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giovedì 8 ottobre 2009

Berlusconi: vi faro' vedere di che pasta sono fatto


Attacco all’opposizione e al Presidente Napolitano
Roma – All’indomani della dichiarazione di incostituzionalità del Lodo Alfano, il Presidente del Consiglio Berlusconi ha difeso la propria posizione e si è detto pronto a chiarire pubblicamente la proprie ragioni: “Ci sono due processi farsa, risibili, assurdi che illustrerò agli italiani andando anche in tv, mi difenderò io stesso anche nelle aule del tribunale facendo esporre al ridicolo gli accusatori e mostrando agli italiani di che pasta sono fatti loro e, se mi consente, di che pasta sono fatto io”.

Il presidente del Consiglio ha assicurato “Il governo va avanti tranquillamente, serenamente e, se è possibile, con più grinta di prima perché si sente assolutamente necessario, indispensabile alla democrazia, alla libertà e al benessere di questo paese. Abbiamo governato senza questo lodo per cinque anni dal 2001 al 2006 e continueremo a governare senza questo lodo”.

Il premier ha commentato così la sentenza:” Abbiamo una minoranza di magistrati rossi organizzatissima, che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa e' di sinistra. Gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica, pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra e ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici. Il Capo dello Stato sapete voi da che parte sta".

In un’altra intervista Berlusconi ha parlato direttamente del Presidente della Repubblica Napolitano, affermando che “è stato eletto da una maggioranza di sinistra, ha radici totali nella sua storia di sinistra e anche il suo ultimo atto di nomina di uno dei giudici della Corte Costituzionale dimostra da che parte stia”.

Laura Vergani
LAVOCE.IT 8 OTTOBRE 2009

LODO ALFANO:TELEFONATA BERLUSCONI PORTA A PORTA (VIDEO)



Berlusconi telefona a Porta a Porta: processi farsa, mi difenderò in tv. Battibecco con Bindi e Casini

Il premier alla Bindi: lei è sempre più bella che intelligente

Berlusconi: «Vado avanti, la Corte è di sinistra e Napolitano sapete da che parte sta»

ROMA (7 ottobre) - «La Consulta non è un organo di garanzia ma un organo politico» e con il pronunciamento odierno sul lodo Alfano «si è contraddetta rispetto a quanto fece 4 anni fa» sul lodo Schifani, ha detto il premier intervenendo telefonicamente a Porta a Porta. «Oggi - ha aggiunto - la Corte è occupata e dominata da 11 giudici di sinistra e 4 che non sono di sinistra. Non c'è nessuna speranza di decisioni autonome».

«Napolitano viene da ex maggioranza di sinistra». «In Italia abbiamo una minoranza di giudici di sinistra, una stampa di sinistra con a capo Repubblica, una Rai che, a parte lei signor Vespa, va contro il governo, e in più un capo dello Stato espressione della vecchia maggioranza di sinistra». Lo ha detto il premier Silvio Berlusconi intervenendo telefonicamente a Porta a Porta, stasera incentrata sulla bocciatura del Lodo Alfano. «Su Napolitano - ha aggiunto Berlusconi - ho detto quello che penso: non ho nulla da modificare sulle mie dichiarazioni che potrebbero essere anche più esplicite e più dirette».

«Processi farsa, mi difenderò in tv». «Ci sono due processi che sono due farse, non solo andrò in tribunale per difendermi ma andrò alla radio, in tv, sui giornali ed esporrò la sostanza di questi processi agli italiani, poi voglio vedere se ci sarà un collegio, come quello del processo Mills, tutto di giudici di sinistra, che avrà il coraggio di emettere una sentenza contro la realtà».

«Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte». L'affermazione del premier ha provocato un'immediata reazione in studio da parte di Rosy Bindi che ha giudicato gravissima questa posizione.

«Ravviso che lei è sempre più bella che intelligente - ha replicato secco Berlusconi - Non mi interessa nulla di quello che lei eccepisce».

Anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha giudicato «un'accusa inaccettabile» nei riguardi di Napolitano le parole del premier.

«Non accuso il capo dello Stato - ha risposto Berlusconi - prendo atto di una situazione in cui c'erano certi suoi comportamenti e sappiamo tutti quali relazioni intercorrano tra i capi dello Stato e i membri della Consulta. Sono da anni in politica, so quali siano i rapporti che intercorrono».

Il presidente del Consiglio ha anche confermato che «certamente» il governo farà la riforma della giustizia.
IL MESSAGGERO 7 OTTOBRE 2009



tag lodo alfano, bocciatura, telefonata berlusconi, porta a porta, 7 ottobre 2009, bruno vespa

mercoledì 30 settembre 2009

Il Time sul centro-destra: "tracce di razzismo e xenofobia"

http://legvaldicornia.files.wordpress.com/2009/06/berlusconi_e_le_donne_2-295x408.jpg

Il settimanale russo
Ogoniok :"Il bulletto delle donne" "Chi vincerà: il potere senza principi o i principi senza potere?"

I fan di Berlusconi si saranno pur sganasciati dalle risate nel sentire i racconti del premier di ritorno dal G20 di Pittsburgh. Tornare per la seconda volta sull’abbronzatura di Barak Obama, coinvolgendo questa volta anche la first-lady Michelle, costa al centro-destra italiano l’accusa di "una traccia di razzismo e xenofobia".A scriverlo sulle pagine del Time è Richard Owen
.


"Insultare Michelle Obama", si legge nell’editoriale, potrebbe rivelarsi un passo troppo lungo per lui. Questa persistenza di Berlusconi nel fare battute o gaffes nasconde un stile grave e inquietante, “razzismo e xenofobia”. Preoccupante, inoltre, la collusione maschile con un leader che si fa vanto di promuovere i valori della famiglia, mentre fa il dongiovanni.

Il Times accenna anche alla Corte Costituzionale che la prossima settimana deciderà sulla validità della legge che Berlusconi “ha fatto approvare per ottenere l'immunità giudiziaria". In caso di cancellazione, sostiene l’autore, in Italia scoppierà “un pandemonio” con il ricorso di Berlusconi alle elezioni anticipate. Ma l’editoriale paventa anche un altro scenario. Quello che i suoi alleati nel centro-destra gli si rivoltino contro, perché preoccupati dell’immagine dell’Italia, danneggiata dall’arroganza del premier.

Sulle battute di Berlusconi si soffermano molti giornali stranieri, tra i quali il Daily Telegraph, El Mundo, e in prima pagina anche l'autorevole quotidiano americano Christian Science Monitor.

Sulla vicenda delle escort entra in campo anche la Russia con il settimanale Ogoniok. Al premier è riservata la copertina ed un inchiesta dal titolo "Il bulletto delle donne". Il servizio viene aperto in questo modo: "La libertà di stampa e il coinvolgimento dei giornalisti per essa e per se stessi non è solo un problema italiano ma in Italia, nello scontro tra il primo ministro Berlusconi e il quotidiano La Repubblica tutto è più teatrale, più sessuale, più coinvolgente per il pubblico. Chi vincerà: il potere senza principi o i principi senza potere?".

Nel frattempo Patrizia D’Addario, la escort che si è intrattenuta con Silvio Berlusconi, appare sulla principale rete televisiva Australiana, la Australian Broadcasting Corporation. Nell’intervista ha raccontato che "Per Berlusconi, i party erano una maniera di incontrare ragazze. Per le ragazze, era chiaro che si trattava di un'opportunità, una facile strada sulla scala verso il successo".

Il Guardian di Londra segue invece le ultime vicende televisive italiane e la campagna avviata da Il Giornale e Libero, "giornali di famiglia" di Berlusconi, contro il pagamento del canone Rai. Un'iniziativa presa, scrive il quotidiano, per punire Annozero, "un programma che ha trasmesso un'intervista con una escort che ha detto di aver passato la notte con il primo ministro".
fonte 30 settembre 2009

venerdì 17 luglio 2009

DI PIETRO, BERLUSCONI NON CADRA' SULLA D'ADDARIO

7/07/2009 - 11.58


(IRIS) - ROMA, 17 LUG - “Hanno tentato di costruire una falsa rivalità tra noi. Io e De Magistris in politica siamo due fratelli: De Magistris per noi non solo rappresenta un ruolo importante ma anche un modo di essere e di fare importante per l’IDV. Gli elettori, coloro che credono in noi, si riconoscono in ciò che ha fatto quel giovane magistrato e che ne ha pagato poi le conseguenze” così Antonio Di Pietro, intervistato a Klauscondicio, parla del rapporto con l'ex pm di Catanzaro.
Sulla strategia delle alleanze, il leader dell'Idv afferma: "Qualora il movimento per il sud di Lombardo e Micciché si costituisse in partito noi dell’IDV non saremo suoi alleati. Per il solo fatto che il partito del sud esiste già ed è l’IDV. Noi dell’Italia dei Valori siamo contrari all’idea di dividere il paese. E anche se l’operazione servisse ad indebolire di fatto Berlusconi non è concepibile, un partito lo si fa per costruire e non per indebolire. Noi riteniamo che dobbiamo costruire l’Italia dei Valori. Allearci con Cuffaro e Lombardo? Tra i due non cambia granché, Lombardo è Cuffaro senza il cuffarismo".
In merito alla durata del governo Berlusconi, Di Pietro conclude: "Quanto dura Berlusconi? Sulla D’Addario certamente non cadrà. Ci auguriamo la capitolazione di Berlusconi sul motivo reale per cui si è messo a fare politica, ossia la sua tutela giudiziaria. Abbiamo raccolto un milione di firme, quindi ci appelleremo al referendum".


domenica 28 giugno 2009

Berlusconi / Giudici Corte Costituzionale: La cena segreta-

Consulta, la cena segreta

di Peter Gomez

Un incontro carbonaro tra il premier, Alfano, Ghedini e due giudici della Corte Costituzionale. Per parlare di giustizia. Ma sullo sfondo c'è anche l'immunità di Berlusconi



auto con le scorte erano arrivate una dopo l'altra poco prima di cena. Silenziose, con i motori al minimo, avevano imboccato una tortuosa traversa di via Cortina d'Ampezzo a Roma dove, dopo aver percorso qualche tornante, si erano infilate nella ripida discesa che portava alla piazzola di sosta di un'elegante palazzina immersa nel verde. Era stato così che in una tiepida sera di maggio i vicini di casa del giudice della Corte costituzionale Luigi Mazzella, avevano potuto assistere al preludio di una delle più sconcertanti e politicamente imbarazzanti riunioni, organizzate dal governo Berlusconi. Un incontro privato tra il premier e due alti magistrati della Consulta, ovvero l'organismo che tra poche settimane dovrà finalmente decidere se bocciare o meno il Lodo Alfano: la legge che rende Silvio Berlusconi improcessabile fino alla fine del suo mandato.

Del resto che quello fosse un appuntamento particolare, gli inquilini della palazzina lo avevano capito da qualche giorno. Ilva, la moglie di Mazzella, aveva chiesto loro con anticipo di non posteggiare autovetture davanti ai garage. "Non stupitevi se vedrete delle body-guard e se ci sarà un po' di traffico, abbiamo ospiti importanti...", aveva detto la signora Mazzella alle amiche. Così, stando a quanto 'L'espresso' è in grado ricostruire, a casa del giudice si presentano Berlusconi, il ministro della Giustizia, Angiolino Alfano, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il presidente della commissione Affari costituzionali del Senato, Carlo Vizzini. Con loro arriva anche un altro collega di Mazzella, la toga Paolo Maria Napolitano, eletto alla Consulta nel 2006, dopo essere stato capo dell'ufficio del personale del Senato, capo gabinetto di Gianfranco Fini nel secondo governo Berlusconi e consigliere di Stato.


Più fonti concordano nel riferire che uno degli argomenti al centro della riunione è quello delle riforme costituzionali in materia di giustizia. Sul punto infatti Berlusconi e Mazzella la vedono allo stesso modo. Non per niente il giudice padrone di casa è stato, per scelta del Cavaliere, prima avvocato generale dello Stato e poi, nel 2003, ministro della Funzione pubblica, in sostituzione di Franco Frattini, volato a Bruxelles come commissario europeo. Infine l'elezione alla Consulta a coronamento di una carriera di successo, iniziata negli anni Ottanta, quando il giurista campano militava in un partito non certo tenero con i magistrati, come il Psi di Bettino Craxi (ma lui ricorda di aver mosso i primi passi al fianco dell'avversario di Craxi, Francesco De Martino), diventando quindi collaboratore e capo di gabinetto di vari ministri, tra cui il suo amico liberale Francesco De Lorenzo (all'epoca all'Ambiente), poi condannato e incarcerato per le mazzette incassate quando reggeva il dicastero della Sanità.

La cena dura a lungo. E a tenere banco è il presidente del Consiglio. Berlusconi sembra un fiume in piena e ripropone, tra l'altro, ai presenti una sua vecchia ossessione: quella di riuscire finalmente a riformare la giustizia abolendo di fatto i pubblici ministeri e trasformandoli in "avvocati dell'accusa".

L'idea, con Mazzella e Napolitano, sembra trovare un terreno particolarmente fertile. Il giudice padrone di casa non ha mai nascosto il suo pensiero su come dovrebbero funzionare i tribunali. Più volte Mazzella, come hanno in passato scritto i giornali, ha ipotizzato che la funzione di pm fosse svolta dall'avvocatura dello Stato. Solo che durante l'incontro carbonaro l'alto magistrato si trova a confrontarsi con uno che, in materia, è ancora più estremista di lui: il plurimputato e pluriprescritto presidente del Consiglio. E il risultato della discussione, a cui Vizzini, Alfano e Letta assistono in sostanziale silenzio, sta lì a dimostrarlo.

'L'espresso' ha infatti potuto leggere una bozza di riforma costituzionale consegnata a Palazzo Chigi un paio di giorni dopo il vertice. Una bozza che adesso circola nei palazzi del potere ed è anche arrivata negli uffici del Senato in attesa di essere trasformata in un articolato e discussa. Si tratta di quattro cartelle, preparate da uno dei due giudici, in cui viene anche rivisto il titolo quarto della carta fondamentale, quello che riguarda l'ordinamento della magistratura. Nove articoli che spazzano via una volta per tutte gli 'odiati' pubblici ministeri che dovrebbero essere sostituiti da funzionari reclutati anche tra gli avvocati e i professori universitari.

Per questo è previsto che nasca un nuovo Consiglio superiore della magistratura (Csm) aperto solo ai giudici, presieduto sempre dal presidente della Repubblica, ma nel quale entrerà di diritto il primo presidente della Corte di cassazione, escludendo invece il procuratore generale degli ermellini.

L'obiettivo è evidente. Impedire indagini sui potenti e sulla classe politica senza il placet, almeno indiretto, dell'esecutivo. Del resto il progetto di Berlusconi di incrementare l'influenza della politica in tutti i campi riguardanti direttamente o indirettamente la giustizia trova conferma anche in altri particolari. Per il premier va rivisto infatti pure il modo con cui vengono scelti i giudici della Corte costituzionale aumentando il peso del voto del parlamento. Anche la riforma della Consulta è un vecchio pallino di Mazzella.

Nei primissimi anni '90 il giurista, quando era capogabinetto del ministro delle Aree urbane Carmelo Conte, aveva tentato di sponsorizzare con un articolo pubblicato da 'L'Avanti' l'elezione a presidente della Corte dell'ex ministro della Giustizia Giuliano Vassalli e aveva lanciato l'idea di modificare la Carta per affidare direttamente al capo dello Stato il compito di sceglierne in futuro il presidente.

Allora i giudici non l'avevano presa bene. Da una parte, il pur stimatissimo Vassali, era appena entrato a far parte della Consulta e se ne fosse diventato il numero uno per legge avrebbe ricoperto quell'incarico per nove anni. Dall'altra una modifica dell'articolo 138 della Costituzione avrebbe finito per far aumentare di troppo il peso del presidente della Repubblica che già nomina cinque giudici. Per questo era stato ricordato polemicamente proprio dagli alti magistrati che stabilire una continuità tra Quirinale e Consulta era pericoloso. Perché la Corte costituzionale è l'unico giudice sia dei reati commessi dal capo dello Stato (alto tradimento e attentato alla Costituzione), sia dei conflitti che possono sorgere tra i poteri dello Stato, presidenza della Repubblica compresa. Altri tempi. Un'altra Repubblica. E un'altra Corte costituzionale.

Oggi, negli anni dell'impero Berlusconi, un imputato che fonda buona parte del proprio futuro politico sulle decisioni della Corte, che dovrà pronunciarsi sul Lodo Alfano, può persino trovare due dei suoi componenti disposti a discutere segretamente a cena con lui delle fondamenta dello Stato. E lo fa sapendo che non gli può accadere nulla. Al contrario di quelli dei tribunali, le toghe della Consulta, non possono ovviamente essere ricusate. E dalla loro decisione passerà la possibilità o meno di giudicare il premier nei processi presenti e futuri. A partire dal caso Mills e dal procedimento per i fondi neri Mediaset.



(corriere della sera 25 giugno 2009)

sabato 27 giugno 2009

Lodo Alfano: udienza Consulta su legittimità il 6 ottobre


Lodo Alfano: udienza Consulta su legittimità il 6 ottobre
Roma, 26 giu (Velino) - La legittimità costituzionale del “lodo Alfano” che sospende i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato sarà esaminata dalla Consulta il 6 ottobre prossimo. La Corte costituzionale ha infatti fissato oggi, con un decreto firmato dal presidente Francesco Amirante, l’udienza che affronterà le questioni di costituzionalità della legge sollevate da diversi giudici nei mesi scorsi. Il relatore del procedimento sarà il giudice Franco Gallo, componente della Consulta dal 2004, professore di diritto tributario nominato dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Nel 2004 i giudici delle leggi avevano dichiarato incostituzionale il “lodo Schifani”, una norma analoga inizialmente proposta dai senatori della Margherita Antonio Maccanico e di Forza Italia Renato Schifani per sospendere nei sei mesi di presidenza italiana dell’Unione europea eventuali processi nei confronti delle 4 più alte cariche dello Stato (presidenti di Senato, Camera, Corte costituzionale e del Consiglio dei Ministri). Il provvedimento di legge venne poi modificato con l’abrogazione del termine di 6 mesi inizialmente previsto e il senatore Maccanico ritirò la propria firma.

Le motivazioni della sentenza che bocciò il lodo Schifani nel 2004 furono redatte dall’attuale presidente Amirante. La nuova formulazione del lodo, affidata all'ufficio legislativo del ministero della Giustizia del ministro Angelino Alfano, ha tenuto conto delle osservazioni della Consulta che portarono alla bocciatura del precedente lodo Schifani. In seguito alla nuova approvazione, lo scorso anno, il Guardasigilli sottolineò che “la Corte Costituzionale ha considerato validi i principi che sono alla base di questa legge affinché ci sia il sereno svolgimento del lavoro delle alte cariche dello Stato”. In quella stessa occasione il ministro spiegò che "sono stati mantenuti i principi indicati dalla Corte ed è stato posto rimedio ai vizi individuati dalla sentenza del 2004". Dopo l'approvazione del nuovo Ddl da parte del Consiglio dei ministri, la presentazione alle Camere del testo di legge è stata perciò autorizzata dal Quirinale il 2 luglio 2008. Il Capo dello Stato Giorgio Napolitano, con una nota, spiegò che "punto di riferimento per la decisione è stata la sentenza n. 24 del 2004 con cui la Corte Costituzionale dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'articolo 1 della legge 140/2003 che prevedeva la sospensione dei processi che investissero le alte cariche dello Stato". Il disegno di legge approvato il 27 giugno dal Consiglio dei ministri, continuava la nota del Colle, "è risultato corrispondere ai rilievi formulati in quella sentenza, poiché la Corte non sancì che la norma di sospensione di quei processi dovesse essere adottata con legge costituzionale e, inoltre, giudicò un interesse apprezzabile la tutela del bene costituito dalla assicurazione del sereno svolgimento delle rilevanti funzioni che ineriscono a quelle cariche, rilevando che tale interesse può essere tutelato in armonia con i principi fondamentali dello Stato di diritto, rispetto al cui migliore assetto la protezione é strumentale, e stabilendo a tal fine alcune essenziali condizioni. La sussistenza di queste condizioni – precisava il Capo dello Stato – ha costituito la bussola esclusiva del Capo dello Stato". Infatti il 23 luglio 2008 in una nuova nota relativa all'approvazione della legge il Quirinale precisava che "non essendo intervenute, in sede parlamentare, modifiche all'impianto del provvedimento, salvo una integrazione al comma 5 dell'articolo unico diretta a meglio delimitarne l'ambito di applicazione, il presidente della repubblica ha ritenuto, sulla base del medesimo riferimento alla sentenza della Corte costituzionale, di procedere alla promulgazione della legge".

Le attuali questioni di costituzionalità sulle quali la Consulta si pronuncerà dopo l'udienza del prossimo 6 ottobre, sono state sollevate da tre diversi magistrati in altrettanti procedimenti che vedono tra gli imputati il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Una è stata proposta dai giudici della prima sezione penale del tribunale di Milano, davanti ai quali si celebra il processo per presunte irregolarita' nella compravendita dei diritti televisivi del calcio da parte di Mediaset. La seconda viene dai giudici della decima sezione penale, sempre del Tribunale di Milano che hanno condannato per corruzione in atti giudiziari l’avvocato inglese David Mills stralciando la posizione di Berlusconi. La terza questione è stata posta dal gip di Roma Orlando Villoni nel procedimento nei confronti di Berlusconi per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all'estero durante la scorsa legislatura con l’obiettivo, secondo l’accusa, di farli passare dall’allora maggioranza di centrosinistra all’opposizione.
(ror) 26 giu 2009 18:40

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