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giovedì 10 dicembre 2009

BRENDA:HAKER CANCELLO' DATI PC. SI TENTERA' IL RECUPERO

Brenda, un hacker cancellò i dati del pc
Interrogato in procura un giovane "hacker" brasiliano amico della trans. L'operazione tre mesi fa. Al via la perizia per recuperare i dati

di Maria Elena Vincenzi
Accertamenti tecnici al via, ma è ancora giallo sul computer di Brenda. È stato interrogato ieri un hacker che tre mesi fa avrebbe cancellato tutta la memoria dal pc della trans morta. A chiederlo era stata proprio lei, Brenda, agitata e spaventata.

Dettaglio che rende ancora più complicate le perizie che, proprio ieri, sono iniziate e dureranno circa 15 giorni. I tecnici scelti dalla procura ci metteranno due settimane a capire che cosa ci fosse dentro al portatile di Brenda. Ma stando alle dichiarazioni del tecnico sentito, un ragazzo di origini brasiliane che tutte le trans della zona conoscono perché le aiuta spesso sulle cose informatiche, gli inquirenti non troveranno file molto vecchi: è stato proprio lui, scovato e sentito dai Ros, a raccontare di una telefonata che Brenda gli avrebbe fatto circa tre mesi fa in cui gli chiedeva di andare da lei e aiutarla a cancellare in modo permanente tutti i file sul computer. Richiesta che lui ha esaudito facendo scomparire tutta la memoria del portatile.

Il giovane ai militari ha detto di non sapere il contenuto dei file che ha cancellato e di non conoscerne le motivazioni. Ma, a questo punto, la questione diventa importante: che cosa voleva nascondere per sempre Brenda? Di che cosa voleva che si perdesse ogni traccia? Di che cosa aveva paura?

L'uomo non ricorda con esattezza la data, ma se davvero era tre mesi fa, il "wiping" del computer (la cancellazione di tutta la memoria), sarebbe avvenuta ben dopo l'irruzione dei carabinieri nell'appartamento di Natalì. Quando il caso Marrazzo ancora non era scoppiato sui media, ma già era noto a tutte le trans della zona. Forse, allora, Brenda, una volta saputo del video che girava sul presidente della Regione, ha deciso di liberarsi dei suoi file, magari contenenti altri filmati e altre foto. Impossibile dirlo ora, anche se gli inquirenti confidano di riuscire, attraverso tecniche molto avanzate, a ritrovare qualcosa di quello che l'hacker pensa di aver cancellato.

Ma non è questo l'unico fronte aperto: il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo, e il pm Rodolfo Sabelli che si occupano dell'inchiesta, hanno anche predisposto il prelievo del dna di Barbara, una delle trans che avrebbe passato con Brenda le sue ultime ore. E presto lo richiederanno anche per le altre persone che nell'ultimo giorno hanno visto la vittima: tracce genetiche che verranno confrontate con quelle trovate nell'appartamento subito dopo l'incendio. Questo perché le dichiarazioni rese ai magistrati dai viados non coincidono e la procura ha scelto questa strada per verificare la loro attendibilità.

Sempre ieri, in via Gradoli 96, nello stesso palazzo dove abita Natalì e dove è stata fatta l'irruzione dei carabinieri che il 3 luglio hanno filmato il video che ritrae Piero Marazzo, è scoppiato un incendio. Una bombola a gas della cucina di un appartamento al secondo piano seminterrato, lo stesso in cui vive la trans, è esploso. Tanta paura per i residenti ma nessun ferito.
(la repubblica 10 dicembre 2009)

martedì 1 dicembre 2009

Brenda, Chi l'ha vsto:"Tre uomini l'hanno aspettata in casa"

brenda-2.jpg (450×368)

(ANSA) - ROMA, 30 NOV -'Quella notte, prima che Brenda arrivasse, 3 uomini sono entrati con la chiave a casa sua e l'hanno aspettata dentro', riferisce un testimone. Lo ha raccontato a 'Chi l'ha visto?' una persona che dice di sapere cio' che accadde la notte del 20 novembre in via Gradoli, nelle ore, cioe', in cui venne uccisa, sospettano gli inquirenti, la transessuale coinvolta nel caso Marrazzo. Il testimone e' stato definito 'molto attendibile' nel corso della trasmissione.

domenica 29 novembre 2009

Brenda:risultati autopsia: mix di farmaci e alcol

DOMENICA 29 NOVEMBRE 2009 18:22

ROMA - Gli esami tossicologici di Wendell Mendes Paes, alias Brenda sono stati consegnati ai Pm che indagano sulla morte della transessuale trovata morta nel suo monolocale di Via Due Ponti il 20 ottobre scorso. Secondo la perizia medica eseguita dall'Istituto di medicina legale del policlinico Gemelli diretto dal professor Pascali e depositati alla Procura di Roma, la trans avrebbe ingerito un cocktail di Red Bull, whisky Ballantyne's e una boccettina di Minias, il farmaco che assumeva regolarmente contro i disturbi del sonno.

Questo è l'esito dei primi accertamenti dei sanitari al vaglio degli inquirenti che stanno indagando per omicidio volontario. Brenda avrebbe compiuto 32 anni domani e la madre arrivata ieri in Italia è in attesa del nulla osta dell'autorità giudiziaria per poter vedere la salma. Autorizzazione che, secondo i legali della madre, Walter Biscotti e Nicodemo Gentile arriverà domani.
http://www.dazebao.org/news

Brenda, gli ultimi messaggi alla madre "Ho paura, voglio tornare a casa"

La mamma è arrivata ieri dal Brasile. Domani l'incontro con i magistrati
Nel computer della donna le mail ricevute prima del rogo. Nessun accenno al caso Marrazzo

di ALVARO FIORUCCI

PERUGIA - Azenete Rodriguez Mendez e la sorella Edina, madre e zia di Brenda, nel bagaglio che le ha accompagnate da Rio de Janeiro a Fiumicino e poi a Perugia, hanno messo anche alcune lettere, un paio di cartoline e un computer portatile nel quale ci sono fotografie ed e-mail. Sono le ultime cose che hanno ricevuto dalla transessuale morta nell'incendio a Roma.

"Ce le ha mandate Edù e alcune sono recenti", ha spiegato la donna ai legali perugini Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. "Voglio conoscere tutta la verità, qualunque essa sia", ha detto. Edù, un nomignolo, che spesso sostituiva il soprannome Willy, con il quale in famiglia chiamavano Wendel che poi si è dato un altro nome ancora quando ha lasciato Belen, nel nord del Brasile, per cercare in Italia "una vita migliore".

Nel portatile della zia Edima ci sono i messaggi elettronici, a volte accompagnati da fotografie, con i quali Brenda manteneva i contatti per far sapere alla madre, al fratello e alle due sorelle, dove si trovava, i suoi pensieri, i suoi umori, le sue difficoltà. Alcune e-mail sarebbero immediatamente precedenti alla morte della transessuale.

Domani, quando il procuratore aggiunto, Giancarlo Capaldo comincerà ad esaminare le decine di migliaia di file che ingombrano la memoria del portatile lasciato sul lavandino sotto il rubinetto aperto, un altro computer potrebbe entrare nell'inchiesta: quello che le due donne hanno messo dentro una borsa da viaggio. "In Italia la situazione è sempre più difficile. I clandestini rischiano tanto, c'è una sorta di caccia agli immigrati. Ho paura. Penso seriamente di tornare a casa", avrebbe scritto Brenda in una delle ultime e-mail spedite da Roma. Nessun accenno però al caso Marrazzo.

"Ho letto i giornali, ho visto i siti internet e da quello che ho potuto capire l'incidente non è così convincente. Sono qui anche per avere una risposta certa alle tante domande che si fanno un po' tutti. Io chiedo solo giustizia per mio figlio", ha detto la donna. Azenete Rodriguez Mendez domani incontrerà il procuratore Capaldo al quale riferirà anche il contenuto delle telefonate che riceveva da Edù. "Prima non parlerà con nessuno, non deve subire condizionamenti di sorta" dicono i due avvocati.

"Oggi (ieri ndr) per me è un giorno tristissimo, uno dei giorni più tristi della mia vita perché sarebbe stato il compleanno di Del, e tutto avrei pensato tranne che venire a Roma per poter dare una carezza a mio figlio morto". Sempre domani la donna sarà con i suoi avvocati per un sopralluogo nell'appartamento romano dove Brenda viveva, e dove è morta.
la repubblica 29 novembre 2009

Brenda, China a Domenica Cinque: «Brenda non era ubriaca, non è morta per un incidente»

Inchiesta su trans, China: «Brenda non era
ubriaca, non è morta per un incidente»

Poi ribadisce: Marrazzo le aveva dato 28mila euro. Oggi
in Procura mamma e sorella per chiarire l'ipotesi della fuga

ROMA (29 novembre) - «Ho visto Brenda un'ora e mezzo prima di morire; quella sera non era ubriaca. Il giorno prima di morire mi ha regalato una statuetta di Padre Pio e una di Santa Caterina da Cascia. Non credo che sia morta per un incidente perchè non hanno trovato sigarette e lei aveva l'abitudine di fumare e buttare fuori le sigarette». Così China, l'amica del cuore di Brenda, il trans morto a Roma in via Due Ponti a "Domenica cinque", il talk show di Canale 5.

A proposito dell'articolo uscito su Novella 2000 in cui l'ex fidanzato di Brenda ha sostenuto che Brenda riprendeva con la telecamera tutti i suoi clienti per poi ricattarli e che dal 2007 dava questi filmati ai carabinieri che sono stati indagati nell'indagine, China e Barbara sostengono: «Questo signore non è mai stato nella vita di Brenda. Lui era conosciuto solo perchè vendeva la droga».

Luxuria: credo che avesse documenti scottanti. Ospite in studio anche Vladimir Luxuria che a proposito della morte di Brenda sostiene: «Non ho mai creduto nè in un incidente nè in un suicidio, io credo che Brenda avesse dei documenti che a qualcuno davano fastidio e io ho sempre pensato che anche il furto del cellulare sia stato fatto per nascondere quello che c'era dentro».

A proposito del rapporto tra Brenda e l'ex governatore del Lazio Piero Marrazzo, China ha detto: «Brenda dopo un festino mi ha chiamata e mi ha detto di andare a vedere quanto l'aveva pagata un cliente e mi ha fatto vedere che aveva 28 mila euro anche se mi ha detto che erano 30 mila. Mi ha detto che glieli aveva dati Marrazzo».

Alla trasmissione è intervenuta Natalie in collegamento da via Gradoli e dichiara: «Io non ho niente da nascondere: non ho fatto 8 mesi di carcere per sfruttamento della prostituzione ma perchè ho insultato un poliziotto. Io non ho mai chiesto il pizzo e voglio rispetto per via Gradoli che è una via tranquilla. Io non posso parlare male di Brenda e mi dispiace che sia morta anche se non eravamo amiche».

Domani saranno interrogate la mamma e la sorella di Brenda. Sarà domani in procura a Roma insieme con la sorella, Azeneta Mendes Paes, la mamma di Brenda il transessuale trovato morto a Roma in via Due Ponti la scorsa settimana. La donna, arrivata ieri da Belem dal Brasile all'aeroporto di Fiumicino, dovrà eseguire alcuni adempimenti formali con i suoi due legali, gli avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile.

C'è la possibilità che possa essere ascoltata dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal pm Rodolfo Sabelli, ma l'audizione potrebbe tenersi anche nei prossimi giorni. Sicuramente, invece, dopo l'appuntamento a piazzale Clodio, la signora Azenete si recherà all'obitorio del policlinico Gemelli per portare un omaggio a Brenda, al secolo Wendell Mendes Paes, che proprio ieri avrebbe compiuto 32 anni.

L'intenzione della signora Azenete è di poter riportare in Brasile le spoglie del figlio. Ultima tappa sarà presumibilmente in via Due Ponti, a casa di Brenda. La procura ha aperto sulla morte del trans, coinvolta nel caso Marrazzo, un fascicolo per omicidio volontario
il messaggero 29 novembre 2009

venerdì 27 novembre 2009

Marrazzo, Quando il trans andò in overdose: la testimonianza dei medici

Il trans in overdose disse:
"Tutta colpa di Marrazzo"

La testimonianza dei medici presenti quella notte
GUIDO RUOTOLO
ROMA
Successe tra la fine di marzo e gli inizi di aprile. Era notte e al pronto soccorso dell’ospedale San Pietro arrivò un’ambulanza con un trans in overdose. Furono attimi drammatici, il trans stava rischiando di passare ad altra vita ma si riprese. Quando aprì gli occhi, quando ebbe la forza di parlare imprecò: «E’ stata colpa di Marrazzo...».

Naturalmente, medici e infermieri non diedero peso all’imprecazione. Solo che da quando è esploso l’affaire Marrazzo quell’affermazione è riaffiorata nella mente di medici e infermieri. E - il rischio di suggestione è forte - qualcuno addirittura fa i nomi di Natalie, Brenda, Michelly. A proposito di suggestione, chissà se è vero che quella notte qualcuno si recò al pronto soccorso per conto di Marrazzo per informarsi sulle condizioni di salute del trans. La droga, la «polvere bianca», il rischio d’overdose. Può accadere. E’ accaduto addirittura che il pusher dei trans, Rino Cafasso, sia morto per una overdose di eroina mista a cocaina, almeno a sentire i periti della procura di Roma che a questo punto - ma sembra che non l’abbia ancora fatto materialmente - ipotizza l’omicidio.

E di droga parla dal carcere uno dei carabinieri arrestati, Luciano Simeone. Ieri mattina il suo legale, Bruno Von Arx, è andato a Rebibbia per incontrarlo. «E’ provato dalla lunga carcerazione - spiega il suo legale - e dalle accuse che respinge». «Se solo si trovasse l’originale del video girato da Cafasso - ha detto il carabinieri all’avvocato Von Arx - si dimostrerebbe la nostra innocenza. La droga? C’era, eccome. Quando arrivammo in via Gradoli, dopo che c’avvisò Cafasso, rimanemmo imbarazzati. Natalie, e il video lo documenta, si difese, temendo l’arresto suo e quello di Marrazzo, sostenendo che la cocaina era in parte sua e in parte la portò Marrazzo. Se solo si trovasse il video... Ricordo che fu proprio Rino Cafasso a rassicurarci: “Non vi preoccupate, taglio la parte del video nel quale siete protagonisti”. Fu lui a manipolare, a tagliare le immagini».

I periti della procura stanno lavorando sui cellulari, sui tabulati, sui personal computer dei diversi attori dell’affaire Marrazzo. Ma almeno per il momento non è trapelata la notizia del ritrovamento di quel video, né i riscontri sul traffico telefonico, per esempio, del 3 luglio. I carabinieri del disonore sostengono di essere stati avvisati da Cafasso del festino a base di cocaina in via Gradoli, e che il pusher girò il video. La pensa diversamente la procura, secondo cui furono loro stessi a riprendere quelle immagini, a portare la cocaina da immortalare - è la tesi dello stesso Marrazzo - per imbastire il grande ricatto contro il governatore. «C’è anche del materiale interessante, utile alle indagini», è l’unica indiscrezione che filtra da piazzale Clodio a proposito di queste verifiche sui tabulati telefonici e sui cellulari.

Sul materiale video e sui file recuperati dal computer di Brenda, il lavoro dei periti non è ancora concluso. L’attesa è per il video che è stato trovato. Il video che il trans Brenda diceva di aver girato, col consenso di Marrazzo, durante un incontro ravvicinato con il governatore e con Michelly, il trans che portò Brenda all’appuntamento in quell’appartamento di Marrazzo in via Cortina d’Ampezzo. Ma potrebbero esserci altri filmati che riprendono i trans con i clienti. Molti video e file sono in portoghese. Alcuni sono promozionali e pubblicitari dei trans. Era scontato.
la stampa 27 novembre 2009

giovedì 26 novembre 2009

Marrazzo, legale carabiniere: Fu complotto politico


Il legale del carabiniere del ricatto: trans usati come esca per far cadere il governatore


GUIDO RUOTOLO
ROMA
«Ho la sensazione che i carabinieri coinvolti nell’affaire Marrazzo siano stati strumentalizzati da una regia diversa. Insomma, si sono ritrovati all’interno di un complotto che aveva come obiettivo politico Piero Marrazzo». L’avvocato Bruno Von Arx difende uno dei carabinieri del disonore, Luciano Simeone, ancora oggi recluso a Rebibbia. E in attesa degli sviluppi delle indagini che oggi sono concentrate soprattutto sulle morti (sospette) di due attori dell’affaire, il pusher Rino Cafasso e il trans Brenda, il difensore di Simeone è durissimo nei confronti della Procura: «I fatti dimostrano che le indagini sono state finora riduttive». E già, in attesa (spasmodica) dei 60.000 files (video, foto, messaggi) che il computer di Brenda conservava nella memoria dell’hard disk, nonostante che il trans l’avesse cancellati, in attesa di sapere se tra questi files c’è il video che riprende Marrazzo con Brenda e Michelly, e poi chissà chi altro, chissà se nelle riprese o nelle foto compaiono anche altri personaggi eccellenti, i dubbi dell’avvocato Von Arx ripropongono uno scenario già ipotizzato all’indomani dello scandalo. Il «grande ricatto» contro il governatore del Lazio è solo farina del sacco dei quattro carabinieri e del pusher Cafasso?

Se la domanda fosse rivolta a Marrazzo, la risposta sarebbe negativa, perché l’ex governatore ha sostenuto di aver archiviato la vicenda del 3 luglio come una rapina. E’ che più si va avanti nelle indagini più si ha la sensazione che tutti i protagonisti non hanno detto la verità, tutta la verità, o hanno addirittura dichiarato il falso. E se si escludono i carabinieri arrestati che hanno anche il diritto, per difendersi, di dichiarare il falso, tutti gli altri potrebbero finire indagati chi per false dichiarazioni al pm, chi per calunnia o favoreggiamento. Prendiamo i trans e le loro dichiarazioni. La Procura dovrà risentire per esempio Natalie e China sulle recenti rivelazioni. China a «Porta a Porta» ha detto di aver saputo da Brenda che «a fare la trappola a Marazzo erano state Natalie e Jois (il trans che avrebbe avuto una relazione con uno dei carabinieri arrestati)». E che Marrazzo avrebbe «pagato 30.000 euro a Brenda». Forse per cancellare il video che li riprendeva insieme?. Allora chi dice il vero? Natalie? China? E perché non si riesce a trovare Michelly, il trans che portò Brenda agli incontri con il governatore del Lazio? E Jennifer, il trans che aveva una relazione con il pusher Cafasso, cosa sa di tutta questa storia? E se sul «grande ricatto» di questa banda di carabinieri e pusher, e chissà se anche trans, si fosse inserita una strategia politica? Questo sembra dire l’avvocato Von Arx.

Certo che prima o poi, le indagini della Procura potrebbero approfondire tutta la gestione del tentativo di vendita del video che riprendeva Marrazzo con Natalie, e quelle strisce di cocaina su un tavolo. Nel decreto di fermo dei quattro carabinieri, la Procura contesta il reato di ricettazione. Il «corpo del reato» fu sequestrato nella redazione milanese del settimanale «Chi», diretto da Alfonso Signorini, e negli uffici dell’agenzia «Photo Press». E qual è stato il ruolo del fotografo Max Scarfone che fatto da tramite tra i carabinieri e l’agenzia di immagini milanese? Nei primi interrogatori, nelle deposizioni dei vari testi, è emerso che quel video ha girato per diverse redazioni di settimanali e quotidiani (Chi, Oggi, Libero e Il Giornale). E che, a tre giorni dal blitz del Ros dei carabinieri, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avvisò il governatore del Lazio dell’esistenza del video. annunciando anche che il suo gruppo editoriale non l’avrebbe mai pubblicato, fornendogli pure i riferimenti telefonici dell’agenzia «Photo Masi» che aveva il video.

L’avvocato Luca Petrucci, difensore di Marrazzo, evoca uno scenario da «Uno bianca». A Bologna i poliziotti del disonore, qui, a Roma, i carabinieri. Se fosse questo lo scenario, e i rilievi della Scientifica e i risultati degli esami tossicologi confermassero che Cafasso e Brenda sono stati uccisi, e che questi due omicidi sono collegati, come è possibile smascherare i killer e i mandanti?
la repubblica 26 novembre

Brenda:informatrice polizia Brasiliana?

Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •


Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.

In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.

Brenda:informatrice polizia Brasiliana?

Brenda informatrice della Polizia?
Scritto da Francesco Giappichini • 26 novembre 2009 •


Mentre secondo i consulenti tecnici nominati dalla Procura sarebbero addirittura 60mila i file presenti nel computer di Brenda, tra visibili e cancellati, vengono avanzate nuove ed inquietanti indiscrezioni su ruolo della transessuale testimone nell’inchiesta sul caso Marrazzo. Ad esempio, secondo voci di stampa, la trans originaria di Rio de Janeiro avrebbe ricoperto da tempo il ruolo di informatrice della Polizia federale brasiliana, corpo alle dirette dipendenze del Governo di Brasilia.

In particolare, gli agenti sudamericani si sarebbero rivolti a lei nel corso delle inchieste sul traffico di esseri umani tra il Brasile e l’Europa.

http://musibrasil.net/2009/11/brenda-informatrice-della-polizia/

martedì 24 novembre 2009

Brenda, computer foto e film. Centinaia i file cancellati

Pusher trans Capasso ucciso da "finta" cocaina
24 novembre, 21:44

ROMA - Centinaia i file nascosti, ossia cestinati e poi cancellati, quelli trovati dagli investigatori nel computer portatile che si presume essere quello di Brenda, la transessuale coinvolta nell'inchiesta su un presunto tentativo di ricatto che sarebbe stato compiuto ai danni dell'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Secondo i consulenti del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, dai primi esami sul computer, i file trovati erano stati cancellati dalla memoria visibile del pc.

Un'operazione che tuttavia ha consentito agli esperti di ritrovare nell'hard disk del computer gli stessi file. Massimo riserbo in procura sulla tipologia di questi file, che una volta decrittati potrebbero raccontare molto sulla morte del trans e sui misteri che ancora avvolgono il decesso, avvenuto per asfissia provocata da un incendio. Secondo indiscrezioni si tratterebbe probabilmente di foto e immagini. E non si esclude che nei file cancellati ci sia anche il secondo video di cui si e' parlato nelle carte processuali, quello con lo stesso Piero Marrazzo e l'altro trans Michelle.

Un video di cui la stessa Brenda ha parlato con i magistrati ma poi spiegando di essersene disfatta ''perché aveva paura''. Il pc in un primo sopralluogo non era stato trovato nel monolocale di via Due Ponti. Era invece stato trovato dagli investigatori il giorno della morte di Brenda dentro un lavandino sistemato sotto il getto di acqua corrente di un rubinetto aperto. Un particolare della scena del crimine che ha destato piu' di una perplessita' tra gli inquirenti: quasi un messaggio, un monito che qualcuno voleva dare a chi custodisce i segreti di clienti importanti dei trans.

Novità intanto dalla perizia tossicologica disposta in relazione alla morte di Gianguerino Cafasso, il pusher trovato morto il 12 settembre scorso a Roma all'hotel Romulus sulla Salaria. Ad ucciderlo fu una dose letale di eroina, "mascherata" farmacologicamente con una sostanza in modo che la facesse assomigliare al gusto alla cocaina.

Più che droga tagliata male fu insomma l'eroina, fatale all'assunzione per un abituale consumatore di cocaina - secondo gli esperti e i farmacologi - ad uccidere "in pochi minuti", Cafasso, rivela chi indaga sulla morte del pusher legato a Brenda e fornitore di stupefacenti per altri trans nonché colui che tentò di commercializzare il video a luci rosse con Piero Marrazzo e Natalie.

Il fascicolo sul decesso di "Rino" Cafasso, per ora rubricato secondo l'articolo 586 del codice penale, ossia morte o lesioni come conseguenza di altro delitto (nella fattispecie cessione di droga) potrebbe ben presto essere rubricato come omicidio volontario. Il procuratore aggiunto di Roma, Giancarlo Capaldo, aspetta i risultati ufficiali e finali della consulenza tossicologica. Una prima risposta è giunta e rileva l'assunzione - fatale a Cafasso - di eroina. Il sospetto degli investigatori è che chi ha fornito l'eroina sapesse degli effetti letali che avrebbe provocato. Sospetto appare l'atteggiamento di Jennifer, il trans fidanzata di Cafasso che era con lui in albergo al momento del droga party. Jennifer, al secolo Adriano Da Motta, ha spiegato agli inquirenti che non aveva assunto droga, che non le andava perché aveva uno "strano sapore". Intanto la procura attende i primi risultati sul pc trovato nell'appartamento di Brenda, il trans trovato morto in via Due Ponti 180 e le analisi chimiche sul trolley andato a fuoco.
24 novembre 2009

domenica 22 novembre 2009

Brenda, cresce la paura nel condominio:"Chi sarà la prossima?"

(fotogallery La Stampa)
PER CASA UN TUGURIO DI 10 METRI .Impaurite le amiche: «Nel nostro mestiere il massimo riserbo è la prima regola»

GUGLIELMO BUCCHIERI
ROMA
Quattordici scalini, un corridoio stretto e color polvere e, poi, otto porte di ferro rosso ed una bianca. Il numero è l’1, la lettera la F: è in uno spazio di pochissimi metri quadrati, forse dieci che il transessuale Brenda è morta asfissiata. La casa, o meglio il tugurio, appare come un luogo dell’orrore. Spazzatura, un materasso bruciato, le molle in evidenza e sotto al letto due bottiglie, apparentemente di alcolici. Il soppalco non si vede perché è buio, ma, una volta sul retro del palazzo, è il senso di precarietà che ti assale: il mini-appartamento da dove Brenda sarebbe stata presto sfrattata ha un’uscita secondaria, chiusa da un cancello e nascosta in un altro sottoscala. «Queste sono tombe, sì vere e proprie tombe.

Guardate le bombole del gas, ovunque e non in sicurezza. A queste poveracce chiedono 500 euro, ma so che pagano anche di più: è due anni che non facciamo un’assemblea di condominio... E pensare che chi ha costruito queste schifezze è un noto imprenditore», racconta la donna che alle 4 e qualche minuto di venerdì ha dato l’allarme perché il fumo usciva da una fessura laggiù al piano che non c’è.

Brenda è morta. Le amiche, o presunte tali, parlano. Lo fanno con frenesia, a scatti, assalite dalla paura. C’è Thyanna, l’amica più vicina alla sfortunata brasiliana, che sale e scende dalle scale della palazzina G. «No, non nominiamo più il nome Marrazzo. Non capite che porta sfortuna a chi lo pronuncia? A Brenda volevo bene, stavamo spesso insieme ed ora non so cosa pensare. Forse ammazzeranno pure me? E, poi, la mia migliore amica? Fatemi credere che è stato tutto un incidente...», così Thyanna. Le lacrime gli bagnano il volto, capelli corti, tuta da benzinaio addosso: da qualche ora, per lei, il decreto di espulsione dall’Italia.

«Non me ne vado, voglio restare vicina a Brenda... Sì, è vero, prendeva delle medicine per dormire, ma non si è suicidata», e la porta si chiude. All’interno, voci, un uomo e, sullo sfondo, la tv accesa su un canale hard. In via Due Ponti, civico 180, vivono decine di famiglie, bambini appena nati e ragazzi che, adesso, appaiono e scompaiono in balconi pieni di vestiti appesi e parabole. Tutto attorno, vicoli, varchi, garage semidistrutti, odore di cucina. «Era sempre ubriaca, alle 3 del mattino la musica ci assordava, urla e rumore non ci facevano dormire.

E, poi, tutte quelle grandi macchine qua sotto: io, l’altra notte, ero a Bologna...», racconta Valentin, camionista moldavo che ci apre casa. La moglie è in Ucraina, per terra c’è polvere ovunque perché, spiega, «i vigili del fuoco hanno buttato giù il mio portoncino credendo che il fuoco avesse invaso anche la mia stanza». Sul piano rialzato, abitano tre nuclei familiari e, poi, Camilla, alta, capelli neri e lunghi, maglietta rossa e scarpe con i tacchi. «Chi fa bene il nostro mestiere sa che il massimo riserbo sui clienti è la prima regola: le ragazze che cercano visibilità sono barbone. Io viaggio fra Roma e Milano, non ho sentito niente, non ho visto niente», racconta la vicina della povera Brenda.

Al numero 180 si arriva passando sotto ad un ponte a gomito, una svolta che fa da confine fra la strada dei circoli privati, dei vip, dei residence e il nulla, o quasi. «La polizia le deve proteggere, le transessuali sono solo l’anello debole di una storia che coinvolge politici e forze dell’ordine corrotti. Questa è una storia - così Imma Battaglia, la presidente di Gayproject - indegna dell’Italia, serve verità e se c’è una lista di persone importanti che venga fuori perché qua ci sono esseri umani che hanno paura». Paura come quella che prova Thyanna o Barbara che denuncia «un inseguimento, forse di un carabiniere su un motorino...».

Stupore, quello che arriva fin dentro al Brasile dove, assicurano le amiche di Brenda, «da quando è scoppiato tutto questo caos le televisioni parlano di noi». Dalla tv lo ha saputo la mamma di Brenda, Azenete. Nelle prossime ore, accompagnata dal fratello sbarcherà a Roma perché, spiegano i legali della famiglia Wendel Mendes, «chiede verità e giustizia». Gli avvocati scelti per ottenere giustizia sono gli stessi che assistono Rudi Guede nel processo di Perugia per la morte di Meredith, Nicodemo Gentile e Walter Biscotti. Brenda non c’è più, morta asfissiata dal fumo. «Vedrai che il computer sparirà... Non aveva video, ma solo alcune foto che ha distrutto», così l’amica Thyanna dove per fotografie sembra intendersi quelle dell’ex Governatore Marrazzo.

«Era da un po’ di tempo che la vedevo dal balcone usare il computer. Rimanevo colpita perché queste qua non sanno fare niente», sussurra la signora dei piani alti. E, dal balcone, c’è chi agita un bastone contro flash e taccuini mentre per le vie di Roma sfila il corteo «Riprendiamoci la notte» con trans e lesbiche in prima fila.
la stampa 22 novembre 2009

sabato 21 novembre 2009

Scandalo Trans:Brenda, il pc e i segreti sugli altri ricatti

Brenda, il pc e i segreti sugli altri ricatti

Roma - Il nome di Brenda non è legato solo allo scandalo Marrazzo. Ma il trans brasiliano avrebbe potuto fare luce, forse, su altri vip filmati o fotografati duranti incontri a luci rosse e poi ricattati. Le indagini della procura puntano ad accertare se il trans fosse coinvolto in un’attività di dossier in conto terzi. Per questo saranno setacciate agende e rubriche del trans alla ricerca di contatti e amicizie. L’ipotesi è che Brenda potesse essere l’anello operativo tra ricattati e ricattatori. E non solo per soldi.

Le chiamate Il trans Brenda chiamava Marrazzo alle utenze fisse della sua segreteria alla Regione Lazio e si qualificava col suo nome di battaglia. Chiamate non isolate e che ora sono nel fascicolo di indagine. Telefonate annotate insieme a quella di uno dei quattro carabinieri arrestati per la presunta estorsione, Carlo Tagliente. Tutte tessere di un puzzle che autorizzano gli investigatori a ritenere che il ruolo di Brenda andasse ben al di là di quello di vendere i propri favori sessuali. Del resto la stessa Brenda aveva ammesso agli investigatori durante un interrogatorio di avere un secondo video che la ritraeva con Marrazzo e un altro trans, Michelle. "Certo, avevo quel video, lo custodivo nel mio pc ma l’ho distrutto perché avevo paura" si legge nel verbale di interrogatorio di Brenda reso i primi di novembre ai Ros. Parla di foto e video fatti durante incontri in un appartamento nella disponibilità di Marrazzo che tuttavia non è la residenza ufficiale dell’ex governatore, ma una casa in via Cortina d’Ampezzo, forse la stessa casa dove si reca Natalie, l’altro trans, dopo il blitz dei due carabinieri infedeli (Luciano Simeone e Carlo Tagliente) nell’appartamento di via Gradoli 96.

Non detto Brenda però dopo avere ammesso di avere distrutto il secondo video non aggiunse altro. Atteggiamento che insospettì gli inquirenti convinti che il trans nascondesse ancora tanto sul suo ruolo nell’affaire Marrazzo. I magistrati sospettavano e sospettano di un ricatto cominciato già all’inizio di quest’anno, ma anche di altre possibili estorsioni nei confronti di altri potenti. Interrogato dai carabinieri del Ros, Brenda parla dunque di incontri "nella casa" del governatore di via Cortina d’Ampezzo. Secondo il trans Marrazzo qui viene fotografato durante gli incontri a cui avrebbe partecipato anche Michelle, un altro transessuale che Marrazzo conosceva. "Insieme e me e a Marrazzo - spiega Brenda ai carabinieri del Ros - c’era anche Michelle, che aveva una copia del video ma adesso Michelle è a Parigi". Gli investigatori, dopo l’interrogatorio di Brenda, erano e sono convinti che altri personaggi, magari clienti di Brenda, potrebbero essere stati immortalati in video.

Altra morte sospetta E in questo quadro convergono le indagini su un altra morte sospetta su cui la procura sta cercando di far luce, quella del pusher fornitore di cocaina a trans e clienti vip, Gianguarino Cafasso, morto per overdose il 12 settembre scorso in un albergo a ore di via Salaria a Roma. Cafasso, molto amico di Brenda, sarebbe stato il detentore del video completo di Marrazzo, quello di 13 minuti, e a detta dei carabinieri infedeli, colui che avrebbe girato loro il promo del film nell’appartamento di via Gradoli. Una tesi a cui la procura non crede. La morte di Cafasso, dopo quella di Brenda, appare ancora più inquietante. Teste del decesso la fidanzata Jennifer, altro trans, che dichiara di "avere gettato il telefonino di Cafasso dopo che era morto perche squillava continuamente". Cosa conteneva quel cellulare? Altri video compromettenti? E cosa conteneva il pc di Brenda e il suo telefonino, rubato circa dieci giorni fa dopo che il trans fu picchiata e aggredita? Interrogativi che sono all’esame degli investiagtori e del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo che per la morte di Rino Cafasso ha disposto esami tossicologici più approfonditi per vederci chiaro su quella overdose.
IL GIORNALE 20 SETTEMBRE 2009

venerdì 20 novembre 2009

Morte Brenda,un'amica "L'hanno ammazzata. Voleva partire, aveva le valigie pronte"

arbonizzato in casa il trans al centro delle indagini
Un'amica di Brenda: "L'hanno ammazzata
Voleva partire, aveva le valigie pronte"

Barbara una transessuale amica di Brenda, trovata morta nella sua abitazione: "Ieri sera era molto preoccupata. Ma non escludo che si sia suicidata".

Poliziotti piantonano la palazzina dopo il ritrovamento di Brenda "Per me l'hanno ammazzata. Non so chi, ma devono trovare chi ha combinato tutto questo. Stava male psicologicamente e voleva tornare in Brasile". A parlare, visibilmente scossa, è Barbara una transessuale amica di Brenda, uno dei trans al centro delle indagini per il ricatto all'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo e il cui cadavere carbonizzato è stato trovato stamani nella sua abitazione in via Due Ponti a Roma.


Voleva partire - "Ieri ci siamo viste in un parcheggio vicino casa mia e abbiamo bevuto un bicchiere di Ballantaine's e poi l'abbiamo lasciato a casa a vedere la tv - ha detto Barbara -. Noi siamo tutte a rischio, né polizia né carabinieri hanno fatto nulla. Abbiamo paura dei romeni". Barbara, visibilmente confusa, non ha però neanche escluso che Brenda "si possa essere suicidata con i barbiturici". "Viveva qui da sei anni - continua il transessuale - e ieri sera era molto preoccupata. Brenda voleva partire, - conclude - aveva già preparato le valigie".


Brenda, Natalie e Gianguarino Cafasso - Brenda sarebbe stato l'unico trans ad avere contattato direttamente Piero Marrazzo tramite i numeri fissi della sua segreteria. DIverse le telefonate raccolte dai centralini della presidenza della Regione Lazio. Il trans cercava il presidente e si qualificava proprio come "Brenda". Circostanza questa che però il trans negò, almeno ai giornalisti, subito dopo lo scandalo sottolineando di "non conoscere Marrazzo". Natalie invece, ovvero il trans ritratto con l'ex presidente della Regione Lazio nel video oggetto di ricatto da parte di quattro carabinieri infedeli, contattava - per sua stessa ammissione - Marrazzo direttamente sul cellulare. Brenda inoltre era molto amica di Gianguarino Cafasso, Il pusher morto a settembre per overdose e che tentò per primo di piazzare il video del ricatto.
il tempo 20 novembre 2009

BRENDA, TRANS TROVATA CARBONIZZATA NEL SUO APPARTAMENTO (TUTTI GLI ARTICOLI)

la fine della trans coinvolta nel caso Marrazzo

Caso Marrazzo, Brenda trovata carbonizzata nel suo appartamento

Indaga la polizia scientifica. Accanto al corpo una bottiglia di whisky e due valigie pronte

La vicenda di sesso e droga che ha portato alle dimissioni del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo si tinge di un colore sempre più nero. Stamane, nel suo appartamento di via Due Ponti a Roma, è stato rinvenuto il corpo carbonizzato di Brenda, la trans coinvolta nel presunto ricatto a Marrazzo. Al momento la polizia scientifica ha raccolto pochi elementi che possano far luce sull'accaduto.

Come in una trama di un romanzo “noir” o meglio “hard boiled” cioè dalle tinte forti ed esplicite, Brenda, la trans coinvolta nella vicenda di sesso, droga e ricatti che ha portato alle dimissioni del presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo, è stata trovata morta carbonizzata nel suo appartamento di via dei Due Ponti a Roma.


Secondo le prime indagini condotte dalla polizia scientifica accanto al corpo di Brenda è stata trovata una bottiglia di whisky e due valigie pronte. Altre trans hanno riferito che la loro amica aveva il morale a terra confessando di non farcela più ad andare avanti.


Al momento non esistono testimonianze che possano fare luce sulla morte di Brenda a parte quello che riferiscono i vicino circa il trambusto proveniente dall'appartamento nella notte e l'incendio sviluppatosi dopo.


E' comunque certo che da quando la trans era stata ascoltata in qualità di testimone dalla Procura di Roma il 2 novembre, nell'ambito del presunto ricatto ai danni di Marrazzo, la sua vita era stata sempre più movimentata, lo testimonian alcuni episodi come la rissa del 9 novembre nella quale era rimasta coinvolta sulla via Cassia e il seguente fermo da parte dei Carabinieri.

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mercoledì 11 novembre 2009

Rapinato a Brenda cellulare con le foto di Piero Marrazzo

Roma: dopo l'aggressione, opera di una decina di romeni, il transessuale è stato ricoverato in ospedale dove ha tentato di suicidarsi. Sempre nella capitale, ancora due romeni sono penetrati in casa di Thaynna, un altro trans che ha dichiarato di avere trascorso una notte con Marrazzo





Roma, 10 novembre 2009 - C'erano anche le foto scattate con l'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, nella memoria del cellulare rapinato a Brenda, il transessuale fra i protagonisti della vicenda che ha portato alle dimissioni dell'esponente del Partito Democratico. Brenda è stata aggredita domenica sera a Roma: era in strada a Roma Nord, in via Biroli, quando una decina di ragazzi dell´Est, sembra romeni, l´hanno assalita.

Brenda era ubriaca: l´hanno derubata del cellulare e del denaro che aveva nella borsetta. Quando sono sopraggiunti i carabinieri, il transessuale staa dando testate contro un'automobile. Portata in ospedale, dove ha continuato a dare in escandescenze, Brenda ha cercato di togliersi la vita, insultando medici e carabinieri.

E' stata dimessa con cinque giorni di prognosi. Sempre domenica sera, due romeni hanno forzato la porta dell´appartamento di Thaynna, un altro trans che ha dichiarato nei giorni scorsi di aver trascorso una notte con Marrazzo. In casa con lei altri quattro viados brasiliani, picchiati dai due uomini armati di bastone e coltello.

"Urlavano che volevano i soldi di Marrazzo - racconta Thaynna - cercavano le borse, ci dicevano di dare loro i soldi e il telefonino".

lunedì 9 novembre 2009

Trans Brenda finisce in ospedale

UBRIACO' E' STATO PORTATO AL PRONTO SOCCORSO DOVE HA AVUTO 5 GIORNI DI PROGNOSI
Roma: finisce in ospedale Brenda,
uno dei trans del caso Marrazzo
Coinvolto in una rissa ha poi dato in escandescenze all'arrivo dei carabinieri

ROMA - Brenda, uno dei transessuali coinvolti nella vicenda dell'ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo, è finito in ospedale stanotte, dopo essere stato coinvolto in una rissa e aver dato in escandescenze all'arrivo dei carabinieri. Ferito al volto e in evidente stato di alterazione, probabilmente perché ubriaco, il transessuale è stata trovato dai carabinieri in via Biroli, nei pressi della via Cassia.

IN OSPEDALE - Ad avvertire i carabinieri sono stati alcuni passanti che hanno chiamato il 112 segnalando che in strada stava avvenendo una rissa o una aggressione che coinvolgeva un transessuale. Secondo quanto si è appreso, la pattuglia dei carabinieri, una volta arrivata sul posto, ha avvertito il 118 perché Brenda ha cercato di farsi del male provando a dare delle testate contro una macchina. Bloccato, è stato portato all'ospedale villa San Pietro, dove ha dato nuovamente in escandescenze. Sedato, è stato quindi dimesso con cinque giorni di prognosi.




corriere della sera 09 novembre 2009

giovedì 5 novembre 2009

Marrazzo,spunta il secondo video "casalingo"


Dubbi su conti correnti della Regione

Il caso Marrazzo si infittisce ancora di più: secondo Il Giornale sarebbe spuntato un secondo video girato in una delle case a disposizione dell'ex governatore in cui veniva ripreso con due trans. Il filmato non avrebbe avuto uno scopo estorsivo ma girato a "uso personale". La procura, invece, inizia a indagare sui conti della Regione per capire se alcune spese di rappresentanza non abbiano in realtà celato fondi utilizzati da Marrazzo a scopo privato.


A parlare di questo video è stata il trans Brenda interrogata dai pm: lei insieme a Michelle era insieme a Marrazzo nella casa di via Cortina d'Ampezzo a Roma. Un appartamento a disposizione dello stesso Marrazzo e nel quale l'ex governatore ha ricevuto Natalie subito dopo l'irruzione dei carabinieri del 3 luglio. Ma questo secondo video non avrebbe fatto aprire alcuna indagine visto che si tratta di un filmato che riprende un gioco trasgressivo dell'ex presidente.

"Ero stordito dalla cocaina"
La stessa Brenda racconta che inizialmente è stata lei, verso giugno, a iniziare le riprese. Prima "in una stanza rosa con pupazzi di peluches", poi in bagno dove si trovavano Marrazzo e Michelle. La telecamera poi passa a quest'ultima che invece riprende sempre Marrazzo ma stavolta con Brenda. Queste dichiarazioni non sono però state confermate e nemmeno smentite da Marrazzo durante il suo interrogatorio. "Il mio stato confusionale dovuto all'acquisizione occasionale di cocaina non mi permette di ricordare", ha detto l'ex governatore ai pm.

Legale dei Cc arrestati: "Marrazzo mente"
"Si aggiungono bugie a bugie. Il nuovo verbale di interrogatorio reso dall'ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo è un vano tentativo di irrobustire l'accusa con elementi poco convincenti". Lo ha detto l'avvocato Bruno Von Arx difensore di Luciano Simeone, uno dei quattro carabinieri coinvolti nel presunto ricatto a Piero Marrazzo. Von Arx si riferisce al secondo interrogatorio di Marrazzo. "Dalla lettura - spiega Von Arx - emerge un quadro di accuse che nel primo interrogatorio non c'era. Accuse di violenza, come le minacce inferte nei confronti di Marrazzo e l'allusione alle pistole. Circostanze che se vere sarebbero state riferite immediatamente e ne avremmo trovato traccia nel primo verbale di interrogatorio". Secondo Von Arx anche la circostanza emersa sul consumo di cocaina, 'soltanto in occasione degli incontri con i trans' appare davvero "poco credibile e al di fuori di ogni logica".

fonte tgcom 6 novembre 2009 ore 18.00

Ultimo aggiornamento ore 18:01

lunedì 2 novembre 2009

MARRAZZO: SOLDI ANCHE PER LA COCA.SENTITA ANCHE BRENDA



MARRAZZO: SENTITO TRANS BRENDA,DOMANDE PM SU ALTRO VIDEO
Ai giornalisti che l'avevano intervistata nei giorni scorsi aveva detto che su Piero Marrazzo esisteva un secondo filmato, piu' lungo di quello che a mo' di promo era stato proposto ad alcune testate giornalistiche. A domande su questo video, che gli inquirenti stanno ancora cercando, e su altro ancora ha dovuto rispondere nel pomeriggio il trans Brenda, sentito dai magistrati della procura di Roma come persona informata sui fatti nell'ambito dell'inchiesta sul ricatto a Piero Marrazzo. Brenda si e' presentato a piazzale Clodio accompagnato da alcuni carabinieri del Ros.


Piero Marrazzo sentito dai giudici: "Quei soldi servivano per la droga"

ROMA
Tre ore di interrogatorio durante il quale Piero Marrazzo ha ammesso diverse circostanze della sua vicenda parlando anche di aver fatto uso in alcuni momenti di cocaina e talvolta le somme pagate ai trans per la prestazione comprendevano anche quelle per la droga. Accompagnato dal suo avvocato Luca Petrucci e dalla moglie Roberta Serdoz, Marrazzo è stato ascoltato come persona informata sui fatti negli uffici della Procura in piazza Adriana dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e dal sostituto Rodolfo Sabelli ai quali è affidata l’inchiesta. «Qualche volta poteva capitare che quei soldi servissero anche per la droga» ha detto Marrazzo ai giudici. Marrazzo, secondo quanto si è appreso, è entrato nel merito dei cinquemila euro che aveva pattuito con il trans Natalie in occasione dell’incontro sfociato nell’irruzione dei carabinieri nell’appartamento di via Gradoli.

Concluso l’interrogatorio dell'ex governatore i giudici si sono trasferiti nuovamente a Palazzo di Giustizia dove si è svolto l’interrogatorio di un altro trans, Brenda il cui nome è comparso nelle cronache di questa vicenda. Durante l’interrogatorio come si è detto Piero Marrazzo, secondo quanto si è appreso, ha chiarito alcune circostanze dando precisazioni, in particolare, sui pagamenti, sugli incontri e sul numero delle frequentazioni che ha avuto con i trans. Parlando con i giudici ha sempre negato di aver subito ricatti. Quella successa in via Gradoli la considera una rapina.

Nel corso del colloquio con gli inquirenti tenutosi negli uffici giudiziari di piazza Adriana, l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo ha ribadito di «non essere mai stato ricattato». Inoltre Marrazzo ha precisato che il giorno dell’irruzione dei carabinieri nell’appartamento di via Gradoli non si sarebbe accorto che qualcuno stava girando un video aggiungendo inoltre di non avere visto in quell’occasione Gianguarino Cafasso, il pusher morto nel settembre scorso. Cafasso tentò di piazzare il video anche contattando Max Scarfone il fotografo del caso Sircana. Secondo quanto si è appreso la posizione di Marrazzo non è cambiata e nel procedimento appare sempre come parte lesa. Uscendo dagli uffici di piazza Adriana, Marrazzo si è coperto con un cappotto per non farsi vedere da giornalisti e fotografi.
LA STAMPA 2 NOVEMBRE 2009

NATALIE E BRENDA:I VERBALI DEGLI INTERROGATORI

Caso Marrazzo, i verbali degli interrogatori delle due trans
Ci sarebbero anche foto scattate in una casa del Governatore
Le verità di Natalie e Brenda: ricatto dai primi mesi del 2009


di CARLO BONINI

ROMA - I verbali sui fatti di via Gradoli 96 (parte depositati al Riesame, parte nel fascicolo istruttorio del pm) raccontano una scena sempre più complessa e affollata. In cui Brenda, trans che avrebbe conteso Piero Marrazzo a Natalì (alias Natalie), testimonia ora di "foto" scattate durante incontri in una residenza del Governatore e dunque di un ricatto cominciato già all'inizio di quest'anno. In cui cresce il ruolo del "pappone" Gianguarino Cafasso, che ora anche Natalì colloca in via Gradoli il 3 luglio. "Con la droga" e "poco prima dell'arrivo dei carabinieri". In cui torna poco o niente del denaro che a Marrazzo sarebbe stato sottratto dai carabinieri Carlo Tagliente e Luciano Simeone.

Brenda, Michelle, le foto a "casa" del Governatore. Il ricatto a Piero Marrazzo sarebbe cominciato prima del 3 luglio. Interrogato dai carabinieri del Ros, il transessuale "Brenda" racconta infatti a verbale di incontri "nella casa"" del Governatore nei "primi mesi del 2009". Un appartamento che "Brenda" indica nella zona di via Cortina d'Ampezzo e dunque - come gli inquirenti hanno verificato - non la casa della famiglia Marrazzo (una villa a Colle Romano, sulla via Salaria). Qui, a dire di Brenda, il Governatore viene "fotografato" durante incontri cui partecipa anche "Michelle", l'altro transessuale che Marrazzo aveva preso a frequentare durante un soggiorno in Brasile di Natalì. E qui, con le foto, viene anche girato un secondo video (precedente quello del 3 luglio) di cui già esiste traccia nelle testimonianze confidenziali raccolte dal Ros. Michelle, sostiene Brenda, "è da tempo a Parigi". Avrebbe portato con sé quelle foto e, forse, anche il filmato (che pure i carabinieri stanno cercando).
Della "casa" nella zona della Cortina d'Ampezzo - "un palazzo sorvegliato da un uomo della vigilanza" - parla del resto anche Natalì, che quel luogo conosceva bene per "esserci stata altre volte nel tempo". Nel secondo dei suoi verbali, il transessuale brasiliano riferisce infatti di aver raggiunto lì il Governatore quello stesso 3 luglio, dopo l'irruzione e dopo che Marrazzo aveva lasciato sconvolto via Gradoli. "Per consolarlo", dice Natalì a verbale. Ma forse anche per discutere di altro. Di quanto era successo prima che alla porta bussassero i carabinieri.continua a leggere

domenica 25 ottobre 2009

Marrazzo, Brenda e Natalia: in via Gradoli via vai di vip e uomini politici

da Il Messaggero 25 ottobre 2009
Natalia vive in un appartamentino, ricavato dalle ex cantine, in una delle due palazzine del comprensorio. La conoscono bene gli altri residenti: «E’ una brava persona, diversa dalle altre. Sempre vestita bene», racconta Riccardo. «Esce poco, di solito la incontro al supermercato quando va a fare la spesa. Certo il viavai di gente c’è, da chi vanno però nessuno lo sa, visto che di trans ne abitano diversi». Qualcun’altro si lascia scappare «è cambiata negli ultimi due anni, forse si è innamorata veramente e pensava di cambiare vita».

Un viavai di vip in via Gradoli. «Qui Marrazzo non lo abbiamo visto - affermano due transessuali che abitano nello stesso complesso - ma di vip e uomini politici se ne vedono molti. Questo comprensorio è abitato principalmente da brasiliani, i più richiesti».
«Con questa storia non c’entro nulla io Marrazzo non l’ho mai conosciuto, si è visto da queste parti, ma io non so niente». Brenda, il trans brasiliano accusato da Natalia di avere, «rovinato» Piero Marrazzo si tira fuori da questa brutta storia. Ieri sera ha chiamato un amico parrucchiere per farsi fare la messa in piega in casa, prima di affrontare i giornalisti e dire che lei il governatore non lo ha mai conosciuto e che Natalia ce l’ha con lei perché è invidiosa. Brenda vive in via dei Due Ponti, in questa strada dove abitano soprattutto trans brasiliani. Una fila di palazzine bianche e scalcinate attaccate l’una all’altra, e dove è impossibile mantenere un segreto. Lei nega di avere mai visto Marrazzo, ma Luciano, occhiali all’ultima moda e cagnolino al guinzaglio giura che Brenda era, «molto amica del presidente della Regione, anche se credo che lui a casa sua non c’è mai andato. So che si vedevano in una casa di via Gradoli. Forse dove lo hanno ricattato quei quattro carabinieri, sono tipacci che mettevano paura a tutti».

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Troppi racconti di trans. E troppi video in circolazione: una copia sequestrata a "Chi"




Il sospetto degli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo, è che possa esistere un vero e proprio mercato del ricatto. Quanti vip potrebbero essere caduti nella trappola? Quanti personaggi in vista potrebbero essere stati filmati e minacciati? Intorno ai quattro carabinieri sotto accusa gira un mondo che il fotografo Max Scarfone, chiamato per tentare una mediazione nella vendita del filmato con Marrazzo, dice: «C’è da avere paura perché i militari avevano fatto spesso riferimento ai loro innumerevoli contatti negli ambienti criminali della città». È stato proprio il paparazzo degli scatti a Silvio Sircana, l’ex portavoce di Romano Prodi, a tentare di aiutare gli indagati a “piazzare” il video mettendoli in contatto con l’agenzia di Milano, Photo Masi, con cui Scarfone lavora da tempo. Lui, ora, dichiara di aver fatto solo il suo lavoro. «Sono stato sentito come persona informata sui fatti - spiega - Sapete tutti come mi muovo e mi comporto, l’avete visto con il caso Sircana. Del resto, se uno ti conosce e ti chiede di visionare un video, mica gli chiedi chi c’è dietro questa roba? Il mio mestiere è trovare le notizie e fare le fotografie». Il verbale del suo interrogatorio è stato secretato. Avrà fornito particolari utili alle indagini? continua

Intercettazioni, «video ci frutterà tanti soldi»

L'ex governatore in lacrime: «Ho avuto paura». Sospensione
dalla carica per grave impedimento adducendo motivi di salute
Possibili accertamenti su soldi, droga e telefonate


Possibili accertamenti su soldi, droga e telefonate.Indagini potrebbero essere avviate sulla droga, le telefonate arrivate alla Regione Lazio ed eventuali tranche di denaro in contante date ai militari arrestati per capire se Marrazzo abbia mai versato dei soldi in contanti ai quattro militari, oltre ai tre assegni che quella mattina. Le indagini potrebbero estendersi anche ai soldi percepiti dai transessuali. Altri accertamenti riguarderanno invece la verifica delle telefonate arrivate ad un numero fisso della Regione Lazio. Bisognerà capire in sostanza se, oltre ad alcuni transessuali, anche i carabinieri finiti in manette abbiano mai cercato di contattare il governatore del Lazio direttamente all'utenza del suo ufficio. Una volta accertato se nell'appartamento c'era cocaina (nel video si vede una polvere bianca, ndr) dovrebbero partire verifiche anche su chi e come avrebbe introdotto nella casa la droga. Per quanto riguarda l'auto blu, visibile in un frammento del video, si dovrà stabilire se l'uso sia stato improprio o meno.

Il video di circa due minuti che ritrae Marrazzo con un transessuale potrebbe essere un estratto di un «girato» più lungo che durerebbe circa venti minuti. Agli atti dell'inchiesta comunque comparirebbe solo un filmato di due minuti, presumibilmente l'estratto dall'intero girato, nel quale comparirebbe solo un filmato di due minuti, presumibilmente l'estratto dall'intero girato, nel quale si vede Marrazzo in compagnia di un transessuale, ovvero quello che nelle carte dei magistrati viene indicato col nome di Natalie. Non è stato acquisito nè dalla procura nè dagli investigatori, al momento, il resto del filmato che sarebbe stato girato sia all'interno che all'esterno dell'appartamento di via Gradoli. In questa parte del girato le scene interne ritrarrebbero altri transessuali mentre quelle esterne si soffermerebbero sulla macchina di servizio riprendendo anche la targa. I due minuti di filmato, quelli sequestrati a Milano e secretati dalla magistratura, sarebbero stati usati dai carabinieri arrestati per vendere il video: una sorta di filmato promozionale utilizzato in tutte le fasi dei vari tentativi di trattativa per cedere il video alla stampa e agenzie. In questa parte di video Marrazzo appare con un trans che altri transessuali, e lo stesso presidente della Regione, avrebbero indicato come Natalie ma sulla cui identità sono in corso accertamenti. L'intero filmato, secondo quanto si è appreso, non sarebbe stato girato a più riprese ma tutto insieme. Dal video intero poi i carabinieri arrestati avrebbero estratto un girato più breve. Dunque allo stato dell'inchiesta si parlerebbe di un solo video poi diviso in due tranche.

Legale: rispettare la privacy di Marrazzo che è ora un privato cittadino.
«Non esiste nessun secondo video, tutto ciò che è accaduto Piero Marrazzo, ormai privato cittadino e non uomo pubblico, lo ha raccontato alla magistratura e lo ha detto all'opinione pubblica». Lo dichiara l'avvocato di Piero Marazzo, Luca Petrucci. «La verità è stata consegnata alla magistratura e ogni altra ricostruzione verrà perseguita legalmente», aggiunge Petrucci sottolineando che ora «Marrazzo essendosi autosospeso è solo un privato cittadino che compare esclusivamente come parte offesa in un procedimento per fatti gravissimi». Un procedimento «dove sono indagati pezzi dello Stato deviati, ovvero i quattro carabinieri arrestati, accusati di reati gravi - conclude Petrucci - Come privato cittadino ora Marrazzo merita il rispetto della privacy e le sue vicende personali devono essere sottratte all'opinione pubblica».
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Gli inquirenti sui quattro carabinieri: «Sono tipi di rara spregiudicatezza»

di Paola Vuolo
ROMA (24 ottobre) - «I quattro carabinieri arrestati sono quattro mele marce che abbiamo immediatamente scoperto e isolato dalla istituzione alla quale non sono degni di appartenere - dichiara il generale Vittorio Tomasone comandante provinciale dei carabinieri - nel corso di alcuni accertamenti sono emersi elementi di responsabilità sull’attività illecita dei quattro militari. Per questo motivo, nel riferire immediatamente alla magistratura quanto stava avvenendo, i quattro sono stati sospesi dal servizio dell’Arma dei carabinieri. Non è possibile fornire altri particolari se non quello che l’indagine che ha portato al fermo della Procura di Roma dei quattro militari è nata all’interno dell’Arma. Un’indagine rapida e rigorosa, che ha permesso così di isolare le quattro mele marce».

Appartenevano al Nucleo operativo della compagnia e alla stazione dei carabinieri del Trionfale il maresciallo e i tre appuntati arrestati dai colleghi del Ros e accusati di avere ricattato il presidente della Regione, Piero Marrazzo, con un video che lo filmerebbe in un incontro intimo e clandestino. Nel passaggio contenuto nel decreto che ha disposto il fermo dei quattro carabinieri infedeli Luciano Simeone, 30 anni, di Napoli; Carlo Tagliente, 29, nato ad Ostuni; Antonio Tamburrino, 28, nato a Parete di Caserta e Nicola Testini, di 37, nato ad Andria, si parla di, «un filmato con Piero Marrazzo mentre si intratteneva con un transessuale all’interno di un’abitazione, girato con modalità abusive», nell’abitazione del trans con lo scopo di ricattare il presidente della Regione. continua a leggere

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