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mercoledì 4 novembre 2009
MARRAZZO:pusher da Natalì per incassare da Marrazzo il denaro della coca
I VERBALI.
La verità a sorpresa degli arrestati. Intanto i pm devono sciogliere il mistero delle due versioni del video
"Il pusher da Natalì per incassare da Marrazzo il denaro della coca"
di CARLO BONINI
ROMA - "La situazione è un po' diversa, dottore... Ora le possiamo raccontare chi abbiamo trovato in quella casa". Sabato 24 ottobre, nella sala interrogatori del carcere di Regina Coeli, a meno di quarantotto ore dal loro arresto, i carabinieri Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente mettono a verbale con il gip Sante Spinaci una nuova "verità" (di cui si è già dato conto ieri) che, letta oggi, appare, al momento, la sola in grado di tenere insieme, con una qualche logica, le due chiavi per ricostruire quanto è accaduto quella mattina del 3 luglio in via Gradoli 96: i soldi e la cocaina. Perché ora che di quei verbali sono stati depositati ieri al Riesame anche le trascrizioni fonografiche integrali, emerge un dettaglio su cui promette di giocarsi non solo l'udienza prevista per oggi. Ma anche l'attendibilità delle due testimonianze rese da Piero Marrazzo (21 ottobre e 2 novembre) e dal suo compagno di quel giorno, il transessuale brasiliano Natalì. Continua a leggere
FONTE LA REPUBBLICA 4 NOVEMBRE 2009
La verità a sorpresa degli arrestati. Intanto i pm devono sciogliere il mistero delle due versioni del video
"Il pusher da Natalì per incassare da Marrazzo il denaro della coca"
di CARLO BONINI
ROMA - "La situazione è un po' diversa, dottore... Ora le possiamo raccontare chi abbiamo trovato in quella casa". Sabato 24 ottobre, nella sala interrogatori del carcere di Regina Coeli, a meno di quarantotto ore dal loro arresto, i carabinieri Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente mettono a verbale con il gip Sante Spinaci una nuova "verità" (di cui si è già dato conto ieri) che, letta oggi, appare, al momento, la sola in grado di tenere insieme, con una qualche logica, le due chiavi per ricostruire quanto è accaduto quella mattina del 3 luglio in via Gradoli 96: i soldi e la cocaina. Perché ora che di quei verbali sono stati depositati ieri al Riesame anche le trascrizioni fonografiche integrali, emerge un dettaglio su cui promette di giocarsi non solo l'udienza prevista per oggi. Ma anche l'attendibilità delle due testimonianze rese da Piero Marrazzo (21 ottobre e 2 novembre) e dal suo compagno di quel giorno, il transessuale brasiliano Natalì. Continua a leggere
FONTE LA REPUBBLICA 4 NOVEMBRE 2009
Marrazzo rischia l'accusa di calunnia su origine cocaina
Nel mirino la versione droga. Il governatore disse: "La polvere l'ha messa chi mi sorprese nella casa insieme a Natalì"
Oggi il Riesame decide sui carabinieri
di ELSA VINCI
ROMA - La verità alla prova del Tribunale del Riesame. "Marrazzo ha ammesso di aver comprato la coca, ma i carabinieri stanno in carcere anche per la droga che si vede nel video. Per questi reati si procede d'ufficio, ma la Procura non lo fa. Un esposto-denuncia per calunnia contro l'ex governatore lo presenteremo noi", dicono i difensori dei quattro militari. Oggi davanti al tribunale, che decide sulla richiesta di libertà degli arrestati per il ricatto, l'atto d'accusa del pm rimane intatto. Droga compresa. Nonostante le ultime ammissioni dell'ex governatore: "Quei cinquemila euro erano per la prestazione del trans e per la cocaina, che acquistavo solo per me". Gli avvocati dei militari, accusati una prima volta da Marrazzo di avere lasciato un po' di "neve" a casa di Natalì, ieri non sono riusciti ad avere il verbale del testimone. I legali, Marina Lo Faro e Mario Griffo, avrebbero voluto preparare la difesa per l'udienza e predisporre l'eventuale denuncia contro l'ex presidente del Lazio. Ma la Procura depositerà il verbale della seconda testimonianza di Marrazzo soltanto oggi alle 9,30, al tribunale della "libertà".continua a leggere
Oggi il Riesame decide sui carabinieri
di ELSA VINCI
ROMA - La verità alla prova del Tribunale del Riesame. "Marrazzo ha ammesso di aver comprato la coca, ma i carabinieri stanno in carcere anche per la droga che si vede nel video. Per questi reati si procede d'ufficio, ma la Procura non lo fa. Un esposto-denuncia per calunnia contro l'ex governatore lo presenteremo noi", dicono i difensori dei quattro militari. Oggi davanti al tribunale, che decide sulla richiesta di libertà degli arrestati per il ricatto, l'atto d'accusa del pm rimane intatto. Droga compresa. Nonostante le ultime ammissioni dell'ex governatore: "Quei cinquemila euro erano per la prestazione del trans e per la cocaina, che acquistavo solo per me". Gli avvocati dei militari, accusati una prima volta da Marrazzo di avere lasciato un po' di "neve" a casa di Natalì, ieri non sono riusciti ad avere il verbale del testimone. I legali, Marina Lo Faro e Mario Griffo, avrebbero voluto preparare la difesa per l'udienza e predisporre l'eventuale denuncia contro l'ex presidente del Lazio. Ma la Procura depositerà il verbale della seconda testimonianza di Marrazzo soltanto oggi alle 9,30, al tribunale della "libertà".continua a leggere
Marrazzo: rapine ai viados, la prima nel 2007
Quei nove assegni che non si trovano
Il giallo dei soldi nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio. Rapine ai viados: la prima nel 2007.
Nove assegni. Nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio i titoli di credito che non si trovano sono nove e non tre soltanto. L'importo complessivo è imprecisato. All'inizio si era detto che Piero Marrazzo ne aveva firmati tre da 20 mila euro ciascuno a favore dei carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini sospettati di estorsione e rapina, arrestati con il collega Antonio Tamburrino accusato di ricettazione per aver cercato di piazzare il video-scandalo. Poi il valore è cambiato: è passato a due da 5 mila e uno da 10 mila euro. Poi ancora un colpo di scena.
Due giorni dopo la bufera l'ex presidente ha negato di averli firmati, chiedendo addirittura una perizia calligrafica perché si verificasse la bontà dell'autografo. L'ex governatore è parso il pollo spennato da militari e trans. Infine, nell'ultimo interrogatorio coi magistrati è arrivato a negare la tesi del ricatto, di aver pagato i militari perché non divulgassero il video e chiamassero i giornalisti. La crapriola è compiuta. Sta di fatto che nell'indagine gli assegni non sono ancora saltati fuori e non sono mai stati incassati perché Marrazzo stesso li ha bloccati telefonando in banca. In questa storia i punti che sembravano certi sono diventati vaghi e precari, quasi spariti.
L'ex presidente del Lazio ora parla solo di rapina, lasciando intendere che i carabinieri entrati il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli, trovando Marrazzo col trans Natalie, avrebbero frugato nel suo portafogli portando via i soldi (anche qui gli euro cambiano: 2 mila, poi 5 mila) e forse gli assegni che c'erano. Si vedrà. Secondo le indagini condotte fin qui dal Raggruppamento operativo speciale, i tre carabinieri non erano nuovi alle rapine. La prima risalirebbe al gennaio 2007. Vittime designate i trans di Roma nord, alla Cassia, presi di mira perché clandestini da arrestare. Per cui: loro tacevano e i carabinieri li ripulivano. I viados brasiliani hanno parlato di soldi, profumi, computer e anche playstation. Un altro punto che la difesa dei tre dovrà chiarire.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
Il giallo dei soldi nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio. Rapine ai viados: la prima nel 2007.
Nove assegni. Nel mistero del ricatto all'ex governatore del Lazio i titoli di credito che non si trovano sono nove e non tre soltanto. L'importo complessivo è imprecisato. All'inizio si era detto che Piero Marrazzo ne aveva firmati tre da 20 mila euro ciascuno a favore dei carabinieri Luciano Simeone, Carlo Tagliente e Nicola Testini sospettati di estorsione e rapina, arrestati con il collega Antonio Tamburrino accusato di ricettazione per aver cercato di piazzare il video-scandalo. Poi il valore è cambiato: è passato a due da 5 mila e uno da 10 mila euro. Poi ancora un colpo di scena.
Due giorni dopo la bufera l'ex presidente ha negato di averli firmati, chiedendo addirittura una perizia calligrafica perché si verificasse la bontà dell'autografo. L'ex governatore è parso il pollo spennato da militari e trans. Infine, nell'ultimo interrogatorio coi magistrati è arrivato a negare la tesi del ricatto, di aver pagato i militari perché non divulgassero il video e chiamassero i giornalisti. La crapriola è compiuta. Sta di fatto che nell'indagine gli assegni non sono ancora saltati fuori e non sono mai stati incassati perché Marrazzo stesso li ha bloccati telefonando in banca. In questa storia i punti che sembravano certi sono diventati vaghi e precari, quasi spariti.
L'ex presidente del Lazio ora parla solo di rapina, lasciando intendere che i carabinieri entrati il 3 luglio nell'appartamento di via Gradoli, trovando Marrazzo col trans Natalie, avrebbero frugato nel suo portafogli portando via i soldi (anche qui gli euro cambiano: 2 mila, poi 5 mila) e forse gli assegni che c'erano. Si vedrà. Secondo le indagini condotte fin qui dal Raggruppamento operativo speciale, i tre carabinieri non erano nuovi alle rapine. La prima risalirebbe al gennaio 2007. Vittime designate i trans di Roma nord, alla Cassia, presi di mira perché clandestini da arrestare. Per cui: loro tacevano e i carabinieri li ripulivano. I viados brasiliani hanno parlato di soldi, profumi, computer e anche playstation. Un altro punto che la difesa dei tre dovrà chiarire.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
Marrazzo, il militare denunciato:"Non so nulla del video"
L'INCHIESTA SU TRANS E COCAINA
Ieri tre dei quattro carabinieri arrestati non hanno risposto ai pm. Ascoltato anche un altro trans amico del pusher Gianguarino Cafasso.
Fino ad oggi tutti i «protagonisti» della vicenda che ha coinvolto quattro carabinieri e l'ex presidente della Regione Marrazzo hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti. In alcuni casi respingendo le accuse, in altri raccontando quello che sapevano e che invece avevano sentito dire.
Da ieri, invece, alcuni «protagonisti» dell'affaire Marrazzo, hanno cambiato «strategia»: da una parte hanno negato di essere mai venuti a conoscenza dei fatti contestati dalla procura di Roma, dall'altra invece chi ha rilasciato dichiarazioni sul presunto giro di droga e transessuali non ha dato riferimenti rilevanti per l'inchiesta. Ieri, infatti, tre dei quattro militari chiusi in cella (Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente) accusati, a seconda delle posizioni processuali, di estorsione, rapina, violazione di domicilio, interferenza illecita nella vita privata e violazione della legge sugli stupefacenti, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai pm che li hanno incontrati in carcere.
Dall'altra parte, ci sono le parole di un altro transessuale, Jennifer, che era in compagnia del pusher la sera che è morto in un albergo sulla via Salaria. Gli inquirenti lo hanno ascoltato per tentare di capire se era o meno a conoscenza di particolari sulla vicenda che ha coinvolto Marrazzo. Ma il trans, avrebbe soltanto parlato di quei momenti in cui è deceduto Gianguarino Cafasso, la persona indicata dai militari arrestati come l'uomo che ha girato il video che ritrae l'ex governatore del Lazio in via Gradoli 96.
Tra i «protagonisti» che invece hanno negato le accuse avanzate dalla procura di Roma, c'è anche il carabiniere Donato D'Autilia, che davanti ai pm ha negato qualsiasi responsabilità. «Non so nulla di questa vicenda, né del video, non ho una casa nei pressi della Cassia e dal 2006 non frequento più i miei comminitoni». D'Autilia è stato accusato di aver messo a disposizone una casa per la compravendita del video «incriminato». In passato è stato arrestato, e poi messo ai domiciliari, per una vicenda di pedofilia: secondo il suo avvocato la posizione del suo cliente va verso l'archiviazione.
«Anche perché - sostiene il penalista - alcuni indicavano una persona con un tatuaggio verde sulla gamba, ma lui non ne ha nessuno». Per il transessuale Jennifer, senza permesso di soggiorno come un altro trans coinvolto nella vicenda, Natalie, gli inquirenti non hanno chiesto al Viminale che gli venga attribuita la patente di testimone di giustizia. Condizione, questa, che gli avrebbe permesso di restare in Italia, dove invece non potrà rimanere all'esito dell'udienza per direttissima che si è tenuta nei suoi confronti proprio in relazione al suo stato di clandestinità. Oggi, intanto, i militari arrestati si dovranno presentare davanti ai giudici del Riesame, ai quali hanno chiesto di essere scarcerati, attraverso i rispettivi avvocati.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
Ieri tre dei quattro carabinieri arrestati non hanno risposto ai pm. Ascoltato anche un altro trans amico del pusher Gianguarino Cafasso.
Fino ad oggi tutti i «protagonisti» della vicenda che ha coinvolto quattro carabinieri e l'ex presidente della Regione Marrazzo hanno rilasciato dichiarazioni contrastanti. In alcuni casi respingendo le accuse, in altri raccontando quello che sapevano e che invece avevano sentito dire.
Da ieri, invece, alcuni «protagonisti» dell'affaire Marrazzo, hanno cambiato «strategia»: da una parte hanno negato di essere mai venuti a conoscenza dei fatti contestati dalla procura di Roma, dall'altra invece chi ha rilasciato dichiarazioni sul presunto giro di droga e transessuali non ha dato riferimenti rilevanti per l'inchiesta. Ieri, infatti, tre dei quattro militari chiusi in cella (Nicola Testini, Luciano Simeone e Carlo Tagliente) accusati, a seconda delle posizioni processuali, di estorsione, rapina, violazione di domicilio, interferenza illecita nella vita privata e violazione della legge sugli stupefacenti, hanno deciso di avvalersi della facoltà di non rispondere davanti ai pm che li hanno incontrati in carcere.
Dall'altra parte, ci sono le parole di un altro transessuale, Jennifer, che era in compagnia del pusher la sera che è morto in un albergo sulla via Salaria. Gli inquirenti lo hanno ascoltato per tentare di capire se era o meno a conoscenza di particolari sulla vicenda che ha coinvolto Marrazzo. Ma il trans, avrebbe soltanto parlato di quei momenti in cui è deceduto Gianguarino Cafasso, la persona indicata dai militari arrestati come l'uomo che ha girato il video che ritrae l'ex governatore del Lazio in via Gradoli 96.
Tra i «protagonisti» che invece hanno negato le accuse avanzate dalla procura di Roma, c'è anche il carabiniere Donato D'Autilia, che davanti ai pm ha negato qualsiasi responsabilità. «Non so nulla di questa vicenda, né del video, non ho una casa nei pressi della Cassia e dal 2006 non frequento più i miei comminitoni». D'Autilia è stato accusato di aver messo a disposizone una casa per la compravendita del video «incriminato». In passato è stato arrestato, e poi messo ai domiciliari, per una vicenda di pedofilia: secondo il suo avvocato la posizione del suo cliente va verso l'archiviazione.
«Anche perché - sostiene il penalista - alcuni indicavano una persona con un tatuaggio verde sulla gamba, ma lui non ne ha nessuno». Per il transessuale Jennifer, senza permesso di soggiorno come un altro trans coinvolto nella vicenda, Natalie, gli inquirenti non hanno chiesto al Viminale che gli venga attribuita la patente di testimone di giustizia. Condizione, questa, che gli avrebbe permesso di restare in Italia, dove invece non potrà rimanere all'esito dell'udienza per direttissima che si è tenuta nei suoi confronti proprio in relazione al suo stato di clandestinità. Oggi, intanto, i militari arrestati si dovranno presentare davanti ai giudici del Riesame, ai quali hanno chiesto di essere scarcerati, attraverso i rispettivi avvocati.
IL TEMPO Fabio Di Chio
04/11/2009
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