domenica 18 maggio 2008

Fannulloni, le malattie professionali: Agorafobia, allergia alla polvere e stress da traffico




EMANUELA MINUCCI
TORINO
L’impiegata dell’anagrafe afflitta da «improvvisa, totale afonia» solo quando sta dietro lo sportello. Il vigile assegnato al lavoro domenicale che si presenta con un certificato medico in cui sta scritto: «Al soggetto in questione nuoce gravemente il lavoro festivo». La dipendente che finisce nella lista degli spostamenti coatti e chiede di non finire a contatto con il pubblico «perché afflitta da sociofobia». Salvo poi accettare il ruolo, perché comporta qualche soldino in più in busta. Anche il Comune di Torino, nonostante sia fra le amministrazioni più virtuose d’Italia in quanto a numero di permessi-mutua, produce ogni anno parecchi certificati curiosi nati per sollevare il lavoratore da una mansione sgradita. Basti pensare che su 36 dipendenti finiti nella famosa «Vaciago-list» (i trasferimenti forzosi studiati qualche mese fa dal direttore generale) ben 9 si sono presentati con una richiesta di dispensa stilata dal medico curante. Spiega Emilio Agagliati, vicedirettore delle Risorse Umane del Comune: «Non ne riceviamo molte, nel 2007 per esempio, i casi di “dispensa in esito a visita medica” sono stati soltanto 42». Quarantadue su 12.300 dipendenti non sono tanti. Ma se si pensa che nel 2004, quando i dipendenti erano oltre 14 mila, quel tipo di richiesta era stata avanzata soltanto da 12 dipendenti va da sé che il fenomeno è a dir poco triplicato. Ma è soprattutto la fantasia, che galoppa, alla faccia del giro di vite contro i fannulloni annunciato dal ministro Brunetta: «Quando qualcuno arriva con un certificato medico noi possiamo soltanto dare il via ai controlli di routine dell’Asl - spiega ancora Agagliati - ma è molto raro che le patologie stilate dal medico curante vengano contestate». Anche perché, come ricordava ieri proprio su «La Stampa», il presidente della Federazione degli Ordini dei Medici, si tratta di valutare una zona «grigia» che sfugge a tutti gli esami obiettivi. Come dire: se uno accusa attacchi di «sociofobia» quando si siede dietro uno sportello e dice che gli sudano le mani e gli scompare la voce, è davvero difficile dimostrare che mente.

Ansia da coda
Non c’era scritto proprio così sul certificato medico che è stato presentato da un’impiegata distaccata - dopo anni di lavoro liscio come l’olio - da Palazzo civico all’anagrafe di una circoscrizione di periferia. Il medico era stato molto più tecnico. Aveva scritto: «Ansia da prestazione legata al ritmo alienante della professione». Traducendo: la signorina in questione non sopportava di dover smaltire una montagna di certificati di residenza o di nascita a un ritmo da «Tempi Moderni». E’ riuscita a non essere trasferita? No, ma soltanto perché non ha voluto rinunciare all’indennità che aveva maturato in tempi non sospetti (in gioventù era stata assunta proprio come sportellista). Quindi, obtorto collo, ha cestinato il certificato del medico della mutua.

Solo feriali please
Ha scatenato un bel po’ di commenti al convegno sulla pubblica amministrazione che si è tenuto giovedì a Roma, il caso di quel vigile che ha chiesto attraverso un bel certificato medico al comandante Mauro Famigli di essere esentato dal lavoro domenicale. «In realtà di richieste strane ne ho ricevute molte altre - spiega il comandante - da chi non vuole lavorare di notte a chi chiede di essere trasferito dietro una scrivania perché patisce lo stress da traffico».

Allergia da polvere
Quanto a originalità, però, ha battuto tutti quella dipendente che, stanca di lavorare fra le scartoffie, un bel giorno si è presentata in ufficio con un certificato di «sick building syndrome», la malattia dell’edificio malato. Massì, quella vecchia struttura che abbina infissi e impianti di condizionamento vetusti, in cui si possono sviluppare parecchi agenti patogeni. In effetti Palazzo Civico ha un bel po’ di annetti. L’alternativa è soltanto una: il Lingottino. Sempre che, come punizione non la mandino a Palazzo Reale.

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