Inchiesta
Riesame, mostrato il video dell'ex presidente
"Mi stanno facendo un blitz. Se mi lasciate andare vi sarò grato". Sono alcune delle frasi, la prima dedotta dal labiale, la seconda udibile, annotate da alcuni avvocati che oggi hanno visto il video dello scorso 3 luglio in cui l'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo appare in compagnia del transessuale Natalie
Il video è stato mostrato alle parti nell'ambito dell'udienza del tribunale del riesame dedicata alla discussione delle istanze di scarcerazione presentate dai difensori dei quattro carabinieri accusati di aver ricattato l'ex Governatore. Il collegio presieduto da Francesco Taurisano non ha accolto la richiesta dell'avvocato Mario Griffo, difensore di Antonio Tamburrino, di acquisire il filmato agli atti, ma ha deciso di consentirne la visione ai difensori degli indagati. L'udienza prosegue ora con gli interventi degli stessi avvocati che hanno sollecitato la revoca delle ordinanze di custodia cautelare. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e Rodolfo Sabelli daranno parere negativo alla scarcerazione degli indagati. La decisione del tribunale del riesame è prevista in serata.
L'UNIONE SARDA Lunedì 09 novembre 2009 17.20
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lunedì 9 novembre 2009
domenica 8 novembre 2009
Un piano per incastrare Marrazzo: c'era un regista occulto?
La circostanza emerge dai verbali dell'inchiesta romana sul ricatto
Per i magistrati esisteva già un piano per incastrare l'ex governatore
Video di Marrazzo, c'erano i carabinieri
all'incontro con le croniste di "Libero"
Tre dei quattro militari finiti in carcere tentarono subito di vendere il filmato
di ELSA VINCI e MARINO BISSO
ROMA - I carabinieri erano lì, per la trattativa. Dal primo istante. Gli ultimi verbali depositati dai pm sul caso Marrazzo dimostrano che tre dei quattro militari arrestati per il ricatto hanno girato il film e "ingaggiato" il pusher Gianguarino Cafasso per "piazzarlo". Con quel video vogliono farci solo dei soldi o puntano a distruggere l'ex governatore del Lazio?
I verbali del titolare e del custode di un bed & breakfast sulla Cassia dimostrano che i militari sono attori nella trattativa per la vendita del filmato con coca e trans e che usano un luogo sicuro per l'incontro tra Cafasso e le giornaliste di Libero. In quella pensione "niente controlli e accesso gratis". E perché i carabinieri cercano di vendere subito il film con cui avrebbero potuto ricattare Marrazzo? Obbediscono a una regia? I magistrati scrivono che il loro è "un piano predeterminato per incastrare il presidente della Regione Lazio". Adesso rischiano nuove accuse.
Già il 15 luglio, dodici giorni dopo l'irruzione in casa del trans in cui sorprendono Marrazzo, i militari sono nel bed & breakfast scelto per condurre l'affare. Quella sera le giornaliste di Libero, che hanno avuto un primo contatto con il pusher l'11 luglio, incontrano Cafasso in viale Francia. Salgono sulla sua vecchia Volvo e arrivano sulla Cassia, si fermano davanti al Wilson, al civico 878, non lontano da via Gradoli. Infatti il custode romeno racconta ai pm: "Ricordo perfettamente che un giorno di luglio venne il maresciallo Testini con altri due. Un certo Carlo ( Tagliente) e un "biondino", Luciano (Simeone), che poi ho visto sui giornali. Mi dissero che la stanza serviva per motivi di lavoro".
Adrian Lutic racconta anche l'arrivo di Cafasso: "Sul monitor vidi giungere una vecchia Volvo. Scesero in tre. Non so chi fossero, solo ombre, una più alta e le altre due più basse". Quelle "ombre" - per i pm - erano di Cafasso, di Fabiana Ferri e Brunella Bolloli, di Libero. Anche le circostanze sull'incontro riferite dalle giornaliste coincidono con il racconto dal portiere. Nei 30 minuti trascorsi nella stanza, guardando il video con Cafasso, le croniste hanno sempre l'impressione che ci fossero altri. Fabiana Ferri infatti dichiara: "Dietro l'altra porta ebbi la sensazione che ci fosse qualcuno perché a un certo punto Cafasso guardò in direzione di quella porta, che in quel momento era alle mie spalle". I carabinieri in ascolto, secondo la procura. continua a leggere
Per i magistrati esisteva già un piano per incastrare l'ex governatore
Video di Marrazzo, c'erano i carabinieri
all'incontro con le croniste di "Libero"
Tre dei quattro militari finiti in carcere tentarono subito di vendere il filmato
di ELSA VINCI e MARINO BISSO
ROMA - I carabinieri erano lì, per la trattativa. Dal primo istante. Gli ultimi verbali depositati dai pm sul caso Marrazzo dimostrano che tre dei quattro militari arrestati per il ricatto hanno girato il film e "ingaggiato" il pusher Gianguarino Cafasso per "piazzarlo". Con quel video vogliono farci solo dei soldi o puntano a distruggere l'ex governatore del Lazio?
I verbali del titolare e del custode di un bed & breakfast sulla Cassia dimostrano che i militari sono attori nella trattativa per la vendita del filmato con coca e trans e che usano un luogo sicuro per l'incontro tra Cafasso e le giornaliste di Libero. In quella pensione "niente controlli e accesso gratis". E perché i carabinieri cercano di vendere subito il film con cui avrebbero potuto ricattare Marrazzo? Obbediscono a una regia? I magistrati scrivono che il loro è "un piano predeterminato per incastrare il presidente della Regione Lazio". Adesso rischiano nuove accuse.
Già il 15 luglio, dodici giorni dopo l'irruzione in casa del trans in cui sorprendono Marrazzo, i militari sono nel bed & breakfast scelto per condurre l'affare. Quella sera le giornaliste di Libero, che hanno avuto un primo contatto con il pusher l'11 luglio, incontrano Cafasso in viale Francia. Salgono sulla sua vecchia Volvo e arrivano sulla Cassia, si fermano davanti al Wilson, al civico 878, non lontano da via Gradoli. Infatti il custode romeno racconta ai pm: "Ricordo perfettamente che un giorno di luglio venne il maresciallo Testini con altri due. Un certo Carlo ( Tagliente) e un "biondino", Luciano (Simeone), che poi ho visto sui giornali. Mi dissero che la stanza serviva per motivi di lavoro".
Adrian Lutic racconta anche l'arrivo di Cafasso: "Sul monitor vidi giungere una vecchia Volvo. Scesero in tre. Non so chi fossero, solo ombre, una più alta e le altre due più basse". Quelle "ombre" - per i pm - erano di Cafasso, di Fabiana Ferri e Brunella Bolloli, di Libero. Anche le circostanze sull'incontro riferite dalle giornaliste coincidono con il racconto dal portiere. Nei 30 minuti trascorsi nella stanza, guardando il video con Cafasso, le croniste hanno sempre l'impressione che ci fossero altri. Fabiana Ferri infatti dichiara: "Dietro l'altra porta ebbi la sensazione che ci fosse qualcuno perché a un certo punto Cafasso guardò in direzione di quella porta, che in quel momento era alle mie spalle". I carabinieri in ascolto, secondo la procura. continua a leggere
mercoledì 4 novembre 2009
Marrazzo: rapine ai viados, la prima nel 2007
Quei nove assegni che non si trovano
Il giallo dei soldi nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio. Rapine ai viados: la prima nel 2007.
Nove assegni. Nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio i titoli di credito che non si trovano sono nove e non tre soltanto. L'importo complessivo è imprecisato. All'inizio si era detto che Piero Marrazzo ne aveva firmati tre da 20 mila euro ciascuno a favore dei carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini sospettati di estorsione e rapina, arrestati con il collega Antonio Tamburrino accusato di ricettazione per aver cercato di piazzare il video-scandalo. Poi il valore è cambiato: è passato a due da 5 mila e uno da 10 mila euro. Poi ancora un colpo di scena.
Due giorni dopo la bufera l'ex presidente ha negato di averli firmati, chiedendo addirittura una perizia calligrafica perché si verificasse la bontà dell'autografo. L'ex governatore è parso il pollo spennato da militari e trans. Infine, nell'ultimo interrogatorio coi magistrati è arrivato a negare la tesi del ricatto, di aver pagato i militari perché non divulgassero il video e chiamassero i giornalisti. La crapriola è compiuta. Sta di fatto che nell'indagine gli assegni non sono ancora saltati fuori e non sono mai stati incassati perché Marrazzo stesso li ha bloccati telefonando in banca. In questa storia i punti che sembravano certi sono diventati vaghi e precari, quasi spariti.
L'ex presidente del Lazio ora parla solo di rapina, lasciando intendere che i carabinieri entrati il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli, trovando Marrazzo col trans Natalie, avrebbero frugato nel suo portafogli portando via i soldi (anche qui gli euro cambiano: 2 mila, poi 5 mila) e forse gli assegni che c'erano. Si vedrà. Secondo le indagini condotte fin qui dal Raggruppamento operativo speciale, i tre carabinieri non erano nuovi alle rapine. La prima risalirebbe al gennaio 2007. Vittime designate i trans di Roma nord, alla Cassia, presi di mira perché clandestini da arrestare. Per cui: loro tacevano e i carabinieri li ripulivano. I viados brasiliani hanno parlato di soldi, profumi, computer e anche playstation. Un altro punto che la difesa dei tre dovrà chiarire.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
Il giallo dei soldi nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio. Rapine ai viados: la prima nel 2007.
Nove assegni. Nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio i titoli di credito che non si trovano sono nove e non tre soltanto. L'importo complessivo è imprecisato. All'inizio si era detto che Piero Marrazzo ne aveva firmati tre da 20 mila euro ciascuno a favore dei carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini sospettati di estorsione e rapina, arrestati con il collega Antonio Tamburrino accusato di ricettazione per aver cercato di piazzare il video-scandalo. Poi il valore è cambiato: è passato a due da 5 mila e uno da 10 mila euro. Poi ancora un colpo di scena.
Due giorni dopo la bufera l'ex presidente ha negato di averli firmati, chiedendo addirittura una perizia calligrafica perché si verificasse la bontà dell'autografo. L'ex governatore è parso il pollo spennato da militari e trans. Infine, nell'ultimo interrogatorio coi magistrati è arrivato a negare la tesi del ricatto, di aver pagato i militari perché non divulgassero il video e chiamassero i giornalisti. La crapriola è compiuta. Sta di fatto che nell'indagine gli assegni non sono ancora saltati fuori e non sono mai stati incassati perché Marrazzo stesso li ha bloccati telefonando in banca. In questa storia i punti che sembravano certi sono diventati vaghi e precari, quasi spariti.
L'ex presidente del Lazio ora parla solo di rapina, lasciando intendere che i carabinieri entrati il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli, trovando Marrazzo col trans Natalie, avrebbero frugato nel suo portafogli portando via i soldi (anche qui gli euro cambiano: 2 mila, poi 5 mila) e forse gli assegni che c'erano. Si vedrà. Secondo le indagini condotte fin qui dal Raggruppamento operativo speciale, i tre carabinieri non erano nuovi alle rapine. La prima risalirebbe al gennaio 2007. Vittime designate i trans di Roma nord, alla Cassia, presi di mira perché clandestini da arrestare. Per cui: loro tacevano e i carabinieri li ripulivano. I viados brasiliani hanno parlato di soldi, profumi, computer e anche playstation. Un altro punto che la difesa dei tre dovrà chiarire.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
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