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lunedì 14 dicembre 2009

Morte Brenda:saliva e graffi sul suo corpo

Saliva e graffi sul corpo di Brenda:ora è possibile il confronto dei Dna


ROMA (11 dicembre) - Una consulenza genetica e biologica sarà effettuata sulle tracce di saliva trovate dalla polizia scientifica sul corpo di Brenda, la transessuale trovata morta il 20 novembre scorso a Roma nel suo monolocale in via Due Ponti e sulla cui morte la procura della capitale ha aperto un fascicolo per omicidio.

Dai residui di saliva sarà estrapolato il dna e messo a confronto con quello prelevato, tramite tampone, da altre persone tra cui le trans Barbara e Claudia. Sul cadavere di Brenda sono stati rilevati dai consulenti della procura numerosi graffi, la cui natura è oggetto anche in questo caso di una consulenza. Alcune tracce di saliva sono state repertate attorno ai graffi.
il messaggero 14 dicembre 2009

venerdì 11 dicembre 2009

Arrestato a Parigi il trans Michelle

CASO MARRAZZO

Ma ci sono dubbi che sia quello del video
Non si ha la certezza che la persona sia quella che compare nelle immagini con Brenda e l'ex governatore

ROMA - Michelle, che sarebbe il trans apparso nel secondo video di Marrazzo insieme a Brenda, è stato arrestato questa mattina a Parigi. Ma emergono incertezze sull'identità del viado amico e convivente di Brenda. Michelle si era trasferito da Roma a Parigi nel luglio scorso, prima che scoppiasse lo scandalo Marrazzo. Certamente la persona arrestata è la stessa «intervistata dal settimanale «Oggi» lo scorso mercoledì. La procura di Roma aveva avuto contatti con l'autorità giudiziaria francese per raggiungere la transessuale Michelle ma probabilmente si tratta di una persona che si spaccia per Michelle, forse per guadagnare denaro.

ARRESTO - Secondo quanto riferisce all'Adnkronos l'inviata de «La vita in diretta» Antonella del Prino, il trans, all'anagrafe Carlos dos Santos, si era trasferito nella capitale francese da luglio e al momento dell'arresto si trovava a casa dell'amica Luciana. Nove agenti di polizia sono arrivati davanti all'abitazione, nei pressi di porte de Saint-Cloud intorno alle nove a bordo di tre veicoli, mentre Michelle ancora dormiva. Dopo aver bussato alla porta e aver chiesto le generalità ai due trans, hanno prelevato Michelle e l'amica e le hanno portate al commissariato di Perechese. Dopo un primo interrogatorio gli agenti hanno rilasciato Luciana e trattenuto Michelle ufficialmente «per motivi di immigrazione clandestina».

ESAME DEI TAMPONI - Mentre proseguono gli accertamenti, che probabilmente si concluderanno entro 10 giorni sul contenuto dei file del computer del trans Brenda trovato morto il 20 novembre scorso nell'appartamento di via Due Ponti, gli investigatori sviluppano le indagini per identificare chi possa essere implicato nella vicenda, sempre nell'ipotesi che ci si trovi di fronte ad un delitto. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pubblico ministero Rodolfo Sabelli, dopo aver disposto nei giorni scorsi il sequestro di indumenti del trans Barbara, amico di Brenda, prelevandogli un tampone salivare e vari indumenti, stanno valutando se lo stesso prelievo di saliva debba essere fatto per almeno altri 4 travestiti.

IL COMPUTER - Intanto gli investigatori hanno ascoltato anche un amico della transessuale Brenda che ha riferito di essere stato contattato alcuni mesi fa per cancellare alcuni file del suo computer. L'operazione però non è stata portata a termine per una lite in merito al compenso da percepire.


CORRIERE DELLA SERA 10 dicembre 2009

giovedì 10 dicembre 2009

MICHELLE, AMICA DI BRENDA, E' SPARITA (FOTO)



È sparita. Michelle, trans del caso Marrazzo, è praticamente introvabile. L'amica di Brenda, con cui faceva i filmini e le foto, è ricercata da inquirenti, giornalisti e, probabilmente, da qualcuno che non le vuole troppo bene. Per questo sarebbe scappata, come ipotizza anche Novella 2000 , che ne pubblica per la prima volta le foto. La rivista dà un volto anche a Jennifer, trans che era la fidanzata del defunto pusher Cafasso. Gli inquirenti cercano un video, nel Pc di Brenda, che l'ex coinquilina (Michelle) avrebbe girato in una vasca da bagno con Marrazzo. La trans, raggiunta telefonicamente da un giornalista (forse a Parigi) ha detto di non "aver fatto male a nessuno" e di non aver girato nessun filmino
leggo online 10 dicembre 2009

BRENDA:HAKER CANCELLO' DATI PC. SI TENTERA' IL RECUPERO

Brenda, un hacker cancellò i dati del pc
Interrogato in procura un giovane "hacker" brasiliano amico della trans. L'operazione tre mesi fa. Al via la perizia per recuperare i dati

di Maria Elena Vincenzi
Accertamenti tecnici al via, ma è ancora giallo sul computer di Brenda. È stato interrogato ieri un hacker che tre mesi fa avrebbe cancellato tutta la memoria dal pc della trans morta. A chiederlo era stata proprio lei, Brenda, agitata e spaventata.

Dettaglio che rende ancora più complicate le perizie che, proprio ieri, sono iniziate e dureranno circa 15 giorni. I tecnici scelti dalla procura ci metteranno due settimane a capire che cosa ci fosse dentro al portatile di Brenda. Ma stando alle dichiarazioni del tecnico sentito, un ragazzo di origini brasiliane che tutte le trans della zona conoscono perché le aiuta spesso sulle cose informatiche, gli inquirenti non troveranno file molto vecchi: è stato proprio lui, scovato e sentito dai Ros, a raccontare di una telefonata che Brenda gli avrebbe fatto circa tre mesi fa in cui gli chiedeva di andare da lei e aiutarla a cancellare in modo permanente tutti i file sul computer. Richiesta che lui ha esaudito facendo scomparire tutta la memoria del portatile.

Il giovane ai militari ha detto di non sapere il contenuto dei file che ha cancellato e di non conoscerne le motivazioni. Ma, a questo punto, la questione diventa importante: che cosa voleva nascondere per sempre Brenda? Di che cosa voleva che si perdesse ogni traccia? Di che cosa aveva paura?

L'uomo non ricorda con esattezza la data, ma se davvero era tre mesi fa, il "wiping" del computer (la cancellazione di tutta la memoria), sarebbe avvenuta ben dopo l'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di Natalì. Quando il caso Marrazzo ancora non era scoppiato sui media, ma già era noto a tutte le trans della zona. Forse, allora, Brenda, una volta saputo del video che girava sul presidente della Regione, ha deciso di liberarsi dei suoi file, magari contenenti altri filmati e altre foto. Impossibile dirlo ora, anche se gli inquirenti confidano di riuscire, attraverso tecniche molto avanzate, a ritrovare qualcosa di quello che l'hacker pensa di aver cancellato.

Ma non è questo l'unico fronte aperto: il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, e il pm Rodolfo Sabelli che si occupano dell'inchiesta, hanno anche predisposto il prelievo del dna di Barbara, una delle trans che avrebbe passato con Brenda le sue ultime ore. E presto lo richiederanno anche per le altre persone che nell'ultimo giorno hanno visto la vittima: tracce genetiche che verranno confrontate con quelle trovate nell'appartamento subito dopo l'incendio. Questo perché le dichiarazioni rese ai magistrati dai viados non coincidono e la procura ha scelto questa strada per verificare la loro attendibilità.

Sempre ieri, in via Gradoli 96, nello stesso palazzo dove abita Natalì e dove è stata fatta l'irruzione dei carabinieri che il 3 luglio hanno filmato il video che ritrae Piero Marazzo, è scoppiato un incendio. Una bombola a gas della cucina di un appartamento al secondo piano seminterrato, lo stesso in cui vive la trans, è esploso. Tanta paura per i residenti ma nessun ferito.
(la repubblica 10 dicembre 2009)

martedì 8 dicembre 2009

Morte Brenda, parla Michelle:nuove rivelazioni su Marrazzo

Scritto da Francesco Giappichini • 8 dicembre 2009 • Stampa questo articolo


La travesti brasiliana Michelle, al secolo Antônio Carlos Dos Santos, che divideva il monolocale di via dei Due Ponti con la connazionale Brenda, e protagonista anche lei del caso Marrazzo, da Parigi ha dichiarato: «Io Marrazzo non sapevo neppure chi fosse. Un giorno Brenda mi ha chiesto di andare con lei a casa di una persona importante che voleva fare un’ammucchiata. Non siamo state noi ad avere l’idea di fare un video.

L’ha chiesto lui, era una sua fantasia». Quindi ha chiarito «che il telefonino era quello di Brenda», ma non sa che fine abbia fatto il video. Ha poi aggiunto di non essere affatto irreperibile, e che tutte le sue amiche esano state informate che sarebbe andata a Parigi.
http://musibrasil.net/2009/12/caso-brenda-parla-michelle/

martedì 1 dicembre 2009

Brenda, Chi l'ha vsto:"Tre uomini l'hanno aspettata in casa"

brenda-2.jpg (450×368)

(ANSA) - ROMA, 30 NOV -'Quella notte, prima che Brenda arrivasse, 3 uomini sono entrati con la chiave a casa sua e l'hanno aspettata dentro', riferisce un testimone. Lo ha raccontato a 'Chi l'ha visto?' una persona che dice di sapere cio' che accadde la notte del 20 novembre in via Gradoli, nelle ore, cioe', in cui venne uccisa, sospettano gli inquirenti, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo. Il testimone e' stato definito 'molto attendibile' nel corso della trasmissione.

domenica 29 novembre 2009

DOMENICA CINQUE, SCANDALO TRANS:LITIGIO SGARBI-B.D'URSO SU FILMATO RUBATO

Brenda, gli ultimi messaggi alla madre "Ho paura, voglio tornare a casa"

La mamma è arrivata ieri dal Brasile. Domani l'incontro con i magistrati
Nel computer della donna le mail ricevute prima del rogo. Nessun accenno al caso Marrazzo

di ALVARO FIORUCCI

PERUGIA - Azenete Rodriguez Mendez e la sorella Edina, madre e zia di Brenda, nel bagaglio che le ha accompagnate da Rio de Janeiro a Fiumicino e poi a Perugia, hanno messo anche alcune lettere, un paio di cartoline e un computer portatile nel quale ci sono fotografie ed e-mail. Sono le ultime cose che hanno ricevuto dalla transessuale morta nell'incendio a Roma.

"Ce le ha mandate Edù e alcune sono recenti", ha spiegato la donna ai legali perugini Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. "Voglio conoscere tutta la verità, qualunque essa sia", ha detto. Edù, un nomignolo, che spesso sostituiva il soprannome Willy, con il quale in famiglia chiamavano Wendel che poi si è dato un altro nome ancora quando ha lasciato Belen, nel nord del Brasile, per cercare in Italia "una vita migliore".

Nel portatile della zia Edima ci sono i messaggi elettronici, a volte accompagnati da fotografie, con i quali Brenda manteneva i contatti per far sapere alla madre, al fratello e alle due sorelle, dove si trovava, i suoi pensieri, i suoi umori, le sue difficoltà. Alcune e-mail sarebbero immediatamente precedenti alla morte della transessuale.

Domani, quando il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo comincerà ad esaminare le decine di migliaia di file che ingombrano la memoria del portatile lasciato sul lavandino sotto il rubinetto aperto, un altro computer potrebbe entrare nell'inchiesta: quello che le due donne hanno messo dentro una borsa da viaggio. "In Italia la situazione è sempre più difficile. I clandestini rischiano tanto, c'è una sorta di caccia agli immigrati. Ho paura. Penso seriamente di tornare a casa", avrebbe scritto Brenda in una delle ultime e-mail spedite da Roma. Nessun accenno però al caso Marrazzo.

"Ho letto i giornali, ho visto i siti internet e da quello che ho potuto capire l'incidente non è così convincente. Sono qui anche per avere una risposta certa alle tante domande che si fanno un po' tutti. Io chiedo solo giustizia per mio figlio", ha detto la donna. Azenete Rodriguez Mendez domani incontrerà il procuratore Capaldo al quale riferirà anche il contenuto delle telefonate che riceveva da Edù. "Prima non parlerà con nessuno, non deve subire condizionamenti di sorta" dicono i due avvocati.

"Oggi (ieri ndr) per me è un giorno tristissimo, uno dei giorni più tristi della mia vita perché sarebbe stato il compleanno di Del, e tutto avrei pensato tranne che venire a Roma per poter dare una carezza a mio figlio morto". Sempre domani la donna sarà con i suoi avvocati per un sopralluogo nell'appartamento romano dove Brenda viveva, e dove è morta.
la repubblica 29 novembre 2009

Brenda, China a Domenica Cinque: «Brenda non era ubriaca, non è morta per un incidente»

Inchiesta su trans, China: «Brenda non era
ubriaca, non è morta per un incidente»

Poi ribadisce: Marrazzo le aveva dato 28mila euro. Oggi
in Procura mamma e sorella per chiarire l'ipotesi della fuga

ROMA (29 novembre) - «Ho visto Brenda un'ora e mezzo prima di morire; quella sera non era ubriaca. Il giorno prima di morire mi ha regalato una statuetta di Padre Pio e una di Santa Caterina da Cascia. Non credo che sia morta per un incidente perchè non hanno trovato sigarette e lei aveva l'abitudine di fumare e buttare fuori le sigarette». Così China, l'amica del cuore di Brenda, il trans morto a Roma in via Due Ponti a "Domenica cinque", il talk show di Canale 5.

A proposito dell'articolo uscito su Novella 2000 in cui l'ex fidanzato di Brenda ha sostenuto che Brenda riprendeva con la telecamera tutti i suoi clienti per poi ricattarli e che dal 2007 dava questi filmati ai carabinieri che sono stati indagati nell'indagine, China e Barbara sostengono: «Questo signore non è mai stato nella vita di Brenda. Lui era conosciuto solo perchè vendeva la droga».

Luxuria: credo che avesse documenti scottanti. Ospite in studio anche Vladimir Luxuria che a proposito della morte di Brenda sostiene: «Non ho mai creduto nè in un incidente nè in un suicidio, io credo che Brenda avesse dei documenti che a qualcuno davano fastidio e io ho sempre pensato che anche il furto del cellulare sia stato fatto per nascondere quello che c'era dentro».

A proposito del rapporto tra Brenda e l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, China ha detto: «Brenda dopo un festino mi ha chiamata e mi ha detto di andare a vedere quanto l'aveva pagata un cliente e mi ha fatto vedere che aveva 28 mila euro anche se mi ha detto che erano 30 mila. Mi ha detto che glieli aveva dati Marrazzo».

Alla trasmissione è intervenuta Natalie in collegamento da via Gradoli e dichiara: «Io non ho niente da nascondere: non ho fatto 8 mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione ma perchè ho insultato un poliziotto. Io non ho mai chiesto il pizzo e voglio rispetto per via Gradoli che è una via tranquilla. Io non posso parlare male di Brenda e mi dispiace che sia morta anche se non eravamo amiche».

Domani saranno interrogate la mamma e la sorella di Brenda. Sarà domani in procura a Roma insieme con la sorella, Azeneta Mendes Paes, la mamma di Brenda il transessuale trovato morto a Roma in via Due Ponti la scorsa settimana. La donna, arrivata ieri da Belem dal Brasile all'aeroporto di Fiumicino, dovrà eseguire alcuni adempimenti formali con i suoi due legali, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.

C'è la possibilità che possa essere ascoltata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli, ma l'audizione potrebbe tenersi anche nei prossimi giorni. Sicuramente, invece, dopo l'appuntamento a piazzale Clodio, la signora Azenete si recherà all'obitorio del policlinico Gemelli per portare un omaggio a Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, che proprio ieri avrebbe compiuto 32 anni.

L'intenzione della signora Azenete è di poter riportare in Brasile le spoglie del figlio. Ultima tappa sarà presumibilmente in via Due Ponti, a casa di Brenda. La procura ha aperto sulla morte del trans, coinvolta nel caso Marrazzo, un fascicolo per omicidio volontario
il messaggero 29 novembre 2009

sabato 28 novembre 2009

Brenda, tremano i vip dei filmati nel suo computer

Caso Brenda, il computer che scotta spaventa il mondo dei Vip

Caso Marrazzo Interrogatori in vista per i clienti dei filmini nel computer di Brenda

VENERDÌ 27 NOVEMBRE 2009 16:28

di Alessandro Ambrosin

ROMA - Quali scabrosi retroscena si celino dietro la memoria di quel portatile rinvenuto dentro il lavandino della casa di Brenda , la transessuale morta in circostanze ancora tutte da chiarire il 20 ottobre scorso nel suo monolocale di Via Gradoli, non è ancora dato a sapere, almeno per il momento. Tuttavia gli inquirenti dopo aver analizzato la memoria dell'hard disk di 130 giga byte hanno recuperato molto del suo contenuto.



Sessantamila "file" recuperati, alcuni dei quali erano stati cancellati e altri nascosti nei meandri delle migliaia di cartelle virtuali. Insomma, secondo i magistrati, informazioni molto utili per l'indagine in corso su cui vige il massimo riserbo. Secondo le prime indiscrezioni ci sarebbero le foto scattate appositamente per promuovere il suo lavoro nei siti pornografici, documenti scritti in portoghese e tanti filmati a luci rosse. E non è escluso che a breve questi documenti scovati nel computer possano riservarci delle belle sorprese. C'è già chi parla di coinvolgimenti di uomini politici e dell'alta finanza. Tutte supposizioni, ma ormai questa vicenda dai contorni oscuri è costellata da elementi così inquietanti che ogni ipotesi assume una presunta credibilità. Sembra addirittura che molti Vip, stando a quanto riportato dal quotidiano Libero, stiano cercando informazioni proprio in Procura per capire se ci sono video che li ritraggono. Questa ipotesi, se confermata, fa capire chiaramente quale proporzioni sta assumendo questa intricatissima vicenda.

D'altra parte Azete Rodriguez Mendez alias Brenda, secondo quanto riferito dal suo ex Giorgio T. arrestato in passato per droga, durante un 'intervista rilasciata a Novella 2000, aveva nascosto una piccola microcamera nel suo "tugurio" ed era solita riprendere gli incontri con i clienti per poi girarli direttamente agli uomini in divisa. Uno stratagemma forse pensato per incastrare personaggi "illustri" e ricattarli al fine di non rivelare il loro vizietto segreto. Non per niente molte colleghe di Brenda l'hanno dipinta come una trans pericolosa, specialmente quando in preda ai fumi dell'alcool minacciava sia i clienti che le sue colleghe.

Proprio su uno di questi filmati ci sarebbe l'ex governatore Piero Marrazzo in un incontro a tre. Video che Brenda avrebbe mostrato a molte sue colleghe di strada per vantarsi delle sue conoscenze, prima di cancellarlo dal suo computer per paura e affidarlo nelle mani di un'altra protagonista della vicenda, Michelle. Una trans che subito dopo lo scandalo Marrazzo, è fuggita alla volta di Parigi facendo perdere completamente le sue tracce. Strana coincidenza?

Anche Brenda aveva intenzione di lasciare l'Italia. A dirlo è sempre Giorgio che parlò con la sua ex la stessa sera dell'incidente in cui rimase vittima. "Me ne vado da questo schifo" avrebbe detto. Aveva paura di qualcosa o forse era stata minacciata per aver contribuito ad accendere i riflettori su questa vicenda.

Ma c'è dell'altro. Dai tabulati telefonici osservati dagli investigatori sarebbe emerso anche uno stretto rapporto tra i carabinieri "infedeli" e Gianguerino Cafasso, il pusher legato al mondo dei transessuali trovato morto il 12 settembre scorso in un motel della Salaria, dopo aver sniffato un mix letale di polvere bianca mascherata da cocaina, come la stessa perizia tossicologica ha confermato. Jennifer la trans fidanzata di Cafasso è stata ascoltata la scorsa notte dai magistrati e ha ammesso di non aver sniffato quella sera perchè la sostanza stupefacente aveva un sapore "strano".

Nel frattempo sembra sia spuntato un altro inquietante episodio, del tutto inedito, accaduto tra fine marzo e inizio aprile. In quei giorni una trans fu soccorsa all'ospedale San Pietro di Roma in overdose e prima di riprendersi avrebbe pronunciato più volte: "E' stata colpa di Marrazzo". La notizia è da prendere con le pinze. Sono, infatti, molte, anzi troppe le illazioni che emergono ogni giorno da questa torbida vicenda, molte delle quali prive di ogni fondamento, almeno fino a prova contraria.
dqazebao.org 28 novembre 2009


Caso Marrazzo Interrogatori in vista per i clienti dei filmini nel computer di Brenda
di Redazione

Verrà espulso Jennifer, il trans che aveva una relazione con il pusher Gianguerino Cafasso e che era con lui quando morì dopo aver sniffato della droga. Non una semplice morte per overdose, sospetta il pm, ma forse un omicidio, anche se l’accusa non è stata ancora formalizzata.
Giovedì notte, subito dopo aver ricevuto gli esami tossicologici che hanno confermato il mix di cocaina ed eroina ma smentito la presenza di altri veleni fulminanti, il pm Giancarlo Capaldo lo ha convocato in Procura per cercare di chiarire alcuni dettagli poco convincenti emersi dal precedente interrogatorio. A partire dal motivo che lo spinse, la notte in cui Cafasso morì, a non sniffare la cocaina perché aveva «un cattivo sapore». Jennifer avrebbe dato spiegazioni convincenti e i pm hanno deciso di non opporsi al decreto di espulsione già emesso nei suoi confronti per immigrazione clandestina. Chiarito anche il dettaglio del telefonino del pusher suo convivente: si diceva che Jennifer lo avesse gettato via perché suonava troppo. Non è così: dopo la scomparsa di Cafasso lo aveva restituito alla famiglia. Ai magistrati il trans ha negato che fosse «Rino» a fornire a Natalie la droga per i suoi clienti. Un elemento importante per la Procura. I pm, infatti, ritengono che siano stati i carabinieri arrestati per il video-ricatto a Marrazzo a portare la droga e a filmare il governatore in mutande in compagnia di Natalie. I militari, invece, hanno sempre sostenuto che fu Cafasso a portare la cocaina e soprattutto a riprendere la scena. «Cafasso conosceva Natalie - ha raccontato Jennifer - ma per quanto ne so lui non era il suo pusher». Jennifer ha fornito agli inquirenti anche indicazioni per tentare di rintracciare il fornitore di Cafasso, chi gli ha venduto l’ultima dose, quella che gli è stata fatale. E forse non per caso. Jennifer dice invece di non sapere se Cafasso fosse l’informatore dei carabinieri.
Continua, intanto, il lavoro dei pm sui file recuperati dall’hard disk del computer di Brenda. Tra video, filmini promozionali, foto e testi in portoghese, i magistrati devono selezionare quelli inutili e analizzare quelli dietro ai quali potrebbero nascondersi altri ricatti. Un passaggio delicato. Frequentare trans, infatti, non è reato, ma è possibile che gli inquirenti si trovino nelle condizioni di dover convocare i clienti ripresi nei video, se verranno trovati, per chiedere loro se abbiano mai ricevuto richieste di soldi in cambio della promessa di far sparire dal mercato tutte le immagini compromettenti sul loro conto. Anche Marrazzo potrebbe essere riascoltato per sapere se gli sia mai stato estorto del denaro per eliminare il filmino che lo ritrae con Brenda e Michelle.
il giornale 28 novembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

Marrazzo, Quando il trans andò in overdose: la testimonianza dei medici

Il trans in overdose disse:
"Tutta colpa di Marrazzo"

La testimonianza dei medici presenti quella notte
GUIDO RUOTOLO
ROMA
Successe tra la fine di marzo e gli inizi di aprile. Era notte e al pronto soccorso dell’ospedale San Pietro arrivò un’ambulanza con un trans in overdose. Furono attimi drammatici, il trans stava rischiando di passare ad altra vita ma si riprese. Quando aprì gli occhi, quando ebbe la forza di parlare imprecò: «E’ stata colpa di Marrazzo...».

Naturalmente, medici e infermieri non diedero peso all’imprecazione. Solo che da quando è esploso l’affaire Marrazzo quell’affermazione è riaffiorata nella mente di medici e infermieri. E - il rischio di suggestione è forte - qualcuno addirittura fa i nomi di Natalie, Brenda, Michelly. A proposito di suggestione, chissà se è vero che quella notte qualcuno si recò al pronto soccorso per conto di Marrazzo per informarsi sulle condizioni di salute del trans. La droga, la «polvere bianca», il rischio d’overdose. Può accadere. E’ accaduto addirittura che il pusher dei trans, Rino Cafasso, sia morto per una overdose di eroina mista a cocaina, almeno a sentire i periti della procura di Roma che a questo punto - ma sembra che non l’abbia ancora fatto materialmente - ipotizza l’omicidio.

E di droga parla dal carcere uno dei carabinieri arrestati, Luciano Simeone. Ieri mattina il suo legale, Bruno Von Arx, è andato a Rebibbia per incontrarlo. «E’ provato dalla lunga carcerazione - spiega il suo legale - e dalle accuse che respinge». «Se solo si trovasse l’originale del video girato da Cafasso - ha detto il carabinieri all’avvocato Von Arx - si dimostrerebbe la nostra innocenza. La droga? C’era, eccome. Quando arrivammo in via Gradoli, dopo che c’avvisò Cafasso, rimanemmo imbarazzati. Natalie, e il video lo documenta, si difese, temendo l’arresto suo e quello di Marrazzo, sostenendo che la cocaina era in parte sua e in parte la portò Marrazzo. Se solo si trovasse il video... Ricordo che fu proprio Rino Cafasso a rassicurarci: “Non vi preoccupate, taglio la parte del video nel quale siete protagonisti”. Fu lui a manipolare, a tagliare le immagini».

I periti della procura stanno lavorando sui cellulari, sui tabulati, sui personal computer dei diversi attori dell’affaire Marrazzo. Ma almeno per il momento non è trapelata la notizia del ritrovamento di quel video, né i riscontri sul traffico telefonico, per esempio, del 3 luglio. I carabinieri del disonore sostengono di essere stati avvisati da Cafasso del festino a base di cocaina in via Gradoli, e che il pusher girò il video. La pensa diversamente la procura, secondo cui furono loro stessi a riprendere quelle immagini, a portare la cocaina da immortalare - è la tesi dello stesso Marrazzo - per imbastire il grande ricatto contro il governatore. «C’è anche del materiale interessante, utile alle indagini», è l’unica indiscrezione che filtra da piazzale Clodio a proposito di queste verifiche sui tabulati telefonici e sui cellulari.

Sul materiale video e sui file recuperati dal computer di Brenda, il lavoro dei periti non è ancora concluso. L’attesa è per il video che è stato trovato. Il video che il trans Brenda diceva di aver girato, col consenso di Marrazzo, durante un incontro ravvicinato con il governatore e con Michelly, il trans che portò Brenda all’appuntamento in quell’appartamento di Marrazzo in via Cortina d’Ampezzo. Ma potrebbero esserci altri filmati che riprendono i trans con i clienti. Molti video e file sono in portoghese. Alcuni sono promozionali e pubblicitari dei trans. Era scontato.
la stampa 27 novembre 2009

giovedì 26 novembre 2009

Marrazzo, legale carabiniere: Fu complotto politico


Il legale del carabiniere del ricatto: trans usati come esca per far cadere il governatore


GUIDO RUOTOLO
ROMA
«Ho la sensazione che i carabinieri coinvolti nell’affaire Marrazzo siano stati strumentalizzati da una regia diversa. Insomma, si sono ritrovati all’interno di un complotto che aveva come obiettivo politico Piero Marrazzo». L’avvocato Bruno Von Arx difende uno dei carabinieri del disonore, Luciano Simeone, ancora oggi recluso a Rebibbia. E in attesa degli sviluppi delle indagini che oggi sono concentrate soprattutto sulle morti (sospette) di due attori dell’affaire, il pusher Rino Cafasso e il trans Brenda, il difensore di Simeone è durissimo nei confronti della Procura: «I fatti dimostrano che le indagini sono state finora riduttive». E già, in attesa (spasmodica) dei 60.000 files (video, foto, messaggi) che il computer di Brenda conservava nella memoria dell’hard disk, nonostante che il trans l’avesse cancellati, in attesa di sapere se tra questi files c’è il video che riprende Marrazzo con Brenda e Michelly, e poi chissà chi altro, chissà se nelle riprese o nelle foto compaiono anche altri personaggi eccellenti, i dubbi dell’avvocato Von Arx ripropongono uno scenario già ipotizzato all’indomani dello scandalo. Il «grande ricatto» contro il governatore del Lazio è solo farina del sacco dei quattro carabinieri e del pusher Cafasso?

Se la domanda fosse rivolta a Marrazzo, la risposta sarebbe negativa, perché l’ex governatore ha sostenuto di aver archiviato la vicenda del 3 luglio come una rapina. E’ che più si va avanti nelle indagini più si ha la sensazione che tutti i protagonisti non hanno detto la verità, tutta la verità, o hanno addirittura dichiarato il falso. E se si escludono i carabinieri arrestati che hanno anche il diritto, per difendersi, di dichiarare il falso, tutti gli altri potrebbero finire indagati chi per false dichiarazioni al pm, chi per calunnia o favoreggiamento. Prendiamo i trans e le loro dichiarazioni. La Procura dovrà risentire per esempio Natalie e China sulle recenti rivelazioni. China a «Porta a Porta» ha detto di aver saputo da Brenda che «a fare la trappola a Marazzo erano state Natalie e Jois (il trans che avrebbe avuto una relazione con uno dei carabinieri arrestati)». E che Marrazzo avrebbe «pagato 30.000 euro a Brenda». Forse per cancellare il video che li riprendeva insieme?. Allora chi dice il vero? Natalie? China? E perché non si riesce a trovare Michelly, il trans che portò Brenda agli incontri con il governatore del Lazio? E Jennifer, il trans che aveva una relazione con il pusher Cafasso, cosa sa di tutta questa storia? E se sul «grande ricatto» di questa banda di carabinieri e pusher, e chissà se anche trans, si fosse inserita una strategia politica? Questo sembra dire l’avvocato Von Arx.

Certo che prima o poi, le indagini della Procura potrebbero approfondire tutta la gestione del tentativo di vendita del video che riprendeva Marrazzo con Natalie, e quelle strisce di cocaina su un tavolo. Nel decreto di fermo dei quattro carabinieri, la Procura contesta il reato di ricettazione. Il «corpo del reato» fu sequestrato nella redazione milanese del settimanale «Chi», diretto da Alfonso Signorini, e negli uffici dell’agenzia «Photo Press». E qual è stato il ruolo del fotografo Max Scarfone che fatto da tramite tra i carabinieri e l’agenzia di immagini milanese? Nei primi interrogatori, nelle deposizioni dei vari testi, è emerso che quel video ha girato per diverse redazioni di settimanali e quotidiani (Chi, Oggi, Libero e Il Giornale). E che, a tre giorni dal blitz del Ros dei carabinieri, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avvisò il governatore del Lazio dell’esistenza del video. annunciando anche che il suo gruppo editoriale non l’avrebbe mai pubblicato, fornendogli pure i riferimenti telefonici dell’agenzia «Photo Masi» che aveva il video.

L’avvocato Luca Petrucci, difensore di Marrazzo, evoca uno scenario da «Uno bianca». A Bologna i poliziotti del disonore, qui, a Roma, i carabinieri. Se fosse questo lo scenario, e i rilievi della Scientifica e i risultati degli esami tossicologi confermassero che Cafasso e Brenda sono stati uccisi, e che questi due omicidi sono collegati, come è possibile smascherare i killer e i mandanti?
la repubblica 26 novembre

Brenda:informatrice polizia Brasiliana?

Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •


Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.

In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.

Brenda:informatrice polizia Brasiliana?

Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •


Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.

In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.

http://musibrasil.net/2009/11/brenda-informatrice-della-polizia/

martedì 24 novembre 2009

Brenda, Porta a Porta: China accusa Natalie per il video con Marrazzo

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/china-marrazzo/franceschi170696102710112329_big.jpg
Note di Paturnio

Vorrei precisare che China ha affermato di non essere mai stata fidanzata con Brenda,ma di esserle solo molto amica.Questo articolo è scritto male e contiene diverse imporecisioni.Lo pubblico soltanto per confrontarlo con il secondo articolo, e trarre le dovute conclusioni sul tipo di informazioni che circolano.


"Il video con Marrazzo una trappola di Natalie"
China, la fidanzata di Brenda, accusa Natalie e un'altra trans

MARIA CORBI
ROMA
Natalie e le altre, dalla strada e dai loschi appartamenti di via due Ponti, alle poltroncine immacolate di Porta a Porta, per decifrare un mondo, probabilmente un omicidio, la morte di Brenda. Un comportamento, il loro, che ha alternato fino ad oggi silenzi, omissioni, rivelazioni e confessioni. Così ieri lo sfogo di China, fidanzata di Brenda che accusa Natalie di essere stata, lei, insieme a un’altra trans, a preparare una trappola ai danni dell’ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo. «Brenda - ha raccontato China - mi ha detto che sono state Natalie e Jois a preparare la trappola a Marrazzo. Le ho chiesto se lei aveva qualcosa da farmi vedere ma lei non aveva filmati».

Nel computer di Brenda non ci sono filmati, assicura China: «Brenda era una grande esperta di computer. Non so cosa avesse sul pc ma di sicuro non aveva filmati perché altrimenti li avrebbe fatti vedere immediatamente».

Pezzi di un mondo che affiorano dai racconti di queste donne dalla femminilità esponenziale, amate dal potere, come Natalie, primadonna dello scandalo Marrazzo che ha raccontato di coccole dispensate ad uomini, dei loro gusti sessuali e dei loro sogni, dei loro segreti. Nuovo capitolo di dettagli ieri, da Vespa: «Quindici giorni dopo che ero tornata dal Brasile incontrai Marrazzo. In quella occasione mi disse: guarda due trans mi hanno fatto un video e delle foto ma subito dopo l’hanno cancellato». E ancora: «Tutti sanno che nel telefono resta la memoria e lui era preoccupato che non l’avessero cancellato. Brenda, secondo quando dice Natalie, non voleva andare in Brasile. E non sarebbe stata lei la vittima designata se di omicidio si trattasse: «Io penso che se la sua morte fosse collegata a questa faccenda, la prima persona che doveva morire ero io».

E poi ci sono quei trentamila euro, un compenso versato da Marrazzo a Brenda, sempre secondo il transessuale China amico di Brenda: «Una sera Brenda mi ha chiamato e mi ha detto di andare a casa sua. Era ubriaca. Quando sono arrivata mi ha fatto vedere i soldi e li ho contati: erano 28 mila euro. Brenda mi ha detto che duemila li aveva già spesi». Ma il legale di Marrazzo nega: «Per le rare volte che Marrazzo è andato da questi trans, la cifra pagata è stata di mille euro. Questi 30 mila euro mi sembrano una cifra sproporzionata per qualsiasi prestazione».

Soldi, computer e videotape, un vero romanzo giallo, con Brenda come vittima, e un mondo da scoprire che ruota intorno. Un’altra amica di Brenda, l’ultima persona, che avrebbe l’avrebbe vista in vita la notte tra il 19 e il 20 novembre, rivela che avrebbe dovuto comprare il computer trovato ammollo nel lavandino. «Era grigio, penso sia quello». Brenda si voleva liberare di tutte le cose di valore come la tv al plasma e il frigorifero. «Io avevo comprato il suo computer tre giorni fa ma non avevo ancora avuto il tempo di andare a prenderlo», spiega Veronica.

«Ci eravamo messe d’accordo per 400 euro. Le avevo dato 100 euro, altri 100 dovevo darglieli quando sarei andata a prenderlo. Poi le avrei dato dopo gli altri 200». E adesso saranno gli inquirenti a cercare di capire perché Brenda abbia mentito dicendo di non possedere un pc in quanto non in grado di usarlo. Intanto i legali della famiglia della trans hanno fatto presente in procura che i genitori rivogliono al più presto la salma per celebrare il funerale. E nelle prossime ore la mamma di Brenda dovrebbe arrivare in Italia.
La Stampa 24 novembre 2009

Cafasso, s’indaga per omicidio Pusher e trans, soci del ricatto
di Claudia Fusanitutti gli articoli dell'autore


Nemmeno due maestri del giallo come Agatha Christie e Alfred Hitchcock. «Neppure loro avrebbero saputo intrecciare questa storia in modo così fitto» si lascia scappare verso sera uno degli investigatori impegnati a risolvere l’incredibile e per certi versi anche insostenibile “caso” del video-ricatto a base di sesso, trans e cocaina che fa tremare vip e politici, che ha già costretto alle dimissioni l’ex governatore del Lazio Piero Marrazzo e su cui ora pesano due cadaveri. Entrambi in cerca di autore. La vera svolta del giallo arriverà dalla lettura dei file del pc trovato in casa di Brenda e «messo in salvo» da una mano ancora sconosciuta sotto l’acqua del rubinetto dentro il lavandino, unica possibile fonte di salvezza in una casa piena di fumo. Il contenuto dei file e della memoria del pc sono decisivi per sapere non solo cosa custodiscono ma anche se filmati o fotografie sono stati spediti in qualche server nel cyber spazio. In poche parole, se è vero, come sembra, che Brenda fosse la custode di materiale - video e film - con cui poteva ricattare i clienti.

IL GRUPPO DEI RICATTI
Wendell Mendes Paes,il trentaduenne brasiliano che un giorno diventò Brenda, e un gruppo di altri trans che a un certo punto hanno realizzato un modo più diretto e meno faticoso di fare soldi: ricattare i clienti. Brenda e le altre, quindi, coordinate dal pusher Gianguarino Cafasso nonchè dai carabinieri della Compagnia Trionfale arrestati il 21 ottobre. L’aggiunto della procura di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Sabelli ormai si sono convinti che anche la morte di Cafasso sia da ricollegare al “caso” Marrazzo prima e alla morte di Brenda poi. Anche la morte del pusher diventa un caso di omicidio, un po’ come quello di Brenda, amici, conoscenti e soci in affari, anche la stessa fine. Cafasso era il pusher dei trans ma anche di molti vip, è stato il primo a cercare di vendere il video di Marrazzo ai giornali (15 luglio) insieme ai carabinieri, poi esce dalla scena della trattativa e ricompare il 12 settembre, due righe sul mattinale della questura, una morte per overdose nella stanza 406 dell’hotel Romulus lungo la via Salaria, oltre il raccordo. Con lui, in quella stanza, c’era un trans, Jennifer. Jennifer è stata risentita ieri in procura e ha aggiunto dettagli nuovi sulla morte di Cafasso, particolari che non aveva raccontato nè il 12 settembre nèil 5 novembre quando è stata risentita dal Ros dei carabinieri che indagano sul video-ricatto a Marrazzo. Dettagli, ad esempio, «sulla modalità di assunzione della droga» che potrebbe avere coincidenze con il cocktail che ha stordito Brenda poi morta per asfissia.Attenzione ai nomi perchè la scena che a questo punto hanno davanti investigatori e inquirenti oltre che confusa e anche più affollata del previsto. E’ragionevole pensare che Brenda e altri trans avessero preso a filmare di nascosto gli incontri con i clienti. Il capo della Squadra Mobile Vittorio Rizzi sta risentendo tutti i viados già comparsi nella primaparte inchiesta, quella dei Ros sul video ricatto a Marrazzo.

Perchè una cosa è certa: i trans hanno mentito sempre, tutti e continuano a farlo.Ha mentito Brenda che ha ammesso solo in un secondo interrogatorio di aver girato di nacosto un film a Marrazzo spergiurando di averlo cancellato; che ha negato di avere un pc e di saperlo usare e invece lo aveva, anche se lo stava vendendo, e chattava di continuo. Mente China, mente Jennifer sulle ultime ore di Cafasso. E Michelle, di cui è stata trovata una foto in casa di Brenda, dov’è? E Natalie, colei di cui Marrazzo si fidava di più e di cui infatti le altre erano molto gelose? China l’accusa di «aver fatto una trappola a Marrazzo insieme a Giosy ». E sempre China, che parla ogni giorno da un mese appena vede un microfono, ieri sera a Porta a Porta s’è ricordata che «Brenda le ha fatto vedere 30 mila euro avuti da Marrazzo ». Vero? Falso? Il saldo perun ricatto? C’è rabbia tra investigatori e inquirenti. All’inizio, infatti, non fu fatta la perquisizione in casa di Brenda e fu presa per buona la sua versione («non ho un pc»). Ora si deve recuperare il tempo perduto, incrociando la memoriadel pc con il traffico telefonico delle due schede sim (una usata solo per internet) e dei due telefoni di cui uno rubato nella rapina subita da Brenda l’8 novembre. Già, le rapine ai trans. Loro denunciano «una banda di romeni su un’auto azzurra». Un’altra presenza che inquieta in una storia ancora tutta da scrivere.
L'Unità 24 novembre 2009

lunedì 23 novembre 2009

Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"

Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009

Marrazzo, Imma Battaglia: "Trans che sanno parlino e avranno protezione"

Roma - "E' un giro ristretto, altre trans sanno sul caso Marrazzo ma stanno zitte perche' hanno paura di fare la stessa fine di Brenda. Noi le invitiamo a parlare senza timore perche' la verita' evitera' altre vittime e perche', come ci e' stato assicurato durante l'incontro, chi testimonia e denuncia il giro di sfruttamento nel quale e' implicata sara' inserita in un programma di protezione sotto responsabilita' della magistratura con assoluta riservatezza, e in un programma di inserimento sociale, e otterra' un permesso di soggiorno per ragioni di giustizia". Lo ha detto Imma Battaglia presidente di 'Di' gay project' a margine dell'incontro odierno nella questura di Roma, fra le associzioni gay e trans e il capo della squadra mobile capitolina Vittorio Rizzi. "La situazione delle trans -ha aggiunto Battaglia- e' peggiorata anche fuori dal giro dello sfruttamento, dopo il caso Marrazzo. Sono stati vanificati anni di lotte". "Le trans collaborino con la magistratura - ha detto la presidente dell'associazione 'Libellula' Leila Daianis - la legge sull'immigrazione da' la possibilita' di collaborare contro lo sfruttamento e cosi' entrare in un percorso sociale che fa uscire dal vicolo cieco. L'Italia e' un paese molto civile perche' garantisce questa possibilita'. Ce n'e' anche un'altra attraverso la collaborazione e' possibile avere un permesso di soggiorno legato a esigenze di giustizia. La comunita' trans non abbia paura, non cerchi celebrita' e sia sincera. Ci sono state molte bugie in questa storia -ha concluso Daianis- le trans hanno paura, hanno bisogno di inserimento sociale. Dietro c'e' un giro di sfruttamento molto grande".
adnkronos, 23 novembre 2009

Brenda, parlano i genitori di Cafasso:"Nostro figlio non era un pusher"

L’UOMO DEL VIDEO, DOPO LA MORTE DI BRENDA NUOVE OMBRE
I genitori di Cafasso: hanno ucciso nostro figlio. Non era un pusher, aveva paura
Il padre: l'hanno chiamato pappone, il pappone dei trans, ma altro che overdose è morto come un cane

SALERNO — «Prego, entrate», dice aprendo la porta alle nove di sera il signor Pasquale Cafasso, 72 anni, men tre una cappa di nebbia avvolge questo minuscolo paesino del Cilento vicino ad Agropoli. Il paesino dei ceci, per que sto si chiama così. Ma c’è la neb bia adesso, una nebbia fittissi ma, anche intorno alla morte di suo figlio Gianguerino, secon do lui: «L’hanno chiamato pu sher e pappone, anzi il pappone dei trans di Roma nord, l’han no dipinto come il grande ricat tatore di Marrazzo, invece il mio Gianguerino è morto come un cane a 36 anni il 12 settem bre in una squallida camera d’albergo, ma pochi giorni pri ma m’aveva detto di avere pau ra... Altro che overdose, l’han no ammazzato. Eppure nessu no in tutti questi mesi è venuto mai a parlare con noi». Il signor Cafasso si commuove, accanto a lui c’è la moglie Laura, sono sposati da 38 anni, hanno altri tre figli e tre nipotini. «Ecco — aggiunge la mamma di Gian guerino —, avete tanto parlato del video di Marrazzo con i trans. Beh, la volete sapere una cosa? Gianguerino, il mio pri mogenito, non aveva un video telefonino, perché io gli dicevo sempre: ti posso mandare a Ro ma le foto dei nipotini? Ma lui diceva di no, perché il videofo nino non ce l’aveva...».
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domenica 22 novembre 2009

Brenda, cresce la paura nel condominio:"Chi sarà la prossima?"

(fotogallery La Stampa)
PER CASA UN TUGURIO DI 10 METRI .Impaurite le amiche: «Nel nostro mestiere il massimo riserbo è la prima regola»

GUGLIELMO BUCCHIERI
ROMA
Quattordici scalini, un corridoio stretto e color polvere e, poi, otto porte di ferro rosso ed una bianca. Il numero è l’1, la lettera la F: è in uno spazio di pochissimi metri quadrati, forse dieci che il transessuale Brenda è morta asfissiata. La casa, o meglio il tugurio, appare come un luogo dell’orrore. Spazzatura, un materasso bruciato, le molle in evidenza e sotto al letto due bottiglie, apparentemente di alcolici. Il soppalco non si vede perché è buio, ma, una volta sul retro del palazzo, è il senso di precarietà che ti assale: il mini-appartamento da dove Brenda sarebbe stata presto sfrattata ha un’uscita secondaria, chiusa da un cancello e nascosta in un altro sottoscala. «Queste sono tombe, sì vere e proprie tombe.

Guardate le bombole del gas, ovunque e non in sicurezza. A queste poveracce chiedono 500 euro, ma so che pagano anche di più: è due anni che non facciamo un’assemblea di condominio... E pensare che chi ha costruito queste schifezze è un noto imprenditore», racconta la donna che alle 4 e qualche minuto di venerdì ha dato l’allarme perché il fumo usciva da una fessura laggiù al piano che non c’è.

Brenda è morta. Le amiche, o presunte tali, parlano. Lo fanno con frenesia, a scatti, assalite dalla paura. C’è Thyanna, l’amica più vicina alla sfortunata brasiliana, che sale e scende dalle scale della palazzina G. «No, non nominiamo più il nome Marrazzo. Non capite che porta sfortuna a chi lo pronuncia? A Brenda volevo bene, stavamo spesso insieme ed ora non so cosa pensare. Forse ammazzeranno pure me? E, poi, la mia migliore amica? Fatemi credere che è stato tutto un incidente...», così Thyanna. Le lacrime gli bagnano il volto, capelli corti, tuta da benzinaio addosso: da qualche ora, per lei, il decreto di espulsione dall’Italia.

«Non me ne vado, voglio restare vicina a Brenda... Sì, è vero, prendeva delle medicine per dormire, ma non si è suicidata», e la porta si chiude. All’interno, voci, un uomo e, sullo sfondo, la tv accesa su un canale hard. In via Due Ponti, civico 180, vivono decine di famiglie, bambini appena nati e ragazzi che, adesso, appaiono e scompaiono in balconi pieni di vestiti appesi e parabole. Tutto attorno, vicoli, varchi, garage semidistrutti, odore di cucina. «Era sempre ubriaca, alle 3 del mattino la musica ci assordava, urla e rumore non ci facevano dormire.

E, poi, tutte quelle grandi macchine qua sotto: io, l’altra notte, ero a Bologna...», racconta Valentin, camionista moldavo che ci apre casa. La moglie è in Ucraina, per terra c’è polvere ovunque perché, spiega, «i vigili del fuoco hanno buttato giù il mio portoncino credendo che il fuoco avesse invaso anche la mia stanza». Sul piano rialzato, abitano tre nuclei familiari e, poi, Camilla, alta, capelli neri e lunghi, maglietta rossa e scarpe con i tacchi. «Chi fa bene il nostro mestiere sa che il massimo riserbo sui clienti è la prima regola: le ragazze che cercano visibilità sono barbone. Io viaggio fra Roma e Milano, non ho sentito niente, non ho visto niente», racconta la vicina della povera Brenda.

Al numero 180 si arriva passando sotto ad un ponte a gomito, una svolta che fa da confine fra la strada dei circoli privati, dei vip, dei residence e il nulla, o quasi. «La polizia le deve proteggere, le transessuali sono solo l’anello debole di una storia che coinvolge politici e forze dell’ordine corrotti. Questa è una storia - così Imma Battaglia, la presidente di Gayproject - indegna dell’Italia, serve verità e se c’è una lista di persone importanti che venga fuori perché qua ci sono esseri umani che hanno paura». Paura come quella che prova Thyanna o Barbara che denuncia «un inseguimento, forse di un carabiniere su un motorino...».

Stupore, quello che arriva fin dentro al Brasile dove, assicurano le amiche di Brenda, «da quando è scoppiato tutto questo caos le televisioni parlano di noi». Dalla tv lo ha saputo la mamma di Brenda, Azenete. Nelle prossime ore, accompagnata dal fratello sbarcherà a Roma perché, spiegano i legali della famiglia Wendel Mendes, «chiede verità e giustizia». Gli avvocati scelti per ottenere giustizia sono gli stessi che assistono Rudi Guede nel processo di Perugia per la morte di Meredith, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti. Brenda non c’è più, morta asfissiata dal fumo. «Vedrai che il computer sparirà... Non aveva video, ma solo alcune foto che ha distrutto», così l’amica Thyanna dove per fotografie sembra intendersi quelle dell’ex Governatore Marrazzo.

«Era da un po’ di tempo che la vedevo dal balcone usare il computer. Rimanevo colpita perché queste qua non sanno fare niente», sussurra la signora dei piani alti. E, dal balcone, c’è chi agita un bastone contro flash e taccuini mentre per le vie di Roma sfila il corteo «Riprendiamoci la notte» con trans e lesbiche in prima fila.
la stampa 22 novembre 2009

Brenda: Il cellulare scomparso e il mistero sull'ultimo cliente

L'INCHIESTA/ L'autopsia rivela che la trans è morta asfissiata dal fumo
Mistero sull'ultimo cliente: è stato con lei due volte prima della tragedia
Brenda, salvi i file del computer
ma è giallo sul cellulare sparito
di MASSIMO LUGLI e ELSA VINCI


L'appartamento di Brenda dopo l'incendio
ROMA - È caccia al telefonino di Brenda. Foto, video, appunti potrebbero essere custoditi in quel palmare Samsung. È caccia ai suoi segreti, che in queste ore i periti della procura stanno cercando nella memoria del computer trovato sotto l'acqua nel lavandino del bagno. I file sono salvi, leggibili.

La misteriosa morte della trans che parlò ai magistrati del secondo video hot su Piero Marrazzo non viene chiarita dai primi risultati dell'autopsia. I polmoni pieni di fumo, il corpo intatto, una buona dose di barbiturici. La transessuale è morta per asfissia, soffocata dalle esalazioni di ossido di carbonio. Non sembra sia stata aggredita e uccisa da qualcuno che, successivamente, ha organizzato la messa in scena dell'incendio. Gli esami istologici e tossicologici sono già iniziati e i risultati potrebbero arrivare da domani. Nel sangue di Brenda sono state rilevate altissime quantità di alcol e di quel Minias di cui la trans faceva un uso smodato. Almeno 50 gocce al giorno (quasi il doppio della dose consigliata) per dormire. Alcune confezioni sono state ritrovate nell'appartamento.

All'appello, invece, manca un palmare di cui ha parlato "China", il compagno della transex. In casa della vittima gli agenti di Vittorio Rizzi hanno ritrovato il Nokia M73 che Brenda aveva comprato dopo la rapina dell'8 novembre scorso. Il numero che la trans aveva dato alla mobile, però, era quello del Samsung. Perché portare via il palmare e lasciare il telefonino? Mistero.

L'ipotesi principale, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo resta quella dell'omicidio anche perché non si capisce ancora come sia divampato l'incendio. Sul trolley accanto all'ingresso, nessuna traccia di cera anche se alcune amiche hanno parlato di una candela, scomparsa nel nulla. Nessun mozzicone o residui di liquido infiammabile, a parte il whisky.

Resta il mistero del computer sott'acqua. Il rubinetto del lavandino del bagno perdeva già nei giorni dello scandalo Marrazzo. "È rotto da tempo, dovrei farlo riparare ma tanto me ne vado", diceva Brenda. La mobile ha intenzione di interrogare i vigili del fuoco intervenuti sul posto per accertare meglio questo dettaglio. Per fortuna l'hard disk trovato in ammollo è salvo. Il perito nominato dalla procura ha già iniziato a recuperare i file. Anche se non si sa ancora se ci sono video.

La polizia, ieri mattina, è tornata in via Due Ponti e ha esaminato anche un secondo ingresso, una porta-finestra chiusa a chiave. Ma davanti a questo accesso c'erano alcuni mobili ed è molto improbabile che l'assassino (se di un delitto si è trattato) possa essere passato proprio da lì. Gli inquirenti hanno inoltre ricostruito con maggiore precisione le ultime ore di vita di Brenda ed è emerso un particolare inedito. La trans ha detto a "China" di essere stata con lo stesso cliente per ben due volte nel giro di poche ore: una verso mezzanotte e l'ultima alle 2 circa, prima di salire sul taxi che l'ha portata a casa. Si trattava di un uomo alla guida di un furgone bianco che le avrebbe dato ben 400 euro: una somma spropositata per una prestazione "on the road". Uno stratagemma per farla andare a via Due Ponti, dove qualcuno era in agguato?

All'inchiesta sulla morte della transessuale se n'è affiancata una seconda, condotta dal Ros, sulle minacce arrivate a Brenda negli ultimi tempi. Tre amiche della vittima sono già state interrogate dai carabinieri. E da un villaggio vicino Belem, in Brasile, arriverà a Roma, nei prossimi giorni, Azenete, la madre di Brenda. Due avvocati di Perugia, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile (che hanno difeso Rudy Guede, l'ivoriano condannato per il delitto di Meredith), hanno accettato di rappresentare i parenti della trans. Il caso rimane intricato: ogni certezza ha il suo contrario. Incidente o omicidio? Il dubbio resta.
(la repubblica 22 novembre 2009 ha collaborato Maria Elena Vincenzi)

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