venerdì 12 giugno 2009

ELISA ALLORO, «Berlusconi? È come la Nasa»



Elisa Alloro ha scritto «Noi, le ragazze di Silvio», ribellandosi alla definizione di “ciarpame”. Ora rivela l’ebrezza siderale che si prova stando vicini al capo

Per il Magazine in edicola Enrico Mannucci


Alla prima impressione aveva pensato che la posizione fosse giusta, dal punto di vista di una donna: «Era il lancio Ansa della sera del 28 aprile. La mattina dopo, quando ho letto tutta l’intervista di Veronica Lario a Repubblica, ho cambiato idea». L’ha fatta invelenire l’espressione “ciarpame senza pudore” applicata alle candidature femminili del PdL per le europee: e non solo perchè ci poteva essere anche lei, in quelle liste. Elisa Alloro, trentatreenne reggiana, velina, show girl ma anche imprenditrice con una propria società di comunicazione d’impresa rivolta ai nuovi media, pasionaria berlusconiana con una vena di spregiudicatezza, ha allora preso carta e penna sfornando uno degli instant book più instant della storia «Noi, le ragazze di Silvio - Lettera a Veronica di una velina della politica», 100 pagine per Aliberti editore.

«In due giorni. Avevo in programma un viaggio a Gerusalemme, due settimane fa. Sono tornata la domenica notte, ho cominciato a scrivere, di pancia, martedì sera avevo finito. È un inno alle donne. Perchè ridurci a contenitori, a ornamento come fa Veronica? Scindere l’esterno da tutto quello che siamo è tipicamente maschilista. Nel libro parlo molto male della tv commerciale, credo che abbia fatto molti danni alle donne, non solo Mediaset, ovviamente. Ecco, Veronica, mi pare finisca per seguire la stessa logica».

C’era solo un’incertezza.
«La forma epistolare. Era stata la prima scelta. Dopo ci avevo ripensato. Alla fine, anche discutendo con l’editore, sono tornata lì. Ci sono dentro io con tutte le mie sfaccettature per rivolgermi a una grande donna».

Come?
«Regaliamoglielo». Alta, bionda, bella e fumatrice, Elisa, quando lavorava a Mediaset, ha conosciuto Berlusconi per un’intervista, cinque anni fa. Da allora è rimasta nel giro mondano e politico. Scrive che la donna può “concedersi il lusso di non dover necessariamente possedere una coscienza storica, dominio e ossessione della sua controparte maschile”. Si riferisce anche al senso di colpa?
«Io penso piuttosto alla responsabilità, poi, certo, anche i sensi di colpa, che gli uomini hanno molto».

Da questo punto di vista Berlusconi sembra inclinare più al lato femminile.
«Sì, forse sì».

Magari un personaggio politico dovrebbe curare la responsabilità.
«Lui a volte può sbagliare, da questo punto di vista. Ma è anche uno che non nasconde di volersi divertire. E questa è anche una delle ragioni per cui la gente lo ama».



Dalla lista delle candidate alle europee - il “ciarpame” - lei è stata smistata alle amministrative di Reggio.
«Il mio slogan è dialogo, innovazione, sviluppo. Basta col puntare il dito contro gli altri, quel che è fatto è fatto, ora andiamo avanti. Per dire, il ponte di Calatrava è uno splendido segno di identità. Lo dico anche contro il mio partito. C’è chi lo critica perché mancano le corsie di emergenza, io credo sia soprattutto perché l’hanno fatto le cooperative rosse. Reggio è bella anche grazie a chi la governa da tanti anni ».

Eppure certi ricordi reggiani non sono buoni.
«A scuola i compagni mi dicevano: “Stai zitta tu, che sei capitalista”. Io, in realtà, per sopravvivere ero super partes. E poi mio padre fa il neuropsichiatra».

A un certo punto parla dei forzisti “da 40 anni”. Un bel lapsus.
«Mi fa piacere l’abbia colto. È un errore, ma significativo. Voglio riferirmi agli apparati, ai gruppi dirigenti, anche del PdL, che hanno traversato innumerevoli esperienze politiche. Il turn over non sarà breve. Però almeno c’è un tentativo e un’intuito. Di Berlusconi. Coraggioso e da portare ancora a fondo».

Magari verrà inceppato dalla faccenda di Noemi col suo “papi”.
«Uffa, con questa storia. Quel termine l’adoperò la prima volta una velina milanista di sangue brasiliano, Renata. E da allora il vezzeggiativo si è diffuso, è diventato una specie di codice. Io, comunque, non l’adoprerei neanche sotto tortura. E poi i personaggi famosi attirano i nomignoli, le espressioni confidenziali. Ho sentito il candidato sindaco del PdL per Reggio Emilia usare per Berlusconi l’espressione “zio Silvio”».

Si ribella all’aggressione mediatica contro il premier. In una lettera a Veronica non era il caso di spendere una parola anche sul trattamento usato a lei?
«In effetti non ci ho pensato. Ho trovato talmente automatica la botta di Veronica e la risposta di Berlusconi o dei suoi amici... Perchè poi devi anche pensare alle conseguenze delle tue azioni».

Un oggetto metallico le ferma i capelli. Una matita?
«Macchè matita. È una penna d’argento di Tiffany»

Regalo di Berlusconi?
«No, me la dette il mio avvocato anni fa».
Ora va detto che Alloro è assai esuberante. Parla a raffica («L’ho imparato facendo radio. Lì non possono esserci momenti di vuoto che riempi con l’immagine, l’ascoltatore cambia canale») e viene un dubbio: se alle famose (o famigerate) festine di Silvio tutte le invitate sono come lei, dio salvi il premier! «Ma no, da Berlusconi sto parecchio zitta. Per non sbagliare. Mi piace ascoltareanche se, quando si riempie il vaso, parlo e non chiedo il permesso...». C’è una pausa e una risata. «Ma poi parla sempre lui!».

Ha anche scritto che in quel giro capitano “avventurieri”.
«Questa non gli è piaciuta molto».

Gliel’ha detto Silvio?
«No, lo immagino. L’espressione è uscita nell’articolo sul Corriere. Ma poi intendo dire che c’è tanta gente attorno a Berlusconi. Magari sprovveduti, come chi gli dice che la tal barzelletta l’ha già sentita. Ma come si fa!? Le barzellette non sono infinite ma non puoi dirgli che quella è vecchia! In ogni caso non vengano a dirmi che lui si occupa della lista degli invitati»

Ogni tanto, per Silvio, sfiora l’agiografia. “Umano, troppo umano”, “Miniera di saggezza”… Cosa ha imparato da lui?
«Moltissimo. Le dinamiche fra i potenti della terra, per esempio. Cose che normalmente ti paiono lontanissime. Ha presente Sei gradi di separazione? Ecco, se sei ricettivo, ascoltando Berlusconi capisci tante cose dei rapporti umani fra i grandi. Ti pare di cogliere i sismi geopolitica e nella sfera più privata. Come quando visiti la centrale della Nasa: anche se non sei nello spazio avverti una certa ebbrezza. E poi si impara anche dagli errori… Vicino a lui, comunque, ho sempre avuto la sensazione di stare vivendo un privilegio».


corriere della sera 09 giugno 2009(ultima modifica: 11 giugno 2009)

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