiuti pericolosi». E ieri, presentando l’intervento straordinario varato dalla struttura di Bertolaso in collaborazione con la Provincia sulle maggiori vie di comunicazione dell’hinterland napoletano, Giannini ha ribadito: «Siamo al lavoro per spostare i materiali inquinanti ritrovati nella cava di Chiaiano in discariche autorizzate: puliremo fino a trovare la roccia, così da essere sicuri che non ci sia nient’altro». Mentre si continua a lavorare a Chiaiano, va avanti la rimozione dei cumuli di rifiuti speciali abbandonati sui cigli delle strade (dall’asse mediano alla circumvallazione esterna) che dal primo dicembre saranno interessate dall’intervento straordinario della Provincia e del Sottosegretariato. Sono stati stanziati duecentomila euro per ripulire 120 chilometri dall’immondizia, sia normale sia speciale in 90 giorni. Ieri la firma del protocollo. «Riteniamo sia nostro compito - ha spiegato il presidente Dino Di Palma - collaborare in maniera fattiva per restituire ai cittadini strade pulite e avviarci al superamento definitivo dell’emergenza che ha interessato il nostro territorio. Diamo un aiuto concreto ai numerosi Comuni che non sono riusciti da soli a rimuovere rifiuti ingombranti». Alla ditta che si è aggiudicata l’appalto, la Castaldo di Acerra, toccherà per tre mesi occuparsi della rimozione dell’immondizia, della separazione dei rifiuti normali da quelli speciali e del loro conferimento in discarica o nelle piattaforme specializzate. Passaggio delicato dell'operazione sarà la riqualificazione della strada provinciale che da Napoli porta a Lago Patria per la presenza di alcuni campi rom. Per evitare che nelle strade ripulite tornino ad accumularsi i rifiuti, la Provincia ha stretto anche un accordo con la polizia provinciale per assicurare un pattugliamento delle aree recuperate. «Invitiamo i cittadini - ha sottolineato l’assessore provinciale all’Ambiente Giuliana Di Fiore -a segnalare al nostro numero verde 800801670 gli abusi ambientali».

Il Mattino 27 novembre 2008

martedì 25 novembre 2008

D'ALEMA E LATORRE COME GIANNI E PINOTTO? TUTTA LA STORIA



D'ALEMA E LATORRE: DALLA SCALATA BNL AL PIZZINO DI OMNIBUS

Leggete con attenzione la ricostruzione che Travaglio fa del rapporto fra Latorre e D'alema e le terribili conseguenze a cui andrà incontro il PD se non troverà una soluzione a questa faida interna in tempo utile. Secondo Travaglio, Veltroni perderà alle Europee e il PD passerà nelle mani di D'Alema e Latorre, ovvero due persone che dell'inciucio con il centro destra hanno fatto un programma politico e personale. Dovevano essere lasciati a casa, dice Travaglio, invece sono stati rieletti e le intercettazioni in cui compaiono entrambi non si possono utilizzare perchè il parlamento non ha concesso l'autorizzazione e il Parlamento Europeo non ha capito su cosa doveva esprimersi e ha votato contro il loro utilizzo, convinto di votare contro l'autorizzazione a procedere. Ho scelto Gianni e Pinotto, perchè Consorte e D'alema hanno parlato al telefono dicendosi l'un l'altro di stare attenti al telefono. D'Alema è considerato uno dei politici più intelligenti che abbiamo. E gli altri?

MARCO TRAVAGLIO, PASSAPAROLA LUNEDì 24 NOVEMBRE

"SENZA STATO Nè LEGGE" Testo dell'intervento:

"Buongiorno a tutti.
Innanzitutto un bel consiglio per gli acquisti: è uscita la raccolta con le seconde nove puntate di "Passaparola".
Si intitola: "Senza Stato, né legge". Lo dico perché ci autofinanziamo in questo modo ed è giusto far sapere che chi vuole, chi è interessato a conservare la serie dei nostri interventi, magari anche perché trova qualche difficoltà di collegamento o di linea, lo può fare. Ci manteniamo così, e se qualcuno ci da una mano possiamo continuare in futuro a mantenere vivo questo spazio.
Questa settimana parlerei di un signore, anzi due ma uno è legato all'altro, non esiste l'uno senza l'altro, che stanno terremotando quel poco che rimane ancora di opposizione o presunta tale in Parlamento.
Di questa coppia: D'Alema e Latorre. Sono un po' come Gianni e Pinotto. Viaggiano sempre in coppia.
Una volta uno era il capo l'altro il portaborse, poi a un certo punto il portaborse fu promosso e divenne addirittura senatore e vicecapogruppo dei DS al Senato e in questa legislatura vicecapogruppo del PD al Senato.
La massima autorità dopo Anna Finocchiaro dell'opposizione, immaginate come siamo messi.
Questo Latorre, tre anni fa, l'estate del 2005, fu beccato con i pantaloni in mano, praticamente, mentre allenava a bordo campo due dei tre scalatori delle scalate dei furbetti del quartierino: quello che stava aggredendo il Corriere della Sera, Ricucci, e quello che stava aggredendo la BNL, Consorte.
Mentre D'Alema fu preso soltanto mentre collaborava alla scalata di Consorte, cioè di Unipol, alla Banca Nazionale del Lavoro.
Oggi i due stanno tornando a far danni, non in ambito finanziario stavolta dove hanno già fallito tant'è che la BNL non è passata all'Unipol: i loro sforzi si sono rivelati vani oltre a essere dei poco di buono sono anche dei noti cialtroni quindi non riescono a portare a termine le loro furberie.
Oggi stanno creando danni perché Latorre è quello che ha screditato, ammesso che ce ne fosse bisogno, il PD andando a scrivere i testi su un pizzino a un suo omologo dall'altra parte, al vicecapogruppo del PDL Bocchino, nella famosa immagine carpita a Omnibus su La7.
Quando Bocchino è in difficoltà, Latorre lo soccorre.
Questo naturalmente ha prodotto un certo terremoto nel PD visto che certe cose si sono sempre fatte di nascosto, certi soccorsi rossi o rosè si sono sempre prestati al centrodestra ma senza farsi notare.
Stavolta era proprio sotto gli occhi delle telecamere, ci voleva un'intelligenza come quella di Latorre per arrivare a tanto e meno male che è successo così anche gli scettici possono vedere.
Non quanto siano uguali, non c'è niente di uguale tra PD e PDL, ma quanto sono complementari, come dicono Veltri e Beha, l'attuale maggioranza e l'attuale sedicente opposizione targata PD.
Devo dire che se si ci fosse in Italia l'attenzione che si deve prestare all'immediato, non dico al passato, già bastavano e avanzavano le telefonate di Latorre e D'Alema con Consorte - e per Latorre pure con Ricucci - per tagliare corto e dire "questi hanno fatto abbastanza danni, li rimandiamo a casa".
Invece no, c'è voluto un pizzino per capire chi è Latorre e naturalmente vedrete che questo pizzino verrà prontamente dimenticato e perdonato nel giro di pochi giorni perché da noi non paga mai nessuno per le malefatte.
Pensate soltanto a quante centinaia di migliaia di voti hanno fatto perdere questi signori con le scalate bancarie nella campagna elettorale che Prodi cominciò nell'autunno del 2005 in largo vantaggio e assottigliò fino al punto di pareggiare con Berlusconi nel 2006.
Era la campagna elettorale nella quale, giustamente, i giornali di Berlusconi usavano le intercettazioni di Fassino: "abbiamo una banca!".
Sputtanamento che poi proseguì quando poi uscirono quelle di D'Alema e Latorre in cui D'Alema, come vedremo, diceva a Consorte "facci sognare!".
Questi danni non sono mai stati pagati perché nessuno ha mai fatto i conti con quella stagione.
D'Alema, che non è stupido, capì, quando uscirono queste telefonate e l'anno scorso quando la Forleo le trasmise al Parlamento, che la base era completamente sconcertata.
Che bisognava tirarsi da parte per un po', inabissarsi come si dice in Sicilia: "calati, giunco, che passa la piena", in modo che la gente dimenticasse.
Oggi abbiamo dimenticato, ecco perché ne parliamo.
Bisogna rifare memoria di quelle telefonate perché nessuno ci ha fatto i conti e nessuno ha mai pagato il pedaggio.
Intanto di cosa parliamo? Del fatto che nell'estate del 2005, protetti dal governatore Fazio e dal Premier Berlusconi, ma anche dai vertici dei DS e della Lega Nord, una masnada di avventurieri, speculatori, immobiliaristi, palazzinari decide di mettere le mani su un pezzo dell'editoria, la più grande casa editrice indipendente dalla politica cioè la Rizzoli - Corriere della Sera, e su due banche strategiche come la Banca Nazionale del Lavoro e la Banca Antonveneta.
Gli scalatori agiscono, in apparenza, su tre fronti ma in realtà sono incrociati fra di loro perché le tre scalate sono una sola che si propone di ridisegnare a immagine e somiglianza di Fazio, Berlusconi, D'Alema e Bossi un pezzo del capitalismo e un pezzo dell'editoria italiana.
Le mani dei partiti, che ormai sono vassalli di questi finanzieri, su un pezzo di sistema bancario e un pezzo di sistema dell'informazione.
L'operazione non riesce perché fortunatamente c'è la procura di Milano che chiede le intercettazioni e fortunatamente c'è un GIP come Clementina Forleo che le concede, per cui vengono tutti preso con le mani nel sacco e il sorcio in bocca, con la coda che usciva ancora dalla bocca, mentre stanno tutti violando le regole penali e di borsa.
Che impongono, come voi sapete, a chiunque voglia prendersi un'azienda rastrellando le azioni di dichiararsi e uscire allo scoperto quando ha raggiunto il 30% del controllo azionario di quell'azienda.
Vuoi comprarti una banca? Quando arrivi al 30% devi dichiararti e lanciare l'OPA, cioè il resto delle azioni lo devi comprare sul mercato pagando le azioni ovviamente di più.
Se dichiari di voler comprare una società il valore delle azioni sale, i risparmiatori che hanno le loro azioni le vedono sopravvalutare, te le vengono a vendere, tu le compri e ti assicuri la società con benefici per tutto il mercato.
Così funziona una borsa democratica in un sistema di libera concorrenza. Così dice la legge Draghi, invece questi furbastri non volevano lanciare l'OPA e quindi accumulavano pacchetti azionari all'insaputa del mercato.
Addirittura, visto che non volevano nemmeno tirar fuori i soldi, per esempio Consorte, assicurandosi che le azioni della BNL le prendessero cooperative, società di prestanomi, finanziarie amiche sue senza vendergliele se no lui avrebbe dovuto comprargliele e non aveva i soldi.
Ricorderete che l'UNIPOL era grossa un quarto rispetto alla BNL che voleva comprare.
Era una pulce che voleva mangiarsi un elefante.
Quindi, per controllare l'elefante, la pulce si mise d'accordo con altre pulci perché ciascuna tenesse il suo pacchetto lì e occultamente restasse alleata con lui.
Perché? Perché c'era un altro pretendente a rilevare la BNL, il Banco de Bilbao dei Paesi Baschi, che come prevede la legge italiana aveva lanciato l'OPA e stavano aspettando di vedere chi entrava nella rete.
Loro compravano pagando, lui, Consorte, faceva il mosaico delle pulci per arrivare al 51% senza doversi dichiarare e strapagare queste azioni, in barba alla legge Draghi.
Questa è l'accusa che viene mossa a lui come a Fiorani per la scalata della Popolare di Lodi all'Antonveneta, come viene mossa a Ricucci per la scalata al Corriere della Sera anche se Ricucci, per lo meno, pur avendo secondo l'accusa tradito e truffato il mercato borsistico, i soldi ce li metteva.
Era molto liquido, Ricucci, con le compravendite mirabolanti di immobili.
Arriviamo nell'estate del 2005 quando si creano delle difficoltà.
Chi interviene a mantenere Consorte da una parte e gli altri? I politici.
I politici non sono i padroni dei finanzieri, intendiamoci, sono i finanzieri che sono padroni dei politici! I politici ormai sono delle spese di agnellini, di cani da compagnia, da riporto.
Che però possono servire per fare questo o quel favore, ma comanda il finanziere.
Abbiamo questo Consorte che parla con Latorre e con D'Alema che sono i suoi referenti al vertice dei DS anche sei i DS in quel momento avevano come segretario Fassino.
Il povero Fassino, ricorderete, nelle telefonate fa la figura del pirla, la figura del cornuto, quello che è l'ultimo a sapere le cose. A Fassino lo avvertono a cose fatte perché dicono, tra sé e sé, tanto lui non capisce.
Invece quelli che stanno nel cuore dell'operazione, insieme a Consorte, sono Latorre e D'Alema.
Infatti spesso Latorre passa il telefono a D'Alema nella speranza che così D'Alema sia immune da intercettazioni, pensate che intelligenza.
Quello che dici viene impresso sia che parli su un telefono sia che parli su un altro! Il fatto, poi, che fosse intercettato il telefono di Consorte fa si che Latorre potesse cambiare tutti i telefoni di questo mondo ma intanto quello che diceva finiva sempre nell'intercettazione del telefono di Consorte.
Questi politici passano per dei geni e in realtà sono talmente stupidi che uno fatica a credere che siano così stupidi!
Pensate soltanto che quando D'Alema viene a scoprire, non si sa da chi, grazie a una fuga di notizie che nessuno ha mai chiarito, che ci sono i furbetti del quartierino e addirittura il governatore Fazio sotto intercettazione, si affretta ad avvertire Consorte di stare attento alle telefonate.
E come lo avverte? Telefonandogli sul telefono intercettato!
Uno dice: "cos'è, un idiota?" No, è il politico più intelligente che abbiamo, quindi figuratevi gli altri!
Siamo al 5 luglio 2005, Latorre chiama Consorte:
"Beh, dimmi tutto caro. Come stanno le cose?"
Consorte: "Stiamo così, Nicò: allora diciamo che domani è il giorno chiave, perché l'ingnegnere - cioè Caltagirone che aveva azioni BNL e che speravano si schierasse con UNIPOL - e i suoi accoliti si sono defilati e vogliono vendere.
Allora ci sono due problemi: il prezzo, gli abbiamo offerto 2.6 € ad azione prendere o lasciare..."
Latorre: "ma che prendete il 26% di BNL?".
Consorte: "il 27%". Aveva il 27% di BNL.
"Minchia!" dice Latorre.
A un certo punto Consorte dice: "comunque è una cosa che voglio parlare con te e Massimo - D'Alema - a parte." Il problema adesso qual è?
Queste quote le devono comperare terzi, e già il 27% di BNL che Caltagirone vende mica se le prende Consorte, se no dovrebbe tirare fuori i soldi e non li ha.
E allora Latorre dice: "beh certo, non le potete prendere voi". Mica potete fare le cose regolari, dice giustamente Latorre... con quella faccia.
Consorte risponde: "esatto!". Chi è che compra per conto di Consorte? Le banche e le cooperative, quindi "io ho un problema di gara contro il tempo perché sto convincendo questi qui, ma ognuno di loro ha un problema specifico.
Cioè bisogna parlare con le cooperative, e convincerle, e bisogna parlare con Caltagirone perché ci stia al prezzo pattuito.
E allora Latorre dice: "ma che, devo far fare una telefonata a Massimo all'ingegnere?". Cioè deve far chiamare D'Alema a Caltagirone? Perché se Caltagirone lo chiama D'Alema... e beh, Caltagirone, palazzinaro, editore...
Consorte: "e guarda... ci ho riflettuto, per quello ho chiamato. Mi devi tempo, Nicola, fino a domani pomeriggio... è meglio che Massimo fa una telefonata".
Perché? Perché a questo punto se le cose non vengono fatte si sa per colpa di chi.
Poi noi non sappiamo se venga fatta la telefonata, è probabile che non venga fatta anche perché poi Caltagirone, ben conoscendo chi c'è dietro a Consorte, alla fine fa quello che gli dicono e che gli viene suggerito dal clima generale.
Tenete presente che siamo a pochi mesi dalla vittoria del centrosinistra, comunque la finanza aveva tutto l'interesse a favorire un gruppo come l'UNIPOL, così vicino ai DS.
A questo punto, passano alcuni giorni, e c'è un altro problema. Il 14 luglio del 2005, D'Alema parla con Consorte, sul telefono suo direttamente.
Lo chiama alle 9.46 per avvertirlo di aver parlato con Vito Bonsignore, che è un altro azionista della BNL, un europarlamentare dell'UDC, pregiudicato per corruzione - naturalmente, se no non stava in quel partito.
I due si sono parlati al Parlamento europeo, sono entrambi parlamentari europei: uno sta nell'UDC, l'altro nei DS. Uno gruppo popolari europei, l'altro gruppo socialista europeo. In teoria sarebbero su due fronti contrapposti, ma si ritrovano amorevolmente per parlare d'affari.
Perché? Perché l'UNIPOL ha bisogno che anche Bonsignore porti le sue quote in alleanza con Consorte onde evitare che si schieri con gli spagnoli del Bilbao, se no fuggirebbe una quota d'azioni.
E chi va a parlare con Bonsignore? Non ci va Consorte, ci va D'Alema e poi telefona a Consorte per dargli notizia di com'è andato il colloquio.
Dice: "parlo con l'uomo del momento?"
Consorte: "l'uomo del momento? Lo sfigato del momento!"
D'Alema: "a che punto siete?... no ma non mi dire nulla... no ti volevo dire una cosa..."
Consorte: "è tutto chiuso..."
D'Alema: "è venuto a trovarmi Bonsignore"
Consorte: "si, ci ho parlato ieri"
D'Alema: "che da un consiglio"
Consorte: "si, se rimanere dentro o vendere tutto."
Il problema è che Bonsignore chiede "volete comprarle, le mie azioni, o volete che me le tenga e resti alleato occultamente con voi?"
E' proprio quello che vuole Consorte: non le vuole comprare, le azioni, vuole mettere insieme a tante pulci anche Bonsignore col suo pacchetto in tasca.
Dice D'Alema: "voleva sapere se io gli chiedevo di fare quello che tu gli hai chiesto di fare..."
Cioè: è D'Alema che mi chiede questa cosa o solo Consorte?
Risponde Consorte: "ah ah!"
D'Alema: "Bonsignore voleva altre cose, diciamo..."
Consorte: "eh, immaginavo, non era disinteressato".
D'Alema: "voleva altre cose a latere su un tavolo politico. Ti volevo informare che io ho regolato, da parte mia".
Cioè io il favore politico gliel'ho fatto.
D'Alema prosegue: "lui mi ha detto che resta, ha detto che resta - cioè resta col pacchetto in mano, alleato dell'UNIPOL - è disposto a concordare con voi un anno, due anni - se le tiene lì un anno, due anni per fare da prestanome a Consorte - il tempo che vi serve"
Tanto D'Alema ha già fatto il favore politico in cambio.
Consorte: "sì sì, ma lì..."
D'Alema dice: "ehi Gianni, andiamo al sodo: se vi serve resta"
Consorte: "sì sì sì sì". E basta.
D'Alema: "e poi noi non ci siamo parlati, eh!"
Consorte: "no, assolutamente. Lunedì lanciamo l'OPA. Abbiamo finito".
Ecco, questi hanno già il controllo della banca e invece di lanciarla prima, la lanciano dopo. Quindi Consorte conclude confessando il suo aggiotaggio, cioè la sua truffa ai danni del mercato borsistico.
D'Alema, ovviamente, non fa una piega come non fa una piega Latorre nel sapere che questi le quote le fanno comprare da società bancarie e finanziarie anziché in proprio.
Ultima telefonata, che da il peso e il respiro politico del grande statista Latorre, è la telefonata che Latorre fa con Stefano Ricucci.
Sì, perché Latorre parlava anche con Stefano Ricucci mentre questo faceva la scalata al Corriere della Sera.
Questa è una telefonata del 18 luglio. Mentre Fassino telefona a Consorte dicendo: "allora, siamo padroni di una banca!", la famosa telefonata che lo ha sputtanato in piena campagna elettorale, pubblicata dal Giornale di Berlusconi, Latorre chiama Ricucci.
Ricucci ha pure fatto un grosso favore a Consorte, rilevando le quote nella BNL di Caltagirone e alleandosi con UNIPOL. Si sente quasi un diessino ad honorem, e lo dice a Latorre.
I due sono amiconi, affettuosissimi, come se fossero Berlinguer e Natta. Dato che le nuove generazioni sono questa farsa che abbiamo visto, qui invece di Berlinguer e Natta abbiamo Latorre e Ricucci.
Dice Latorre: "Stefano!"
Ricucci: "Eccolo, il compagno Ricucci all'appello!". Avrà avuto anche il pugno alzato, probabilmente.
Latorre: "ah ah!"
Ricucci: "Ormai questa mattina a Consorte gliel'ho detto eh: datemi una tessera - dei DS - perché io non ce la faccio più!"
Vedete che continua questa commistione: Ricucci telefona a Consorte per chiedergli una tessera dei DS, come se Consorte fosse il leader dei DS. E' la stessa confusione che aveva in testa Fassino quando diceva: "siamo padroni di una banca, anzi siete padroni di una banca".
Non capiva bene dove finivano i DS e cominciava l'UNIPOL, eppure uno è un partito e l'altro un'assicurazione. Pensate che roba.
"questa mattina a Consorte gliel'ho detto eh: datemi una tessera - dei DS - perché io non ce la faccio più!".
Latorre: "Ma ormai sei diventato un pericoloso sovversivo"
Ricucci: "eh si eh!"
Latorre: "Un pericoloso sovversivo rosso, oltretutto!"
Ricucci: "c'è anche il bollino, stamattina: ho preso da UNIPOL tutto, ho messo tutto a posto, abbiamo fatto tutte le operazioni con UNIPOL quindi... non ti posso dire niente eh..."
Come dire "adesso mi dovete eterna gratitudine".
Latorre: "si si si... non possiamo... dobbiamo parlarci un po'".
Queste sono le telefonate che danno l'idea di come è ridotta la nostra politica, di come è succube della finanza, di come questi vengono portati al guinzaglio dai finanzieri, anche da strapazzo come quelli che abbiamo visto qui all'opera, senza un minimo di autonomia.
Poi parlano di autonomia della politica, di primato della politica. Ma quale primato? Qui i testi li scrivono Consorte e Ricucci e al massimo le musiche le fanno scrivere a D'Alema, Fassino e Latorre.
Penalmente parlando, di queste vicende non si potrà praticamente parlare perché il Senato continua a non rispondere alla Procura di Milano che vuole usare le telefonate per valutare se Latorre abbia concorso nell'aggiotaggio contestato a Consorte e recentemente il Parlamento Europeo ha risposto no alla richiesta della Procura di Milano di usare le telefonate per vedere se c'era un concorso di D'Alema nel reato di aggiotaggio contestato a Consorte.
Ma dal punto di vista politico, queste cose dovrebbero essere valutate e bisognerebbe valutare anche quel "no" del Parlamento Europeo.
Il Parlamento Europeo è stato intortato dalla commissione giuridica presieduta da Peppino Gargani di Forza Italia, tant'è che ha risposto dicendo: "ma non esiste più l'autorizzazione a procedere contro i parlamentari, perché ci chiedete l'autorizzazione a usare le telefonate? Usatele pure, tanto si possono processare i parlamentari in Italia dal 1993".
Ecco, è evidente che qualcuno l'ha raccontata male questa cosa, ai parlamentari europei, li ha intortati. E chi può averli intortati, visto che il presidente della commissione è di Forza Italia e tutti hanno votato, Forza Italia, DS, Margherita, Lega Nord, UDC, a favore di D'Alema. Perfino Bonsignore, del resto abbiamo visto i rapporti che c'erano col favore politico a latere.
Nessuno ha avuto il coraggio di raccontare ai parlamentari europei che l'Aula di Bruxelles non era chiamata a dare l'autorizzazione a procedere contro D'Alema, ma all'uso delle telefonate.
L'Italia è un Paese talmente tragicomico da avere una legge, la legge Boato, fatta dalla sinistra e dalla destra insieme che stabilisce che se il magistrato intercetta un delinquente a colloquio con un parlamentare, per usare le telefonate a carico del parlamentare, anche se l'intercettato era il delinquente, bisogna chiedere il permesso al Parlamento.
Dato che D'Alema era al Parlamento Europeo hanno chiesto a lui che ha risposto: "ma noi non siamo chiamati a dare l'autorizzazione a procedere".
Eh no! Siete chiamati a dare l'autorizzazione all'uso delle telefonate. Il fatto è che hanno risposto alla domanda "che ore sono?", "giovedì".
Con la risposta "giovedì", i magistrati che vogliono sapere che ora è non possono saperlo, cioè non potranno usare queste telefonate.
Il fatto che in malafede parlamentari italiani di centrodestra e centrosinistra si siano intortati l'intero Parlamento, da l'idea di come siamo malmessi e soprattutto di come saremmo meglio messi se almeno queste persone che da tre anni si sa che cosa fanno con gli impicci finanziari fossero state mandate a casa.
Invece, se tutto va bene, Veltroni perde le elezioni europee e il PD se lo prendono D'Alema e Latorre.
Passate Parola"

lunedì 24 novembre 2008

ABRUZZO-PDL-CHIODI-INVIARE CURICULUM-PIU'-LAVORO-PER-TUTTI

Il candidato alla presidenza della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi del PDL, ha promosso una sua personale campagna elettorale invitando i giovani abruzzesi ad inviargli il proprio curriculum. La promessa? Un lavoro migliore, un lavoro adeguato alle proprie capacità, un lavoro e basta. Lo spot via internet si chiama"Tutti i giovani del presidente" ed è accompagnato da un comunicato video in cui si parla "di censimento della formazione e della imprenditorialità. I giovani dovrebbero recarsi alle "bancarelle di Gianni" e lasciare nome e cognome, titolo di studio, attività svolta, aspirazioni lavorative, curriculum, indirizzo e mail. Iscriviti al tuo futuro. Con questo atto non esprimi una preferenza politica ma stai prenotando un incontro di selezione, di formazione e di avviamento al lavoro imprenditoriale. Entro il 31 Gennaio 2009 verrai convocato per la selezione e per il programma di formazione. ». Quando Chiodi ha saputo che il voto di scambio è punito dalla legge, ha pensato bene di far sparire il video da Youtube. Qualcuno, però, lo ha ripescato su un sito abruzzese, lo ha ripreso e lo ha ripostato su Youtube. A quel punto, se ne sono accorti tutti, anche i quotidiani nazionali, purtroppo sempre in ritardo di 48 ore sulla rete.

Abruzzo: e il candidato del Pdl offre lavoro
Gianni Chiodi, candidato del Pdl in Abruzzo, per la sua campagna elettorale ha avuto una trovata "antica": offrire lavoro in cambio di voti. Alla luce del sole, con un comunicato ma soprattutto con uno spot via internet. Non c'è andato per il sottile, Chiodi: ha dato alla sua iniziativa l'accattivante titolo "Tutti i giovani del presidente" e poi ha scritto un comunicato e ha prodotto un video in cui - come hanno denunciato i parlamentari del Pd eletti nella regione - «si parla di censimento della formazione e della imprenditorialità. I giovani dovrebbero recarsi alle "bancarelle di Gianni" e lasciare nome e cognome, titolo di studio, attività svolta, aspirazioni lavorative, curriculum, indirizzo e mail». «Lo spot - riferiscono ancora i parlamentari Vittoria D`Incecco, Tommaso Ginoble, Giovanni Legnini, Giovanni Lolli, Luigi Lusi, Franco Marini, Lanfranco Tenaglia e Livia Turco - dice "iscriviti al tuo futuro con questo atto non esprimi una preferenza politica ma stai prenotando un incontro di selezione, di formazione e di avviamento al lavoro imprenditoriale. Entro il 31 Gennaio 2009 verrai convocato per la selezione e per il programma di formazion". Non riusciamo a credere quanto in basso si è potuto cadere con questo atto». Quello proposti da Chiodi sarebbe un "voto di scambio", né più né meno: è questa la denuncia che sale da più parti. «Illudere in questo modo i giovani in una regione a forte disoccupazione, proponendo un voto di scambio, è un fatto ignobile - attacca Cesare Damiano, viceministro del Lavoro nel governo ombra -. Mi auguro che intervenga la magistratura». Gianni Chiodi «è un cattivo maestro - aggiunge Damiano - che dovrebbe ritirarsi dalla politica». «Con quale faccia Chiodi si candida a governare l`Abruzzo usando spot che promettono posti di lavoro?», si chiede il senatore del Pd Giorgio Tonini, e Pina Picierno, ministro ombra delle Politiche giovanili, incalza: «È un atto gravissimo che smaschera i metodi clientelari, ancora evidentemente ben radicati, della vecchia politica». E Claudio Fava, segretario nazionale di Sinistra Democratica, chiosa: «Chiodi ha forse voluto maldestramente superare il suo leader Berlusconi, che solo pochi mesi fa consigliava alle precarie di sposare un milionario». Quando poi ad attaccarlo è stato pure il segretario de La Destra, Francesco Storace («Non sa che il voto di scambio è punito dalla legge?»), Chiodi ha pensato bene di far sparire lo spot dal suo sito internet.
L'UNITA' 24 Nov 2008

Tremonti va alla fiera e spara ai barattoli di miele



Tremonti alla fiera di Rho

"Voglio ricordare che nella Bibbia c'è scritto che dal male viene il miele". "L'Italia ha un'economia solida"


"L'Italia ha un'economia solida"Economist: Italia 40sima in competitività
Il sistema del nostro Paese "e' piu' solido di quanto noi stessi siamo disposti a credere". Lo ha affermato il ministro per l'Economia, Giulio Tremonti, oggi alla Fiera di Rho, partecipando all'assemblea annuale della Federazione delle banche di credito cooperativo e casse rurali.

Il ministro dell'Economia Giulio Treomonti nel suo intervento all'assemblea annuale di Federcasse ha spiegato che «il problema non sono i parametri di Maastracht ma il problema è il debito pubblico e il mercato. Noi dobbiamo consolidare la fiducia verso di noi come emittenti del terzo debito pubblico più grande del mondo».
«Ci sono una serie di indicatori che non sono così negativi per noi. Ad esempio con grandi salvataggi negli Usa si passa dal debito privato al debito pubblico. In realtà bisognerebbe considerare il debito consolidato, la somma cioè del debito pubblico e di quello privato, una somma che in Italia è pari al 125% del Pil, in Germania è del 135% mentre negli altri paesi è meglio non parlare. Ci sono altre cose positive come ad esempio la nostra situazione nel settore manifatturiero. È giusto essere realisti ma non pessimisti perchè altrimenti si crea un circolo vizioso che genera rassegnazione, nuovo pessimismo e povertà, sia materiale che civile. Ci sono delle prospettive positive - ha concluso -voglio ricordare che nella Bibbia c'è scritto che dal male viene il miele».
ADNKRONOS 24 NOVEMBRE2008

martedì 18 novembre 2008

MASTELLATI, CARFAGNATI, OMOGELMINIZZATI E FANFURBONI

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QUESTA E'



LA POLITICA IN ITALIA




O E' SOLO UN BRUTTO SOGNO?

DI PATURNIO 19 NOVEMBRE 2008- "FANFURBONI" è TRATTO DAL SITO "WILDGRETAPOLITICS"- "CARFAGNATI" è di Luciana Littizzetto- e le altre due sono mie-

Intelligenza Sessualmente Trasmissibile: pronti al contagio?

DAL SITO: NAPOLIGAYPRESS.IT 18 Novembre 2008
Informare la popolazione su come affrontare correttamente la propria sessualità e fare in modo che queste informazioni vengano trasmesse al maggior numero di persone è lo scopo di un nuovo progetto per una campagna di informazione e sensibilizzazione riguardante le malattie sessualmente trasmissibili.

Il progetto si chiama IST - Intelligenza Sessualmente Trasmissibile. Attraverso la comunicazione classica (campagna stampa e affissioni) e i mezzi di comunicazione tipici del web 2.0 (blog e social network) gli ideatori del progetto si faranno promotori della trasmissione delle corrette informazioni per la salvaguardia della salute durante il rapporto sessuale, utilizzando l’intelligenza.

Il messaggio che si vuole trasmettere è importante quanto semplice: il sesso non protetto e comportamenti a rischio possono segnare la propria vita in modo indelebile.

Il primo dicembre prossimo, in occasione della giornata mondiale contro lʼAids, al sito istituzionale www.iesseti.info e al blog già attivo sarà affiancato il sito www.intelligenzasessualmentetrasmissibile.org che conterrà tutte le immagini e gli slogan della campagna.

E da gennaio il progetto approderà, tramite poster, depliant e gadget, nei locali gay di tutta Italia.

sabato 8 novembre 2008

Il maggiordomo nero della Casa Bianca «Barack, finalmente»


Washington. Per Eugene Allen, 89 anni di cui 34 passati come maggiordomo alla Casa Bianca, l'elezione di Barack Obama ha un sapore tutto speciale. Gli afro-americani come lui escono dalle cucine: varcano da padroni i cancelli di 1600 Pennsylvania Avenue. Eugene ha sempre lavorato più vicino ai piatti sporchi e alle lavanderie che all'Ufficio Ovale. Ma ha lucidato con orgoglio gli argenti e portato i vassoi a testa alta ai banchetti di gala della residenza presidenziale. E martedì, a testa alta, è andato al seggio per votare Obama. La Casa Bianca è la casa di tutti gli americani ma adesso, per l'ex maggiordomo della Virginia, lo è diventata un poco di più. Su e giù per le scale: «Nelle cucine erano tutti neri. Anche i portieri, neri pure loro», ha detto Ted Sorensen, consigliere speciale del presidente J.F. Kennedy che ai suoi tempi cercò con scarso successo di raddrizzare la situazione: solo una persona di colore restò nello staff dell'executive office dopo il primo anno. «La sensibilità dell'epoca era tutta sbagliata». Così sbagliata che quando nel 1963 Kennedy invitò 800 neri alla Casa Bianca per celebrare il centenario dell'emancipazione degli schiavi, Sammy Davis Jr. fu incluso tra i commensali della cena di gala assieme alla moglie bianca May Britt. Negli anni alla Casa Bianca, il maggiordomo Allen ha visto scorrere davanti agli occhi la storia razziale d'America: la sentenza Brown contro Board of Education, che abolì la discriminazione nelle scuole, la marcia dei neri su Washington, la depenalizzazione dei matrimoni misti, la capitale in fiamme dopo l'assassinio di Martin Luther King. L'America è cambiata, e martedì ha scritto un’altra pagina storica. «Ho sempre sperato che le cose sarebbero cambiate in meglio», ha detto il vecchio ex maggiordomo che ora esulta per il presidente nero.
Il MATTINO 8 NOVEMBRE 2008

WonderMara:"Determinante il ruolo delle donne nel governo Berlusconi"

L'incredibile Mara


"Il presidente Berlusconi ha voluto che in questo Governo ci fossero piu' donne e piu' giovani, in ruoli di primo piano". " questo e' importante per invogliare le tante donne che quotidianamente si affacciano alla vita politica a continuare con determinanzione con costanza, tenacia e caparbieta' anche per superare tutti quegli ostacoli che si frappongono tra le donne e la politica quotidianamente".

Di Paturnio
Archiviato il caso Paolo Guzzanti che, dopo le scuse, se la caverà con una economicissima rosa bianca, la Carfagna riparte lancia in resta verso nuove avventure. Oggi si autodefinisce "fondamentale per il governo", come tutte le giovani donne che Berlusconi ha voluto accanto a sè in questa sua quarta e magnifica avventura. Il dubbio che alle donne siano stati destinati ruoli importanti per poter esercitare il potere senza troppi ostacoli, non la sfiora neppure. Lei e le altre donne sono lì perchè sono preparate-brave e piene di iniziative. Mentre WonderMara coltiva le sue illusioni, il mondo va avanti incurante. La Gelmini continua a non potersi far vedere nelle scuole di tutta Italia, la Brambilla si duole per il calo del turismo (ha fatto qualcosa in proposito?) e la Prestigiacomo affida la questione dello smaltimento delle scorie nucleari al sottosegretario all' economia Cosentino, indagato per presunti rapporti con la camorra nella questione dei rifiuti campani. Alla Camera, naturalmente, si distinguono per i loro tacchi alti anche le ragazze elette nelle liste del PDL delle quali, dopo il primo giorno di lavoro e le foto di rito, si è persa ogni traccia. Non c'è che dire: le donne del governo Berlusconi hanno lasciato il segno. Se poi pensiamo che ogni loro sortita viene accompagnata dalla domanda:" Ci sarà stata pure lei nelle intercettazioni hard?", si può tranquillamente affermare che le donne, sono state assolutamente "determinanti"per il governo Berlusconi.

(AGI) - Lucca, 7 nov. - "Il ruolo delle donne in questo Governo e' determinante". A dirlo e' il ministro per le Pari opportunita', Mara Carfagna, oggi a Lucca per l'apertura della "Festa della Liberta'", dove e' intervenuta per raccontare la sua esperienza governativa.

Obama chiama Berlusconi: archiviata "l'abbronzatura"

Obiettivo G8 in Sardegna
Prima telefonata tra il presidente eletto degli Stati Uniti Barack Obama ed il premier Silvio Berlusconi e subito la conversazione entra nel vivo, affrontando la preparazione del prossimo G8 di luglio che si svolgerà alla Maddalena con la presidenza italiana. Nessun accenno alle polemiche di questi due giorni nate dalle dichiarazioni di Berlusconi sull'"abbronzatura" di Obama.
Lunga e "cordiale" telefonata quindi tra Berlusconi ed Obama dopo le fibrillazioni che hanno accompagnato le ultime 48 ore. Una telefonata svoltasi in tarda serata in parte con l'ausilio degli interpreti ed in parte direttamente tra i due leader che hanno affrontato, naturalmente, il nodo principale di queste settimane e cioè la crisi finanziaria. CRISI, NE DISCUTERA' IL G20. Crisi dei mercati della quale si è parlato a Bruxelles nel vertice straordinario voluto dal presidente francese Nicolas Sarkozy per registrare le posizioni europee in vista del ben più importante incontro del G20 che si svolgerà a Washington il prossimo 15 novembre. Il colloquio telefonico, sul quale non ci sono, al momento, indicazioni da parte Usa sui contenuti, è stata un'occasione per informare il futuro inquilino della Casa bianca della determinazione europea nel voler affrontare in maniera coordinata ed incisiva la gravissima crisi finanziaria. La telefonata di Barack Obama chiude una lunghissima giornata vissuta dal premier su tre coordinate: Mosca, Bruxelles e Roma."
ABBRONZATURA" IN ARCHIVIO. Accompagnato da violente polemiche interne, Silvio Berlusconi ha affrontato le conseguenze di una sua battuta - una "assoluta carineria", l'ha definita - su Obama definito ieri a Mosca in una conferenza stampa con il presidente russo Dmitri Medvedv come "giovane, bello e abbronzato". Parole che hanno immediatamente fatto scattare la reazione dell'opposizione che ha sin dall'inizio invitato il premier a scusarsi con l'America e aperto un vivace dibattito negli Stati Uniti, dove le parole del premier italiano hanno avuto grande risalto. Nel pomeriggio Berlusconi è stato costretto a tornare sull'argomento in una conferenza stampa a Bruxelles dove proprio un giornalista americano ha riproposto il tema chiedendo, in maniera diretta, a Berlusconi perché non voleva scusarsi con gli americani per le sue parole che, a detta del cronista Usa, offendono il cittadino medio statunitense. Una domanda secca, in stile anglosassone, che non è piaciuta al presidente del Consiglio. "Per favore! per favore, chieda lei scusa agli italiani", ha replicato Berlusconi chiudendo la conferenza stampa e lasciando così Bruxelles e confermando di non avere la minima intenzione di chiedere scusa per la sua battuta. Quindi, in tarda serata la telefonata di Barack Obama.
Unione Sarda 8 novembre 2008

venerdì 7 novembre 2008

Obama e l'Europa: intervista all'ex direttore di The Economist

07/11/2008

DEBORAH AMERI Con Obama il rapporto tra Stati Uniti ed Europa migliorerà, ma non sarà luna di miele. Per 13 anni l’inglese Bill Emmott è stato direttore del più prestigioso magazine di attualità del mondo, l’Economist: al timone di questa macchina da un milione di copie a settimana ha approfondito i rapporti tra Unione Europea, Stati Uniti e Asia. Poche ore dopo questa conversazione, che analizza anche i futuri rapporti con il governo italiano ed il suo premier, farà il giro del mondo la battuta di Berlusconi su «Obama giovane e abbronzato». Come sarà la politica estera europea di Obama? «Per più di un anno il presidente gestirà la crisi economica che dominerà i rapporti con l’Europa. Per fortuna Usa e Ue hanno visioni e interessi comuni in questo campo. Un po’ meno in altri». Per esempio? «Sull’ Afghanistan e l’Iraq non sarà facile mediare: Obama vuole il ritiro delle truppe. Ma il presidente è un buon ascoltatore, imposterà i rapporti sul dialogo rispetto all’era Bush». E sul cambiamento climatico? «Obama lo ha a cuore e vuole che l’America sia leader anche in questo campo. Il problema ora è la posizione dell’Europa, non chiara. E quella dell’Italia non mi pare incoraggiante». Il bisogno di cambiamento degli americani potrebbe riflettersi anche in Europa? «Penso sia un fenomeno Usa circoscritto. Il momento che stanno vivendo ora gli Stati Uniti si può paragonare al ’97 in Gran Bretagna quando il Labour vinse le elezioni o al 2007 quando la Francia ha eletto presidente Sarkozy». Il premier Silvio Berlusconi che rapporto avrà con Obama? «Saranno sospettosi l’uno dell’altro. Non sono partner naturali, sono personalità molto diverse. Ma due leader sanno anche essere pragmatici all’occorrenza». Il premier italiano ha detto che potrebbe dare consigli al neo presidente. «Obama è un buon ascoltatore ma non credo avrà bisogno di suggerimenti dal vostro primo ministro. In nessun campo». Chi è l’Obama d’Europa? «Nicolas Sarkozy. Anche lui è un outsider, anche lui rappresentava un cambiamento. Anche se oggi la luna di miele con gli elettori è finita». Qual è la sfida più grande per il neo presidente Usa? «L’economia. E’ una delle principali ragioni per cui è stato eletto ed è il motivo per cui potrebbe durare per un solo mandato se fallisse». La sua prima mossa? «Riunire subito il Tesoro, senza aspettare l’insediamento, e mettere in moto manovre di salvataggio. E poi dialogare con il congresso per un nuovo pacchetto fiscale». Il fattore razza è mai stato un vero ostacolo per lui? «Forse all’inizio. Ma l’unica cosa buona che ha fatto Bush è stato aver nominato due segretari di stato di colore. In questo modo, inconsapevolmente, ha spianato la strada al primo presidente nero della storia americana».
Il Mattino 7 na
novembre 2008

"A Berluscò facce ride...". Un incompreso al potere


«Icona pop« o gaffeur seriale: per il mondo il premier è un istrione a volte spiazzante
Dai «cinesi bolliti» alle corna. Le battute di Silvio l'Incompreso
La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader «sedotta»
di Dylan

Sul Corriere della Sera di oggi c'è un bellissimo articolo di Gian Antonio Stella sull'Uomo il cui senso dell'umorismo suscita più spesso imbarazzo che risate. Cosa aggiungere, a quanto leggerete più avanti? Che il senso dell'umorismo è una grande dote e più l'intelligenza dell'umorista è raffinata, più le battute assumeranno un valore in grado di superare limiti linguistici e territoriali. Il senso dell'umorismo non conosce confini. Ma anche le pessime battute, se dette da un leader politico, non conoscono confini. Ecco allora che un banale scivolone, anche in una brillante carriera politica, se avviene di fronte a centinaia di giornalisti di tutto il mondo, può costare al politico molto più di una brutta figura. E se il politico rappresenta una nazione, la figuraccia si allarga agli elettori che hanno permesso ad una persona che fa battute di così basso livello di diventare capo del governo. Se, però, quel politico è stato eletto perchè io, dall'altra parte, non ho saputo proporre nulla di più attraente dal punto di vista politico, ecco allora che la figuraccia investirà anche me. In pratica, ieri è stata l'Italia intera a dire che Obama è bello, giovane e abbronzato, non solo Berlusconi e tutti noi ne pagheremo le conseguenze a livello di credibilità internazionale.

La gag su Rasmussen, Veronica e Cacciari. I finlandesi indignati per la leader "sedotta"
Convinto che grazie a lui l'Italia sia «il Paese più simpatico del mondo», Silvio Berlusconi si è lanciato ieri in una delle battute che lo fanno ridere assai. E nella scia dell'astuta diplomazia internazionale di due ministri come Umberto Bossi e Roberto Calderoli che da anni chiamano i neri «bingo bongo», ha ieri salutato Barack Obama come uno «che è anche bello, giovane e abbronzato». Come prenderà la cosa il prossimo presidente americano, al quale il nostro premier si era già offerto di «dare consigli» come usavano i barbieri col «ragazzo spazzola» non si sa. È da quando era piccolo che come tutti i neri sente spiritosaggini del genere: «cioccolato», «carboncino», «palla di neve»... Non ci avesse fatto il callo non sarebbe arrivato alla Casa Bianca. Certo, se il Cavaliere voleva «sdrammatizzare» il primo commento del «suo» capogruppo al Senato Maurizio Gasparri dopo l’elezione («Al Qaeda sarà contenta») non poteva scegliere parole più eccentriche. Fatti i conti col contesto internazionale, è probabile che Obama farà spallucce: boh, stupidaggini all’italiana. Da prendere così, come le barzellette da rappresentanti di aspirapolvere sui lager, i malati di Aids, i froci... L’importante è non prendere sul serio chi le racconta. Esattamente quello che hanno fatto, in questi anni, molti dei protagonisti della scena mondiale. Spesso spiazzati dalle sortite di un uomo che secondo Giuliano Ferrara è «un’opera pop». Nessuno è mai stato stato così contento di se stesso e così spesso «incompreso» sulla scena mondiale. Basti ricordare quando disse al parlamento europeo che avrebbe proposto a un amico che girava un film sui lager nazisti di dare al socialista Martin Schulz la parte del kapò. Gelo in aula. Interrotto dopo lo stupore da urla d’indignazione. E lui: «Era solo una battuta per cui è scoppiato a ridere l’intero Parlamento. Un’osservazione di venti secondi poiché volevo allentare l’atmosfera... La vicenda è stata enormemente gonfiata dalla sinistra». In realtà, spiegò, «in Italia tengono banco da decenni storielle sull’Olocausto. Gli italiani sanno scherzare sulle tragedie per superarle...». E a quel punto si incazzarono ancora di più gli ebrei. Che difficile, farsi capire... Non lo capirono i ministri degli Esteri europei quando a una riunione a Caceres fece le corna a un collega durante la foto ufficiale: «Volevo far ridere un simpatico gruppo di giovani boy-scout». Non lo capirono i giornalisti russi il giorno che, già ustionati dal numero di cronisti assassinati a Mosca, restarono basiti per il modo in cui reagì alla domanda di una giovane reporter che aveva osato chiedere a Putin se avesse una relazione con una gentile signorina: fece finta di imbracciare un mitra e di dare una sventagliata. Non lo capì il danese Rasmussen quando spiegò che «è anche il primo ministro più bello d’Europa... Penso di presentarlo a mia moglie, perché è molto più bello di Cacciari... Secondo quello che si dice in giro... Povera donna». E poi non lo capì il giornalista del Times: «Nel bel mezzo del discorso di Chirac in Canada, Berlusconi si è alzato e ha cominciato a distribuire orologi agli altri leader, con un delizioso sprezzo politico». Non lo capirono i palestinesi quando ammiccò: «Arafat mi ha chiesto di dargli una tivù per la striscia di Gaza, gli manderò "Striscia la notizia"». E non lo capì il cronista del giornale russo Kommersant durante la visita di Berlusconi e Putin allo stabilimento Merloni di Lipetsk: «Il premier italiano era particolarmente attivo ed era chiaro che aveva un obiettivo: non sarebbe stato contento se non fosse riuscito ad avvicinarsi ad un gruppo di operaie. Poi rivolto a Putin: "Voglio baciare la lavoratrice più brava e più bella". Aveva già individuato la sua vittima. Si è avvicinato a una donna grande come la Sardegna e con tutto il corpo ha fatto il gesto tipico dei teppisti negli androni bui dei cortili, quando importunano una ragazza che rincasa. Lei s’è scansata ma il signor Berlusconi in passato deve aver fatto esperienza con donne anche più rapide di questa: con due salti ha raggiunto la ragazza e ha iniziato spudoratamente a baciarla in faccia». Che male c’è? È estroso. Macché: non lo capiscono. Come quella volta che spiegò: «Mi accusano di aver detto che i comunisti mangiano i bambini: leggetevi il libro nero del comunismo e scoprirete che nella Cina di Mao i comunisti non mangiavano i bambini, ma li bollivano per concimare i campi». Non l’avesse mai fatto! Immediato comunicato del ministero degli Esteri cinese: «Siamo contrariati da queste affermazioni infondate. Le parole e le azioni dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilità e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia». Uffa, era una battuta... Sul cibo, poi... «Rimpasto? No, grazie, non mi occupo di paste alimentari... Poi, dopo la visita in Arabia Saudita, mangio solo riso in bianco...». E si indispettirono i sauditi. Uffa, che permalosi... Il massimo lo diede sulla sede dell’agenzia alimentare europea che rischiava di finire a Helsinki: «Parma sì che è sinonimo di buona cucina, mentre i finlandesi non sanno nemmeno cos’è il prosciutto. Come si può pensare di collocare questa agenzia in un Paese che forse va molto fiero della renna marinata o del pesce baltico con polenta? Per portare l’Agenzia a Parma ho rispolverato le mie doti di playboy con la presidente finlandese Tarja Halonen». Ed ecco l’incidente diplomatico. Con tanto di protesta ufficiale e convocazione dell’ambasciatore italiano: come si permetteva? Immediata rappresaglia delle associazioni dei produttori finlandesi: «Non compreremo più vini e oli italiani». E lui: «Ho fatto solo una battuta di galanteria. C’è una mancanza di sense of humour...». In fondo si tratta di strategia internazionale. «Cazzeggio strategy», diciamo. Mica le capisce, certe reazioni. Lui, quando a un vertice è saltata fuori la storia che è bassotto mica se l’è presa. Si è tolto una scarpa, l’ha messa sul tavolo e l’ha mostrata a tutti: «Visto? Non ce li ho i tacchi alti. È che mi dipingono così».
Gian Antonio Stella07 novembre 2008

giovedì 6 novembre 2008

Le suore ingiuriano il ristoratore, "Cornuto, ti facciamo sparare dalla camorra": cinque indagati


Le suore:"Cornuto, ti facciamo sparare dalla camorra", ma il pm accusa anche il ristoratore, suo padre e il sacerdote.

Cinque indagati: il prete, don Carmine Troccoli, noto sacerdote cilentano e rettore del santuario di Novi Velia, le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, il ristoratore di Rutino, Aniello Esposito e il padre Michele. Da ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Vallo della Lucania. Massimo riserbo istruttorio e rigore investigativo nell’indagine condotta dal procuratore Alfredo Greco. Le accuse vanno da lesioni, minacce e ingiurie, fino a danneggiamento. Nell’inchiesta c’è il risvolto inquietante delle minacce delle suore rivolte al ristoratore e trascritte, con certosina precisione, da un maresciallo dei carabinieri presente alla tensione di Rutino. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» una minaccia che non si perde nel vuoto
ANTONIO MANZO Cinque indagati: il prete, don Carmine Troccoli, noto sacerdote cilentano e rettore del santuario di Novi Velia, le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, il ristoratore di Rutino, Aniello Esposito e il padre Michele. Da ieri sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura della Repubblica di Vallo della Lucania. Massimo riserbo istruttorio e rigore investigativo, le parole d’ordine degli inquirenti rivolte ieri mattina ai carabinieri della stazione di Rutino che hanno inviato al procuratore Alfredo Greco una prima relazione su quanto accaduto dinanzi a quel ristorante del paesino cilentano al centro di una vicenda degna di un racconto sulla provincia italiana. Le accuse vanno da lesioni, minacce e ingiurie, fino a danneggiamento. Un «paniere» inquisitorio nel quale ora sarà la celerità e l’avvedutezza degli inquirenti a definire i contorni di una vicenda nella quale sarebbero, almeno nelle prime battute, tutti parti lese. Da una parte il ristoratore, vittima della incursione all’interno del locale di Rutino del prete cilentano e delle sue suore, con la conseguente cacciata di sedie, tavolini ed altre suppellettili dal locale oltre che di una sediata arrivatagli sulla nuca; dall’altra le suore che rivendicano l’adeguamento del fitto dei locali di loro prorietà, roba da qualche centinaio di euro, non di più. Ma c’è il risvolto inquietante delle minacce delle suore rivolte al ristoratore e trascritte, con certosina precisione, da un maresciallo dei carabinieri presente alla tensione di Rutino sfociata in sediate e tavolini rovesciati in strada. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» gridano suor Ermelinda Ucciero e suor Antonietta Fabozzi, originarie di Villa Literno. «Cornuto...», quell’invettiva che si perde nel vuoto ma arriva alle orecchie del maresciallo con la nitdezza di un messaggio già lanciato e che si è perso poco dopo come un’eco di pagine di Achille Campanile. Incredibilmente ascoltate dal maresciallo e poi registrate in un primo rapporto investigativo dove anche la punteggiatura segnala più una scenografia da ampliare che una indagine da lumeggiare. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Tata è sottufficiale preciso e minuzioso. Ma il prete e le suore hanno anche querelato il ristoratore. «Approfittando dell'assenza delle suore, ha sfondato un muro ed ha occupato i locali dell'ex asilo impiantandovi una pizzeria. Naturale che siamo subito corsi per appurare i danni e abbiamo denunciato tutto ai carabinieri», racconta don Carmine Troccoli, rettore del santuario del Monte Gelbison. L'episodio risale a fine agosto, quando le "discepole di Santa Teresa del Bambino Gesù", che hanno una struttura religiosa a Rutino, hanno lasciato il piccolo Comune dell'alto Cilento per coadiuvare il rettore del santuario del Gelbison durante tutta l'estate. Il sacerdote: «Abbiamo tentato di convincere il ristoratore a svuotare il locale...». Ma sembra che Aniello Esposito non abbia fatto in tempo. Colpito da una sediata alla nuca, mentre era intenso a raccogliere le suppellettili del suo ristorante che volavano per strada, mandato all’ospeale ed inseguito da quel classico «cornuto» stavolta pronunciato da due suore con il condimento inusuale di una minaccia di morte «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muort,...» tutto con l’inflessione dialettale rigorosamente casertana. Sono nate a Villa Literno.
«I religiosi hanno provveduto a denunciare il fatto subito dopo l'accaduto - dice l’avvocato Giuseppe Di Vietri - Quel locale era stato occupato abusivamente. Quanto alla presunta aggressione, dico solo che le due suore raggiungono insieme i 160 anni. Per il resto, sarà la magistratura a chiarire come effettivamente si sono svolti i fatti». Giuseppe Di Vietri, avvocato di Vallo della Lucania, è uno dei più noti penalisti salernitani. Crede nel suo lavoro, è un garantista convinto. È uno degli avvocati impegnati anche nel processo a suor Soledad, la religiosa di un asilo di Vallo accusata di aver violentato trentasette bambini ed il cui processo è fissato per martedì 25 novembre prossimo
IL Mattino 6 novembre 2008

mercoledì 5 novembre 2008

Suore minacciano ristoratore: «Siamo di Castelvolturno, ti facciamo sparare dalla camorra»

(foto archivio)
ANTONIO MANZO Salerno. Il maresciallo dei carabinieri strabuzza gli occhi e spalanca le orecchie quando sibilano frasi non solo aggressive ma pronunciate, incredibilmente, da due suore che, insieme, assommano a centosessanta anni. E tutto per una questione di fitto di poche decine di euro. «Cornuto. Siamo di Castelvolturno e ti facciamo sparare dalla camorra. Chi t’è muorto...» gridano suor Ermelinda Ucciero e suor Antonietta Fabozzi, originarie di Villa Literno, ad un ristoratore di Rutino un paesino a pochi chilometri di auto da Agropoli. «Cornuto...», l’invettiva delle suore al ristoratore non si placa perchè il sacerdote che le accompagna, don Carmine Troccoli, rettore del santuario cilentano di Novi Velia, con una sedia colpisce alla nuca il giovane ristoratore. L’incredibile storia, con il corredo delle incredibili minacce, è in un fascicolo processuale del procuratore della Repubblica di Vallo della Lucania, Alfredo Greco che già nelle prossime ore potrebbe spedire avvisi di garanzia per minacce e lesioni ai quattro protagonisti: le due suore, Ermelinda Ucciero e Antonietta Fabozzi, Michele ed Achille Esposito, quest’ultimo titolare del ristorante pizzeria nel borgo cilentano. Il maresciallo dei carabinieri Antonio Tata è preciso e minuzioso. Tutto avviene nel locale di proprietà delle «Discepole di Santa Teresa del Bambin Gesù», di Qualiano. Il locale è utilizzato come sala ristorante. All'origine della lite sarebbe stata la volontà, da parte del ristoratore, di regolarizzare il contratto di fitto del locale, neppure duecento euro al mese. Lo scontro avviene appena il ristoratore, secondo la versione dei fatti fornita al maresciallo Antonio Tata, sa che i tre religiosi stanno scagliando all’esterno del locale tavolini, sedie e le attrezzature del ristorante. Del tutto opposta la versione fornita dal difensore dei religiosi, l’avvocato Gaetano Di Vietri. «Immaginarsi due suore anziane che aggrediscono. Tutto inventato».
Il Mattino 5 novembre 2008

Guzzanti: "Contro la Carfagna porto i testimoni in tribunale." Chi ha visto i testi delle intercettazioni?


Il parlamentare del Pdl insiste: "Più persone mi hanno assicurato di aver visto i testi delle intercettazioni. Volevo desputtanizzare la politica"
Guzzanti: "Contro la Carfagna porto i testimoni in tribunale"

di ANTONELLO CAPORALE


Paolo GuzzantiMignottocrazia. Il tema scabroso è stato riproposto dal papà della larga famiglia Guzzanti, l'onorevole Paolo. La riflessione ha di nuovo lambito il corpo di Mara Carfagna, "amica di Silvio Berlusconi e perciò ministro. Alla maniera dei classici greci: dibattiamo solo sul principio", ha scritto Guzzanti aprendo la discussione sul suo blog. E' evidente che lei provoca. Vuole essere proprio cacciato da Forza Italia e rendere un inferno la vita di Mara. "Sono deputato eletto nel Popolo della libertà. A me la libertà piace, mi trovo come il topo nel formaggio". Lei sfregia. E lo fa, forse, perché la Carfagna ha chiesto un milione di euro per i danni patìti a sua figlia Sabina. "Ma per carità, quando mai! Sabina non ha bisogno dell'aiuto del papino suo e anzi trovarci sullo stesso tema ci imbarazza. Quando la Carfagna decise di avanzare l'azione civile il suo ufficio stampa annunciò: denunciata la figlia dell'on. Guzzanti. Non c'era alcun bisogno di tirarmi in ballo e quello fu l'inizio di un incidente che ancora dura e che mi ha un po' stufato". Ricorda quando Panorama le chiese di scrivere una cosa carina su di lei? "Embè? Scrissi che essere carine non è reato e che, se avesse proseguito nell'impegno politico, avrebbe potuto farlo come chiunque altro". Infatti Mara ha seguito i suoi consigli e fatto come quegli studenti privatisti: cinque anni in uno. "Ho tentato di desputtanizzare la questione, confinando il tema al dibattito sul puro principio, che è questo: chiediamoci in generale se sia giusto e corretto che qualcuno, magari il giardiniere che mi pota bene l'albero...
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... la meretrice che... venga ricompensata con la nomina a ministro. Ho anche inventato il pianeta Zorbador". Tutto in punta di penna. "In Parlamento (dove per inciso voterò contro le nuove norme sulla prostituzione proposte dalla Carfagna) ho incontrato più persone che mi hanno assicurato di aver preso visione di testi relativi ad intercettazioni. In quattro hanno avuto accesso a documenti in possesso di un giornalista. Credo a Milano sia avvenuta la lettura. Fonti attendibili e informatissime. Io non le ho lette e dunque non posso dire altro". Il ministro respinge con orrore e querela. "Lode alla Carfagna. Perché si espone all'accertamento della verità". Lei ha soltanto orecchiato. "Ho ascoltato e riferito il fatto che c'è un grande turbamento in giro, un turbamento che fa male al Paese e non solo alla Carfagna. Se si andrà in tribunale, chiamerò i testimoni con cui ho parlato. Punto e fine della storia". Voltagabbana. "Mi dicono traditore e ora anche vetero-comunista". Quanti applausi a Berlusconi, quanti editoriali sul Giornale... "Il merito che gli riconosco è di aver ripulito e reso presentabile la destra italiana. Ma non ha fatto la rivoluzione liberale che noi avremmo voluto". La cacceranno. "Non credo proprio: semmai sono oggetto di affettuosi cenni di amicizia. A volte mi sento come lo sposo il giorno delle nozze". La sta cercando Fabrizio Cicchitto, il capogruppo. Finiamola qui. "Ora vado".
(La Repubblica 5 novembre 2008)

Elezioni Usa, per Moroni (Pdl): Obama e Berlusconi sono due riformisti innovativi e moderni

(Chiara Moroni, vicepresidente gruppo PDL alla Camera)

on Novembre 4th, 2008
“La mia storia politica e personale parla chiaro, non sono mai saltata sul carro dei vincitori”. Queste le parole di Chiara Moroni, Vicepresidente del gruppo Pdl alla Camera in risposta alle affermazioni dell’ex ministro Martino pubblicate oggi sul Corriere della Sera, che ha criticato le iniziative pro Obama promosse da alcuni esponenti del Pdl. “Ho sempre scelto di stare dalla parte dei riformisti e di misurarmi sui contenuti della proposta politica. Ecco perché sono con Berlusconi. La sua proposta politica, innovativa e moderna, assieme alla capacità di andare oltre rompendo gli schemi e stravolgendo il sistema politico, recuperando il rapporto diretto con gli elettori, sono la chiara espressione della sua profonda natura riformista”.
“Questi – aggiunge - sono tutti aspetti che si rintracciano nella politica obamiana che a mio parere potrebbe rappresentare una decisiva svolta per l’America oltre che una nuova opportunità di sviluppo, soprattutto in questa fase di profonda crisi”. Moroni conclude, “molti esponenti di consolidata storia repubblicana hanno deciso di appoggiare la candidatura del democratico e la sua linea politica, non vedo perché in Italia questo non dovrebbe valere all’interno del Pdl”.

domenica 2 novembre 2008

Governo/ New Yorker: "Le girls! girls! girls!" di Berlusconi


Articolo al vetriolo sul settimanale newyorchese

Roma, 29 ott. (Apcom) - "Girls! Girls! Girls!" si intitola il lungo articolo di Alexander Stille sul nuovo numero del settimanale americano New Yorker. In sei pagine, Stille dipinge il potere in Italia negli ultimi anni scrivendo che il presidente del Consiglio "ha abituato il pubblico italiano a sentimenti di shock e indignazione" ed è "sopravvissuto a 17 processi penali senza essere condannato". Ma quando dalla procura di Napoli sono emerse registrazioni di natura personale "il mulino del gossip ha cominciato a girare. Basta abusi di potere e magari illeciti penali: parliamo di sesso!".


Gran parte dell'articolo è centrata sul ritratto del Berlusconi 'latin lover', come indicativo però della gestione del potere e del clima politico nel paese.
In ogni caso "Berlusconi ha installato in Parlamento e anche al governo alcune ex divette diventate famose nel suo impero tv". Citate, Mara Carfagna, "che "ha subito un grosso restyling dall'epoca televisiva", la "decisamente meno sobria" Michela Vittoria Brambilla, che ha "ancora il look televisivo". Invece il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini "è dimessa al confronto; non solo non ha passato nello show business ma ha addirittura una precedente esperienza politica".
Ma "Berlusconi ha portato in Parlamento tre dei suoi avvocati penali, il suo consulente fiscale, diversi co-imputati in vari casi di corruzione, una lunga lista di attuali e passati dirigenti delle sue molte compagnie, editorialisti e direttori dei suoi molti giornali e il suo medico personale".

Per Stille, "il sesso ha sempre giocato un ruolo considerevole nell'immagine di Berlusconi", e anzi "Berlusconi in effetti ha introdotto il sesso nella televisione italiana, cambiando la cultura nazionale". Infine critica aspramente la legge elettorale attuale citando l'ex giudice Gerardo D'Ambrosio: "Il Parlamento è diventato una farsa". Due pagine più oltre osserva: "Che nulla di tutto ciò turbi l'opinione pubblica italiana la dice lunga sull'opposizione di centro sinistra che Berlusconi affronta".

Conclusione: in ogni caso "L'Italia è declinata gravemente nei 14 anni in cui Berlusconi ha dominato la politica". Quanto alle donne, "Anche il sessismo rampante di Berlusconi verso le donne in politica, non è privo di conseguenze economiche. L'Italia ha la percentuale di donne nella forza lavoro più bassa di qualunque altro grande paese europeo, un grave problema per la crescita economica e la produttività che aiuta a spiegare perché è in fondo ai paesi industrializzati. Un recente studio della Banca d'Italia mostra che se i livelli d'impiego fra le donne fossero gli stessi che fra gli uomini, il Pil del paese sarebbe del 17% più alto".

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